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	<title>vincenzo bisso Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Emigrare per morire con dignità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 16:41:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I giornali di questi giorni hanno raccontato la storia di Vittorio Bisso. Malato di Sla, si è sottoposto a cure anche all&#8217;estero, ma dopo il peggioramento irreversibile della malattia ha scelto la strada che lo ha portato al suicidio assistito in Svizzera. Era un ex assessore comunale di Dolo (VE), un comunista (del PdCI per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I giornali di questi giorni hanno raccontato la storia di Vittorio Bisso. Malato di Sla, si è sottoposto a cure anche all&#8217;estero, ma dopo il peggioramento irreversibile della malattia ha scelto la strada che lo ha portato al suicidio assistito in Svizzera. Era un ex assessore comunale di Dolo (VE), un comunista (del PdCI per l&#8217;esattezza), un ateo e per di più sbattezzato come riporta con dovizia di particolari il Corriere della Sera nella sua edizione on line veneta.<span id="more-10686"></span> <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/07/svizzera-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-10689" title="svizzera-1" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/07/svizzera-1.jpg" alt="" width="180" height="180" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/07/svizzera-1.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/07/svizzera-1-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a>Come se questi particolari dovessero in qualche modo &#8220;giustificare&#8221; la sua scelta. In realtà non occorre essere ne&#8217; atei ne&#8217; comunisti per chiedere una morte dignitosa e non finire intubati e incoscienti per chissà quanti anni; occorre semplicemente avere una concezione non fideistica della vita e ritenere legittima la propria autodeterminazione.<br />
Purtroppo il vergognoso opportunismo della politica italiana porta i nostri rappresentanti a ignorare, anzi, a calpestare i diritti di migliaia di persone che non chiedono altro se non rispetto per le proprie scelte. Non è un caso se nel nostro paese il partito di maggioranza relativa (stando ai sondaggi attuali) pur &#8220;progressista&#8221; (per quel che può significare) sulla carta, è ostaggio degli integralisti cattolici presenti al suo interno: Rosy Bindi e Giuseppe Fioroni che pur orfani della capofila Paola Binetti riescono ad impedire un benché minimo passo avanti del partito sulle &#8220;tematiche eticamente sensibili&#8221; come anacronisticamente continuano a definirle.<br />
Diritti. Diritti umani e diritti civili. Di questo si deve parlare. Quando si nega un diritto, in questo caso il diritto a decidere sulla propria vita e come debba finire, si dice in modo goffo e bigotto che la vita non è disponibile. Cosa che oltre ad essere filosoficamente ridicola è anche falsa. In realtà tutti hanno il potere di decidere del proprio fine-vita. Se lo Stato (che in Italia non meriterebbe neanche la maiuscola) è cosi arretrato da impedire la &#8220;dolce morte&#8221; per sua manifesta sudditanza alla religione di maggioranza, chiunque può sopperire con soluzioni di vario tipo più o meno eclatanti e porre fine alle proprie sofferenze se queste risultano insopportabili. Chiunque, tranne due tipi di persone. Coloro che proprio per averle provate tutte contro la malattia si trovano in condizione di non gestire più il proprio corpo (Nuvoli, Welby) e coloro che devono la loro condizione a un incidente improvviso (Englaro). Che i talebani cattolici lo abbiano ben chiaro in mente, tutta la loro cattiveria e intransigenza si risolve in un controllo di poche persone sfortunate che devono sottostare all&#8217;incapacità di uno Stato prigioniero di un altro Stato teocratico che vive al suo interno.<br />
Proprio per evitare di trovarsi in queste condizioni Vittorio Bisso ha scelto liberamente e consapevolmente di percorrere quella strada che molti prima di lui hanno percorso e molti dopo di lui percorreranno. Una fine discreta e riservata. Altri hanno fatto scelte più rumorose, come Mario Monicelli. Altri ancora scelgono di vivere la loro vita fino in fondo, qualunque essa sia: incosciente, legata alle macchine o a dolori insopportabili. La differenza è che questi ultimi nessuno si permette di giudicarli.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Dolore garantito per legge</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/dolore-garantito-per-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 18:45:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[dagoberto frattaroli]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio assistito]]></category>
		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi la stampa ha riportato la notizia del suicidio assistito di Vittorio Bisso, consigliere comunale di un paese del Veneto, colpito appena due anni fa dalla SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, malattia ad andamento progressivo che conduce nell’arco di alcuni anni alla completa paralisi del corpo e, infine, alla morte. Consapevole degli sviluppi della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi la stampa ha riportato la notizia del suicidio assistito di Vittorio Bisso, consigliere comunale di un paese del Veneto, colpito appena due anni fa dalla SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, malattia ad andamento progressivo che conduce nell’arco di alcuni anni alla completa paralisi del corpo e, infine, alla morte. <br />Consapevole degli sviluppi della sua malattia, Bisso aveva da qualche tempo pensato al proprio trapasso.