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	<title>razzismo Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Calcio, razzismo e ignoranza ora basta davvero</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/calcio-razzismo-ignoranza-ora-basta-davvero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 17:32:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il disgusto che c&#8217;è intorno al calcio italiano, anche da parte di chi come noi l&#8217;ha praticato e seguito per anni, è sempre più giustificato e diffuso. Stadi vuoti anche nei casi di squadre neo promosse in serie A, partite delle serie inferiori inguardabili e spesso accomodate come hanno spesso dimostrato tante inchieste giudiziarie, giocatori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-14422" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-1024x768.jpg" alt="" width="443" height="332" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-1024x768.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-768x576.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-213x160.jpg 213w" sizes="(max-width: 443px) 100vw, 443px" /></p>
<p>Il disgusto che c&#8217;è intorno al calcio italiano, anche da parte di chi come noi l&#8217;ha praticato e seguito per anni, è sempre più giustificato e diffuso.</p>
<p>Stadi vuoti anche nei casi di squadre neo promosse in serie A, partite delle serie inferiori inguardabili e spesso accomodate come hanno spesso dimostrato tante inchieste giudiziarie, giocatori strafottenti che promettono fedeltà ad una maglia solo fino a quando non arriveranno offerte migliori.<br />
In termini di titoli internazionali poi, <i>exploit</i> del 2006 a parte, negli ultimi venti anni il calcio italiano è riuscito a portare a casa solo 4 dei dei quaranta titoli assegnati fra Europa League e Champions League.</p>
<p>Curve sempre più piene di razzismo e violenza nonostante tutti i provvedimenti presi che hanno avuto solo l&#8217;effetto di allontanare le famiglie dagli stadi (forse l&#8217;unica eccezione riguarda lo stadio della Juventus ma anche in quella gestione i problemi non mancano di certo come testimonia la condanna del presidente Agnelli); il caso degli ultrà laziali che attaccano adesivi con Anna Frank ad indossare la maglia della Roma e le successive figuracce di Lotito sono solo la punta dell&#8217;iceberg.</p>
<p>Lo ha dimostrato l&#8217;allenatore della Unicusano (al secolo Ternana Calcio, ci scuserete se non ci va di associarci il nome della gloriosa società della città dell&#8217;acciaio) che probabilmente in preda a manie di grandezza ha annunciato al mondo quali sono i veri problemi del calcio italiano terrorizzato dal perdere la possibilità di giocarsi il mondiale in Russia nel 2018.</p>
<p>Beh, non ci crederete mai, ma i problemi sono (secondo lui) gli stranieri nelle squadre e il fatto che gli italiani “non menano più come un tempo”.</p>
<p>Cominciando dalla seconda affermazione questa può denotare solo una poca conoscenza dello sport in questione, visto che al di là delle varie leggende urbane che a noi italiani piace sempre raccontarci (ricordate Caccamo che parlava del suo amico “Tommaso &#8216;o pallonaro” di Mai Dire Gol?), chiunque conosca la storia del calcio sa che i giocatori nordici hanno sempre avuto un approccio molto più fisico del nostro a questo sport. Se non ci credete guardatevi pure il film “I<i>l maledetto United</i>” sulla storia di Brian Clough e il suo fortissimo Derby County che perse la semifinale di Coppa Campioni con la Juventus perché nella domenica precedente il Leeds United aveva massacrato tutti i suoi giocatori migliori. Oppure guardatevi i filmati dei trattamenti riservati ad Eusebio durante la coppa del mondo del 1966 dai giocatori inglesi, o ancora il film “<i>Pelè</i>” su cosa significava affrontare la Svezia in quegli anni.</p>
<p>L&#8217;Italia, club e nazionale, ha quasi sempre basato la sua forza in un mix di attaccanti dai piedi fantastici (Rivera, Donadoni, Baggio, Vialli) e centrocampisti e difensori dalla grande capaicità tattica. Peraltro i migliori (Baresi, Scirea, Cabrini, Maldini, Tardelli) sono stati fra i più corretti del mondo.</p>
<p>Ad ogni modo un allenatore che invoca il bisogno di “menare” l&#8217;avversario si qualifica da solo e non vale la pena spenderci altre parole.<br />
È il caso invece di esaminare il “problema” degli stranieri nelle squadre da calcio dei club. A parte il fatto che questa regola vale per tutti i club europei da più di venti anni e quindi non si capisce perché se questo fosse davvero un problema, alcune nazionali siano diventate fortissime (Spagna e Germania) e altre come la nostra si siano invece involute.</p>
<p>Il problema del calcio italiano invece è molto diverso e come spesso succede ha radici economiche. Quello che vedete nella foto è uno dei tanti campi di calcio che a Terni da vent&#8217;anni a questa parte sono stati riconvertiti a coltivazione di erbacce e defecazioni di cani.</p>
<p>In questa città, solo nel comprensorio comunale, fino alla fine degli anni &#8217;90 c&#8217;erano almeno dodici squadre di calcio (oltre alla Ternana ovviamente), che vantavano di avere tutti settori della scuola calcio, dai pulcini (o primicalci che dir si voglia) all&#8217;under 18. Poi ovviamente c&#8217;era la prima squadra che competeva nei campionati dilettantistici provinciali o regionali.</p>
<p>Allora mandare un ragazzo a giocare a pallone significava spendere intorno alle centomila lire all&#8217;anno.<br />
Oggi di squadre che hanno tutto il settore scuola calcio nella stessa città ce ne sono cinque (se qualcuna nel frattempo non è scomparsa dall&#8217;ultima volta che le abbiamo contate), e mandare un ragazzo a giocare a pallone può arrivare a costare oltre 100 euro al mese, ovvero 30 volte di più degli anni &#8217;90 alla faccia dell&#8217;inflazione ufficiale.</p>
<p>Il risultato è che il numero dei ragazzi che gioca a pallone (in modo organizzato, ovvero alal scuola calcio) è diminuito fino a dimezzarsi e cosa ancora più grave è diventato un gioco possibile solo per chi ha i soldi sufficienti.</p>
<p>Quello che succede a Terni succede in ogni parte del paese, e non è un caso se arriva in nazionale gente che prima non avrebbe calcato neanche gli stadi di serie B. Mancano i ragazzi. Manca il ricambio.</p>
