{"id":699,"date":"2005-10-24T21:32:51","date_gmt":"2005-10-24T21:32:51","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-01-26T10:12:00","modified_gmt":"2011-01-26T10:12:00","slug":"un-filosofo-cattolico-fa-lapologia-del-relativismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/un-filosofo-cattolico-fa-lapologia-del-relativismo\/","title":{"rendered":"Un filosofo cattolico fa l&#8217;apologia del relativismo"},"content":{"rendered":"<p>* Sandro Magister su <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/\">www.chiesa<\/a><\/p>\n<p>\u00c8 Dario Antiseri. Espone le sue tesi sulla rivista ufficiale dell&#39;Universit\u00e0 Cattolica di Milano. E critica a fondo le posizioni di Benedetto XVI su relativismo, nichilismo e legge naturale.<a href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/\" target=\"_blank\"><br \/><\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>* Dario Antiseri<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/dettaglio.jsp?id=41533\" target=\"_blank\">Una spia a servizio dell&#39;Altissimo<br \/><\/a><br \/>Nella disputa sul relativismo c&#39;\u00e8 bisogno urgente di maggior cautela. Il pluralismo delle concezioni etiche, delle visioni filosofiche del mondo e delle fedi religiose \u00e8 un innegabile dato di fatto. Di fronte a siffatta realt\u00e0 c&#39;\u00e8 chi afferma che un sistema etico vale l&#39;altro, che tutti i sistemi etici sono uguali, che niente vale, e cio\u00e8 che nessun valore vale davvero. E questo \u00e8 il relativismo che oggi \u00e8 sotto accusa ed \u00e8 oggetto di rifiuto.<\/p>\n<p>Ma questa concezione del relativismo, questo &quot;lasciarsi portare qua e l\u00e0 da qualsiasi vento di dottrina&quot; &#8211; per usare un&#39;espressione di denuncia dell&#39;allora cardinale Joseph Ratzinger &#8211; non coglie il punto di fondo del pluralismo, in quanto la prima cosa che emerge dal pluralismo delle concezioni etiche \u00e8 che queste non sono affatto tutte uguali, quanto piuttosto sono tutte diverse. &quot;Ama il prossimo tuo come te stesso&quot; \u00e8 cosa ben diversa dall&#39;imperativo: &quot;occhio per occhio, dente per dente&quot;.<\/p>\n<p>Stabilito, per\u00f2, che le concezioni etiche sono diverse, l&#39;ulteriore e inevitabile domanda \u00e8 la seguente: abbiamo a disposizione un criterio razionale, valido per tutti, per decidere quale etica sia migliore in quanto razionalmente fondata?<\/p>\n<p>Ebbene, un interrogativo del genere, nucleo di ogni teoria dell&#39;etica, non pu\u00f2 ricevere una risposta positiva, se regge la &quot;legge di Hume&quot;. La legge di Hume ci dice che dalle descrizioni non sono logicamente derivabili prescrizioni, con la conseguenza che i valori di fondo di un sistema etico, i principi etici fondamentali, risultano fondati, in ultima analisi, sulle scelte di coscienza di ogni singola persona e non su argomentazioni di natura razionale.<\/p>\n<p>Certo, esistono scelte ad occhi chiusi e scelte ad occhi aperti, e queste ultime sono quelle scelte che si fanno ponendo attenzione continua alle conseguenze dei principi abbracciati. Ma l&#39;accettazione delle conseguenze \u00e8 anch&#39;essa oggetto di scelta. In questo senso, la legge di Hume \u00e8 la base logica della libert\u00e0 di coscienza.