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	<title>evoluzione Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Darwinofobia!</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/darwinofobia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 16:59:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[antievoluzionisti]]></category>
		<category><![CDATA[creazionismo]]></category>
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		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Creazionismo ed evoluzionismo per me sono due facce della stessa medaglia. Il fanatismo di chi crede nei dogmi religiosi è lo stesso di quello di chi crede nella scienza!” Così, un filosofo locale, terminava qualche giorno fa la presentazione di un suo libro di poesie e riflessioni in un piccolo locale cittadino. Essendoci trovati lì [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Creazionismo ed evoluzionismo per me sono due facce della stessa medaglia. Il fanatismo di </i><i>chi</i><i> crede </i><i>nei dogmi religiosi</i><i> è lo stesso di quello </i><i>di </i><i>ch</i><i>i</i><i> crede nella scienza!</i>”</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Così, un filosofo locale, terminava qualche giorno fa la presentazione di un suo libro di poesie e riflessioni in un piccolo locale cittadino.<br />
</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Essendoci trovati lì in una ristretta situazione quasi familiare, quasi per caso, non ce la siamo sentita di intervenire e ci siamo limitati ad alzarci con discrezione e prendere la via dell’uscio prima dello sviluppo di una discussione probabilmente inutile. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Avremmo potuto anche avviare un confronto socratico con un “amante della sapienza”, ma a cosa sarebbe servito?<br />
</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Se abbiamo capito qualcosa negli ultimi tempi è che <b>il dibattito ha senso se si condividono e si rispettano le stesse regole</b><b>. </b>Altrimenti è come giocare una partita di scacchi con un avversario che vuol muovere i pedoni come se fossero regine.<br />
Quando una persona rifiuta, o ignora volutamente, i principi stessi di cui si discute, il confronto è totalmente inutile e peraltro deleterio per se stessi se non si riesce a controllare la propria arrabbiatura di fronte alle inevitabili castronerie.<br />
Se un filosofo rifiuta di riconoscere che il metodo scientifico è il migliore mezzo che abbiamo per conoscere la realtà in modo condivisibile<sup>[1]</sup>, non può esserci dialogo.</span></p>
<p>Ma perché fa ancora così paura Sir Charles Darwin? In un mondo in cui non ci spaventano le chat GPT che autoaccrescono il loro sapere possibile che la lunga barba del pacato naturalista inglese faccia ancora paura?<sup>[2]</sup></p>
<p>Sì. Perché Darwin più di ogni altro ha colto profondamente nel solco psicologico di una delle nostre più antiche paure: <b>quella di non essere la specie preferita d</b><b>a</b><b> un qualche dio</b>.</p>
<p><strong>Darwin</strong> con <b>Galileo</b> e <b>Freud</b> forma quel trittico di pensatori critici che hanno distrutto in modo pressoché irreversibile <b>l’antropocentrismo</b> e tutti i suoi dogmi assolutistici.</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/tris.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26201" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/tris.jpg" alt="" width="669" height="335" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/tris.jpg 669w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/tris-300x150.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/tris-280x140.jpg 280w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></a></p>
<p>A questi andrebbero aggiunti <b>Einstein</b> che ha reso relativo e il tempo ed <b>Heisemberg,</b> in rappresentanza di tutti i fisici quantistici, che hanno reso relativa anche la materia.</p>
<p>Tuttavia la paura che sia il caso a governare, non solo le nostre vite, ma <b>la Vita stessa</b> (quella di cui non sappiamo ancora oggi dare una definizione intrinseca<sup>[3]</sup>) trova il suo concretizzarsi soprattutto nella comprensione dell’Evoluzione Biologica concepita da Darwin.</p>
<p><b>Pensateci</b>.</p>
<p>Galileo Galilei è stato ormai ampiamente accettato da qualunque teleologia e annessa cosmogonia (con eccezione dei <b>terrapiattisti,</b> ma non era nostra intenzione scrivere un articolo umoristico); <b>nessuno sano di mente </b><b>oggi</b><b> metter</b><b>e</b><b>bbe in dubbio che </b><b>sia </b><b>la terra </b><b>a </b><b>ruota</b><b>re</b><b> intorno al sole</b>. Certo, si ignora volutamente il fatto che non era quella la rivoluzione galileiana (che non a caso si chiama <b>copernicana</b>) a mettere tanta paura a <b>Bellarmino</b> ma la creazione del primo metodo scientifico della storia. <i>Transeat,</i> Galileo è sdoganato! E non è escluso che fra tre o quattro papi ce lo ritroveremo pure santo.</p>
<p>Sigmund Freud, ultimo del tritico ha tolto l’uomo anche dall’essere al “centro” di se stesso, dopo che Galileo lo aveva tolto dal centro del Cosmo e Darwin da quello della Natura. Brutta botta per ogni concezione divina. Però.<br />
Però la psicanalisi non è scienza e non essendo scienza c’è chi, andando sul mistico ha recuperato il concetto divino con essa.</p>
<p>Einstein e i fisici quantistici. Ovvio che tutto il loro lavoro renda molto difficile pensare a un dio che non governa neanche più il tempo visto che questo è funzione della velocità e della massa dei corpi o che giochi così tanto con i dadi per cui le particelle subatomiche obbediscono a leggi diverse da quelle macroscopiche. Beh… non è una cosa che piace sentir dire agli scienziati ma nessuno, al di fuori delle università, ha mai capito molto della relatività e della quantistica. E allora “<i>Stamo </i><i>a parla’ de tutto e de niente!</i>” come direbbe il guzzantiano Padre Pizzarro.</p>
<p><b>Ma con Darwin no.</b> Non ci si riesce proprio a passare oltre.</p>
<p>La sua evoluzione biologica, o per meglio dire il nucleo darwiniano di questa, variazione – adattamento – trasmissione, funziona troppo bene e, accidenti, è stato confermato da ogni scoperta scientifica successiva!<br />
