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	<title>Bardani, Autore a Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Donna, dicono di te&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2010 09:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un pamphlet non &#232; una ricerca storica e chi intendesse valutarlo con i criteri di un saggio storiografico commetterebbe un&#8217;ingiustizia, oltre che un errore. Semplicemente, userebbe un&#8217;unit&#224; di misura che non gli si adatta, come pesare la frutta con il centimetro.Il pamphlet &#233; uno strumento polemico e satirico, quello che gli si deve chiedere &#8211;&#160; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px">Un pamphlet non &egrave; una ricerca storica e chi intendesse valutarlo con i criteri di un saggio storiografico commetterebbe un&rsquo;ingiustizia, oltre che un errore. Semplicemente, userebbe un&rsquo;unit&agrave; di misura che non gli si adatta, come pesare la frutta con il centimetro.<br />Il pamphlet &eacute; uno strumento polemico e satirico, quello che gli si deve chiedere &#8211;&nbsp; e su cui va valutato &#8211; &eacute;, piuttosto, l&rsquo;acutezza e la vivacit&agrave;, la capacit&agrave; di colpire il segno.<br />Insomma, appartiene al campo dell&rsquo;azione, non della contemplazione: quel che conta &egrave; che sia una lama affilata, agitata con la debita scaltrezza, non che sia vero.<br />&Egrave; questo metro che si deve applicare per giudicare &ldquo;Donna, dicono di te &#8230;&rdquo;, la raccolta curata da Eraldo Giulianelli, coordinatore del Circolo UAAR di Terni, attualmente in distribuzione.<br />L&rsquo;agile testo ha le caratteristiche per poter essere annoverato a pieno titolo nel genere pamphlettistico, di cui mantiene tono e ritmo, pur all&rsquo;interno di una struttura da silloge. I vari brani, estratti dai documenti pi&ugrave; vari di provenienza ecclesiastica, prestano la propria voce all&rsquo;autore per manifestare un viscerale e genuino sdegno contro una tradizione misogina persistente nei secoli, altrettanti colpi che in una gragnola crescente, man mano che ci avviciniamo al nostro tempo, Eraldo sferra contro il suo obiettivo polemico.<br />Trattandosi di pamphlet qualunque critica che intendesse rimarcare la parzialit&agrave; della ricerca, &egrave; da respingere alla radice.<br />Certo, si pu&ograve; ricordare che la misoginia dei Padri della Chiesa non &egrave; altro che l&rsquo;ennesima manifestazione di un atteggiamento diffuso nel mondo e nella letteratura antica (ricordiamo almeno l&rsquo;Euripide di &ldquo;Zeus, perch&eacute; hai dunque messo fra gli uomini un ambiguo malanno, portando le donne alla luce del sole?&rdquo;), che la Chiesa eredit&ograve; insieme a tutto il patrimonio classico.<br />Che il pensiero dei teologi non &egrave; altro, anche in materia, che lo scimmiottamento di una lunga tradizione filosofica pagana e che gi&agrave; Aristotele considerava la donna inferiore per natura all&rsquo;uomo in termini non molto diversi da quelli del suo pi&ugrave; tardo &ldquo;allievo&rdquo; Tommaso d&rsquo;Aquino.<br />Che a fronte delle pronunce sinodali che trattano la donna alla stregua di un animale, &egrave; il diritto canonico medievale che, per la prima volta nella storia, stabilisce che per la validit&agrave; del matrimonio sia necessario il consenso della sposa.<br />Tutto questo &egrave; vero, ma non &egrave; rilevante: la lama del nostro autore colpisce e taglia al punto giusto.<br />Il cristianesimo ha ereditato e si &eacute; mosso all&rsquo;interno di un tradizione misogina preesistente, che ha in parte assecondato e traghettato verso la modernit&agrave;, in parte contribuito a mutare, in un groviglio di posizioni contraddittorie ed ambiguit&agrave;.<br />I pensatori cristiani e le chiese hanno scritto ed agito nella sfera del relativo, dello storicamente determinato, non dell&rsquo;assoluto, insomma nel mondo della storia.<br />&Egrave; proprio in questo che il pamphlet di Eraldo Giulianelli dimostra il proprio valore polemico, di una polemica che, nell&rsquo;affondare la lama, porta in superficie il bubbone e si fa mezzo di verit&agrave;, anche e soprattutto per chi se ne sente in prima battuta colpito.<br />Una silloge come questa arriva diretta, meglio di ogni sofisticata analisi, a mostrare quanto siano storicamente relative e condizionate le pronunce della gerarchia o della dottrina teologica, anche le pi&ugrave; autorevoli e su temi non secondari.<br />Il fedele accorto&nbsp;dovrebbe considerarlo &quot;perenne acquisto&quot; per ascoltare anche oggi i propri pastori con lo stesso avveduto senso critico e di prospettiva storica con cui li valuta per il passato.</span></p>
<p style="text-align: right">
	<span style="font-size: 14px"><strong>Massimiliano Bardani</strong></span></p>
