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	<title>wu ming Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Follie mediatiche e Qomplotti? Come schivare e sbeffeggiare grazie alla mappa di Wu Ming 1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 May 2021 10:35:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>All&#8217;alba del nuovo millennio, iniziato con il G8 di Genova e l&#8217;11 settembre (fantasy di qomblotto: l&#8217;11 settembre è stato un complotto organizzato da Fini e Berlusconi appoggiati da George W. Bush Jr. per fa dimenticare le colpe del G8 di Genova) ci eravamo impelagati in numerosi forum di discussione a cercar di capire le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/follie-mediatiche-e-qomplotti-come-schivare-e-sbeffeggiare-grazie-alla-mappa-di-wu-ming-1/">Follie mediatiche e Qomplotti? Come schivare e sbeffeggiare grazie alla mappa di Wu Ming 1</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/follie-mediatiche-e-qomplotti-come-schivare-e-sbeffeggiare-grazie-alla-mappa-di-wu-ming-1.html/qwm1-2" rel="attachment wp-att-20366"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-20366" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.2-721x1024.jpeg" alt="" width="721" height="1024" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.2-721x1024.jpeg 721w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.2-211x300.jpeg 211w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.2-768x1090.jpeg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.2-1082x1536.jpeg 1082w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.2-113x160.jpeg 113w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.2.jpeg 1127w" sizes="(max-width: 721px) 100vw, 721px" /></a><br />
All&#8217;alba del nuovo millennio, iniziato con il G8 di Genova e l&#8217;11 settembre (<i>fantasy di qomblotto</i>: l&#8217;11 settembre è stato un complotto organizzato da Fini e Berlusconi appoggiati da George W. Bush Jr. per fa dimenticare le colpe del G8 di Genova) ci eravamo impelagati in numerosi forum di discussione a cercar di capire le stranezze dell&#8217;attacco di Al Qaeda agli Usa.</p>
<p>Al di là dei nostri personali dubbi sulle varie ricostruzioni ufficiali (una cosa ci sembrava molto strana in quei forum. Che ci fossero persone, i cosiddetti <i>debunker</i>, che non si limitavano a contestare alcune assurdità nelle &#8220;fantasie di complotto&#8221; ma cercavano di contraddire i c.d. complottisti (in realtà: <i>complottista è chi complotto fa </i>direbbe Forrest Gump) con argomentazioni tecniche che le <i>Versioni Ufficiali</i> non avevano mai tirato in ballo.</p>
<p>Le discussioni al calor bianco sul tempo di caduta libera di una torre o sul ”buco” del pentagono o sulla temperatura di fusione dell&#8217;acciaio, affrontate con una sicurezza del debunker italiano neanche fosse stato <b>Dick Cheney </b>in persona, oltre a sembrarci fuori luogo fomentavano, a nostro avviso, la discussione e portavano chi aveva dei sinceri dubbi ad abbracciare le ipotesi di complotto più hard (in Italia quelle di Massimo Mazzucco e Maurizio Blondet) senza neanche aver tentato di rispondere a dubbi <i>soft</i> come quelli espressi da <b>Michael Moore</b> in <i>Farheneit 9/11.</i></p>
<p>Ci chiedevamo, ma quello che sta facendo <b>Paolo Attivissimo</b> non dovrebbe essere compito di qualche ufficio governativo Usa?</p>
<p>Tuttavia vedere che un sito autodefinitesi di controinformazione come Luogo Comune, mescolava il tutto con assurdità come scie chimiche, alieni, mancati sbarchi lunari, no-vax, bicarbonato che cura il cancro. (<i>Fantasy di qomplotto</i>: propaganda su complotti finti facilmente smascherabili per poter screditare chi parla di complotti veri) e quant&#8217;altro ci portò a <i>sedersi sulla riva del fiume</i> e attendere tranquillamente gli sviluppi. Del resto per quel che riguardava l&#8217;11 settembre e il caso Kennedy potevamo star tranquilli&#8230; <b>avevamo degli alibi</b>. (<i>Fantasy di qomplotto</i>: fare battute ironiche autoaccusandosi per depotenziare eventuali accuse vere)</p>
<p>Lunga premessa per parlare di un libro; ne siamo consapevoli ma lo abbiamo fatto per spiegare il nostro approccio alla lettura de &#8220;<b>La Q di Qomplotto&#8221; di Wu Ming 1</b> (Ed. Alegre 2021, 592 pag., € 20,00). Saputo che trattava il tema &#8220;complotti&#8221; avevamo paura che si finisse nel classico debunking di cui parlavamo sopra. Invece l&#8217;operazione di WM1 è davvero preziosissima perché fornisce una lettura attenta del contemporaneo e di contorno legittima le nostre perplessità sui debunker troppo smaniosi di aiutare le versione ufficiali dei vari governi.</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/follie-mediatiche-e-qomplotti-come-schivare-e-sbeffeggiare-grazie-alla-mappa-di-wu-ming-1.html/qwm1-1" rel="attachment wp-att-20364"><img decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-20364" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.1-643x1024.jpeg" alt="" width="643" height="1024" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.1-643x1024.jpeg 643w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.1-188x300.jpeg 188w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.1-768x1223.jpeg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.1-965x1536.jpeg 965w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.1-101x160.jpeg 101w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/qwm1.1.jpeg 1005w" sizes="(max-width: 643px) 100vw, 643px" /></a></p>
<p>WM1 inoltre mette nero su bianco ciò che abbiamo sempre sostenuto: i complotti nella storia umana sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Da Giulio Cesare a Ustica, dalle bombe nelle piazze al caso Moro, a Ustica, alla Banda della Magliana alla Uno Bianca. Per fermarci solo al nostro paese.</p>
<p>Inutile dire che quelli <b>non sono complotti ma</b> <b>depistaggi </b>o inquinamenti delle prove o servizi segreti deviati o quant&#8217;altro. Proprio di quello si sta parlando.</p>
