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	<title>donne Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Quando c’era ancora un domani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/quando-cera-ancora-un-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2023 00:36:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[c'è ancora domani]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[paola cortellesi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paola Cortellesi debutta alla regia con un film praticamente perfetto. Con buona pace di qualche penna critica che soffre di stipsi emozionale fino al punto di scambiare le scene volutamente surrealistiche con “personaggi troppo caricati” (sic.) e qualche vecchia conoscenza del giornalismo on line[1] che non perde l’occasione di puntare il dito sugli aspetti totalmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Paola Cortellesi debutta alla regia con un film praticamente perfetto.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Con buona pace di <a href="https://www.barbadillo.it/111689-ce-ancora-domani-tutte-le-sbavature-nel-film-di-cortellesi/">qualche penna critica</a> che soffre di <b>stipsi emozionale </b>fino al punto di scambiare le scene volutamente surrealistiche con “personaggi troppo caricati” (sic.) e qualche vecchia conoscenza del giornalismo on line<sup>[1]</sup> <a href="https://www.linkiesta.it/2023/11/cortellesi-film-sposa-voto-donne-emancipazione-femminile/">che non perde l’occasione di puntare il dito sugli aspetti totalmente secondari e trascurabili</a> , l’opera rappresenta di certo uno dei migliori debutti alla regia negli ultimi decenni del cinema italiano.<br />
Personalmente lo accomuniamo nel 10/10 che avevamo assegnato, nell’altro secolo, all&#8217;opera prima di Luciano Ligabue, <b>Radiofreccia</b>. Con tutte le differenze del caso, ovviamente.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Abbiamo aspettato un po’ a parlarne perché, in primo luogo volevamo smaltire l’emozione iniziale (ebbene sì abbiamo pianto nel finale, non abbiamo mica problemi di emozioni costipate, noi!) per non farne una facile agiografia; e in secondo luogo perché non volevamo svelare il finale del film per coloro che non erano ancora andati al cinema. “Ma non è un thriller” direte voi! No, ma il <b>colpo di scena</b> finale è sorprendente quanto quello di Profondo Rosso.</span></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-27934" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg" alt="" width="420" height="600" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg 420w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina-210x300.jpg 210w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina-112x160.jpg 112w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il film è praticamente perfetto dicevamo. E la debuttante regista centra in pieno ogni scelta. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Gli <b>interpreti</b> in primo luogo, dove tutti fanno una bellissima figura. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La ricostruzione scenografica della <b>Roma post WWII</b>: dettagliata, precisa e accurata.<br />
La <b>colonna sonora</b>; perfetta anche quando la regista decide di mescolare le carte con pezzi e ritmi moderni quasi in distonia con le immagini.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ma in particolar modo è vincente la scelta di <b>non mostrare in modo cruento la violenza</b> che la protagonista, Delia (la stessa Paola Cortellesi) subisce per mano del marito Ivano (Valerio Mastandrea); il film sarebbe diventato drammatico e insostenibile per i ragazzi <b>under 14</b>. Invece così diventa è un film adatto ad ogni età, ed anzi ne andrebbe sollecitata la proiezione nelle scuole.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La violenza qui si intuisce nei lividi che appaiono fra i risvolti del vestito di Delia; appare per un attimo ma viene cancellata così come il sangue sul volto di lei dopo il pugno del marito e in quell&#8217;occasione la violenza, diventa poi un <b>surreale ballo</b> a cui lo spettatore assiste raggelato perché sa benissimo quello che “in realtà” sta succedendo.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">E ancora più vincente è la bravura della regista nel mostrare come la prevaricazione dell’uomo sulla donna nella famiglia (lo esplicitiamo per quelli che ancora oggi proprio <i>nun ce vonno sta</i>’: <b>leggasi patriarcato o società patriarcale</b>) non era una questione di censo. Le donne non dovevano avere una loro opinione ma solo quella che le consentiva il marito; così era per la povera Delia così era per le signore più benestanti a cui andava a prestare servizio, così come per la madre del ragazzo benestante a cui Ivano voleva dare in sposa la figlia. Il tutto nonostante le prime elezioni aperte alle donne erano incombenti (<strong>referendum Monarchia &#8211; Repubblica del 1946</strong>).</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Altro bellissimo passaggio del film, l&#8217;accorgersi da parte di Delia che la figlia Marcella viveva nella sua relazione gli stessi meccanismi in cui era caduta lei con il marito (anche qui esplicitiamo: la spirale della violenza) per cui il possesso ossessivo da parte dell&#8217;uomo sulla compagna diventa sempre più esplicito. Dal semplice &#8220;non ti devi vestire troppo carina al lavoro&#8221; al togliere il rossetto con forza perché &#8220;te devi trucca&#8217; soltanto per me!&#8221; </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Durante tutti questi passaggi il film resta leggero ed ironico e lo ripetiamo volutamente surreale. Si ride quasi sempre, fatta eccezione per le scene descritte. La Cortellesi ha appreso in pieno le lezioni che ci hanno lasciato Scola e Monicelli. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ma è la costruzione del finale il vero capolavoro. O per meglio dire il ceffone che Paola rifila a quasi tutti noi spettatori e ci fa accorgere di quanto, oggi, siamo “distratti” (per non dire di peggio).<br />
Tutti stavamo pensando che Delia stesse progettando, attraverso vari <i>escamotage</i>, a una fuga d&#8217;amore con il suo ex Nino (Vinicio Marchionni), che la invita esplicitamente a lasciare Ivano e a fuggire con lui verso il nord. Pensavamo che il “c’è ancora domani” del titolo si riferisse all&#8217;ultimo giorno a disposizione per raggiungere il suo amante, pensavamo che la lettera nascosta gelosamente era l&#8217;indirizzo di Nino dove poteva raggiungerlo, o comunque una lettera dove le dichiarava il suo amore. Ma quando la fuga avviene si scopre che quella lettera era il certificato elettorale e il pensiero di Delia era stato quello di poter fuggire il tempo necessario per andare ad esercitare il suo <b>diritto di voto</b>.<br />
E ci sembrava quasi di sentirla Paola Cortellesi, mentre scorrevano le immagini finali accompagnate dalla significativa canzone di Daniele Silvestri &#8220;<strong>A bocca chiusa</strong>&#8220;, con i suoi modi scanzonati guardarci e dirci: “Aho, ma non l’avevate capito che stavo a parla’ delle elezioni? Ma quanto siete scemi! Ve l’ho detto tutto il film che le donne stavano per vota&#8217; per la prima volta e voi stavate a pensa’ alla fuga d’amore? Ma che c’avete sulla testa? Ah fregnoni!” </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La lacrima ci è scesa, perché abbiamo realizzato di non aver capito quanto poco tempo è passato, relativamente parlando, in cui è stato concesso un diritto così importante. Perché ci rendiamo conto di aver perso la contezza dell’importanza dei diritti, del diritto di voto in particolare. E di tutti gli altri.<br />