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		<title>UN POPOLO, UN’ASSEMBLEA, DUE VOLONTÀ</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 19:10:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[partito radicale]]></category>
		<category><![CDATA[registri comunali testamenti bio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La democrazia rappresentativa si fonda su due ordini di presunzioni.La prima &#232; che le maggioranze che si formano in seno alle assemblee elettive rappresentino la volont&#224; dell&#8217;assemblea in quanto tale.Pi&#249; che di una presunzione si tratta di una finzione: gli organi collegiali, qual &#232; il consiglio comunale, non hanno volont&#224; propria, quindi se ne costruisce [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif">La democrazia rappresentativa si fonda su due ordini di presunzioni.<br />La prima &egrave; che le maggioranze che si formano in seno alle assemblee elettive rappresentino la volont&agrave; dell&rsquo;assemblea in quanto tale.<br />Pi&ugrave; che di una presunzione si tratta di una finzione: gli organi collegiali, qual &egrave; il consiglio comunale, non hanno volont&agrave; propria, quindi se ne costruisce una artificialmente applicando il principio maggioritario.<br />L&rsquo;altra presunzione, pi&ugrave; impegnativa, &egrave; che la volont&agrave; dell&rsquo;assemblea rappresenti l&rsquo;opinione pubblica, almeno quella prevalente.<br />Il consiglio comunale di Terni &egrave; un&rsquo;assemblea democraticamente eletta.<br />Fino a prova contraria, quindi, dobbiamo presumere che il voto del consiglio comunale di luned&igrave;, che ha respinto la proposta d&rsquo;iniziativa popolare promossa da radicali, Civilt&agrave; laica ed UAAR, volta ad istituire il registro comunale dei testamenti biologici anche a Terni, rappresenti l&rsquo;opinione pubblica prevalente, il &ldquo;comune sentire della citt&agrave;&rdquo;, come piace dire a qualcuno.<br />E&rsquo;, tuttavia, una presunzione <em>iuris tantum</em>, come direbbero i giuristi: ammette prova contraria.<br />L&rsquo;ordinamento &egrave; consapevole dell&rsquo;artificio sottostante alla presunzione ed offre lo strumento per far prevalere comunque la volont&agrave; dei rappresentati su quella dei rappresentanti, quando questi si dimostrano infedeli.<br />Lo strumento giuridico per dare la &ldquo;prova contraria&rdquo; della coincidenza fra volont&agrave; popolare e volont&agrave; del consiglio comunale &egrave;, nel nostro ordinamento,&nbsp; uno e uno solo: il referendum.<br />Il consiglio comunale, con atto politico, ha espresso quella che per ora va ritenuta la volont&agrave; dell&rsquo;opinione pubblica.<br />Siamo sicuri che l&rsquo;assemblea sia stata infedele.<br />All&rsquo;opinione pubblica maggioritaria in citt&agrave; non resta che rispondere con un atto politico, utilizzando l&rsquo;istituto che l&rsquo;articolo 11 dello statuto mette a sua disposizione.<br />Tutto il resto, senza il compimento di quell&rsquo;atto, sarebbe meno che inutile.<br /><strong>Massimiliano Bardani</strong></span></span></p>
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		<title>Cattolicesimo romano e forma politica</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/cattolicesimo-romano-e-forma-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#200; uscito a gennaio per i tipi de il Mulino, nella collana Voci, &#8220;Cattolicesimo romano e forma politica&#8221;, un breve testo pubblicato da Carl Schmitt nel 1923, di cui consigliamo la lettura a chi voglia apprezzare la ricchezza di articolazioni e sfumature del pensiero pubblicistico e politologico dell&#8217;autore tedesco. Schmitt individua la grande forza della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2" face="Tahoma">&Egrave; uscito a gennaio per i tipi de il Mulino, nella collana Voci, &ldquo;Cattolicesimo romano e forma politica&rdquo;, un breve testo pubblicato da Carl Schmitt nel 1923, di cui consigliamo la lettura a chi voglia apprezzare la ricchezza di articolazioni e sfumature del pensiero pubblicistico e politologico dell&rsquo;autore tedesco.<br />
Schmitt individua la grande forza della Chiesa cattolica in un suo peculiare carattere formale, che consente a questo mirabile coacervo di complexiones oppositorum di essere estremamente razionale e, ad un tempo, del tutto calato nella realt&agrave; materiale ed umana. Questo deriva dalla &ldquo;rigorosa applicazione del principio di rappresentazione&rdquo;: il fatto che &ldquo;rappresenta Cristo stesso in forma personale, il Dio che si &egrave; fatto uomo nella realt&agrave; storica&rdquo; le attribuisce un&rsquo;inusitata capacit&agrave; creatrice razionale, la capacit&agrave; di forma in massimo grado.<br />
In tal modo, come ci ricorda nella sua nota di commento Carlo Galli &ldquo;il cattolicesimo costituisce una mediazione pontificale che [&hellip;]collega Trascendenza e Immanenza e da questa verticalit&agrave; istituisce rappresentativamente e personalisticamente una spazialit&agrave; orizzontale, pubblica, non atomizzata e individualistica ma formata, politica&rdquo;.<br />
