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	<title>evoluzionismo Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Come evolve la teoria dell&#8217;evoluzione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/come-evolve-la-teoria-dellevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2015 10:10:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ottobre 2014 Nature aveva pubblicato un articolo (Pikaia ne ha parlato qui) in cui due gruppi contrapposti di evoluzionisti discutevano se un ripensamento della teoria dell’evoluzione fosse necessario oppure no, dati gli sviluppi delle scienze biologiche post Sintesi Moderna, all’incirca dagli anni ’60 del Novecento ad oggi: teoria neutrale dell’evoluzione molecolare, equilibri punteggiati, biologia dello sviluppo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ottobre 2014 <i>Nature </i>aveva pubblicato un articolo (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/due-fazioni-luna-contro-laltra-armate/"><strong>qui</strong></a>) in cui due gruppi contrapposti di evoluzionisti discutevano se un ripensamento della teoria dell’evoluzione fosse necessario oppure no, dati gli sviluppi delle scienze biologiche post Sintesi Moderna, all’incirca dagli anni ’60 del Novecento ad oggi: teoria neutrale dell’evoluzione molecolare, equilibri punteggiati, biologia dello sviluppo, costruzione di nicchia, epigenetica, plasticità fenotipica, ecc.<span id="more-13212"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-13213" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee-300x201.jpg" alt="yellow bee" width="300" height="201" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Un <a href="http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3"><strong>articolo</strong> </a>pubblicato per <i>Evolutionary Biology</i> a firma del filosofo della biologia Telmo Pievani analizza con cura la rilevanza del dibattito, proponendo un’interessante chiave di lettura capace di mettere ordine nel polverone sollevato da riformisti e conservatori, ovvero, rispettivamente, i sostenitori di una Sintesi Estesa (Evolutionary Extended Synthesis – EES) e i difensori dell’ortodossia neo-darwiniana della Sintesi Moderna (Standard Evolutionary Theory – SET), secondo i quali l’<i>explanandum </i>principale della biologia evoluzionistica rimane l’adattamento e le sue basi genetiche.</p>
<p>Che in letteratura si stiano accumulando ricerche intorno ai temi portati all’attenzione dai sostenitori della EES (biologia dello sviluppo o evo-devo, costruzione di nicchia, una visione ampliata dell’ereditarietà includente l’epigenetica, plasticità fenotipica) è certamente vero; tuttavia, la proposta dei riformisti sembra ancora mancare di una struttura coerente: somiglia più a un elenco di processi osservati e tenuti insieme dalla radicale opposizione al riduzionismo genetico. Inoltre, la EES non sembra dedicare interesse a fattori e processi macroevolutivi, risultando in qualcosa di simile a un “riduzionismo organismico”.</p>
<p>La stessa decisione della rivista <i>Nature </i>di presentare il dibattito intorno all’aggiornamento della teoria evoluzionistica come nettamente diviso in due fazioni risulta discutibile, in quanto all’interno della comunità scientifica sono invece presenti molteplici sfaccettature teoriche: un esempio non considerato è il mutazionismo di Masatoshi Nei.</p>
<p>Tuttavia, non vi sono solo contrapposizioni tra riformisti e conservatori: entrambi i gruppi, nello studiare meccanismi di variazione e selezione, sono darwiniani senza prefissi (neo-, post-). La contesa sembra lasciar invariato questo nucleo fondamentale del programma di ricerca evoluzionistico. In questi termini non si può parlare di uno slittamento di paradigma o di rivoluzione scientifica come la intendeva Thomas Kuhn. Per comprendere come stia evolvendo la teoria evoluzionistica, sembra più opportuno adottare l’architettura del programma di ricerca scientifico proposta dal filosofo della scienza Imre Lakatos, composto da un nucleo contenente gli assunti teorici e metodologici condivisi dalla comunità scientifica e da una cintura protettiva in cui integrazioni e assunzioni ausiliarie, capaci di ampliare il potere esplicativo del programma di ricerca, vengono soppesate dalla comunità scientifica.</p>
<p>Ma quali sono gli elementi che compongono il programma di ricerca evoluzionistico? Pattern evolutivi (<i>evolutionary patterns</i>) è la proposta di Pievani. L’evoluzione è un processo storico non predeterminato, ma nemmeno del tutto casuale; nel suo dispiegarsi, alcune regolarità e schemi ricorrenti sono identificabili. Di questo si occupa la biologia evoluzionistica: individuare tali regolarità e stabilire le loro interrelazioni. Oggi, la complessità dei fenomeni che questa disciplina si trova a trattare è aumentata al punto che occorre mettere ordine tra gli strumenti interpretativi a sua disposizione, e il concetto di pattern è proprio ciò che fa al caso nostro. Un pattern evolutivo è uno schema di processi ed eventi storici ripetuti, non è una legge universale (come la gravitazione in fisica), ma qualcosa di più <i>soft</i>, una regolarità <i>law-like</i>, ovvero che si verifica date certe condizioni.</p>
<p>Così, munendosi del concetto di pattern evolutivo, è possibile fornire una struttura coerente al dibattito attorno al ripensamento della teoria evoluzionistica neo-darwiniana tra riformisti e conservatori. Il piano descrittivo delle evidenze fattuali dell’evoluzione resta invariato: discendenza comune con modificazioni, continuità del cambiamento evolutivo, unità filogenetica di tutti gli esseri viventi, organismi come portatori di variazioni e unità fondamentali dell’evoluzione. Il livello esplicativo invece è arricchito da una pluralità di strumenti esplicativi, riuniti da Pievani in 4 fondamentali raggruppamenti:</p>