Abbiamo perso tutti la testa in una società in cui <b>l’inutile è essenziale e l’essenziale è dato per scontato. </b>Ed è proprio per questo che si rischia di perderlo.</span></p>
<p>Potremmo ora iniziare una serie di considerazioni sulle necessità della difesa e della riscoperta dell&#8217;importanza dei nostri diritti e di quelli che ancora mancano; ma sinceramente adesso è solo il momento di alzarsi in piedi e tributare un lungo applauso a Paola Cortellesi dicendole grazie, per questo ceffone che, speriamo, risvegli qualche coscienza.<br />
Che, forse, domani c&#8217;è ancora.</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Alessandro Chiometti</b></span></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">[1] Dopo aver raggiunto il record nella specialità olimpica dell&#8217;essere fuori luogo appoggiando e promuovendo la cagnara contro ZeroCalcare che aveva il torto di parlare romano, Guia Soncini supera se stessa e per sminuire il film della Cortellesi giunge a porsi la fondamentale domanda: &#8220;ma come ha fatto la protagonista a parlare con l’americano di colore coordinando il fallimento del matrimonio della figlia se nelle scene precedenti lei non capiva l’inglese?&#8221; Al di la&#8217; degli indubbi complimenti per cogliere le vicende più importanti nella narrazione a cui si assiste, ci sentiamo di rimembrare alla Soncini tre semplici parole inglesi che compongono una regola cardine del cinema e della scrittura: &#8220;Show don&#8217;t tell&#8221;. Ovvero, quando la descrizione di un fatto è pressoché inutile alla trama e giustificabile in mille modi (come in questo caso&#8230; fra l&#8217;altro era passato diverso tempo dall&#8217;ultimo incontro con il soldato e l&#8217;amica di Delia l&#8217;inglese lo capiva benissimo tant&#8217;è vero che smerciava le loro sigarette), è meglio lasciar fluire la narrazione senza stare ad appesantirla. </span></span></p>
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		<item>
		<title>Grazie, ma anche no!</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/grazie-ma-anche-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2022 09:28:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; 6 marzo 2022, una qualsiasi città d’Italia “Pronto?” “Si ciao Daniela, sono Ludovica. Ti chiamo perché ci è arrivata una mail dall’Assessora Comunale ai Servizi Sociali per fare un intervento durante il consiglio comunale aperto dell’8 marzo. Che faccio? Accetto?” “Eh&#8230;che ti dico. Sono quegli eventi di rito a cui ogni tanto bisogna partecipare, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/03/8marzo-silvia.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-22677" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/03/8marzo-silvia-497x1024.jpg" alt="" width="497" height="1024" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/03/8marzo-silvia-497x1024.jpg 497w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/03/8marzo-silvia-146x300.jpg 146w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/03/8marzo-silvia-768x1581.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/03/8marzo-silvia-746x1536.jpg 746w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/03/8marzo-silvia-78x160.jpg 78w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2022/03/8marzo-silvia.jpg 777w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>6 marzo 2022, una qualsiasi città d’Italia</i></p>
<p>“Pronto?”</p>
<p>“Si ciao Daniela, sono Ludovica. Ti chiamo perché ci è arrivata una mail dall’Assessora Comunale ai Servizi Sociali per fare un intervento durante il consiglio comunale aperto <strong>dell’8 marzo</strong>. Che faccio? Accetto?”</p>
<p>“Eh&#8230;che ti dico. Sono quegli eventi di rito a cui ogni tanto bisogna partecipare, anche se non l’abbiamo mai vista ad un solo evento della nostra Casa delle Donne, non ci riceve per parlare della convenzione e considera azioni ridicole le nostre proteste di piazza per la legge 194, i nostri dibattiti sulla parità salariale e il flash-mob contro la violenza sulle donne. Ricordi quando disse che noi pensiamo di fare la rivoluzione con i corsi di pittura? E quando all’incontro con le scuole se ne uscì con quel commento sulle adolescenti di oggi che vestono come prostitute?”</p>
<p>“Non me lo ricordare, altrimenti rispondo alla mail in maniera molto poco diplomatica, lo sai. Ad ogni modo, che faccio? Le dico che andiamo?”</p>
<p>“Ma si, dai. E’ un modo per far emergere le contraddizioni, per prenderci lo spazio che ci spetta, è importante comunque”</p>
<p><i>8 marzo 2022, sala del consiglio comunale di una qualsiasi città d’Italia:</i></p>
<p>Assessora Pincopalla: “Buonasera a tutti i consiglieri presenti, al Sindaco ed ai colleghi Assessori. Come sapete oggi è la festa della donna e siamo qui per parlare di una piaga che affligge la nostra società, ovvero la violenza contro le donne. Ci sono donne che purtroppo ancora oggi non riescono a riconoscere la violenza, che vengono da situazioni di disagio e si trovano a subire maltrattamenti da parte di uomini che non sanno trattarle come meritano, con rispetto e devozione. Perché sono le madri dei loro figli, perché sono quelle che pensano alla casa, che si prendono cura della famiglia. Ecco, siamo qui oggi perché troppe donne vengono uccise per colpa di un amore malato, di uomini malati di mente, spesso drogati ed ubriachi, a volte depressi a causa della crisi che ha colpito la nostra società, altre volte perché seguaci di una religione che permette tutto questo. Dobbiamo ritrovare il senso della comunità, i valori della famiglia, la sacralità della vita. Ed insegnare alle donne a difendersi. Per questo abbiamo patrocinato e finanziato il corso sull’uso dello spray al peperoncino e sull’autodifesa per le donne. Ed è per questo che abbiamo attivato un o sportello di mediazione familiare che aiuti le famiglie a superare i conflitti insieme prima che sopraggiunga la violenza”</p>
<p>Ludovica cercò mantenere un’espressione facciale neutra per tutto il tempo, cercando di mantenere l’attenzione sui quattro gatti presenti in aula. Sì, perché la maggior parte dei consiglieri era fuori a fumare, parlare ad alta voce mentre erano presenti le quattro consigliere del consiglio comunale; tra i loro colleghi rimasti in sala, uno leggeva il Corriere dello Sport, uno registrava un vocale per i suoi amici di whatsapp, in tre avevano fatto un capannello per guardare delle foto, ed infine un ben noto maschio alfa la fissava ammiccando quando per caso i loro sguardi si incontravano.</p>
<p>Le espressioni facciali neutre non erano il pezzo forte di Ludovica e si accorse che aveva assunto uno sguardo tra il pietrificato e lo schifato proprio mentre stava per prendere la parola. Si schiarì la voce, accese il suo microfono e cercando di utilizzare un tono conciliante, iniziò a parlare:</p>
<p>“A nome di tutte le donne della Casa, ringrazio l’Assessora Pincopalla per averci invitate…”</p>
<p>“<strong>Assessore!</strong> Mi perdoni.”</p>
<p>“Non ho capito mi scusi…”</p>
<p>“Preferisco essere chiamata Assessore&#8230; sa, <strong>questa storpiatura della lingua italiana</strong> proprio non mi va giù, è una forzatura di cui non ho bisogno per distinguermi. Può chiamarmi Assessore, grazie”</p>
<p>“Ah bene, come vuole lei. Ringrazio per averci invitate in occasione della giornata internazionale della donna…”</p>
<p>Il consigliere, maschio alfa, la interruppe: “Lei è sempre la benvenuta, se non fossi già sposato…”</p>