E c’è di più, una volta accettato il cambio di paradigma non ci vogliono complicatissime equazioni differenziali per capirla; certo è una teoria controintuitiva, come il 99% di ciò che è scienza, ma passato il primo approccio si spiega che è una meraviglia.<br />
È rivoluzionaria, ed è per questo che affascina. <b>Noi, poveri Homo Sapiens, da soli contro una natura-universo che non solo non ci ha creati ma che non ci aveva neanche previsto! </b></p>
<p>È noto che la figura narrativa che rende meglio l’idea della Natura darwiniana è quella data dal Leopardi: il povero islandese incontra per caso la Natura e le chiede perché costringe gli umani a soffrire. La risposta di questa è atroce: “<i>Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? </i><i>[….]</i><i> Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n&#8217;avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.”</i></p>
<p>Atroce, certo! Ma ammettiamolo, in fondo ci piace questa figura del capitano Acab che sfida le forze della natura maligna in mezzo ai flutti di un mare invincibile. Oppure quella del capitano Kirk, che invita i suoi uomini ad esplorare il misterioso universo dicendo: “<i>Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino!</i>”</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/ALS3346-scaled.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-26202" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/ALS3346-1024x680.jpg" alt="" width="638" height="424" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/ALS3346-1024x680.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/ALS3346-300x199.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/ALS3346-768x510.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/ALS3346-1536x1020.jpg 1536w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/ALS3346-2048x1360.jpg 2048w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/04/ALS3346-241x160.jpg 241w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
<p>Homo Sapiens contro qualunque cosa e che, comunque, va avanti e riesce a conquistare la Terra; poi magari l’Universo.<br />
Ecco, occorrerebbe spiegare a molti (ancora troppi purtroppo) che non è il caso distruggere il pianeta Terra per vendicarci della Natura matrigna ed indifferente&#8230; è un po’ come segare il ramo sui cui si è seduti. Bisognerebbe trovare un modo pacifico di conviverci prima di farla arrabbiare e che questa mandi i suoi leoni a sbranarci. Ma non riapriamo qui i discorsi inevitabilmente pessimisti sul futuro prossimo.</p>
<p>Però è evidente che gli uomini non sono tutti uguali, e molti non sono in grado di raccogliere questa sfida cosmica. Preferiscono consolarsi con un confortevole creazionismo o Disegno intelligente che dir si voglia; “<i>Se siamo qui c’è un motivo e un giorno lo scopriremo!</i>”, sostengono. <b>In bocca al lupo, anzi al leopardiano leone.</b></p>
<p>Però davvero non è il caso che, voi che non accettate la solitudine e la finitudine di Homo Sapiens, continuiate in modo davvero ottuso a riciclare periodicamente argomentazioni ridicole.</p>
<p>Lo diciamo perché ci è capitato di dare uno sguardo al nuovo fenomenale testo creazionista di italica produzione: <a href="https://bookstore.despar.it/Libro/2675890/einstein-non-credeva-a-darwin-il-dogma-infranto-dellevoluzionismo/peluffo/9788865882344?or=10">Einstein non credeva a Darwin.</a><br />
Verrebbe da dire: e quindi? Se è per questo Einstein non credeva, sbagliandosi, neanche a Bohr ad Heisemberg e Shroedinger. Dovrebbe essere un&#8217;argomentazione? Per l&#8217;autore lo è, ed anche la più importante. E va bene tutto caro giovine autore creazionista, uno capisce tutto, necessità di acchiappare i click, voglia di fama o paura di essere soli nell&#8217;universo. Ma <a href="https://gognablog.sherpa-gate.com/sul-fallimento-del-darwinismo/">recensirsi il libro da soli no!</a><br />
Suvvia, che almeno si usi un po’ di creazionistica creatività.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg" alt="" width="291" height="315" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /></a></p>
<p>[1] Non è l&#8217;unico metodo per conoscere la realtà ma l&#8217;unico pienamente condivisibile. Bene ribadirlo.</p>
<p>[2] Ci informano ora che ai governanti dell&#8217;Assurdistan le Chat GPT fanno paura. Errata corrige.</p>
<p>[3] Ovvero: alla domanda &#8220;cosa è la vita&#8221; possiamo rispondere solo con una serie di caratteristiche di cui nessuna è peculiare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/darwinofobia/">Darwinofobia!</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 01:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[errori sull'evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 12 febbraio è l’anniversario della nascita di Charles Darwin e, come ogni anno, la ricorrenza è l’occasione per riaffermare pubblicamente l’attualità degli studi e dell’insegnamento dell’evoluzione attraverso gli eventi Darwin Day. I Darwin Day italiani sono segnalati dal portale dell’evoluzione Pikaia, mentre il sito dell’International Darwin Day Foundation mostra gli eventi in tutto il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione.html/p1010901bis" rel="attachment wp-att-14036"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14036" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-1024x768.jpg" alt="" width="397" height="298" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-1024x768.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-768x576.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-213x160.jpg 213w" sizes="auto, (max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></p>
<p>Il <strong>12 febbraio</strong> è l’anniversario della nascita di <strong>Charles Darwin</strong> e, come ogni anno, la ricorrenza è l’occasione per riaffermare pubblicamente l’attualità degli studi e dell’insegnamento dell’evoluzione attraverso gli eventi <strong>Darwin Day</strong>. I Darwin Day italiani sono segnalati dal <strong><a href="http://pikaia.eu/darwin-day-2017-in-tutta-italia/" target="_blank">portale dell’evoluzione Pikaia</a></strong>, mentre il sito dell’International Darwin Day Foundation mostra<strong> <a href="http://darwinday.org/events/" target="_blank">gli eventi in tutto il mondo</a></strong>.</p>
