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	<title>pena di morte Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>La Chiesa e la pena di morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 16:27:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora oggi, pur appoggiando la campagna per l&#8217;eliminazione delle esecuzioni capitali dal codice penale dei vari paesi e sostenendo la richiesta di una moratoria mondiale, la Chiesa «non esclude, supposto il pieno accertamento dell&#8217;identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l&#8217;unica via per difendere efficacemente dall&#8217;aggressore ingiusto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora oggi, pur appoggiando la campagna per l&#8217;eliminazione delle esecuzioni capitali dal codice penale dei vari paesi e sostenendo la richiesta di una moratoria mondiale, la Chiesa «non esclude, supposto il pieno accertamento dell&#8217;identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l&#8217;unica via per difendere efficacemente dall&#8217;aggressore ingiusto la vita di esseri umani» (Catechismo della Chiesa cattolica, §2297, 1992).<span id="more-10682"></span> <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/07/pena-di-morte21.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-10691" title="hands on prison bars" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/07/pena-di-morte21-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Catechismo aggiunge però subito che oggi «a seguito della possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine &#8230;. i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono &#8220;ormai molto rari, se non di fatto inesistenti&#8221; (Evangelium vitae)».</p>
<p><strong> Verità e pretesti</strong></p>
<p>In questo modo la mutata posizione della Chiesa che, nello stato pontificio, praticò la pena di morte fino alla fine del potere temporale e la eliminò dal codice penale solo nel 1969, viene spiegata come un sapiente adattamento ai tempi e non come la correzione di una posizione sbagliata. Ma la verità è diversa. In passato la pena di morte non fu giustificata affatto dalla Chiesa perché «unica via praticabile per difendere» vite innocenti, ma in quanto dotata del valore vendicativo, punitivo e espiativo che le dava la Bibbia («chi sparge sangue umano, dall&#8217;uomo sarà sparso il suo sangue», Genesi, 9, 6). Agostino afferma che è conforme a «giusta ragione» che i «delinquenti» siano «puniti con la morte». Tommaso d&#8217;Aquino la ritiene una «espiazione» per il «peccatore». E per Alfonso Maria de&#8217; Liguori «Dio stesso vuole che siano puniti i malfattori». «Emanando una sentenza di morte», scrive il Catechismo romano del 1566, «i giudici . sono gli esecutori della legge divina . vendicano il misfatto . mirano appunto a tutelare e a garantire, con la repressione della delinquenza, questa stessa tranquillità della vita garantita da Dio» (§ 328). Inconsistente e specioso è quindi l&#8217;argomento addotto a oggi dalla Chiesa per giustificare la pena di morte e cioè la mancanza di strumenti per reprimere efficacemente il crimine senza bisogno di sopprimere il reo. Forse che le segrete o i piombi di Venezia erano meno sicure delle carceri odierne al fine di impedire che i criminali minaccino «vite innocenti»?! In realtà, la Chiesa ricorre a queste argomentazioni per non riconoscere di avere mutato opinione sotto l&#8217;influenza del pensiero laico, che essa ha contrastato a lungo anche su questo punto. Si pensi che ancora nel Settecento, quando i principi illuminati cominciavano a porre in dubbio il ricorso alla pena di morte, la Chiesa non solo la giustificava e la praticava, ma pose all&#8217;indice il famoso scritto di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene, che criticava sia la pena di morte, sia la tortura.</p>
<p><strong>La Chiesa e le &#8220;pratiche crudeli&#8221;</strong></p>
<p>Analoga ipocrisia rivela la posizione della Chiesa sulla tortura, di cui il Catechismo del 1992 dice: «Nei tempi passati, da parte delle autorità legittime si è fatto comunemente ricorso a pratiche crudeli per salvaguardare la legge e l&#8217;ordine, spesso senza protesta dei pastori della Chiesa, i quali nei loro propri tribunali hanno essi stessi adottato le prescrizioni del diritto romano sulla tortura. Accanto a tali fatti deplorevoli, però, la Chiesa ha sempre insegnato il dovere della clemenza e della misericordia; ha vietato al clero di versare il sangue. Nei tempi recenti è diventato evidente che tali pratiche crudeli non erano né necessarie per l&#8217;ordine pubblico, né conformi ai legittimi diritti della persona umana» (§ 2298). Insieme a un tentativo abbastanza goffo di giustificare il ricorso alla tortura sostenendo che solo «in tempi recenti» ne sarebbe venuto alla luce il carattere disumano (!), si cerca di ridurre questa pratica alla passiva applicazione di norme derivate dal diritto romano e mitigate dall&#8217;invito alla clemenza o dal divieto al clero di versare sangue. Le «pratiche crudeli» furono viceversa introdotte, giustificate e minutamente regolate con bolle o manuali da Innocenzo IV e dai suoi successori in funzione dei processi inquisitori. Anche la regola ipocrita di lasciare ai laici il compito di «versare il sangue» fu progressivamente abbandonata e nel 1543 Paolo IV garantì con apposito Decretum l&#8217;assoluzione preventiva ai chierici che, nel corso dei cosiddetti &#8220;interrogatori&#8221; agli eretici, avessero «versato sangue fino alla morte del reo».</p>
<p><a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=26794&amp;typeb=0&amp;La-Chiesa-e-la-pena-di-morte"><strong>Walter Peruzzi &#8211; Cronache Laiche</strong></a></p>
