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	<title>italia Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Sep 2024 15:09:44 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>L&#8217;innovazione improbabile</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/per-innovare-non-basta-il-protagonismo-di-draghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 14:35:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[andrea marinucci foa]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché, nonostante le esternazioni di Draghi, è impossibile un grande piano di innovazione ecosostenibile? Risposta breve: le classi dirigenti del nostro paese non sono all&#8217;altezza. Risposta lunga: è vero che la materia prima per l&#8217;innovazione è l&#8217;immaginazione, che è una dote molto diffusa, ma le condizioni indispensabili per affrontare un percorso innovativo sono tante. Per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/per-innovare-non-basta-il-protagonismo-di-draghi/">L&#8217;innovazione improbabile</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">Perché, nonostante le esternazioni di Draghi, è impossibile un grande piano di innovazione ecosostenibile?</div>
<div dir="auto"><strong>Risposta breve</strong>: le classi dirigenti del nostro paese non sono all&#8217;altezza.</div>
<div dir="auto"><strong>Risposta lunga:</strong> è vero che la materia prima per l&#8217;innovazione è l&#8217;immaginazione, che è una dote molto diffusa, ma le condizioni indispensabili per affrontare un percorso innovativo sono tante.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/09/rimini2-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-30879" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/09/rimini2-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/09/rimini2-1024x768.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/09/rimini2-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/09/rimini2-768x576.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/09/rimini2-1536x1152.jpg 1536w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/09/rimini2-2048x1536.jpg 2048w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/09/rimini2-213x160.jpg 213w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p><strong>Per prima cosa</strong> <strong>ci vuole un interesse autentico</strong> da parte dei decisori, che non significa solo l&#8217;Europa o il governo, ma tutta la catena che va da chi scrive i decreti ed eroga i fondi a chi poi produce, vende, comunica, organizza, assume. L&#8217;innovazione ha un costo alto a breve termine e determina una spinta a lungo termine e io non vedo molta gente interessata a questo genere di imprese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Seconda nota dolente:</strong> <strong>l&#8217;innovazione è una rottura dei processi consolidati,</strong> quindi bisogna essere poco conservatori, anche se solo nell&#8217;ambito specifico di cui si parla volta per volta, per affrontarla. In questi ultimi 25 anni il comprensibile timore del nuovo è diventato nel nostro paese (ma anche in altri) una sorta di fobia fortissima, che influisce in ogni ambito della cultura. Fa paura uno schwa in un testo, figuriamoci l&#8217;idea di modificare il sistema di trasporto delle merci o di regolare il consumo di suolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Terzo punto, la resistenza al cambiamento.</strong> Un paese che non riesce a regolare gli stabilimenti balneari può affrontare la necessità di limitare o bandire la caccia oppure parlare di spostare buona parte del trasporto dalle autostrade alle ferrovie? Ho i miei dubbi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quarto punto, la coerenza.</strong> Se parliamo di innovazione sostenibile, parliamo di ridurre all&#8217;osso le armi, che sono quanto di più devastante per l&#8217;ambiente (oltre che per le persone) si possa immaginare. Siamo pronti a spostare gli investimenti su pace e diplomazia oppure i nostri decisori hanno ancora interessi specifici a seminare guerre e armi per far cassa? E&#8217; vero il nostro paese (sulla Carta, quella con la C maiuscola) ripudia la guerra, ma evidentemente non ripudia i soldi che le girano attorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diciamolo chiaro e tondo: una svolta per affrontare le sfide del presente e futuro prossimo europeo (sanità, innovazione, clima, lavoro, natalità, pace, disuguaglianze, migrazioni) prevede uno spostamento di ricchezza, un aumento del reddito e della qualità della vita dei molti e una riduzione di potere e miliardi ai pochi. Per questo non ci sarà mai. Non hai spazio di manovra quando c&#8217;è qualcuno che si appropria delle risorse che basterebbero per 50.000 persone e non hai la forza di aggiustare la situazione.<br />
Sono tutte parole al vento.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div dir="auto"><strong>Andrea Marinucci Foa</strong></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Italia Vs Inghilterra, a noi il campionato europeo di calcio a loro l&#8217;informazione decente</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/italia-vs-inghilterra-a-noi-il-calcio-a-loro-linformazione-decente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2021 17:28:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa la prima pagina del sito bbc.com il 19 luglio 2021 alle ore 19 (circa di sera). &#160; Questa la pagina di Repubblica.it, stessa data stesso orario. Il sito della Bbc pubblica solo una notizia in secondo piano (su otto totali nella parte alta dell&#8217;home page) riguardante l&#8217;epidemia di Covid19;   Repubblica.it invece pubblica ben cinque [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questa</strong> la prima pagina del sito bbc.com il 19 luglio 2021 alle ore 19 (circa di sera).</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/italia-vs-inghilterra-a-noi-il-calcio-a-loro-linformazione-decente.html/bbc-19-7" rel="attachment wp-att-20645"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-20645" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/bbc-19.7-1024x575.jpg" alt="" width="813" height="457" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/bbc-19.7-1024x575.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/bbc-19.7-300x169.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/bbc-19.7-768x432.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/bbc-19.7-280x157.jpg 280w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/bbc-19.7.jpg 1283w" sizes="(max-width: 813px) 100vw, 813px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Questa</strong> la pagina di Repubblica.it, stessa data stesso orario.</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/italia-vs-inghilterra-a-noi-il-calcio-a-loro-linformazione-decente.html/repubblica-19-7-21" rel="attachment wp-att-20646"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-20646" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/repubblica.19.7.21.jpg" alt="" width="612" height="883" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/repubblica.19.7.21.jpg 612w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/repubblica.19.7.21-208x300.jpg 208w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/repubblica.19.7.21-111x160.jpg 111w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></a></p>