<p>“<strong>Se non fosse già sposato sarebbe celibe!</strong> Dicevo: le giornate internazionali – non feste- sono occasioni per sensibilizzare l’opinione pubblica su questioni importanti, per mobilitare governi ed istituzioni affinché utilizzino risorse per affrontare i problemi globali e per celebrare e rafforzare le conquiste dell&#8217;umanità”</p>
<p>L’Assessora Pincopalla annuiva senza sosta mentre fissava lo smartphone, se Ludovica avesse pronunciato senza cambiare tono di voce la frase “ho appena scoreggiato ma avevo mangiato i fagioli” non avrebbe avuto reazioni diverse. La tentazione fu forte, ma continuò sui retti binari: “Se oggi siamo ancora qui a celebrare l’8 marzo, vuol dire che non abbiamo raggiunto l’uguaglianza di genere, e ciò è sotto gli occhi di tutti e di tutte: la violenza contro le donne, i femminicidi sono atti estremi e finali di un sistema di potere che storicamente le donne subiscono. E di questo sistema intriso di cultura patriarcale e misoginia fanno parte molti aspetti del nostro vivere quotidiano: il linguaggio, gli stereotipi di genere, la disparità salariale…”</p>
<p>“E c’è da dire che la minore occupazione delle donne ha ridotto di molto il tasso di natalità in Italia eh&#8230;ha sentito <strong>Papa Francesco?</strong>” la interruppe l&#8217;assessora.</p>
<p>“Ehm&#8230;no. Ma non crede che le donne possano anche scegliere di non avere figli al di là della condizione lavorativa?”</p>
<p>“Beh..si &#8230;ma una grande minoranza di donne eh&#8230;ora possiamo dire tutto, ma noi nasciamo madri. <strong>Altrimenti non avremmo un utero, no?</strong>”</p>
<p>E senza attendere una risposta si rimise a leggere certamente qualcosa di più interessante sullo smartphone.</p>
<p>Ludovica non nascose il suo sospiro, che accentuò passandosi una mano sulla fronte, poi continuò: “Questi ultimi due anni sono stati segnati da una pandemia che le donne hanno pagato a caro prezzo: sono infatti aumentate le violenze domestiche durante il lockdown, le donne si sono ritrovate in casa con i loro maltrattanti, in presenza dei figli, e senza la possibilità di richiedere sostegno. Per non parlare della crisi economica, che storicamente le donne hanno sempre pagato a caro prezzo. Nel poco tempo che ho a disposizione non posso mostrare capillarmente i dati e le difficoltà che i centri antiviolenza hanno dovuto superare per non lasciare sole le donne durante la pandemia. Dopo il ritorno dei talebani in Afghanistan, ci troviamo ora di fronte ad una nuova crisi umanitaria, con la guerra in Ukraina. Non dobbiamo lasciare sole le donne nei territori di guerra, perché di loro si parla poco, ma sono le prime a subire e…”</p>
<p>“Mi scusi ma sta andando <strong>fuori tema</strong>, della guerra parliamo domani, che abbiamo organizzato la fiaccolata, altrimenti ci confondiamo!” si affrettò a riprenderla l&#8217;Assessora.</p>
<p>“Ma…”</p>
<p>“Eh mi scusi ma qui le cose sono tante, la guerra la subiscono tutti, le donne almeno vengono allontanate, a combattere restano gli uomini!”</p>
<p>“E le donne vengono stuprate, Assessora”</p>
<p>“Assessore”</p>
<p>“Ma sì, sì&#8230; direi che vi ringrazio e non vi faccio perdere altro tempo. Sottolineo solo che le Nazioni Unite per questo otto marzo hanno lanciato il tema <i>Uguaglianza di genere oggi per un domani sostenibile</i>, perché la crisi climatica amplifica l’uguaglianza di genere. Ma credo che anche questo sia fuori tema, magari dopodomani c’è la giornata in cui piantate gli alberi. Arrivederci, i consiglieri fuori possono rientrare”.</p>
<p>Ludovica si accorse che in piedi in fondo alla sala, a parlare con un giornalista, c’era anche il Sindaco Tiziocaio, che interruppe la conversazione per rivolgersi a lei: “Scusi, prima di andare le devo chiedere di fare una foto con me e L’Assessore Pincopalla sulla panchina rossa che abbiamo messo qui fuori all’ingresso, tenendo il mazzo di mimose che vorrei donarle.”</p>
<p>Ludovica in quel momento avrebbe voluto rispondere con un rutto di almeno una decina di secondi “Ehm&#8230;va bene, vado un attimo in bagno e&#8230;”</p>
<p>“Eh no scusi, dobbiamo fare subito che poi chiudono il magazzino. Abbia pazienza, ci mettiamo solo un attimo!” Disse con un sorriso che forse lui e i pochi presenti consideravano accattivante.</p>
<p>“Il magazzino?” Chiese Ludovica “Ma che c’entra il mag&#8230; vabbè, andiamo va…”</p>
<p>Uscirono di fuori, dove era stata allestito il set: panchina rossa, alberello di mimosa, la foto di una donna con un occhio nero, un cartello con scritto “mai più violenza” ed un paio di scarpe rosse per terra. Ludovica si sedette, accanto a lei l’Assessora Pincopalla e dietro in piedi ma proteso in mezzo a loro con il sorriso buono per la foto con i parenti della sposa, il Sindaco Tizicaio.</p>
<p>“Forza, un bel sorriso e stasera tutti buoni con le mogli! Dite <em>cheeese</em>….” sproloquiò il fotografo ridendo e spernacchiando con il naso.</p>
<p>Ludovica non fece in tempo a dire “Ma che cazz…” che la foto era fatta. Il Sindaco le strinse la mano “Grazie, grazie mille per la sua partecipazione, le auguro una buona serata, ora mi scusi ma… Gaetanoooooo&#8230; Gaetanooooo…  forza&#8221; Carica sta panchina e portala in magazzino che altrimenti chiudono!”</p>
<p><em>Buon<b> Lottomarzo</b>, a noi tutte che non smettiamo di guardare indietro per andare avanti, sempre e nonostante tutto.</em></p>
<p>#8M #giornatainternazionaledelladonna #donna #diritti #stereotipi #8marzo2022 #endVAWG #IWD<span lang="de-DE"> #IWD2022 </span>#climatejustice <span lang="de-DE">#Unwomen #InternationalWomensDay</span></p>
<p><b>Silvia Menecali</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-17257" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-770x1024.jpg" alt="" width="293" height="390" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-770x1024.jpg 770w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-226x300.jpg 226w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-768x1021.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-120x160.jpg 120w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn.jpg 989w" sizes="auto, (max-width: 293px) 100vw, 293px" /></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Colpiti i diritti delle donne. Pillon esulta!</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/colpiti-i-diritti-delle-donne-pillon-esulta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 10:06:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Simone Pillon non ha mai nascosto il desiderio di vedere cancellato il diritto all’aborto nel nostro Paese. D’altronde, da bravo catto-talebano asservito ai poteri ultraconconservatori che vogliono “ristabilire l’ordine naturale” ha sempre definito l’aborto un reato e lo immaginiamo invocare la carcerazione di tutte le donne che vi ricorrono e dei medici che lo praticano, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/colpiti-i-diritti-delle-donne-pillon-esulta.html/woman-pro-choice-usa" rel="attachment wp-att-17259"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-17259" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/woman-pro-choice-usa.jpg" alt="" width="415" height="276" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/woman-pro-choice-usa.jpg 415w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/woman-pro-choice-usa-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/woman-pro-choice-usa-241x160.jpg 241w" sizes="auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p><a href="https://tuttoggi.info/in-umbria-stop-allaborto-farmacologico-a-domicilio/581688/">Simone Pillon</a> non ha mai nascosto il desiderio di vedere cancellato il diritto all’aborto nel nostro Paese. D’altronde, da bravo catto-talebano asservito ai poteri ultraconconservatori che vogliono “ristabilire l’ordine naturale” ha sempre definito l’aborto un reato e lo immaginiamo invocare la carcerazione di tutte le donne che vi ricorrono e dei medici che lo praticano, esattamente come previsto dal codice penale italiano del 1930.</p>