<p>Per gli obiettivi che si pone la celebrazione, questo Darwin Day è forse il più significativo degli ultimi anni: dopo l’elezione di Trump negli Usa si sono intensificati i tentativi di <a href="https://www.propublica.org/article/devos-education-nominees-code-words-for-creationism-offshoot-raise-concerns">indebolire l’insegnamento dell’evoluzione</a>, mentre anche in Europa, a lungo considerata relativamente immune a questo tipo di antiscienza, il <a href="https://www.scientificamerican.com/article/eurocreationism/">creazionismo continua ad avanzare</a>.</p>
<p>Eppure, se molto spesso fraintendiamo alcuni aspetti dell’evoluzione non è necessariamente colpa della propaganda creazionista (che di questi tempi qualcuno forse chiamare <em>post-verità</em>). Buona parte degli errori che facciamo sono molto probabilmente dovuti a come ragiona e comunica la nostra specie. Per esempio l’idea (errata) dell’<a href="https://www.wired.it/scienza/2014/02/07/migliori-bufale-evoluzione/">evoluzione come progresso</a>, che a volte ci fa paragonare gli organismi a tecnologie, è molto diffusa anche perché siamo naturalmente portati ad attribuire un fine a quello che ci circonda. In occasione del<strong> Darwin Day</strong> proviamo allora a raccontare altri <strong>5 errori comuni</strong> che facciamo sull’evoluzione.</p>
<p><strong>1. L’evoluzione NON spiega l’origine della vita<br />
Charles Darwin</strong> e <strong>Alfred Russel Wallace </strong>erano dei geni e la loro teoria, opportunamente aggiornata, è in grado di spiegare la <strong>diversità della vita sul nostro pianeta</strong>. Quello che non spiega, invece, è <em>come</em> sia nata la vita. Gli scienziati non hanno dubbi che i primissimi organismi terrestri siano stati immediatamente sottoposti ai meccanismi evolutivi, e che quello che vediamo intorno a noi sia il risultato di quella che Darwin chiamava <em>“discendenza con modificazioni”</em>. Ma senza la materia prima, l’<strong>evoluzione biologica</strong> non può avere luogo. Com’è nata allora la vita? La realtà è che ancora non lo sappiamo. In generale, gli scienziati parlano di <strong>abiogenesi</strong>: sulla Terra primordiale processi naturali hanno probabilmente portato ai composti chimici alla base della vita, e in centinaia di milioni di anni questi si sarebbero auto-organizzati in <strong>sistemi molecolari</strong> in grado di replicarsi e mantenere un metabolismo, cioè le prime forme di vita. Viene usato a questo proposito anche il termine <strong>evoluzione chimica</strong>, perché si può comunque immaginare un processo graduale, dove magari alcuni sistemi sono diventati predominanti, ma si tratta di qualcosa di ben distinto dall’evoluzione biologica di Darwin e Wallace: come detto l’origine della vita è un <strong>problema scientifico aperto</strong>.</p>
<p><strong>2. NON ci siamo evoluti per caso</strong><br />
Diversi creazionisti credono che secondo i biologi il cambiamento degli esseri viventi sia dovuto al <strong>puro caso</strong>, e spesso a loro supporto citano un esempio del celebre astronomo <strong>Fred Hoyle</strong>: se un tornado passasse sopra un deposito di rottami, quali sono le probabilità che il risultato sia un Boeing 747 perfettamente funzionante? In realtà l’esempio (<a href="http://rationalwiki.org/wiki/Hoyle's_fallacy">ampiamente demolito</a>) di Hoyle riguardava l’abiogenesi, ma argomenti di questo tipo risalgono addirittura ai tempi di Darwin. Il <strong>caso</strong> ha una grande importanza nell’<strong>evoluzione</strong>, ma dire che l’evoluzione è un <strong>processo casuale</strong> è errato; allo stesso tempo è errato affermare che è un processo dove il caso non conta nulla. Sì, le <strong>mutazioni</strong> del dna sono in genere definite casuali, nel senso che l’emergere di una certa mutazione non dipende dai <em>bisogni</em> dell’individuo o della specie. Ma la <strong>selezione naturale</strong> (come quella sessuale) è l’<strong>opposto del caso</strong>: l’adattamento è reso possibile da questo onnipresente <strong>filtro</strong> che nel tempo modificano il patrimonio genetico delle popolazioni. Non è affatto un caso se alcune delle (rare) mutazioni che permettono agli individui di lasciare più discendenti si diffondono.</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione.html/piediluco-026-bis" rel="attachment wp-att-14037"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14037" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-1024x643.jpg" alt="" width="376" height="236" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-1024x643.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-300x188.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-768x482.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-255x160.jpg 255w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis.jpg 1140w" sizes="auto, (max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a></p>
<p><strong>3. L’evoluzione È osservabile<br />
</strong>Si dice che l’evoluzione sia<strong> lenta e graduale</strong>, e che per questo non è possibile osservarla direttamente. In realtà è vero che l’evoluzione è graduale e molti cambiamenti avvengono nella scala dei tempi geologici, ma esistono molti casi nei quali è possibile osservare l’evoluzione in diretta, o quasi. Usando organismi che si riproducono molto velocemente, come i batteri, gli scienziati possono osservare in laboratorio la selezione naturale e le altre forze dell’evoluzione, come nel caso del <a href="http://myxo.css.msu.edu/ecoli/"><strong><em>E. coli Long-Term Evolution Experiment</em></strong></a> (Ltee) cominciato dal microbiologo <strong>Richard Lensky</strong> (Michigan State University) nel 1988. Rapidi adattamenti sono osservabili anche fuori dai laboratori: la resistenza dei <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2015/12/29/batterio-resiste-ultimo-antibiotico/">batteri agli antibiotici</a> è forse l’esempio più immediato, ma tutti i patogeni, dagli insetti ai funghi, sviluppano rapidamente <strong>ceppi resistenti</strong> a tutte le nostre contromisure. Anche i vertebrati <a href="http://aulascienze.scuola.zanichelli.it/2014/10/01/levoluzione-lampo-dello-spinarello/">possono cambiare</a> nel giro di pochi decenni, e in tutto il mondo stiamo già assistendo agli adattamenti dovuti al <a href="http://evolution.berkeley.edu/evolibrary/news/060701_warming">cambio climatico</a>.</p>