<p>Il sito della Bbc pubblica solo una notizia in secondo piano (su otto totali nella parte alta dell&#8217;home page) riguardante l&#8217;epidemia di Covid19;   Repubblica.it invece pubblica ben cinque notizie su dieci di cui due in primissimo piano ad aprire l&#8217;home page.</p>
<p>Se un alieno arrivasse oggi sulla terra sarebbe pressoché sicuro che in Italia <strong>ci sia un problema di diffusione di contagi Covid19 enormemente più grande dell&#8217;Inghilterra.</strong></p>
<p>Un alieno per l&#8217;appunto, o uno che ignora totalmente la deriva terroristica dell&#8217;informazione  italiana da due anni a questa parte; i &#8220;migliori&#8221; quotidiani italiani hanno una qualità che altrove non si riscontra così bassa neanche nella maggior parte dei tabloid.</p>
<p>L&#8217;ennesima conferma di questo viene dal grafico interattivo del Financial Times sull&#8217;andamento dei contagio per Covid19 nei due paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/italia-vs-inghilterra-a-noi-il-calcio-a-loro-linformazione-decente.html/engita-casi-19-7-21" rel="attachment wp-att-20647"><br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-20647" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-casi-19.7.21-1024x642.jpg" alt="" width="663" height="416" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-casi-19.7.21-1024x642.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-casi-19.7.21-300x188.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-casi-19.7.21-768x482.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-casi-19.7.21-255x160.jpg 255w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-casi-19.7.21.jpg 1118w" sizes="auto, (max-width: 663px) 100vw, 663px" /></a></p>
<p>Lo stesso alieno potrebbe altresì pensare che gli inglesi siano dei pazzi scatenati che se ne fregano di una quantità di contagi ben 30 o 40 volte superiore all&#8217;Italia. Che abbiano tutti deciso di suicidarsi dopo la sconfitta nella finale degli europei?<br />
Solo un alieno potrebbe pensarlo per l&#8217;appunto, perché la spiegazione (come può immaginare chi ha seguito l&#8217;epidemia con mente critica e quindi depennando ogni giornale italico dalle sue letture) in realtà è molto più semplice, ovvero che nonostante l&#8217;impennata dei casi  il numero dei morti per Covid19 resta bassissimo. Grazie ai vaccini e alle terapie che ormai sono efficaci (anticorpi monoclonali ed altro).<br />
E questo sia in Inghilterra che in Italia, lo prova il &#8220;solito&#8221; grafico preso dal sito interattivo del Financial Times.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/italia-vs-inghilterra-a-noi-il-calcio-a-loro-linformazione-decente.html/engita-morti-19-7-21" rel="attachment wp-att-20649"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-20649" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-morti-19.7.21-1024x622.jpg" alt="" width="662" height="402" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-morti-19.7.21-1024x622.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-morti-19.7.21-300x182.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-morti-19.7.21-768x466.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-morti-19.7.21-263x160.jpg 263w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/engita-morti-19.7.21.jpg 1161w" sizes="auto, (max-width: 662px) 100vw, 662px" /></a></p>
<p>Nel frattempo, grazie al terrorismo dei media la &#8220;<strong>dittatura degli inetti</strong>&#8221; con centoquarantamila morti di Covid19 sulle spalle della sua scellerata gestione, che ha cambiato condottiero ma ha lasciato i gerarchi nostalgici della DDR al loro posto magari affiancandoli con qualche nostalgico di dittature diverse,  resta al suo posto e ricomincia a parlare di ripristinare le &#8220;zone gialle&#8221; che non hanno salvato nessuno (<a href="https://ilmanifesto.it/i-dubbi-degli-epidemiologi-sulla-zona-gialla/">lo ha detto a suo tempo anche l&#8217;Aie</a>) ma hanno ben contribuito ad affossare l&#8217;economia del paese (&#8220;<strong>A li cunti famo li piant</strong>i&#8221; spoiler del titolo del prossimo articolo).</p>
<p>Evitiamo di commentare per non risultare pleonastici.</p>
<p>&#8220;<em>La peggiore delle democrazie è comunque preferibile alla migliore delle dittature</em>&#8221; ammoniva Sandro Pertini. Possiamo concordare, ma l&#8217;Italia da tempo è da fuori dai <strong>canoni  minimi</strong> per essere considerata una democrazia. E non è detto che la peggiore delle <strong>oligarchie partitiche</strong> sia comunque migliore di qualunque dittatura.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg" alt="" width="360" height="390" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
<p>Nota: Grafici interattivi del FT al sito: https://ig.ft.com/coronavirus-chart/?areas=ita&amp;areas=e92000001&amp;areasRegional=usny&amp;areasRegional=usnj&amp;cumulative=0&amp;logScale=0&amp;per100K=1&amp;startDate=2021-05-01&amp;values=deaths</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/italia-vs-inghilterra-a-noi-il-calcio-a-loro-linformazione-decente/">Italia Vs Inghilterra, a noi il campionato europeo di calcio a loro l&#8217;informazione decente</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<item>
