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	<title>clima Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>EVOLUTION DAY 2024</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/evoloution-day-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 10:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Sappiamo che qui a Terni durante le celebrazioni del Santo protettore del cioccolato e dei personaggi dei Peanuts ogni cosa passa in secondo piano. Ci mancherebbe altro, e se poi ci fosse qualcos&#8217;altro c&#8217;è Sanremo, ovvio. Però magari visto anche il fallimento del Green Deal europeo, messo al bando da chi pensa solo alle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div dir="auto">Sappiamo che qui a Terni durante le celebrazioni del Santo protettore del cioccolato e dei personaggi dei Peanuts ogni cosa passa in secondo piano. Ci mancherebbe altro, e se poi ci fosse qualcos&#8217;altro c&#8217;è Sanremo, ovvio.</div>
<div dir="auto">Però magari visto anche il fallimento del<strong> Green Deal europeo,</strong> messo al bando da chi pensa solo alle banche e ai pareggi di bilancio statali in nome dei quali si azzera ogni istruzione, ricerca, e sanità pubblica (salvo poi regalare miliardi a pioggia per fare altre grandi opere di grande cementificazione) e la precedente buffonata della <strong>Cop28 di Dubai</strong> (sic.) magari conoscere un poco quello che ci aspetta nei prossimi decenni potrebbe essere utile.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Passati i festeggiamenti potreste venire a dare un&#8217;occhiata, <strong>Sabato 24 febbraio ore 17.00 sala convegni Santaloci c/o Arpa Umbria via Carlo Alberto Dalla Chiesa 32 &#8211; Terni, </strong>all&#8217;Evolution Day di quest&#8217;anno. Anche perché mentre l&#8217;attività dei negazionisti dell&#8217;evoluzione biologica è stata negli ultimi anni come sospesa (del resto è chiaro ormai che lady Moratti ha comunque fatto danni molto più gravi di quelli che pensava la troppo ottimista Rita Levi Montalcini) per concentrarsi all&#8217;attacco alla scienza sotto forma di no-vax e negazionismo climatico.</div>
<div dir="auto">Il passaggio che abbiamo fatto da Darwin Day a Evolution Day nelle nostre intenzioni dovrebbe servire anche a questo, ad essere pronti ad ogni nuova forma di negazionismo strumentale, fatto per interesse o ignoranza.</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/02/evolution-24.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-28409" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/02/evolution-24.jpg" alt="" width="527" height="890" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/02/evolution-24.jpg 527w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/02/evolution-24-178x300.jpg 178w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/02/evolution-24-95x160.jpg 95w" sizes="(max-width: 527px) 100vw, 527px" /></a></p>
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		<title>La fine del potere tampone</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-fine-del-potere-tampone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2023 16:50:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
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		<category><![CDATA[clima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In chimica viene definita “soluzione tampone” o “sistema tampone” una soluzione acquosa di alcune sostanze che hanno il potere di opporsi alle variazioni di pH dovute all’aggiunta di acidi o basi. Di &#8220;tamponarle&#8221; per l&#8217;appunto; queste variazioni sarebbero molto maggiori se aggiunte a una soluzione acquosa priva di sistema tampone. Tralasciando tutti gli approfondimenti necessari [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In chimica viene definita “soluzione tampone” o “sistema tampone” una soluzione acquosa di alcune sostanze che hanno il potere di opporsi alle variazioni di pH dovute all’aggiunta di acidi o basi. Di &#8220;tamponarle&#8221; per l&#8217;appunto; queste variazioni sarebbero molto maggiori se aggiunte a una soluzione acquosa priva di sistema tampone.</p>