<p><strong>4. Gli esseri umani NON hanno smesso di evolversi<br />
</strong>Nel 2013 il divulgatore britannico <strong>David Attenborough</strong> ha affermato che, almeno nei paesi più sviluppati, l’<a href="https://www.theguardian.com/tv-and-radio/2013/sep/10/david-attenborough-human-evolution-stopped">evoluzione umana si sarebbe fermata</a>: medicina ed elevati livelli di benessere avrebbero eliminato la lotta per la sopravvivenza, e di conseguenza l’evoluzione. Non è chiaro come un divulgatore tanto preparato abbia potuto fare un tale scivolone, ma i biologi <a href="https://theconversation.com/sorry-attenborough-humans-still-evolve-by-natural-selection-18124">non hanno tardato a replicare</a>. Sì, indiscutibilmente la specie umana sta continuando a evolversi, anche nelle società dove quasi tutti raggiungono tranquillamente fino all’età riproduttiva. Non è infatti necessario che molti individui non sopravvivano <a href="https://ncse.com/blog/2015/02/misconception-monday-can-evolution-stop-0016202">perché l’evoluzione avvenga</a>: finché alcuni faranno più figli di altri, finché continueremo a scegliere (quindi in maniera non casuale) se e con chi riprodurci, e finché l’ambiente intorno a noi continuerà a mutare, il dna delle popolazioni continuerà a cambiare e l’<a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2013/sep/10/david-attenborough-humans-still-evolving">evoluzione continuerà la sua strada</a>.</p>
<p><strong>5. L’adattamento perfetto NON esiste</strong><br />
Quando volte guardando un documentario abbiamo sentito il narratore affermare che un certo organismo era <em>“perfettamente adattato”</em>? Sicuramente i risultati della selezione naturale possono farci rimanere a bocca aperta, ma i biologi sanno che la perfezione non è un concetto applicabile agli esseri viventi. Come spiega <strong>Marco Ferrari</strong> nel libro l’<em>Evoluzione è ovunque</em> (Codice, 2015) anche i più stupefacenti adattamenti sono frutto di <strong>compromessi</strong>, non c’è spazio per assoluti: <em>“Per diventare una macchina da predazione, l’evoluzione del ghepardo ha dovuto obbedire a numerosi compromessi che derivano da spinte evolutive differenti. Quelle che portano alla velocità evolverebbero strutture per farlo correre il più rapidamente possibile, ma “coabitano” con altre, come robustezza o capacità riproduttiva. Il risultato sono caratteristiche a metà strada tra le une e le altre. […] Non può esistere, quindi, un ghepardo velocissimo e fortissimo”. </em>Le stesse considerazioni sono valide per qualunque specie, anche la nostra. Basta pensare alla nostra postura eretta con andatura bipede, celebrata come un traguardo nella celebre (e antiscientifica) icona <em><a href="https://www.wired.it/scienza/2014/02/07/migliori-bufale-evoluzione/">La marcia del progresso</a></em>: rispetto alle altre scimmie gli umani hanno pelvi più strette, una caratteristica che rende il <strong>parto più rischioso</strong>, anche a causa della grandezza del nostro <strong>cervello</strong>. Un bacino ancora più stretto, spiega Ferrari, potrebbe faciliterebbe la corsa, ma renderebbe impossibile la riproduzione, quindi quello che osserviamo è il risultato di un compromesso tra diverse spinte evolutive.</p>
<p>Stefano Della Casa &#8211; <a href="http://pikaia.eu/5-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Pikaia</a></p>
<p><em>(foto di Alessandro Chiometti)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Terremoto nell’evoluzione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/terremoto-nellevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2016 17:22:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; La determinazione dei tempi di azione dei processi evolutivi è da sempre stato limitato dall’estrema difficoltà nel stabilire datazioni precise: le datazioni basate sulla geologia del punto di rinvenimento, nel caso dei fossili, o di tipo radiometrico, su dei resti organici, possono reputarsi estremamente precise quando riescono a limitare l’errore a poche migliaia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/terremoto-nellevoluzione.html/scanno1" rel="attachment wp-att-13410"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-13410" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-1024x681.jpg" alt="scanno1" width="647" height="430" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-1024x681.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-300x199.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-768x511.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-241x160.jpg 241w" sizes="auto, (max-width: 647px) 100vw, 647px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La determinazione dei tempi di azione dei processi evolutivi è da sempre stato limitato dall’estrema difficoltà nel stabilire datazioni precise: le datazioni basate sulla geologia del punto di rinvenimento, nel caso dei fossili, o di tipo radiometrico, su dei resti organici, possono reputarsi estremamente precise quando riescono a limitare l’errore a poche migliaia di anni. Per questo motivo, un imponente evento naturale, avvenuto in epoca storica e precisamente datato, si presenta come un’occasione imperdibile se ha creato le condizioni per suddividere popolazioni naturali un tempo unite. Un caso di questo genere si è presentato nel 1964 quando, a causa di un imponente terremoto, in alcune isole al largo dell’Alaska nuovi speroni di roccia emersa hanno separato tratti di acque costiere dal mare aperto. Come conseguenza, la salinità dei nuovi specchi d’acqua è rapidamente diminuita creando di fatto dei nuovi habitat.</p>
