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	<title>guido barbujani Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 15 Apr 2025 13:02:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>RIVISTA “CIVILTÀ LAICA” N. 38 &#8211; Evolution Day Magazine</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/rivista-civilta-laica-n-38-evolution-day-magazine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agnieszka Goclowska]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 09:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[rivista]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[ecvoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[guido barbujani]]></category>
		<category><![CDATA[telmo pievani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il Darwin Day nasce poco dopo la morte di Sir Charles Darwin nel 1882 per diffondere la sua rivoluzionaria teoria sull’origine delle specie viventi (di tutte le specie, uomo compreso) e nel contempo difenderla dagli attacchi isterici di chi lo vedeva come un attacco nichilistico che voleva allontanare l’uomo da dio, dalla verità, dal [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/rivista-civilta-laica-n-38-evolution-day-magazine/">RIVISTA “CIVILTÀ LAICA” N. 38 &#8211; Evolution Day Magazine</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-34629" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c.jpg" alt="" width="397" height="554" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c.jpg 623w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c-215x300.jpg 215w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38-c-115x160.jpg 115w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></p>
<p>Il Darwin Day nasce poco dopo la morte di Sir Charles Darwin nel 1882 per diffondere la sua rivoluzionaria teoria sull’origine delle specie viventi (di tutte le specie, uomo compreso) e nel contempo difenderla dagli attacchi isterici di chi lo vedeva come un attacco nichilistico che voleva allontanare l’uomo da dio, dalla verità, dal paradiso e trascendenze antropocentriche varie.</p>
<p>Grazie alla nostra associazione nel 2005 anche Terni ha cominciato ad ospitare questi incontri e il fatto che 123 anni dopo la morte del naturalista inglese ci fosse stato ancora bisogno di diffonderla e difenderla era evidente visto che solo l’anno prima Lady Moratti aveva provato a cancellarlo dalle scuole. E se formalmente la pessima figura internazionale fu evitata grazie all’intervento della Montalcini, di quell’azione antiscientifica oggi scontiamo ancora i danni.</p>
<p>Scienziati/e diversamente competenti e blogger (che da lì a breve sarebbero diventati influencer e poi tiktoker) in cerca di notorietà ne approfittarono infatti per rilanciare teorie creazioniste e simili grazie al web. Siti di divulgazione antiscientifica che rispolveravano Sermonti, professori/e di Scienze liceali che si vantavano di non insegnare l’evoluzione umana, giornalai e giornalaie su you tube per raccontare al mondo di aver ucciso una zanzara e averla sottoposta subito dopo all’esame del Carbonio 14 ottenendo un risultato di un milione di anni di età, e quindi che tutte le datazioni dei fossili erano sballate (sic).</p>
<p>Se è vero che dal letame crescono i fior da tale spettacolo c’è di buono che molti accademici si convinsero che non si poteva dar per scontato nulla, e che le scoperte scientifiche vanno spiegate, e va spiegato ogni loro possibile uso, per non dar spazio ai cialtroni che approfittano dell’ignoranza altrui.</p>
<p>Così abbiamo trovato molti amici accademici che si sono resi disponibili per questa avventura e per dieci anni abbiamo cercato di contrastare la disinformazione antiscientifica con dei Darwin Day classici sull’Evoluzione Biologica nella sua Sintesi Moderna (o Neodarwinismo). Poi abbiamo deciso di spostare il tiro e passare agli Evolution Day, in cui ci siamo occupati di scienza a più ampio respiro, perché non si può sempre essere legati a dibattiti di retroguardia (“Ma come pensi che si possa formare casualmente un organo come il cervello?”, “Il secondo principio della Termodinamica però&#8230;”) mentre la scienza va avanti. Oggi si parla di Evoluzione Biologica a ben altri livelli rispetto alle ridicole argomentazioni anti-evoluzioniste.</p>
<p>Riteniamo di darvene un esempio concreto con questa doppia intervista sullo “stato delle cose” a due dei nostri ospiti di questa ventennale avventura di divulgazione scientifica, che ringraziamo per la loro non certo scontata disponibilità a collaborare ed anche per essere fra quelle persone che hanno ben capito quanto sia fondamentale non chiudere la scienza (quindi la sapienza e la conoscenza) nelle elitarie torri di avorio degli illuminati, ma di diffonderla e spiegarla anche ai non accademici.</p>