<p>Intanto esulta per l’approvazione della del<span class="text_exposed_show">ibera che prevede il regime di ricovero di tre giorni per la somministrazione della RU486, nascondendosi dietro la volontà di tutelare la salute della donna: di fatto questa scelta non fa altro che complicare l’accesso all’Ivg già reso un percorso ad ostacoli per la massiccia presenza di obiettori negli ospedali, di personale giudicante e di associazioni pro life e preti che cercano di fare pressione sulle donne, delle sedute ridotte al minimo che prevedono tempi di attesa lunghi ed estenuanti.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><br />
Il Senatore Pillon attacca la sinistra perché opponendosi alla delibera antepone l’ideologia alla tutela della salute: ci duole dover ricordare che sono stati impiegati ben otto anni per rendere effettiva la somministrazione in Day Hospital della RU, tra vari giochi e mediazioni politiche sulla pelle delle donne. Solo grazie alle pressioni delle organizzazioni femministe e laiche, delle professioniste pro choice, di una società civile consapevole e libera, si è raggiunto questo risultato nel 2018, nonostante si siano succeduti due governi della Regione a maggioranza di centro sinistra e guidati da due donne.<br />
</span><span class="text_exposed_show">Ricordiamo qui u<a href="http://www.noidonne.org/…/ru486-in-umbria-no-purtroppo-a-di…">n intervento di Marina Toschi</a> a tal proposito.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><br />
Pillon banchetta sui corpi delle donne, è ora di avvelenare questo banchetto.</span></p>
<p><strong>Silvia Menecali</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/colpiti-i-diritti-delle-donne-pillon-esulta.html/silvia-bn" rel="attachment wp-att-17257"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-17257" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-770x1024.jpg" alt="" width="203" height="270" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-770x1024.jpg 770w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-226x300.jpg 226w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-768x1021.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-120x160.jpg 120w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn.jpg 989w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Shirin Neshat</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/shirin-neshat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 21:26:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Donald Trump ha spesso dichiarato di non essere interessato a voler iniziare una guerra contro l’Iran, eppure in una notte l’uccisione del generale iraniano Quassem Suleimani ha fatto pendere l’ago della bilancia verso l’esplosione di essa. In men che non si dica ci siamo tutti ritrovati a cercare su Google dove si trovasse l’Iran, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Donald Trump ha spesso dichiarato di non essere interessato a voler iniziare una guerra contro l’Iran, eppure in una notte l’uccisione del generale iraniano Quassem Suleimani ha fatto pendere l’ago della bilancia verso l’esplosione di essa.</p>
<p>In men che non si dica ci siamo tutti ritrovati a cercare su Google dove si trovasse l’Iran, e non ci credo a chi dice di no, perché fino all’altro ieri per tutti noi l’Iran era solo uno dei tanti stati islamici che ogni tanto sentivamo al telegiornale.</p>
<p>Cominciamo a mettere i puntini sulle i, l’Iran, o anche Persia, è una Repubblica Islamica che si affaccia sul Golfo Persico. Fino al 1979 fu uno stato laico, di religione islamica, con un’ economia fiorente e una vita culturale vivace. Non c’erano donne velate, uomini barbuti ed esecuzioni in piazza. Nell’Aprile di quello stesso anno tutto cambiò, dopo una cruenta rivoluzione divenne una Repubblica islamica governata dai religiosi sciiti. Come in un brutto sogno quel paese in via di sviluppo si trovò catapultato in una sorta di Medioevo anacronistico e del tutto inconcepibile per noi occidentali. Le donne furono costrette a indossare il Burqa, i loro diritti vennero azzerati, non poterono più parlare in pubblico, le scuole iniziarono a insegnare il Corano e la Sharia prese il sopravvento su tutto. Nonostante alcuni movimenti di rivolta l’Iran continua a essere una Repubblica islamica , fatta di mille contraddizioni, di bellezze inespresse e di ricordi di un paese che non c’è più.</p>
<p>E’ in questo paese che nasce Shirin Neshat, una delle artiste contemporanee più stimolanti. Classe 1957, cresciuta in una piccola cittadina poco distante da Tehran; all’età di 17 anni si trasferisce negli Stati Uniti per frequentare l’Università della California di Berkeley, qui scopre il suo interesse per la fotografia che si evolverà in quello per la video-arte e per il cinema. Dopo la sua laurea si trasferisce a New York dove tutt’ora vive. In questi lunghi 13 anni la situazione politica iraniana le ha impedito di far ritorno nel suo paese.</p>
<p>E’ soltanto nel 1990 che riesce a far ritorno in Iran, ma quello che trova è un paese molto diverso da quello che ha lasciato e in una dichiarazione del 1997 dice : “… è stato una delle esperienze più sconvolgenti della mia vita. Quando tornai ogni cosa sembrava cambiata. Sembrava che ci fossero pochi colori. Tutto era bianco o nero. Tutte le donne indossavano il nero chador. Fu uno shock immediato”.</p>
<p>E’ da questo shock che ha inizio la sua riflessione sulle differenze tra la cultura occidentale, di cui ormai è figlia adottiva, e la cultura orientale-islamica, di cui è figlia legittima. La sua attenzione si focalizza soprattutto sull’identità della donna in Iran, sulle discriminazioni di genere e sul difficile rapporto uomo-donna.</p>
<p>Inizialmente è il mezzo fotografico che da forma alla sua ispirazione e tra il 1993 e il 1997 realizza “<span style="font-size: medium;"><b>Woman of Allah</b></span>”, una serie di fotografie in bianco e nero in cui vediamo l’artista o altre donne comuni vestite con il chador, con le parti del corpo scoperte (mani, piedi, viso, occhi) ricoperte di versi persiani di poetesse iraniane contemporanee che si ribellano agli stereotipi della donna islamica. Elemento interessante di queste opere sono le armi, che vengono rappresentate in ogni foto, come a volere evidenziare che la donna viene chiamata a imbracciare le armi in nome della rivoluzione. Questa è la vera novità della rivoluzione iraniana. Fino a quel momento la donna nella cultura islamica ha sempre avuto una dimensione privata, domestica, mai pubblica o politica, ora invece viene coinvolta in un cambiamento così importante, addirittura invitata a imbracciare le armi. Tra queste foto quelle più suggestive sono: “Seeking Martyrdom” e “Birtmark”. Nella prima l’artista si ritrae vestita con il chador e con un fucile tra le mani , un fucile che divide a metà la fotografia, e delle mani che lasciano il bianco e nero per colorarsi di rosso. Sullo sfondo troviamo una poesia persiana.</p>