<p>Il problema di fondo è distinguere quando un “complotto” sia ragionevolmente possibile e con dei fini evidenti e quando invece sia una ricostruzione teorica impossibile anche se sembra far coincidere alcune cose che riteniamo logiche.</p>
<p>Il problema in qualsivoglia teoria non è solo la coerenza interna, ma è il confronto con la <b>realtà</b>, o ciò che definiamo tale, che deve pur reggere.</p>
<p>E infine il lavoro di WM1 da un&#8217;ottima risposta al perché queste “fantasie di complotto” sono funzionali ai poteri forti che dicono di voler abbattere e quindi capire come sia possibile, che sedicenti sinistri di tutto il mondo o rossobruni che dicono di essere i veri comunisti, abbiano visto in un plurimiliardario come Donald Trump un alleato contro i poteri forti. L&#8217;equivalente di vedere il Ku Klux Klan un alleato contro il razzismo!</p>
<p>Chi non è stato attento a ciò che è successo negli Usa negli ultimi tempi fra la fine dell&#8217;amministrazione Obama e i quattro anni dell&#8217;incubo <i>tycoon</i> difficilmente può capire cosa ha portato a gennaio di quest&#8217;anno ad assistere ad un assalto popolare (per quanto ci dia fastidio usare questa parola era una rivolta popolare con qualche aiutino magari, ma non un colpo di Stato) che voleva impedire l&#8217;insediamento di <b>Joe Biden.</b> Il libro/manuale di WM1 vi permetterà di entrare in un tunnel in cui scoprirete la nuova frontiera dei complottisti, altro che scie chimiche e microchip iniettati con i vaccini e, soprattutto, fa capire che <i>ce n&#8217;est que le début. </i></p>
<p><b>I credenti di Qanon </b>sono convinti che il partito Democratico Usa, e Hilary Clinton in particolare, siano pedofili assassini che succhiano il sangue a bambini e donne incinte per ottenere l&#8217;adrenocromo (che, detta così, sembrerebbe una sostanza che da superpoteri invece è un comunissimo ormone endogeno emostatico e antiepilettico), di pizzerie con sotterranei misteriosi in cui i bambini vengono torturati per anni (il famoso <i>Pizzagate</i>) e di Qanonisti che le vanno a visitare con fucili d&#8217;assalto per liberarle e non trovano neanche i sotterranei, di congressi americani in mano ai satanisti contro cui Donal Trump, pensate un po&#8217;, è l&#8217;unico baluardo perché neanche di tutto il Great Old Party (repubblicani) ci si può fidare, di filmati (ovviamente fake) in cui la stessa Hilary Clinton uccide e sevizia bambini e indossa la loro pelle scarnificata a vivo come maschera e di come tutto questo abbia colpito anche in Europa, soprattutto in Germania, con esaltati che hanno fatto stragi per fermare i piani di <b>Soros</b> per la sostituzione della popolazione europea.<br />
A tal proposito, questo uno dei passaggi più geniali del libro: “<i>Complotto pluto-giudaico-massonico era troppo lungo, per dirlo servivano ben tredici emissioni di fiato. Anche per questo nell&#8217;era dei social si era imposto un bisillabo. Che era pure un palindromo, una bellezza. S-O-R-O-S”.</i></p>
<p>Vi lasciamo scoprire, senza spoilerare troppo perché la realtà è spesso più sorprendente dei migliori thriller, tutto questo ed anche cosa collega Qanon al loro libro Q degli stessi Wu Ming/ <b>Luther Blisset Project </b>(“C&#8217;è una vita prima e una vita dopo aver letto Q!” parole nostre, “Questo non lo so, ma ti posso dire che di certo c&#8217;è una vita prima e una dopo averlo scritto!” parole di Wu Ming 2); ci limitiamo a concludere dicendo cosa ci è particolarmente piaciuto e ad un paio di osservazioni.</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/follie-mediatiche-e-qomplotti-come-schivare-e-sbeffeggiare-grazie-alla-mappa-di-wu-ming-1.html/q-2" rel="attachment wp-att-20365"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-20365" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/q.jpg" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/q.jpg 203w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/05/q-108x160.jpg 108w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></p>
<p>Abbiamo particolarmente apprezzato: la genesi di come è stato possibile arrivare a questo, dalle fantasie di complotto su i Beatles e <i>Paul is Dead </i>alla fluororazione delle acque potabili e di come l&#8217;inettitudine degli stessi democratici (il famoso scandalo delle mail di Clinton) abbia aiutato; la chiamata in causa di Umberto Eco e il suo <i>Pendolo di Focault</i> che nella “sintesi” proposta ci è piaciuto da impazzire e ora quel tomo ci guarda da sotto la polvere raccolta in libreria in molti anni ghignando sommessamente ogni giorno che gli passiamo davanti ci ricorda quanto siamo sciocchi a non leggerlo; riteniamo infine straordinaria la ricostruzione “onirica” della “<b>linea del sangue</b>” al di qua e di là dell&#8217;Atlantico, dal Beato Simonino di Trento fino a Bibbiano passando per presunti satanisti sempre scagionati, spesso dopo tante sofferenze e mesi di carcere ingiustificato come è successo a Bologna per Marco Dimitri e i “Bambini di Satana”.</p>
<p>Alcune osservazioni.<br />
Riteniamo, fin da quando lo stesso Umberto Eco l&#8217;aveva proposta, che l&#8217;argomentazione qui ripresa, sull&#8217;impossibilità di un complotto legato all&#8217;11 settembre perché troppe persone dovevano essere state coinvolte non regge molto. In primo luogo non è detto che effettivamente non siano coinvolte un grosso numero di persone; in secondo luogo ciò che dimostra lo stesso libro di WM1 (che non a caso definisce i mesi vissuti con la Covid19 come “<i>in vino veritas</i>” sottolineando la sbronza che ci siamo presi) bisogna sempre ricordare che la gente <b>vede quel che vuol vedere.</b> Quindi in quel caso specifico l&#8217;11 settembre non necessitava di un gran numero di complottisti ma solo un gran numero di persone che credevano ciecamente e ubbidientemente agli ordini di Bush/Cheney.</p>