<p>Tralasciando tutti gli approfondimenti necessari a capire il fenomeno, si può semplificare al massimo il concetto in questo grafico di una<b> titolazione di un sistema tampone</b>. Nell’asse delle ascisse troviamo la quantità di acido aggiunta, in quello di ordinate i valori del pH a seguito dell’aggiunta.</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/07/TAMPONE.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26980" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/07/TAMPONE.jpg" alt="" width="496" height="448" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/07/TAMPONE.jpg 496w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/07/TAMPONE-300x271.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/07/TAMPONE-177x160.jpg 177w" sizes="(max-width: 496px) 100vw, 496px" /></a></p>
<p>La soluzione tampone qui mostrata è in grado di assicurare un pH stabile intorno al valore 9, se fossimo in presenza di soluzioni senza potere tampone il pH varierebbe sempre con la pendenza maggiore mostrata dal quadrato rosso.</p>
<p>Perché riteniamo questo concetto così importante? Perché i “meccanismi tampone” non sono solo un esercizio teorico o di laboratorio chimico, ma sono quelle che consentono l’<b>omeostasi</b> in tutti i sistemi biologici; ovvero quei meccanismi che garantiscono di recuperare il proprio stato di equilibrio dopo una perturbazione di questo. <b>Sono meccanismi fondamentali per la vita</b>, animale o vegetale che sia, e non riguardano solo il pH ma per tutti i parametri fisiologici (temperatura corporea, saturazione dell’ossigeno nel sangue, sostituzione delle cellule morte, riparazione dei danni epiteliali e così via).</p>
<p>Ma il meccanismo di omeostasi va oltre gli organismi viventi, riguarda anche gli ecosistemi stessi. Ricordate quando durante il lockdown per la Covid ci meravigliamo di veder tornare l’acqua dei canali di Venezia limpida? Semplicemente il meccanismo di omeostasi di quel sistema si era messo in moto e in poco tempo aveva cancellato l’inquinamento dovuto alle attività industriali e antropiche ripristinando la situazione di partenza.</p>
<p>Era una buona notizia, il sistema funzionava ancora nonostante decenni di inquinamento. Ma per quanto forti e complessi siano questi sistemi hanno dei limiti e prima o poi questi vengono raggiunti se si persiste nella perturbazione.</p>
<p><b>Il riscaldamento globale per cause antropiche</b><sup>[</sup><sup>1</sup><sup>]</sup> in atto (a cui la “Sesta estinzione di massa” è inevitabilmente collegata) comincia oggi a mostrare i suoi effetti pratici, tutti perfettamente teorizzati e preannunciati almeno fin dal 1972, nel primo rapporto del Club di Roma sull’impatto ambientale dell’uomo; ma a dirla tutta anche uno dei padri fondatori della chimica,<b> Svante Arrhenius</b> (1859-1927) aveva preannunciato con estrema precisione gli effetti dell’aumento della CO<sub>2</sub> atmosferica sulla temperatura del pianeta.<sup>[</sup><sup>2</sup><sup>]</sup></p>
<p>Eventi climatici estremi <b>fra desertificazione e tornad</b><b>o</b>, innalzamento del livello del mare, profughi climatici sempre più numerosi, esaurimento dell’acqua dolce per lo scioglimento dei ghiacciai, migrazioni di specie animali in zone non consuete con conseguenti conflitti con le specie autoctone, cambiamento delle culture vegetali (i vigneti nei deserti ce ne sono pochini), eccetera eccetera.</p>
<p>Il problema è che se stiamo cominciando a vedere con i nostri occhi queste cose, significa che siamo già al punto in cui il sistema tampone non funziona più.<strong> Gli effetti del riscaldamento globale d&#8217;ora in poi saranno sempre più rapidi, improvvisi e imprevedibili. Esattamente come il crollo del pH in una titolazione di una soluzione acquosa che ha finito il suo potere tampone. </strong></p>
<p><strong><br />
</strong>I nostri governanti continuano a litigare sulle <strong>concessioni balneari</strong> quando probabilmente la mappa delle coste italiane fra pochi decenni sarà completamente da ridisegnare; continuano a promuovere il consumo di<strong> vini italiani</strong> che probabilmente presto sarà impossibile ottenere ancora nei nostri territori; continuano a parlare del prezzo della benzina mentre<b> per andare da Roma ad Ascoli con il treno ci vogliono 8 ore e </b>in venti anni non si è spostato un solo cartone di materiale non deperibile dal trasporto su gomma a quello su rotaia e<strong> i Tir continuano a devastare le nostre strade</strong> con morti per incidenti e a distruggere il manto stradale con il loro enorme peso (peraltro percorrendo almeno la metà dei viaggi completamente vuoti).</p>