<p>Il 2006 di Totti, Cannavaro, De Rossi, Del Piero, Camoranesi e Buffon è stato a tutti gli effetti il canto del cigno, e non perché “gli stranieri c&#8217;hanno rubbato i posti in squadra” come direbbe Mister Pochesci ma perché, anzi, non li abbiamo saputi sfruttare. Cosa che invece la Germania ha fatto benissimo (Khedira, Ozul, Boateng etc.).</p>
<p>Perché questo non è avvenuto? Perché sono stati tagliati i finanziamenti pubblici (prima bastava il totocalcio a far piovere soldi su tutti gli sport del paese) e lo sport nelle scuole in Italia  (a differenza di tutti gli altri paesi europei) non è mai stato curato.</p>
<p>La situazione odierna comporta che se oggi in Italia ci fosse il nuovo Diego Armando Maradona dell&#8217;età di dodici anni (italiano o immigrato che sia) probabilmente non lo scopriremmo mai. Soprattutto se la sua famiglia si trova oggi in condizioni economiche equiparabili a quelle della famiglia di Maradona allora.<br />
Il risultato è sotto agli occhi di tutti, anche quelli di un cronista Rai disperato che ripete venti volte durante Svezia-Italia: “Non possiamo non andare al mondiale” come se il nostro fosse un diritto di sangue. Invece la Svezia, casualità in meno casualità in più (i pali e le traverse da sempre fanno la differenza fra la gloria e il rimpianto, chiedere a Pinilla, Trezeguet e Di Biagio maggiori informazioni) si è dimostrata più forte di noi. E se domani non li battiamo a Milano ai mondiali non ci andiamo, punto e basta.</p>
<p>Ad ogni modo l&#8217;uscita del mister dell&#8217;Unicusano è un ulteriore evidenza che il calcio italiano è allo sbando, economico, politico e organizzativo. Siamo probabilmente siamo destinati a perdere il nostro ruolo di riferimento nel calcio mondiale.</p>
<p>L&#8217;ultima cosa che non rimpiangeremo della nostra storia calcistica però sono gli interventi criminali come quello di Benetti che distrusse la carriera di Liguori. E chi dice il contrario ha semplicemente sbagliato sport.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
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		<title>About: storie di semola e semplicità</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/about-storie-semola-semplicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 11:28:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Conosciamo Damiano Meo da diversi anni ormai, ovvero da quando aveva  accettato il nostro invito per presentare il lavoro realizzato insieme a Giuseppe Ciulla e approdato nel libro “Ai confini dell’impero” (Ed. Jacabook 2011) di cui lui aveva curato la parte del reportage fotografico. Giuseppe Ciulla poi aveva realizzato un altro libro di indagine che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/about-storie-semola-semplicita.html/storie_di_semola_e_semplicita" rel="attachment wp-att-14340"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14340" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/storie_di_semola_e_semplicità.jpg" alt="" width="483" height="768" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/storie_di_semola_e_semplicità.jpg 483w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/storie_di_semola_e_semplicità-189x300.jpg 189w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/storie_di_semola_e_semplicità-101x160.jpg 101w" sizes="(max-width: 483px) 100vw, 483px" /></a></p>
<p>Conosciamo Damiano Meo da diversi anni ormai, ovvero da quando aveva  accettato il nostro invito per presentare il lavoro realizzato insieme a Giuseppe Ciulla e approdato nel libro “Ai confini dell’impero” (Ed. Jacabook 2011) di cui lui aveva curato la parte del reportage fotografico.</p>
<p>Giuseppe Ciulla poi aveva realizzato un altro libro di indagine che abbiamo apprezzato molto ovvero “Un’estate in Grecia” (Ed. Chiarelettere, 2013) e non perché era una guida alle spiagge elleniche ma perché esplorava la Grecia come un altro confine dell’impero, ovvero la UE, che non era stato preso in esame nel libro precedente. La esplorava da quel fiume Evros che divide la Turchia da “noi europei” alle comunità autonome di Volos, al monte Athos ad Atene, la città non la necropoli.</p>
<p>Conoscendo Damiano personalmente e conoscendo la su abilità a parlare in pubblico raccontando storie non ci siamo meravigliati che anche lui si sia cimentato con lo “scrivere con l’inchiostro” accantonando per un po’ lo “scrivere con la luce”.</p>
<p>L’ha accantonato, nel senso che in questo libro (“Storie di semola e semplicità”, Tau editrice 2016, 73 pag. € 6.00)  non sono presenti delle sue foto ma dei suoi racconti; però non l’ha abbandonato completamente.</p>
<p>Diciamo così perché le sue storie ricordano molto la fotografia che, come insegna Brassai “<em>deve suggerire non insistere o spiegare</em>”.</p>
<p>Damiano Meo fa proprio questo. In questi tempi salviniani in cui anche uno come Povia si permette di cantare canzoni di palese incitamento all’odio razziale e come ricompensa viene trattato come un maestro di pensiero e invitato a tenere conferenze (d)a destra e (da) manca, quando anche i piccioni da lui citati in una delle sue canzoni demenziali, se potessero, lo diffiderebbero in tribunale per prenderne le distanze; in questi tristi tempi dicevamo Damiano Meo fa una cosa strana. Ci racconta che a Palermo lui ha sempre incontrato, convissuto, parlato e condiviso esperienze con coloro che oggi sono genericamente “gli altri”. Gli arabi. I musulmani. I barbari.</p>
<p>Ma lo fa non componendo un trattato storico-sociologico sulla convivenza nella sua Sicilia fra diverse culture; lo fa con dei racconti che per l’appunto sembrano delle foto. Una donna che cucina il cus cus. Un pulmino abbandonato usato come rifugio per la notte e si dividono bicchieri di tè caldo. Una piccola cucina in cui gli insegnano a fare il tajin. Volti di uomini e donne giovani ed anziani che si sovrappongono come se fosse una mostra fotografica. Situazioni, in bianco e nero o a colori, che per l’appunto suggeriscono qualcosa.</p>
<p>Ci suggeriscono che forse ci dovremmo vergognare se temiamo per la nostra vita solo perché qualcuno sta recitando il Corano, come cantano oggi i Brunori Sas. (No, se ascoltate Povia, non cercate i loro pezzi su You tube, sarebbe inutile). Ci suggeriscono che il fenomeno della migrazione c’è sempre stato. Ci suggeriscono che anche gli italiani non solo sono stati, ma sono tutt’ora migranti e qualche nostro ragazzo, a cui questo paese non ha saputo assicurare un futuro, si trova in giro del mondo in cerca di fortuna, magari dovendo dormire su una panchina di Dublino o cavar patate fra le tarantole australiane.</p>