<p>1-<b>Pattern variazionali</b>: molteplici fonti di variazione ereditabile, cioè genetica ed epigenetica, ereditarietà di nicchia ecologica e trasmissione culturale; plasticità fenotipica e di sviluppo; trasferimento genetico orizzontale.<br />
2-<b>Pattern selettivi</b>: selezione naturale a livello individuale, selezione sessuale, selezione di parentela, selezione di gruppo, selezione artificiale, competizione spermatica, effetti retroattivi come costruzione di nicchia, co-adattamenti.<br />
3-<b>Pattern neutralistici</b>: deriva genetica, contingenze storiche, effetti strutturali non selettivi dovuti a vincoli della forma, vincoli di sviluppo, canalizzazione.<br />
4-<b>Pattern macroevolutivi</b>: pattern di speciazione, di co-evoluzione, <i>turnover pulses</i>, radiazioni adattative, estinzioni di massa,<i> </i>transizioni evolutive fondamentali, simbiogenesi.</p>
<p>Il nucleo del programma di ricerca evoluzionistico sembra mostrare un’anima pluralista: la variazione non è più un’esclusiva del solo livello genetico, ma è espressa da una pluralità di pattern variazionali (genetici, epigenetici, ecologici, culturali). Lo stesso dicasi per i processi selettivi (selezione a livello individuale, sessuale, di parentela, a livello di gruppo). Pluralità significa anche non mutua esclusione: modificazioni genetiche ed epigenetiche forniscono insieme materiale variazionale da sottoporre al filtro dei processi selettivi (selezione naturale, sessuale, di parentela, ecc.) e non selettivi (deriva genetica, contingenze storiche, ecc.).</p>
<p>Attorno al nucleo esplicativo, una varietà di problemi aperti possono venir discussi all’interno della comunità scientifica e collocati nella cintura protettiva della nostra architettura concettuale, come ad esempio i ritmi (graduali o punteggiati) dei cambiamenti evolutivi. A ben vedere, il nucleo neo-darwiniano pluralista proposto da Pievani sembra capace di includere i quattro pattern che secondo i riformisti rivoluzionerebbero la teoria evoluzionistica. Al contempo, il nucleo appare considerevolmente ampliato rispetto al minimalismo difeso dai conservatori (variazione e selezione).</p>
<p>La proposta di Pievani tuttavia non si ferma qua. Come già evidenziato, i riformisti tendono ad appiattire la loro analisi al livello intermedio dell’organismo, quando invece una teoria evoluzionistica aggiornata dovrebbe saper tenere insieme tutti i livelli della gerarchia biologica, essendo in grado di conciliare l’indipendenza dei processi microevolutivi e macroevolutivi, e non estrapolando semplicemente i secondi dai primi.</p>
<p>È per questo che la migliore “meta-teoria” capace di render conto di questo pluralismo di pattern e di livelli, in una struttura integrata e coerente, è ritenuta essere la Teoria Gerarchica proposta dal paleontologo Niles Eldredge. Alla delineazione di questa stimolante proposta sta lavorando ‘<i>The Hierarchy Group</i>‘ (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/parte-lavventura-di-hierarchy-group-online-il-primo-sito-dedicato-alla-teoria-gerarchica-dellevoluzione/"><strong>qui</strong></a>), un gruppo internazionale di ricerca composto da biologi, paleontologi, antropologi, storici e filosofi con sede operativa al dipartimento di biologia dell’università di Padova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://pikaia.eu/come-evolve-la-teoria-dellevoluzione-una-pluralita-di-pattern-esplicativi/">Francesco Suman &#8211; Pikaia</a></strong></p>
<p>Riferimenti:<br />
Pievani T. (2015) How to rethink evolutionary theory: a plurality of evolutionary patterns, <i>Evolutionary Biology</i>, (<a href="http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3">http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3</a>)</p>
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		<title>Due fazioni una contro l&#8217;altra armate?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/due-fazioni-una-contro-laltra-armate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 00:23:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito sull'evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[marco ferraguti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sentito più volte un bravo giornalista scientifico dire che uno dei motivi per i quali il suo lavoro è difficile è che gli chiedono sempre di presentare la notizia sotto la forma delle “due campane”: uno scienziato dice una cosa e un altro ne dice un’altra. Chiaro l’imbarazzo del giornalista ad adeguarsi a una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sentito più volte un bravo giornalista scientifico dire che uno dei motivi per i quali il suo lavoro è difficile è che gli chiedono sempre di presentare la notizia sotto la forma delle “due campane”: uno scienziato dice una cosa e un altro ne dice un’altra. Chiaro l’imbarazzo del giornalista ad adeguarsi a una formula simile nei molti casi nei quali è evidente che una delle due campane ha posizioni faziose e insostenibili. È possibile che persino Nature sia cascata nella trappola delle due campane? <span id="more-12674"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/10/unnamed.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-12675" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/10/unnamed.jpg" alt="unnamed" width="271" height="186" /></a>Un articolo pubblicato sul numero del 7 ottobre scorso sembra proprio seguire questa strada: alcuni dei maggiori esponenti dell’evoluzionismo contemporaneo sono stati raggruppati in due fazioni, ognuna delle quali ha esposto le sue posizioni. Naturalmente, se il lettore ha la pazienza di leggere l’articolo, alla fine scoprirà che le due posizioni non sono affatto monolitiche, al punto che, addirittura, non è facile individuarle e definirle. I due gruppi di scienziati firmano assieme l’articolo, ma le loro posizioni sono mostrate su due colonne separate, ad affrontarsi l’un l’altra. La materia del contendere? La sopravvivenza o la morte della Sintesi Moderna.</p>
