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	<title>telmo pievani Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>RIVISTA “CIVILTÀ LAICA” N. 38 &#8211; Evolution Day Magazine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Agnieszka Goclowska]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 09:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[rivista]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
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		<category><![CDATA[ecvoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[guido barbujani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il Darwin Day nasce poco dopo la morte di Sir Charles Darwin nel 1882 per diffondere la sua rivoluzionaria teoria sull’origine delle specie viventi (di tutte le specie, uomo compreso) e nel contempo difenderla dagli attacchi isterici di chi lo vedeva come un attacco nichilistico che voleva allontanare l’uomo da dio, dalla verità, dal [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/rivista-civilta-laica-n-38-evolution-day-magazine/">RIVISTA “CIVILTÀ LAICA” N. 38 &#8211; Evolution Day Magazine</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-34629" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c.jpg" alt="" width="397" height="554" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c.jpg 623w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c-215x300.jpg 215w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c-115x160.jpg 115w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></p>
<p>Il Darwin Day nasce poco dopo la morte di Sir Charles Darwin nel 1882 per diffondere la sua rivoluzionaria teoria sull’origine delle specie viventi (di tutte le specie, uomo compreso) e nel contempo difenderla dagli attacchi isterici di chi lo vedeva come un attacco nichilistico che voleva allontanare l’uomo da dio, dalla verità, dal paradiso e trascendenze antropocentriche varie.</p>
<p>Grazie alla nostra associazione nel 2005 anche Terni ha cominciato ad ospitare questi incontri e il fatto che 123 anni dopo la morte del naturalista inglese ci fosse stato ancora bisogno di diffonderla e difenderla era evidente visto che solo l’anno prima Lady Moratti aveva provato a cancellarlo dalle scuole. E se formalmente la pessima figura internazionale fu evitata grazie all’intervento della Montalcini, di quell’azione antiscientifica oggi scontiamo ancora i danni.</p>
<p>Scienziati/e diversamente competenti e blogger (che da lì a breve sarebbero diventati influencer e poi tiktoker) in cerca di notorietà ne approfittarono infatti per rilanciare teorie creazioniste e simili grazie al web. Siti di divulgazione antiscientifica che rispolveravano Sermonti, professori/e di Scienze liceali che si vantavano di non insegnare l’evoluzione umana, giornalai e giornalaie su you tube per raccontare al mondo di aver ucciso una zanzara e averla sottoposta subito dopo all’esame del Carbonio 14 ottenendo un risultato di un milione di anni di età, e quindi che tutte le datazioni dei fossili erano sballate (sic).</p>
<p>Se è vero che dal letame crescono i fior da tale spettacolo c’è di buono che molti accademici si convinsero che non si poteva dar per scontato nulla, e che le scoperte scientifiche vanno spiegate, e va spiegato ogni loro possibile uso, per non dar spazio ai cialtroni che approfittano dell’ignoranza altrui.</p>
<p>Così abbiamo trovato molti amici accademici che si sono resi disponibili per questa avventura e per dieci anni abbiamo cercato di contrastare la disinformazione antiscientifica con dei Darwin Day classici sull’Evoluzione Biologica nella sua Sintesi Moderna (o Neodarwinismo). Poi abbiamo deciso di spostare il tiro e passare agli Evolution Day, in cui ci siamo occupati di scienza a più ampio respiro, perché non si può sempre essere legati a dibattiti di retroguardia (“Ma come pensi che si possa formare casualmente un organo come il cervello?”, “Il secondo principio della Termodinamica però&#8230;”) mentre la scienza va avanti. Oggi si parla di Evoluzione Biologica a ben altri livelli rispetto alle ridicole argomentazioni anti-evoluzioniste.</p>
<p>Riteniamo di darvene un esempio concreto con questa doppia intervista sullo “stato delle cose” a due dei nostri ospiti di questa ventennale avventura di divulgazione scientifica, che ringraziamo per la loro non certo scontata disponibilità a collaborare ed anche per essere fra quelle persone che hanno ben capito quanto sia fondamentale non chiudere la scienza (quindi la sapienza e la conoscenza) nelle elitarie torri di avorio degli illuminati, ma di diffonderla e spiegarla anche ai non accademici.</p>
<p>Certo, questi ultimi devono aver voglia di apprendere, e non di veder confermato quello che si pensa grazie dal social-algoritmo. È più faticoso lo sappiamo&#8230; per questo cerchiamo di darvi una mano!</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38_online.pdf">DOWNLOAD RIVISTA</a><br />
</p>
<a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38_online.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max" data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">cl38_online</a>
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		<title>Evolution Day 2022: &#8220;Scienza e/è Democrazia&#8221; con Telmo Pievani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/evolution-day-2022-scienza-e-e-democrazia-con-telmo-pievani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 10:47:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>il , il filosofo della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani sarà protagonista dell&#8217; organizzato da Arpa Umbria, SAFA e Associazione Culturale Civiltà Laica presso la Biblioteca di Arpa Umbria a . Introdurranno la conferenza Luca Proietti, Direttore Generale di Arpa Umbria, e Alessandro Chiometti, presidente di Civiltà Laica. Nel corso del pomeriggio sarà possibile visitare la mostra “I [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-22472" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22-1024x1024.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22-1024x1024.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22-300x300.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22-150x150.jpg 150w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22-768x768.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22-1536x1536.jpg 1536w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22.jpg 2048w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/02/pievani-22-160x160.jpg 160w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>il  , il filosofo della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani sarà protagonista dell&#8217;  organizzato da Arpa Umbria, SAFA e Associazione Culturale <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl gpro0wi8 oo9gr5id lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/civiltalaica/?__cft__[0]=AZVYqaW1_3VtTnzZdYmKZPByYign3O94OfPrDtNHllCu3PRPy-h5qNZmDGfar9I-S8ktk49upRwNdGLme-MSx-fwta6n5SSkxJu02iAzI7sVzpemsat9-Y4MZAs0xbw3k_8Oj0LhfIxCINRCXxGuXzAF&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">Civiltà Laica</span></a> presso la Biblioteca di Arpa Umbria a .</p>