<span id="more-10679"></span><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone" title="eutanasia" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/eutanasia.jpg" alt="" width="250" height="230" /> Era fermamente deciso a tenere lontano da sé tubi, sondini, flebo e macchine pulsanti, strumenti utili solo a prolungare una vita sempre più difficile e si era organizzato per evitare a sé e ai suoi cari tutto questo. Fino a che era in grado di scegliere ha voluto farlo e i familiari l’hanno sostenuto in questa scelta. Aveva preso contatti con l’Associazione Dignitas, che si occupa di suicidi assistiti in territorio elvetico, e aveva salutato i parenti e gli amici incontrandoli uno a uno. Lunedì scorso è partito per la Svizzera con la moglie e martedì mattina le sue mani hanno portato con difficoltà alla bocca il mix di farmaci che avrebbe spento la sua vita. In pochi minuti ha perso conoscenza e poco dopo è morto. Il tutto senza ombra di dolore. I giornali ci dicono che quando le sue ceneri torneranno in Italia i parenti e gli amici si riuniranno per commemorarlo con una sobria cerimonia laica.<br />Bisso ha voluto morire serenamente e in modo coerente con le idee che più volte aveva espresso: “No all’accanimento terapeutico” e “Decido io della mia vita”. <br />Quello che colpisce in questa vicenda, così come ci viene raccontata, è la pacatezza dei sentimenti e il clima di serenità in cui Bisso e i familiari hanno vissuto gli ultimi giorni di vita. Non c’è alcun senso di disperazione né dolore fisico straziante, ma solo la constatazione dell’ineluttabilità di un evento e la matura consapevolezza delle proprie scelte.<br />Quest’alta testimonianza di dignità personale suscita rispetto e ammirazione, ma subito dopo nascono gli interrogativi. Perché mai per avere una morte dignitosa come quella di Bisso occorre andare all’estero, sobbarcandosi gravi disagi per il malato e la sua famiglia e gravosi oneri economici che non tutti sono in grado di sostenere?<br />Perché anche in Italia non si consente di poter volontariamente terminare la propria vita sottraendosi al dolore di una lunga agonia, priva di scopo e di speranza, che lacera il corpo del malato e disgrega la rete dei sentimenti familiari? <br />Perché il malato che non voglia affrontare un futuro privo di dignità in un letto di ospedale non ha oggi vie d’uscita se non quella di un tragico e violento suicidio?<br />In che cosa la Svizzera è diversa dall’Italia? Perché là sono permessi comportamenti in Italia non consentiti? <br />In Italia un’uscita “dolce” dalla vita non è possibile &#8211; anzi è addirittura vietata e punita dalla legge – e, quel che è peggio, non si parla affatto di una sua futura diversa regolamentazione. E’ un argomento assente dai dibattiti pubblici e dai programmi dei partiti. Sembra proprio che le forze politiche non abbiano alcun interesse a sollevare un problema spinoso che creerebbe gravi contrasti e soprattutto entrerebbe in collisione con una certa cultura che ancora oggi non riconosce un diritto fondamentale della persona, quello all’autodeterminazione, e si oppone ad ogni possibile minima apertura.<br />Mi riferisco al pensiero della Chiesa cattolica, organizzazione in grado di imporre ai cittadini italiani comportamenti coerenti con le sue astruserie teologiche che affermano l’indisponibilità da parte dell’individuo della propria vita. “Siamo figli di Dio, Egli ci ha regalato la vita e quindi solo a lui spetta togliercela” ci dice il Catechismo. E ancora “Il suicidio è inaccettabile al pari dell’omicidio: un simile atto costituisce il rifiuto della sovranità di Dio e del suo disegno di amore” insegna Giovanni Paolo II. <br />Il guaio è che chi non crede a queste puerilità è costretto a vivere e comportarsi come se ci credesse, perché la Chiesa, nonostante il rispetto per il prossimo continuamente proclamato, fa di tutto per sottrarre ai cittadini, credenti o non credenti, il diritto di disporre della loro vita e del loro corpo.. <br />Può sembrare che la posizione della Chiesa cattolica e quella di chi afferma l’autodeterminazione dell’individuo sulle questioni di fine vita &#8211; che definiremo per brevità “laici” &#8211; siano equivalenti anche se opposte, ma a ben guardare non siamo alla presenza di una pura contrapposizione tra sì e no. Non si tratta di scegliere tra la vita e la morte come opportunisticamente talvolta si afferma: non è vero che i laici sono per la morte e la Chiesa cattolica per la vita. I laici sostengono per sé e per gli altri, in nome della libertà individuale, il diritto di morire dignitosamente mentre la Chiesa nega tale diritto. Se la posizione laica consente di scegliere cosa fare del proprio fine vita la posizione cattolica impone invece il divieto di scelta. A una facoltà si contrappone quindi un divieto. <br />Poiché le vigenti leggi italiane non consentono il suicidio assistito né tantomeno l’eutanasia, la Chiesa Cattolica non ha alcun interesse a modificarle. Quasi tutto il mondo politico, attentissimo a tutto ciò che è gradito a Oltretevere, di cui è disposta a esaudire i desideri prima ancora che siano espressi, si guarda bene dal proporre o sostenere qualunque progetto di legge che introduca elementi di novità sull’argomento del fine vita, a meno che questo non peggiori la situazione esistente. <br />E’ quello che è successo con il disegno di legge Calabrò, relativo alle disposizioni anticipate di fine vita ancora all’esame del Parlamento, progetto che se approvato, peggiorerebbe la situazione esistente costringendo i malati, credenti e non credenti, a un’infinita agonia in un letto di ospedale. Pur di raggiungere questo scopo il disegno di legge giunge a contrastare l’orientamento della comunità scientifica quando classifica la nutrizione artificiale come “sostentamento vitale” sottraendola così alla possibilità di poterla rifiutare. <br />Intorno agli eventi di fine vita si assiste ancora una volta alla drammatica rappresentazione di quella filosofia del dolore in cui nei secoli si è esaltata la mistica cattolica, ma ancor oggi pienamente valida ed attuale come opportunamente ricordato da papa Giovanni Paolo II: ”Il dolore è una partecipazione alla Passione di Cristo ed è unione al sacrificio redentore che ha offerto in ossequio alla volontà del Padre”.</p>
<p><strong>Dagoberto Frattaroli</strong></p>
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