&Egrave; evidente quanto il cattolicesimo sia in ci&ograve; davvero &ldquo;romano&rdquo;, erede della giurisprudenza di Roma antica, capace di forma giuridica in virt&ugrave; dell&rsquo;azione cultuale pontificale, che sacralizzava i &ldquo;fatti&rdquo; prodotti dal populus, il &ldquo;dato&rdquo; contingente, trasformandoli in fattori ordinanti del divenire storico, come ci ha insegnato Dario Sabbatucci.<br />
I pontefici romani pagani agivano sui dati di un divenire storico contingente cosmicizzandolo, i pontefici romani cristiani operano su fatti immanenti che vanno ricondotti a senso riportandoli a un trascendente da inverare.<br />
&Egrave; da qui &#8211; ben altro che dal tomismo &#8211; che deriva il particolare &ldquo;razionalismo&rdquo; della declinazione cattolico romana del cristianesimo, punto ultimo d&rsquo;arrivo di una tradizione antichissima tutta giuridica, diremmo originariamente giuridica, perch&eacute; non pu&ograve; pensarsi &ndash; nel senso di pensare s&eacute; &#8211; se non all&rsquo;interno di uno spazio gi&agrave; formato e capace di forma.<br />
Questo deve far riflettere, innanzitutto, tutti coloro che, in virt&ugrave; di un banale scientismo positivistico di ritorno, pensano di poter chiudere i conti col cattolicesimo romano relegandolo fra le credenze irrazionali: la Chiesa di Roma &egrave; dotata di una propria razionalit&agrave; forte, in grado di costruire un autonomo spazio pubblico.<br />
Se non si comprende questo, non si pu&ograve; neanche capire la ragione della radicale impossibilit&agrave; per il cattolicesimo romano di ritrarsi dal politico: la forma politica &eacute; consustanziale alla sua razionalit&agrave; costitutiva. <br />
La quintessenza del cattolicesimo romano sta nel particolare modo in cui risponde all&rsquo;esigenza, propria di tutti i cristianesimi, di garantire il permanere del legame originario Trascendenza/Immanenza dato dalla nascita del Fondatore. Detto altrimenti: come sperimentare l&rsquo;assoluto nel contingente allo stesso modo in cui fu possibile per chi ebbe esperienza di Cristo? <br />
Il cattolicesimo romano eredita e riadatta la risposta dei pontefici romani: rappresentare il Fondatore in forme istituzionali. Senza rappresentazione, nessuna religione.<br />
Ma, aggiungiamo noi, senza forme giuridiche e politiche, non si pu&ograve; dare vera rappresentazione.<br />
L&rsquo;ostilit&agrave; del cattolicesimo romano allo Stato moderno pu&ograve; trovare una spiegazione proprio nella corretta percezione che questo non ha bisogno di uno spazio propriamente politico per legittimarsi e funzionare.</font></p>
<p align="right"><font size="2" face="Tahoma"><strong>Massimiliano Bardani</strong></font></p>
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		<title>A Leo Solari</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/a-leo-solari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 18:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 6 luglio scorso si &#232; spento Leo Solari, uno dei padri fondatori del liberalsocialismo, lo stupendo ircocervo italiano. Non intendo scrivere un coccodrillo, che sarebbe tardivo e inutile, ma credo che un suo piccolo ricordo debba apparire su questo blog, se non altro per la battaglia che ha combattuto, da militante e da medico, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/a-leo-solari/">A Leo Solari</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 6 luglio scorso si &egrave; spento Leo Solari, uno dei padri fondatori del liberalsocialismo, lo stupendo ircocervo italiano. <br />
Non intendo scrivere un coccodrillo, che sarebbe tardivo e inutile, ma credo che un suo piccolo ricordo debba apparire su questo blog, se non altro per la battaglia che ha combattuto, da militante e da medico, per la legalizzazione dell&rsquo;eutanasia.<br />
Proprio per questo, vi invito a rileggere al seguente link una sua intervista sull&rsquo;eutanasia e il testamento biologico, che rilasci&ograve; nel 2002:<br />
<a href="http://www.radicalparty.org/it/content/intervista-leo-solari">http://www.radicalparty.org/it/content/intervista-leo-solari</a><br />
Ciao Leo!</p>
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		<title>Registro comunale dei testamenti biologici: un istituto inutile?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/registro-comunale-dei-testamenti-biologici-un-istituto-inutile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 09:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto di cura]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano bardani]]></category>