<p>Nella seconda foto l’artista si ritrae con una mano davanti la bocca a sottolineare il silenzio in cui la donna islamica è costretta. Questa volta è sulla mano posta davanti la bocca che, come un decoro, scorrono i versi delle poetesse iraniane. Trovo estremamente evocativa la mano che da tappo (in quanto chiude la bocca) diventa una tela per esprimere opinione e comunicare con lo spettatore.</p>
<p>Piano piano Shirin Neshat si avvicina alla video-installazione come mezzo di comunicazione ed è cosi che nascono opere che raccontano storie comuni tra il quotidiano e il poetico, attraverso l’uso esclusivo di immagini e suoni. Anche qui il bianco e nero è scelto come forma di comunicazione , in quanto, secondo l ‘artista se si riprendono le persone a colori si immortalano i loro vestiti, mentre se si usa il bianco in nero si rappresenta la loro anima. Lei stessa afferma: “Ho iniziato a diventare davvero critica verso il regime e il mio lavoro è cambiato drasticamente. Sono passata dalla fotografia al video e al film. Volevo raccontare storie anche con il sonoro, la performance, il movimento».</p>
<p>Ed è così che nel 1998 realizza “<b>Turbolent</b>”,opera della durata di 10 minuti in cui l’artista affronta il tema del divieto della donna di esibirsi in pubblico. Lo schermo, diviso in due parti, mostra da un lato un uomo e dall’altro una donna in procinto di iniziare a esibirsi, fino a qui niente di strano; tutto prende una piega diversa quando ci si accorge che l’esibizione dell’uomo, viene accolto da un folto pubblico, mentre la donna canta davanti a una sala vuota. Inoltre l’uomo intona un canto armonioso mentre la donna da voce a un lamento ipnotico. L’opera, presentata alla Biennale di Venezia del 1999, vinse il primo premio internazionale.</p>
<p>Nel 1999 realizza” <b>Soliloquy”</b>, parlare tra sé e sé , questo è il senso di un’opera introspettiva in cui ancora una volta troviamo l’artista come protagonista. Il video è girato a Mardin, una cittadina turca non lontana dal confine iraniano, dove risiedono ribelli curdi e fondamentalisti islamici. Nell’opera è presente ancora una volta la contrapposizione tra due realtà, due donne così diverse ma anche simili: una vagabondeggia tra le rovine di bellissime architetture persiane fino a giungere davanti a una mosche; l’altra si trova a girovagare in una metropoli occidentale piena di colori e di frastuoni, fino a giungere davanti a una chiesa. Entrambe a un certo punto si trovano sole e la loro figura sembra sovrapporsi in un ‘unica immagine, in un ‘unica persona, da sola davanti a se stessa, ognuna costretta a interrogarsi sul suo essere donna in condizioni così diverse.</p>
<p>Negli anni Shirin Neshat ha continuato a interrogarsi sulla questione della donna nella cultura islamica, sulle discrepanze tra una cultura laica e una cultura fondamentalista, sul rapporto tra uomini e donne, sul velo, sulla forza delle donne e sulla repressione del desiderio sessuale in ogni sua forma.</p>
<p>Tra il 2014 e il 2015 ritorna all’immagine con l ‘opera “<b>The Home of My Eyes”</b>, una serie di 55 fotografie che ritraggono singole persone provenienti da varie parti dell’Azerbaijan, ognuna con radici diverse, con culture e fede diverse. Lo sfondo di ogni fotografia è anonimo e le persone hanno tutte la stessa posa: le mani rivolte verso il cuore che rappresenta il motore di ogni nostra azione. Inoltre ad ognuno di essi è stato chiesto di spiegare la propria idea di casa , di famiglia e le loro risposte, unite ai versi del poeta iraniano Nizami Ganjavi , sono state riportate a inchiostro sulle stampe.</p>
<p>Tutt’oggi la ricerca artistica di questa donna prosegue focalizzandosi sul concetto di identità femminile, di casa e di famiglia e lo fa in modo deciso ed elegante usando suoni, immagini, video e scrittura. Il suo continua ad essere un lavoro “personale, politico, emotivo” come lei stessa afferma.</p>
<p><strong>Paola Samaritani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sembra archiviata la legge Pillon, approfittiamone per chiarirci le idee</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/sembra-archiviata-la-legge-pillon-approfittiamone-per-chiarirci-le-idee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 00:12:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandro chiometi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/sembra-archiviata-la-legge-pillon-approfittiamone-per-chiarirci-le-idee.html/matsurr" rel="attachment wp-att-16256"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-16256" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/07/matsurr.jpg" alt="" width="640" height="426" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/07/matsurr.jpg 640w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/07/matsurr-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/07/matsurr-240x160.jpg 240w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>Con la bocciatura di oggi sembra definitivamente archiviato il progetto di legge Pillon e con esso il tentativo di riportare indietro nel tempo il diritto di famiglia italiano.</p>
<p>Se di questo non possiamo che gioire, ripensando a quanta fatica c&#8217;è voluta nel nostro paese per arrivare a questo punto (il delitto d&#8217;onore era nel codice fino al 1981&#8230; lo stupro era un reato contro la morale e non contro la persona fino al 1996), ci sembra opportuno far notare che il movimento dei diritti civili, negli ultimi tempi in forte crescita, debba chiarirsi le idee su alcuni argomenti importanti che sono riassumibili nella frase-slogan &#8220;<i>giù le mani dal corpo della donna</i>&#8220;.</p>
<p>Se è una frase assolutamente condivisibile e riconducibile al più generale principio enunciato da J.S. Mill &#8220;<i>Su se stesso,</i> <i>sul suo corpo e sulla sua mente, l&#8217;individuo è sovrano</i>&#8221; bisogna che le donne riflettano (soprattutto loro, direttamente coinvolte) cosa vuol dire seguire questo principio.</p>
<p>Ad esempio sulla questione della maternità surrogata.</p>
<p>Pillon è stato forse accantonato dalla stessa lega abbiamo detto, eppure all&#8217;interno di questo nuovo movimento per i diritti trasversale e una volta tanto pansessuale (speriamo che nessuna voglia più rispondere alla misoginia con la misandria) in cui le associazioni delle donne e quelle lbgt sono di certo i motori più caldi, abbiamo francamente sentito spesso dei distinguo incomprensibili, ogni qualvolta si voglia allargare la piattaforma delle richieste.</p>
<p>Sembra purtroppo un ritorno a considerare la richiesta dei diritti civili non ancora concessi in maniera diffusa nel mondo occidentale, come una cosa di &#8220;nicchia&#8221; o come un&#8217;espressione del &#8220;mercato turbocapitalista&#8221; (tanto per citare una delle più infelici espressioni di Diego Fusaro sedicente marxista piacione tanto ascoltato da neofascisti e neostalinisti); viene proprio da dire che in politica non si impara mai dai propri errori.</p>
<p>La maternità surrogata (e non utero in affitto, termine coniato appositamente dai clericali per mettere in cattiva luce la pratica) infatti è semplicemente un patto fra due donne che si mettono d&#8217;accordo per cui una porti in grembo il figlio dell&#8217;altra.</p>
<p>Perché fanno questo patto? Perché è una cosa tecnicamente possibile da fare e perché certe donne non possono avere figli.</p>
<p>Quando si ha la pretesa di negare una richiesta si devono avere dei motivi che valgano e<i>tsi deus non daretur</i>, come si usa in tutte le democrazie evolute. E sia ben chiaro che dire &#8220;è contro natura&#8221; vale in questo campo quanto dire &#8220;dio non lo vuole&#8221;. Riassumendo il concetto: quando si vuole negare una richiesta di quello che qualcuno ritiene un suo diritto può esserci solo la giustificazione per cui quella richiesta lede i diritti di un&#8217;altra persona o di altre persone e quindi la libertà del richiedente infrange i limiti della convivenza civile.</p>