<p>Certo, questi ultimi devono aver voglia di apprendere, e non di veder confermato quello che si pensa grazie dal social-algoritmo. È più faticoso lo sappiamo&#8230; per questo cerchiamo di darvi una mano!</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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<a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/04/cl38_online.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max" data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">cl38_online</a>
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		<title>La comunicazione della Scienza durante la Covid19 &#8211; Intervista al prof. Barbujani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-comunicazione-della-scienza-durante-la-covid19-intervista-al-prof-barbujani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2020 10:33:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiomettii]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione della scienza]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[guido barbujani]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Foto di: Di Cirone-Musi, Festival della Scienza) Guido Barbujani: genetista, scrittore e professore universitario italiano. Durante la sua carriera accademica, ha lavorato alla Stony Brook University (Stato di New York), alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 è professore ordinario di genetica all&#8217;Università di Ferrara. &#8212;- L&#8217;italia sta faticosamente uscendo da un lungo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-comunicazione-della-scienza-durante-la-covid19-intervista-al-prof-barbujani/">La comunicazione della Scienza durante la Covid19 &#8211; Intervista al prof. Barbujani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/la-comunicazione-della-scienza-durante-la-covid19-intervista-al-prof-barbujani.html/_dsc0595" rel="attachment wp-att-17185"><br />
<img decoding="async" class="alignleft wp-image-17185" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Guido_Barbujani.jpg" alt="" width="377" height="565" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Guido_Barbujani.jpg 683w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Guido_Barbujani-200x300.jpg 200w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Guido_Barbujani-107x160.jpg 107w" sizes="(max-width: 377px) 100vw, 377px" /></a></div>
<div></div>
<div>
<p>(<a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19024167">Foto di: Di Cirone-Musi, Festival della Scienza</a>)</p>
<p><strong><strong>Guido Barbujani: </strong></strong>genetista, scrittore e professore universitario italiano. Durante la sua carriera accademica, ha lavorato alla Stony Brook University (Stato di New York), alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 è professore ordinario di genetica all&#8217;Università di Ferrara.</p>
</div>
<p>&#8212;-</p>
<ul>
<li class="gmail_default"><em>L&#8217;italia sta faticosamente uscendo da un lungo lockdown dovuto alla pandemia della Covid19. Speriamo che non ci siano &#8220;seconde ondate&#8221; che costringano nuovamente a misure così drastiche; tuttavia in attesa del &#8220;quadro definitivo&#8221; su ciò che è stata questa emergenza penso che sia legittima una riflessione. Da fautore del metodo scientifico e avendo numerose esperienze di dibattiti sui temi scientifici, ho una brutta impressione Professore: la scienza o per meglio dire i suoi &#8220;comunicatori&#8221; non hanno lasciato una buona impressione. Mi sbaglio?</em></li>
</ul>
<div class="gmail_default"></div>
<div></div>
<div class="gmail_default">Ho anch&#8217;io la stessa sensazione. Il compito era, obiettivamente, molto difficile, per due ordini di considerazioni: le prime strettamente scientifiche, le seconde derivanti dalle esigenze contraddittorie a cui si doveva far fronte. Il problema scientifico è che tantissimi fattori possono spiegare le differenze di prevalenza della malattia fra popolazioni, e le differenze nel suo decorso. Può contare la presenza di ceppi virali diversi; la diversa carica virale a cui si è esposti; una diversa predisposizione genetica degli individui, e non possiamo escludere che possa essere distribuita diversamente nelle popolazioni di aree diverse; può contare la struttura geografica e sociale: quanta gente vive da sola, quanta in condominio, oppure quanta gente prende l&#8217;autobus o la metro; la struttura socio-sanitaria, cioè quanti ospedali ci sono, quanto grandi, e con quali ritardi hanno preso in carico i pazienti; e tanti fattori ambientali, dalla temperatura alle percentuali di particelle sottili nell&#8217;atmosfera. E conta sicuramente il fatto che ogni paese, e ogni regione in Italia, ha raccolto i dati in modo differente, rendendoli difficili da confrontare.</div>