<p>Damiano Meo lo sappiamo è un convinto credente e per lui niente è per caso. Noi invece siamo degli atei miscredenti e per noi tutto è frutto del caso o per meglio dire della contingenza.</p>
<p>Ma sinceramente non ci importa niente se è stata la contingenza o il grande disegno cosmico a fare si che il primo numero della nostra rivista destinato all’immigrazione circolasse mentre Damiano ritirava il premio “Books for peace 2017” ad Aprilia assegnato a questo libro. Quello che ci interessa è che in giro, oltre a Povia e Salvini, ci sono anche persone che sanno usare i loro cervelli a prescindere dalla loro religione o dalla loro non religione; e che per quanto i mass media continuino scientificamente a dirci che “il nemico del povero è il più povero e così all’infinito” qualcuno smette di leggerli e ascoltarli, torna ad usare la propria testa, poi prende carta e penna, o una fotocamera, o una telecamera e cerca di far ragionare anche gli altri.</p>
<p>E, ne siamo sempre più convinti, non sappiamo come o quando, ma prima o poi ne usciremo fuori da questa situazione. Come diciamo sempre: we shall overcome.</p>
<p><strong>J. Mnemonic</strong></p>
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		<title>Basta con le bufale sui migranti</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/basta-le-bufale-sui-migranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2017 21:59:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/basta-le-bufale-sui-migranti.html/migranti-italiani" rel="attachment wp-att-13975"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-13975" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/01/migranti-italiani.jpg" alt="" width="396" height="226" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/01/migranti-italiani.jpg 600w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/01/migranti-italiani-300x171.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/01/migranti-italiani-280x160.jpg 280w" sizes="(max-width: 396px) 100vw, 396px" /></a></p>
<p>In un paese in cui l&#8217;analfabetismo funzionale sfiora il 70 percento secondo le ultime previsioni tutto è possibile. Lo sa bene chi, come Roberto Saviano prova ad esprimere solidarietà a una povera ragazza ivoriana di vent&#8217;anni morta in un Cie per embolia passando ore senza che nessuno si accorgesse che stava male.</p>
<p>La pagina dello scrittore campano in pochi minuti si è riempita dei commenti dei webeti che ben istruiti da Salvini e xenofobi vari tuonano contro di lui starnazzando “Prima gli Italiani!”.</p>
<p>A questo punto è doveroso rintracciare i dati reali, ce la facciamo grazie a qualche blogger e qualche testata giornalistica minore che invece di ospitare l&#8217;analisi chilometrica dell&#8217;ottuagenario di turno pubblica i dati forniti dall&#8217;Unhcr e dall&#8217;Istat.</p>
<p>Innanzitutto, prima gli Italiani! Quanti sono i senzatetto in Italia? Circa 50mila&#8230; di cui più della metà stranieri. <a href="http://www.pontilenews.it/1640/CRONACA/istat-cresce-il-numero-dei-senzatetto-in-italia-50700-persone-sono-senza-fissa-dimora.html">http://www.pontilenews.it/1640/CRONACA/istat-cresce-il-numero-dei-senzatetto-in-italia-50700-persone-sono-senza-fissa-dimora.html</a></p>
<p>Quindi parlando di italiani (in senso stretto) ci sono circa venticinquemila persone che non hanno dove dormire. Certo, bisognerebbe, fare qualcosa per loro ma non ci sembra che questo numero possa giustificare il fatto che non si possano accogliere migranti nel nostro paese. Del resto, tanto per ribaltare la frittata leghista, se Salvini in primis e una misera percentuale dei suoi elettori (circa il 2% dei votanti della lega alle ultime elezioni europee) che si preoccupano tanto degli italiani (fino a qualche anno fa si preoccupavano soltanto dei padani, transeat) si prendessero in casa un homeless, italiano ci mancherebbe altro, a testa ecco che il problema sarebbe risolto definitivamente.</p>
<p>Ma ora veniamo al vero succo della questione, chi ospita i migranti in Europa? Beh, tenetevi forte l&#8217;Italia è il penultimo paese per numero di migranti ospitati sul totale della popolazione. Un misero 1,9 %. Peggio fa solo la Grecia, 1,7%.</p>
<p>La Svezia ne ospita ben il 17,4 % rispetto alla sua popolazione residente, Malta il 16,5% la Norvegia il 9,8%.</p>
<p>E anche in termini di numeri assoluti non è che facciamo questo grande sforzo con i nostri 118.047. La Germania ne ospita quasi il triplo 316.115 e lo stesso fa la Francia con 273.126. Anche l&#8217;Inghilterra ne ospita di più e perfino la Svezia. <a href="http://www.lenius.it/quanti-sono-i-rifugiati-in-italia-e-in-europa/">http://www.lenius.it/quanti-sono-i-rifugiati-in-italia-e-in-europa/</a></p>
<p>Ecco, al prossimo webete che incontrate sul social sbattetegli in faccia un po&#8217; di numeri veri, chissà che non si svegli.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/basta-le-bufale-sui-migranti/">Basta con le bufale sui migranti</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Il razzismo non è scienza. Intervista a Guido Barbujani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-razzismo-non-e-scienza-intervista-a-guido-barbujani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2012 14:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[guido barbujani]]></category>
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		<category><![CDATA[ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guido Barbujani è un genetista e scrittore italiano. Ha lavorato alla State University of New York a Stony Brook (New York), alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 è professore di genetica all&#8217;Università di Ferrara Si è formato in genetica delle popolazioni, ha lavorato su diversi aspetti della diversità genetica umana e della biologia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-razzismo-non-e-scienza-intervista-a-guido-barbujani/">Il razzismo non è scienza. Intervista a Guido Barbujani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Guido Barbujani è un genetista e scrittore italiano. </em><em>Ha lavorato alla State University of New York a Stony Brook (New York), alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 è professore di genetica all&#8217;Università di Ferrara</em></p>
<p><em><span id="more-10654"></span></em></p>