<\/p>\n<p>Esistono spiegazioni e previsioni scientifiche, ma non esistono spiegazioni e previsioni etiche. Da tutta la scienza non possiamo estrarre un grammo di morale. La scelta dei valori supremi &#8211; quei valori per i quali si pu\u00f2 vivere o morire &#8211; trova la sua base non nella scienza, ma nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. Scelta, dunque libert\u00e0. Libert\u00e0, dunque responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 falso, pertanto, sostenere che tutte le etiche sono uguali. Ma non si pu\u00f2 dar torto a quanti affermano che i valori supremi non sono n\u00e9 teoremi dimostrati n\u00e9 assiomi autoevidenti e autofondantisi.<\/p>\n<p>E allora, se per relativismo si intende la non fondabilit\u00e0 razionale di differenti sistemi etici, il relativismo \u00e8 forse evitabile?<\/p>\n<p>\u00c8 possibile la societ\u00e0 aperta, una societ\u00e0 democratica, l\u00e0 dove ci si arroga il diritto di essere in possesso di una verit\u00e0 assoluta e di valori esclusivi?<\/p>\n<p>Il primo e fondamentale bene comune sono le regole della convivenza. La societ\u00e0 aperta descritta da Karl Popper \u00e8 fatta appunto di quelle regole che permettono la convivenza del maggior numero possibile di idee e di ideali diversi e magari contrastanti; ed \u00e8 chiusa solo agli intolleranti. E l&#39;intollerante \u00e8 colui che presume di sapere in che cosa consiste il vero bene, di essere in possesso di quel bene assoluto che egli si sente legittimato ad imporre ai suoi simili, magari con lacrime e sangue.<\/p>\n<p>Chiedo &#8211; e lo chiedo soprattutto agli amici cattolici: \u00e8 nel torto Popper?<\/p>\n<p>Hans Kelsen ha scritto che &quot;la causa della democrazia risulta disperata se si parte dall&#39;idea che sia possibile la conoscenza della verit\u00e0 assoluta, la comprensione di valori assoluti&quot;. Invece, colui il quale &quot;ritiene inaccessibili alla conoscenza umana la verit\u00e0 assoluta e i valori assoluti non deve considerare come possibile soltanto la propria opinione, ma anche l&#39;opinione altrui. Perci\u00f2 il relativismo \u00e8 quella concezione del mondo che l&#39;idea democratica suppone&quot;.<\/p>\n<p>Chiedo se Kelsen sia nel torto. E chiedo se sia possibile accettare il pluralismo senza accettare quella forma di relativismo intesa come non fondabilit\u00e0 razionale dei diversi sistemi etici.<\/p>\n<p>Di fronte ad una simile posizione si straccia le vesti tutta una turba di anti-relativisti, che sempre pi\u00f9 s&#39;ingrossa. In ogni caso, vorrei rivolgere un&#39;altra domanda a quegli amici cattolici i quali si affannano a dimostrare con il solo aiuto della ragione, al di fuori dell&#39;annuncio di fede, la validit\u00e0 di valori supremi.<\/p>\n<p>A questi amici chiedo: un cristiano che pensa di poter conoscere e fondare razionalmente principi etici assoluti non \u00e8 forse caduto nella tentazione del serpente &quot;eritis sicut dei cognoscentes bonum et malum&quot;?<\/p>\n<p>Cos\u00ec, tanto per esemplificare, l&#39;idea di persona sacra e inviolabile sin dal concepimento \u00e8 un messaggio religioso o \u00e8 l&#39;esito di qualche ragionamento filosofico?<\/p>\n<p>Per un cristiano, ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male lo stabilisce il Vangelo o la ragione umana? E se lo stabilisse la ragione umana, non dovremmo allora dare ragione ai sostenitori della &quot;dea ragione&quot;, per i quali &quot;mestier non era parturir Maria&quot;?<\/p>\n<p>Per un cristiano solo Dio \u00e8 assoluto, per cui tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano non pu\u00f2 essere che storico, contestabile, relativo.<\/p>\n<p>Il cristiano, pena la sua metamorfosi in idolatra, pu\u00f2 predicare l&#39;assolutezza di qualche cosa umana, comprese le proposte etiche?