<div class="gmail_default">Ed era difficile trovare il giusto equilibrio nel comunicare il poco che abbiamo capito finora, quando agli esperti si chiedeva da un lato di non creare il panico, ma dall&#8217;altro di essere incisivi in modo che i cittadini perché non prendessero i provvedimenti alla leggera. Bisognava essere uno scienziato competente, un comunicatore esperto, un fine psicologo e un politico navigato: troppe qualità, forse, per una persona sola.</div>
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<div>&#8212;</div>
<ul>
<li class="gmail_default"><em>Indubbiamente era ed è tuttora un compito difficile, e non vogliamo certo aggiungerci alla fin troppo lunga schiera di chi ha una soluzione pronta per tutto. Però, forse sono un po&#8217; troppo malizioso, ma più volte mi è sembrato che si cogliesse l&#8217;occasione per regolare &#8220;conti in sospeso&#8221; invece che pensare a collaborare fra colleghi. Cerco di spiegarmi: se lo scienziato Tizio afferma &#8220;è un virus simil-influenzale più cattivo del solito&#8221; non vuol dire che è un negazionista che vuol far morire milioni di persone. O se lo scienziato Caio afferma che difficilmente il virus rappresenterà un pericolo  nel fare il bagno nel mare, non c&#8217;è bisogno di cominciare a cercare magagne nel curriculum per poi dire, o per lo meno lasciar intendere, che non bisogna fidarsi di lui. Non pensa che questi atteggiamenti daranno facile gioco a tutti i movimenti a-scientifici come quello famigerato dei no-vax, che già stanno prendendo la palla al balzo nel dire &#8220;Lo vedete che litigano fra loro&#8221;?</em></li>
</ul>
<div>
<div class="gmail_default"></div>
<div class="gmail_default">Sì, anche secondo me molti hanno parlato troppo, e con troppa superficialità. Ci siamo spesso dimenticati che il punto di vista del virologo, del clinico, del sociologo, dell&#8217;epidemiologo sono tutti importanti ma tutti parziali: per comprendere quanto ci va succedendo vanno messi insieme, non contrapposti. Si vede che la luce dei riflettori ci abbaglia e ci infiamma. Non è capitato solo agli scienziati: una grande firma del Corriere della Sera ha scritto che ad autunno ci sarà &#8220;sicuramente&#8221; una nuova ondata virale; come faccia ad esserne sicuro non si capisce proprio. Come in altre vicende umane, sono emersi vanità e desiderio di protagonismo. Quanto ai movimenti No-VAX, questi tre mesi sono stati un&#8217;illustrazione perfetta di come si vivrebbe nel mondo che vogliono loro, senza vaccini: costretti a sfuggire la presenza degli altri e a vivere nel terrore del contagio: come nel Medioevo, periodo a cui la loro ideologia li accosta.</div>
<div></div>
<div>&#8212;-</div>
</div>
<ul>
<li><em>A proposito dei no-vax, una delle difficoltà maggiori nel recente dibattito è stata quella di riuscir a far comprendere la differenza fra un parere condiviso dalla comunità scientifica e quello di un singolo scienziato che agisce come battitore libero. In tal senso, quando mi è capitato di dibattere, ho avuto l&#8217;impressione che se invece di citare un&#8217;astratta &#8220;comunità scientifica&#8221; facevo  riferimento a un organismo ben preciso come l&#8217;OMS/WHO e alle sue norme, le persone erano più ricettive. Oggi, però l&#8217;OMS è stato sotto attacco venendo quantomeno &#8220;tirato per la giacca&#8221; da chiunque. Allora, domanda da &#8220;un milione di dollari&#8221; come si suol dire, come faremo nei prossimi dibattiti a far capire di non fidarsi dei &#8220;battitori liberi&#8221; che promettono cure miracolose o che negano l&#8217;efficacia delle cure mediche vere e proprie?</em></li>
</ul>
<div>
<div class="gmail_default"></div>
<div class="gmail_default">La risposta non la so. O, perlomeno, non è semplice. Io penso che, in questa come in tutte le altre situazioni della vita, sia indispensabile l&#8217;uso del cervello, cioè del senso critico. Siccome il senso critico si affina con le conoscenze, è chiaro che la miglior difesa del cittadino contro le cosiddette bufale è la diffusione di una buona cultura scientifica di base. Viva la cultura, quindi. Non mi sfugge però che, durante la pandemia da SARS-CoV-2, messaggi rassicuranti poi rivelatisi privi di fondamento sono stati diffusi e accettati in paesi che riteniamo particolarmente avanzati dal punto di vista scientifico, come il Regno Unito, la Svezia e gli Stati Uniti d&#8217;America.  Una regola semplice a cui attenersi è questa: risposte scientificamente solide ci arriveranno dalle fonti ufficiali, cioè dalle riviste scientifiche, sicuramente non da video su Youtube o messaggi su Whatsapp.</div>
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<ul>
