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	<title>jude law Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>The New Pope e il solito Sorrentino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 15:48:58 +0000</pubDate>
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Polemiche, scandali e perfino “scomuniche” dal patriarca di Venezia per la nuova fatica di Paolo Sorrentino che continua la storia della precedente serie “The Young Pope”. Questa ci aveva lasciato un comatoso (nel senso letterale del termine) Papa Pio XIII aka Lenny Belardo ovvero <strong>Jude Law</strong> che in toga bianca (e non) aveva scatenato, risvegliandole, le fantasie erotiche di molte cattoliche e cattolici. Aveva superato e aggirato tutti i tiri gobbi della curia avversa il “papa giovane”, ma non quello del destino sotto forma di un infarto.</p>
<p>Insieme alle suddette richieste di censura, anche se non siamo certo arrivati al livello di ciò che recentemente è successo per il Gesù gay proposto da Netflix nella serie brasiliana “La prima tentazione di Cristo”, è aumentata, come è ovvio, la curiosità e l’attesa per questa nuova serie.</p>
<p>In realtà lo “scandalo”, come ampiamente prevedibile trattandosi di un film di Sorrentino, è  molto più nelle apparenze che nei contenuti, ed è stato per noi fin troppo facile prevedere che alla fine della serie, così come alla fine dei suoi (ultimi) film i protagonisti sarebbero stati tutti moralmente assolti dal regista.</p>
<p>Regista che comunque, gli va di certo riconosciuto, rimane uno dei migliori nella tecnica cinematografica.</p>
<p>Così al di là delle al di là delle suore sexy che ballano come cubiste sotto una croce psichedelica nella sigla iniziale delle prime puntate; sigla che invece, nelle ultime due puntate, mostra il redivivo papa Pio XIII in costume da bagno inguinale bianco che ammicca in telecamera, dei “soliti” scandali vaticani, del “solito” cardinale cattivo Voiello (un bravissimo <strong>Silvio Orlando</strong>), nella sostanza dice ben poco di scandaloso al di là di un papa di transizione scomodo (Francesco II) ucciso per eccesso di pauperismo.</p>
<p><strong>John Malkovich </strong>(ogni aggettivo per descrivere quest’attore è riduttivo, lo sappiamo)  interpreta John Brannox cardinale inglese, fautore di una terza via <em>soft</em> per il cambiamento della Chiesa Cattolica, che sale al soglio (come Giovanni Paolo III) per togliere le castagne dal fuoco dopo “l’assassinio di Papa Francesco II” come ricorda a Voiello che gli propone la carica; questo quasi offeso prontamente ribatte: “Si è trattato di una morte per cause naturali!” “Ah come per Giovanni Paolo I” replica Brannox, e Voiello “Esattamente!”. Ecco, forse questo scambio di battute basta a giustificare la visione dell’intera serie.</p>
<p>Una serie però che rispetta nel bene e nel male i ritmi di Sorrentino, quindi può capitare di addormentarsi per un tre quarti della puntata e non essersi persi assolutamente nulla della trama: il respiro di Pio XIII mandato in onda 24 ore su 24 dalla radio vaticana, qualche inquadratura kubrikiana e qualche dialogo fra Brannox e Marilyn Manson o Sharon Stone (nei panni di se stessi) che “<em>stanno a parla’ de tutto e de niente!</em>” (scusateci, ma il Padre Pizzarro di Corrado Guzzanti resta di un livello superiore), costringono davvero a un overdose di caffeina per proseguire la visione. Poi negli ultimi minuti della puntata… assassini, sequestri, scandali, incesti, complotti, sesso, miracoli e chi più ne ha più ne metta. Fino all’apoteosi finale dove mancherebbe solo dio che scenda in campo, ma evidentemente era impegnato e neanche Sorrentino è riuscito a convincerlo.</p>
<p>Insomma alla fine della serie resta il retrogusto che abbiamo dopo la visione delle recenti opere del regista (Youth, La grande bellezza) che alla fine, dopo aver mostrato le peggiori porcate riesce a “salvare” o meglio a giustificare e a comprendere quasi con paternalismo, tutti i suoi personaggi. In questo caso anche i killer mafiosi al soldo di Voiello.</p>