<p>Introdurranno la conferenza Luca Proietti, Direttore Generale di Arpa Umbria, e Alessandro Chiometti, presidente di <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl gpro0wi8 oo9gr5id lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/civiltalaica/?__cft__[0]=AZVYqaW1_3VtTnzZdYmKZPByYign3O94OfPrDtNHllCu3PRPy-h5qNZmDGfar9I-S8ktk49upRwNdGLme-MSx-fwta6n5SSkxJu02iAzI7sVzpemsat9-Y4MZAs0xbw3k_8Oj0LhfIxCINRCXxGuXzAF&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">Civiltà Laica</span></a>.<br />
Nel corso del pomeriggio sarà possibile visitare la mostra “I volti della scienza”, realizzata da Arpa Umbria. Nella Biblioteca di Arpa sarà anche allestito un book corner con libri su Darwin e la teoria dell’evoluzione.</p>
<p>Info: 348-4088638   comunicazione@arpa.umbria.it;   info@civiltalaica.it</p>
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		<title>Su scimpanzé e pseudo intellettuali</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/sassolini-nelle-scarpe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 08:59:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[eugenio scalfari]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[MicroMega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piccola citazione presa dall&#8217;articolo di Telmo Pievani che apre l&#8217;almanacco della scienza 2017 di MicroMega, di cui Civiltà Laica consiglia, non da oggi, una lettura attenta e ragionata. [&#8230;] Un paio di milioni di anni prima di Panomo era vissuto l&#8217;antenato comune tra noi, gli scimpanzé e i gorilla, mentre 15 milioni di anni fa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/sassolini-nelle-scarpe/">Su scimpanzé e pseudo intellettuali</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/sassolini-nelle-scarpe.html/scalfari-papa" rel="attachment wp-att-14412"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14412" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/scalfari-papa.jpg" alt="" width="295" height="171" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/scalfari-papa.jpg 295w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/scalfari-papa-276x160.jpg 276w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p>
<p><em>Piccola citazione presa dall&#8217;articolo di Telmo Pievani che apre l&#8217;almanacco della scienza 2017 di MicroMega, di cui Civiltà Laica consiglia, non da oggi, una lettura attenta e ragionata.</em></p>
<p>[&#8230;] Un paio di milioni di anni prima di Panomo era vissuto l&#8217;antenato comune tra noi, gli scimpanzé e i gorilla, mentre 15 milioni di anni fa l&#8217;antenato comune tra noi, gli scimpanzé, i gorilla e gli oranghi asiatici, ma questa è un&#8217;altra storia di cuginanze allargate. Fermiamo qui il nostro viaggio all&#8217;indietro nel tempo. Quel fragile e recente ramoscello evolutivo chiamato <i>Homo Sapien</i>s può oggi vantare se non altro un piccolo orgoglio intellettuale: grazie alla scienza sta ricostruendo i fili che materialmente lo legano al maestoso albero della biodiversità terrestre.</p>
<p>Dimenticavo un ultimo aggiornamento fondamentale sulle realzioni filogenetiche tra umani e scimpanzé. Il 23 luglio 2017 <a href="http://espresso.repubblica.it/opinioni/vetro-soffiato/2017/07/19/news/atei-militanti-perche-sbagliate-1.306444">Eugenio Scalfari su l&#8217;Espresso</a> ha annunziato <i>urbi et orbi</i> che gli atei, militanti e nichilisti, hanno un io elementare, “un io che non pensa”. Peggio, essi possiedono “un io di stampo animalesco”. Colpe davvero gravissime, lo stigma dell&#8217;animalità grava su di loro. Che siano il tanto ricercato anello mancante tra l&#8217;uomo e le bestie?<br />
In chiusura ha poi solennemente sentenziato che gli “spiace che gli atei ricordino lo scimpanzé dal quale la nostra specie proviene”. Come se fosse un offesa ricordare uno scimpanzé e, soprattutto, come se la nostra specie provenisse dagli scimpanzé!</p>
<p>Lo svarione non è casuale. Se si continua a non voler cogliere il significato culturale della razionalità scientifica, il valore sociale dell&#8217;impresa tecnico-scientifica, l&#8217;impatto filosofico di nuove scoperte sul mondo, sull&#8217;evoluzione e su noi stessi, prima o poi si finisce per parlare all&#8217;incirca con i toni del discorso di Samuel Wibeforce ai tempi di Darwin. Parafrasando un <span lang="it-IT">commento</span> che scrisse anni fa il Premio Nobel per la fisica Steve Weinberg, lo sforzo di capire la nostra evoluzione è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa, conferendolo un po&#8217; della dignità della tragedia.<br />
Al lettore valutare se l&#8217;omelia contro gli atei-scimpanzè appartenga più alla farsa o alla tragedia.</p>
<p><strong>Telmo Pievani – “Adamo ed Eva nati più volte” da MicroMega n. 6/17 (Almanacco della Scienza 2017)</strong></p>
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		<title>Verso la sesta estinzione di massa?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/verso-la-sesta-estinzione-di-massa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2016 18:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La “defaunizzazione” del pianeta Grandi evoluzionisti ed esperti di bio diversità come Edward O. Wilson e Niles Eldredge lo avevano scritto vent’anni fa: considerando i ritmi vertiginosi della scomparsa delle specie indotti dalle attività umane negli ultimi secoli, la biosfera sta attraversando una “estinzione di massa”, cioè una catastrofe su scala globale. Per la precisione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/verso-la-sesta-estinzione-di-massa.html/dsc_7833" rel="attachment wp-att-13673"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13673" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-1024x685.jpg" alt="DSC_7833" width="605" height="405" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-239x160.jpg 239w" sizes="auto, (max-width: 605px) 100vw, 605px" /></a>La “defaunizzazione” del pianeta Grandi evoluzionisti ed esperti di bio diversità come Edward O. Wilson e Niles Eldredge lo avevano scritto vent’anni fa: considerando i ritmi vertiginosi della scomparsa delle specie indotti dalle attività umane negli ultimi secoli, la biosfera sta attraversando una “estinzione di massa”, cioè una catastrofe su scala globale. Per la precisione, la “Sesta Estinzione di Massa”, dato che nel lontano passato geologico se ne sono registrate almeno cinque, le cosiddette <i>Big Five</i>, grandi ecatombi causate da super eruzioni vulcaniche, da oscillazioni climatiche e cambiamenti nella composizione del l’atmosfera, da impatti di asteroidi sulla terra, o da un intreccio di questi fattori. L’ultima è quella che 65 milioni di anni fa spazzò via buona parte dei dinosauri (tranne uno sparuto drappello che si è poi evoluto negli uccelli) e quasi due terzi di tutti gli altri esseri viventi. Per velocità di impatto e mortalità (sostennero Wilson e colleghi) l’estinzione prodotta dall’uomo oggi non ha nulla da invidiare alle precedenti.</p>
<p>Nel 2011 un team internazionale di Berkeley, guidato da Anthony D. Barnosky, verifica le stime di estinzione, integra i dati paleontologici conquelli attuali, considera tutte le cautele del caso e giunge a una conclusione, alquanto preoccupante, pubblicata su <i>Nature</i>: la sesta estinzione di massa non è ancora in corso, ma ci manca poco e stiamo facendo di tutto per arrivarci. Il titolo dell’articolo su <i>Nature</i> è: <i>La sesta estinzione di massa è già arrivata?</i> [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota1" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">1</a>].</p>