<p>Emily A. Lescak dell’Università dell’Alaska, insieme a colleghi delle università dell’Oregon e dell’Illinois, si domandavano da tempo se i cinquanta anni trascorsi dal terremoto fossero stati un tempo sufficiente per produrre differenze, morfologiche o genetiche, tra le popolazioni marine di spinarello (<em>Gasterosteus aculeatus</em>) e le nuove popolazioni della specie che con ogni probabilità dovevano aver colonizzato i nuovi ambienti. Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2011, i ricercatori hanno svolto varie misurazioni sulle popolazioni di <em>Gasterosteus aculeatus</em> individuate su tre isole la cui costa era stata modificata dal terremoto.</p>
<p>I risultati della ricerca, che hanno ampiamente superato le aspettative dei ricercatori, sono state <strong><a href="http://www.pnas.org/content/112/52/E7204.abstract">pubblicati</a></strong> di recente sulla rivista <em>PNAS</em>. Grazie alle analisi morfologiche e genetiche si è infatti potuto determinare che gli spinarelli marini hanno fenotipi differenti da quelli che vivono in acque dolci, ma che esistono marcate differenze morfologiche anche tra differenti popolazioni di acqua dolce. Gli autori hanno determinato che simili differenze tra le popolazioni esaminate si riscontrano non solo a livello fenotipico ma anche genetico. Ma nonostante le pronunciate variazioni nelle forme fisiche, le differenze genetiche tra ogni popolazioni dei neo-formati specchi d’acqua dolce e quella oceanica non superavano mai il 5%, indicando un’origine recente delle prime a partire dalla seconda. Le differenze genetiche tra coppie di diverse popolazioni d’acqua dolce, anche sulla stessa isola, sono invece assai superiori a quelle di ogni coppia lago-mare, indicando che ogni specchio d’acqua dolce ha una sua propria popolazione evolutasi a partire da quella oceanica dopo il terremoto. Nonostante le differenze morfologiche, inoltre, i gruppi di spinarelli esaminati non sono arrivati a separarsi in vere e proprie specie, dal momento che i dati genetici indicano uno scambio di materiale genetico non molto intenso, ma continuo, avvenuto anche in seguito al distacco fra le popolazioni.</p>
<p>Come ulteriore controllo, i ricercatori hanno confrontato i soggetti della ricerca con i pesci presenti nell’unico lago sulle tre isole che era già popolato prima del terremoto. Questi pesci, con una morfologia più marcatamente adattata alle acque dolci dei soggetti di studio, sono una popolazione geneticamente distinta tanto dai soggetti dello studio che dagli spinarelli dei laghi del Canada continentale, da cui provengono le trote liberate sulle isole per motivi di pesca sportiva.</p>
<p>Pur non avendo prodotto vere e proprie specie, soli 50 anni di evoluzione separata sono bastati a creare quelle che possono essere considerati a tutti gli effetti come differenti morfotipi di spinarello, guidati sia dall’adattamento locale che dalla deriva genetica. L’evoluzione, a volte, pare operare in tempi molto più rapidi di quanto comunemente si pensi.</p>
<p><strong><a href="http://pikaia.eu/terremoto-nellevoluzione/">Daniele Paulis &#8211; Pikaia</a></strong></p>
<p><em>(foto: Alessandro Chiometti)</em></p>
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		<title>L&#8217;evoluzione veloce delle lucertole della Florida</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/levoluzione-veloce-delle-lucertole-della-florida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2014 18:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  I fringuelli dell&#8217;arcipelago delle isole Galapagos sono una delle icone più celebri dell&#8217;evoluzione, nonché un rappresentazione, tuttora emblematica, di cosa significhi “discendenza con modificazioni” a partire da un antenato comune, sebbene la fama dei “fringuelli di Darwin” sia probabilmente maggiore dell&#8217;importanza che molti, tuttora, attribuiscono loro nell&#8217;elaborazione della teoria darwiniana. La distribuzione delle diverse [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div> </div>
<div>I fringuelli dell&#8217;arcipelago delle isole Galapagos sono una delle icone più celebri dell&#8217;evoluzione, nonché un rappresentazione, tuttora emblematica, di cosa significhi “discendenza con modificazioni” a partire da un antenato comune, sebbene la fama dei “fringuelli di Darwin” sia probabilmente maggiore dell&#8217;importanza che molti, tuttora, attribuiscono loro nell&#8217;elaborazione della teoria darwiniana.</div>
<p><span id="more-12724"></span>La distribuzione delle diverse specie di fringuelli sulle isole dell&#8217;arcipelago è particolarmente interessante. Accade, infatti, che popolazioni di specie simili si trovino a convivere sulla stessa isola, mentre in altre isole dello stesso arcipelago è presente una sola di queste stesse specie. </p>
<div><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/11/lizard.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12725" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/11/lizard-300x226.jpg" alt="lizard" width="300" height="226" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/11/lizard-300x226.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/11/lizard.jpg 325w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></div>
<div>Tra gli esempi più citati, quello di <i>Geospiza fortis</i> e <i>Geospiza fuliginosa</i>. Queste due specie, come anche gli altri fringuelli della Galapagos, si distinguono per le dimensioni del becco e, perciò, anche per la grandezza dei semi di cui sono capaci di nutrirsi. Tuttavia, sulle isole dove le due specie coesistono la differenza tra le dimensioni del loro becco è maggiore di quella tra popolazioni delle due stesse specie che vivono su isole diverse. È stato rilevato, infatti, che le dimensioni del becco di <i>G. fortis</i> sono maggiori sulle isole dove convive con <i>G. fuliginosa</i>, mentre quest&#8217;ultimo ha dimensioni del becco minori rispetto alle isole dove vive da solo. Questo fenomeno, noto come “spostamento dei caratteri”, è l&#8217;effetto dell&#8217;azione che la selezione naturale compie a partire da piccole differenze presenti nelle popolazioni iniziali. Gli individui che lasciano più discendenti, nelle due specie, sono quelli che, occupando nicchie separate (in questo caso semi di grandezza diversa), riescono a minimizzare la competizione.</div>
<div> </div>