<\/p>\n<p>Scrive Blaise Pascal in uno dei suoi &quot;Pensieri&quot;, il 300: &quot;Ho trascorso molto tempo della mia vita credendo che ci fosse una giustizia; e non mi ingannavo, dacch\u00e9 ce n&#39;\u00e8 una, secondo a Dio piacque di rivelarcela. Ma non la intendevo cos\u00ec, e in ci\u00f2 mi sbagliavo: perch\u00e9 credevo che la nostra giustizia fosse per essenza giusta e mi stimavo capace di conoscerla e di giudicarne. Sennonch\u00e9 mi sono trovato tante volte senza un retto criterio di giudizio che, alla fine, ho preso a diffidare di me e poi degli altri. Ho veduto tutti i paesi e gli uomini cambiare; e cos\u00ec, dopo molti cambiamenti di giudizio nei confronti della vera giustizia, mi sono convinto che la nostra natura non \u00e8 se non continuo mutamento, e da allora non ho pi\u00f9 mutato [giudizio]. E se mutassi ancora, confermerei con ci\u00f2 la mia opinione&quot;.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8, dunque, la giustizia? Pascal parte dalla presunzione che sia possibile venire a capo di questo problema; parte cio\u00e8 dall&#39;idea che sia possibile sapere in che cosa consista la giustizia e di darne ragioni valide per tutti. Ben presto, per\u00f2, dovr\u00e0 arrendersi: il problema non \u00e8 razionalmente risolvibile. E si chiede e chiede: su che cosa fonder\u00e0 l&#39;uomo &quot;l&#39;economia del mondo&quot;, cio\u00e8 l&#39;ordinamento civile e sociale? Lo fonder\u00e0 &quot;sul capriccio del singolo? Quale confusione! Sulla giustizia? La ignora&quot;. Non \u00e8 giustizia l&#39;arbitrio del singolo. Volgiamoci, allora, ad una giustizia universale &#8211; ma in che cosa consister\u00e0 tale giustizia universale? \u00c8 essa alla portata della mente umana? L&#39;uomo \u00e8 in grado di conoscerla? No, risponde Pascal a questo nevralgico e perenne interrogativo: l&#39;uomo non conosce la vera giustizia, poich\u00e9 &quot;se la conoscesse egli non avrebbe certo stabilita questa massima, la pi\u00f9 generale tra quante han corso tra gli uomini: ognuno si attenga alle costumanze del proprio paese&quot;. Una massima, questa, che Pascal riprende da quel saggio ed equilibrato conoscitore dell&#39;uomo che \u00e8 stato Michel de Montaigne (&quot;Saggi&quot;, I, XXII).<\/p>\n<p>Non possediamo un criterio razionale per decidere cosa sia giusto e cosa sia ingiusto. E quel che vale per la giustizia, vale anche nel campo del bene e della virt\u00f9. La ricerca di un &quot;fundamentum inconcussum rationale&quot; \u00e8 destinata, ad avviso di Pascal, a naufragare. L&#39;umana ragione non \u00e8 capace di fondare in modo univoco e incontrovertibile i valori, e la morale non trova il suo porto nella ragione. Lo trova nella fede, nel Dio dei cristiani. &quot;La vera religione c&#39;insegna i nostri doveri&quot;. La vera giustizia \u00e8 quella &quot;secondo a Dio piacque di rivelarcela&quot;. Solo Dio \u00e8 &quot;il vero bene&quot; dell&#39;uomo. In fondo, tutti i nostri &quot;lumi&quot; potranno solo farci conoscere che in noi non troveremo &quot;n\u00e9 la verit\u00e0 n\u00e9 il bene&quot;. In breve, &quot;senza la fede l&#39;uomo non pu\u00f2 conoscere n\u00e9 il suo vero bene n\u00e9 la giustizia&quot;. E la fede cristiana &#8211; dono da parte di Dio e scelta da parte dell&#39;uomo &#8211; \u00e8 una fede che va predicata, proposta e testimoniata, e non imposta. E se Pascal ha ragione, la presunzione di sapere, di conoscere, al di fuori della Sacra Rivelazione, che cosa sia il vero bene, non \u00e8 forse una presunzione anticristiana?