<p>Nel frattempo però, gli stessi governanti, fanno arrestare gli attivisti di <strong>No Extinction/Ultima Generazione</strong> che hanno il grave torto, pensate un po’, di far perdere tempo agli automobilisti che devono correre a lavorare o a prendere l’aereo per la vacanza.</p>
<p><i>Ma v</i><i>a tutto bene madama la marchesa</i>, del resto anche per gli editori dei giornali progressisti (scusate il termine troppo ardito) il problema di questo paese sono i Lanzichenecchi nei treni &#8211; <i>che roba, contessa!</i> &#8211; e le testimonianze al congresso americano sugli Ufo (magari perché gli alieni si stanno preoccupando <b>per l’istituzione del reato universale sulla Gpa</b> e potrebbero decidere di invaderci, chissà!).</p>
<p>Al solito, sorridiamo amaramente. Però intanto la gente muore: 10 morti nell’alluvione delle Marche, 15 in quella dell’Emilia, almeno 3 nell’ultima in Lombardia e Veneto.</p>
<p><i>E cosa ci potrebbe fare il governo tu che fai polemica?</i></p>
<p>Alzare per precauzione l’argine di tutti fiumi e mettere a punto piani di evacuazione rapida nelle zone a rischio basandosi sugli studi idrogeologici lasciati da tempo nei cassetti. Ah già, anche fermare la cementificazione selvaggia.</p>
<p><i>Eh sì tu la fai facile, sei il solito tuttologo!</i></p>
<p>Già la colpa è nostra che facciamo i tuttologi, non di chi risponde di fronte ai morti di lavoro per il caldo eccessivi (muratori, asfaltatori, bikers) “Fatevi l’assicurazione!”.<br />
La colpa è nostra, finché ci limitiamo a sorridere amaramente.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a></p>
<p><span style="font-size: small;">[1] Come con i creazionisti e i no vax, abbiamo messo lo stop alla discussione con chi nega le evidenze scientifiche. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">[2] Svante Arrhenius, all’inizio del XX secolo aveva stilato il suo prospetto di aumento della temperatura del pianeta in funzione dell’anidride carbonica in atmosfera (peraltro corretto) poi si era reso conto che per ottenere quella concentrazione la popolazione sarebbe dovuta essere di oltre cinque miliardi di individui e lo aveva messo da parte come esercizio teorico… </span></p>
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		<title>Verso la sesta estinzione di massa?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/verso-la-sesta-estinzione-di-massa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2016 18:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/verso-la-sesta-estinzione-di-massa.html/dsc_7833" rel="attachment wp-att-13673"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13673" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-1024x685.jpg" alt="DSC_7833" width="605" height="405" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7833-239x160.jpg 239w" sizes="auto, (max-width: 605px) 100vw, 605px" /></a>La “defaunizzazione” del pianeta Grandi evoluzionisti ed esperti di bio diversità come Edward O. Wilson e Niles Eldredge lo avevano scritto vent’anni fa: considerando i ritmi vertiginosi della scomparsa delle specie indotti dalle attività umane negli ultimi secoli, la biosfera sta attraversando una “estinzione di massa”, cioè una catastrofe su scala globale. Per la precisione, la “Sesta Estinzione di Massa”, dato che nel lontano passato geologico se ne sono registrate almeno cinque, le cosiddette <i>Big Five</i>, grandi ecatombi causate da super eruzioni vulcaniche, da oscillazioni climatiche e cambiamenti nella composizione del l’atmosfera, da impatti di asteroidi sulla terra, o da un intreccio di questi fattori. L’ultima è quella che 65 milioni di anni fa spazzò via buona parte dei dinosauri (tranne uno sparuto drappello che si è poi evoluto negli uccelli) e quasi due terzi di tutti gli altri esseri viventi. Per velocità di impatto e mortalità (sostennero Wilson e colleghi) l’estinzione prodotta dall’uomo oggi non ha nulla da invidiare alle precedenti.</p>
<p>Nel 2011 un team internazionale di Berkeley, guidato da Anthony D. Barnosky, verifica le stime di estinzione, integra i dati paleontologici conquelli attuali, considera tutte le cautele del caso e giunge a una conclusione, alquanto preoccupante, pubblicata su <i>Nature</i>: la sesta estinzione di massa non è ancora in corso, ma ci manca poco e stiamo facendo di tutto per arrivarci. Il titolo dell’articolo su <i>Nature</i> è: <i>La sesta estinzione di massa è già arrivata?</i> [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota1" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">1</a>].</p>