		<title>Review: C’eravamo tanto amati &#8211; Autopsia dei sogni e resistenza dei sognatori</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/review-ceravamo-tanto-amati-autopsia-dei-sogni-e-resistenza-dei-sognatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 13:32:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 75° anniversario della Liberazione d’Italia quest’anno è passato in sordina a causa delle ben note vicende legate alla pandemia della Covid19. Il che contribuirà ulteriormente alla rimozione dalla memoria collettiva degli eventi della Resistenza, ovvero uno dei pochi periodi storici di cui gli italiani (quelli per bene, non certo i neofascisti in tutte le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/review-ceravamo-tanto-amati-autopsia-dei-sogni-e-resistenza-dei-sognatori/">Review: C’eravamo tanto amati &#8211; Autopsia dei sogni e resistenza dei sognatori</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/review-ceravamo-tanto-amati-autopsia-dei-sogni-e-resistenza-dei-sognatori.html/ceravamo_tanto_amati" rel="attachment wp-att-17102"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-17102" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati-721x1024.jpg" alt="" width="504" height="715" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati-721x1024.jpg 721w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati-211x300.jpg 211w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati-113x160.jpg 113w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati.jpg 748w" sizes="auto, (max-width: 504px) 100vw, 504px" /></a></p>
<p>Il 75° anniversario della Liberazione d’Italia quest’anno è passato in sordina a causa delle ben note vicende legate alla pandemia della Covid19.</p>
<p>Il che contribuirà ulteriormente alla rimozione dalla memoria collettiva degli eventi della Resistenza, ovvero uno dei pochi periodi storici di cui gli italiani (quelli per bene, non certo i neofascisti in tutte le loro sfumature) possono andar fieri.</p>
<p>Ad ogni modo arriverà il momento  per voi, ventenni o trentenni di oggi, in cui i vostri figli vi chiederanno: “Ma come mai l’Italia è così?”</p>
<p>Quel giorno avrete due strade, la prima è quella dell’<em>a-politically correct:</em> “Ma no che dici, l’Italia è stupenda guarda che bello il duomo/colosseo/arena e poi andiamo a prendere il sole al mare e ci facciamo una pizza al tramonto”. La seconda è ovviamente quella più difficile e comporta la conoscenza della Storia di questo paese.</p>
<p>Ma la Storia non è un entità astratta, è la somma di tante piccole storie umane la somma delle quali fa poi la Storia con la s maiuscola per l’appunto.</p>
<p>“C’eravamo tanto amati” è forse il miglior film che vi possiamo consigliare per cominciare ad avere una consapevolezza storica e politica sufficiente per rispondere alla futura domanda dei vostri figli.</p>
<p>Con la regia di Ettore Scola è di certo uno dei migliori film italiani di tutti i tempi; e nonostante il regista  non abbia mai nascosto le sue simpatie politiche per la sinistra, il film non può essere certo accusato di pomposa retorica di partito ne’ tantomeno di mitizzare la resistenza, anzi.</p>
<p>I tre attori protagonisti (anzi dei veri e propri <em>mattatori</em>) rappresentano anch’essi buona parte della storia  cinema italiano; parliamo di <strong>Nino Manfredi, Vittorio Gassman</strong> e <strong>Stefano Satta Flores</strong> che purtroppo è morto molto giovane.</p>
<p>Il film è presentato come una storia narrata in diverse linee temporali; inizia con Vittorio Gassman aka <strong>Gianni Perego</strong> impegnato in un atletico tuffo in piscina che però si ferma a mezz’aria. Stefano Satta Flores aka <strong>Nicola Palumbo</strong> ci informa, “sfondando la quarta parete” (come si dice quando gli attori si rivolgono direttamente al pubblico),  che per vedere la fine di quel tuffo dovremo aspettare la fine del film.</p>
<p>Dopo un flashback che mostra i tre protagonisti impegnati nella resistenza come partigiani, la storia si sposta nel dopoguerra dove <strong>Antonio</strong> aka Nino Manfredi è un portantino impegnato nel Partito Comunista e conosce la bella <strong>Luciana Zanon </strong>aka una splendida e bravissima<strong> Stefania Sandrelli </strong>che diventa la sua fidanzata (Ettore Scola ci mostra il loro corteggiamento con una splendida contaminazione film-teatro). I due però incontrano casualmente Gianni, avvocato tirocinante, in una cena presso un osteria popolare e la scintilla amorosa scatta nuovamente fra Luciana e Gianni e questo causerà l’allontanamento dei due amici ex partigiani.</p>
<p>Nicola Palumbo intanto vive emarginato a Nocera Inferiore (“Nocera è inferiore per colpa di gente come voi” urla ai democristiani che criticavano, per aver infangato l’Italia, il capolavoro di De Sica “Ladri di biciclette” perché “I panni sporchi si lavano in famiglia, come dice un promettente ragazzo del nostro partito”), proprio a causa delle sue scomode posizioni politiche anarcoidi è costretto a cercare fortuna a Roma dove viene ospitato da Antonio.</p>
<p>Nel frattempo Gianni ha lasciato Luciana preferendole una comoda vita con <strong>Elide Catenacci</strong> aka <strong>Giovanna Ralli</strong> (splendida anche lei e soprattutto bravissima nel difficile ruolo che ricopre) figlia di uno dei più grandi palazzinari di Roma, <strong>Romolo Catenacci</strong> aka <strong>Aldo Fabrizi. </strong>Palazzinaro e nostalgico fascista.</p>
<p>Le vicende della vita portano Luciana Antonio e Nicola a incontrarsi e scontrarsi più volte in un quasi triangolo amoroso che però rimane incompiuto. Sempre con il rimpianto dei giorni in cui sembrava tutto possibile dopo aver cacciato i tedeschi dal paese. In questo la bellissima canzone <em>E io ero Sandokan,</em> che sembra provenire direttamente dai canti partigiani ma che in realtà è stata scritta appositamente per il film da Armando Trovajoli, ritorna sempre quasi fosse la coscienza dei protagonisti.</p>
<p>Mentre nel film appaiono nel ruolo di loro stessi anche Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Federico Fellini e Vittorio De Sica arriva il finale inevitabilmente dolceamaro in cui Gianni, ormai rimasto solo per la strana morte della moglie Elide è accompagnato nella solitudine della sua vita dal ghignante Romolo Catenacci a cui ha fatto interdire il figlio per evitare la bancarotta dell’azienda. L’ex palazzinaro ormai costretto sulla sedia a rotelle ed esautorato dalle decisioni aziendali lo canzona sempre dicendogli “Tu sei come me e sei solo come me, e io nun moro! Io nun moro!”.</p>
<p>Ma Gianni interromperà la solitudine rincontrando i suoi amici Antonio e Nicola, portando così a compimento uno di quegli strani cerchi che la vita chiude a modo suo.</p>
