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	<title>western Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>About: The hateful eight</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 19:00:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>[voto: inevitabilmente 8.0/10] L&#8217;ottavo film di Tarantino in realtà è il nono o anche l&#8217;undicesimo. Infatti “The hateful eight” si può considerare ottavo solo considerando Kill Bill Vol. I e Vol. II un unico film e ignorando che il buon Quentin ha diretto un episodio di Four Room e uno di Sin City. “Gli odiosi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/about-the-hateful-eight/">About: The hateful eight</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/about-the-hateful-eight.html/img_0155_new" rel="attachment wp-att-13475"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-13475" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/IMG_0155_NEW-1024x731.jpg" alt="IMG_0155_NEW" width="608" height="434" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/IMG_0155_NEW-1024x731.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/IMG_0155_NEW-300x214.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/IMG_0155_NEW-768x548.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/IMG_0155_NEW-224x160.jpg 224w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/IMG_0155_NEW.jpg 1208w" sizes="(max-width: 608px) 100vw, 608px" /></a></p>
<p>[voto: inevitabilmente 8.0/10]</p>
<p>L&#8217;ottavo film di Tarantino in realtà è il nono o anche l&#8217;undicesimo. Infatti “The hateful eight” si può considerare ottavo solo considerando Kill Bill Vol. I e Vol. II un unico film e ignorando che il buon Quentin ha diretto un episodio di Four Room e uno di Sin City.</p>
<p>“Gli odiosi otto” è un film che, come ci ha abituato il regista di Knoxville, è una miniera d&#8217;oro per gli amanti del <i>gore</i> e delle storie pulp, ma soprattutto, come abitudine per i filma tarantiniani, è un florilegio di omaggi e citazioni. Forse anche il fatto che gli odiosi siano nove alla fine potrebbe essere un omaggio al fatto che i tre moschettieri erano quattro. Insomma quando c&#8217;è Quentin Tarantino in regia tutto è possibile.</p>
<p>Sinceramente anche tutta la storia ci sembra un omaggio a “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.</p>
<p>Kurt Russel, che aveva già lavorato con Tarantino per “Grindhouse” (che di certo non era stato il film più brillante ne&#8217; di Russel ne&#8217; di Tarantino) stavolta tira fuori tutta la sua bravura e il fascino del caro vecchio Jena Plinskeens. Samuel L. Jackson è come al solito perfetto, Jennifer Jason Leigh forse entrerà nel guinness dei primati per il ruolo femminile trattato peggio nella storia del cinema.</p>
<p>La trama? Fondamentalmente quella che si era vista nel trailer: un cacciatore di taglie John Ruth (Russel) vuole incassare i diecimila dollari che gli spettano per aver catturato la temibile Daisy Domergue (Jason-Leigh), a causa di una tempesta si ritrova in una locanda con altri sette uomini di cui due ne ha raccolti lui per strada: l&#8217;altro cacciatore di taglie Marqus Warren (Jackson) e colui che si proclama nuovo sceriffo della città di Red Rock dove stanno andando ovvero il rinnegato Chris Mannix (W. Goggins). Nella locanda si capisce subito che c&#8217;è qualcosa di strano e che qualcuno fra: il presunto boia di Red Rock (Tim Roth), il mandriano triste (Michael Madsen), il generale che ha perso la guerra civile (Bruce Dern) e il messicano Bob che sta sostituendo la legittima proprietaria della locanda andata in vacanza (Demian Bichir); sta complottando per salvare Daisy. Chi sarà? Si scoprirà dopo sifde a suon di parole, personalità ed infine piombo come se piovesse.</p>
<p>Qualcuno ha scritto che il film è un “omaggio a un cinema che non c&#8217;è più”.</p>
<p>Mah! Noi siamo amanti del genere western e abbiamo un&#8217;idea della sua evoluzione. Fin da quella epica che ha visto i suoi migliori interpreti con John Wayne, Yul Brinner, Burt Lancaster e James Coburn. Poi c&#8217;è quella Italiana “prima maniera” di Giuliano Gemma e Franco Nero. Poi quella mitica di Sergio Leone che ha lanciato nell&#8217;olimpo degli dei Clint Eastwood e anche quella scanzonata e surreale di Bud Spencer e Terence Hill. Poi abbiamo visto il western reinventarsi con Clint Eastwood attore e regista ne “Gli Spietati” (oscar una volta tanto meritatissimi) che ha rivitalizzato un po&#8217; il genere insieme al discutibile “Tombstone”. Insomma per farla breve, a nostro giudizio prima di “Django Unchained” e “The hateful eight” un western paragonabile a quello di Tarantino non c&#8217;è mai stato. Ed è per questo che secondo noi questo film pur contenendo tante citazioni (come tutti i film di Tarantino) non è un omaggio a un cinema che non c&#8217;è più, ma la prosecuzione di una nuova visione del western iniziata con il bellissimo “Django Unchained”.</p>