<li class="gmail_default"><em>Riguardo alla comunicazione della scienza. Qualche mese prima della pandemia Covid19 in una conferenza organizzata per fare il punto sulla situazione dell&#8217;Aids un medico ebbe modo di dire come il famoso spot &#8220;con la linea viola&#8221; fosse stato un esempio di errore clamoroso di comunicazione scientifica. In primis trattava il &#8220;contagiato&#8221; come &#8220;diverso&#8221; ed era in pratica un invito ad escluderlo dalla società, in secondo luogo &#8220;spaventava troppo&#8221; e si sa che quando la gente è spaventata non ragiona.  Su questa Covid, sono stati fatti girare dagli enti governativi video analoghi con un &#8220;infetto verde&#8221; che faceva diventare verde la pulsantiera dell&#8217;ascensore e chiunque la toccava cominciava a diventare verde a sua volta. O il postino che ti consegnava posta fosforescente e diventavi fosforescente a tua volta appena la leggevi. Insomma, sembrerebbe proprio che non si impari mai dai propri errori&#8230; o forse discutere con i ministeri e gli enti politici sui messaggi da dare è più difficile che spiegare Darwin a una platea di elettori di Trump in Tennessee?</em></li>
</ul>
<div class="gmail_default"></div>
<div class="gmail_default">Errori ne sono stati fatti e se ne fanno tantissimi. In parte sono stati dovuti a superficialità, o a quello che gli inglesi chiamano wishful thinking, cioè a voler credere a tutti i costi a ciò che ci consola o ci conviene. In parte, la situazione era obiettivamente difficilissima: all&#8217;inizio di questa pandemia nessuno aveva la minima esperienza. C&#8217;era chi da anni si affannava a far capire che era solo questione di tempo prima che ci succedesse una cosa così, ma abbiamo dovuto imparare (a volte con costi altissimi) ogni cosa da zero. La mia sensazione è che, nei paesi come la Germania in cui si è cercato di trattare i cittadini da adulti, a informarli più che a terrorizzarli o rassicurarli, i traumi siano stati inferiori a quelli che abbiamo visto dove ci si è affidati, anziché al senso di responsabilità, alla buona fortuna o alle costrizioni. Penso però che, in mezzo a mille problemi, il nostro paese sia riuscito a cavarsela con maggior efficienza e maggiore dignità di tanti altri.</div>
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<li class="gmail_default"><em><a href="https://www.ibs.it/sillabario-di-genetica-per-principianti-libro-guido-barbujani/e/9788830100985">Nel suo ultimo libro &#8220;Sillabario di genetica per principianti&#8221;</a> edito da Bompiani chiude con questa frase che bisognerebbe sempre tenere a mente. &#8220;Ragionando in maniera approssimativa si può anche prevalere in una discussione al bar o su Twitter, ma non si possono fare le scelte lungimiranti di cui, invece, l&#8217;umanità e il pianeta hanno bisogno.&#8221; Giustissimo, il problema però è che questi ragionamenti pagano spesso anche in termini di voti elettorali&#8230; perciò mi sento di concludere con una provocazione. Se c&#8217;è una cosa che questa pandemia ci ha insegnato è che, al di là delle critiche fatte, della scienza abbiamo bisogno. Allora oltre ad invocare giustamente politiche più lungimiranti in termini di sanità, ricerca e ambiente, per evitare che studi o pareri scientifici vengano usati come bandiere uno contro l&#8217;altro da opposizione e governo non si potrebbe prevedere, in casi di emergenza sanitaria come questa, un &#8220;consiglio sanitario&#8221; che gestisca la cosa analogo al &#8220;consiglio di guerra&#8221; evitando così gli odiosi confronti politici fatti sulla pelle di chi muore per il virus?</em></li>
</ul>
<div class="gmail_default"></div>
<div class="gmail_default">Direi proprio: no, no e no. Che idea orrenda, un comitato che decide ciò che è vero e ciò che è falso. Sembra un&#8217;invenzione orwelliana. E chi sarebbero gli eletti a farne parte, e a giudicare in Terra del bene e del male? E poi: vogliamo davvero un comitato con poteri dittatoriali, che, a quanto capisco, scavalca le lungaggini della politica sospendendo alcuni aspetti, o magari tutti, delle libertà democratiche? E se non avesse poteri dittatoriali, quali prerogative potrebbe avere questo consiglio sanitario che non abbiano già il Governo, le autorità regionali e comunali, e i loro eventuali comitati scientifici? Anche quando sento i deliri di no-vax e complottisti, anche quando assisto a ignobili speculazioni sulla creduloneria di certa gente, continuo a pensare che la libertà di parola, e di conseguenza i tempi lunghi necessari alla mediazione politica, siano una componente indispensabile della nostra vita democratica. Quanto al coraggio di guardare un po&#8217; più lontano, di provare a disegnare un futuro dieci o vent&#8217;anni più avanti, beh, come dice Manzoni, Il coraggio, uno, se non ce l&#8217;ha, mica se lo può dare.</div>
</div>