<p>Per capire le radici del dibattito, occorre fare un passo indietro, fino agli anni ’40 del secolo scorso, nei quali si è definita quella che sarà chiamata, a partire dal titolo di un libro di Julian Huxley, la Sintesi Moderna. La Sintesi Moderna nasce come una reazione alle posizioni apertamente antidarwiniane che si consolidarono all’inizio del ‘900 attorno alla genetica nascente, etichettate con il nome di “mutazionismo”: contrariamente al cuore del messaggio darwiniano (il meccanismo principale del cambiamento è la presenza nelle popolazioni di una grande quantità di minuta variabilità casuale, continuamente vagliata dalla selezione naturale) i mutazionisti – e con loro quasi tutti i “padri” della genetica nascente – affermavano la preminenza di grandi e “improvvisi” cambiamenti genetici (da essi appunto denominati “mutazioni”) relegando il ruolo della selezione naturale a semplice vaglio delle nuove specie così formate. Le piccole variazioni presenti ovunque nelle popolazioni, delle quali parlava Darwin, erano da essi definite “fluttuazioni”. A partire dagli anni ‘20 del ‘900 si comprese meglio la natura genetica della variabilità popolazionale e delle mutazioni, e pian piano il nocciolo del pensiero darwiniano tornò in auge, tanto da spingere alcuni personaggi eminenti dell’evoluzionismo a costruire attorno ad esso, appunto, la Sintesi Moderna. Ma, come era ampiamente prevedibile, l’accordo sui punti fondanti dell’evoluzionismo moderno – il prevalere di piccoli cambiamenti e della selezione naturale come fattori dell’evoluzione &#8211; fu di breve durata, e poco dopo le strade dei diversissimi scienziati che l’avevano costruita (zoologi, botanici, paleontologi, citologi, genetisti di popolazione …) ricominciarono a divergere. E a partire dagli anni ’60 del ‘900 iniziarono le “eresie”, dalla teoria neutrale dell’evoluzione molecolare agli equilibri punteggiati, dalla costruzione della nicchia alla biologia evoluzionistica dello sviluppo, dall’eredità epigenetica all’assimilazione genetica … fino a quando qualcuno cominciò a chiedersi se non fosse arrivato il momento di costruire una nuova “Sintesi Estesa” sopra al, per così dire, cadavere della Sintesi Moderna.</p>
<p>E’ su questa base che si innesta l’operazione culturale di Nature, che ha riunito un gruppo di ricercatori favorevoli alla Sintesi Estesa e l’altro contrario. I due gruppi sono stati chiamati dai sostenitori della Sintesi Estesa con gli acronimi EES (Extended Evolutionary Sinthesis) e SET (Standard Evolutionary Theory) che useremo qui per brevità. Nature ha chiesto ai due schieramenti di esporre le diverse posizioni, e ha intitolato l’articolo, nel suo complesso, La teoria evoluzionistica ha bisogno di un ripensamento?</p>
<p>I sostenitori della EES intitolano il loro intervento Yes, urgently, sì, urgentemente, e basano la loro posizione sul fatto che la teoria attuale (SET) fa affidamento soltanto sui geni ed è concentrata sui processi che ne alterano le frequenze (vedi specchietto); al contrario, agenti importanti dell’evoluzione che non possono essere ridotti ai geni devono essere incorporati nella struttura profonda della teoria evoluzionistica darwiniana. Ad esempio: gli organismi sono generati attraverso un processo di sviluppo complesso e sottoposto a molti diversi fattori, non sono cioè semplicemente “programmati” dai geni. La biologia evoluzionistica dello sviluppo (EvoDevo in gergo) ha messo in luce che molte variazioni che alterano lo sviluppo (e quindi il suo risultato finale, l’organismo adulto) non sono casuali, come esemplificato da un gruppo di centopiedi dove più di mille specie diverse hanno un numero dispari di segmenti a causa del loro meccanismo di sviluppo. I pesci ciclidi dei laghi Malawi e Tanganica formano ciascuno un gruppo monofiletico con centinaia di specie, ma le forme che le diverse specie assumono si ripetono nei due laghi in modo impressionante. Convergenza, dice la SET. Rispondono i sostenitori della EES: ma quante coincidenze dobbiamo chiamare in causa? Non sarebbe più parsimonioso immaginare che modelli di sviluppo orientati, assieme alla selezione naturale, guidino la formazione delle nuove specie? Un altro tipo di sviluppo orientato accade in seguito ad un fenomeno ben noto, chiamato plasticità dello sviluppo, ossia il fatto che individui dotati dello stesso corredo genetico possono dare luogo a fenotipi diversi, a volte diversissimi, se sviluppatisi in ambienti diversi. In tal caso, un intervento della selezione successivo alla produzione di varianti fenotipiche, potrebbe, dato un tempo sufficiente, “fissare” fenotipi diversi generando speciazione: in tali casi il cambiamento genetico segue, piuttosto che precedere, l’evoluzione. È questo il fenomeno dell’assimilazione genetica, noto fin dagli anni ’50 del ‘900. Abbastanza simile a questo meccanismo è la “speciazione ecologica”, quel fenomeno per il quale popolazioni dotate di plasticità fenotipica sviluppano fenotipi diversi in ambienti diversi, ma identici in ambienti ecologicamente simili, anche se geograficamente lontani. Negli spinarelli (Gasterosteus aculeatus) si è verificata interfecondità maggiore fra “popolazioni” ecologicamente simili ma geograficamente separate che non fra popolazioni ecologicamente diverse che vivono nel medesimo lago.</p>