<p><em>Si è formato in genetica delle popolazioni, ha lavorato su diversi aspetti della diversità genetica umana e della biologia evoluzionistica. In collaborazione con Robert R. Sokal, è stato fra i primi a sviluppare i metodi statistici per confrontare dati genetici e linguistici, e così ricostruire la storia evolutiva delle popolazioni umane.<br />
</em></p>
<p><strong><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/06/barbujani.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-10655" title="barbujani" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/06/barbujani-228x300.jpg" alt="" width="182" height="240" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/06/barbujani-228x300.jpg 228w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/06/barbujani.jpg 489w" sizes="auto, (max-width: 182px) 100vw, 182px" /></a>Professor Barbujani, partiamo dal fatto “nudo e crudo”: un deputato di estrema destra del partito ungherese Jobbik si è sottoposto ad un test genetico per dimostrare di non essere di etnia ebrea o rom ma “ungherese puro”.<br />
</strong><strong>È scientificamente possibile dimostrare geneticamente di non appartenere ad una data etnia?</strong></p>
<p>No. Centinaia di studi dimostrano che nessun gruppo umano, definito in base al territorio che occupa, alla lingua che parla, alla religione che pratica, o a qualunque altro criterio, ha caratteristiche genetiche specifiche che permettono di riconoscerlo obiettivamente. Le varianti genetiche umane sono quasi tutte cosmopolite, cioè presenti in tutto il mondo, e le differenze fra popolazioni umane sono differenze di frequenza di queste varianti: qualche popolazione comprende più persone di gruppo sanguigno 0, qualche altra di gruppo sanguigno A; in qualche popolazione le persone intolleranti al lattosio sono il 40 per cento, in altre il 30 o il 50%; e così via. Sono convinto che abbia ragione Marco Aime quando,nel suo documentatissimo “<em>Verdi tribù del nord</em>” (Laterza), dice che un gruppo etnico è semplicemente un gruppo di persone convinte di appartenere allo stesso gruppo etnico.</p>
<p><strong>Se questo è vero, e non abbiamo dubbi in proposito, com&#8217;è possibile che un laboratorio privato si sia fatto pagare per un test che non ha nessun valore scientifico?</strong></p>
<p>La risposta è nella domanda: finché c&#8217;è gente che paga per delle insensatezze, ci sarà sempre altra gente che, a pagamento, fornirà quelle insensatezze.</p>
<p><strong>Allora quando si sente dire in alcuni programmi cose del tipo: &#8220;in base al dna l&#8217;omicida potrebbe essere asiatico&#8221; sono tutte fesserie?</strong></p>
<p>Non sono necessariamente fesserie, nel senso che ci sono alcune caratteristiche (tutte rare) che permettono di piazzare un DNA sulla carta geografica con buona precisione. Per esempio, se si trova che uno è microcitemico, allora si può anche dire con molta precisione se la mutazione che causa la microcitemia gli viene dal delta del Po, dalla Sardegna, dalla Sicilia, dalla Grecia o da Creta. Se la mutazione è tipicamente siciliana, può voler dire che è siciliano quello che ha lasciato la traccia biologica, oppure sua madre, o suo padre, o suo nonno, o sua nonna, o suo bisnonno (eccetera). Ma i microcitemici sono pochi, e pochi sono coloro che portano nel loro DNA mutazioni informative sulla loro origine geografica, che poi potrebbe non essere la loro ma quella di qualche antenato. Per cui, alla domanda risponderei che sono spesso, anche se non sempre, fesserie (e infatti si sentono più nei telefilm che nei telegiornali).</p>
<p><strong>Nel suo libro “<em>Sono razzista ma sto cercando di smettere</em>” ha cercato di sfatare tutti i luoghi comuni attorno alle fantomatiche razze umane. Perché è cosi difficile nella mentalità popolare accettare che, geneticamente parlando, ciò che unisce gli uomini è infinitamente maggiore di ciò che li divide?</strong></p>
<p>Mi piacerebbe poter rispondere, ma in realtà non lo so. Posso dire però che nei diversi periodi storici l&#8217;umanità è stata più o meno sensibile alle differenze. Nell&#8217;impero romano nessuno faceva caso al colore della pelle, nella Georgia schiavista di Via col vento, come sappiamo, non era così. Oggi attraversiamo un periodo in cui le difficoltà economiche spingono un po&#8217; tutti ad agitarsi. C&#8217;è chi si agita per trovare soluzioni, ma molti si agitano in maniera sconclusionata, inventandosi nemici a cui attribuire la colpa del proprio malessere.</p>
<p><strong>Gli antichi greci dividevano il mondo in due: loro e i barbari. Non le sembra che da allora non abbiamo fatto significativi passi avanti sotto l’aspetto dell’integrazione della tolleranza?</strong></p>
<p>Mi sembra più, come ho detto, un processo a zig-zag, con continui alti e bassi. Una qualche forma di diffidenza per il diverso è molto diffusa e può anche darsi che rappresenti una realtà psicologica ineliminabile. Però, in molti casi, la conoscenza reciproca aiuta (o dovrebbe aiutare) a raggiungere forme di coesistenza. Coesistenza, non tolleranza, perché questa parola indica che qualcuno sopporta e qualcun altro viene sopportato, e non è quello a cui si deve puntare. Coesistenza vuole invece dire un livello più profondo di accettazione delle caratteristiche altrui. Anche se le notizie dall&#8217;Ungheria fanno venire il voltastomaco, è utile però ricordarsi che esistono esempi diversi. Io vivo a Ferrara, e le tendopoli formatesi qua in Emilia all&#8217;indomani del terremoto sono un bell&#8217;esempio di coesistenza fra persone molto diverse, di provenienza europea, africana e asiatica, che in situazioni difficili hanno saputo collaborare e ad aiutarsi.</p>
<p><strong>Tornando all’aspetto scientifico, secondo lei lo studio della genetica ha aiutato nella diffusione di questo concetto di coesistenza o ha creato nuove divisioni?</strong></p>