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<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg" alt="" width="193" height="209" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" /></a></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-comunicazione-della-scienza-durante-la-covid19-intervista-al-prof-barbujani/">La comunicazione della Scienza durante la Covid19 &#8211; Intervista al prof. Barbujani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Evolution Day 2018</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/evolution-day-2018/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jan 2018 09:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arpa umbria]]></category>
		<category><![CDATA[divulgazione scintifca]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torna l&#8217;appuntamento annuale con la divulgazione scientifica di Civiltà Laica. Quest&#8217;anno oltre ad un grande ospite abbiamo anche un&#8217;importante collaborazione con l&#8217;Arpa Umbria che da qualche giorno ha riaperto al pubblico la sua biblioteca di Terni e l&#8217;ha messa a disposizione vista l&#8217;importanza dell&#8217;evento. Il Prof. Guido Barbujani genetista dell&#8217;università di Ferrara ci parlerà di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/evolution-day-2018/">Evolution Day 2018</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/evolution-day-2018.html/darwin2018" rel="attachment wp-att-14551"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-14551" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/01/darwin2018-718x1024.jpg" alt="" width="537" height="766" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/01/darwin2018-718x1024.jpg 718w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/01/darwin2018-210x300.jpg 210w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/01/darwin2018-768x1095.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/01/darwin2018-112x160.jpg 112w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/01/darwin2018.jpg 838w" sizes="auto, (max-width: 537px) 100vw, 537px" /></a></p>
<p>Torna l&#8217;appuntamento annuale con la divulgazione scientifica di Civiltà Laica. Quest&#8217;anno oltre ad un grande ospite abbiamo anche un&#8217;importante collaborazione con l&#8217;Arpa Umbria che da qualche giorno ha riaperto al pubblico la sua biblioteca di Terni e l&#8217;ha messa a disposizione vista l&#8217;importanza dell&#8217;evento.</p>
<p>Il Prof. <strong>Guido Barbujani</strong> genetista dell&#8217;università di Ferrara ci parlerà di &#8220;Cosa abbiamo scritto nel DNA&#8221;, ovvero cosa è &#8221; geneticamente predestinato&#8221;e cosa no, se la nostra intelligenza le nostre attitudini comportamentali  e le nostre caratteristiche fisiche sono &#8220;già scritte&#8221; oppure no.</p>
<p>Introdurranno la conferenza il Dott. <strong>Fabio Mariottini</strong> dell&#8217;Arpa Umbria, direttore della rivista &#8220;Micron&#8221; e <strong>Alessandro Chiometti</strong> presidente dell&#8217;Ass. Cult. Civiltà Laica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/evolution-day-2018/">Evolution Day 2018</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Il razzismo non è scienza. Intervista a Guido Barbujani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-razzismo-non-e-scienza-intervista-a-guido-barbujani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2012 14:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[guido barbujani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guido Barbujani è un genetista e scrittore italiano. Ha lavorato alla State University of New York a Stony Brook (New York), alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 è professore di genetica all&#8217;Università di Ferrara Si è formato in genetica delle popolazioni, ha lavorato su diversi aspetti della diversità genetica umana e della biologia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-razzismo-non-e-scienza-intervista-a-guido-barbujani/">Il razzismo non è scienza. Intervista a Guido Barbujani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Guido Barbujani è un genetista e scrittore italiano. </em><em>Ha lavorato alla State University of New York a Stony Brook (New York), alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 è professore di genetica all&#8217;Università di Ferrara</em></p>
<p><em><span id="more-10654"></span></em></p>
<p><em>Si è formato in genetica delle popolazioni, ha lavorato su diversi aspetti della diversità genetica umana e della biologia evoluzionistica. In collaborazione con Robert R. Sokal, è stato fra i primi a sviluppare i metodi statistici per confrontare dati genetici e linguistici, e così ricostruire la storia evolutiva delle popolazioni umane.<br />
</em></p>