<p>In vari parti del libro vengono chiamate in questione film e serie tv (L&#8217;esorcista, True Detective, Rosemary Baby) che hanno avuto un ruolo nell&#8217;alimentare le fantasie di complotto. E anche se questo è sicuramente vero <i>de facto,</i> non pensiamo che possano essere considerati colpevoli di “spalleggiamento”, altrimenti sarebbe come voler cacciare fuori dalla porta alcuni atteggiamenti dei benpensanti per vederli rientrare dalla finestra.</p>
<p>La pensiamo in sintesi come Tiziano Sclavi che fa dire al suo Dylan Dog: ”<i>Se uno si fa influenzare da un fumetto horror allora probabilmente si farebbe influenzare anche da Mary Poppins</i>”.<br />
Quello che secondo noi è dirimente in questi casi è la distinzione fra narrativa e l&#8217;operazione scorretta del “<b>tratto da una storia vera</b>”. Per fare degli esempi: scorretto <strong>Dan Brown</strong> quando nella prima pagina (poi corretta nelle edizioni successive) del <i>Codice Da Vinci</i> scriveva che il Priorato di Sion era realmente esistito e altrettanto scorretto <strong>Scott Derrickson</strong> quando spaccia film come <i>L&#8217;esorcismo di Emily Rose</i> o <i>Liberaci dal male</i> come storie vere.</p>
<p>Ma narrare storie di ogni tipo non può essere mai considerata una colpa, nemmeno parzialmente. Altrimenti si arriva a scambiare causa ed effetto o, peggio ancora a colpire con censure ed altro le cause che non sono tali.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="auto, (max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a></p>
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		<title>PROLETKULT – Era solo il preludio, compagni!</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/proletkult-era-solo-il-preludio-compagni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2019 23:38:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Un romanzo dei Wu Ming sulla rivoluzione russa è come un libro di Mozart sulla musica” Con queste aspettative abbiamo iniziato qualche giorno fa la lettura del nuovo romanzo del collettivo di scrittura bolognese. Del resto come non avere aspettative quando si parla degli autori di Q, L’armata dei sonnambuli, Asce di guerra, 54 e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/proletkult-era-solo-il-preludio-compagni.html/proletkult_cover" rel="attachment wp-att-15656"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-15656" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/Proletkult_cover-654x1024.jpg" alt="" width="378" height="592" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/Proletkult_cover-654x1024.jpg 654w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/Proletkult_cover-192x300.jpg 192w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/Proletkult_cover-768x1202.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/Proletkult_cover-102x160.jpg 102w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/Proletkult_cover.jpg 1087w" sizes="auto, (max-width: 378px) 100vw, 378px" /></a></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Un romanzo dei Wu Ming sulla rivoluzione russa è come un libro di Mozart sulla musica”</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Con queste aspettative abbiamo iniziato qualche giorno fa la lettura del nuovo romanzo del collettivo di scrittura bolognese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Del resto come non avere aspettative quando si parla degli autori di <i>Q, L’armata dei sonnambuli, Asce di guerra, 54 e Manituana</i>? Il problema è che quando si parte così spesso si rimane delusi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non questa volta. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I primi capitoli di un romanzo wuminghiano ci lasciano sempre spiazzati. Anche se conosciamo bene i loro lavori precedenti non abbiamo mai quella sensazione del “<i>Che bello sono ritornato a casa!</i>” come ci capita in genere con i nostri (altri) autori preferiti come Nick Hornby o Stephen King; ci capita invece di pensare “Ma dove vogliono andare a parare questa volta?”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Poi, d’improvviso, fra una pagina e l’altra vieniamo improvvisamente illuminati dalla stessa luce che investe il volto di chi apre la valigetta di Marcellus Wallace in <i>Pulp Fiction</i>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Cos’è quella luce? (Classica domanda di chi vede per la prima volta il capolavoro di Tarantino). Come spiegarlo in poche parole? Diciamo che è Pennywise quando dice a Bill che le ossa degli adulti sono più fragili di quelle dei bambini; è il cantautore Tucker Crowe che capisce di essere stato un cretino a nascondersi dai suoi fans; è Aureliano Buendìa che traduce finalmente la scrittura di Melquiades; è Onoff che dice al commissario “Lei fa un buon mestiere&#8230; ma difficile!”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">È, in quattro parole, “il senso della storia” che i Wu Ming hanno un modo tutto loro, di celare all’inizio del loro racconto per dipanarlo improvvisamente quando meno ce l&#8217;aspettiamo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(“Ma su Pulp Fiction non viene rivelato il contenuto della valigetta”. E dai su, avete sbagliato sala, il cinepanettone è di là). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dicevamo il senso della storia quindi, però il fatto è che con i libri del collettivo bolognese capita che quando afferriamo il senso della storia del loro romanzo abbiamo la sensazione il di aver afferrato anche il senso della Storia&#8230; quella con la maiuscola. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ok, abbiamo divagato troppo, ricominciamo da capo.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Proletkult</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">” (Einaudi, 333 pagine. € 18,50) non è propriamente un libro sulla rivoluzione russa. Ovviamente se ne parla visto che è ambientato a Mosca a ridosso delle celebrazioni per il decennale di essa, ma non è una ricostruzione romanzata degli eventi attraverso l&#8217;interfacciarsi di vari personaggi per lo più “realmente esistiti”, come sembrava essere diventato uno dei marchi di fabbrica del collettivo almeno fino a </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L&#8217;armata dei sonnambuli</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. O per lo meno, in questo libro non è certo questo l&#8217;aspetto dominante. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I Wu Ming escono dal vestito scomodo del “romanzo storico perfetto” che gli si era cucito addosso e come avevano fatto già con “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L’invisibile ovunque</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">” in particolare nell’ultimo geniale episodio sul </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>camoufage </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">mischiano le carte e giocano con il lettore.</span></span><i> </i></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sappiamo che come valore letterario una storia “incredibile ma vera” ha lo stesso valore di una “inventata ma credibile”, ma questa volta i Wu Ming hanno giocato al rialzo: usano l&#8217;incredibile storia della rivoluzione russa per rendere vero il romanzo di fantascienza scritto da uno degli autori di quella rivoluzione. Parliamo di Alexander Bogdanov e il suo romanzo “La Stella Rossa” (recentemente ristampato in Italia da Agenzia Alcatraz) dove su Marte, tutti sono già comunisti e tifano per i bolscevichi. (Qui vorremmo fare una citazione sulla riconquista di Marte da parte del gerarca Barzagli ma abbiamo già divagato troppo).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alexander Bogdanov è una di quelle persone della Storia (maiuscola, quindi quella vera) che meriterebbe decine di biografie. Dal suo vagabondare in Europa per fondare scuole di pensiero marxista quando era un esiliato russo dallo Zar, rivoluzionario contestato dai menscevichi di Plechenev e poi scomodo anche alla nuova maggioranza bolscevica del partito. Criticato quindi da Lenin con le stesse argomentazioni di Plechenev (lui che era il primo traduttore de “<i>Il capitale</i>” in russo accusato di tradire il marxismo). Ispiratore e fondatore dopo la rivoluzione del movimento Proletkult che avrebbe dovuto realizzare una cultura veramente proletaria (esperienza rinnegata da Lenin forse perché un movimento culturale aveva gli stessi iscritti del Partito Comunista cominciava a far paura) e ancora medico psichiatra e quindi precursore dell’uso delle trasfusioni di sangue. Ed anche scrittore di fantascienza, per l&#8217;appunto. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tutto questi avvenimenti legati a Bogdanov durante la Storia di quegli anni in cui “<i>il bagliore rosso ad est aveva dato speranza al mondo</i>” (una citazione di Ernesto Che Guevara ci sta sempre bene) in <i>Proletkult</i> ci sono&#8230; come contorno alla storia (minuscola, quindi il romanzo) wuminghiana dello scrittore Bogdanov che dimenticati o quasi i suoi libri per l&#8217;attività di medico, incontra “i marziani” che aveva reso protagonisti di “Stella Rossa”. Ovviamente da medico e psichiatra pensa che queste siano solo persone malate che si siano lasciate sedurre troppo dalla sua prosa e dalle loro fantasie. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E il senso di tutto questo, voi direte? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al di la&#8217; del fatto che raccontare storie, vere o immaginarie che esse siano, ha un suo valore di per sé, uno scrittore, o un collettivo di scrittori come in questo caso, cerca sempre di far cadere l&#8217;attenzione del lettore sulle questioni che gli sono a cuore. Sia che siano questioni aperte, che dilemmi irrisolti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Allora, tanto per rimanere nell&#8217;universo Wu Ming, se come pensiamo, il senso ultimo di <i>Q</i> era il grido “<i>Omnia sunt communia” </i>e la lotta per realizzare una società che rispettasse davvero quel precetto; se ne <i>L&#8217;armata dei sonnambuli</i> il messaggio era rivendicare la necessità di una rivoluzione che ribaltasse il potere costituito (“<i>di teste alla fine ne avevamo tagliate troppo poche</i>”); pensiamo di aver individuato anche il senso di <i>Proletkult.</i> Secondo la nostra modesta opinione, questo sta in una domanda o meglio in una serie di domande oggi di poco conto e peraltro senza risposta. Quisqulie. Dettagli tecnici. “Roba da intellettuali” direbbero oggi citando inconsapevolmente Goebbels quando pensavamo che “<i>certe tragiche misere storie non si sarebbero più ripetute e invece no!</i>” (Brunori sas, stavolta la citazione era più difficile da cogliere, ve lo concediamo). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sintetizzando: nell’utopica società futura “dopo la rivoluzione” il singolo vale più o meno della collettività? Vale il singolo in quanto parte della collettività? Me se innalziamo la collettività fin quasi al ruolo divino non cominciamo a far meno parte di essa? E allora non è piuttosto la collettività a valere in funzione dei singoli che la compongono? Ma parlando di collettività, la natura è una collettività? E allora l&#8217;uomo può essere in conflitto con la collettività di cui fa parte fin dal principio? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(Chi ha pensato “che noia” può andare ad aprire il suo facebook che c’è Bonafede in diretta non vorremmo che se lo perda). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Attorno a queste piccole questioni verte ogni concetto di ciò che è democrazia ma anche tutto ciò che è alla sua sinistra: dalla socialdemocrazia al comunismo. Ogni volta che pensiamo quale limite deve avere lo Stato, ogni volta che pensiamo a quanto deve essere pubblica la vita privata di chi ci governa, ogni volta che ci chiediamo quale richiesta è un diritto e quale no, ogni volta che ci chiediamo quanto siamo disposti a condividere di personale per fare il bene della nostra specie, stiamo in realtà parlando di questi argomenti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E i Wu Ming ne parlano attraverso le parole dei loro personaggi in modo leggero, comprensibile ma anche splendido e profondo fino a lasciarci intellettualmente soddisfatti. Sarà probabilmente la nostra condanna di vivere in un paese oggi così&#8217; politicamente arido ed apolitico, in cui sentiamo ministri del lavoro dire che “<i>Marcinelle insegna che non bisogna emigrare per lavorare</i>”; ma leggere alcuni passaggi wuminghiani sul rapporto fra collettivo ed individuo ci sentiamo (concedendoci un altro parallelo) come Red insieme agli altri detenuti di Shawshank quando ascolta per pochi minuti l&#8217;opera di Mozart regalategli da Andy Dufresne. Liberi! Finalmente liberi da una realtà in cui siamo costretti a comprare il Sole 24 ore per trovare un quotidiano che si può leggere senza farsi venire i conati di vomito per l&#8217;indecente approssimazione e incompetenza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Si, i dialoghi e le riflessioni dei Wu Ming sembrano venire da altri mondi, altri tempi, altri universi. Luoghi e tempi in cui non c&#8217;è né la paura della Politica né l&#8217;odio verso di essa. Anzi la si pratica quotidianamente perché ci si ritiene in grado e quindi in dovere di cambiare il mondo. Si discute e ci si confronta perché si ha una visione, un&#8217;idea, un ideale che ci sentiamo obbligati a condividere per far stare meglio tutti. E noi stiamo meglio quando qualcuno ci da altre buone idee, perché se ci confrontiamo è anche per apprezzare le idee degli altri. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E allora sì, lo ammettiamo. Cadiamo nella vostra provocazione cari Wu Ming: noi siamo gli alieni, i <i>marziani</i> anzi i <i>nacuuniani</i> che nonostante questa società di video in diretta sul social non abbiamo rinunciato a parlare, confrontarci, cercare di convincerci a vicenda, litigare, lottare perché tutti possano star meglio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ora però cari Wu Ming la domanda ve la dovreste aspettare. A parte ritemprarci con i vostri libri che sono raro cibo per i nostri residui neuroni sopravvissuti fra Salvini, Renzi e Berlusconi&#8230; considerando come siamo messi e cercando di avere una visione ampia, plurale e globale&#8230; dateci un consiglio, “<i>Che Fare?</i>” </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Alessandro Chiometti</b></span></span></p>
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		<title>L&#8217;armata dei sonnambuli</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/larmata-dei-sonnambuli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2014 15:56:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[armata dei sonnambuli]]></category>
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		<category><![CDATA[rivoluzione francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Quando si parla dei Wu Ming e della loro produzione letteraria non si può che essere partigiani di uno dei due opposti fronti. Chi li ama e chi li odia. Ovviamente sono amati dalla gente di “sinistra” o per meglio dire, comunista, socialista, rivoluzionaria o anarchica mentre sono odiati dalle fronde liberal-moderate (o presunte [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Quando si parla dei Wu Ming e della loro produzione letteraria non si può che essere partigiani di uno dei due opposti fronti. Chi li ama e chi li odia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Ovviamente sono amati dalla gente di “sinistra” o per meglio dire, comunista, socialista, rivoluzionaria o anarchica mentre sono odiati dalle fronde liberal-moderate (o presunte tali) e dalla destra reazionaria.</span></span><span id="more-12543"></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/09/locandina_Armata_dei_Sonnambuli.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12544" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/09/locandina_Armata_dei_Sonnambuli-219x300.jpg" alt="locandina_Armata_dei_Sonnambuli" width="219" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/09/locandina_Armata_dei_Sonnambuli-219x300.jpg 219w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/09/locandina_Armata_dei_Sonnambuli.jpg 497w" sizes="auto, (max-width: 219px) 100vw, 219px" /></a>Non c’è mai una via di mezzo nei giudizi su di loro e questo è un peccato perché anche la seconda fronda dovrebbe riconoscere che al di là della loro ideologia politica di cui non hanno mai fatto mistero i Wu Ming scrivono eccellentemente e raramente un loro libro non è stato all’altezza delle aspettative.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo “Q” che chi scrive reputa un capolavoro assoluto, sicuramente dentro una lista dei dieci migliori libri di sempre (“c’è una vita prima e una vita dopo aver letto Q”, dice qualcuno), “54” “Asce di guerra” e altri romanzi riconducibili a uno o più scrittori del collettivo, “L’armata dei sonnambuli” è senz’altro uno dei punti più alti della loro folta produzione letteraria.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">La costruzione dei personaggi, l’intreccio della trama, la ricostruzione di una Francia appena attraversata dal cambiamento che è la madre di tutti i cambiamenti, sono una delizia per l’occhio del lettore. Ogni singola sfumatura sembra studiata nei dettagli, e le fonti storiche come al solito quando si parla dei Wu Ming sembrano solide e inoppugnabili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Rivoluzione e controrivoluzione, dal terrore giacobino a quello bianco un’anatomia che non tralascia niente: Vandea, Parigi, Belgio, periferie. Il tutto condito dal “romanzo” che in questo caso tratta del mesmerismo, dell’ipnosi e delle conseguenze di questi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Poi ovviamente c’è l’analisi politica che riflette le convinzioni di chi scrive; come dicevamo i Wu Ming non hanno fatto mai mistero delle loro idee e per i pochi che sono ancora all&#8217;oscuro di queste basta fare un salto sul loro blog “Giap” (un nome di certo non casuale). Ma al di là di queste dicevamo, un lettore dovrebbe riconoscere comunque la loro grande capacità di scrittura. Magari poi sul fatto che la rivoluzione non si sia pienamente compiuta perché “non sono state tagliate abbastanza teste” si può, ovviamente, dissentire. </span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">A caldo chi scrive questa recensione gli ha assegnato un 87 percento sulla “scala di Q”, dopo qualche giorno di metabolizzazione questa percentuale può anche aumentare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Allons enfants!