<p>Al di la della immensa bravura degli attori, qui tutti al loro apice e della cura per ogni dettaglio del regista, il film rappresenta in modo perfetto l’Italia nel trentennio post bellico. Con le sue contraddizioni e i suoi piccoli protagonisti che rispecchiano perfettamente i grandi protagonisti della nostra storia.</p>
<p>Il rinnegamento dei propri ideali in cambio del potere e di una vita agiata (Gianni), la resistenza quotidiana di chi continua a credere in quegli ideali ma con quel pragmatismo che gli consente di andare avanti nonostante il prezzo pagato (Antonio) e infine chi invece ha idealizzato troppo il tutto e si ritrova ad essere un intellettuale inutile che presta la sua penna ad altri (Nicola). Queste tre storie, insieme alle altre che attraversano si uniscono nella Storia di un paese che dal ‘45 al ‘74 non ha mai fatto i conti con il passato (e tutt’ora continua a non farli), rinnegandolo oppure idealizzandolo e ponendolo su un altare.</p>
<p>Che è quasi peggio che rinnegarlo, in fin dei conti.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg" alt="" width="212" height="230" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a></p>
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		<title>A proposito di Marchionne</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/marchionne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 12:53:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se la vita reale fosse un film hollywoodiano di quelli che fanno commuovere a questo punto Sergio Marchionne si sveglierebbe dal coma. Dopo il primo periodo di terapia riabilitativa (che nei film in genere vengono riassunti in dieci minuti esaltanti con tanto di fanfara in sottofondo) il caro Sergio, dopo aver ragionato un poco sulla [&#8230;]</p>
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<p>Se la vita reale fosse un film hollywoodiano di quelli che fanno commuovere a questo punto Sergio Marchionne si sveglierebbe dal coma.</p>
<p>Dopo il primo periodo di terapia riabilitativa (che nei film in genere vengono riassunti in dieci minuti esaltanti con tanto di fanfara in sottofondo) il caro Sergio, dopo aver ragionato un poco sulla fragilità della vita umana, cercherebbe di riprendere le sue attività lavorative precedenti. Magari con qualche difetto fisico (non troppo appariscente ovviamente) dovuto al coma che impietosisca il pubblico. Un leggero zoppicare e un maldestro uso della mano sinistra sarebbe l’optimus narrativo.</p>
<p>Scoprirebbe così, dopo i primi patetici tentativi dei familiari e amici di nascondere la verità, che due ore dopo la sua entrata in coma era già stato defenestrato dai suoi ex amici (alla faccia dei “coccodrilli” di circostanza) dall’azienda da lui ri-fondata e portata ai fasti gloriosi di controllare il cinque percento del mercato dell’auto mondiale.</p>
<p>Si ritroverebbe quindi ad essere una persona “in più” in quell’azienda con cui aveva guadagnato tanti soldi e tanti ne aveva fatti guadagnare ai suoi soci; quindi prima che qualcuno tagli il suo posto (o assuma un tagliatore di teste per cacciarlo) se ne andrebbe in un sussulto di dignità.</p>
<p>A quel punto, a causa dell’inevitabile perdita di smalto dovuta al coma, scoprirà che i suoi ricconi amici i quali tanto lo osannavano fino a che faceva entrare i soldi nei loro conti correnti, preferiscono non frequentarlo perché non è certamente <em>chic</em> farsi vedere con una persona che zoppica a meno che non sia così potente da non essere uno zoppo ma un ricco. Già, perché può capitare che, facendo due conti, i soldi spesi nelle terapie riabilitative extra lusso in cliniche alpine da ventimila euro al giorno (extra esclusi) non consentirebbero al nuovo Sergio Marchionne di avere più quel cash che gli consentiva di frequentare l’élite (poco) umana nella sua vita precedente.</p>
<p>Così, nel film hollywoodiano Sergio Marchionne avrebbe una seconda pausa riflessiva, stavolta molto più pesante e profonda poi, per quelle coincidenze che gli sceneggiatori sono così bravi a sviluppare, incontrerebbe degli operai o anzi (se vogliamo fare il film ancora più drammatico) degli orfani di operai che si sono suicidati dopo che lui li aveva licenziati.</p>
<p>A quel punto, il nuovo Marchionne capirebbe, come sempre succede nei film, che i soldi non danno la felicità, che ci sono valori più alti di avere conti correnti con zeri infiniti e magari, se ci fosse ancora qualche regista alla Frank Capra, che a ben vedere non è neanche giusto che in questo mondo ci sia chi si accende i sigari con le banconote da 500 euro e chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. E a volte neanche uno dei due pasti.</p>
<p>A quel punto il film avrebbe il “classico” colpo di scena in cui, con qualche cavillo legale, il nuovo Sergio Marchionne riprende in mano la società, comincia a fare delle politiche sociali, riassume i lavoratori e gli ridà i diritti che gli aveva fatto perdere. Come? Magari tagliando i profitti dei manager come farebbe un moderno Olivetti e festeggerà l’inizio della nuova avventura in linea di produzione insieme all’operaio Fiom o Usb invece che al Billionaire con Briatore.</p>
<p>Poi se il film virasse sulla fantascienza la Fiat magari tornerebbe anche a fare delle macchine decenti, ma senza chiedere così tanto agli sceneggiatori ci potremmo già accontentare a questo punto del classico “…e vissero tutti felici e contenti”.</p>
<p>Purtroppo nel mondo reale sappiamo bene che non sarà così e che se anche dovesse accadere il miracolo che il buon Marchionne si risvegli sarà un turbo-capitalista ancora più spietato di prima.</p>
<p>Ma noi, ovvero quei cattivoni che non si sono stracciati le vesti per la malattia di colui che ha “risanato” la Fiat e ha fatto pressioni sui politici affinché fossero smantellati i diritti dei lavoratori nel nostro paese, siamo degli eterni sognatori e ci piace pensare che prima o poi un lieto fine, non solo al cinema, ci sarà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Lo stato della laicità in Italia</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/lo-della-laicita-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 12:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[dagoberto frattaroli]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia secondo un principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale e apparentemente accettato da tutti sarebbe uno stato laico. Ma la laicità non è un concetto assoluto. E’ una condizione variabile e cambia da Stato a Stato e se negli altri paesi la laicità ha registrato negli ultimi anni  significativi passi avanti, in Italia si è andato [&#8230;]</p>