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		<title>Nessuno tocchi Abele?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[anatman]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 02:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[antico testamento]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[genesi]]></category>
		<category><![CDATA[luigi nicolai]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nota associazione &#34;nessuno tocchi Caino&#34; ha contribuito a rendere famosa una frase del Genesi ove appunto Caino, che secondo il mito uccise il fratello Abele, fu &#34;tatuato&#34; con dei segni che ne dovevano garantire la riconoscibilit&#224; e di conseguenza una sorta di &#34;immunit&#224;&#34;, che molti interpretano come un divieto biblico di condannare a morte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La nota associazione &quot;nessuno tocchi Caino&quot; ha contribuito a rendere famosa una frase del Genesi ove appunto Caino, che secondo il mito uccise il fratello Abele, fu &quot;tatuato&quot; con dei segni che ne dovevano garantire la riconoscibilit&agrave; e di conseguenza una sorta di &quot;immunit&agrave;&quot;, che molti interpretano come un divieto biblico di condannare a morte gli assassini.<br />
Che non &egrave; cos&igrave; lo si evince, se non altro, dal fatto che la pena di morte &egrave; non solo concessa ma addirittura ordinata in tutto l&#8217;Antico Testamento, sebbene nel Genesi non abbiamo ancora il regime legale mosaico. Abbiamo per&ograve; il diluvio, presentato come uno sterminio voluto da una volont&agrave; divina in vena di drastiche punizioni.<br />
Pu&ograve; essere interessante vedere come nasce il mito di Abele e Caino. La critica storica ha ormai stabilito che il Genesi non sia un libro originale, ma sia una raccolta di tradizioni orali effettuata intorno al 1000 a.c. per ordine di Davide. <br />
Gli ebrei prendono origine&nbsp;da trib&ugrave;&nbsp;nomadi dedite alla pastorizia, spesso predoni. Essi&nbsp;costituirono come &egrave; noto un Regno autonomo nella terra di Canaan, odierna Palestina, da loro considerata una terra data in concessione direttamente dalla loro divinit&agrave;. <br />
Circondati da popoli di alte tradizioni culturali, ovviamente gli ebrei sentirono immediatamente il bisogno di dotarsi di scritture sacre. Nacque cos&igrave; il Genesi, ottenuto scopiazzando qua e l&agrave; dalle mitologie dei popoli vicini. Non a caso, ritroviamo il racconto del diluvio nei testi babilonesi, con delle piccole differenze (No&egrave; si chiama Utnapistim, la durata del diluvio &egrave; diversa, ecc. ecc.)<br />
Anche il racconto della creazione &egrave; babilonese, con l&#8217;unica differenza che i giorni sono 10 anzich&eacute; 7. Meno male: grazie agli ebrei abbiamo un giorno festivo ogni 7!<br />
Anche il racconto di Abele e Caino era preesistente, come del resto quello di Adamo ed Eva, essendo dei miti sumeri. Peraltro anche il Genesi afferma che lo scenario di queste vicende si trova fra il Tigri e l&#8217;Eufrate, cio&egrave; il paese di Sumer, attuale Iraq.<br />
Nel racconto sumero, il &quot;cattivo&quot; era Abele. Perch&eacute; il racconto ebraico capovolge le parti? Perch&eacute; gli ebrei, essendo pastori, si identificavano con il pastore Abele (simbolo di tutti i pastori). Caino rappresentava invece i contadini. Abele che uccide Caino, o viceversa, significa che contadini e pastori erano rivali e spesso tendevano all&#8217;odio omicida.<br />
Ancora oggi, nonostante i tempi moderni, accade che i pastori incendino le foreste per avere pi&ugrave; pascolo.<br />
I sumeri con questo mito volevano semplicemente ricordare che innumerevoli volte i contadini erano vittima delle incursioni dei pastori nomadi. <br />
Date le notevoli lotte fratricide fra contadini e pastori, il Genesi raccoglie in forma mitologica l&#8217;idea secondo la quale nacque un primo rudimentale criterio per prevenire questi logoranti scrontri: tutti si sarebbero dotati di tatuaggi e segni, secondo un apposito codice, per rappresentare la propria trib&ugrave;, il proprio clan. <br />
Ancora oggi i nativi africani che vivono in modo primitivo, usano fare queste incisioni nella pelle del volto e del corpo, come segni di appartenenza ad una ben precisa identit&agrave; tribale.<br />
&quot;Nessuno tocchi Caino&quot; esprime quindi&nbsp;in forma mitologica una prassi corrispondente ad un primitivo codice di comportamento secondo il quale, se l&#8217;avversario era &quot;imparentato&quot; in qualche modo, doveva essere rispettato, sia esso pastore o contadino. Ci&ograve; poteva prevenire, almeno in parte, un certo numero di aggressioni.<br />
Non si tratta di un divieto assoluto di uccidere, ma &egrave; come se si dicesse &quot;non uccidere i membri del tuo clan&quot;. Solo pi&ugrave; tardi la legislazione mosaica viet&ograve; l&#8217;omicidio, attribuendo per&ograve; al tempo stesso ai sacerdoti&nbsp;il potere di condannare a morte coloro che non rispettavano la Legge di Mos&egrave;, oggi nota come i &quot;10 comandamenti&quot;.<br />
All&#8217;epoca, anche lavorare di sabato poteva comportare la lapidazione.<br />
Quindi, citare una frase dell&#8217;Antico Testamento per sostenere il rispetto della vita umana, &egrave; quasi come se si prendesse spunto dal libro &quot;mein kampf&quot; di Adolf Hitler per sostenere il diritto alla vita.<br />
&quot;Nessuno tocchi Caino&quot; &egrave; un motto che, secondo il significato originario, rispetta solo la vita dei propri consanguinei, ma questa regola la applicano anche i mafiosi. Tra l&#8217;altro riguarda il comportamento dei singoli, non degli Stati.</p>
<p>
</p>
<p align="right"><strong>Dr. Luigi M. Nicolai</strong></p>
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