</i></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><b>J. Mnemonic</b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il silenzio su  Don Inzoli</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-silenzio-su-don-inzoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2014 09:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[CL]]></category>
		<category><![CDATA[comunione e liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[don Inzoli]]></category>
		<category><![CDATA[wu ming]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un anno di latitanza, riappare un nostro articolo sul sito di Internazionale.  Si intitola «Le suore di Trento».Nei commenti sotto, la polemica infuria: mentre scriviamo ci sono già 90 commenti ed è la fiera del «non è questo il punto». Non è mai quello, il punto. E poi l’URSS, la Germania Est, la Stasi… Ma scusateci se [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-silenzio-su-don-inzoli/">Il silenzio su  Don Inzoli</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #000044;">Dopo un anno di latitanza, <strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;"><a style="color: #074173;" href="http://www.internazionale.it/opinioni/wu-ming/2014/07/21/le-suore-di-trento/">riappare un nostro articolo sul sito di <em style="font-weight: bold; font-style: italic;">Internazionale</em></a></strong>.  Si intitola «Le suore di Trento».<br />Nei commenti sotto, la polemica infuria: mentre scriviamo ci sono già 90 commenti ed è la fiera del «non è questo il punto». Non è mai quello, il punto. E poi l’URSS, la Germania Est, la Stasi…</p>
<p style="color: #000044;">Ma scusateci se cogliamo l’occasione per scrivere due cosette su <a style="color: #074173;" href="https://www.google.com/search?btnG=1&amp;pws=0&amp;q=Mauro+Inzoli&amp;gws_rd=ssl">don Inzoli</a> (<a style="color: #074173;" href="https://twitter.com/search?q=%23Inzoli&amp;src=typd">#Inzoli</a>). Non c’entra, sia chiaro. È una storia diversa. Non facciamo collegamenti a cazzo di cane, su… Però cogliamo l’occasione. Giusto un rapido riassunto della vicenda, per chi non l’ha seguita via Twitter.<span id="more-12535"></span></p>
<p style="color: #000044;"><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/08/Inzoli.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12536" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/08/Inzoli-300x195.jpg" alt="Inzoli" width="300" height="195" /></a>Il 27 giugno 2014 la stampa di Crema dà <a style="color: #074173;" href="http://www.cremonaoggi.it/2014/06/27/pedofilia-arrivata-la-sentenza-definitiva-per-don-mauro-inzoli/">una notizia-bomba</a>… che però rimane inesplosa: dopo una prima sentenza risalente al 2012, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha condannato in secondo grado per abusi su minori monsignor <strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">Mauro Inzoli</strong>, già presidente del Banco Alimentare e vicepresidente della Compagnia delle Opere, più volte <a style="color: #074173;" href="http://www.meetingrimini.org/news/default.asp?id=676&amp;id_n=878">mattatore al Meeting di Rimini</a> nonché – si è scritto da più parti – confessore di <strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">Roberto Formigoni</strong>.<span id="more-18209"></span><br />Inzoli era soprannominato «don Mercedes» perché amante del lusso e dei macchinoni, nella più pura osservanza dello stile evangelico. Se oggi tornasse tra gli uomini, lo stesso Gesù si sposterebbe in Porsche.<br />Particolare importante, a Crema don Inzoli aveva fondato l’associazione «Fraternità», per anni affidataria di molti minori soggetti a tutela.<br />In rete, riferimenti a sue (presunte) molestie nei confronti di minori<a style="color: #074173;" href="http://geniv.forumcommunity.net/?t=5492349&amp;st=30">risalgono almeno al 2007</a> e nessuno li ha mai rimossi.</p>
<p style="color: #000044;">Da quella condanna è trascorso quasi un mese, e l’informazione su questa storia, che pure sarebbe di portata nazionale, l’hanno fatta quasi solo la stampa locale di Crema e Cremona (come se Inzoli fosse un qualunque prete di provincia e non uno dei più importanti capi di CL!) e i non molti giornalisti freelance che ne hanno scritto in rete (<a style="color: #074173;" href="http://mazzetta.wordpress.com/2014/06/28/la-scandalo-inzoli-un-pedofilo-per-il-papa-uno-sconosciuto-per-media-e-magistratura/">il primissimo è stato Mazzetta</a>). Per quanto riguarda i giornali nazionali, è uscito prima un articolo – purtroppo poco attento ai veri nodi della questione, per questo <a style="color: #074173;" href="https://twitter.com/Wu_Ming_Foundt/status/487540125992497152">lo abbiamo criticato</a> – sul <em style="font-weight: inherit; font-style: italic;">Fatto Quotidiano</em>, poi <a style="color: #074173;" href="http://ilmanifesto.info/quelle-notizie-su-cl-che-nessun-giornale-vuole-pubblicare/">uno sul <em style="font-weight: inherit; font-style: italic;">Manifesto</em></a>, a nostro avviso meritorio perché collegava la vicenda Inzoli ad altri sommovimenti nel mondo ciellino di cui i media non stanno rendendo conto.</p>
<p style="color: #000044;">Sì, perché siamo di fronte a un silenzio <em style="font-weight: inherit; font-style: italic;">agghiacciante</em> dei grandi mezzi di informazione, che pure sono stati più e più volte sollecitati a occuparsene. Per settimane svariati lettori hanno mandato link su Inzoli e segnalato la vicenda a decine di opinion-maker e direttori di testate. Risultato? Altri mattoni nel muro di silenzio. Zero righe su Repubblica; un solo trafiletto sulle pagine cremonesi del Corriere, niente su quelle nazionali; niente sulla Stampa; zero minuti alla Rai.</p>