<p>Io credo che in questo campo la scienza non possa fare molto, nel bene e nel male. Quando le ideologie razziste del Novecento hanno avuto successo, la scienza (una certa scienza: non tutti gli antropologi erano razzisti) ha fornito loro delle giustificazioni, ma chi gestiva i campi di concentramento lo faceva per un preciso progetto politico, non scientifico. Allo stesso modo, oggi molti scienziati hanno preso posizioni chiare di rifiuto del razzismo (anche nel caso ungherese in questione), ma la soluzione al problema va cercata in primo luogo a livello politico, sociale ed economico.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-razzismo-non-e-scienza-intervista-a-guido-barbujani/">Il razzismo non è scienza. Intervista a Guido Barbujani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Tollerare o non tollerare, questo è il dilemma</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/tollerare-o-non-tollerare-questo-e-il-dilemma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 20:45:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 13 Dicembre 2011 Gianluca Casseri ha assassinato due senegalesi per ragioni che, a quanto ci è attualmente dato di sapere, possono essere ricercate solo nel razzismo e nella xenofobia. Non si è trattato infatti di una lite degenerata ma di un gesto studiato e per di più ripetuto; infatti due ore dopo il primo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/tollerare-o-non-tollerare-questo-e-il-dilemma/">Tollerare o non tollerare, questo è il dilemma</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 13 Dicembre 2011 Gianluca Casseri ha assassinato due senegalesi per ragioni che, a quanto ci è attualmente dato di sapere, possono essere ricercate solo nel razzismo e nella xenofobia.<br />
Non si è trattato infatti di una lite degenerata ma di un gesto studiato e per di più ripetuto;<span id="more-10331"></span> <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/callaghan.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10332" title="callaghan" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/callaghan-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/callaghan-300x182.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/callaghan.jpg 432w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>infatti due ore dopo il primo agguato che è costato la vita a <strong>Samb Modou</strong> e <strong>Diop Mor</strong>, colpevoli solo di trovarsi a Firenze, il killer è tornato sul luogo del delitto a caccia di altri invasori dell&#8217;italico suolo e ha sparato ancora, stavolta, per fortuna, solo ferendo.<br />
La conclusione, cinematografica, degna di uno che aveva studiato il colpo di scena, è nota. Braccato dalla polizia il Casseri si suicida ponendo fine ad “<em>un giorno di ordinaria follia</em>”, titolo di uno dei film che  sono stati rinvenuti nella sua abitazione. Gli altri sono quelli dell&#8217;ispettore <strong>Callaghan</strong>, per i quali, dicono, aveva una vera e propria ossessione.<br />
Il rapporto fra il killer e i suoi gusti cinematografici (pare amasse anche il fantasy) è stato sviscerato su tutti i giornali e i telegiornali, perché si sa che di fronte agli avvenimenti “straordinari” si deve cercare sempre la spiegazione che porti tutto alla normalità. Dimenticando che migliaia, anzi milioni di persone nel mondo hanno visto l&#8217;ispettore Callaghan e non vanno in giro a sparare agli immigrati.<br />
Il fatto, banale, ma a quanto sembra necessario da ricordare, è che chi si fa influenzare da un film o da un libro è già predisposto ad essere influenzato e in mancanza di altro si farebbe influenzare anche da Mary Poppins per dar sfogo alle sue idee razziste e xenofobe. Ovvero Casseri ha barbaramente ucciso due immigrati non perché ha visto l&#8217;ispettore Callaghan ma perché era fascista e razzista.<br />
La sua frequentazione di <strong>Casa Pound</strong>, organizzazione dichiaratamente fascista italiana, è invece passata incredibilmente quasi in secondo piano rispetto ai suoi gusti cinematografici.<br />
Allora per ricordare che Gianluca Casseri non era solo nei suoi vaneggiamenti, leggiamo qualche commento dai forum nazifascisti italiani:<br />
«<em>Sono contento che oggi ci siano due invasori di meno»</em><br />
<em>«Casseri eroe bianco vittima di un complotto volto a nascondere la verità, e cioè che Firenze è ormai contesa tra bande di sporchi negri criminali. E&#8217; ora che qualcuno faccia pulizia di questa immondizia negra! Via negri e stranieri dall&#8217;Italia. Abbattere chi devasta le proprietà degli italiani»</em><br />
<em>«Come pochi ha avuto il coraggio di fare ciò che dovremmo fare tutti in massa; sono più propenso alla loro espulsione anziché al loro assassinio, ma la vedo piuttosto dura come soluzione»</em><br />
E dal gruppo di Facebook “Casseri santo subito”<br />
«<em>Altri 10 100 1000 Gianluca Casseri,qui due in calabria due anni fa li abbiamo fatti scappare a colpi di doppietta dai campi di arance ,fanculo i negri e chi difende i loro diritti passandogli da mangiare da dormire e pure le ricariche telefoniche gli fanno ora in questi centri di accoglienza del cazzo,mentre io mi sparo 250 0re di lavoro al mese x 1200 euro al mese nn bisogna sparargli quando sn in italia ma affondarli quando sono ancora in mare italia agli italiani fanculo gli africani»</em><br />
<em>«ragazzi ma vi rendete conto che a casa nostra noi siamo i pezzenti e loro i ricchi..io vedo extracomunitari che aprono aziende..rubano e girano con i macchinoni e noi non arriviamo a fine mese&#8230;.qualche anno fa andai dal assistente sociale a chiedere la casa del comun perchè ero senza lavoro..sapete cose mi rispose quella battona?a ma lei è giovane e prestante..gli extracomunitari hanno tanti figli e sono disagiati..ora..se io non tenessi alla mia fedina penale sarei uscito&#8230;sarei ritornato con una pistola per spararle alle gambe&#8230;.questa è l italia&#8230;&#8230;..»</em><br />
<em>«il problema ke tutti qui nn abbiamo capito questi musi di merda ci stanno togliendo tutto quello ke è sempre stato nostro COSTUMI-RELIGIONE E RISPETTO..»</em><br />
C&#8217;è una domanda da porsi di fronte a tutto questo, e non è “quale film dobbiamo vietare di vedere ai nostri figli” ma “la democrazia può permettersi di tollerare gli intolleranti?”<br />
La domanda in realtà non è nuova e molti hanno espresso le loro opinioni in merito.  C&#8217;è una corrente di pensiero che posta di fronte a questo dilemma assume la posizione che possiamo definire <strong>coerente</strong> esprimendo più o meno  il seguente ragionamento: “se vogliamo essere tolleranti dobbiamo accettare qualunque posizione diversa dalla nostra quindi dobbiamo garantire libertà di espressione anche a idee razziste e intolleranti, altrimenti saremmo noi stessi intolleranti”.<br />
Una corrente di pensiero che potremmo definire <strong>pragmatica</strong> invece argomenta: “se garantiamo la libertà di espressione agli intolleranti loro possono prevalere e poi cancellare la democrazia e i diritti degli altri, quindi la tolleranza ha un limite ed è quello di non tollerare gli intolleranti”.<br />