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<p>L’Italia secondo un principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale e apparentemente accettato da tutti sarebbe uno stato laico. Ma la laicità non è un concetto assoluto. E’ una condizione variabile e cambia da Stato a Stato e se negli altri paesi la laicità ha registrato negli ultimi anni  significativi passi avanti, in Italia si è andato a rilento accumulando un ritardo rispetto all’Europa.</p>
<p>Ma vediamo in concreto che cosa è stato fatto e cosa ancora rimane da fare.</p>
<p>Gli obiettivi  che i sostenitori della laicità si erano proposti  di realizzare consistevano ne:</p>
<ul>
<li>il riconoscimento delle unioni civili, sia etero che omo;</li>
<li>la riduzione dei tempi necessari per la separazione ed il divorzio;</li>
<li>il riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita, altrimenti conosciuto come diritto al testamento biologico;</li>
<li>l’introduzione di meccanismi che consentissero la piena e libera esplicazione della legge 194/1978 in materia di interruzione volontaria di gravidanza;</li>
<li>la regolamentazione del fine vita volontario;</li>
<li>la revisione del meccanismo dell’8 per mille.</li>
</ul>
<p>Sono state approvate le norme sul divorzio breve senza soverchi problemi parlamentari e anche le norme sulle unioni civili, dopo un travagliatissimo iter,  hanno visto la luce seppur in forma mutilata  rispetto agli intenti dei promotori.</p>
<p>Le note positive si fermano qui.</p>
<p>Non sono stati fatti progressi sul riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita ossia sul testamento biologico. Sull’argomento abbiamo assistito in passato  alla presentazione di  proposte di legge che  proponevano soluzioni riduttive e penalizzanti, ma tenendo conto dei numerosi progetti giacenti in Parlamento è stata elaborata una proposta di mediazione più equilibrata, approvata da un solo ramo del Parlamento, permangono comunque alcune ambiguità che la rendono insoddisfacente. C’è da dire che la  materia  continua a vedersi parzialmente riconosciuta da molte amministrazioni locali e di questo stato di fatto dovrà tenere conto la futura legge.</p>
<p>Non è stato fatto granché nemmeno per eliminare o ridurre il fenomeno della obiezione di coscienza dei medici ginecologi riguardo alla interruzione di gravidanza che tanti e crescenti disagi sta causando alle donne  che si trovano nella necessità di ricorrere all’aborto.  L’obiezione aveva un senso per quei medici già presenti in ospedale  al momento dell’approvazione della legge, perché  sarebbero stati altrimenti costretti a praticare un’attività sino ad allora non contemplata dalla pratica medica della loro specializzazione, ma non si capisce perché ancora oggi deve continuare ad essere consentita l’obiezione  per i medici assunti successivamente alla introduzione della legge che sono ben consapevoli  della loro futura attività nelle strutture pubbliche.</p>
<p>Se la dichiarazione anticipate di trattamento navigano in acque tempestose, cozza contro un totale ostracismo ogni tentativo di introdurre forme regolamentari del fine vita volontario, sia esso nella forma di suicidio assistito, che di eutanasia passiva o attiva.  Sono presenti in Parlamento tredici disegni di legge sull’argomento e una proposta di legge di iniziativa popolare firmata da 67.000 cittadini  raccolte con la partecipazione di alcune associazioni laiche e atee. Dopo una prima riunione della Commissione  parlamentare per l’esame della materia e l’elaborazione di  un testo condiviso, non si è più andati avanti.  La proposta di riforma costituzionale bocciata dal referendum del 4 dicembre 2016 prevedeva che le leggi di iniziativa popolare avrebbero dovuto essere esaminate dal Parlamento obbligatoriamente e in tempi definiti. Ma la norma non è stata introdotta e la proposta popolare non avrà ancora una volta seguito.</p>
<p>Ne’ c’è da credere che l’attuale governo e  Parlamento ormai in fase di chiusura avranno la volontà, la capacità e la forza di spingere su un argomento così divisivo.  Anche se la maggioranza dei cittadini si è  espressa  più volte  per una regolamentazione del fine vita, c’è da pensare che il loro peso numerico non conterà  molto  davanti al fronte religioso il cui presunto primato morale ancora ispira riverenza e soggezione.</p>
<p>Per quanto riguarda l’ultimo argomento laico, ossia quello della revisione del meccanismo dell’8 per mille, più volte sollecitata anche dalla Corte dei Conti, ogni modifica non potrà che comportare un ridimensionamento del contributo assegnato alle diverse religioni riconosciute, prima tra tutte quella cattolica che incassa  quasi il 90% del contributo complessivo. La revisione dell’8 per mille è uno dei punti contenuti nella legge delega conferita al Governo per la riforma fiscale ma per porre mano  ad un simile argomento occorrerebbe  un Parlamento con forte maggioranza laica, ma non è la situazione attuale dell’Italia. Non ci sembra  che questo Governo  di transizione né  questo Parlamento abbiano la capacità di portare avanti una riforma di simile portata, anche perché ormai ne mancano i tempi.</p>
<p>Tutto è rinviato al 2018 e oltre. Forse molto oltre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dagoberto Frattaroli</strong></p>
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		<title>Laicità e costituzione &#8211; parte VI</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/laicita-e-costituzione-parte-vi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2014 19:15:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[dagoberto frattaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La religione come fatto privato La speranza di veder attuata un giorno in Italia una società laica, in cui sia venuta meno la supremazia della religione su ogni altro fenomeno sociale e culturale, poggia validamente sul “principio di laicità”, dichiarato dalla Corte Costituzione come principio supremo dell’ordinamento costituzionale italiano. La Corte (1) l’ha definito nei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La religione come fatto privato La speranza di veder attuata un giorno in Italia una società laica, in cui sia venuta meno la supremazia della religione su ogni altro fenomeno sociale e culturale, poggia validamente sul “principio di laicità”, dichiarato dalla Corte Costituzione come principio supremo dell’ordinamento costituzionale italiano. <span