<p>Nel luglio del 2014 un’ulteriore conferma è stata pubblicata su <i>Science</i> e ora le statistiche stanno diventando sempre più realistiche. Secondo i più raffinati calcoli del gruppo di Rodolfo Dirzo, del dipartimento di biologia di Stanford, gli impatti umani sulla biodiversità animale sono diventati oggi una forma di cambiamento ambientale globale che ben presto avrà ripercussioni sulla nostra salute.</p>
<p>Il nostro pianeta non è più lo stesso. L’analisi questa volta non riguarda solo la scomparsa di intere specie, ma anche gli andamenti locali delle popolazioni negli ultimi decenni. Più di trecento specie di vertebrati terrestri si sono estinte dal 1500 a oggi, altre centinaia sono in via di estinzione (circa un terzo del totale) e per tutte, mediamente, si assiste a un calo del 28% nelle popolazioni. Quasi tutti i grandi mammiferi hanno perso almeno la metà della loro specie. Va ancora peggio per gli invertebrati, due terzi dei quali hanno subito un declino del 45% negli ultimi quarant’anni. Gli insetti, per noi icona di diversità e di resistenza, si associano al crollo: un terzo sono in calo; farfalle e falene sono diminuite del 35%; per api e coleotteri va anche peggio [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota2" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">2</a>].</p>
<p>Perdiamo complessivamente ogni anno dalle 11.000 alle 58.000 specie, concentrate soprattutto nelle regioni tropicali (ciò che ha ricavato Edward O. Wilson nel 2003 è 30.000 specie l’anno, una media delle cifre sopra indicate [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota3" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">3</a>]). Si perde una specie ogni venti minuti. Estinguiamo specie che nemmeno abbiamo fatto in tempo a classificare.</p>
<p>Il raggelante termine tecnico coniato da Rodolfo Dirzo su Science è “defaunizzazione dell’Antropocene”: stiamo “de-faunando” il pianeta. Entra co sì nel gergo scientifico il nome finora informale proposto da Paul Crutzen nel 2002 di Antropocene, dato all’epoca “geologica” attuale in cui una specie sola, <i>Homo sapiens</i>, è riuscita in una manciata di secoli ad alterare la composizione gassosa dell’atmosfera e a trasformare la superficie del pianeta [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota4" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">4</a>]. Questa storia di scienza, e di previsioni pessimistiche troppo a lungo ignorate o rimosse, è adesso raccontata in modo appassionante dalla giornalista del <i>New Yorker</i>Elizabeth Kolbert in <i>La sesta estinzione. Una storia innaturale</i>, che ha vinto nel 2015 il premio Pulitzer per la saggistica [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota5" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">5</a>].</p>
<p>Con un certo ritardo, il tema è finalmente finito in prima pagina nel campo della scienza. Dalle specie più carismatiche, come leoni, rinoceronti, scimmioni ed elefanti (la cui estinzione procede a ritmi preoccupanti) alle rane di piccola dimensione (gli anfibi sono ancora più suscettibili, con il 41% di specie a rischio) la perdita totale di specie animali altera la struttura e la funzione degli ecosistemi su cui è basato il nostro benessere. Dal momento che non paghiamo i servizi offerti dall’ecosistema, siamo spesso inconsapevoli dei costi reali per mantenerli. Con la scomparsa di migliaia di specie ogni anno, gli ecosistemi stanno diventando sempre meno efficienti nell’assicurare servizi come la depurazione delle acque, il ciclo dei nutrienti e la manutenzione del terreno. La variabilità genetica delle popolazioni e delle specie è il motore dell’evoluzione, un’assicurazione gratuita contro le malattie e gli attacchi da agenti patogeni. Nell’Antropocene si sta perdendo la diversità genetica [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota6" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">6</a>]: interventi <i>a posteriori</i> potrebbero essere molto più costosi. Ad esempio, il 75% delle colture alimentari mondiali dipendono dagli impollinatori. L’estinzione di popolazioni di pipistrelli, predatori naturali di parassiti, potrebbe causare un ingente danno economico. Siamo commossi per l’estinzione delle tigri, dei rinoceronti e dei panda, ma è la crisi silenziosa degli invertebrati e della microfauna invisibile che ci dovrebbe preoccupare di più.</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/verso-la-sesta-estinzione-di-massa.html/dsc_7847" rel="attachment wp-att-13674"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13674" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-1024x685.jpg" alt="DSC_7847" width="594" height="397" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-239x160.jpg 239w" sizes="auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
<h3>Un catastrofico <i>Homo Sapiens</i></h3>
<p>Abbiamo concentrato le nostre preoccupazioni sugli effetti dell’estinzione, ma per quanto riguarda le cause?</p>
<p>Seguendo il modello del team di Gerta Keller di Princeton [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota7" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">7</a>] riguardo i mol teplici fattori convergenti che causarono l’estinzione alla fine del Cretaceo, una teoria per le estinzioni di massa si basa sull’idea che questi eventi macroevolutivi potrebbero essere non prodotti da una sola causa catastrofica, ma da un <i>mix</i>di condizioni diverse e simultanee. Secondo tali modelli [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota8" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">8</a>] un’estinzione di massa avviene quando vi è una sinergia tra eventi non usuali. Principalmente i parametri sono: (1) accelerazione del cambiamento climatico; (2) alterazioni della composizione atmosferica; (3) fattori di stress ad alta intensità; (4) feedback positivi tra i primi tre.</p>
<p>È possibile applicare tale modello all’impatto che le attività umane hanno sulla biodiversità? Secondo Barnosky e i suoi colleghi la situazione attuale si adatta alla seguente descrizione: (I) dinamiche accelerate relative al clima? <span class="caps">SÌ</span>, in corso; (<span class="caps">II</span>) cambiamenti della composizione atmosferica? <span class="caps">SÌ</span>, in corso; (<span class="caps">III</span>) fattori di stress ad alta intensità? <span class="caps">SÌ</span>, le attività umane da molto tempo; (<span class="caps">IV</span>) feedback positivi tra i primi tre? <span class="caps">SÌ</span>, nella prima fase.</p>