<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Anche sul &quot;nichilismo&quot; c&#39;\u00e8 bisogno di una discussione razionale. Ci sono accezioni del concetto di nichilismo sicuramente insostenibili, inaccettabili e disumane. Ma ce ne sono altre sostenibili e umane, molto umane.<\/p>\n<p>Per esempio, se per nichilismo si intende &#8211; e questa ne \u00e8 una accezione diffusa e argomentabile &#8211; l&#39;impossibilit\u00e0 da parte dell&#39;uomo di costruire un senso assoluto della vita dei singoli e dell&#39;intera storia umana; se nichilismo, in altri termini, significa un &quot;nihil&quot;, un niente di senso assoluto costruito con mani umane, allora il nichilismo \u00e8 una concezione razionalmente sostenibile e umanamente ricca: sorgente di tolleranza e insieme riconquista dello spazio del sacro.<\/p>\n<p>Sorgente di tolleranza, anzitutto, poich\u00e9 fonte di intolleranza e di immani tragedie si sono rivelate, invece, tante verit\u00e0 presunte assolute alle quali sono appesi milioni e milioni di morti. Dietro ad ogni totalitarismo si annida sempre la presunzione fatale di verit\u00e0 totali e definitive e di valori esclusivi. Metafisiche della razza eletta o della classe destinata a redimere il mondo intero hanno inzuppato la terra di sangue innocente. Schiere di intellettuali &#8211; tutt&#39;altro che nichilisti &#8211; hanno difeso quelle verit\u00e0 stando alle quali il male assoluto si annidava, per esempio, nell&#39;altra razza, nella nazione al di l\u00e0 del confine, nella classe borghese o nei fedeli di un&#39;altra fede. Non pochi dei neofondamentalisti che oggi si scagliano contro il relativismo e il nichilismo &#8211; mali assoluti dell&#39;Occidente &#8211; soltanto ieri erano abbarbicati come ostriche alla presunta verit\u00e0 assoluta del materialismo dialettico, che predicavano come &quot;concezione vera perch\u00e9 giusta&quot; dell&#39;ineluttabile senso della storia umana.<\/p>\n<p>E poi nichilismo come riconquista dello spazio del sacro. Se il nichilismo consiste nella consapevolezza dell&#39;impossibilit\u00e0 di costruire da parte dell&#39;uomo un senso assoluto della vita &#8211; un assoluto terrestre che poi, il pi\u00f9 delle volte, altro non \u00e8 che puntuale negazione dell&#39;assoluto trascendente &#8211; allora il nichilismo equivale alla ricostruzione razionale della possibilit\u00e0 della domanda religiosa.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non \u00e8 la scienza che nega lo spazio della fede. Questo spazio hanno preteso di cancellarlo filosofie &#8211; esiti di pensiero forte &#8211; nelle quali, con motivazioni differenti, si \u00e8 creduto di divinizzare l&#39;uomo ed eliminare Dio. Cos\u00ec, se per i materialisti la trascendenza \u00e8 illusione, per i positivisti Dio \u00e8 un&#39;ipotesi inutile e per gli idealisti &#8211; si pensi ad Hegel &#8211; le verit\u00e0 di fede non sono la rivelazione di Dio all&#39;uomo, quanto piuttosto rappresentazioni mitiche di cui va scoperto il nocciolo razionale. Per Marx le cose vanno ben oltre, in quanto &quot;la religione \u00e8 il sospiro della creatura oppressa, il cuore di un mondo spietato. Essa \u00e8 l&#39;oppio del popolo&quot;. E Freud vede nella religione &quot;una nevrosi ossessiva universale&quot;. Per l&#39;esistenzialismo ateo di Sartre, Merlau-Ponty o Camus, Dio \u00e8 se non altro inopportuno. E dopo gli esistenzialisti ecco i loro avversari, gli strutturalisti, i quali in nome di una &quot;ragione nascosta&quot; hanno preteso di cancellare ogni traccia di trascendenza. Alla domanda su che cosa sperare, Jacques Lacan ha risposto: &quot;Non si pu\u00f2 sperare assolutamente niente. Non vi \u00e8 alcuna specie di speranza&quot;. E cumuli di non-sensi sarebbero per i neopositivisti viennesi i concetti e le proposizioni che parlano di Dio, di anima immortale, di trascendenza, di provvidenza: non-sensi perch\u00e9 concetti e proposizioni inverificabili. Dice Carnap: &quot;N\u00e9 Iddio n\u00e9 alcun diavolo potranno mai darci una metafisica&quot;. E per Ayer gli asserti di fede, insieme alle teorie metafisiche, sono soltanto materiale per lo psicanalista.<\/p>\n<p>Queste ora accennate sono prospettive filosofiche che nel Novecento si sono configurate come la truppa d&#39;assalto contro la possibilit\u00e0 di credere in un Dio trascendente: assoluti terrestri quali negazioni dell&#39;assoluto trascendente; verit\u00e0 presunte definitive, propagate come indubitabili e incontrovertibili da intellettuali che erano decisi avversari del nichilismo e del relativismo.<\/p>\n<p>Ma se il Novecento si \u00e8 aperto con imponenti movimenti filosofici accomunati dall&#39;idea che &quot;homo homini deus est&quot; &#8211; come l&#39;idealismo, il positivismo, il marxismo &#8211; sempre il Novecento si \u00e8 chiuso con la lucida consapevolezza di una riconquistata contingenza: con una luce chiara sui limiti della ragione umana.<\/p>\n<p>Non \u00e8 la scienza a dirci quello che dobbiamo fare n\u00e9 ad insegnarci in che cosa possiamo sperare. \u00c8 per principio che la scienza non risponde alle domande per noi pi\u00f9 importanti. La &quot;sola cosa necessaria&quot; esula dalla ragione scientifica. E non \u00e8 possesso nemmeno della ragione filosofica: la filosofia non salva. Ma &quot;proprio perch\u00e9 le grandi risposte non sono alla portata della nostra mente, l&#39;uomo &#8211; \u00e8 il laico Norberto Bobbio a parlare &#8211; rimane un essere religioso, nonostante tutti i processi di demitizzazione, di secolarizzazione, tutte le affermazioni della morte di Dio, che caratterizzano l&#39;et\u00e0 moderna e ancor pi\u00f9 quella contemporanea&quot;.<\/p>\n<p>L&#39;uomo rimane un essere religioso non perch\u00e9 abbia a disposizione le grandi risposte, ma proprio perch\u00e9 queste non sono alla sua portata. Se l&#39;uomo fosse costruttore e padrone del &quot;senso&quot;, Dio sarebbe semplicemente un&#39;illusione inutile, inopportuna o addirittura dannosa. Ma cos\u00ec non \u00e8 &#8211; come gi\u00e0 posto in luce dalla tradizione dello &quot;scetticismo cristiano&quot; (Montaigne, Charron, Pascal, Huet), da quella del cattolicesimo kantiano (Reuss, Mutschelle), o anche dall&#39;esistenzialismo cristiano (da Kierkegaard a Marcel, a Pareyson).<\/p>\n<p>L&#39;uomo \u00e8 e rimane un mendicante di senso. \u00c8 questa una consapevolezza che riapre lo spazio della fede: consapevolezza che \u00e8 conseguenza immediata del nichilismo inteso, a sua volta, come consapevolezza della inconsistenza teorica delle grandi risposte, degli assoluti terrestri.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec, allora, che il nichilismo, in questa prospettiva, viene davvero a configurarsi come una spia a servizio dell&#39;Altissimo. Oltre ad essere un presupposto della tolleranza e quindi della democrazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Sandro Magister su www.chiesa \u00c8 Dario Antiseri. 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