id="more-12228"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/07/bandiera-croce1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-9809" alt="bandiera-croce1" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/07/bandiera-croce1.jpg" width="300" height="200" /></a>La Corte (1) l’ha definito nei seguenti termini: “Tutti i cittadini hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in forma individuale o associata e di esercitarne il culto anche pubblicamente. Lo Stato garantisce la difesa della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale.” Dall’enunciato discendono alcuni corollari: esiste un diritto individuale a esercitare la religione anche in forma collettiva; lo Stato rimane estraneo al fenomeno religioso; lo Stato ha il dovere di garantire le condizioni generali per l’esercizio del culto da parte di tutti. Il principio di laicità trova la sua ragion d’essere nella necessità prioritaria di assicurare a tutti i cittadini i fondamentali diritti di uguaglianza e libertà sanciti negli artt. 2 e 3 della Costituzione. La condizione di uguaglianza in materia di religione si realizza quando lo Stato non introduce leggi che favoriscono o discriminano una o più religioni rispetto ad altre forme di pensiero; la tutela del diritto di libertà è assicurata in due modi: garantendo che l’esercizio del culto non sia turbato o contenuto illegittimamente, e astenendosi dall’intervenire in qualsiasi modo nell’esercizio della religione e del culto. Ma perché lo Stato dovrebbe rimanere estraneo rispetto al fenomeno religioso? La risposta risiede nel fatto che lo Stato moderno non ha più interesse a proteggere attivamente il fenomeno religioso, un tempo ritenuto legittimo e necessario per assicurarsi l’appoggio delle Chiese per scopi politici o per il controllo sociale. Inoltre, ed è questo l’aspetto più importante, si va sempre più affermando la convinzione che il pensiero religioso sia mera espressione del pensiero individuale, nel cui ambito strettamente privato e personale deve rimanere senza assumere dimensioni diverse. La tesi che rivendica la natura privata del fatto religioso e la conseguente estraneità dello Stato rispetto a esso è stata già proposta nello stato liberale e, anche se è rimasta nel corso del novecento in disparte di fronte al dilagare prepotente della dimensione pubblica del Cattolicesimo, non ha perso per questo la sua attualità e la sua forza. Avere una fede e un credo religioso fa parte delle convinzioni personali di ognuno ed è uno degli innumerevoli modi in cui si presenta il pensiero individuale. E’ di per sé evidente che il pensiero fa parte della sfera privata, intoccabile e inviolabile, e non può essere oggetto d’interventi, limitazioni o condizionamenti da parte di nessuno, nemmeno dallo Stato. La generale libertà di pensiero è protetta dalla Costituzione e non importa che essa sia di tipo religioso o meno, essendo assicurata in un piano di parità a tutti i cittadini, cui è riconosciuto il diritto di esprimere le loro convinzioni anche in pubblico senza temere censure. Rientra tra i doveri di uno Stato democratico assicurare le condizioni politiche e sociali che permettono agli individui di poterlo fare. Non avendo lo Stato nessun interesse a che i cittadini professino una fede religiosa, il suo compito si ferma qui, non può e non deve spingersi oltre. Non può annoverare tra i suoi scopi la realizzazione di un “Regno di Dio”, né legarsi a una religione, né farsi strumento temporale, né favorirne o ostacolarne qualcuna, né accogliere organi o esponenti del clero nelle proprie istituzioni. Qualunque commistione fosse realizzata, anche la più blanda, violerebbe proprio il principio di eguaglianza che lo Stato deve assicurare. Se la religiosità individuale è un fatto privato, resta tale anche quando gruppi di fedeli si organizzano insieme per l’esercizio del proprio culto. Le organizzazioni religiose, le Chiese, devono essere considerate anch’esse fenomeni di natura privatistica, ancorché in forma collettiva, ed inquadrate nell’ambito del diritto comune come espressione dell’associazionismo. Per quanto grandi e diffuse, le Chiese non possono trasformarsi in istituzioni pubbliche o avere commistioni con l’ordinamento dello Stato, poiché la loro natura è di associazioni volontarie di cittadini uniti da una comune convinzione. Né tantomeno la loro importanza può giustificare la concessione di vantaggi in qualsiasi forma, perché ciò significherebbe discriminare i cittadini che di tali associazioni non fanno parte. In questo contesto laico e privatistico le sole agevolazioni di cui possono godere sono le stesse di cui si avvantaggia oggi in Italia l’associazionismo no-profit, sempre che ne rispettino le norme quadro e le regole statutarie in materia di assenza di lucro, rappresentatività, democraticità della struttura ed elettività delle cariche. Tornando al sogno iniziale di un’Italia laica, è evidente che nonostante il “principio di laicità” sia stato enunciato sin dal 1989, esso è rimasto nella società italiana ampiamente inattuato. La sua realizzazione passa attraverso l’espansione di un comune sentimento laico che imponga un cambiamento nell’attuale costume istituzionale e politico, oggi ampiamente influenzato dalle gerarchie ecclesiastiche e, soprattutto, spinga a un’ampia revisione dell’intero sistema legislativo con l’obiettivo di una completa “deregulation” del fenomeno religioso.</p>
<p><strong>Dagoberto Frattaroli </strong></p>
<p>(1) Sentenza Corte Costituzionale n. 203 del 1989, in materia di ora di religione. </p>