<p>Ma quali sono le cause remote che hanno dato a <i>Homo sapiens</i> il potere di innescare un cambiamento geologico e ambientale? Si tratta di una vecchia storia. Quando i cacciatori paleolitici sono entrati nelle Americhe, in Australia e nelle Isole del Pacifico, è stato provato – anche se permangono dubbi sul possibile ruolo di oscillazioni climatiche concomitanti – che, entro pochi millenni dal loro arrivo, questi primi colonizzatori hanno estinto decine di grandi mammiferi e uccelli non volatori che vi abitavano. La documentazione archeologica mostra una serie di estinzioni regionali di massa di megafauna, dal mo mento che gli animali di queste regioni non erano abituati ai predatori umani e avevano un basso tasso di riproduzione che li rendeva particolarmente vulnerabili. L’impatto ambientale distruttivo della nostra specie è cominciato verso la fine del Pleistocene [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota9" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">9</a>]. Come si vede nelle documentazioni geologiche dei cambiamenti a lungo termine del clima e della composizione atmosferica, l’introduzione dell’agricoltura e del bestiame alla fine dell’ultima era glaciale è stato un grande evento e volutivo e ha accelerato i processi di e stinzione, insieme alla crescita dell’insediamento della popolazione umana in villaggi permanenti, in paesi e città. Siamo una specie invasiva: all’inizio le esplorazioni erano eseguite da piccole bande di cacciatori-raccoglitori; a questo ha fatto seguito l’espansione degli agricoltori e dei pastori, fino a ondate di migrazione umana. Oggi, dopo la rivoluzione industriale, il processo sta procedendo a un ritmo senza precedenti, creando una sorta di “natura addomesticata” [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota10" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">10</a>]. Secondo Niles Eldredge e Norman Myers [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota11" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">11</a>], questo racconto non rappresenta catastrofismo, ma realismo. Il modello <span class="caps">HIPPOC</span> Questa storia non rappresenta quindi una singola attività antropica che è la causa del destino avverso della biodiversità. Ha radici profonde nella storia umana. Attraverso un <i>mix</i> dei diversi comportamenti, con conseguenze variabili, abbiamo generato le condizioni per una crisi di estinzione globale.</p>
<p>Secondo il modello <span class="caps">HIPPO</span> proposto da Edward O. Wilson [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota12" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">12</a>] e qui aggiornato (<span class="caps">HIPPOC</span>), l’impatto umano sulla biodiversità è dovuto a una convergenza di diversi fattori interagenti:</p>
<ul>
<li>H (<i>Habitat</i>): frammentazione degli habitat e alterazione delle relazioni specie-aree (ad esempio la deforestazione, la conversione in pascolo e le coltivazioni intensive, le attività estrattive);</li>
<li>I (<i>Invasive</i>): specie invasive e diffusione di nuovi agenti patogeni (il rimescolamento intercontinentale di specie esotiche causate dai viaggi e dal commercio ha prodotto estinzioni di massa su scala locale per intere regioni, nonché nelle isole e negli arcipelaghi);</li>
<li>P (<i>Population</i>): crescita della popolazione e di macro-agglomerati urbani (produzione di barriere e limitazioni alla dispersione di animali e piante);</li>
<li>P (<i>Pollution</i>): inquinamento (agricoloindustriale, inquinamento chimico di acqua e aria);</li>
<li>O (<i>Over exploitation</i>): eccessivo sfruttamento delle risorse biologiche dovuto alla pesca e alla caccia eccessiva;</li>
<li>C (<i>Climate change</i>): cambiamento climatico, inizialmente caratterizzato soltanto nelle stime grezze, ma con i modelli attuali, tra cui il riscaldamento climatico e la crescente evidenza di disallineamenti ecologici nei cicli stagionali d i specie (per lo più uccelli migratori a lunga distanza), specie polari in via di estinzione, la ristrutturazione di comunità ecologiche in foreste tropicali, e gli effetti globali allarmanti innescati dall’acidificazione degli oceani (per lo più nelle barriere coralline). Inoltre, dovremmo considerare le interazioni non lineari tra le sei forze (ad esempio, la frammentazione del territorio e del riscaldamento globale nelle foreste tropicali; devastanti effetti sinergici di inquinamento, sovrasfruttamento e dei cambiamenti climatici sulle barriere coralline). Questo rapporto senza precedenti tra specie globalmente invasive e la biosfera genera un <i>gap</i> evolutivo: i tassi di evoluzione biologica (cioè spostamenti biogeografici, adattamenti alle diverse temperature, ecc.) sono nella media dieci volte più lenti rispetto ai tassi di variazione antropica. In questo modo i soliti processi di recupero ecologico vengono alterati.</li>
</ul>
<h3>L’ironia della storia naturale</h3>
<p>Non c’è nulla di insolito nelle estinzioni. Esse fanno parte della storia naturale. La stragrande maggioranza delle specie del mondo si sono estinte. Ciò che oggi è senza precedenti è il ruolo di una specie nel causare la Sesta Estinzione di massa, la più veloce di tutti i tempi. Emerge un paradosso filosofico: <i>Homo sapiens</i>, discendente da estinzioni di massa di altre specie (soprattutto dei grandi rettili, la cui scomparsa 66-65 milioni di anni fa ha aperto la strada alla radiazione adattativa dei mammiferi), ora è l’agente di un’estinzione di massa speciale. La triste ironia della storia è che i nostri sforzi per rallentare o fermare la sesta estinzione di massa potrebbero non essere sufficienti. Secondo Butchart et al. [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota13" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">13</a>], uno dei risultati della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica è il moltiplicarsi con successo delle iniziative locali di conservazione. Ciò non è tuttavia sufficiente ad invertire le tendenze generali di distruzione dell’<i>habitat</i>. Il confronto è disarmante: gli indicatori generali delle azioni di tutela ambientale sono moderatamente positivi; quelli che misurano la salute degli ecosistemi sono, invece, tutti negativi. Non siamo ancora in grado di vedere gli effetti delle nostre buone pratiche. Anche se siamo così miopi da mettere in pericolo le condizioni della nostra permanenza sul pianeta, alcuni modelli scientifici ci dicono che la vita andrà avanti comunque in altre forme [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota14" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">14</a>], probabilmente a vantaggio delle specie più opportuniste, come i ratti [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota15" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">15</a>].</p>
<p>Infatti, non appena si sia estinta la razza umana, potrebbe sbocciare sulla Terra una cornucopia di nuovi esperimenti di vita. Da una prospettiva evoluzionistica, l’estinzione dell’Antropocene è una minaccia non per la biodiversità in sé, ma per le condizioni ecologiche che attualmente permettono la sopravvivenza umana. La fine della nostra specie rappresenterebbe solo un altro nuovo inizio. Così, da un punto di vista filosofico, la sesta estinzione di massa è un avvertimento antropologico sulla contingenza della vita e la fragilità della nostra storia come ominidi.</p>
<p>Il paradosso dell’<i>Homo sapiens</i>, come causa della sesta estinzione di massa, è difficile da risolvere per due motivi: uno politico, cioè la mancanza di coordinamento internazionale; e l’altro psicologico, cioè la mancanza di capacità di previsione. Una singola nazione può fare ben poco se le altre non collaborano. Le dinamiche ecologiche non rispettano la stretta tempistica delle campagne elettorali e le leggi della popolarità, possono quindi improvvisamente venire meno i servizi forniti dall’ecosistema.</p>