<p>Un altro tema caro ai sostenitori della EES è quello della relazione fra organismi e ambiente. C’è una bella differenza fra l’adattamento che consente alle termiti di costruire i loro nidi e un’eruzione vulcanica, dicono gli autori; un’eruzione vulcanica è un fenomeno a sé stante, indipendente dalla vita degli organismi, mentre la costruzione dei termitai è legata alla biologia di un gruppo di viventi, che con il loro lavoro modificano l’ambiente, e quindi la nicchia ecologica delle generazioni successive. È la teoria della “costruzione della nicchia”. L’ambiente dunque non “giudica” le varianti genetiche prodotte a caso, ma viene, almeno in parte, continuamente costruito e modificato dai viventi. Ma non è solo un ambiente modificato che una generazione lascia alla successiva come un’eredità non-genetica. Vi è pure un’eredità epigenetica &#8211; che non passa attraverso il DNA, all’interno delle cellule. L’azione dei geni può venire modificata o alterata da molecole che si attaccano al DNA senza modificarne la sequenza. Insomma, nel complesso in questi casi “la variazione non è casuale, c’è molto più da ereditare oltre ai geni, e vi sono molte strade per adattare gli organismi all’ambiente”. Naturalmente, i fenomeni descritti sono noti anche alla SET, che però li interpreta altrimenti: ad esempio, i fenomeni di sviluppo orientato sono letti come “vincoli” a ciò che la selezione può fare, ostacoli all’adattamento. Al contrario l’EES vede i processi di sviluppo come elementi creativi dello sviluppo.</p>
<p>L’intervento dei favorevoli alla SET è intitolato No, all is well, no va tutto bene. Dopo aver ricostruito brevemente la storia della Sintesi Moderna, essi presentano le scoperte ad essa successive, non come sovvertimento dei suoi fondamenti, ma come sviluppi della sintesi. Ad esempio, la teoria neutrale dell’evoluzione molecolare sarebbe prevedibile se consideriamo tutto lo spettro dei valori della selezione naturale, dai più negativi ai più positivi. Nella “zona mediana” ci sarà posto pure per valori neutrali della selezione! Passano poi a considerare i quattro temi più sottolineati dai sostenitori della EES: la plasticità fenotipica, la costruzione della nicchia, l’eredità inclusiva e lo sviluppo indirizzato. Naturalmente quei dati sono da essi accettati e considerati, anzi essi affermano di studiare attivamente tali fenomeni, ma di considerarli più espansioni dell’evoluzionismo &#8211; visto come una disciplina in crescita continua &#8211; che non come eresie in grado di scalzare i fondamenti di una disciplina universalmente accettata grazie all’accumulo ormai irreversibile di prove. I sostenitori della SET aggiungono addirittura altri fenomeni importanti, non considerati a loro dire nella parte dell’articolo scritto dai sostenitori della EES: l’epistasi, il fenomeno che si verifica quando una coppia di alleli copre l’espressione fenotipica di un’altra coppia di alleli; la variazione genetica criptica (mutazioni che si manifestano solo in particolari condizioni ambientali); l’estinzione; l’adattamento al cambiamento climatico… ma affermano che ogni evoluzionista avrebbe una lunga lista di fenomeni altrettanto degni di attenzione. E aggiungono “oppure potremmo rimboccarci le maniche, tornare al lavoro, identificare i fondamenti teorici e costruire uno schema solido sulla base di casi empirici.”</p>
<p>L’atteggiamento che la EES deride come gene-centrico è stato il programma più potentemente predittivo, largamente applicabile, ed empiricamente validato, della teoria evoluzionista. Al contrario, l’importanza della plasticità fenotipica è ben nota, ma, afferma la SET, essa ha comunque una base genetica, e le osservazioni e gli esperimenti di Waddington sulla assimilazione genetica sono stati recentemente reinterpretati come dovuti a selezione a carico delle heat shock proteins. Sulle forme di eredità epigenetica essi affermano che non esiste alcun caso provato di un evento evolutivo rilevante che abbia una base solo epigenetica. I quattro fenomeni che i sostenitori della EES pongono alla base della loro critica sono invece da considerarsi come “aggiunte” ai processi fondamentali del cambiamento evolutivo: selezione naturale, deriva genetica, mutazione, ricombinazione e flusso genico. “Anche noi &#8211; concludono i sostenitori della SET &#8211; vogliamo una sintesi estesa, ma per noi queste parole sono in minuscolo, perché questo è il modo nel quale il nostro campo ha sempre proceduto”.</p>
<p>Mi sembra che una conclusione forte che si può trarre dalla lettura di questo articolo sia che il limite maggiore all’accettazione generalizzata della proposta della EES sia la mancanza di un nucleo fondante centrale: essa, per ora, è più orientata ad una critica di molti aspetti, anche importanti, della SET, piuttosto che alla proposta di una nuova teoria solida e comprensiva.</p>
<p><strong>Marco Ferraguti &#8211; <a href="http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Due_fazioni_l%E2%80%99una_contro_l%E2%80%99altra_armate.aspx">Pikaia</a></strong></p>
<p>Questo specchietto è nei materiali aggiuntivi dell’articolo <br />___________________________________________________________________________________________________<br />La teoria evoluzionistica standard (SET) è gene-centrica, e considera processi evolutivi solo quelli che cambiano le frequenze geniche</p>