Per dirimere la questione e <strong>“scegliere da che parte stare”</strong> dobbiamo semplicemente porci la domanda se siamo disposti ad accettare il prezzo della coerenza, ovvero se siamo disposti a permettere l&#8217;esistenza di un partito che voglia l&#8217;uccisione o la deportazione in massa degli immigrati oppure che voglia legalizzare la pedofilia o legalizzare lo stupro delle donne quando si vestono in modo troppo ardito.<br />
Chi ha scritto la Dichiarazione dei Diritti dell&#8217;Uomo ha pensato che questo fosse un rischio non accettabile, infatti l&#8217;art. 30 della suddetta recita: «<em>Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati</em>»<br />
Anche chi ha scritto la nostra Costituzione lo ha ritenuto un rischio non accettabile, infatti nelle disposizioni transitorie e finali la XII recita «<em>È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista</em>».<br />
Sinceramente pensiamo di poter concordare con questo punto di vista, accettiamo di rinunciare a un po&#8217; di coerenza intellettuale per la salvaguardia dei diritti di tutte le persone. Ma allora c&#8217;è un&#8217;altra domanda da porsi: possiamo ancora accettare che ci siano politici che fanno propaganda disinfettando i sedili dei treni dove si sono seduti gli immigrati fregandosene della Dichiarazione dei Diritti Umani e della Costituzione Italiana?</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Intervista al Prof. Guido Barbujani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-al-prof-guido-barbujani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2010 13:38:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[guido barbujani]]></category>
		<category><![CDATA[marco carniani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da una constatazione: le razze umane esistono? No e s&#236;. No: dal punto di vista biologico &#232; chiaro ormai da cinquant&#8217;anni che nell&#8217;uomo non esistono gruppi distinti, simili a quelli che in altre specie chiamiamo razze. Possiamo raggruppare gli umani in tanti modi (per esempio mettendo insieme quelli che hanno la pelle di colore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Partiamo da una constatazione: le razze umane esistono? </p>
<p></strong>No e s&igrave;. No: dal punto di vista biologico &egrave; chiaro ormai da cinquant&#8217;anni che nell&#8217;uomo non esistono gruppi distinti, simili a quelli che in altre specie chiamiamo razze. Possiamo raggruppare gli umani in tanti modi (per esempio mettendo insieme quelli che hanno la pelle di colore simile, o quelli che hanno lo stesso gruppo sanguigno), ma questa classificazione non ci permette di prevedere poi come si raggrupperanno se consideriamo altri caratteri (per esempio la tendenza a diventare calvi, o la capacit&agrave; di digerire il latte da adulti). Non siamo tutti uguali, anzi. Ma siamo cos&igrave; diversi che non riusciamo a suddividere l&#8217;umanit&agrave; in gruppi distinti e non arbitrari. Ma anche s&igrave;: le razze esistono e sono nella nostra testa: nel modo in cui guardiamo e classifichiamo il nostro prossimo. </font></font></p>
<p></p>
<p align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Quindi oggi c&#8217;&egrave; chi fa ricorso a categorie, ad etichette che richiamano la classificazione in razze? Questo modo di guardare il mondo persiste anche all&#8217;interno della comunit&agrave; scientifica?</p>
<p></strong>S&igrave;, queste categorie dimostrano di essere molto persistenti in certe aree della scienza. Per esempio, negli Stati Uniti si parla di medicina razziale, indicando la tendenza di certi medici a tener conto della razza del paziente nel fare le diagnosi e nel prescrivere le terapie. Ma questa &quot;razza del paziente&quot;, come dicevamo, &egrave; una convenzione, nella quale convergono considerazioni biologiche e sociali. Pensiamo a Barack Obama: tutti lo consideriamo il primo presidente nero nella storia degli USA, ma sua madre &egrave; bianca, del Kansas. In che modo un medico possa tener conto del complesso cocktail di fattori ereditari che i nostri tanti antenati ci hanno trasmesso &egrave; un mistero. I risultati di un tale pasticcio non possono che essere pasticciati. </font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><span lang="it-IT"><strong>Tra gli esseri umani prevale ci&ograve; che ci differenzia o ci&ograve; che ci unisce? </p>
<p></strong></span><span lang="it-IT">Oltre 98 per cento del nostro DNA &egrave; identico a quello degli scimpanz&egrave;, e quindi le differenze fra noi umani stanno in una parte (circa la met&agrave;) di quel 2% che resta. Noi umani siamo molto simili fra noi, circa tre volte di pi&ugrave; di quanto non lo siano fra loro gli scimpanz&egrave;. E le nostre differenze stanno soprattutto all&#8217;interno delle popolazioni. </span></font></font></p>
<p><font size="2"></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify">
<p><font face="Tahoma"></font></font></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>C&#8217;&egrave; quindi molta differenza con un qualsiasi vicino di casa? E se questa persona fosse immigrata, potremmo dire lo stesso?</p>
<p></strong>Se poniamo pari a 100 le differenze genetiche fra noi e una persona di un continente molto lontano, quelle fra noi e un altro membro della nostra popolazione sono, in media, pari a 85, quindi poco meno. Quindi, mediamente, gli immigrati sono un po&#8217; pi&ugrave; diversi di noi dei nostri vicini, ma solo di un po&#8217;, al massimo di un 15%. Non tutti i continenti sono per&ograve; uguali: in Africa c&#8217;&egrave; molta pi&ugrave; variabilit&agrave; che altrove, e di recente &egrave; uscito un articolo che dimostra come fra i DNA due Khoisan della Namibia ci siano differenze pi&ugrave; grandi che fra loro e un europeo o un asiatico. Questo &egrave; uno dei dati (non l&#8217;unico) che interpretiamo come prova del fatto che l&#8217;umanit&agrave; si &egrave; evoluta e differenziata in Africa, e poi piccoli gruppi di africani sono usciti, circa 60 mila anni fa, e hanno rapidamente colonizzato tutto il pianeta.</p>
<p></font></font></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Per quale motivo allora si fa ancora ricorso al termine razzismo? Chi sono i razzisti?</p>
