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	<title>diritti delle donne Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Colpiti i diritti delle donne. Pillon esulta!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 10:06:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[aborto farmacologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Simone Pillon non ha mai nascosto il desiderio di vedere cancellato il diritto all’aborto nel nostro Paese. D’altronde, da bravo catto-talebano asservito ai poteri ultraconconservatori che vogliono “ristabilire l’ordine naturale” ha sempre definito l’aborto un reato e lo immaginiamo invocare la carcerazione di tutte le donne che vi ricorrono e dei medici che lo praticano, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/colpiti-i-diritti-delle-donne-pillon-esulta/">Colpiti i diritti delle donne. Pillon esulta!</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/colpiti-i-diritti-delle-donne-pillon-esulta.html/woman-pro-choice-usa" rel="attachment wp-att-17259"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-17259" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/woman-pro-choice-usa.jpg" alt="" width="415" height="276" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/woman-pro-choice-usa.jpg 415w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/woman-pro-choice-usa-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/woman-pro-choice-usa-241x160.jpg 241w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p><a href="https://tuttoggi.info/in-umbria-stop-allaborto-farmacologico-a-domicilio/581688/">Simone Pillon</a> non ha mai nascosto il desiderio di vedere cancellato il diritto all’aborto nel nostro Paese. D’altronde, da bravo catto-talebano asservito ai poteri ultraconconservatori che vogliono “ristabilire l’ordine naturale” ha sempre definito l’aborto un reato e lo immaginiamo invocare la carcerazione di tutte le donne che vi ricorrono e dei medici che lo praticano, esattamente come previsto dal codice penale italiano del 1930.</p>
<p>Intanto esulta per l’approvazione della del<span class="text_exposed_show">ibera che prevede il regime di ricovero di tre giorni per la somministrazione della RU486, nascondendosi dietro la volontà di tutelare la salute della donna: di fatto questa scelta non fa altro che complicare l’accesso all’Ivg già reso un percorso ad ostacoli per la massiccia presenza di obiettori negli ospedali, di personale giudicante e di associazioni pro life e preti che cercano di fare pressione sulle donne, delle sedute ridotte al minimo che prevedono tempi di attesa lunghi ed estenuanti.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><br />
Il Senatore Pillon attacca la sinistra perché opponendosi alla delibera antepone l’ideologia alla tutela della salute: ci duole dover ricordare che sono stati impiegati ben otto anni per rendere effettiva la somministrazione in Day Hospital della RU, tra vari giochi e mediazioni politiche sulla pelle delle donne. Solo grazie alle pressioni delle organizzazioni femministe e laiche, delle professioniste pro choice, di una società civile consapevole e libera, si è raggiunto questo risultato nel 2018, nonostante si siano succeduti due governi della Regione a maggioranza di centro sinistra e guidati da due donne.<br />
</span><span class="text_exposed_show">Ricordiamo qui u<a href="http://www.noidonne.org/…/ru486-in-umbria-no-purtroppo-a-di…">n intervento di Marina Toschi</a> a tal proposito.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><br />
Pillon banchetta sui corpi delle donne, è ora di avvelenare questo banchetto.</span></p>
<p><strong>Silvia Menecali</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/colpiti-i-diritti-delle-donne-pillon-esulta.html/silvia-bn" rel="attachment wp-att-17257"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-17257" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-770x1024.jpg" alt="" width="203" height="270" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-770x1024.jpg 770w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-226x300.jpg 226w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-768x1021.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn-120x160.jpg 120w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/Silvia-bn.jpg 989w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Tutti, ma proprio tutti, i fanatismi contro il corpo e l&#8217;autodeterminazione della donna</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/tutti-ma-proprio-tutti-i-fanatismi-contro-il-corpo-e-lautodeterminazione-della-donna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 15:37:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[annamaria arlotta]]></category>
		<category><![CDATA[corpo delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità sessista]]></category>