<div>Il fenomeno dello spostamento dei caratteri può imprimere una grossa spinta all&#8217;adattamento, accelerando l&#8217;evoluzione e modificando le caratteristiche e il comportamento di una specie nell&#8217;arco di poche generazioni, come testimonia uno <b><a href="http://www.sciencemag.org/content/346/6208/463">studio</a> </b>pubblicato su <i>Science</i>. Oggetto di questa ricerca sono due specie di lucertole, <i>Anolis carolinensis</i>, nativa degli Stati Uniti sud-orientali, e <i>Anolis sagrei</i>, originaria di Cuba e delle Bahamas. <i>A. sagrei</i> è una specie molto invasiva e dopo essersi introdotta in Florida è riuscita a colonizzare parte dell&#8217;habitat di <i>A. carolinensis</i>. </div>
<div> </div>
<div><i>A. carolinensis</i>, in presenza di <i>A. sagrei</i>, tende ad arrampicarsi su rami più alti degli alberi dove vive, rispetto a quanto fa in assenza della specie invasiva. Gli autori, partendo da questa osservazione, hanno elaborato un esperimento che consentisse di registrare nel tempo gli effetti di un possibile spostamento dei caratteri prodotto dalla coesistenza delle due specie.</div>
<div>L&#8217;esperimento ha avuto inizio nel 1995, quando in alcune isole vicino alla costa orientale della Florida, dove risiede <i>A. carolinensis</i>, sono state introdotte piccole popolazioni di <i>A. sagrei</i>. Dopo pochi mesi si era già registrato un significativo cambiamento, poi mantenuto, nelle abitudini delle lucertole native della Florida che, in presenza della specie invasiva, cresciuta nel frattempo molto rapidamente, hanno iniziato ad arrampicarsi ad altezze più elevate sugli alberi, rispetto alle popolazioni di lucertole native su altre isole non invase.</div>
<div> </div>
<div>Gli autori hanno ipotizzato che questo spostamento ad altezze più elevate potesse accompagnarsi anche a uno spostamento dei caratteri. Ad arrampicarsi con più efficacia e più in alto sarebbero stati gli individui con dita dotate di cuscinetti più larghi e di un maggior numero di lamelle, strutture adesive sulla superficie inferiore. La previsione si è rivelata corretta perché, dopo soli 15 anni, tra i membri delle popolazioni di  <i>A. carolinensis</i> sulle isole invase sono state riscontrate proprio queste caratteristiche. </div>
<div> </div>
<div>Per provare che quanto osservato fosse dovuto allo spostamento dei caratteri e non ad altri fenomeni,  sono state testate anche alcune ipotesi alternative. Ad esempio, la divergenza riscontrata tra le popolazioni di <i>A. carolinensis</i>, invece di emergere in modo indipendente su ogni isola, avrebbe potuto essere la conseguenza di una migrazione non casuale di individui della stessa specie già dotati di quelle caratteristiche. Tuttavia l&#8217;analisi genetica ha escluso questa ipotesi, dimostrando che le popolazioni delle diverse isole, invase e non invase, sono geneticamente indipendenti tra di loro.</div>
<div> </div>
<div>La presenza di specie invasive costituisce un problema in molti paesi e, come concludono gli autori, studi come questo dimostrano l&#8217;importanza del contributo della biologia evolutiva alla soluzione di importanti questioni ambientali.</div>
<div> </div>
<div><b>Antonio Scalari &#8211;<a href="http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/L_evoluzione_veloce_delle_lucertole_della_Florida.aspx">Pikaia</a></b></div>
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		<title>Maurizio Blondet e l’annosa ricerca della notizia che non esiste</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/maurizio-blondet-e-lannosa-ricerca-della-notizia-che-non-esiste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 16:18:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[homo antecessor]]></category>
		<category><![CDATA[homo sapiens]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Come spiegate il fatto che si sono trovate orme di uomini in Inghilterra risalenti a 800mila anni fa quando secondo la vulgata tradizionale dell’evoluzione gli homo sapiens sono nati in Africa solo 200mila anni fa?” La domanda durante l’ultimo Darwin Day organizzato a Terni lascia un po’ perplesso il relatore Michele Bellone “non sono conoscenza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/maurizio-blondet-e-lannosa-ricerca-della-notizia-che-non-esiste/">Maurizio Blondet e l’annosa ricerca della notizia che non esiste</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Come spiegate il fatto che si sono trovate orme di uomini in Inghilterra risalenti a 800mila anni fa quando secondo la vulgata tradizionale dell’evoluzione gli homo sapiens sono nati in Africa solo 200mila anni fa?”<span id="more-12151"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/03/488px-Homo_antecessor_male.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12152" alt="488px-Homo_antecessor_male" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/03/488px-Homo_antecessor_male-244x300.jpg" width="244" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/03/488px-Homo_antecessor_male-244x300.jpg 244w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/03/488px-Homo_antecessor_male.jpg 488w" sizes="auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px" /></a>La domanda durante l’ultimo Darwin Day organizzato a Terni lascia un po’ perplesso il relatore Michele Bellone “non sono conoscenza di questo fatto, mi informerò e poi eventualmente le faremo sapere”, noi organizzatori però siamo un po’ più maliziosi, “Scusi dove l’ha trovata questa notizia?” “L’ha scritta pochi giorni fa Maurizio Blondet”, “ah ecco Maurizio Blondet&#8230; scusi se mi permetto ma non lo ritengo una fonte affidabile, ad ogni modo mi dia i riferimenti e le faremo sapere”.</p>
<p>Arrivati a casa e dopo una breve ricerca su internet ecco svelato l’arcano: l’<a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=47454 ">articolo di Blondet</a> rimanda alla rivista <a href="http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0088329">Plos One </a> che ha pubblicato lo studio e dopo poche righe tutto risulta chiaro, trattasi di Homo Antecessor non di Homo Sapiens, ominide che abitava l’Europa intorno a un milione di anni fa.</p>
<p>Dunque nessuna “stranezza” sul fatto che ci siano sue impronte in Inghilterra databili 900mila anni fa, da dove nasce l’equivoco?</p>