<p>Nel luglio del 2014 un’ulteriore conferma è stata pubblicata su <i>Science</i> e ora le statistiche stanno diventando sempre più realistiche. Secondo i più raffinati calcoli del gruppo di Rodolfo Dirzo, del dipartimento di biologia di Stanford, gli impatti umani sulla biodiversità animale sono diventati oggi una forma di cambiamento ambientale globale che ben presto avrà ripercussioni sulla nostra salute.</p>
<p>Il nostro pianeta non è più lo stesso. L’analisi questa volta non riguarda solo la scomparsa di intere specie, ma anche gli andamenti locali delle popolazioni negli ultimi decenni. Più di trecento specie di vertebrati terrestri si sono estinte dal 1500 a oggi, altre centinaia sono in via di estinzione (circa un terzo del totale) e per tutte, mediamente, si assiste a un calo del 28% nelle popolazioni. Quasi tutti i grandi mammiferi hanno perso almeno la metà della loro specie. Va ancora peggio per gli invertebrati, due terzi dei quali hanno subito un declino del 45% negli ultimi quarant’anni. Gli insetti, per noi icona di diversità e di resistenza, si associano al crollo: un terzo sono in calo; farfalle e falene sono diminuite del 35%; per api e coleotteri va anche peggio [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota2" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">2</a>].</p>
<p>Perdiamo complessivamente ogni anno dalle 11.000 alle 58.000 specie, concentrate soprattutto nelle regioni tropicali (ciò che ha ricavato Edward O. Wilson nel 2003 è 30.000 specie l’anno, una media delle cifre sopra indicate [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota3" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">3</a>]). Si perde una specie ogni venti minuti. Estinguiamo specie che nemmeno abbiamo fatto in tempo a classificare.</p>
<p>Il raggelante termine tecnico coniato da Rodolfo Dirzo su Science è “defaunizzazione dell’Antropocene”: stiamo “de-faunando” il pianeta. Entra co sì nel gergo scientifico il nome finora informale proposto da Paul Crutzen nel 2002 di Antropocene, dato all’epoca “geologica” attuale in cui una specie sola, <i>Homo sapiens</i>, è riuscita in una manciata di secoli ad alterare la composizione gassosa dell’atmosfera e a trasformare la superficie del pianeta [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota4" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">4</a>]. Questa storia di scienza, e di previsioni pessimistiche troppo a lungo ignorate o rimosse, è adesso raccontata in modo appassionante dalla giornalista del <i>New Yorker</i>Elizabeth Kolbert in <i>La sesta estinzione. Una storia innaturale</i>, che ha vinto nel 2015 il premio Pulitzer per la saggistica [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota5" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">5</a>].</p>
<p>Con un certo ritardo, il tema è finalmente finito in prima pagina nel campo della scienza. Dalle specie più carismatiche, come leoni, rinoceronti, scimmioni ed elefanti (la cui estinzione procede a ritmi preoccupanti) alle rane di piccola dimensione (gli anfibi sono ancora più suscettibili, con il 41% di specie a rischio) la perdita totale di specie animali altera la struttura e la funzione degli ecosistemi su cui è basato il nostro benessere. Dal momento che non paghiamo i servizi offerti dall’ecosistema, siamo spesso inconsapevoli dei costi reali per mantenerli. Con la scomparsa di migliaia di specie ogni anno, gli ecosistemi stanno diventando sempre meno efficienti nell’assicurare servizi come la depurazione delle acque, il ciclo dei nutrienti e la manutenzione del terreno. La variabilità genetica delle popolazioni e delle specie è il motore dell’evoluzione, un’assicurazione gratuita contro le malattie e gli attacchi da agenti patogeni. Nell’Antropocene si sta perdendo la diversità genetica [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota6" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">6</a>]: interventi <i>a posteriori</i> potrebbero essere molto più costosi. Ad esempio, il 75% delle colture alimentari mondiali dipendono dagli impollinatori. L’estinzione di popolazioni di pipistrelli, predatori naturali di parassiti, potrebbe causare un ingente danno economico. Siamo commossi per l’estinzione delle tigri, dei rinoceronti e dei panda, ma è la crisi silenziosa degli invertebrati e della microfauna invisibile che ci dovrebbe preoccupare di più.</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/verso-la-sesta-estinzione-di-massa.html/dsc_7847" rel="attachment wp-att-13674"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13674" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-1024x685.jpg" alt="DSC_7847" width="594" height="397" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_7847-239x160.jpg 239w" sizes="auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