<p></strong>I razzisti sono molti di noi, e forse tutti, sia pure in maniera differente. Siamo razzisti quando non consideriamo le persone per quello che sono, individui, ma come appartenenti a un gruppo (gli albanesi; gli arabi; i terroni) su cui il giudizio &egrave; dato per scontato, senza tenere conto che anche fra loro esistono tantissime differenze: nel DNA, nell&#8217;aspetto fisico, ma anche nel carattere, negli stili di vita, nel tifo calcistico. Razzismo &egrave; un termine ancora usato perch&eacute; ce n&#8217;&egrave; in giro tantissimo.</font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Il richiamo all&#8217;identit&agrave; come appartenenza ad un gruppo (noi contro loro, quindi l&#8217;uso del pregiudizio) potr&agrave; portare ad una differenziazione per razze? Guardando in profondit&agrave; alla storia dell&#8217;umanit&agrave;, cosa emerge?</p>
<p></strong>No, non &egrave; certo il richiamo all&#8217;identit&agrave; che impedisce ai maschi della nostra specie di accoppiarsi con femmine della nostra specie, indipendentemente dalla loro origine, producendo bambini allegramente ibridi. E questo &egrave; quello che &egrave; successo per decine di migliaia di anni. Il richiamo all&#8217;identit&agrave;, piuttosto, ci appiattisce e ci isola dal resto del mondo. Identit&agrave; definisce il complesso di caratteristiche che ci contraddistinguono, quando non addirittura ci definiscono (es.: carta d&rsquo;identit&agrave;). &Egrave; uguale al singolare e al plurale, il che provoca equivoci. Alcuni pensano che l&rsquo;identit&agrave; sia una cosa sola, e addirittura si radichi in un preciso luogo geografico, che &egrave; poi quello di nascita, che &egrave; poi quello dove da sempre sarebbero vissuti gli antenati: sangue e suolo, come dicevano i nazisti che di queste cose se ne intendono. Scivolando sempre pi&ugrave; nell&rsquo;equivoco, questo suolo ove affonderebbero tutte le radici dell&rsquo;identit&agrave; (al singolare) determinerebbe infallibilmente filosofie di vita, gusti gastronomici e musicali, stili di guida, perversioni dell&rsquo;eros, passioni sportive, credenze religiose, tendenze criminali, valori etici ed etilici, vezzi lessicali e bizzarrie dell&rsquo;abbigliamento: tutti coerenti l&rsquo;uno con l&rsquo;altro. Ma non &egrave; vero, perch&eacute; non stavano certo tutti nello stesso posto i nostri sedici trisavoli, i nostri trentadue quadrisavoli, e men che meno i nostri 1024 antenati di trecento anni fa. Per non parlare di quello che apprendiamo dagli altri nel corso della vita, e che non dipende certo dalla nostra genealogia. &Egrave; perci&ograve; evidente che ciascuno di identit&agrave; ne ha tante, e costringere dentro a un&rsquo;unica definizione una persona, o peggio ancora un gruppo di persone, &egrave; operazione insensata. Scrive Amartya Sen: &laquo;La stessa persona pu&ograve; essere, senza la minima contraddizione, di cittadinanza americana, di origine caraibica, con ascendenze africane, cristiana, progressista, donna, vegetariana, maratoneta, storica, insegnante, romanziera, femminista, eterosessuale, sostenitrice dei diritti dei gay e delle lesbiche, amante del teatro, militante ambientalista, appassionata di tennis&raquo;. </font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Tante identit&agrave;, dunque, e non una sola?</p>
<p></strong>Esatto.</font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="right"><font face="Tahoma" size="2"><strong>Guido Barbujani</strong> intervstato da <strong>Marco Carniani</strong></font></p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-al-prof-guido-barbujani/">Intervista al Prof. Guido Barbujani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Un negro non può essere italiano!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[anatman]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 11:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[luigi nicolai]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si dice che il battito d&#8217;ali di una farfalla che si trova in Australia possa scatenare un uragano in America. Ovviamente &#232; solo un&#8217;iperbole, che illustra per&#242; molto efficacemente quali enormi reazioni a catena si possano determinare con ogni parola, ogni piccolo gesto, ogni azione apparentemente innocua. Figuriamoci cosa pu&#242; accadere quando parole, gesti e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
Si dice che il battito d&#8217;ali di una farfalla che si trova in Australia possa scatenare un uragano in America. </p>
<p>Ovviamente &egrave; solo un&#8217;iperbole, che illustra per&ograve; molto efficacemente quali enormi reazioni a catena si possano determinare con ogni parola, ogni piccolo gesto, ogni azione apparentemente innocua.</p>
<p>Figuriamoci cosa pu&ograve; accadere quando parole, gesti e comportamenti sono messi in atto non da persone sconosciute ma da amministratori dello Stato, da Parlamenti, da persone in vista, dai giornali, dai mezzi di comunicazione.</p>
<p>I pubblicitari conoscono bene il fenomeno, e sono disposti a pagare anche milioni di euro per far si che un divo particolarmente ammirato possa sorseggiare un determinato aperitivo o utilizzare un determinato gestore telefonico. Perch&eacute; sanno che verrebbe inevitabilmente imitato, persino oltre le stesse intenzioni dei pubblicitari!</p>
<p>Recentemente, il parlamento italiano ha affossato una legge che doveva tutelare i gay dalle discriminazioni omofobiche. Nei giorni successivi, alcuni esaltati si sono sentiti in qualche modo stimolati a dare qualche coltellata a coppie di gay incontrate per caso, colpevoli solo di essere tali e di non nasconderlo. </p>
<p>Ecco un battito di ali che diventa uragano! </p>
<p>A chi dobbiamo la responsabilit&agrave; politica, morale e psicologica di questi fatti?</p>
<p>I presidi che si sono rifiutati di applicare la sentenza della corte europea, fonte primaria di diritto al di sopra delle stesse costituzioni nazionali, non togliendo i crocifissi dalle aule scolastiche, ma addirittura appendendone provocatoriamente degli altri, comportandosi da ultras della curva sud anzich&eacute; da dirigenti statali e soprattutto senza aprire alcun dibattito paritario, si sono giustificati affermando che il crocifisso non &egrave; un semplice simbolo religioso ma un emblema della cultura italana che una sentenza europea &quot;non ci pu&ograve; togliere&quot; (dunque, tra l&#8217;altro, le sentenze si rispettano solo se piacciono, altra pericolosa mina vagante data in pasto&nbsp; all&#8217;opinione pubblica in un Paese che ha inventato le mafie, tant&#8217;&egrave; che anche in Burundi &quot;mafia&quot; si dice in italiano).</p>