<p>Mutazione: introduce nuove varianti a caso. L’occorrenza ripetuta delle stesse varianti geniche si chiama pressione mutazionale</p>
<p>Selezione naturale: rende le varianti adattative più comuni attraverso sopravvivenza e riproduzione differenziali</p>
<p>Deriva genetica: fluttuazioni casuali nella frequenza delle varianti genetiche causate dal campionamento in piccole popolazioni</p>
<p>Flusso genico: le varianti entrano ed escono da una popolazione per migrazione, dispersione o incrocio</p>
<p>__________________________________________________________________________________________________<br />La sintesi estesa (EES) è centrata sugli organismi e riconosce altri processi in aggiunta a quelli che cambiano le frequenze geniche</p>
<p>Influenza dello sviluppo: il processo di sviluppo guida le forme degli organismi lungo percorsi particolari</p>
<p>Plasticità: nuove forme, potenzialmente funzionali, sono indotte dall’ambiente e successivamente stabilizzate dalla selezione</p>
<p>Costruzione della nicchia: gli organismi modificano sistematicamente le risorse ambientali fino ad influenzare lo sviluppo e l’evoluzione dei discendenti attraverso una modificazioni delle pressioni selettive</p>
<p>Eredità inclusiva: gli organismi ereditano una gran varietà di materiali dai loro antenati, inclusi marcatori epigenetici, ormoni, simbionti, conoscenze ed abilità apprese, retaggi ecologici.<br />________________________________________________________________________________________________</p>
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		<title>DARWIN, BENEDETTO XVI e LA DROSOPHILA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 14:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è raro ascoltare l’affermazione secondo la quale il Cattolicesimo non sarebbe contrario all’evoluzionismo Darwiniano. Ma una simile affermazione corrisponde a verità? Verificarne la fondatezza non è così semplice come potrebbe sembrare. Prima di tutto perché la posizione del Cattolicesimo è cambiata nel tempo e in secondo luogo perché all’interno della Chiesa è possibile rilevare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/darwin-benedetto-xvi-e-la-drosophila/">DARWIN, BENEDETTO XVI e LA DROSOPHILA</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è raro ascoltare l’affermazione secondo la quale il Cattolicesimo non sarebbe contrario all’evoluzionismo Darwiniano. Ma una simile affermazione corrisponde a verità? <br />Verificarne la fondatezza non è così semplice come potrebbe sembrare.</p>
<p><span id="more-10531"></span><img decoding="async" class="alignnone" title="drospphlia" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/50/Drosophila_melanogaster_-_front_(aka).jpg/220px-Drosophila_melanogaster_-_front_(aka).jpg" alt="" width="220" height="201" />Prima di tutto perché la posizione del Cattolicesimo è cambiata nel tempo e in secondo luogo perché all’interno della Chiesa è possibile rilevare posizioni diverse tra di loro.</p>
<p>Per tentare di dare una risposta si può cercare tra i documenti ufficiali della Chiesa in cui l’argomento è stato trattato, ma prima è necessario precisare due concetti fondamentali ancora oggi in parte confusi. Mi riferisco all’evoluzione e all’evoluzionismo, che non sono affatto sinonimi tra di loro.<br /> L’evoluzione è un fenomeno biologico secondo il quale tra una generazione e l’altra di esseri viventi può verificarsi una modificazione del patrimonio genetico dell’individuo, di modo che l’organismo figlio può avere caratteri diversi da quelli del progenitore.<br /> L’evoluzionismo è la teoria scientifica che spiega le modalità attraverso le quali avviene l’evoluzione, indicando in particolare i meccanismi dei cambiamenti del genoma e spiegando la funzione selettiva dell’ambiente sull’individuo mutato.<br /> La storia dei rapporti tra evoluzionismo e Chiesa cattolica parte dalla nascita del Darwinismo e dalla pubblicazione de “L’origine delle specie” in cui lo studioso inglese sistematizzava la teoria elaborata nel corso di molti anni di osservazioni naturalistiche. <br />Sin dal suo primo apparire questa teoria, che faceva discendere gli organismi uno dall’altro in una catena infinita escludendo la necessità di un Dio creatore, suscitò l’immediata reazione dei capi religiosi. L’ostilità nei confronti delle idee di Darwin caratterizzò in particolare l’atteggiamento delle Chiese cristiane non cattoliche, maggiormente legate ad un’interpretazione letterale della Bibbia, ma anche da parte del Cattolicesimo gli atteggiamenti non furono molto benevoli se negli atti del Concilio Vaticano I (1869-1870) è possibile leggere la seguente definizione dell’evoluzionismo “[L’evoluzionismo è] <em>quella turpe dottrina che cerca gli inizi del genere umano da una scimmia irsuta e pone l&#8217;avvio del genere umano non nel paradiso ma nello sporco e turpe fango</em>”.<br /> Ma la Chiesa Cattolica nel tempo, più per prudenza che per intima convinzione, passò ad assumere posizioni meno contrapposte e più sfumate.<br /> Per trovare una prima trattazione articolata e ufficiale della questione evoluzionista occorre arrivare alla metà del secolo scorso con l’enciclica Humani Generis di Pio XII. Dopo di lui torneranno sull’argomento   Giovanni Paolo II e l’attuale Papa Benedetto XVI.