<p><strong><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/06/barbujani.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-10655" title="barbujani" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/06/barbujani-228x300.jpg" alt="" width="182" height="240" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/06/barbujani-228x300.jpg 228w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/06/barbujani.jpg 489w" sizes="auto, (max-width: 182px) 100vw, 182px" /></a>Professor Barbujani, partiamo dal fatto “nudo e crudo”: un deputato di estrema destra del partito ungherese Jobbik si è sottoposto ad un test genetico per dimostrare di non essere di etnia ebrea o rom ma “ungherese puro”.<br />
</strong><strong>È scientificamente possibile dimostrare geneticamente di non appartenere ad una data etnia?</strong></p>
<p>No. Centinaia di studi dimostrano che nessun gruppo umano, definito in base al territorio che occupa, alla lingua che parla, alla religione che pratica, o a qualunque altro criterio, ha caratteristiche genetiche specifiche che permettono di riconoscerlo obiettivamente. Le varianti genetiche umane sono quasi tutte cosmopolite, cioè presenti in tutto il mondo, e le differenze fra popolazioni umane sono differenze di frequenza di queste varianti: qualche popolazione comprende più persone di gruppo sanguigno 0, qualche altra di gruppo sanguigno A; in qualche popolazione le persone intolleranti al lattosio sono il 40 per cento, in altre il 30 o il 50%; e così via. Sono convinto che abbia ragione Marco Aime quando,nel suo documentatissimo “<em>Verdi tribù del nord</em>” (Laterza), dice che un gruppo etnico è semplicemente un gruppo di persone convinte di appartenere allo stesso gruppo etnico.</p>
<p><strong>Se questo è vero, e non abbiamo dubbi in proposito, com&#8217;è possibile che un laboratorio privato si sia fatto pagare per un test che non ha nessun valore scientifico?</strong></p>
<p>La risposta è nella domanda: finché c&#8217;è gente che paga per delle insensatezze, ci sarà sempre altra gente che, a pagamento, fornirà quelle insensatezze.</p>
<p><strong>Allora quando si sente dire in alcuni programmi cose del tipo: &#8220;in base al dna l&#8217;omicida potrebbe essere asiatico&#8221; sono tutte fesserie?</strong></p>
<p>Non sono necessariamente fesserie, nel senso che ci sono alcune caratteristiche (tutte rare) che permettono di piazzare un DNA sulla carta geografica con buona precisione. Per esempio, se si trova che uno è microcitemico, allora si può anche dire con molta precisione se la mutazione che causa la microcitemia gli viene dal delta del Po, dalla Sardegna, dalla Sicilia, dalla Grecia o da Creta. Se la mutazione è tipicamente siciliana, può voler dire che è siciliano quello che ha lasciato la traccia biologica, oppure sua madre, o suo padre, o suo nonno, o sua nonna, o suo bisnonno (eccetera). Ma i microcitemici sono pochi, e pochi sono coloro che portano nel loro DNA mutazioni informative sulla loro origine geografica, che poi potrebbe non essere la loro ma quella di qualche antenato. Per cui, alla domanda risponderei che sono spesso, anche se non sempre, fesserie (e infatti si sentono più nei telefilm che nei telegiornali).</p>
<p><strong>Nel suo libro “<em>Sono razzista ma sto cercando di smettere</em>” ha cercato di sfatare tutti i luoghi comuni attorno alle fantomatiche razze umane. Perché è cosi difficile nella mentalità popolare accettare che, geneticamente parlando, ciò che unisce gli uomini è infinitamente maggiore di ciò che li divide?</strong></p>
<p>Mi piacerebbe poter rispondere, ma in realtà non lo so. Posso dire però che nei diversi periodi storici l&#8217;umanità è stata più o meno sensibile alle differenze. Nell&#8217;impero romano nessuno faceva caso al colore della pelle, nella Georgia schiavista di Via col vento, come sappiamo, non era così. Oggi attraversiamo un periodo in cui le difficoltà economiche spingono un po&#8217; tutti ad agitarsi. C&#8217;è chi si agita per trovare soluzioni, ma molti si agitano in maniera sconclusionata, inventandosi nemici a cui attribuire la colpa del proprio malessere.</p>
<p><strong>Gli antichi greci dividevano il mondo in due: loro e i barbari. Non le sembra che da allora non abbiamo fatto significativi passi avanti sotto l’aspetto dell’integrazione della tolleranza?</strong></p>
<p>Mi sembra più, come ho detto, un processo a zig-zag, con continui alti e bassi. Una qualche forma di diffidenza per il diverso è molto diffusa e può anche darsi che rappresenti una realtà psicologica ineliminabile. Però, in molti casi, la conoscenza reciproca aiuta (o dovrebbe aiutare) a raggiungere forme di coesistenza. Coesistenza, non tolleranza, perché questa parola indica che qualcuno sopporta e qualcun altro viene sopportato, e non è quello a cui si deve puntare. Coesistenza vuole invece dire un livello più profondo di accettazione delle caratteristiche altrui. Anche se le notizie dall&#8217;Ungheria fanno venire il voltastomaco, è utile però ricordarsi che esistono esempi diversi. Io vivo a Ferrara, e le tendopoli formatesi qua in Emilia all&#8217;indomani del terremoto sono un bell&#8217;esempio di coesistenza fra persone molto diverse, di provenienza europea, africana e asiatica, che in situazioni difficili hanno saputo collaborare e ad aiutarsi.</p>