<p>Realizzare una buona pratica di conservazione oggi porterà i suoi frutti tra almeno un paio di generazioni. Certo, non è facile investire soldi e prendere un impegno etico a favore di qualcuno che ancora non esiste, ma dobbiamo armarci di fantasia e cercare di farlo. Dopotutto, potrebbe essere un modo intelligente per marcare ciò che ci differenzia dai dinosauri.</p>
<p>Telmo Pievani &#8211; (<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/">preso dal sito dell&#8217; UAAR e condiviso tramite le regole del Creative Commons</a>)</p>
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<hr class="sigil_split_marker" />
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<p><b>Note</b></p>
<p>[<a id="nota1"></a>1] Barnosky A. et al., <i>Has the Earth’s sixth mass extinction already arrived?</i>, in <i>Nature</i>, 471, 2011, pp. 51-57.</p>
<p>[<a id="nota2"></a>2] Dirzo R. et al., <i>Defaunation in the Anthropocene</i>, in <i>Science</i>, 345, 2014, pp. 401-406.</p>
<p>[<a id="nota3"></a>3] Wilson E.O., <i>The future of life</i>, Vintage, New York 2003.</p>
<p>[<a id="nota4"></a>4] Crutzen P.J., <i>Geology of Mankind</i>, in <i>Nature</i>, 415, 2002, p. 23.</p>
<p>[<a id="nota5"></a>5] Kolbert E., <i>The sixth extinction. An unnatural history</i>, Henry Holt <span class="amp">&amp;</span> C., New York 2014 (trad. it. <i>La sesta estinzione. Una storia innaturale</i>, Neri Pozza, 2014).</p>
<p>[<a id="nota6"></a>6] Novacek M.J., <i>The biodiversity crisis: losing what counts</i>, The New Press, New York 2001.</p>
<p>[<a id="nota7"></a>7] Keller G., <i>Cretaceous climate, volcanism, impacts, and biotic effects</i>, in Cretaceous Research, 29, 2008, pp. 754-771.</p>
<p>[<a id="nota8"></a>8] Ward P.D., <i>Rivers in time. The search for clues to Earth’s mass extinction</i>, Columbia University Press, New York, 2000; Archibald <span class="caps">J.D.</span> et al., Cretaceous extinction: multiple causes, in <i>Science</i>, 328, 2010.</p>
<p>[<a id="nota9"></a>9] Cavalli Sforza L.L., Pievani T., <i>Homo sapiens. La grande storia della diversità umana</i>, Codice, Torino 2012.</p>
<p>[<a id="nota10"></a>10] Kareiva P., Watts S., McDonald R. et al., <i>Domesticated nature: shaping landscapes and ecosystems for human welfare</i>, in Science, 316, 2007, pp. 1866-1869.</p>
<p>[<a id="nota11"></a>11] Eldredge N., <i>Life in the balance</i>, Princeton University Press, Princeton (<span class="caps">NJ</span>) 1998.</p>
<p>[<a id="nota12"></a>12] Wilson E.O., <i>The diversity of life</i>, Harvard University Press, Cambridge (<span class="caps">MA</span>) 2010.</p>
<p>[<a id="nota13"></a>13] Butchart <span class="caps">S.H.M.</span> et al., <i>Global Biodiversity: indicators of recent declines, in Science</i>, 328, 2010, pp. 1164-1168.</p>
<p>[<a id="nota14"></a>14] Weisman A., <i>The world without us</i>, Picator, London 2008.</p>
<p>[<a id="nota15"></a>15] Zalasiewicz J., <i>The Earth after us: what legacy will humans leave in the rocks?</i>, Oxford University Press, Oxford 2008.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/verso-la-sesta-estinzione-di-massa/">Verso la sesta estinzione di massa?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Come evolve la teoria dell&#8217;evoluzione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/come-evolve-la-teoria-dellevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2015 10:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[pikaia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ottobre 2014 Nature aveva pubblicato un articolo (Pikaia ne ha parlato qui) in cui due gruppi contrapposti di evoluzionisti discutevano se un ripensamento della teoria dell’evoluzione fosse necessario oppure no, dati gli sviluppi delle scienze biologiche post Sintesi Moderna, all’incirca dagli anni ’60 del Novecento ad oggi: teoria neutrale dell’evoluzione molecolare, equilibri punteggiati, biologia dello sviluppo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ottobre 2014 <i>Nature </i>aveva pubblicato un articolo (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/due-fazioni-luna-contro-laltra-armate/"><strong>qui</strong></a>) in cui due gruppi contrapposti di evoluzionisti discutevano se un ripensamento della teoria dell’evoluzione fosse necessario oppure no, dati gli sviluppi delle scienze biologiche post Sintesi Moderna, all’incirca dagli anni ’60 del Novecento ad oggi: teoria neutrale dell’evoluzione molecolare, equilibri punteggiati, biologia dello sviluppo, costruzione di nicchia, epigenetica, plasticità fenotipica, ecc.<span id="more-13212"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-13213" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee-300x201.jpg" alt="yellow bee" width="300" height="201" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Un <a href="http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3"><strong>articolo</strong> </a>pubblicato per <i>Evolutionary Biology</i> a firma del filosofo della biologia Telmo Pievani analizza con cura la rilevanza del dibattito, proponendo un’interessante chiave di lettura capace di mettere ordine nel polverone sollevato da riformisti e conservatori, ovvero, rispettivamente, i sostenitori di una Sintesi Estesa (Evolutionary Extended Synthesis – EES) e i difensori dell’ortodossia neo-darwiniana della Sintesi Moderna (Standard Evolutionary Theory – SET), secondo i quali l’<i>explanandum </i>principale della biologia evoluzionistica rimane l’adattamento e le sue basi genetiche.</p>
<p>Che in letteratura si stiano accumulando ricerche intorno ai temi portati all’attenzione dai sostenitori della EES (biologia dello sviluppo o evo-devo, costruzione di nicchia, una visione ampliata dell’ereditarietà includente l’epigenetica, plasticità fenotipica) è certamente vero; tuttavia, la proposta dei riformisti sembra ancora mancare di una struttura coerente: somiglia più a un elenco di processi osservati e tenuti insieme dalla radicale opposizione al riduzionismo genetico. Inoltre, la EES non sembra dedicare interesse a fattori e processi macroevolutivi, risultando in qualcosa di simile a un “riduzionismo organismico”.</p>
<p>La stessa decisione della rivista <i>Nature </i>di presentare il dibattito intorno all’aggiornamento della teoria evoluzionistica come nettamente diviso in due fazioni risulta discutibile, in quanto all’interno della comunità scientifica sono invece presenti molteplici sfaccettature teoriche: un esempio non considerato è il mutazionismo di Masatoshi Nei.</p>
<p>Tuttavia, non vi sono solo contrapposizioni tra riformisti e conservatori: entrambi i gruppi, nello studiare meccanismi di variazione e selezione, sono darwiniani senza prefissi (neo-, post-). La contesa sembra lasciar invariato questo nucleo fondamentale del programma di ricerca evoluzionistico. In questi termini non si può parlare di uno slittamento di paradigma o di rivoluzione scientifica come la intendeva Thomas Kuhn. Per comprendere come stia evolvendo la teoria evoluzionistica, sembra più opportuno adottare l’architettura del programma di ricerca scientifico proposta dal filosofo della scienza Imre Lakatos, composto da un nucleo contenente gli assunti teorici e metodologici condivisi dalla comunità scientifica e da una cintura protettiva in cui integrazioni e assunzioni ausiliarie, capaci di ampliare il potere esplicativo del programma di ricerca, vengono soppesate dalla comunità scientifica.</p>