<p style="color: #000044;">All’epoca della prima sentenza di condanna, i due big della stampa nazionale ne avevano scritto: ecco <a style="color: #074173;" href="http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/12_dicembre_12/crema-prete-mercedes-ridotto-stato-laicale-inzoli-2113122935342.shtml">un articolo</a>, ed eccone <a style="color: #074173;" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/12/14/dal-lusso-allombra-degli-abusi-sessuali-tutti.html">un altro</a>. Stavolta nulla. Perché? Cos’è cambiato, nel frattempo?</p>
<p style="color: #000044;">«Beh, ci sono state le Larghe Intese…», ha malignato qualcuno in rete. Formigoni, Lupi e l’intero mondo CL sono al governo col PD di Renzi. Non vorrai mica disturbare il manovratore?<br />Qualcuno ha persino segnalato <a style="color: #074173;" href="http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/04/news/ecco-chi-e-marco-carrai-il-gianni-letta-di-matteo-renzi-1.139920">un’inchiesta dell’Espresso</a> sul “braccio destro” e consigliere n.1 di Renzi, <strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">Marco Carrai</strong>. Vi si legge che la Compagnia delle Opere in Toscana «è presieduta da Paolo Carrai e da Leonardo Carrai, alla guida del Banco alimentare, altra opera ciellina: i cugini di Marco».<br />Diversi hanno anche ricordato che le Coop ex-”rosse” e la CdO fanno affari insieme da anni, e sovente esponenti dei due blocchi di potere economico finiscono coinvolti nelle stesse inchieste…</p>
<p style="color: #000044;">Mah, forse troppo “meccanicistica”, come spiegazione: il padronato ordina il silenzio, la stampa esegue.<br />Il problema è che altre spiegazioni non se ne sono trovate. Persino quando i media han dedicato servizi alla condanna papale dei preti pedofili, non si è fatto alcun riferimento (nessuno, zero!) a un caso enorme come quello di don Inzoli. Eppure è il più recente e il più altolocato.</p>
<div style="color: #000044;" align="center" data-twttr-id="twttr-sandbox-0"> </div>
<p style="color: #000044;">Per chiunque altro – e ne siamo sicuri perché <a style="color: #074173;" href="http://www.carmillaonline.com/2007/04/29/dossier-i-precedenti-del-caso-rignano-flaminio-1a-parte/">ci siamo occupati a lungo di questi temi</a> – i media avrebbero tirato fuori pece e piume. C’è chi, con simili accuse (senza bisogno di sentenze) è stato crocifisso, massacrato, sbattuto su tutte le prime pagine come «mostro», per poi essere assolto, ma intanto aveva avuto la vita distrutta. Per Inzoli, invece, guanti bianchi e rumori ovattati. Questo è un caso di <em style="font-weight: inherit; font-style: italic;">disuguaglianza di fronte alla gogna</em>. Due pesi e due misure, corrispondenti a CL e non-CL?</p>
<p style="color: #000044;">Più degli abusi stessi, a inquietare è proprio la compattezza nel silenzio. C’è un cordone sanitario mediatico intorno a Inzoli e CL? «Se questo cordone non c’è», scrivevamo su Twitter due settimane fa, «che lo si dimostri facendo inchiesta o almeno dando, seppure in ritardo, la notizia.» E invece niente.</p>
<p style="color: #000044;">Su Inzoli e sulla sentenza dell’ex-Sant’Uffizio, silenzio addirittura<em style="font-weight: inherit; font-style: italic;">tombale</em> da parte degli enti e fondazioni che ha diretto per anni. Non abbiamo trovato nessun comunicato del Banco Alimentare, di cui «don Mercedes» è stato presidente dal 1997 al 2012, anno dell’istruttoria e della prima sentenza. Non un rigo, che fosse di chiarimento, di rammarico, di presa di distanze o di solidarietà umana… Zero. Ricordiamo che nel 2007, quando <a style="color: #074173;" href="http://www.lamappaperduta.com/don-gelmini.php">un’inchiesta per abusi su minori coinvolse <strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">don Pierino Gelmini</strong></a>, Inzoli e tutto il Banco Alimentare solidarizzarono con lui:</p>
<blockquote style="font-style: italic; color: #00004d;">
<p>«Milano, 3 ago. 2007 – (Adnkronos) – Dopo la notizia dell’avvio di un’indagine, condotta dalla magistratura di Terni, che vede coinvolto don Pierino Gelmini fondatore della “Comunità Incontro”, il presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus, monsignor Mauro Inzoli, manifesta la sua solidarietà e vicinanza al religioso. “A nome di tutta la Rete Banco Alimentare -dichiara Inzoli- ci sentiamo addolorati ma certi della vittoria del bene. Con immutata stima, vogliamo condividere questa prova fino alla fine, sicuri che nulla va perduto.”»</p>
</blockquote>
<p style="color: #000044;">Eppure, quando il suo stesso presidente è stato coinvolto in un’inchiesta per abusi su minori (ancorché condotta dalle autorità ecclesiastiche e non dallo Stato), il Banco Alimentare non si è dichiarato «addolorato», né «certo della vittoria del bene», né ha espresso «immutata stima». Davvero strano.<br />Stesso silenzio da parte della Compagnia delle Opere tutta, come se questo Inzoli nessuno lo avesse mai sentito nominare. E neppure una riga sulle riviste di area CL, come <em style="font-weight: inherit; font-style: italic;">Tempi</em>, diretta da <strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">Luigi Amicone</strong>(sed magis amicus…?) Una riflessione col cuore in mano, una dolorosa autocritica, un dibattito su com’è stata vissuta la vicenda nel mondo ciellino… Nulla di tutto questo. Una casa dai vetri oscurati, come quelli delle limousine.</p>