<p>Non certo dall’articolo della rivista Plos One che è chiarissimo nel suo abstract (nonostante la traduzione sommaria di Google Translate le cose sembrano chiare): “<span style="color: #222222;"><i>Indagini a Happisburgh , Regno Unito , hanno rivelato la più antica conosciuta superficie hominin impronta di fuori dell&#8217;Africa compresa tra ca . 1 milione e 0780 mila anni fa. Il sito è stato da tempo riconosciuto per la conservazione dei sedimenti contenenti fauna e della flora Pleistocene inferiore , ma dal 2005 ha anche restituito manufatti di selce umanamente fatti , estendendo il record di occupazione umana del nord Europa da almeno 350 mila anni . I sedimenti costituiti da sabbie , ghiaie e limi laminati stabilite da un grande fiume nel tratto superiore del suo estuario . Nel maggio 2013 vaste aree dei sedimenti laminati sono stati esposti sulla battigia . Sulla superficie di una delle orizzonti limo stratificati una serie di incavi è stato rivelato in un&#8217;area di ca . 12 m2 . La superficie è stata registrata usando multi- immagine fotogrammetria che ha dimostrato che le cavità sono nettamente allungata e la caduta maggioranza all&#8217;interno della gamma di dimensioni minori per adulti piede hominin . In molti casi l&#8217;arco e anteriore / posteriore del piede possono essere identificati e in un caso l&#8217;impressione di dita può essere visto. Utilizzo di lunghezza del piede di statura rapporti , gli ominidi sono stimati essere stati tra ca . 0.93 e 1.73 m di altezza , suggestiva di un gruppo di età mista . L&#8217;orientamento delle stampe indica il movimento in direzione sud sul fango appartamenti lungo il bordo del fiume . I primi fossili umani del Pleistocene sono estremamente rari in Europa , senza evidenza dal Regno Unito . L&#8217;unica specie conosciute in Europa occidentale di età simile è Homo antecessor , i cui resti fossili sono stati trovati a Atapuerca , in Spagna. Le dimensioni del piede e la statura stimato degli ominidi di Happisburgh caduta all&#8217;interno della gamma derivata dalla evidenze fossili di Homo antecessor .</i></span></p>
<p>Ed è chiarissimo anche nelle sue conclusioni: “<span style="color: #222222;"><i>Happisburgh è la prima prova di impronte di ominidi di fuori dell&#8217;Africa , databile tra ca . 1 e 0,78 mio di dimensioni del corpo stimati che rientrano nella gamma delle prove di fossili di Homo antecessor . Le analisi suggeriscono un gruppo di almeno cinque adulti e giovani che camminano lungo le distese fangose </i></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Arial Unicode MS', sans-serif;"><i>​​</i></span></span><span style="color: #222222;"><i>di un grande fiume . La rarità di tali prove è eguagliata solo dalla sua fragilità in Happisburgh , dove una grave erosione costiera è entrambi i siti rivelatrici e rapidamente distruggendo che sono di importanza internazionale . La successione pre -glaciale intorno Happisburgh ha ora rivelato diverse località archeologiche di Pleistocene inferiore e l&#8217;inizio dell&#8217;età Pleistocene medio con evidenza di manufatti in selce , ossa e impronte cut- marcati . È importante sottolineare che i siti sono associati con un ricco registrazione ambientale della flora e della fauna che consentono ricostruzioni dettagliate degli habitat umani e il potenziale per la conservazione di manufatti organici . Continuando l&#8217;erosione delle coste rivelerà ulteriori esposizioni della HHF e nuovi siti che promettono di trasformare la nostra comprensione dei primi occupazione umana latitudini settentrionali”.</i></span></p>
<p><span style="color: #222222;">Come si può facilmente leggere non c’è nessuna “messa in discussione” della “vulgata tradizionale” o del fatto che Homo Sapiens sia comparso in Africa intorno a 200mila anni fa. Quindi ripetiamo la domanda da dove può nascere l’equivoco che ha tratto in inganno i simpatici partecipanti al Darwin Day di Terni 2014? </span></p>
<p><span style="color: #222222;">Ovviamente da come Maurizio Blondet riporta a suo modo la notizia; leggiamo alcuni passaggi: “</span><i>Di fatto, la scoperta smentisce, o almeno getta in dubbio, la teoria dominante: che l’uomo è nato in Africa da qualche scimmia bipede, ipoteticamente l’australopiteco”,</i> ma quando mai? L’articolo di Plos One non dice mai un’assurdità del genere, che Homo Antecessor abitasse l’Europa 1 milione di anni fa era cosa nota. Forse Blondet non ha capito che si parla di Homo Antecessor e non Homo Sapiens? Sembra di si a leggere il seguente passaggio:</p>
<p>“<i>Solo che </i><em>l’Homo Sapiens</em><i> – secondo la teoria dominante, – appare pienamente tale solo 200 mila anni fa (in Etiopia), dunque 700-800 mila anni </i><em>dopo</em><i> i foraggiatori del Tamigi. E mostra di avere un mondo interiore solo da 42 mila anni, quando incide le prime pitture rupestri e le prime sepolture. No, decisamente, quel gruppo di adulti e ragazzini lungo il Tamigi di un milione di anni fa, non possono, non «devono» essere uomini. Sono troppo «precoci» per mostrarsi in Inghilterra con i comportamenti di cercatori di molluschi in riva a un fiume.”</i></p>
<p>Ma poi ecco la smoking gun:<strong> “</strong><i>Sicché gli scienziati britannici hanno dovuto pensare ad un altro uomo «precoce», così precoce da essere imbarazzante per la teoria dominante, tanto che l’hanno nominato: </i><em>Homo Antecessor</em><i>, ossia l’uomo che-precede. Ritrovato in Spagna nella leggendaria Cueva de Lo Huesos, impressionante foiba preistorica dove furo gettati i corpi di giovani ventenni sacrificati con un colpo di clava alla nuca e in parte divorati in un rito cannibalico, una «religione» durata centinaia di migliaia di anni, l’Antecessor è contemporaneo, anzi più antico, di ominidi primitivi di cui – secondo l’evoluzionismo – doveva essere il successore: esistette 900 mila anni fa, forse anche 1,2 milioni di anni orsono. Non era un </i><em>Ergaster</em><i>, un </i><em>Erectus</em><i>, un H</i><em>eidelbergensi</em><i>s; aveva troppi aspetti da uomo moderno. Soprattutto: la faccia prognata, quasi ancora un muso, delle suddette specie, ma la faccia </i><em>verticale </em><i>, propria di un essere che esprime sul volto i sentimenti, e denti delicati. Un dentista li prenderebbe per quelli di uno dei suoi pazienti.”</i></p>