<h3>Un catastrofico <i>Homo Sapiens</i></h3>
<p>Abbiamo concentrato le nostre preoccupazioni sugli effetti dell’estinzione, ma per quanto riguarda le cause?</p>
<p>Seguendo il modello del team di Gerta Keller di Princeton [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota7" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">7</a>] riguardo i mol teplici fattori convergenti che causarono l’estinzione alla fine del Cretaceo, una teoria per le estinzioni di massa si basa sull’idea che questi eventi macroevolutivi potrebbero essere non prodotti da una sola causa catastrofica, ma da un <i>mix</i>di condizioni diverse e simultanee. Secondo tali modelli [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota8" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">8</a>] un’estinzione di massa avviene quando vi è una sinergia tra eventi non usuali. Principalmente i parametri sono: (1) accelerazione del cambiamento climatico; (2) alterazioni della composizione atmosferica; (3) fattori di stress ad alta intensità; (4) feedback positivi tra i primi tre.</p>
<p>È possibile applicare tale modello all’impatto che le attività umane hanno sulla biodiversità? Secondo Barnosky e i suoi colleghi la situazione attuale si adatta alla seguente descrizione: (I) dinamiche accelerate relative al clima? <span class="caps">SÌ</span>, in corso; (<span class="caps">II</span>) cambiamenti della composizione atmosferica? <span class="caps">SÌ</span>, in corso; (<span class="caps">III</span>) fattori di stress ad alta intensità? <span class="caps">SÌ</span>, le attività umane da molto tempo; (<span class="caps">IV</span>) feedback positivi tra i primi tre? <span class="caps">SÌ</span>, nella prima fase.</p>
<p>Ma quali sono le cause remote che hanno dato a <i>Homo sapiens</i> il potere di innescare un cambiamento geologico e ambientale? Si tratta di una vecchia storia. Quando i cacciatori paleolitici sono entrati nelle Americhe, in Australia e nelle Isole del Pacifico, è stato provato – anche se permangono dubbi sul possibile ruolo di oscillazioni climatiche concomitanti – che, entro pochi millenni dal loro arrivo, questi primi colonizzatori hanno estinto decine di grandi mammiferi e uccelli non volatori che vi abitavano. La documentazione archeologica mostra una serie di estinzioni regionali di massa di megafauna, dal mo mento che gli animali di queste regioni non erano abituati ai predatori umani e avevano un basso tasso di riproduzione che li rendeva particolarmente vulnerabili. L’impatto ambientale distruttivo della nostra specie è cominciato verso la fine del Pleistocene [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota9" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">9</a>]. Come si vede nelle documentazioni geologiche dei cambiamenti a lungo termine del clima e della composizione atmosferica, l’introduzione dell’agricoltura e del bestiame alla fine dell’ultima era glaciale è stato un grande evento e volutivo e ha accelerato i processi di e stinzione, insieme alla crescita dell’insediamento della popolazione umana in villaggi permanenti, in paesi e città. Siamo una specie invasiva: all’inizio le esplorazioni erano eseguite da piccole bande di cacciatori-raccoglitori; a questo ha fatto seguito l’espansione degli agricoltori e dei pastori, fino a ondate di migrazione umana. Oggi, dopo la rivoluzione industriale, il processo sta procedendo a un ritmo senza precedenti, creando una sorta di “natura addomesticata” [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota10" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">10</a>]. Secondo Niles Eldredge e Norman Myers [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota11" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">11</a>], questo racconto non rappresenta catastrofismo, ma realismo. Il modello <span class="caps">HIPPOC</span> Questa storia non rappresenta quindi una singola attività antropica che è la causa del destino avverso della biodiversità. Ha radici profonde nella storia umana. Attraverso un <i>mix</i> dei diversi comportamenti, con conseguenze variabili, abbiamo generato le condizioni per una crisi di estinzione globale.</p>