<p>Ma quali sono gli elementi che compongono il programma di ricerca evoluzionistico? Pattern evolutivi (<i>evolutionary patterns</i>) è la proposta di Pievani. L’evoluzione è un processo storico non predeterminato, ma nemmeno del tutto casuale; nel suo dispiegarsi, alcune regolarità e schemi ricorrenti sono identificabili. Di questo si occupa la biologia evoluzionistica: individuare tali regolarità e stabilire le loro interrelazioni. Oggi, la complessità dei fenomeni che questa disciplina si trova a trattare è aumentata al punto che occorre mettere ordine tra gli strumenti interpretativi a sua disposizione, e il concetto di pattern è proprio ciò che fa al caso nostro. Un pattern evolutivo è uno schema di processi ed eventi storici ripetuti, non è una legge universale (come la gravitazione in fisica), ma qualcosa di più <i>soft</i>, una regolarità <i>law-like</i>, ovvero che si verifica date certe condizioni.</p>
<p>Così, munendosi del concetto di pattern evolutivo, è possibile fornire una struttura coerente al dibattito attorno al ripensamento della teoria evoluzionistica neo-darwiniana tra riformisti e conservatori. Il piano descrittivo delle evidenze fattuali dell’evoluzione resta invariato: discendenza comune con modificazioni, continuità del cambiamento evolutivo, unità filogenetica di tutti gli esseri viventi, organismi come portatori di variazioni e unità fondamentali dell’evoluzione. Il livello esplicativo invece è arricchito da una pluralità di strumenti esplicativi, riuniti da Pievani in 4 fondamentali raggruppamenti:</p>
<p>1-<b>Pattern variazionali</b>: molteplici fonti di variazione ereditabile, cioè genetica ed epigenetica, ereditarietà di nicchia ecologica e trasmissione culturale; plasticità fenotipica e di sviluppo; trasferimento genetico orizzontale.<br />
2-<b>Pattern selettivi</b>: selezione naturale a livello individuale, selezione sessuale, selezione di parentela, selezione di gruppo, selezione artificiale, competizione spermatica, effetti retroattivi come costruzione di nicchia, co-adattamenti.<br />
3-<b>Pattern neutralistici</b>: deriva genetica, contingenze storiche, effetti strutturali non selettivi dovuti a vincoli della forma, vincoli di sviluppo, canalizzazione.<br />
4-<b>Pattern macroevolutivi</b>: pattern di speciazione, di co-evoluzione, <i>turnover pulses</i>, radiazioni adattative, estinzioni di massa,<i> </i>transizioni evolutive fondamentali, simbiogenesi.</p>
<p>Il nucleo del programma di ricerca evoluzionistico sembra mostrare un’anima pluralista: la variazione non è più un’esclusiva del solo livello genetico, ma è espressa da una pluralità di pattern variazionali (genetici, epigenetici, ecologici, culturali). Lo stesso dicasi per i processi selettivi (selezione a livello individuale, sessuale, di parentela, a livello di gruppo). Pluralità significa anche non mutua esclusione: modificazioni genetiche ed epigenetiche forniscono insieme materiale variazionale da sottoporre al filtro dei processi selettivi (selezione naturale, sessuale, di parentela, ecc.) e non selettivi (deriva genetica, contingenze storiche, ecc.).</p>
<p>Attorno al nucleo esplicativo, una varietà di problemi aperti possono venir discussi all’interno della comunità scientifica e collocati nella cintura protettiva della nostra architettura concettuale, come ad esempio i ritmi (graduali o punteggiati) dei cambiamenti evolutivi. A ben vedere, il nucleo neo-darwiniano pluralista proposto da Pievani sembra capace di includere i quattro pattern che secondo i riformisti rivoluzionerebbero la teoria evoluzionistica. Al contempo, il nucleo appare considerevolmente ampliato rispetto al minimalismo difeso dai conservatori (variazione e selezione).</p>
<p>La proposta di Pievani tuttavia non si ferma qua. Come già evidenziato, i riformisti tendono ad appiattire la loro analisi al livello intermedio dell’organismo, quando invece una teoria evoluzionistica aggiornata dovrebbe saper tenere insieme tutti i livelli della gerarchia biologica, essendo in grado di conciliare l’indipendenza dei processi microevolutivi e macroevolutivi, e non estrapolando semplicemente i secondi dai primi.</p>
<p>È per questo che la migliore “meta-teoria” capace di render conto di questo pluralismo di pattern e di livelli, in una struttura integrata e coerente, è ritenuta essere la Teoria Gerarchica proposta dal paleontologo Niles Eldredge. Alla delineazione di questa stimolante proposta sta lavorando ‘<i>The Hierarchy Group</i>‘ (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/parte-lavventura-di-hierarchy-group-online-il-primo-sito-dedicato-alla-teoria-gerarchica-dellevoluzione/"><strong>qui</strong></a>), un gruppo internazionale di ricerca composto da biologi, paleontologi, antropologi, storici e filosofi con sede operativa al dipartimento di biologia dell’università di Padova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://pikaia.eu/come-evolve-la-teoria-dellevoluzione-una-pluralita-di-pattern-esplicativi/">Francesco Suman &#8211; Pikaia</a></strong></p>
<p>Riferimenti:<br />
Pievani T. (2015) How to rethink evolutionary theory: a plurality of evolutionary patterns, <i>Evolutionary Biology</i>, (<a href="http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3">http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/come-evolve-la-teoria-dellevoluzione/">Come evolve la teoria dell&#8217;evoluzione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Ominide di Dmanisi cambia l&#8217;evoluzione? Il parere di Telmo Pievani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 17:09:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Leggendo vari giornali on line di venerdì 18 Ottobre (citiamo fra gli altri quelli de Il Giornale, La Repubblica, Il Corriere della Sera e l&#8217;Ansa) sembrava che l&#8217;evoluzione biologica doveva essere completamente riscritta in seguito alla scoperta dell&#8217;ominide ritrovato a Dmanisi (Georgia). Leggendo le notizie però non si capiva bene cosa doveva essere riscritto e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/lominide-di-dmanisi-cambia-levoluzione-il-parere-di-telmo-pievani/">L&#8217;Ominide di Dmanisi cambia l&#8217;evoluzione? Il parere di Telmo Pievani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo vari giornali on line di venerdì 18 Ottobre (citiamo fra gli altri quelli de Il Giornale, La Repubblica, Il Corriere della Sera e l&#8217;Ansa) sembrava che l&#8217;evoluzione biologica doveva essere completamente riscritta in seguito alla scoperta dell&#8217;ominide ritrovato a Dmanisi (Georgia).<span id="more-11843"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/Telmo-Pievani.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11100" alt="Telmo-Pievani" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/Telmo-Pievani.jpg" width="300" height="200" /></a>Leggendo le notizie però non si capiva bene cosa doveva essere riscritto e perché (l&#8217;approssimazione con cui le maggiori testate on line trattano questi temi è davvero imbarazzante) mentre fra i commenti in rete impazzavano gli anti-evoluzionisti che gridavano “vedete che l&#8217;evoluzione biologica è tutta sbagliata?”. Incuriositi da tanto clamore abbiamo contattato un luminare della divulgazione scientifica, Il Prof. Telmo Pievani, per farci dare qualche spiegazione al riguardo.</p>