		<category><![CDATA[terni horror fest]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Della follia islamica misogina nei paesi dove vige la sharja si parla regolarmente ovunque, inutile continuare a sottolinearlo. Non si parla invece dell&#8217;islam illuminato dei Kurdi dove le combattenti che combattono l&#8217;Isis si definiscono islamiche, ma non affrontiamo qui il discorso. Così come non sono una novità le idee omofobe, misogine e sessuofobe degli integralisti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/tutti-ma-proprio-tutti-i-fanatismi-contro-il-corpo-e-lautodeterminazione-della-donna.html/thf-2" rel="attachment wp-att-15432"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-15432" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-724x1024.jpg" alt="" width="464" height="656" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-724x1024.jpg 724w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-212x300.jpg 212w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-768x1086.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2-113x160.jpg 113w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/11/thf-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
<p>Della follia islamica misogina nei paesi dove vige la sharja si parla regolarmente ovunque, inutile continuare a sottolinearlo. Non si parla invece dell&#8217;islam illuminato dei Kurdi dove le combattenti che combattono l&#8217;Isis si definiscono islamiche, ma non affrontiamo qui il discorso.</p>
<p>Così come non sono una novità le idee omofobe, misogine e sessuofobe degli integralisti cattolici in Italia, paese in cui i loro peggiori esponenti (come Pillon o Fontana tanto per non far nomi ma solo i cognomi) vorrebbero riportare le lancette del nostro paese molto indietro.</p>
<p>Cerchiamo di evidenziare questa comunità d&#8217;intenti da anni, da quando all&#8217;inizio degli anni 2000 i talebani de noantri si rivolgevano con disprezzo alle iniziative laiche invitandoci ad andare a farle a Teheran o a Kabul. Dicevamo, evidentemente a ragione, che la loro altro non era che l&#8217;espressione di un invidia verso il potere dell&#8217;islam in quegli Stati.</p>
<p>Del resto, semmai a qualcuno servissero ulteriori prove per questa correlazione, arriva puntuale la notizia che a Novara (amministrazione a guida leghista) il nuovo regolamento della Polizia Urbana recita testualmente al punto 11: “<i>è vietato mostrarsi in pubblico in abiti che offendano il comune senso del pudore</i>”. Il fatto che questo implica <i>de facto</i> il ritorno della “buoncostume”, nonostante le penose giustificazioni dei politici locali, è evidente. <i>“Che roba, Contessa!” </i>ci verrebbe ironicamente da aggiungere, ma soprassediamo perché negli ultimi tempi abbiamo visto qualcosa di più curioso.</p>
<p>Impegnati come siamo a cercare di contrastare il fenomeno della “violenza maschilista” e le persistenti discriminazioni contro le donne dobbiamo prender atto che qualche attivista femminista si è perso o si è persa qualche pezzo per strada.</p>
<p>Arrivare ad attaccare, come ha fatto qualche giorno fa la <i>pasionaria</i> Annamaria Arlotta, il Terni Horror Fest perché una delle immagini scelte per la grafica di quest&#8217;anno ha il gravissimo torto di mostrare una bocca sensuale di donna da cui “esce” o “finisce” una strada e quindi pecca di “pubblicità sessista”, significa davvero aver perso il lume della ragione.</p>
<p>La <i>pasionaria</i> e i suoi seguaci che al suo richiamo si sono scatenati in commenti al vetriolo e insulti gratuiti contro il festival (ovviamente sulle pagine del festival in oggetto, altrimenti come farsi pubblicità gratuita?), in un&#8217;azione squadrista degna della migliore falange fascio-informatica, sostengono che non c&#8217;è differenza fra la pubblicità di un noto profumo che mostrava una donna a terra in balia di cinque uomini dall&#8217;aria minacciosa e mostrare una bocca sensuale che trascende la realtà. Perché dicono loro “<i>è comunque un&#8217;allusione sessuale</i>”.</p>
<p>A parte la vigliaccheria generale del loro comportamento ( ad esempio ignorare i messaggi privati che invitavano alla ragione e al confronto pacato ma poi riprenderli per attaccarli senza contraddittorio sulla loro pagina, slogan buoni per la pancia profusi a pioggia etc.) bisognerebbe che questi puritani di ritorno si mettano in mente dei punti fissi su cui una democrazia davvero laica da non può prescindere:</p>
<ul>
<li>Una foto o un&#8217;immagine, pubblicitaria, artistica o quel che sia non deve per forza piacere a tutti. Si può criticare, si può dire che è di pessimo gusto, si può dire che non si parteciperà mai a un festival che ha scelto un&#8217;immagine del genere come promozione. Ma a meno che non sia un messaggio di odio, o di diffamazione personale, non si può chiederne la rimozione. Altrimenti si innesca un vortice di richieste di censura in cui la laicità e la democrazia finiscono.</li>