<p>Secondo il modello <span class="caps">HIPPO</span> proposto da Edward O. Wilson [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota12" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">12</a>] e qui aggiornato (<span class="caps">HIPPOC</span>), l’impatto umano sulla biodiversità è dovuto a una convergenza di diversi fattori interagenti:</p>
<ul>
<li>H (<i>Habitat</i>): frammentazione degli habitat e alterazione delle relazioni specie-aree (ad esempio la deforestazione, la conversione in pascolo e le coltivazioni intensive, le attività estrattive);</li>
<li>I (<i>Invasive</i>): specie invasive e diffusione di nuovi agenti patogeni (il rimescolamento intercontinentale di specie esotiche causate dai viaggi e dal commercio ha prodotto estinzioni di massa su scala locale per intere regioni, nonché nelle isole e negli arcipelaghi);</li>
<li>P (<i>Population</i>): crescita della popolazione e di macro-agglomerati urbani (produzione di barriere e limitazioni alla dispersione di animali e piante);</li>
<li>P (<i>Pollution</i>): inquinamento (agricoloindustriale, inquinamento chimico di acqua e aria);</li>
<li>O (<i>Over exploitation</i>): eccessivo sfruttamento delle risorse biologiche dovuto alla pesca e alla caccia eccessiva;</li>
<li>C (<i>Climate change</i>): cambiamento climatico, inizialmente caratterizzato soltanto nelle stime grezze, ma con i modelli attuali, tra cui il riscaldamento climatico e la crescente evidenza di disallineamenti ecologici nei cicli stagionali d i specie (per lo più uccelli migratori a lunga distanza), specie polari in via di estinzione, la ristrutturazione di comunità ecologiche in foreste tropicali, e gli effetti globali allarmanti innescati dall’acidificazione degli oceani (per lo più nelle barriere coralline). Inoltre, dovremmo considerare le interazioni non lineari tra le sei forze (ad esempio, la frammentazione del territorio e del riscaldamento globale nelle foreste tropicali; devastanti effetti sinergici di inquinamento, sovrasfruttamento e dei cambiamenti climatici sulle barriere coralline). Questo rapporto senza precedenti tra specie globalmente invasive e la biosfera genera un <i>gap</i> evolutivo: i tassi di evoluzione biologica (cioè spostamenti biogeografici, adattamenti alle diverse temperature, ecc.) sono nella media dieci volte più lenti rispetto ai tassi di variazione antropica. In questo modo i soliti processi di recupero ecologico vengono alterati.</li>
</ul>
<h3>L’ironia della storia naturale</h3>
<p>Non c’è nulla di insolito nelle estinzioni. Esse fanno parte della storia naturale. La stragrande maggioranza delle specie del mondo si sono estinte. Ciò che oggi è senza precedenti è il ruolo di una specie nel causare la Sesta Estinzione di massa, la più veloce di tutti i tempi. Emerge un paradosso filosofico: <i>Homo sapiens</i>, discendente da estinzioni di massa di altre specie (soprattutto dei grandi rettili, la cui scomparsa 66-65 milioni di anni fa ha aperto la strada alla radiazione adattativa dei mammiferi), ora è l’agente di un’estinzione di massa speciale. La triste ironia della storia è che i nostri sforzi per rallentare o fermare la sesta estinzione di massa potrebbero non essere sufficienti. Secondo Butchart et al. [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota13" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">13</a>], uno dei risultati della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica è il moltiplicarsi con successo delle iniziative locali di conservazione. Ciò non è tuttavia sufficiente ad invertire le tendenze generali di distruzione dell’<i>habitat</i>. Il confronto è disarmante: gli indicatori generali delle azioni di tutela ambientale sono moderatamente positivi; quelli che misurano la salute degli ecosistemi sono, invece, tutti negativi. Non siamo ancora in grado di vedere gli effetti delle nostre buone pratiche. Anche se siamo così miopi da mettere in pericolo le condizioni della nostra permanenza sul pianeta, alcuni modelli scientifici ci dicono che la vita andrà avanti comunque in altre forme [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota14" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">14</a>], probabilmente a vantaggio delle specie più opportuniste, come i ratti [<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/#nota15" data-smart-underline-link-background-position="90" data-smart-underline-link-color="rgb(34, 34, 34)" data-smart-underline-link-always="">15</a>].</p>