		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di recente, Tempusvitae, rubrica clericale ospitata dal sito Terninrete, ha rilanciato uno specchietto tratto da Avvenire, che attacca l&#8217;istituzione di registri comunali dei testamenti biologici sostanzialmente con questo argomento: il comune non &#232; competente in materia, che &#233; riservata al legislatore nazionale, per cui i registri comunali sono inutili giuridicamente e rappresentano solo un manifesto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="Tahoma" size="2">Di recente, Tempusvitae, rubrica clericale ospitata dal sito Terninrete, ha rilanciato uno specchietto tratto da Avvenire, che attacca l&rsquo;istituzione di registri comunali dei testamenti biologici sostanzialmente con questo argomento: il comune non &egrave; competente in materia, che &eacute; riservata al legislatore nazionale, per cui i registri comunali sono inutili giuridicamente e rappresentano solo un manifesto ideologico.</p>
<p>La tesi &eacute; eticamente discutibile e giuridicamente opinabile.</p>
<p>Affrontiamo innanzitutto il secondo aspetto, l&rsquo;altro emerger&agrave; da s&eacute;.</p>
<p>L&rsquo;articolo afferma l&rsquo;incompetenza assoluta dei comuni in materia, che sarebbe coperta addirittura da una riserva di legge.</p>
<p>Il giornalista si guarda bene dallo specificare quale norma della Costituzione riserverebbe la disciplina della questione al legislatore nazionale, probabilmente perch&eacute; altrimenti correrebbe il rischio di aprire un dibattito ed un confronto sulla questione, cosa che non vuole. Meglio tirare un po&rsquo; di fango a casaccio &hellip;</p>
<p>Possiamo solo ipotizzare che intenda far riferimento al portato normativo derivante dal combinato disposto degli articoli 32 c.2 e 117 della Costituzione. Il primo stabilisce: &ldquo;Nessuno pu&ograve; essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non pu&ograve; in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana&rdquo;, mentre il secondo riserva al legislatore nazionale la competenza assoluta in materia di ordinamento civile.</p>
<p>Se cos&igrave; &egrave;, riteniamo che gli estensori dell&rsquo;articolo non abbiano ben compreso la portata giuridica e politica dell&rsquo;istituzione dei testamenti biologici comunali. </p>
<p>&Egrave; evidente che solo una legge nazionale potr&agrave; disciplinare la dichiarazione anticipata di volont&agrave; sui trattamenti sanitari (volgarmente nota come &ldquo;testamento biologico&rdquo;) e&nbsp;inquadrare l&rsquo;atto fra gli atti unilaterali tipizzati normativamente, stabilendone vincoli di forma, condizioni di validit&agrave; e limiti di efficacia, in modo da imporne il rispetto a tutti.</p>
<p>Ci&ograve; non significa, tuttavia, che la redazione di un testamento biologico sia sfornita attualmente di qualunque effetto giuridico. </p>
<p>Opinare diversamente significherebbe ritenere del tutto inefficace la manifestazione di volont&agrave; di una persona rispetto al proprio corpo, significherebbe ridurla a oggetto nelle mani altrui, il che ci parrebbe violare proprio l&rsquo;articolo 32 della Costituzione, laddove impone il rispetto della persona umana: e cosa di pi&ugrave; indegno e inumano di trattare una persona dotata di volont&agrave; come una cosa che ne &egrave; priva?</p>
<p>Ma ben oltre tale argomento generale, pesa la considerazione di precisi precedenti giurisprudenziali. Il richiamo al caso Englaro salta agli occhi con evidenza. In quel caso i giudici hanno applicato direttamente l&rsquo;articolo 32 della Costituzione e dedotto la volont&agrave; di Eluana da una serie di fatti concludenti e opinioni da Lei espresse in vita. </p>
<p>Figuriamoci quale efficacia verrebbe attribuita da un giudice a una dichiarazione scritta, resa di fronte a un pubblico funzionario!</p>
<p>Ci&ograve; esclude che si possa dire che le dichiarazioni di volont&agrave; depositate presso i registri comunali sarebbero prive di efficacia giuridica. &Egrave; evidente, poi, che nell&rsquo;attuale assetto normativo il medico debba sempre rispettare il principio del consenso informato, quindi, anche a prescindere da un intervento giudiziario, non possa non tener conto della volont&agrave; precedentemente espressa da un paziente in stato di incapacit&agrave; di intendere e volere.</p>
<p>Per quanto riguarda l&rsquo;incompetenza dei comuni, anche qui non comprendiamo cosa intenda il giornalista.</p>
<p>Il Comune istituendo il registro si limita a creare un archivio di documenti, funzione amministrativa propria di qualunque ente, pubblico o privato che sia: quale norma pu&ograve; vietarglielo? Direi, anzi, che il principio di sussidiariet&agrave; di cui all&rsquo;articolo 118 della Costituzione spinga a vedere favorevolmente tale soluzione.</p>
<p>L&rsquo;Avvenire usa un terzo argomento contro i registri comunali: essi violano il principio di eguaglianza, poich&eacute; alcuni cittadini potrebbero fruirne, altri no, con effetti discriminanti sul diritto alla vita e alla salute. </p>