<p>Abbiamo letto decine di articoli e diversi libri contro la pratica della maternità assistita; alla fine i motivi contrari alla pratica sono di tre tipi:<br />
&#8211; quelli francamente ridicoli (memorabile in tal senso l&#8217;argomentazione giuridica di Daniela Danna: la gestazione per altri mette a rischio il principio cardine del diritto <em>mater semper certa est</em>);<br />
&#8211; quelli che parlano di immoralità/innaturalità;<br />
&#8211; quelli che paventano l&#8217;instaurarsi di una forma di schiavitù economica verso la donna che mette a disposizione l&#8217;utero.</p>
<p>Tralasciamo le prime due categorie e vediamo cosa può generare obiezioni rientranti nell&#8217;ultima categoria.</p>
<p>Prendiamo due ipotetiche donne che chiamiamo Franca e Valeria; la seconda, Valeria, per motivi medici non può aver figli. Una volta accertato che fra esse esiste un rapporto paritario per cui sono entrambe libere, in grado di intendere e di volere e senza obblighi nei confronti l&#8217;una dell&#8217;altra. Si possono venire a creare due casi.</p>
<p>Caso A: Franca e Valeria sono amiche, sorelle, cugine, parenti e in base a questo rapporto Franca mette a disposizione il suo utero per Valeria in nome della solidarietà; porterò il figlio biologico di Valeria, ottenuto con l&#8217;inseminazione in provetta del suo ovulo con lo spermatozoo del compagno. Ora, davvero sfidiamo chiunque a trovare un solo motivo democraticamente valido per cui questo non debba essere possibile. Anticipiamo anzi l&#8217;obiezione di alcuni difensori dei bambini: &#8220;perché il figlio viene tolto alla madre che l&#8217;ha portato in grembo&#8221;&#8230; a parte il fatto che il bambino se non si fa così non nascerebbe quindi non si capisce il senso logico dell&#8217;obiezione, in secondo luogo allora bisognerebbe essere contrari alla possibilità di adozione tout court e ci fermiamo qui perché è inutile perdere tempo facendosi trascinare in discussioni totalmente prive di logica.</p>
<p>Caso B: Franca e Valeria non si conoscono ma Franca è disponibile a fare ciò che l&#8217;altra le chiede non per solidarietà ma dietro compenso economico. Questo secondo alcuni significa generare un rapporto di schiavitù economica dei benestanti nei confronti delle classi povere.</p>
<p>Ora ammesso e non concesso che questa obiezione abbia un senso, semplicemente si può fare tranquillamente una legge (come in Inghilterra) che consenta il caso A e proibisca il caso B. Sarebbe comunque un passo avanti.</p>
<p>Ammesso e non concesso però perché, ve lo dobbiamo proprio dire, ci viene da ridere pensando al fatto che nella nostra splendida società va benissimo che una donna o un uomo lavorino per 60 ore a settimana per uno stipendio di 500 euro al mese, in un call center, come commessi, come stagisti, come shampisti, come giardinieri, come moderatori di social network, come badanti, come soci di pseudo-cooperative, come raccoglitori di pomodori&#8230; però se una donna fertile decide di prendere quindicimila euro per portare nove mesi il bambino di un&#8217;altra improvvisamente, ma guarda un po&#8217;, ci rendiamo conto che c&#8217;è un rischio di schiavitù economica nella nostra società capitalistica. Verrebbe da dire: ma solo quando dovete rompere le scatole a chi vuole decidere autonomamente come gestire il proprio corpo vi svegliate?</p>
<p>&#8220;Nessuno può mettere le mani sul corpo della donna&#8221;. Esatto&#8230; nessuno. Neanche le altre donne, eppure la nostra amica Maria Sole nella sua battaglia per avere un figlio suo anche se è nata senza utero non si trova contro solo Salvini e i leghisti, il che ci può stare, ma anche le donne che gli dicono &#8220;Ma perché non lo adotti?&#8221; , &#8220;Ma perché non fai richiesta per l&#8217;affido?&#8221;, &#8220;Ma perché non compri un cane?&#8221;</p>
<p>Esattamente quello che è successo a tante altre nostre amiche che hanno percorso o stanno percorrendo la strada della PMA, loro che un utero ce l&#8217;hanno ma non è sufficiente perché di problemi ce ne sono anche altri.</p>
<p>Allora riscriviamolo e impariamolo a memoria &#8220;SU SE STESSO, SUL SUO CORPO E SULLA SUA MENTE, L&#8217;INDIVIDUO È SOVRANO&#8221;.</p>
<p>Altrimenti se fra donne pretendete di stabilire chi fra voi ha comportamenti morali e chi no, non meravigliatevi se poi c&#8217;è ancora chi pretende di dirvi come andare vestite.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
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		<item>
		<title>Se a Camillo Langone non piace la donna che gioca a pallone&#8230;</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/se-a-camillo-langone-non-piace-la-donna-che-gioca-a-pallone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 16:28:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8230; a chi glie ne importa? A nessuno, ovvio. Risposta scontata. A livello di conoscenza antropologica invece è sempre utile invece sapere quanto sono profonde le valli della mente umana malata di sessuofobia e accecata dalle religioni. Così il prode Camillo Langone, che fa sempre rima con melone, non manca mai di darci enormi soddisfazioni, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/se-a-camillo-langone-non-piace-la-donna-che-gioca-a-pallone/">Se a Camillo Langone non piace la donna che gioca a pallone&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/se-a-camillo-langone-non-piace-la-donna-che-gioca-a-pallone.html/nazionale-femminile" rel="attachment wp-att-16182"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-16182" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/nazionale-femminile.jpg" alt="" width="656" height="491" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/nazionale-femminile.jpg 656w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/nazionale-femminile-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/nazionale-femminile-214x160.jpg 214w" sizes="auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></p>
<p>&#8230; a chi glie ne importa?</p>
<p>A nessuno, ovvio. Risposta scontata.</p>
<p>A livello di conoscenza antropologica invece è sempre utile invece sapere quanto sono profonde le valli della mente umana malata di sessuofobia e accecata dalle religioni.</p>
<p>Così il prode Camillo Langone, che fa sempre rima con melone, non manca mai di darci enormi soddisfazioni, sia come campione dell&#8217;umorismo involontario sia come caso umano da compatire (non troppo, finché trova chi lo paga per mettere nero su bianco le sue fobie).</p>
<p><i>&#8220;Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina?&#8221;</i><a href="https://www.ilfoglio.it/preghiera/2019/06/19/news/bucate-il-pallone-alle-giocatrici-di-calcio-261018/"> Così attacca su Il Foglio</a> e la domanda già sorge spontanea: &#8220;E se non l&#8217;avessimo letto?&#8221; Anzi &#8220;Se l&#8217;avessimo letto ma &#8216;nun ce ne po&#8217; frega&#8217; de meno&#8217; come si direbbe a Versailles&#8221;, cosa avrebbe da ridire in proposito il Langone?</p>
<p><i>&#8220;Perché voi maschi guardate il campionato di calcio femminile? Che poi, oltre a disgustare Cristo, mancate di rispetto verso voi stessi&#8221;</i></p>
<p>Alla nuova impetuosa domanda del Langone bisogna invece rispondere con altrettanto ardore: primo: perché ci piace, secondo: perché a molti maschi piacciono i &#8220;meloni&#8221; delle belle giocatrici di pallone. Strano che chi con il melone ci fa rima certe cose non le capisca. Ma del resto, evidentemente, non capisce neanche il pallone, che pure fa rima anche con esso.</p>