<br /> Nell’enciclica <em>Humani generis</em> del 1950 il papa tracciò i criteri guida con cui la questione avrebbe dovuto essere trattata dai teologi, criteri che come si vedrà verranno seguiti anche successivamente (1). Nell’enciclica, il papa dopo aver minimizzato l’importanza e l’attendibilità della “dottrina”, autorizzava i teologi e gli scienziati ad indagare sulla materia, non mancando di ricordare il consueto principio secondo il quale la scienza deve essere subordinata alla teologia mentre la ragione “<em>alla quale spetta il compito di dimostrare con certezza l’esistenza di un solo Dio personale</em>” deve seguire ben precise regole per operare “rettamente”. I punti fermi dettati nell’Enciclica a proposito di evoluzionismo sono i seguenti:<br />&#8211; la “<em>dottrina dell’evoluzionismo</em>” non è stato indiscutibilmente provata dalla scienza;<br /> &#8211; il Magistero della Chiesa non proibisce che si facciano ulteriori ricerche da parte dei competenti (teologi e scienziati);<br /> &#8211; i risultati delle scoperte, non solo quelle dei teologi ma anche quelli degli scienziati, devono sottostare al giudizio della Chiesa, a cui Gesù ha affidato l’ufficio di difendere i dogmi della fede.</p>
<p>E’ possibile leggere nelle parole del papa un atteggiamento più conciliante e possibilista rispetto alla chiusura e al rifiuto precedentemente espressi. Traspare inoltre un atteggiamento di prudenza nei confronti dei risultati della ricerca scientifica e in particolare della teoria di Darwin, nei cui confronti la Chiesa era consapevole di non poter andare incontro ad un altro caso Galilei. <br />Dopo il pronunciamento di papa Pacelli, passarono alcuni anni durante i quali furono piuttosto i teologi che il Papa a sviluppare senza novità sostanziali la posizione cattolica.  Si devono attendere altri cinquanta anni ed il pontificato di Giovanni Paolo II per leggere, dopo la <em>Humani generis</em>, qualcosa di nuovo sull’argomento.</p>
<p>In un messaggio indirizzato alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze il 22 ottobre 1996 il Papa, richiamando l’enciclica Humani generis, ritornò sull’argomento e dichiarò che “<em>nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi</em>” (2) <br />Rispetto alla Humani generis si notano due elementi di diversità.<br /> Il primo è che l’evoluzionismo Darwiniano viene promosso da “mera ipotesi” a teoria, il secondo è che si afferma la coesistenza di diverse teorie dell’evoluzione. Se la Chiesa è stata costretta ad ammettere, sotto il peso di una montagna di conferme ed evidenze, che le ipotesi esplicative dell’evoluzione hanno assunto le dimensioni di una teoria, dall’altro non omette di sminuirne importanza e dignità scientifica, affermando l’esistenza di più teorie a fronte di una pluralità di spiegazioni in contrasto tra di loro. <br />Le parole del papa se rappresentano un piccolo passo avanti, non possono certo essere interpretate come un’accettazione dell’evoluzionismo e delle sue implicazioni. L’evoluzione, nel senso di una discendenza comune delle specie da un unico capostipite è accettata come un fatto, ma il processo di mutazione selezione secondo il quale si realizza l’evoluzione, nel caso in cui si suppone che avvenga in modo causale, non guidato e senza finalità, è rigettato.<br /> La promozione del Darwinismo da ipotesi a teoria scatenò le fantasie giornalistiche e si diffuse l’idea che la Chiesa avesse accettato la teoria evoluzionistica. Le esternazioni di Giovanni Paolo II furono riprese anche da alcuni ambienti scientifici che videro nel presunto accoglimento della teoria evoluzionistica una prova della compatibilità della scienza con la dottrina cattolica. Del resto in campo scientifico e nello stesso campo evoluzionistico non erano pochi gli scienziati che erano e sono tuttora convinti della conciliabilità tra la scienza e la fede.  Basti pensare al più illustre di tutti, Stephen.J Gould e alla sua teoria dei “Magisteri non sovrapposti”.</p>
<p> Non tutte le gerarchie cattoliche ritennero opportuno il riconoscimento espresso da Papa Giovanni Paolo II all’evoluzionismo e da più parti si deprecarono le interpretazioni che erano state formulate su una presunta accettazione della teoria evoluzionista.  <br />Qualche anno più tardi, nel tentativo di recuperare terreno e rimettere a posto le cose, il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna e teologo vicino a Joseph Ratzinger in una intervista al New York Times (3) denunciò quelli che, a suo dire erano stati i fraintendimenti a cui le parole del Papa avevano dato origine. <br />L’arcivescovo nella sua intervista ebbe a dire che <em>“non è vero</em>”  che la Chiesa cattolica aveva accettato l’evoluzionismo perché “<em>L’evoluzione nel senso di una comune discendenza può essere vera, ma l’evoluzione in senso neodarwiniano, come processo non guidato e non pianificato di variazioni casuali e di selezione naturale, non lo è</em>.”<br /> Il Cardinale in quest’intervista prese quindi nettamente le distanze da tutti coloro che volevano forzatamente celebrare il matrimonio tra evoluzionismo Darwiniano e teologia cattolica. <br />Poco più di un anno dopo papa Benedetto XVI, in occasione del Seminario annuale di Castelgandolfo, dichiarò: “<em>la teoria dell&#8217;evoluzione implica questioni che devono essere assegnate alla filosofia, e che esse stesse conducono oltre al campo della scienza&#8221; </em>E ancora<em> ”La teoria dell’evoluzione non è una teoria completa e scientificamente provata ed è in gran parte non dimostrabile sperimentalmente in modo tanto facile perché non possiamo riprodurre in laboratorio 10000 generazioni. Ciò significa che ci sono dei vuoti o lacune rilevanti di verificabilità-falsicabilità sperimentale a causa dell’enorme spazio temporale a cui la teoria si riferisce.”(</em>4)</p>