<p>Ma non erano documenti privi di efficacia? A parte la battuta, si potrebbe notare che &#8211; ahim&egrave; &#8211; gi&agrave; ora il diritto alla salute &egrave; garantito in modo diverso da Bari a Milano e proprio in virt&ugrave; dell&rsquo;applicazione di quel principio di sussidiariet&agrave;, tanto caro ai cattolici. Comprendiamo che porre la questione metterebbe in discussione la politica sanitaria della Giunta Formigoni.</p>
<p>In chiusura, una nota sulla conclusione dell&rsquo;articolo. Per i medici varrebbero gli obblighi di sempre: prendersi cura del paziente e salvaguardare sempre la vita.</p>
<p>Come cittadino e come potenziale paziente, tremo di fronte a questa tesi: il medico deve prendersi cura della mia salute e salvaguardare la mia vita, certo, ma non SEMPRE e non ad ogni costo. </p>
<p>Se non altro, almeno finch&eacute; sono cosciente, deve rispettare la mia libera volont&agrave;. </font><font face="Tahoma" size="2">Lo deve alla coscienza etica che ci accumuna come esseri umani, ben oltre i ruoli, uomini che fondano la propria dignit&agrave; sulla libert&agrave;.</font></p>
<p></p>
<p align="right"><font face="Tahoma" size="2"><strong>Massimiliano Bardani</strong></font></p>
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		<title>Multiculturalismo e laicità in salsa canadese</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/multiculturalismo-e-laicita-in-salsa-canadese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 19:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano bardani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La giornalista Irene Zerbini, italiana emigrata in Canada ci ha raccontato oggi pomeriggio, al convegno &#8220;Globalizzazione linguistica&#8221;, tenuto a Roma in via Poli 19 e promosso dall&#8217;Esperanto Radicala Asocio, come funziona il multiculturalismo canadese. Le politiche canadesi mirano alla massima integrazione possibile dei nuovi immigrati e cercano di valorizzare le differenze culturali, non impongono la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="Tahoma" size="2">La giornalista Irene Zerbini, italiana emigrata in Canada ci ha raccontato oggi pomeriggio, al convegno &ldquo;Globalizzazione linguistica&rdquo;, tenuto a Roma in via Poli 19 e promosso dall&rsquo;Esperanto Radicala Asocio, come funziona il multiculturalismo canadese.</p>
<p>Le politiche canadesi mirano alla massima integrazione possibile dei nuovi immigrati e cercano di valorizzare le differenze culturali, non impongono la rinuncia alla propria identit&agrave; &ldquo;etnica&rdquo; come prerequisito per divenire parte della comunit&agrave; canadese.</p>
<p>A livello linguistico &ndash; di questo si parlava al convegno &ndash; l&rsquo;approccio si traduce in massicci investimenti pubblici per garantire, ad esempio, l&rsquo;insegnamento di oltre cento lingue o l&rsquo;esistenza di radio finanziate con denari pubblici che trasmettono programmi in tutte le lingue presenti in Canada.</p>
<p>La politica d&rsquo;integrazione sembrerebbe funzionare, visto che non emerge una criminalit&agrave; alimentata dall&rsquo;emarginazione etnica e gi&agrave; dalla prima generazione gli immigrati divengono membri attivi della societ&agrave; ospite. Si pu&ograve; divenire cittadini in appena due anni, come ha fatto la Zerbini stessa, e considerateche il capo delle Giubbe Rosse, la prestigiosa polizia canadese, fino a poco fa era un tizio che si chiama Giuliano Zaccardelli: non un &ldquo;discendente&rdquo; di italiani, ma un tizio nato in provincia dell&rsquo;Aquila e emigrato in Canada con i genitori a sei anni!</p>
<p>Non intendevo riportare queste notizie per tessere un elogio della politica d&rsquo;integrazione multiculturalista canadese, quanto per segnalare come abbia un necessario corollario anche in campo religioso, dando sostanza alla particolare declinazione canadese della laicit&agrave;.</p>
<p>La scelta multiculturalista reagisce sulla libert&agrave; religiosa e sul principio di neutralit&agrave; statale in materia religiosa, dando esiti strani, per noi europei: si pu&ograve; dire, in estrema sintesi, che il Canada si considera pi&ugrave; pluralista che laico.</p>
<p>Prima di criticare quest&rsquo;approccio, per&ograve;, teniamo conto che, lungi dal potenziare le pretese clericali dei vari credi, pu&ograve; giungere a determinare un&rsquo;inattesa ingerenza dei giudici statali in questioni religiose, se questo serve a garantire valori ineludibili.</p>
<p>Penso ad esempio alla recente e molto criticata sentenza della Corte suprema canadese che ha risolto il caso Bruker vs. Marcovitz, imponendo al marito il compimento di un atto religioso (il ripudio rabbinico) per garantire la medesima eguaglianza uomo donna fra i cittadini appartenenti a tutte le fedi presenti in Canada.</p>
<p>Non abbiamo n&eacute; il tempo n&eacute; l&rsquo;obiettivo di segnalare i limiti di questa linea. </p>