<p>Sul Cristo (inteso che si parli del personaggio storico e non di un amico del Langone che si chiama così e ne condivide la misoginia) dato che questo non ha mai detto una sola parola contro le donne che giocano a pallone, anche perché l&#8217;invenzione di questo sport è venuta qualche anno dopo la sua morte, le ipotesi sono due: o il Langone sente la voce di Cristo nella sua testa che lo aggiorna costantemente dei suoi giudizi sui nuovi trend del mondo, o il Langone estrapola liberamente che le donne che giocano a pallone debbano essere per forza omosessuali e quindi attribuisce al Cristo ciò che invece è del cristianesimo, ovvero l&#8217;omofobia. Cristo infatti non sono non ha mai detto una parola contro il calcio femminile ma neanche contro l&#8217;omosessualità.</p>
<p>Quindi semmai la prossima volta dica chiaramente il Langone che è lui ad essere disgustato e così farà vibrare ancora il &#8220;chissenefrega&#8221; che avvolge l&#8217;Universo.</p>
<p>Ed ecco la il succo del melon&#8230; ehm&#8230; del Langone-pensiero: &#8220;<i>In Francia non si stanno giocando i mondiali di calcio femminile bensì i mondiali del livellamento sessuale.</i>&#8221; Ohibò, c&#8217;è stato il livellamento sessuale signor Melon&#8230; ehm Langone? E se ne accorge adesso? Ah lei era rimasto a quando faceva il bulletto con le compagne di classe all&#8217;asilo? Ci dispiace, davvero ci dispiace che il mondo non è come lo sognava da bambino.</p>
<p><i>&#8220;- Dietro alla nuova visione prometeica c’è il segno del diavolo &#8211; dice il cardinale Sarah&#8221;</i> ammonisce nell&#8217;ultima tirata il Langone citando un suo rivale nella corsa al primato dell&#8217;uomo che ha fatto pronunciare più &#8220;esticazzi?&#8221; alla popolazione mondiale.</p>
<p>Del diavolo (che se punisce i cattivi gioca dalla parte dei buoni) sinceramente non ci preoccupiamo, ci chiediamo invece la natura degli enormi traumi infantili e meno infantili che possono scatenare una misoginia e una sessuofobia così grande.</p>
<p>Ce lo chiediamo, ma poi diciamo anche: &#8220;Ma chi se ne frega? Accendete la tv piuttosto, che ci sono le donne italiane a giocarsi i mondiali&#8221;.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/se-a-camillo-langone-non-piace-la-donna-che-gioca-a-pallone/">Se a Camillo Langone non piace la donna che gioca a pallone&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Tutti, ma proprio tutti, i fanatismi contro il corpo e l&#8217;autodeterminazione della donna</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/tutti-ma-proprio-tutti-i-fanatismi-contro-il-corpo-e-lautodeterminazione-della-donna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 15:37:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[annamaria arlotta]]></category>
		<category><![CDATA[corpo delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità sessista]]></category>
		<category><![CDATA[terni horror fest]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Della follia islamica misogina nei paesi dove vige la sharja si parla regolarmente ovunque, inutile continuare a sottolinearlo. Non si parla invece dell&#8217;islam illuminato dei Kurdi dove le combattenti che combattono l&#8217;Isis si definiscono islamiche, ma non affrontiamo qui il discorso. Così come non sono una novità le idee omofobe, misogine e sessuofobe degli integralisti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/tutti-ma-proprio-tutti-i-fanatismi-contro-il-corpo-e-lautodeterminazione-della-donna/">Tutti, ma proprio tutti, i fanatismi contro il corpo e l&#8217;autodeterminazione della donna</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/tutti-ma-proprio-tutti-i-fanatismi-contro-il-corpo-e-lautodeterminazione-della-donna.html/thf-2" rel="attachment wp-att-15432"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15432" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-724x1024.jpg" alt="" width="464" height="656" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-724x1024.jpg 724w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-212x300.jpg 212w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-768x1086.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-113x160.jpg 113w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
<p>Della follia islamica misogina nei paesi dove vige la sharja si parla regolarmente ovunque, inutile continuare a sottolinearlo. Non si parla invece dell&#8217;islam illuminato dei Kurdi dove le combattenti che combattono l&#8217;Isis si definiscono islamiche, ma non affrontiamo qui il discorso.</p>
<p>Così come non sono una novità le idee omofobe, misogine e sessuofobe degli integralisti cattolici in Italia, paese in cui i loro peggiori esponenti (come Pillon o Fontana tanto per non far nomi ma solo i cognomi) vorrebbero riportare le lancette del nostro paese molto indietro.</p>
<p>Cerchiamo di evidenziare questa comunità d&#8217;intenti da anni, da quando all&#8217;inizio degli anni 2000 i talebani de noantri si rivolgevano con disprezzo alle iniziative laiche invitandoci ad andare a farle a Teheran o a Kabul. Dicevamo, evidentemente a ragione, che la loro altro non era che l&#8217;espressione di un invidia verso il potere dell&#8217;islam in quegli Stati.</p>
<p>Del resto, semmai a qualcuno servissero ulteriori prove per questa correlazione, arriva puntuale la notizia che a Novara (amministrazione a guida leghista) il nuovo regolamento della Polizia Urbana recita testualmente al punto 11: “<i>è vietato mostrarsi in pubblico in abiti che offendano il comune senso del pudore</i>”. Il fatto che questo implica <i>de facto</i> il ritorno della “buoncostume”, nonostante le penose giustificazioni dei politici locali, è evidente. <i>“Che roba, Contessa!” </i>ci verrebbe ironicamente da aggiungere, ma soprassediamo perché negli ultimi tempi abbiamo visto qualcosa di più curioso.</p>
<p>Impegnati come siamo a cercare di contrastare il fenomeno della “violenza maschilista” e le persistenti discriminazioni contro le donne dobbiamo prender atto che qualche attivista femminista si è perso o si è persa qualche pezzo per strada.</p>
<p>Arrivare ad attaccare, come ha fatto qualche giorno fa la <i>pasionaria</i> Annamaria Arlotta, il Terni Horror Fest perché una delle immagini scelte per la grafica di quest&#8217;anno ha il gravissimo torto di mostrare una bocca sensuale di donna da cui “esce” o “finisce” una strada e quindi pecca di “pubblicità sessista”, significa davvero aver perso il lume della ragione.</p>
<p>La <i>pasionaria</i> e i suoi seguaci che al suo richiamo si sono scatenati in commenti al vetriolo e insulti gratuiti contro il festival (ovviamente sulle pagine del festival in oggetto, altrimenti come farsi pubblicità gratuita?), in un&#8217;azione squadrista degna della migliore falange fascio-informatica, sostengono che non c&#8217;è differenza fra la pubblicità di un noto profumo che mostrava una donna a terra in balia di cinque uomini dall&#8217;aria minacciosa e mostrare una bocca sensuale che trascende la realtà. Perché dicono loro “<i>è comunque un&#8217;allusione sessuale</i>”.</p>
<p>A parte la vigliaccheria generale del loro comportamento ( ad esempio ignorare i messaggi privati che invitavano alla ragione e al confronto pacato ma poi riprenderli per attaccarli senza contraddittorio sulla loro pagina, slogan buoni per la pancia profusi a pioggia etc.) bisognerebbe che questi puritani di ritorno si mettano in mente dei punti fissi su cui una democrazia davvero laica da non può prescindere:</p>