<li>L&#8217;immagine che per la Arlotta e i suoi seguaci ha un così chiaro significato sessualmente invitante (evidentemente pensano solo a quello) per tutta la redazione del Terni Horror Fest era solo un omaggio a Twin Peaks (come tutta la grafica di quest&#8217;anno) e semmai un richiamo alla potenza delle dee pagane così potenti da distruggere o trascendere la realtà.</li>
<li>Anche ammesso che ci possa essere un richiamo sessuale accennato dalle labbra sensuali della modella che commettono il grave peccato di essere carnose e non esangui secondo la Arlotta (che gentilmente ci ha mandato in privato tutta una serie di “bocche aperte” che secondo il suo dotto parere di esperta si possono mostrare, poi alla semplice constatazione che quelle immagini da lei portate come esempio sarebbero comunque bastate a qualche uomo per masturbarsi ha troncato la discussione) la semplice domanda che ci poniamo è: e allora? Cosa vogliamo fare, vogliamo vietare qualunque “allusione sessuale”? Del sesso non si può più parlare? O per non avere “allusioni sessuali” le donne debbono essere mostrate solo in burqa? Ce lo spieghi la pasionaria, perché è facile volare altissimi&#8230; ma poi nel concreto uno deve anche spiegare cosa fare. Forse vuole essere nominata censore unico delle immagini pubblicitarie con donne? O forse non solo delle immagini pubblicitarie?</li>
<li>Infine ciò che manca nel discorso della Arlotta è la contestualizzazione del fatto. E&#8217; ovvio ed evidente che c&#8217;è un problema culturale (e sottolineiamo culturale) quando il sedere o il seno di una donna vengono mostrati per vendere una pasta abrasiva per auto, un gel isolante per la doccia o il nuovo insetticida. Ma se si è in un contesto in cui, in positivo o in negativo, “la donna” c&#8217;entra qual&#8217;è il problema? Ogni immagine con una donna è sessista? Allora ogni immagine con i neri è razzista? Ogni immagine con gli animali è specista? Davvero, di cosa stiamo parlando?</li>
</ul>
<p>Bisognerebbe davvero fare un <i>reload</i> degli insegnamenti della liberazione sessuale degli anni &#8217;60 e regolare definitivamente i conti con le fobie sessuofobiche, sia omofobe che misogine, ma anche con questi puritanesimi di ritorno ridicoli.</p>
<p>Ricominciamo magari con un concetto semplicissimo: il corpo della donna è della donna. Ma non di tutte le donne, il corpo della donna è di <u><b>quella</b></u> donna. Le altre donne non è che possono metterci bocca in quanto donne, altrimenti quella donna cambia solo padrone. Dal <u>suo uomo</u> padrone alla sua <i>pasionaria</i> di riferimento.</p>
<p>Quindi che all&#8217;Arlotta piaccia o non piaccia, se una donna decide di mostrare le sue foto anche con allusioni sessuali più o meno esplicite, che il resto del mondo Arlotta compresa, si faccia i cavoli propri, grazie. A meno che, <u>lo ribadiamo per i duri e le dure di comprendonio</u>, non si stia prestando a un messaggio di odio o di prevaricazione razziale.<br />
Ma altrimenti dove sta scritto che una donna in minigonna è una una donna oggetto? Ricominciamo con i centimetri della gonna? Con il sopra e sotto il ginocchio? O torniamo direttamente a sopra e sotto la caviglia? Ricominciamo con i funzionari Rai a scannarsi se 60 denari erano sufficienti per mostrare le gambe delle Kessler oppure no?<br />
Insomma, la liberazione sessuale che il 1968 ha insegnato, la vogliamo accettare o vogliamo fare come i <i>talebani de noantri </i>che dividono ancora il mondo in rosa e celeste?<br />
Non saremo andati avanti di molto se a decidere i denari delle calze o il rossetto che devono usare le modelle è l&#8217;Arlotta invece che Bernabei.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/tutti-ma-proprio-tutti-i-fanatismi-contro-il-corpo-e-lautodeterminazione-della-donna/">Tutti, ma proprio tutti, i fanatismi contro il corpo e l&#8217;autodeterminazione della donna</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Sessismo quotidiano</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/sessismo-quotidiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2016 20:25:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cinzia sciuto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da quando ho deciso di appuntarmi gli episodi di sessismo quotidiano per poi discuterli in questa sorta di “rubrica” ho messo in piedi una lista considerevolmente lunga&#8230; Trattandosi di episodi tratti dalla mia esperienza personale, è possibile che qualcuno si riconosca in quello che racconto: spero però che nessuno se la prenda, queste righe non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/sessismo-quotidiano.html/emanuele_pallozzi_2-2" rel="attachment wp-att-13690"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13690" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-1024x685.jpg" alt="Emanuele_Pallozzi_2" width="347" height="232" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-239x160.jpg 239w" sizes="auto, (max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a></div>
<div></div>