<p><strong>Tornando all’aspetto scientifico, secondo lei lo studio della genetica ha aiutato nella diffusione di questo concetto di coesistenza o ha creato nuove divisioni?</strong></p>
<p>Io credo che in questo campo la scienza non possa fare molto, nel bene e nel male. Quando le ideologie razziste del Novecento hanno avuto successo, la scienza (una certa scienza: non tutti gli antropologi erano razzisti) ha fornito loro delle giustificazioni, ma chi gestiva i campi di concentramento lo faceva per un preciso progetto politico, non scientifico. Allo stesso modo, oggi molti scienziati hanno preso posizioni chiare di rifiuto del razzismo (anche nel caso ungherese in questione), ma la soluzione al problema va cercata in primo luogo a livello politico, sociale ed economico.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Intervista al Prof. Guido Barbujani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-al-prof-guido-barbujani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2010 13:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[guido barbujani]]></category>
		<category><![CDATA[marco carniani]]></category>
		<category><![CDATA[razze]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da una constatazione: le razze umane esistono? No e s&#236;. No: dal punto di vista biologico &#232; chiaro ormai da cinquant&#8217;anni che nell&#8217;uomo non esistono gruppi distinti, simili a quelli che in altre specie chiamiamo razze. Possiamo raggruppare gli umani in tanti modi (per esempio mettendo insieme quelli che hanno la pelle di colore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Partiamo da una constatazione: le razze umane esistono? </p>
<p></strong>No e s&igrave;. No: dal punto di vista biologico &egrave; chiaro ormai da cinquant&#8217;anni che nell&#8217;uomo non esistono gruppi distinti, simili a quelli che in altre specie chiamiamo razze. Possiamo raggruppare gli umani in tanti modi (per esempio mettendo insieme quelli che hanno la pelle di colore simile, o quelli che hanno lo stesso gruppo sanguigno), ma questa classificazione non ci permette di prevedere poi come si raggrupperanno se consideriamo altri caratteri (per esempio la tendenza a diventare calvi, o la capacit&agrave; di digerire il latte da adulti). Non siamo tutti uguali, anzi. Ma siamo cos&igrave; diversi che non riusciamo a suddividere l&#8217;umanit&agrave; in gruppi distinti e non arbitrari. Ma anche s&igrave;: le razze esistono e sono nella nostra testa: nel modo in cui guardiamo e classifichiamo il nostro prossimo. </font></font></p>
<p></p>
<p align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Quindi oggi c&#8217;&egrave; chi fa ricorso a categorie, ad etichette che richiamano la classificazione in razze? Questo modo di guardare il mondo persiste anche all&#8217;interno della comunit&agrave; scientifica?</p>
<p></strong>S&igrave;, queste categorie dimostrano di essere molto persistenti in certe aree della scienza. Per esempio, negli Stati Uniti si parla di medicina razziale, indicando la tendenza di certi medici a tener conto della razza del paziente nel fare le diagnosi e nel prescrivere le terapie. Ma questa &quot;razza del paziente&quot;, come dicevamo, &egrave; una convenzione, nella quale convergono considerazioni biologiche e sociali. Pensiamo a Barack Obama: tutti lo consideriamo il primo presidente nero nella storia degli USA, ma sua madre &egrave; bianca, del Kansas. In che modo un medico possa tener conto del complesso cocktail di fattori ereditari che i nostri tanti antenati ci hanno trasmesso &egrave; un mistero. I risultati di un tale pasticcio non possono che essere pasticciati. </font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><span lang="it-IT"><strong>Tra gli esseri umani prevale ci&ograve; che ci differenzia o ci&ograve; che ci unisce? </p>
<p></strong></span><span lang="it-IT">Oltre 98 per cento del nostro DNA &egrave; identico a quello degli scimpanz&egrave;, e quindi le differenze fra noi umani stanno in una parte (circa la met&agrave;) di quel 2% che resta. Noi umani siamo molto simili fra noi, circa tre volte di pi&ugrave; di quanto non lo siano fra loro gli scimpanz&egrave;. E le nostre differenze stanno soprattutto all&#8217;interno delle popolazioni. </span></font></font></p>
<p><font size="2"></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify">
<p><font face="Tahoma"></font></font></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>C&#8217;&egrave; quindi molta differenza con un qualsiasi vicino di casa? E se questa persona fosse immigrata, potremmo dire lo stesso?</p>