<p>Ci preme solo mostrare come la questione laicit&agrave; sia uno degli aspetti di quella pi&ugrave; generale concernente l&rsquo;integrazione di culture diverse in una societ&agrave; pluralista, che oggi pi&ugrave; che mai richiede sapienza politica e giuridica, consapevolezza dei principi e capacit&agrave; di saperli calare in una realt&agrave; nuova, se non si vuole provocare il suicidio delle societ&agrave; democratiche.</p>
<p>Sicuramente servono analisi &ldquo;sottili&rdquo;, non improvvisazioni da sprovveduto, come quelle sentite pronunciare da un tale che, pochi giorni fa, ha sostenuto che problemi posti dal rapporto Stato/religione si risolvono con l&rsquo;appello alla tradizione.</font></p>
<p></p>
<p align="right"><strong>Massimiliano Bardani</strong></p>
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		<title>LAICITÀ (O LAICISMO) E ANTICLERICALISMO</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/laicita-o-laicismo-e-anticlericalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parole davvero importanti non hanno mai un senso univoco, non possono averlo, perch&#233; il significato di una parola &#232; dato dal concetto che rappresenta e quindi porta dentro di s&#233; tutta la storia dei contrasti &#8211; ideologici, politici, filosofici, etici &#8211; che danno sostanza al concetto medesimo. Se a tale ambiguit&#224; inevitabile si somma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"></span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"></span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma">Le parole davvero importanti non hanno mai un senso univoco, non possono averlo, perch&eacute; il significato di una parola &egrave; dato dal concetto che rappresenta e quindi porta dentro di s&eacute; tutta la storia dei contrasti &ndash; ideologici, politici, filosofici, etici &ndash; che danno sostanza al concetto medesimo.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma">Se a tale ambiguit&agrave; inevitabile si somma la polisemia di molte parole, sicch&eacute; spesso una sola rappresenta pi&ugrave; concetti, si capir&agrave; perch&eacute; molte discussioni non riescono mai a raggiungere la sostanza dei problemi, arenandosi a questioni nominalistiche.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Ci pare che le parole del titolo diano un buon esempio di questa situazione.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Quante volte sentiamo contrapporre la &ldquo;sana laicit&agrave;&rdquo; al deteriore &ldquo;laicismo&rdquo;? E quante tacciare di mala fede coloro che si dichiarano &ldquo;laici ma non laicisti&rdquo;?<br />
&nbsp;</p>
<p>Questione puramente nominalistica, direte voi e in effetti spesso &egrave; cos&igrave;. Per capire le effettive coordinate assiologiche di una persona, senza perdersi in anguste disquisizioni terminologiche, &egrave; sufficiente sottoporsi vicendevolmente a un test su alcune questioni dirimenti, molto pratiche: finanziamento delle confessioni religiose, simboli religiosi nei luoghi istituzionali, educazione confessionale nelle scuole, autodeterminazione nelle scelte esistenziali. </span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma">Fatto questo test, per me si chiarisce subito chi &egrave; laico e chi non lo &egrave;, e se volete chiamarmi &ldquo;laicista&rdquo;, con parola chiaramente dispregiativa, fate pure, la sostanza non cambia.<br />
</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Sennonch&eacute;, l&rsquo;intervento del terzo termine spariglia le cose e scombina i ranghi gi&agrave; serrati delle opposte squadre, opponendo finanche illustri laici(sti) a umili anticlericali.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Lo stimato prof. Odifreddi, ad esempio, in un suo intervento su Repubblica del 30 dicembre 2007, ha configurato la politica laica quale compromesso fra clericalismo e anticlericalismo, consistendo nello &ldquo;agire come se la religione e la Chiesa non ci fossero, senza naturalmente far nulla affinch&eacute; non ci siano&rdquo;.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
&Egrave; evidente che secondo tale approccio l&rsquo;anticlericalismo sarebbe un atteggiamento deteriore &#8211; e comunque non laico &#8211; in quanto consisterebbe nello &ldquo;agire per far s&igrave; che la religione e la Chiesa non ci siano &ldquo;.<br />
</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma">La laicit&agrave; sarebbe in sostanza indifferenza pubblica verso il fenomeno religioso, contrapposta all&rsquo;anticlericalismo, decisa e attiva ostilit&agrave; verso Chiesa e religione. </span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Non sono d&rsquo;accordo con il professore e non si tratta di questione meramente nominalistica.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