<div>Da quando ho deciso di appuntarmi gli episodi di sessismo quotidiano per poi discuterli in questa sorta di “rubrica” ho messo in piedi una lista considerevolmente lunga&#8230; Trattandosi di episodi tratti dalla mia esperienza personale, è possibile che qualcuno si riconosca in quello che racconto: spero però che nessuno se la prenda, queste righe non vogliono essere un dito puntato contro qualcuno, ma una sorta di autoanalisi collettiva spero utile perché ciascuno di noi si renda conto delle insidie nascoste talvolta nei dettagli.</div>
<div></div>
<div>Primo episodio. Ero in macchina con mio figlio, sei anni, pioveva leggermente. Incontrando alcune ragazze con l&#8217;ombrello, mio figlio esclama: “Oh, queste femmine che non vogliono bagnarsi!”. Come potete immaginare, sono rimasta di stucco. “Queste femmine” è la base di ogni sessismo, di ogni generalizzazione (esattamente come, simmetricamente, “questi maschi”), è un&#8217;espressione che noi non useremmo mai e non ho la minima idea di dove l&#8217;abbia potuta sentire (o meglio, un&#8217;idea ce l&#8217;ho ma non è rilevante). Nel momento stesso in cui mio figlio ha pronunciato quella frase, si è materializzato nella mia mente il meccanismo di formazione degli stereotipi. La generalizzazione e la chiusura degli individui in categorie è esattamente il primo passo. E dedurre dall&#8217;appartenenza a una categoria (quella delle femmine in questo caso) un comportamento (non vogliono bagnarsi) è il secondo. Anticipo subito che non accetto commenti del tipo “beh, però è un po&#8217; vero che&#8230;”. Non me ne importa niente di discutere della eventuale più o meno parziale verità degli stereotipi. <b>La pericolosità degli stereotipi di genere non sta nel fatto che siano necessariamente falsi, ma che preordinano il comportamento degli individui. </b>Per cui chi non si adegua al comportamento previsto, è automaticamente escluso dalla categoria (una femmina diventa un “maschiaccio”, un maschio una “femminuccia”).</div>
<div></div>
<div>Secondo episodio. Cena con gli inquilini del palazzo dove viviamo a Francoforte. Sono presenti, oltre a noi, una coppia di quarantenni in attesa del loro primo figlio, una coppia di sessantenni con i figli ormai grandi e una donna quarantacinquenne felicemente single. A un certo punto della serata, mentre parlavamo dei nostri figli, il sessantenne chiede alla single: “e tu? Senza figli?”. Ora, a parte la totale mancanza di tatto visto che non è che si fosse proprio amici, mi sono subito chiesta: avrebbe mai fatto questa domanda se si fosse trattato di un uomo? Io credo proprio di no. È purtroppo ancora molto diffusa – anche in Germania, dove l&#8217;immagine dominante della donna è molto tradizionalista – che la realizzazione della donna sia necessariamente nella famiglia e una donna single, senza partner fisso e senza figli dopo i quarant&#8217;anni è spesso compatita se non addirittura giudicata.</div>
<div></div>
<div>Il terzo non è un episodio specifico ma un&#8217;osservazione più generale. Mi capita, ahimè, abbastanza spesso di confrontarmi <i>obtorto collo</i> su questi temi con amici/colleghi “intellettuali di sinistra” che generalmente tendono a minimizzare ricorrendo, anche se non esplicitamente, alla trita e ritrita distinzione marxiana fra struttura e sovrastruttura. Ossia, il sessismo c&#8217;è ma è una discriminazione diciamo di secondo grado che si innesta su quella di primo grado che è quella di classe (o comunque determinata da fattori socioeconomici). Per cui insomma, non è che avete torto, ma abbiamo cose più importanti di cui occuparci e vedrete che, risolte le disuguaglianze economiche, anche quelle di genere magicamente spariranno. Questo approccio sottovaluta enormemente le capacità creative originarie degli apparati culturali. Linguaggio, tradizioni, immaginario collettivo, simboli, religioni hanno una loro capacità autonoma di incidere nella storia e, sebbene non siano ovviamente indipendenti dalle variabili socioeconimiche, non ne sono neanche una mera emanazione. A voler essere maliziosa, spesso ho la sensazione che minimizzare il peso che i comportamenti quotidiani hanno nella costruzione delle relazioni e degli stereotipi di genere sia la <b>via intellettuale al sessismo.</b> “Compagni nella lotta, fascisti a letto” gridavano le vecchie femministe degli anni Settanta, proprio a sottolineare come anche nelle fila di coloro che lottavano contro le disuguaglianze sociali sulla base di una specifica formazione intellettuale e politica, i rapporti fra i generi erano ancora dominati da dinamiche patriarcali che non venivano messe in discussione. E ho la sensazione che quello slogan continui ad avere senso anche oggi.</div>
<div></div>
<div><strong>Cinzia Sciuto</strong>  &#8211; dal suo blog personale Animabella</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/sessismo-quotidiano/">Sessismo quotidiano</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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