<p style="color: #000044;">Altro silenzio che solleva interrogativi è quello della magistratura: dopo che nel 2012 la stampa (cremasca e, allora, nazionale) diede la notizia della prima indagine interna e condanna da parte della Chiesa, non risulta che la Procura di Crema abbia indagato su quali abusi fossero stati compiuti, con quali complicità e su quali minori. Nelle ultime settimane, due esposti – uno <a style="color: #074173;" href="http://www.cremonaoggi.it/2014/06/30/bordo-sul-caso-inzoli-%E2%80%9Cvengano-restituite-verita-e-giustizia%E2%80%9D/">del parlamentare di SEL<strong style="font-weight: bold; font-style: inherit;">Franco Bordo</strong></a> e l’altro <a style="color: #074173;" href="http://retelabuso.org/blog/30708">della rete L’Abuso</a> – dovrebbero avere smosso qualcosa su quel fronte. Tardivamente, perché – come si dimostrava all’inizio – era dal 2007 che su Inzoli giravano certe storie. In città diverse voci hanno <a style="color: #074173;" href="http://cremonademocratica.org/2014/07/02/riflessioni-sulle-vittime-di-don-inzoli-rifondazione/">parlato di un clima omertoso</a> intorno alla faccenda,<a style="color: #074173;" href="http://www.crema.laprovinciacr.it/news/crema/92823/Don-Inzoli--il-sindaco-.html">lo stesso sindaco</a> ha chiesto ulteriori indagini.</p>
<p style="color: #000044;">Ora, fermatevi un momento a pensare, mentre vi ripetiamo questo dato di fatto: di tutto ciò che abbiamo appena raccontato, i più importanti media nazionali non hanno scritto as-so-lu-ta-men-te nien-te.</p>
<p style="color: #000044;">Buona notte, e buona fortuna.</p>
<p style="color: #000044;"><strong>Wu Ming</strong></p>
<p style="color: #000044;">(articolo preso<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=18209#more-18209"> dal blog Giap,</a> del collettivo di scrittori Wu Ming e ripubblicato in base alle regole del Creative Commons)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-silenzio-su-don-inzoli/">Il silenzio su  Don Inzoli</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Q</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/q/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:33:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[anabattisti]]></category>
		<category><![CDATA[j mnemonic]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Ieri ho domandato a un pargolo di cinque anni chi fosse Gesù. Sapete cosa ha risposto? Una statua». “Q” è un romanzo storico solidissimo ambientato fra il 1517  e il 1555, prende in esame attraverso le vite di due personaggi inventati (ma sono gli unici del romanzo a non essere realmente esistiti) i movimenti “anabattisti” [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Ieri ho domandato a un pargolo di cinque anni chi fosse Gesù. Sapete cosa ha risposto? Una statua». “<strong>Q”</strong></em> è un romanzo storico solidissimo ambientato fra il 1517  e il 1555, prende in esame attraverso le vite di due personaggi inventati (ma sono gli unici del romanzo a non essere realmente esistiti) i movimenti “<strong>anabattisti</strong>” che consideravano Lutero un traditore delle rivolte da lui ispirate.<span id="more-10259"></span><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft" title="q" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/917a-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /> Da <strong>Thomas Munzter</strong> e il massacro dei suoi contadini a Frankhausen, passando per la rivolta di Munster guidata da <strong>Jan</strong> <strong>Matthys</strong> e <strong>Jan Bockelson</strong>, fino alla fine della comunità <strong>Loista</strong> di Anversa, il protagonista (senza nome), membro attivo di tutte le rivolte anabattiste, si sfida a distanza con <strong>Q</strong>, spia del cardinal Carafa infiltrato nei pericolosi movimenti rivoluzionari.</p>
<p>Il ritmo mozzafiato del romanzo, che alterna il racconto del protagonista alle lettere che Q manda come resoconto al cardinale di cui è servo obbediente, ci fa apprezzare tutta <strong>l’ostinazione </strong>necessaria per continuare a partecipare a battaglie perse forse fin dal principio, ma a cui si deve partecipare comunque perché quel grido “<em>omnia sunt communia</em>” non può e non deve essere ignorato.</p>
<p>Stretti fra l’<strong>Inquisizione cattolica</strong> da un lato e il <strong>traditore </strong>Martin Lutero schierato con i principi tedeschi dall’altro, gli anabattisti non possono non attirare tutta la simpatia del lettore. Simpatia che però svanisce quando gli autori non esitano a mettere in luce come questi abbiano degenerato appena giunti, anche se per breve tempo, al potere. La <strong>follia </strong>del governo anabattista di Munster viene presentata come la vera causa del fallimento del sogno di un mondo più giusto.</p>
<p>La sfida finale fra Q e il protagonista del libro avviene in Italia, a Venezia, terra di <strong>finta tolleranza</strong> che in pochissimo tempo riesce a passare sotto il controllo dell’inquisizione del potentissimo cardinal Carafa; cardinale spietato e potente che coronerà il suo successo sull’ala tollerante della Chiesa cattolica con la sua elezione a papa.</p>
<p>“Q” è l’opera che ha lanciato il gruppo di scrittori conosciuti poi con il nome di <strong>Wu Ming</strong>; edito nel 1999, anno in cui con le guerriglie di <strong>Seattle </strong>il movimento <strong>No Global</strong> si lanciava sulla scena mondiale, movimento di cui i Wu Ming erano parte attiva. Si ricorda infatti il loro impegno nel convincere la gente a recarsi a Genova a protestare contro il <strong>G8</strong> nel luglio del 2001.</p>
<p>Ripensando ai tragici eventi di quei giorni non si può fare a meno di considerare Genova una moderna <strong>Frankhausen</strong>: da una parte schiere di gente che chiedono un mondo migliore, più equo e più umano, dall’altra invincibili truppe corazzate che ricordano a bastonate quale sia la corretta interpretazione dei vangeli.</p>
<p>Se il romanzo abbia portato jella al movimento non è affare di chi è razionalista, ma al di là di questo va comunque ricordata l’onestà intellettuale degli autori che consentono la riproduzione, parziale o totale, di tutte le loro opere per fini non commerciali, tutte scaricabili dal loro sito.<br />Come a ricordare che le uniche battaglie perse sono quelle non combattute…</p>
<p><strong>J. Mnemonic</strong></p>
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