<p></strong>Se poniamo pari a 100 le differenze genetiche fra noi e una persona di un continente molto lontano, quelle fra noi e un altro membro della nostra popolazione sono, in media, pari a 85, quindi poco meno. Quindi, mediamente, gli immigrati sono un po&#8217; pi&ugrave; diversi di noi dei nostri vicini, ma solo di un po&#8217;, al massimo di un 15%. Non tutti i continenti sono per&ograve; uguali: in Africa c&#8217;&egrave; molta pi&ugrave; variabilit&agrave; che altrove, e di recente &egrave; uscito un articolo che dimostra come fra i DNA due Khoisan della Namibia ci siano differenze pi&ugrave; grandi che fra loro e un europeo o un asiatico. Questo &egrave; uno dei dati (non l&#8217;unico) che interpretiamo come prova del fatto che l&#8217;umanit&agrave; si &egrave; evoluta e differenziata in Africa, e poi piccoli gruppi di africani sono usciti, circa 60 mila anni fa, e hanno rapidamente colonizzato tutto il pianeta.</p>
<p></font></font></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Per quale motivo allora si fa ancora ricorso al termine razzismo? Chi sono i razzisti?</p>
<p></strong>I razzisti sono molti di noi, e forse tutti, sia pure in maniera differente. Siamo razzisti quando non consideriamo le persone per quello che sono, individui, ma come appartenenti a un gruppo (gli albanesi; gli arabi; i terroni) su cui il giudizio &egrave; dato per scontato, senza tenere conto che anche fra loro esistono tantissime differenze: nel DNA, nell&#8217;aspetto fisico, ma anche nel carattere, negli stili di vita, nel tifo calcistico. Razzismo &egrave; un termine ancora usato perch&eacute; ce n&#8217;&egrave; in giro tantissimo.</font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Il richiamo all&#8217;identit&agrave; come appartenenza ad un gruppo (noi contro loro, quindi l&#8217;uso del pregiudizio) potr&agrave; portare ad una differenziazione per razze? Guardando in profondit&agrave; alla storia dell&#8217;umanit&agrave;, cosa emerge?</p>
<p></strong>No, non &egrave; certo il richiamo all&#8217;identit&agrave; che impedisce ai maschi della nostra specie di accoppiarsi con femmine della nostra specie, indipendentemente dalla loro origine, producendo bambini allegramente ibridi. E questo &egrave; quello che &egrave; successo per decine di migliaia di anni. Il richiamo all&#8217;identit&agrave;, piuttosto, ci appiattisce e ci isola dal resto del mondo. Identit&agrave; definisce il complesso di caratteristiche che ci contraddistinguono, quando non addirittura ci definiscono (es.: carta d&rsquo;identit&agrave;). &Egrave; uguale al singolare e al plurale, il che provoca equivoci. Alcuni pensano che l&rsquo;identit&agrave; sia una cosa sola, e addirittura si radichi in un preciso luogo geografico, che &egrave; poi quello di nascita, che &egrave; poi quello dove da sempre sarebbero vissuti gli antenati: sangue e suolo, come dicevano i nazisti che di queste cose se ne intendono. Scivolando sempre pi&ugrave; nell&rsquo;equivoco, questo suolo ove affonderebbero tutte le radici dell&rsquo;identit&agrave; (al singolare) determinerebbe infallibilmente filosofie di vita, gusti gastronomici e musicali, stili di guida, perversioni dell&rsquo;eros, passioni sportive, credenze religiose, tendenze criminali, valori etici ed etilici, vezzi lessicali e bizzarrie dell&rsquo;abbigliamento: tutti coerenti l&rsquo;uno con l&rsquo;altro. Ma non &egrave; vero, perch&eacute; non stavano certo tutti nello stesso posto i nostri sedici trisavoli, i nostri trentadue quadrisavoli, e men che meno i nostri 1024 antenati di trecento anni fa. Per non parlare di quello che apprendiamo dagli altri nel corso della vita, e che non dipende certo dalla nostra genealogia. &Egrave; perci&ograve; evidente che ciascuno di identit&agrave; ne ha tante, e costringere dentro a un&rsquo;unica definizione una persona, o peggio ancora un gruppo di persone, &egrave; operazione insensata. Scrive Amartya Sen: &laquo;La stessa persona pu&ograve; essere, senza la minima contraddizione, di cittadinanza americana, di origine caraibica, con ascendenze africane, cristiana, progressista, donna, vegetariana, maratoneta, storica, insegnante, romanziera, femminista, eterosessuale, sostenitrice dei diritti dei gay e delle lesbiche, amante del teatro, militante ambientalista, appassionata di tennis&raquo;. </font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Tante identit&agrave;, dunque, e non una sola?</p>
<p></strong>Esatto.</font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="right"><font face="Tahoma" size="2"><strong>Guido Barbujani</strong> intervstato da <strong>Marco Carniani</strong></font></p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-al-prof-guido-barbujani/">Intervista al Prof. Guido Barbujani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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