La sua nozione di laicit&agrave; si limita a offrire una soluzione al solo problema del rapporto fra Stato e Chiesa, mentre per chi scrive la laicit&agrave; &egrave; la quintessenza della dottrina della libert&agrave; e quindi dello Stato moderno, che deve alimentare la propria vita istituzionale della libert&agrave; cosciente dei cittadini.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Uno Stato &egrave; laico se pone a proprio fondamento la libera coscienza dei&nbsp;cittadini.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Come pu&ograve; allora uno Stato laico sostenere istituzioni che limitino o coartino tale libert&agrave;? Non dovrebbe essergli francamente ostile?</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Come pu&ograve; concordare con istituzioni che fondino il proprio potere proprio sulla pretesa di controllare la coscienza dei propri membri?</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Va sottoscritto quanto diceva Romolo Murri: libert&agrave; della Chiesa signific&ograve; spesso in Italia servit&ugrave; delle coscienze, che la Chiesa medesima trattava come cose sue [&hellip;]. Uno Stato di libert&agrave; non pu&ograve; riconoscere questa libert&agrave;, che &egrave; oppressione.</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Lo Stato laico &egrave; quindi necessariamente anticlericale, ma non antireligioso: indebolire il potere delle gerarchie vaticane (il clero) non pu&ograve; che alimentare il movimento di vita spirituale del mondo cattolico, che vive nelle coscienze dei fedeli (la religiosit&agrave;).</span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: small"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
In conclusione, come laici non possiamo non dirci (ed essere) anticlericali, perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; libert&agrave; dove un&rsquo;autorit&agrave; goda di privilegi economici, politici ed istituzionali che le attribuiscano di fatto gli strumenti per condizionare le coscienze dei cittadini.&nbsp; </p>
<p></span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: right"><span style="FONT-SIZE: small"><strong><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><br />
Massimiliano Bardani</span></strong></span></p>
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		<title>Quattro libri sulla chiesa</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/quattro-libri-sulla-chiesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 16:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[costi della chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[redazione]]></category>
		<category><![CDATA[soldi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>dal sito repubblica.it Dalla mafia devota, ai rapporti con i terroristi, ai costi del Vaticano Quattro libri passano al setaccio gli aspetti pi&#249; controversi della Chiesa Costi, omert&#224; e pedofilia. L&#8217;altro lato della tonaca di MATTEO TONELLI &#160; ROMA &#8211; Si parla di Chiesa. Quella che pass&#242; attraverso gli anni di piombo. Quella del sequestro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><span><font size="3" face="Times New Roman"><em>dal sito <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/spettacoli_e_cultura/libro-chiesa/libro-chiesa/libro-chiesa.html" target="_blank">repubblica.it</a></em></font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><span><em><font size="3" face="Times New Roman"></font></em></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><span><font size="3" face="Times New Roman"><em></em></font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><span><font size="3" face="Times New Roman"><em>Dalla mafia devota, ai rapporti con i terroristi, ai costi del Vaticano<br />
Quattro libri passano al setaccio gli aspetti pi&ugrave; controversi della Chiesa<br />
Costi, omert&agrave; e pedofilia. L&#8217;altro lato della tonaca</em> </font></span></p>
<p><span><font size="3" face="Times New Roman"></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal">
di MATTEO TONELLI</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal">ROMA &#8211; Si parla di Chiesa. Quella che pass&ograve; attraverso gli anni di piombo. Quella del sequestro Moro e della dissociazione. La Chiesa e Cosa Nostra, la mafia devota e la religione &quot;capovolta&quot;. Ed ancora Chiesa e pedofilia, una delle pagine pi&ugrave; nere della storia. E i conti in tasca al Vaticano per capire quanto ci costa la Santa Sede. </p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><strong><u>I costi della Chiesa.</u></strong> Da una serie di articoli a firma di Curzio Maltese su Repubblica, nasce La Questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani (Feltrinelli, 14 euro). Qualche cifra per capire. Un miliardo di euro dai versamenti dell&#8217;otto per mille. 650 milioni per gli stipendi degli insegnanti di religione. 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanit&agrave;. 250 milioni per il finanziamento dei Grandi Eventi. Mittente lo Stato italiano, destinatario la Chiesa cattolica. Senza contare vantaggi fiscali come il mancato incasso dell&#8217;lci. il totale si aggira sui 4 miliardi di euro. Una somma che solo per un quinto viene destinata a interventi di carit&agrave; e di assistenza sociale. </p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><strong><u>La mafia devota.