<p>Papa Ratzinger, nel constatare l’esistenza di un fenomeno evolutivo nella natura, mantenne le distanze dall’evoluzionismo Darwiniano con tutti suoi meccanismi di mutazione e selezione casuale. Nelle parole del Papa è chiara l’intenzione di indebolire l’evoluzionismo quando parla di diverse teorie, in parte contrastanti tra di loro e tutte comunque non sufficientemente provate. <br />E’ esplicita inoltre la condanna per ogni tentativo di trarre e sviluppare considerazioni filosofiche sulle origini dell’uomo dalle conclusioni della teoria evoluzionista ove queste non leggano nella natura un evidente disegno e finalità, Non c’è spazio quindi per una filosofia materialista derivante dalla realtà dell’evoluzione che conduce ad affermare che Dio è assente dalla natura e di lui non c’è bisogno per spiegare la vita.<br /> A proposito di conferma sperimentale, il Papa nel suo intervento dichiarò che non si possono riprodurre diecimila generazioni di individui di specie animali in laboratorio, evidentemente pensando che un numero simile di generazioni sarebbe stato sufficiente a comprovare la teoria dell’evoluzione ma in cuor suo convinto che una simile sperimentazione non è nelle possibilità della scienza. Chiedendo alla scienza una “prova diabolica” credeva di assestare un colpo decisivo alla verificabilità della teoria. Era però in errore perché da quando sono iniziati gli studi sul genoma sono stati allevati a scopo di studio in laboratorio alcune specie animali attraverso numerosissime generazioni. Mi riferisco alla <em>Drosophila Melanogaster. </em> il moscerino della frutta, allevato da oltre un secolo, o al <em>C. elegans</em>, ambedue  utilizzati come organismi modello per le ricerche di biologia molecolare di cui sono state allevate oltre quarantamila generazioni, sufficienti per osservare fenomeni modificativi, spontanei o indotti, della specie in laboratorio. <br />La posizione attuale della Chiesa cattolica sull’evoluzionismo ritiene che:<br /> -sia  impreciso e non confermato sperimentalmente, <br />-non sia unitario e omogeneo in quanto tra gli studiosi della materia esistono numerose posizioni non concordi tra di loro, cosa che di fatto screditerebbe l’ipotesi di fondo;<br /> -deve considerarsi comunque una teoria errata nel caso che, dopo i numerosi studi e ricerche a cui dovrà essere sottoposta, dovesse giungere a conclusioni strettamente biologiche che non tengano conto dell’”evidente disegno” iscritto nella natura.</p>
<p>Non può negarsi che si tratta nel complesso di una posizione fortemente critica poiché ne sminuisce l’importanza, mette in dubbio la sua validità scientifica e tende a costringerla in un recinto angusto dove la libertà di ricerca e di pensiero è abolita, in quanto l’unica ragione consentita è quella che studia e interpreta la natura secondo le indicazioni della teologia cattolica.<br /> Ma quand’anche la teoria evoluzionistica in futuro si rilevasse vera, essa, sempre secondo la Chiesa cattolica, si deve fermare alla spiegazione dei fenomeni naturali senza trarne conclusioni che appartengono ad altri campi come la filosofia e soprattutto la teologia.<br /> Alla luce di queste conclusioni, per rispondere al quesito iniziale sembra ragionevole affermare che la Chiesa cattolica non è affatto favorevole all’evoluzionismo Darwiniano e anche se non assume un atteggiamento di esplicito diniego pone tali e tante obiezioni, eccezioni, limiti e condizioni che equivalgono ad un implicito rifiuto. Rifiuto che emerge esplicitamente ove la teoria non tenesse conto del chiaro disegno della natura.<br /> Il credere che la Chiesa non avversi l’evoluzionismo, più che dai fatti, sembra nascere dal desiderio di alcuni scienziati di veder riconosciuta la loro attività anche da parte di un’autorità il cui giudizio è evidentemente tenuto in massimo conto.<br /> Quello che appare strano nella vicenda è che queste voci favorevoli al connubio Chiesa-evoluzionismo provengono sia da ambienti cattolici che da ambienti laici, così come non è raro rilevare dai medesimi ambienti contrapposti voci che ne affermano l’inconciliabilità.<br /> In linea di massima potrebbe essere naturale per un non credente sostenere – per amore di verità storica &#8211; che la Chiesa Cattolica continua a muoversi nel tradizionale solco di una posizione avversa alla scienza e alla ragione <em>tout court</em>, ossia alla ragione senza aggettivi, né “sana”, né “retta” come vorrebbe il papa. In tale tradizione la Chiesa continuerebbe ad avversare, non esplicitamente ma con un elaborato costrutto retorico, l’evoluzionismo che rappresenta una delle più importanti risultati teorico-sperimentali della scienza moderna. <br />Nella stessa ottica, potrebbe essere interesse della Chiesa mantenere e accreditare una posizione di distacco da una teoria che consente di indagare sulla natura e sull’origine dell’uomo fornendo risposte  situate al di fuori della teologia cristiana.</p>
<p> Si assiste invece ad un ribaltamento di ruoli che sconcerta e disorienta.  Una parte degli scienziati e appartenenti al pensiero laico sventola come se fosse una vittoria la notizia che la Chiesa ha finalmente accettato l’evoluzionismo e la Chiesa, da parte sua, mantiene un doppio atteggiamento. Uno strettamente dottrinario e teologico, chiuso al grande pubblico, che contiene e avversa l’evoluzionismo. L’altro, più appariscente e mediatico, che non smentisce ufficialmente simili interpretazioni poiché è nel suo interesse far credere al mondo la propria apertura alla modernità e l’assunto che tra la fede e la scienza non c’è conflitto.<br /> Al di là delle dichiarazioni sensazionalistiche, affermare che sia intervenuto un compromesso tra il pensiero cattolico e l’evoluzionismo non appare sostenibile alla luce di una seppur superficiale indagine e sembra solo il risultato dell’acritica accettazione di un luogo comune troppe volte ripetuto. <br />Una simile affermazione, ove espressa da un laico appare sicuramente eccessiva e frutto di una benevolenza interpretativa non sostenuta da riscontri reali, inopportunamente generosa nei confronti di un’istituzione che ha visto e continua a vedere nella ragione umana &#8211; e nella sua più alta espressione, la scienza &#8211; un nemico da avversare.</p>