<p>Secondo qualcuno questo è un grande merito del regista, secondo il nostro modesto parere invece  no. Il regista sembra sempre volerci convincere che tutto alla fine si debba risolvere perché dio non può permettere il male assoluto; peccato che chi vede queste cose da ateo o agnostico non può che avere l’impressione che le storie narrate da Sorrentino per quanto sporche, scandalose, sexy o cattive alla fine siano davvero molto infantili.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg" alt="" width="211" height="228" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a></p>
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		<title>Sherlock Holmes, la rivincita della razionalità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 23:00:00 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/sherlock-holmes-la-rivincita-della-razionalita/">Sherlock Holmes, la rivincita della razionalità</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Tahoma" size="2">Buone notizie per noi razionalisti, tornano sui grandi schermi le avventure di colui che &egrave; il simbolo indiscusso della razionalit&agrave; e del metodo scientifico. </p>
<p>Ovviamente sto parlando di Sherlock Holmes, indimenticato detective entrato da almeno un secolo nell&rsquo;immaginario popolare con una prepotenza tale da considerarlo quasi una personaggio storico.</p>
<p>Il nuovo Holmes cinematografico ha il volto di Robert Downey Jr. mentre Jude Law interpreta l&rsquo;inseparabile Dottor Watson. Due dei pi&ugrave; celebri attori di Hollywood sono sufficienti certo a garantire gli incassi al botteghino e a fare del film l&rsquo;evento della fine 2009.</p>
<p>La sfida con il mito per&ograve; non era certo facile. Quando ci si confronta con una leggenda si &egrave; soliti cadere nella banalit&agrave; e nei luoghi comuni, che spesso, per altro, sono apocrifi. Se ad esempio siete affezionati all&rsquo;odiosa frase &ldquo;<em>elementare, Watson</em>!&rdquo;, o al <em>deerstalker</em>, buffo berretto da cacciatore diventato simbolo di ogni detective, o alla pipa <em>calabash</em>, sappiate che di tutto questo nel vero Sherlock Holmes, ovvero quello dei romanzi e dei racconti di Sir Arthur Conan Doyle, non c&rsquo;&egrave; mai stata traccia. Queste caratterizzazioni sono tutte dovute ai primi interpreti teatrali di inizio 1900. </p>
<p>Nel film di Guy Ritchie di tutto questo, per fortuna non c&rsquo;&egrave; traccia, ma ci&ograve; non vuol dire che si limita ad un ricalco letterale delle opere di Doyle, anzi. </p>
<p>L&rsquo;Holmes dei racconti era un consumatore accanito di morfina e cocaina (per tenere il cervello occupato fra un &ldquo;caso&rdquo; e l&rsquo;altro), ostentava un&rsquo;assoluta indifferenza per ci&ograve; che non gli era funzionale allo svolgimento delle indagini (ignora perfino che la terra orbita intorno al Sole e non viceversa) perch&eacute; la mente umana &egrave; come un magazzino e se lo riempi di casse che non ti servono poi non hai spazio per le casse che ti servono, era un freddo e cinico razionalista che deplora l&rsquo;amore che come tutte le emozioni contrasta con la logica che &egrave; al di sopra di tutto.</p>
<p>Di tutto ci&ograve; in un blockbuster hollywoodiano non pu&ograve; esserci traccia, o quasi. Per&ograve; Guy Ritchie rispetta lo spirito razionalista di Sherlock Holmes e questo &egrave; gi&agrave; importante con i tempi che corrono&#8230; del resto dopo lo scempio fatto ad Hollywood con &ldquo;<em>Io sono leggenda</em>&rdquo; di Richard Matheson siamo pronti a tutto.</p>
<p>E allora forse possiamo riscoprire nel film quell&rsquo;emozione che tanto ci piaceva nelle storie di Doyle, ovvero lo smascheramento degli impostori, dei falsi maghi, dei sedicenti stregoni che ottenebravano le menti degli sprovveduti con qualche distillato di un&rsquo;erba esotica che noi, poveracci, non abbiamo di certo sentito nominare ma che Sherlock Holmes conosce alla perfezione.&nbsp; E quando, alla fine, rivela il piano criminale ci sentiamo quasi sciocchi ad aver creduto per qualche tempo a presunte resurrezioni dall&rsquo;oltre tomba, a sedicenti magie o a prodigi che altro non sono che trucchi da baraccone. </p>
<p>La verit&agrave; &egrave; sempre stata l&igrave; davanti a noi perch&eacute;, &ldquo;<em>una volta eliminato l&rsquo;impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verit&agrave;</em>&rdquo;.&nbsp; </p>
<p>Lunga vita a Sherlock Holmes.</p>
<p>&nbsp;</font></p>
<p></p>
<p align="right"><strong><font face="Tahoma" size="2">J. Mnemonic</font></strong></p>
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