</u></strong> Sembrano mondi lontanissimi. Eppure tra mafia e religione, c&#8217;&egrave; un legame tutt&#8217;altro che tenue. Basta leggere La mafia devota di Alessandra Dino (Editori Laterza, 295 pagine, 16 euro) per rendersene conto. Per capire quante volte la mafia ha utilizzato e ancora utilizza simboli cattolici per legittimarsi e autoassolversi. Quasi che esistesse un Dio &quot;privato&quot; con cui negoziare &quot;la salvezza della propria anima. Una sorta di religione &quot;capovolta&quot;, insomma. A cui, troppo spesso, la Chiesa risponde con sottovalutazione o limitando il problema ad un concetto di religiosit&agrave; intimistico nel quale il mafioso &egrave; visto solo come &quot;pecorella smarrita&quot;. Perch&eacute; c&#8217;&egrave; il Dio di padre Puglisi ucciso dalla mafia nel &#8217;93, ma anche la Chiesa che modifica il tragitto della processione di sant&#8217;Agata a Catania per arrivare sotto il balcone del mafioso uscito di prigione e rendergli omaggio. Un&#8217;ibridazione, come la chiama la Dino che, dopo aver parlato con molti sacerdoti siciliani. Ci sono parroci che &quot;auspicano un intervento della Chiesa &quot;in sinergia con lo Stato&quot;, quelli che riducono il problema ad un concetto di religiosit&agrave; intimistico e quelli, e sono la maggioranza degli intervistati, che non vedono la presenza mafiosa sul territorio come una minaccia diretta per la Chiesa. Alcuni segnali vanno, fortunatamente, in controtendenza. Ma una pronuncia chiara e diretta delle alte sfere ecclesiastiche, ancora stenta ad arrivare. </p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><u><strong>Chiesa e terrorismo.</strong></u> Per quelli che scelsero la lotta armata Camillo Torres, il prete guerrigliero, fu un punto di riferimento. Cos&igrave; come molti terroristi si formarono in ambienti cattolici, quelli pi&ugrave; sensibili ai temi della giustizia sociale. Una &quot;vicinanza&quot; che trov&ograve; conferme durante i sequestri Sossi e Moro e nella scelta di Prima Linea che consegn&ograve; le armi alla Curia di Milano. Per chiudere con gli ex terroristi impegnati nel volontariato cattolico. Si chiama Parole, opere e confessioni. La Chiesa nell&#8217;Italia degli anni di piombo il libro di Anna Valle (Rizzoli, 262 pagine, 17 euro), un viaggio-inchiesta sul ruolo della Chiesa in una delle pagine pi&ugrave; cupe della storia contemporanea. Dagli inizi, quando alcuni ragazzi &quot;cresciuti negli oratori&quot; decisero che l&#8217;unica strada possibile per cambiare le cose era la lotta armata. &quot;Mi sono chiesto tante volte i messaggi che abbiamo dato &#8211; dice Don Ciotti nel libro &#8211; se e come aiutavamo la gente a saldare la terra con il cielo&quot;. Poi c&#8217;&egrave; la vicenda Moro. La Chiesa che fa, o vorrebbe fare di tutto per salvare lo statista e quella che ferma ogni nuovo tentativo. Poi arriva il tempo della sconfitta del terrorismo. Il carcere, la dissociazione, il reinserimento nella societ&agrave;. E ancora una volta il ruolo importante della Chiesa. Quasi a chiudere un cerchio iniziato anni prima in tranquilli oratori di provincia. </p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><u><strong>Chiesa e Pedofila.</strong></u> Il pi&ugrave; orrendo dei crimini. L&#8217;ombra peggiore sulla Chiesa. I silenzi, il dolore, le reticenze. Le parole delle vittime. Due dati, tra gli altri, che si possono leggere in Viaggio nel silenzio di Vania Lucia Gaito (Edizioni Chiarelettere, 273 pagine, 13 euro): in Italia i casi noti di pedofilia clericale sono una cinquantina ma le segnalazioni molte di pi&ugrave;. L&#8217;elenco dei sacerdoti condannati per pedofilia &egrave; disponibile. Nel libro vengono ricostruiti episodi e si fanno nomi e cognomi. Ma quel che si vuol capire &egrave; il perch&eacute;. Partendo dall&#8217;educazione nei seminari. Ne viene fuori un quadro allarmante: la mancanza di uno sviluppo psico-sessuale normale pu&ograve; spiegare la tendenza alla pedofilia. Le diocesi americane, dopo lo scandalo che le ha investite, hanno chiuso i seminari minori. In Italia continuano a essercene pi&ugrave; di 100. E la testimonianza dell&#8217;ex sacerdote Alessandro Pasquinelli (che patteggia e sconta ingiustamente una condanna per pedofilia) accende i riflettori sul problema: &quot;Ho l&#8217;impressione che nei seminari ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. &Egrave; capitato anche a me di ricevere proposte&quot;. </p>
<p align="justify" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p align="right" style="margin: 0cm 0cm 0pt;" class="MsoNormal"><strong><em>&nbsp;redazione[at]civiltalaica.it</em></strong></p>
<p></font></span></p>
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