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		<title>Laicità e Costituzione (parte seconda)</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/laicita-e-costituzione-parte-seconda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2014 16:31:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[dagoberto frattaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Assemblea Costituente che, all’alba della nostra Repubblica, fu chiamata a scrivere la Costituzione elaborò un testo Costituzionale in cui sono presenti numerose norme a tutela del pensiero religioso e delle Chiese, in ciò differenziandosi dalle grandi Carte sovranazionali in cui sono solennemente sanciti i diritti dell’uomo, nelle quali, per quanto riguarda la religione, ci si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Assemblea Costituente che, all’alba della nostra Repubblica, fu chiamata a scrivere la Costituzione elaborò un testo Costituzionale in cui sono presenti numerose norme a tutela del pensiero religioso e delle Chiese, in ciò differenziandosi dalle grandi Carte sovranazionali in cui sono solennemente sanciti i diritti dell’uomo, nelle quali, per quanto riguarda la religione, ci si limita a dichiarare l’uguaglianza tra tutti gli uomini e la loro libertà di pensiero, coscienza e religione. <span id="more-12116"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/07/bandiera-croce1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-9809" alt="bandiera-croce1" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/07/bandiera-croce1.jpg" width="300" height="200" /></a><br />Non è azzardato affermare che il sistema costituzionale italiano, influenzato dal diverso peso delle forze politiche in seno alla Costituente, appare sbilanciato in senso confessionale, tali e tante sono le norme di tutela della religione e al Cattolicesimo rispetto alle altre manifestazioni del pensiero umano. <br />Tra gli articoli della Costituzione dedicati alla religione che più di altri hanno fatto discutere si trova anzitutto l’art 7, che tratta dei rapporti con la Santa Sede e degli accordi intercorsi tra lo Stato e la Chiesa cattolica, meglio conosciuti come Patti Lateranensi. Con tale nome si definiscono i documenti sottoscritti l’11 febbraio del 1929 nel palazzo di San Giovanni in Laterano dai rappresentanti del Regno d’Italia e della Santa Sede, comprendenti due distinti atti: il Trattato che riconosceva l&#8217;indipendenza e la sovranità della Santa Sede e fondava lo Stato della Città del Vaticano e il Concordato che definiva le relazioni civili e religiose tra la Chiesa e lo Stato Italiano. Tali accordi, essendo liberamente intervenuti tra organismi sovrani, divennero immediatamente e pienamente validi di per sé senza che fosse necessario accoglierli o citarli in altri corpi normativi, magari di livello superiore. <br />Nonostante avessero già pieno valore, furono inseriti, dopo quasi vent’anni dalla loro creazione, nella Costituzione Repubblicana, precisamente nell’art. 7 che recita così: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.” <br />La prima evidente anomalia è stata rilevata nel primo comma dell’articolo, dove si afferma la sovranità indipendente dello Stato e della Chiesa. A ben guardare si tratta di una formula senza senso perché sarebbe come scrivere nella Costituzione che, ad esempio, “Italia e Usa sono indipendenti e sovrani”. Per il fatto stesso di scrivere la propria Costituzione uno Stato si costituisce sovrano da sé senza riconoscimenti reciproci con altri Stati, del tutto ininfluenti per far nascere la propria sovranità. In altre parole la sovranità nazionale nasce senza la necessità del riconoscimento di un&#8217;altra entità di pari livello statale. La formulazione dell’art. 7 implica invece che lo Stato Italiano, nella sua stessa Costituzione, viene riconosciuto come sovrano da uno Stato estero, che tra l’altro non è nemmeno vincolato a sua volta dal documento, la Costituzione che vale solo per lo Stato Italiano e non per la Santa Sede.<br />Un’altra possibile interpretazione del primo comma potrebbe essere che la sovranità è esercitata da parte di ambedue le entità (Stato e Chiesa) contemporaneamente sullo stesso territorio. Se è così, i problemi si moltiplicano perché si ammette l’esistenza di un altro Stato sul proprio territorio che però opera in un altro ordine. Ma che cosa si intende per ordine? Quello delle coscienze individuali? Ma questo significa che lo Stato autorizza un altro potere sovrano, sul suo stesso territorio, a fornire ai suoi cittadini servizi (spirituali) che nella Costituzione non sono riconosciuti né previsti. <br />Un’altra anomalia dell’art. 7 riguarda il secondo comma che cita i Patti Lateranensi e fissa dei limiti alla loro modifica. L’inserimento del Concordato in Costituzione ha reso un Trattato internazionale, quello che riconosce la Città del Vaticano, come previsione costituzionale di uno Stato sovrano e lo ha reso non modificabile se non per volontà concorde delle due parti. La formula “Le modificazioni dei Patti [devono essere] accettate dalle due parti” significa che lo Stato Italiano non può decidere alcuna modifica senza che il Vaticano sia d’accordo, né, nel caso sopravvenissero condizioni tali da rendere gravoso o superato l’impegno assunto, lo Stato potrebbe liberarsene con una denuncia unilaterale, come è normalmente consentito nel diritto internazionale. E’ evidente che ciò comporta un’assurda auto-limitazione della sovranità nazionale laddove impedisce allo Stato Italiano di interrompere gli effetti di un accordo, realizzando così un matrimonio indissolubile con una controparte estera. Lo scioglimento del vincolo appare in via teorica possibile, anche se arduo poiché richiederebbe la preliminare modifica dello stesso art. 7 con le complesse modalità previste dall’art. 138 cost.<br />Queste anomalie non possono essere sfuggite ai giuristi della Costituente che evidentemente ritennero che l’interesse della parte politica di appartenenza fosse più importante dei principi giuridici, per cui l’esistenza dell’art. 7 si può spiegare come il frutto di compromessi politici, anche se ci si sarebbe aspettato che in quella sede, fucina di alti principi, di compromessi non ce ne fossero stati. La situazione di ambiguità e disagio dell’art. 7 emerse già negli anni immediatamente successivi al varo del testo costituzionale, tanto da indurre Benedetto Croce, membro dell’Assemblea, a dichiarare che l’inserimento del Concordato fu “uno stridente errore logico ed uno scandalo giuridico”.<br />La presenza dell’art. 7 appare ancora più incongruente non appena si prende atto che è presente in Costituzione un art. 3 che sancisce solennemente il “Principio di eguaglianza” in questi termini “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza , di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali.” La norma assicura quindi a tutti i cittadini tutela e rispetto ed è sufficiente a proteggere le più diverse opinioni di fede e ogni organizzazione religiosa, rendendo superflua ogni altra norma che riservi maggior protezione a particolari categorie di cittadini.