<p>No Maurizio Blondet ha capito benissimo che si tratta di Antecessor e non di Sapiens solo che per ragioni che a noi appaiono più che evidenti e che speriamo lo siano anche per i suoi simpatici lettori che sono venuti dal Darwin Day di sabato scorso, mescola le carte in tavola parlando prima di “impronte umane” e di “gruppo di uomini” dopo di che, en passant, parla di H. Antecessor dicendo che non è credibile la sua collocazione negli antenati dell’Homo Sapiens per ragioni che ovviamente sono chiare soltanto a lui. E stendiamo un velo pietoso sulla fantasiosa ricostruzione delle foibe iberiche di Homo Antecessor, roba che neanche se avesse trovato la macchina del tempo di H. G. Wells avrebbe potuto descrivere particolari di un milione di anni fa con questa chiarezza.</p>
<p>Apprendiamo quindi che la classificazione scientifica di Homo Antecessor e la sua collocazione nel cespuglio evolutivo della specie Homo per Maurizio Blondet non è credibile, è evidente che lui preferisce credere in altro, ce ne faremo una ragione. Noi poveri mortali (Homo Sapiens) continueremo a fidarci della comunità scientifica che conta un pochino di più di giornalisti o pseudotali in cerca di facili sensazionalismi e notorietà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/maurizio-blondet-e-lannosa-ricerca-della-notizia-che-non-esiste/">Maurizio Blondet e l’annosa ricerca della notizia che non esiste</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Homo Sapiens, la mostra</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 22:19:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[estinzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Curata da Luigi Luca Cavalli Sforza e da Telmo Pievani la mostra “Homo Sapiens – la grande storia della diversità umana” è in questi giorni a Novara dopo essere stata per lungo tempo a Roma.Speriamo che quella di Novara sia solo la prima tappa di un tour che consenta a più persone possibile di ammirarla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Curata da Luigi Luca Cavalli Sforza e da Telmo Pievani la mostra “Homo Sapiens – la grande storia della diversità umana” è in questi giorni a Novara dopo essere stata per lungo tempo a Roma.<span id="more-11447"></span><br /><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/hsapiens.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11448" alt="hsapiens" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/hsapiens.jpg" width="275" height="183" /></a>Speriamo che quella di Novara sia solo la prima tappa di un tour che consenta a più persone possibile di ammirarla nel nostro paese, ce n&#8217;è realmente bisogno per vari motivi.<br />Il primo di questi è che stiamo parlando davvero di una bellissima mostra, nata da un&#8217;idea originale e curata scientificamente nei minimi dettagli; che non tralascia nessuna delle scoperte più recenti della biologia e affronta la “diversità umana” sia dal punto di vista biologico che da quello etnologico.<br />Il lungo percorso delle del genere Homo che da qualche milione di anni è comparso su questo pianeta, e precisamente nel continente chiamato Africa, è estremamente affascinante. Dai primi passi dell&#8217;umanità impressi sulla cenere di un eruzione vulcanica, alle migrazioni fuori dall&#8217;Africa che hanno portato alla colonizzazione di tutto il pianeta, all&#8217;incontro con i “cugini” neanderthaliani, fino ai primi manufatti umani e le sfide di colonizzazione degli ambienti più estremi come l&#8217;Artico, la mostra curata in ogni dettaglio colpisce in primo luogo per la mole impressionante di informazioni che riesce a fornire al visitatore. È estremamente educativa e da molti spunti di riflessione, scientifici e filosofici. <br />Partendo ad esempio dal punto forse più controverso della nostra evoluzione, la coabitazione nel pianeta con altre specie Homo, la domanda a cui si cerca di dare una risposta oggi è “che fine hanno fatto tutti quanti?” Fino a 40.000 anni fa condividevamo il pianeta con altre quattro specie Homo, poi “improvvisamente” siamo rimasti solo noi Sapiens a diffonderci sul pianeta. Perché? Riferendosi in particolare all&#8217;Uomo di Neanderthal gli organizzatori della mostra mettono in evidenza la riflessione di John Darnton «Era più forte. Era intelligente come noi. È vissuto attraverso gli orrori dell&#8217;era glaciale, in ogni parte dell&#8217;Europa e dell&#8217;Asia Occidentale per circa 200.000 anni, poi è scomparso. Perché noi siamo qui e lui è sparito? Per citare Jack Nicholson in L&#8217;onore dei Prizzi “se era cosi maledettamente in gamba, com&#8217;è che è irrimediabilmente morto?”».<br />La questione non è di poco conto tenendo presente anche che gli ultimi studi genetici ci dicono che l&#8217;Homo Sapiens odierno è, probabilmente, ibridato con il Neanderthal.<br />Insomma una storia, quella della diversità umana, tutta da scoprire e da ammirare come fosse un film. E per continuare a giocare con le citazioni cinematografiche ricordiamo che Telmo Pievani paragona l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo al film “Sliding doors”, dove un semplice evento (il riuscire a entrare nelle porte del treno della metropolitana che si chiudono o il dover aspettare il treno successivo) mostra due storie completamente diverse dei protagonisti. Ecco, l&#8217;evoluzione (non solo quella umana) è una serie interminabile di sliding doors dove ad ogni bivio le cose sarebbero potute andare in maniera completamente differente e oggi il pianeta Terra poteva ritrovarsi come specie dominante un sauro-sapiens o un aracno-sapiens.<br />Questo ovviamente non deve far altro che farci apprezzare ancora di più la nostra particolarità e responsabilizzarci maggiormente a trattare con rispetto tutti i nostri compagni di viaggio nella strada del nostro futuro. Senza però cadere nel gioco di divinizzare la natura e ricordando sempre una citazione di David Raup anch&#8217;essa messa ben in evidenza nella mostra: “se l&#8217;estinzione fosse un gioco del tutto leale, noi non saremmo qui”.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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