<p><strong>Stando ai titoli degli articoli nei siti de la repubblica e del corriere della sera questa mattina sembrava che l&#8217;evoluzione biologica dell&#8217;uomo dovesse essere completamente riscritta. Cosa cambia con la scoperta dell&#8217;ominide di Dmanisi?</strong></p>
<p>Non penso affatto che l’evoluzione umana debba essere riscritta in seguito a questa scoperta. Si tratta di una esagerazione senza fondamento. Il cranio di Dmanisi era noto dal 2005 ed è estremamente importante perché mostra, se comparato agli altri scoperti nello stesso sito, una notevole variabilità morfologica (il che non è sorprendente dato che quello era un periodo di instabilità ecologica e di cambiamenti di areale, e dunque di pressioni selettive cangianti, e dunque di instabilità morfologica prevedibile). Gli scopritori ritengono poi che quella variabilità includa anche reperti africani attribuiti finora ad altre specie e che sia compatibile con la presenza di una sola specie. Questa variabilità intra-specifica porterebbe a ridimensionare il numero di specie presenti all’inizio dell’evoluzione del genere Homo, ma molti altri paleo-antropologi non sono d’accordo. Non resta che attendere nuovi dati per capire meglio che cosa è successo in quella fase cruciale. I reperti di Dmanisi sono comunque della massima importanza perché sono i più antichi in assoluto fuori dall’Africa e perché rappresentano uno snodo cruciale della prima “out of Africa” del genere Homo. Quanto al modello generale, resta quello di un albero, magari un po’ meno cespuglioso in quella fase particolare, ma dipende da come definiamo la labile distinzione fra varietà e specie (un problema che già Darwin considerava irresolubile per specie fossili).</p>
<p><strong>Studiando l&#8217;evoluzione biologica si scoprono anche cose più sorprendenti di questa, come ad esempio il fatto che fino a poche migliaia di anni fa c&#8217;erano cinque specie Homo sul pianeta. Come mai secondo lei le vere scoperte sorprendenti sull&#8217;evoluzione (e ve ne sono molte) non scatena la curiosità dei mass media non specializzati?</strong></p>
<p>Anche quella di Dmanisi è una vera scoperta. Il problema è che alcuni osservatori esterni tendono a sopravvalutare la portata “rivoluzionaria” di un certo ritrovamento nella speranza, recondita, che sia tutto da rifare e che magari si ritorni al modello lineare e progressionista che piaceva così tanto e consolava le nostre menti, dato che vedeva Homo sapiens come il culmine di una lunga marcia di progresso. Non è così. La presenza di più “forme” umane (per prudenza non chiamiamole specie) fino a tempi molto recenti, coeve di Homo sapiens, lo mostra in modo eloquente. Ci sono stati tanti modi di essere umani, fino a poco tempo fa. Così funziona l’evoluzione di tutte le altre specie e noi non facciamo più eccezione.</p>
<p><strong>Abbiamo l&#8217;impressione che c&#8217;è una buona parte di giornalisti che non aspetta altro di scrivere &#8220;l&#8217;evoluzione è sbagliata&#8221;, siamo forse troppo cattivi o maliziosi?</strong></p>
<p>Non mi pare in questo caso specifico. Inoltre, sono gli stessi scienziati a volte, o gli uffici stampa, a calcare un po’ la mano per far girare la notizia della scoperta. Bisogna invece dare il giusto senso a una scoperta, con serenità, senza affezionarsi troppo ad alcuna teoria e sullo sfondo delle conoscenze pregresse. Di sicuro esiste poi una sparuta platea di ostinati anti-evoluzionisti o anti-darwiniani che strumentalizzano vanamente queste scoperte, fraintendendone il significato a volte in modo imbarazzante. Ma il tempo è galantuomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Il pleonastico esercizio di parlare ai sordi</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 17:29:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dato che in tempi recenti perfino un ministro dell&#8217;istruzione si è dato molto da fare perché l&#8217;insegnamento di Darwin nelle scuole pubbliche venisse cancellato riuscendo solo parzialmente a raggiungere il suo scopo (ci riferiamo ovviamente a Letizia Moratti nel 2004) non ci meraviglia che esistano professori di biologia che insegnino ai loro studenti che l&#8217;Evoluzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-pleonastico-esercizio-di-parlare-ai-sordi/">Il pleonastico esercizio di parlare ai sordi</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dato che in tempi recenti perfino un ministro dell&#8217;istruzione si è dato molto da fare perché l&#8217;insegnamento di Darwin nelle scuole pubbliche venisse cancellato riuscendo solo parzialmente a raggiungere il suo scopo (ci riferiamo ovviamente a Letizia Moratti nel 2004) non ci meraviglia che esistano professori di biologia che insegnino ai loro studenti che l&#8217;Evoluzione Biologica è solo una favoletta mai provata e mai verificata.<span id="more-11099"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/il-pleonastico-esercizio-di-parlare-ai-sordi.html/telmo-pievani" rel="attachment wp-att-11100"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11100" alt="Telmo-Pievani" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/Telmo-Pievani.jpg" width="300" height="200" /></a>Alcuni di costoro tengono dei blog in cui quotidianamente vengono riversati, oltre alla disinformazione scientifica più classica presa dai deliri creazionisti e dell&#8217;intelligent design, insulti e improperi verso i divulgatori scientifici propriamente detti che cercano con la loro azione di frenare la dilagante ignoranza scientifica del nostro paese.</p>
<p>Uno dei divulgatori più in vista è sicuramente <strong>Telmo Pievani</strong> a cui vengono rivolte giornalmente le attenzioni di questi paladini della Vera scienza (ovvero quella che non disturba la loro fede religiosa).</p>
<p>Capita così che anche una persona educata, calma e tranquilla come il Prof. Pievani decida di dedicare una risposta a qualcuno dei paladini suddetti; il vincitore di questa risposta è stato il Prof. Enzo Pennetta insegnante di Scienze Naturali al liceo paritario della fondazione Cristo Re che oltre alla sua attività didattica è autore di imprescindibili libri come “Inchiesta sul darwinismo – come si costruisce una teoria” e “Extraterrestri – le radici occulte di un mito moderno” e che sul suo blog si lamenta continuamente di come la comunità scientifica non prenda in esame le sue importantissime domande che dovrebbero smentire la validità della teoria darwiniana.</p>
<p>La risposta (di dodici pagine!) è stata pubblicata sul sito <a href="http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Lettera_a_un_insegnante_antidarwiniano.aspx">Pikaia</a> e rivolgendosi direttamente al Prof. Pennetta il Pievani oltre a spiegare perché le domande assurde non meritano una risposta (cosa dovrebbe rispondere un figlio unico se gli domandano come sta sua sorella?) e pure rispondendo con estrema pazienza ad alcune di queste prese puntualmente nel “minestrone delle facezie da bar dello sport pseudo scientifico”, illustra ancora una volta la situazione attuale del neo-darwinismo.</p>