<p>Ora, a parte il fatto che la storia insegna che ogni qualvolta si associa religione e nazionalit&agrave;, si creano conseguenze catastrofiche, nessuno dei tanti esperti saliti in cattedra a difendere l&#8217;integrit&agrave; della Razza Italiana, Bianca, Cattolica e Crociata ha minimamente supposto che, nella effettiva percezione spicciola dei ragazzi abituati a configurare il proprio cervello con lo stile essenziale degli SMS, una delle tante orribili ma logiche conseguenze di questo sottile e strisciante razzismo istituzionale &egrave; senz&#8217;altro quella di dedurre, ad esempio, che un negro non pu&ograve; essere un vero italiano. </p>
<p>Tantomeno potranno esserlo gli islamici (figuriamoci: in qualche Comune del nord sono gi&agrave; apparsi cartelli stradali di &quot;divieto di burqa&quot;), oppure un immigrato di seconda generazione, o magari una qualsiasi persona che per ideologia, nazionalit&agrave;, abbigliamento, inclinazioni, gusti, mode, pettinatura, alimentazione o altro possa distinguersi dal Modello Unico di Pensiero a cui questa orrenda forma di fascismo televisivo, malavitoso e clericale che ci governa vorrebbe conformarci tutti.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Luigi M Nicolai</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/un-negro-non-puo-essere-italiano/">Un negro non può essere italiano!</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Un paese impazzito</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/un-paese-impazzito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 09:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[redazione]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>a volte, con tutta la buona volont&#224;, non si riescono proprio a trovare le parole per commentare certe notizie&#8230; da indymedia Vigili urbani sequestrano le coperte ai senza dimora Redattore Sociale &#8211; Dire, 14 ottobre 2008 Firenze, il racconto dell&#8217;associazione Aurora: &#34;La polizia municipale ha sequestrato e distrutto le coperte da noi distribuite a 50 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>a volte, con tutta la buona volont&agrave;, non si riescono proprio a trovare le parole per commentare certe notizie&#8230;</em></p>
<p><a target="_blank" href="http://emiliaromagna.indymedia.org/node/3772">da indymedia</a></p>
<p><strong>Vigili urbani sequestrano le coperte ai senza dimora</strong></p>
<p>Redattore Sociale &#8211; Dire, 14 ottobre 2008</p>
<p>Firenze, il racconto dell&#8217;associazione Aurora: &quot;La polizia municipale ha sequestrato e distrutto le coperte da noi distribuite a 50 rom alla stazione di Santa Maria Novella&quot;. Per loro anche multe di oltre 165 euro.</p>
<p>La polizia municipale ha ritirato a 50 rom romeni le coperte che un&#8217;associazione di volontariato aveva fornito loro. L&#8217;episodio &egrave; accaduto la notte del 7 ottobre a Firenze, nei pressi della stazione Santa Maria Novella. A riferirlo sono i volontari dell&#8217;associazione fiorentina L&#8217;Aurora Onlus che hanno fornito le coperte ai nomadi che da mesi dormono al freddo nei pressi di Piazza Adua, in pieno centro storico della citt&agrave;. Svegliate di soprassalto le persone &#8211; riferiscono i volontari dell&#8217;associazione &#8211; i vigili hanno intimato loro di consegnare tutte le coperte e a chi ha obiettato che faceva troppo freddo, i vigili fiorentini hanno risposto &quot;Dormite sui cartoni&quot;.</p>
<p>Tutte le 50 coperte sono state dunque sequestrate e gettate, davanti ai loro occhi, in un camion della Quadrifoglio che procedeva subito a macerarle. L&#8217;associazione ha rifornito le coperte ai nomadi venerd&igrave; sera ma nel fine settimana i vigili sono ripassati e hanno multato i nomadi con una multa di 165 euro perch&eacute;, si legge nel verbale &quot;dormivano in modo visibilmente indecente&quot;.</p>
<p>&quot;Ci&ograve; che &egrave; accaduto &egrave; inammissibile &#8211; commentano Stefania Micol, presidente dell&#8217;associazione L&#8217;Aurora, e Matteo Pegoraro, co-presidente con Roberto Malini e Dario Picciau del Gruppo EveryOne &#8211; e dimostra come anche la citt&agrave; di Firenze segua istituzionalmente la corrente razzista e xenofoba che sta investendo l&#8217;Italia, abbandonando la via della tolleranza e del rispetto dei diritti umani per imbracciare quella della caccia allo straniero e della criminalizzazione della povert&agrave;.</p>
<p>&Egrave; uno scandalo civile che in una citt&agrave; come Firenze non solo non si attui alcun programma per l&#8217;accoglienza di queste persone, lasciandole girovagare per il centro senza alcun mezzo di sussistenza n&eacute; alcuna proposta di inserimento sociale, ma che soprattutto vengano tolti loro con brutalit&agrave; i pochi mezzi per sopravvivere al freddo di e alla condizione a dir poco precaria in cui essi si trovano&quot;.</p>
<p>&quot;Abbiamo gi&agrave; denunciato l&#8217;accaduto all&#8217;eurodeputata ungherese di origine rom Viktoria Mohacs&igrave; &#8211; spiegano poi i leader del Gruppo EveryOne Malini, Pegoraro e Picciau &#8211; affinch&eacute; lo riporti all&#8217;attenzione del Parlamento Europeo e della Commissione UE. Firenze diviene tristemente, con quest&#8217;episodio, assieme a Pesaro &#8211; gi&agrave; all&#8217;attenzione delle Istituzioni europee per il preannunciato sgombero della locale comunit&agrave; rom romena, rifugiata in un edificio abbandonato, in cui vi sono malati con patologie cardiache e tumorali molto gravi &#8211; e al resto d&#8217;Italia, un ulteriore luogo dove, con la persecuzione mista all&#8217;indifferenza di autorit&agrave; e istituzioni locali, si vuole arrivare all&#8217;annientamento crudele di esseri umani innocenti cui non &egrave; offerta alcuna speranza di integrazione&quot;.</p>
<p>L&#8217;associazione L&#8217;Aurora e il Gruppo Every One hanno chiesto a gran voce un incontro urgente con le autorit&agrave; fiorentine al fine di trovare una soluzione tempestiva per queste persone. Le due associazioni fanno inoltre appello a tutta la cittadinanza fiorentina, affinch&eacute;, presso la sede de L&#8217;Aurora in via dei Macci 11 si manifesti nel concreto solidariet&agrave; verso famiglie disagiate e perseguitate, portando semplicemente una coperta, che divenga simbolo di fratellanza e rappresenti una risposta civile al trattamento della Polizia Municipale.</p>
<p align="right"><strong>redazione[at]civiltalaica.it</strong></p>
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