<ul>
<li>Una foto o un&#8217;immagine, pubblicitaria, artistica o quel che sia non deve per forza piacere a tutti. Si può criticare, si può dire che è di pessimo gusto, si può dire che non si parteciperà mai a un festival che ha scelto un&#8217;immagine del genere come promozione. Ma a meno che non sia un messaggio di odio, o di diffamazione personale, non si può chiederne la rimozione. Altrimenti si innesca un vortice di richieste di censura in cui la laicità e la democrazia finiscono.</li>
<li>L&#8217;immagine che per la Arlotta e i suoi seguaci ha un così chiaro significato sessualmente invitante (evidentemente pensano solo a quello) per tutta la redazione del Terni Horror Fest era solo un omaggio a Twin Peaks (come tutta la grafica di quest&#8217;anno) e semmai un richiamo alla potenza delle dee pagane così potenti da distruggere o trascendere la realtà.</li>
<li>Anche ammesso che ci possa essere un richiamo sessuale accennato dalle labbra sensuali della modella che commettono il grave peccato di essere carnose e non esangui secondo la Arlotta (che gentilmente ci ha mandato in privato tutta una serie di “bocche aperte” che secondo il suo dotto parere di esperta si possono mostrare, poi alla semplice constatazione che quelle immagini da lei portate come esempio sarebbero comunque bastate a qualche uomo per masturbarsi ha troncato la discussione) la semplice domanda che ci poniamo è: e allora? Cosa vogliamo fare, vogliamo vietare qualunque “allusione sessuale”? Del sesso non si può più parlare? O per non avere “allusioni sessuali” le donne debbono essere mostrate solo in burqa? Ce lo spieghi la pasionaria, perché è facile volare altissimi&#8230; ma poi nel concreto uno deve anche spiegare cosa fare. Forse vuole essere nominata censore unico delle immagini pubblicitarie con donne? O forse non solo delle immagini pubblicitarie?</li>
<li>Infine ciò che manca nel discorso della Arlotta è la contestualizzazione del fatto. E&#8217; ovvio ed evidente che c&#8217;è un problema culturale (e sottolineiamo culturale) quando il sedere o il seno di una donna vengono mostrati per vendere una pasta abrasiva per auto, un gel isolante per la doccia o il nuovo insetticida. Ma se si è in un contesto in cui, in positivo o in negativo, “la donna” c&#8217;entra qual&#8217;è il problema? Ogni immagine con una donna è sessista? Allora ogni immagine con i neri è razzista? Ogni immagine con gli animali è specista? Davvero, di cosa stiamo parlando?</li>
</ul>
<p>Bisognerebbe davvero fare un <i>reload</i> degli insegnamenti della liberazione sessuale degli anni &#8217;60 e regolare definitivamente i conti con le fobie sessuofobiche, sia omofobe che misogine, ma anche con questi puritanesimi di ritorno ridicoli.</p>
<p>Ricominciamo magari con un concetto semplicissimo: il corpo della donna è della donna. Ma non di tutte le donne, il corpo della donna è di <u><b>quella</b></u> donna. Le altre donne non è che possono metterci bocca in quanto donne, altrimenti quella donna cambia solo padrone. Dal <u>suo uomo</u> padrone alla sua <i>pasionaria</i> di riferimento.</p>
<p>Quindi che all&#8217;Arlotta piaccia o non piaccia, se una donna decide di mostrare le sue foto anche con allusioni sessuali più o meno esplicite, che il resto del mondo Arlotta compresa, si faccia i cavoli propri, grazie. A meno che, <u>lo ribadiamo per i duri e le dure di comprendonio</u>, non si stia prestando a un messaggio di odio o di prevaricazione razziale.<br />
Ma altrimenti dove sta scritto che una donna in minigonna è una una donna oggetto? Ricominciamo con i centimetri della gonna? Con il sopra e sotto il ginocchio? O torniamo direttamente a sopra e sotto la caviglia? Ricominciamo con i funzionari Rai a scannarsi se 60 denari erano sufficienti per mostrare le gambe delle Kessler oppure no?<br />
Insomma, la liberazione sessuale che il 1968 ha insegnato, la vogliamo accettare o vogliamo fare come i <i>talebani de noantri </i>che dividono ancora il mondo in rosa e celeste?<br />
Non saremo andati avanti di molto se a decidere i denari delle calze o il rossetto che devono usare le modelle è l&#8217;Arlotta invece che Bernabei.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
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		<title>ANSIA NEWS &#8211; SPECIAL 8 MARZO</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/ansia-news-special-8-marzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 11:14:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[ansia news]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/ansia-news-special-8-marzo.html/berlino2014-304" rel="attachment wp-att-14068"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-14068" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/03/BERLINO2014-304-685x1024.jpg" alt="" width="303" height="453" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/03/BERLINO2014-304-685x1024.jpg 685w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/03/BERLINO2014-304-201x300.jpg 201w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/03/BERLINO2014-304-768x1147.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/03/BERLINO2014-304-107x160.jpg 107w" sizes="auto, (max-width: 303px) 100vw, 303px" /></a><br />
Oggi 8 Marzo, la piattaforma &#8220;non una di meno&#8221; ha indetto uno sciopero per reclamare la parità dei diritti delle donne che dopo duecentomila anni di evoluzione di Homo sedicentemente Sapiens non c&#8217;è verso di ottenere. Molti (e anche molte donne) sostengono che lo sciopero sia inutile. Certo lo sciopero è sempre inutile, in particolare se: non lo fai, se non hai capito a che serve, se oltre a non scioperare continui a guadagnare il 70% del tuo collega uomo e ti sta bene così perché ti ritieni fortunata.</p>
<p>***<br />
Del resto siamo in un paese evoluto, mica uno di quelli in cui oltre centocinquanta donne uccise in un anno per vicende di violenza domestica non bastano per convincere arguti commentatori che il femminicidio o la violenza machista sono fenomeni reali. Insomma in questo bel paese nessuno si sognerebbe di dire che non c&#8217;è nessuna violenza machista perché la maggior parte delle persone coinvolti in episodi di violenza sono uomini, no?</p>
<p>***</p>
<p>Del resto NON siamo in un paese in cui una legge dello stato come la 194/78 che tutela le scelte della donna sul suo corpo è costantemente boicottata da sedicenti obiettori di coscienza e si arriva fino al punto che in alcune città, non è possibile ricorrere al servizio di IVG, giusto?<br />
Del resto non siamo in un paese in cui per decenni una legge cattotalebana come quella sulla PMA ha costretto migliaia di donne ad andare all&#8217;estero per risolvere i propri problemi di fertilità, giusto?</p>
<p>***<br />
Del resto NON siamo in paese di capitalismo avanzato in cui in nome del dio denaro tutto è tollerato, perfino che un manager di un azienda prenda 1000 volte lo stipendio di un impiegato o di un operaio di quella stessa azienda, o in cui tutto ha un prezzo anche l&#8217;acqua potabile, ma l&#8217;unica cosa che fa scandalo nelle nostre coscienze è che una donna possa liberamente prestare il suo utero ad un&#8217;altra donna, amica o parente, per avere il figlio che lei non può avere&#8230; giusto?</p>
<p>***</p>
<p>&#8230; giusto? Questo paese NON esiste o almeno NON è il nostro vero? E allora donne perché (non) scioperate?</p>
<p><strong>La redazione Ansiogena</strong></p>
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