<p>Passaggio molto importante a nostro avviso è quello in cui distingue le tre posizioni differenti dei neo-darwinisti odierni: I Riformisti (in cui oltre a se stesso colloca J.S. Gould e N. Eldredge) che sostengono che il programma della sintesi moderna è più che sufficiente sul piano empirico e teorico ma che necessita di continui aggiornamenti, integrazioni e revisioni; i Conservatori (ad es. Dawkins e Dennett) che ritengono il grande algoritmo darwiniano potentissimo e che il suo eventuale restyling deve essere solo superficiale; i Rivoluzionari (Jablonka) sparuta minoranza che vorrebbe superare il neodarwinismo rigido della sintesi moderna recuperando l&#8217;originale flessibilità darwiniana.</p>
<p>Cosa che dimostra a chiunque abbia la mente abbastanza aperta che la scienza non è un totem che impone dogmi ma un continuo processo di sperimentazione e verifica in cui le “domande scomode” non vengono certo rifiutate purché abbiano un senso. Insomma se uno insistesse a chiedere ad un astrofisico perché il sole gira intorno alla terra dovrebbe aspettarsi una risposta? La stessa cosa vale per chi in biologia continua a chiedere “dove sono gli anelli mancanti?”, “com&#8217;è possibile che una mutazione generi un vantaggio?”, “perché le altre scimmie non si sono evolute?”.</p>
<p>Fatto sta che anche questa fatica del professor Pievani si è dimostrata completamente inutile, visto che il Pennetta ha replicato sul <a href="http://www.enzopennetta.it/">suo sito</a> con un&#8217;altra lettera in cui dimostra di non aver capito una parola delle dodici pagine pubblicate su Pikaia.</p>
<p>Del resto , lo stesso Pievani nel memorabile numero di MicroMega 1/2012 si lamentava di come gli accademici nel nostro paese fossero costretti a dibattiti di retroguardia fuori dal tempo, affrontati sempre da pseudoscienziati che ripropongono sempre i soliti temi creazionisti.</p>
<p>“<i>Non ti curar di loro, ma guarda e passa</i>” diceva il Sommo Poeta&#8230; e in effetti la tentazione è forte. Ma cosa fare con i ragazzi che apprendono a scuola l&#8217;antiscienza?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-pleonastico-esercizio-di-parlare-ai-sordi/">Il pleonastico esercizio di parlare ai sordi</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Pikaia non risponde alle provocazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:43:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[antievoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[pikaia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cari lettori di Pikaia,alcuni di voi, che ringrazio moltissimo per la fiducia e per la passione, ci chiedono da qualche tempo perché non rispondiamo mai agli attacchi e alle insinuazioni che compaiono su certi siti di antievoluzionisti e di integralisti religiosi. La ragione è semplice e fu spiegata nel 2001 da due brillanti evoluzionisti, che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pikaia-non-risponde-alle-provocazioni/">Pikaia non risponde alle provocazioni</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori di Pikaia,<br />alcuni di voi, che ringrazio moltissimo per la fiducia e per la passione, ci chiedono da qualche tempo perché non rispondiamo mai agli attacchi e alle insinuazioni che compaiono su certi siti di antievoluzionisti e di integralisti religiosi.<span id="more-10337"></span> <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10338" title="pikaia" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia-300x300.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia-150x150.jpg 150w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia.jpg 325w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La ragione è semplice e fu spiegata nel 2001 da due brillanti evoluzionisti, che erano in disaccordo su molte questioni ma in piena sintonia su questa, e cioè Richard Dawkins e Stephen J. Gould: non si reagisce a queste provocazioni perché significherebbe riconoscere implicitamente all’interlocutore una qualche pertinenza sull’argomento. Gli impulsi viscerali che muovono tali polemiche non hanno infatti nulla a che vedere con la scienza né con una corretta analisi filosofica della scienza. Alcuni si nascondono dietro la viltà dell’anonimato per diffondere le loro menzogne e i loro insulti. Altri si spacciano per esperti e insistono nell’ignorare spudoratamente la storia della scienza sostenendo che Darwin fu il padre del razzismo e di chissà quali altre nefandezze. Chi conosce le tecniche di comunicazione sa che è difficile rispondere a un interlocutore in malafede che sostiene idiozie simili. Il portale Pikaia da anni svolge un servizio volontario di informazione scientifica secondo gli standard internazionali della ricerca, e a questi si attiene. Abbiamo dato e continueremo sempre a dare ampio spazio a critiche, obiezioni, difficoltà e necessari aggiornamenti della teoria evoluzionistica neodarwiniana. Lo facciamo perché questa è la scienza: un’impresa collettiva capace di auto-correggersi incessantemente. In questi giorni abbiamo ricordato, per fare un solo esempio, una fiera oppositrice del “pensiero unico neodarwinista”, come lei lo definiva, cioè la grande microbiologa Lynn Margulis, da poco scomparsa. Molti di noi possono non condividere le sue critiche radicali all’impostazione generale della Sintesi Moderna, ma il punto di vista di Lynn era motivato da un’indiscussa onestà intellettuale e soprattutto da ricerche e scoperte scientifiche di primissimo livello. Nulla a che vedere, insomma, con chi rincorre ancora morbosamente gli “errori di Darwin”, imbeccato da certo giornalismo nostrano che pare ossessionato da questo tema di retroguardia. Darwin di errori ne ha commessi parecchi, come è normale che sia per uno che disponeva dei mezzi scientifici di metà Ottocento, così come ha avuto intuizioni precorritrici rivalutate ancora oggi. Al netto di tutti gli errori possibili, passati e presenti, il nocciolo della spiegazione evoluzionistica attuale, corroborato oltre ogni ragionevole dubbio, è darwiniano. Se ne facciano una ragione i negazionisti a oltranza. Le valutazioni di merito sugli sviluppi e sugli aggiornamenti della teoria evoluzionistica vanno lasciate agli storici, agli scienziati e agli studiosi che conoscono le fonti, non al chiacchiericcio dei narcisisti della rete che spizzicano una citazione qui e una là e sono convinti di essere in possesso di chissà quale rivelazione. E’ disarmante osservare la perseveranza con cui si strumentalizza qualsiasi notizia sull’evoluzione nella speranza che sia una possibile smentita di Darwin, come se questo dovesse chissà perché lasciare spazio a interpretazioni più “rassicuranti” della storia naturale. Karl R. Popper sosteneva che in una società liberale bisogna essere tolleranti nei confronti di ogni posizione, ma che si può essere intolleranti con gli intolleranti. Nella democrazia della rete circolano tutte le opinioni, ma esiste anche il diritto di ignorare gli ignoranti.</p>
<p>Continuate a seguirci così numerosi anche nel 2012, con l’auspicio che per tutti voi sia pieno di nuove scoperte e di nuovi progetti!</p>
<p><strong>Telmo Pievani</strong> &#8211;<a href="http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Perche_non_rispondiamo_alle_provocazioni.aspx"> Pikaia</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pikaia-non-risponde-alle-provocazioni/">Pikaia non risponde alle provocazioni</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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