<br />Il principio di eguaglianza costituzionale esclude anzi che possano esistere cittadini maggiormente tutelati rispetto alla tutela generale assicurata dall’art.3, perché ciò significherebbe discriminare e svantaggiare le categorie non privilegiate. Quindi se interpretiamo il “Principio di uguaglianza” dell’art 3 in modo assoluto, come dobbiamo, ne discende che il recepimento del Concordato in Costituzione è un atto inutile e improprio, così come inopportune si rivelano tutte le altre norme dettate a tutela del fenomeno religioso contenute negli artt. 8, 19 e 20. <br />In ordine ai Patti Lateranensi qualcuno ha anche eccepito che sarebbero dovuti decadere con il venir meno del regime fascista, tanto più che l’intento della Costituzione repubblicana fu anche quello di segnare una netta discontinuità con il precedente regime. Ma così non fu e l’inserimento in Costituzione degli accordi del 1929 ha avuto anche l’effetto di scongiurarne per il futuro la decadenza a motivo della loro commistione con il regime del ventennio. <br />Né, per giustificare l’inserimento dei Patti in Costituzione, pare sufficiente la preoccupazione politica, all’epoca molto viva ed ampiamente evocata da parte cattolica, di attuare una sorta di pacificazione nazionale di tipo religioso, a sanatoria della situazione conflittuale nata all’epoca del processo di unificazione nazionale. La preoccupazione appare eccessiva e pretestuosa perché la questione poteva già ritenersi risolta con la stipula dei Patti del 1929 che concluse, anche formalmente, la “questione romana” e sanò, a suon di milioni, l’offesa portata al Santo Padre con le cannonate di Porta Pia. <br />La stessa volontà pacificatoria non fu estranea all’inserimento in Costituzione di una serie di altre norme, che insieme all’art. 7, completarono uno status privilegiato per la religione in generale e per la Chiesa cattolica in particolare. Questo favor religionis della Costituzione fu la premessa giuridica per ottenere una lunga serie di discutibili vantaggi dallo Stato italiano a cui carico furono nel tempo create pesanti servitù economiche, ancora oggi gravanti sull’intera comunità dei cittadini, comprendente anche i diversamente credenti e i non credenti.</p>
<p><strong>Dagoberto Frattaroli</strong></p>
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		<title>Italiani e cultura, verso l’incompatibilità?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 17:04:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Facile dare la colpa alla crisi economica globale, che sicuramente ha la sua parte di colpe, ma l’ennesimo crollo di vendite di libri nel nostro paese non giunge certo inatteso. I dati forniti dall’Associazione Italiana Editori lasciano spazio a pochi dubbi, -8,7% di fatturato nonostante il calo del prezzo dei libri e 723mila sono gli italiani [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/italiani-e-cultura-verso-lincompatibilita/">Italiani e cultura, verso l’incompatibilità?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Facile dare la colpa alla crisi economica globale, che sicuramente ha la sua parte di colpe, ma l’ennesimo crollo di vendite di libri nel nostro paese non giunge certo inatteso. I dati forniti dall’Associazione Italiana Editori lasciano spazio a pochi dubbi, -8,7% di fatturato nonostante il calo del prezzo dei libri e 723mila sono gli italiani in meno che hanno comprato almeno un libro nel corso del 2011. <span id="more-10887"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/10/4-rid-ignoranza.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10888" title="4-rid-ignoranza" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/10/4-rid-ignoranza-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/10/4-rid-ignoranza-300x279.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/10/4-rid-ignoranza.jpg 331w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>In pratica appartiene a questa categoria solo il 45% della popolazione, percentuale che confrontata con il 61% degli spagnoli, il 70% dei Francesi, il 72% degli americani e l’82% dei tedeschi rende bene l’idea di quale sia il livello di cultura medio del “bel paese”.</p>
<p>Le colpe di questo sfacelo sono ovviamente molteplici, e gli stessi editori che estorcono le spese di pubblicazione all’aspirante scrittore per poi mandare le copie al macero senza che queste abbiano venduto una copia (o tutt’al più poche decine) nel 90% dei casi evitando di investire in pubblicità e presentazioni del prodotto, non possono passare certo per santi devoti alla causa della cultura.</p>
<p>Per il bene della nostra sanità mentale preferiamo non guardare le classifiche di vendita dei singoli libri per verificare cosa hanno letto gli italiani che hanno letto qualcosa, sappiamo già che il moccismo è dilagante non solo nel nostro paese (dopo aver visto i lucchetti sul ponte degli artisti a Parigi abbiamo perso ogni speranza per il futuro dell’umanità). Tuttavia questo è un problema che si porrà dopo, prima c’è il dato di fatto che la maggioranza degli italiani non legge neanche un libro l’anno.</p>
<p>A questi dati possiamo aggiungere quelli del cinema e del teatro il primo in calo dell’8% e il secondo del 3% nel 2011 rispetto al 2010.</p>
<p>Tutta colpa della crisi dicevamo? Dipende dai punti di vista, ovviamente la riduzione dei consumi c’è stata in quasi tutti i settori, però sarà un caso se uno dei pochi settori a registrare un vero e proprio boom è quello dei giochi d’azzardo? Nel primo semestre del 2011 il settore è avanzato del 19% tout court, con punte di eccellenza come il +36% del gioco del lotto.</p>
<p>Insomma gli italiani non hanno più un euro eccetto quelli che si giocano nelle slot machine o sulle ruote che promettono miliardi.</p>
<p>Si può far finta di niente di fronte a questi numeri?</p>
<p>O forse occorre ragionare sul fatto che un siamo un popolo che preferisce affidare le proprie sorti ai numeri suggeriti in sogno da San Gennaro piuttosto che ad informarsi e conoscere il mondo circostante?</p>
<p>Di certo c’è ben poco da fare se recentemente anche un sindaco di centrosinistra di una ridente città del centro Italia si è vantato, ricevendo applausi durante un convegno della Cgil, di aver praticamente azzerato il bilancio della cultura del suo comune per evitare tagli più pesanti al sociale. Ci chiediamo, c’è davvero bisogno di una laurea in sociologia per capire che azzerando la cultura entro brevi anni peggiorerà, e di molto, anche la condizione sociale degli abitanti di quella città?</p>
<p>Se anche le parti più progressiste di questo paese trattano la cultura come qualcosa di superfluo, potremo mai avere un futuro?</p>
<p>Difficile, davvero difficile, ipotizzarlo oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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