<p><strong>modus</strong></p>
<p>RIFERIMENTI: (1) Enciclica Humani generis, Introduzione  e capp. III e IV, P.Pio XII, 1950<br /> (2) Messaggio indirizzato alla Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze il 22 ottobre 1996, punto IV. <br />(3) The New York Times, 7 luglio 2005.<br /> (4) Papa Benedetto XVI, intervento al Seminario annuale degli ex studenti di Joseph Ratzinger, Castelgandolfo, 2 settembre 2006,</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/darwin-benedetto-xvi-e-la-drosophila/">DARWIN, BENEDETTO XVI e LA DROSOPHILA</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Pikaia non risponde alle provocazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:43:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori di Pikaia,<br />alcuni di voi, che ringrazio moltissimo per la fiducia e per la passione, ci chiedono da qualche tempo perché non rispondiamo mai agli attacchi e alle insinuazioni che compaiono su certi siti di antievoluzionisti e di integralisti religiosi.<span id="more-10337"></span> <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10338" title="pikaia" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia-300x300.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia-150x150.jpg 150w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/pikaia.jpg 325w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La ragione è semplice e fu spiegata nel 2001 da due brillanti evoluzionisti, che erano in disaccordo su molte questioni ma in piena sintonia su questa, e cioè Richard Dawkins e Stephen J. Gould: non si reagisce a queste provocazioni perché significherebbe riconoscere implicitamente all’interlocutore una qualche pertinenza sull’argomento. Gli impulsi viscerali che muovono tali polemiche non hanno infatti nulla a che vedere con la scienza né con una corretta analisi filosofica della scienza. Alcuni si nascondono dietro la viltà dell’anonimato per diffondere le loro menzogne e i loro insulti. Altri si spacciano per esperti e insistono nell’ignorare spudoratamente la storia della scienza sostenendo che Darwin fu il padre del razzismo e di chissà quali altre nefandezze. Chi conosce le tecniche di comunicazione sa che è difficile rispondere a un interlocutore in malafede che sostiene idiozie simili. Il portale Pikaia da anni svolge un servizio volontario di informazione scientifica secondo gli standard internazionali della ricerca, e a questi si attiene. Abbiamo dato e continueremo sempre a dare ampio spazio a critiche, obiezioni, difficoltà e necessari aggiornamenti della teoria evoluzionistica neodarwiniana. Lo facciamo perché questa è la scienza: un’impresa collettiva capace di auto-correggersi incessantemente. In questi giorni abbiamo ricordato, per fare un solo esempio, una fiera oppositrice del “pensiero unico neodarwinista”, come lei lo definiva, cioè la grande microbiologa Lynn Margulis, da poco scomparsa. Molti di noi possono non condividere le sue critiche radicali all’impostazione generale della Sintesi Moderna, ma il punto di vista di Lynn era motivato da un’indiscussa onestà intellettuale e soprattutto da ricerche e scoperte scientifiche di primissimo livello. Nulla a che vedere, insomma, con chi rincorre ancora morbosamente gli “errori di Darwin”, imbeccato da certo giornalismo nostrano che pare ossessionato da questo tema di retroguardia. Darwin di errori ne ha commessi parecchi, come è normale che sia per uno che disponeva dei mezzi scientifici di metà Ottocento, così come ha avuto intuizioni precorritrici rivalutate ancora oggi. Al netto di tutti gli errori possibili, passati e presenti, il nocciolo della spiegazione evoluzionistica attuale, corroborato oltre ogni ragionevole dubbio, è darwiniano. Se ne facciano una ragione i negazionisti a oltranza. Le valutazioni di merito sugli sviluppi e sugli aggiornamenti della teoria evoluzionistica vanno lasciate agli storici, agli scienziati e agli studiosi che conoscono le fonti, non al chiacchiericcio dei narcisisti della rete che spizzicano una citazione qui e una là e sono convinti di essere in possesso di chissà quale rivelazione. E’ disarmante osservare la perseveranza con cui si strumentalizza qualsiasi notizia sull’evoluzione nella speranza che sia una possibile smentita di Darwin, come se questo dovesse chissà perché lasciare spazio a interpretazioni più “rassicuranti” della storia naturale. Karl R. Popper sosteneva che in una società liberale bisogna essere tolleranti nei confronti di ogni posizione, ma che si può essere intolleranti con gli intolleranti. Nella democrazia della rete circolano tutte le opinioni, ma esiste anche il diritto di ignorare gli ignoranti.</p>
<p>Continuate a seguirci così numerosi anche nel 2012, con l’auspicio che per tutti voi sia pieno di nuove scoperte e di nuovi progetti!</p>
<p><strong>Telmo Pievani</strong> &#8211;<a href="http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Perche_non_rispondiamo_alle_provocazioni.aspx"> Pikaia</a></p>
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