<p>Infatti, non appena si sia estinta la razza umana, potrebbe sbocciare sulla Terra una cornucopia di nuovi esperimenti di vita. Da una prospettiva evoluzionistica, l’estinzione dell’Antropocene è una minaccia non per la biodiversità in sé, ma per le condizioni ecologiche che attualmente permettono la sopravvivenza umana. La fine della nostra specie rappresenterebbe solo un altro nuovo inizio. Così, da un punto di vista filosofico, la sesta estinzione di massa è un avvertimento antropologico sulla contingenza della vita e la fragilità della nostra storia come ominidi.</p>
<p>Il paradosso dell’<i>Homo sapiens</i>, come causa della sesta estinzione di massa, è difficile da risolvere per due motivi: uno politico, cioè la mancanza di coordinamento internazionale; e l’altro psicologico, cioè la mancanza di capacità di previsione. Una singola nazione può fare ben poco se le altre non collaborano. Le dinamiche ecologiche non rispettano la stretta tempistica delle campagne elettorali e le leggi della popolarità, possono quindi improvvisamente venire meno i servizi forniti dall’ecosistema.</p>
<p>Realizzare una buona pratica di conservazione oggi porterà i suoi frutti tra almeno un paio di generazioni. Certo, non è facile investire soldi e prendere un impegno etico a favore di qualcuno che ancora non esiste, ma dobbiamo armarci di fantasia e cercare di farlo. Dopotutto, potrebbe essere un modo intelligente per marcare ciò che ci differenzia dai dinosauri.</p>
<p>Telmo Pievani &#8211; (<a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/106/verso-sesta-estinzione-massa/">preso dal sito dell&#8217; UAAR e condiviso tramite le regole del Creative Commons</a>)</p>
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<p><b>Note</b></p>
<p>[<a id="nota1"></a>1] Barnosky A. et al., <i>Has the Earth’s sixth mass extinction already arrived?</i>, in <i>Nature</i>, 471, 2011, pp. 51-57.</p>
<p>[<a id="nota2"></a>2] Dirzo R. et al., <i>Defaunation in the Anthropocene</i>, in <i>Science</i>, 345, 2014, pp. 401-406.</p>
<p>[<a id="nota3"></a>3] Wilson E.O., <i>The future of life</i>, Vintage, New York 2003.</p>
<p>[<a id="nota4"></a>4] Crutzen P.J., <i>Geology of Mankind</i>, in <i>Nature</i>, 415, 2002, p. 23.</p>
<p>[<a id="nota5"></a>5] Kolbert E., <i>The sixth extinction. An unnatural history</i>, Henry Holt <span class="amp">&amp;</span> C., New York 2014 (trad. it. <i>La sesta estinzione. Una storia innaturale</i>, Neri Pozza, 2014).</p>
<p>[<a id="nota6"></a>6] Novacek M.J., <i>The biodiversity crisis: losing what counts</i>, The New Press, New York 2001.</p>
<p>[<a id="nota7"></a>7] Keller G., <i>Cretaceous climate, volcanism, impacts, and biotic effects</i>, in Cretaceous Research, 29, 2008, pp. 754-771.</p>
<p>[<a id="nota8"></a>8] Ward P.D., <i>Rivers in time. The search for clues to Earth’s mass extinction</i>, Columbia University Press, New York, 2000; Archibald <span class="caps">J.D.</span> et al., Cretaceous extinction: multiple causes, in <i>Science</i>, 328, 2010.</p>
<p>[<a id="nota9"></a>9] Cavalli Sforza L.L., Pievani T., <i>Homo sapiens. La grande storia della diversità umana</i>, Codice, Torino 2012.</p>
<p>[<a id="nota10"></a>10] Kareiva P., Watts S., McDonald R. et al., <i>Domesticated nature: shaping landscapes and ecosystems for human welfare</i>, in Science, 316, 2007, pp. 1866-1869.</p>
<p>[<a id="nota11"></a>11] Eldredge N., <i>Life in the balance</i>, Princeton University Press, Princeton (<span class="caps">NJ</span>) 1998.</p>
<p>[<a id="nota12"></a>12] Wilson E.O., <i>The diversity of life</i>, Harvard University Press, Cambridge (<span class="caps">MA</span>) 2010.</p>
<p>[<a id="nota13"></a>13] Butchart <span class="caps">S.H.M.</span> et al., <i>Global Biodiversity: indicators of recent declines, in Science</i>, 328, 2010, pp. 1164-1168.</p>
<p>[<a id="nota14"></a>14] Weisman A., <i>The world without us</i>, Picator, London 2008.</p>
<p>[<a id="nota15"></a>15] Zalasiewicz J., <i>The Earth after us: what legacy will humans leave in the rocks?</i>, Oxford University Press, Oxford 2008.</p>
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