<p>Godetevelo, e lasciate perdere le polemiche sul “troppo crudo”, “troppo sangue”, “troppo troppo”. Tarantino o si odia o si ama. E noi lo amiamo finanche al punto di perdonargli “Bastardi senza gloria”.</p>
<p><b>J. Mnemonic</b></p>
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		<title>Django unchained, il western non muore mai</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/django-unchained-il-western-non-muore-mai/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 18:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta, nel vecchio west, un cavaliere solitario che si trascinava dietro una cassa da morto. Il cavaliere si chiamava Django e dentro la bara c&#8217;era una mitragliatrice con cui avrebbe compiuto la sua vendetta per la moglie uccisa. Django, film del 1966 considerato una pietra miliare del genere spaghetti western vedeva come protagonista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta, nel vecchio west, un cavaliere solitario che si trascinava dietro una cassa da morto.</p>
<p>Il cavaliere si chiamava Django e dentro la bara c&#8217;era una mitragliatrice con cui avrebbe compiuto la sua vendetta per la moglie uccisa.<span id="more-11103"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/django-unchained-il-western-non-muore-mai.html/django" rel="attachment wp-att-11104"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11104" alt="Django" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/Django-300x167.jpg" width="300" height="167" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/Django-300x167.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/Django.jpg 691w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Django, film del 1966 considerato una pietra miliare del genere spaghetti western vedeva come protagonista un Franco Nero al suo primo ruolo importante, il film ebbe molti figli illegittimi (cioè dei sequel che non c&#8217;entravano nulla con l&#8217;originale come si usava in quegli anni) ma soprattutto è stato molto apprezzato (all&#8217;estero più che in Italia) tant&#8217;è vero che in questi giorni, 47 anni dopo, il mitico Quentin Tarantino fa uscire Django Unchained in omaggio a quel genere western che ha condizionato la sua adolescenza.</p>
<p>Sappiamo la passione del regista del Tennessee per i film western e polizieschi italiani degli anni sessanta e settanta del secolo scorso, anzi possiamo dire che tutta la sua fortunata carriera è un omaggio a quei film, considerati spesso di serie B.</p>
<p>Se “Le iene”, “Pulp Fiction” e “Jackie Brown” hanno rappresentato il suo omaggio ai polizieschi “Django unchained” è il suo primo omaggio al western puro (anche se sappiamo che la scena finale de “le iene” è anch&#8217;essa un omaggio al finale de “il buono, il brutto e il cattivo”).</p>
<p>Del film originale non rimane niente o quasi, la trama è completamente originale, Django in questo caso è uno schiavo liberato (Jamie Foxx) che viene preso come collaboratore da un cacciatore di taglie di orgine tedesca il Dr. Schultz (Cristoph Waltz). Unico collegamento con il film del 1966 la ricerca di Django della moglie, anche lei schiava separata da lui da padroni crudeli.</p>
<p>La regia di Tarantino è sempre magistrale, il suo nome è oramai un sinonimo di garanzia che fa acquistare il biglietto a occhi chiusi, e in questo caso non si fa prendere troppo la mano con la sua voglia di stupire come ha fatto in “Bastardi senza gloria” che sarebbe stato un ottimo film se non avesse messo in scena l&#8217;uccisione di Adolf Hitler in un cinema a Parigi, cosa che ha lasciato perplesso più di uno spettatore.</p>
<p>Il cast oltre ai due citati si arricchisce di Samuel L. Jackson, Leonardo Di Caprio, Don Johnson, dell&#8217;amichevole partecipazione di Franco Nero e dell&#8217;immancabile cameo dello stesso Quentin Tarantino.</p>
<p>Il film rappresenta l&#8217;ennesima rinascita del genere western, sempre dato per morto ma che puntualmente, di tanto in tanto torna a sbancare il botteghino e probabilmente a vincere premi importanti come è successo all&#8217;inizio degli anni novanta con “Balla coi lupi” e “Gli spietati”.</p>
<p>Con l&#8217;uscita del film è arrivata l&#8217;eco di qualche polemica sul fatto che questo non mostrerebbe troppo seriamente il razzismo degli stati sudisti pre-guerra civile; in realtà dopo aver visto il film non ci sembra che queste accuse possano essere ritenute fondate. La crudeltà degli schiavisti e il razzismo di chi non poteva tollerare che un nero andasse a cavallo sono ben mostrate, il resto è una storia pulp (non potrebbe essere altrimenti con Tarantino come regista) fantasiosa e irreale quanto si vuole ma che rientra nei parametri della fiction cinematografica.</p>
<p>Oltre a recarsi al più presto al cinema consigliamo ai fan di Quentin Tarantino di ordinare anche una copia della colonna sonora, da segnalare che fra gli autori di questa c&#8217;è anche Ennio Morricone che ha scritto un pezzo per Elisa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>J. Mnemonic</b></p>
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