{"id":303,"date":"2009-07-21T14:32:16","date_gmt":"2009-07-21T14:32:16","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-01-26T09:27:04","modified_gmt":"2011-01-26T09:27:04","slug":"credenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/credenze\/","title":{"rendered":"Credenze"},"content":{"rendered":"<p>&quot;<em>Credere<\/em>&quot; \u00e8 un verbo di vasta estensione, diffuso confusamente nel<br \/>\nlinguaggio comune senza restrizioni riferite a vincoli cognitivi.<br \/>\nAll&#39;origine delle nostre culture troviamo quasi sempre qualche divinit\u00e0<br \/>\ndepositaria di un messaggio oscuro e indecifrabile nel quale \u00e8 nascosto<br \/>\nil potere che dovrebbe garantire la nostra salvezza dai pericoli ai<br \/>\nquali la vita ci espone. Oppure il messaggio \u00e8 nascosto nell&#39;ordine e<br \/>\nnel disordine stesso delle cose del mondo, e del suo potere liberatorio<br \/>\ndovremmo essere partecipi nel fondo misterioso della nostra energia<br \/>\nvitale.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>&#160;&#160;&#160;&#160; Ma quando la rassicurazione depositata nelle nostre credenze viene messa alla prova da sofferenze e sventure imprevedibili e ingiustificate, cominciamo ad esercitare la capacit\u00e0 del <em>confronto<\/em> e scopriamo l&#39;<em>iniquit\u00e0 della giustizia<\/em> nella quale siamo cresciuti. Allora&#160; impariamo a porre vincoli cognitivi alla nostra capacit\u00e0 di &quot;<em>credere<\/em>&quot; e a mettere un po&#39; d&#39;ordine nelle nostre <em>comparazioni<\/em>, nella speranza di scoprire il motore nascosto che la sostiene e la alimenta. E presto ci troviamo di fronte a tre procedure: <em>le testimonianze<\/em> di coloro che ci hanno preceduto e hanno costruito le tradizioni che conservano la memoria delle origini; <em>gli accertamenti<\/em> sui documenti delle tradizioni e degli eventi nei quali \u00e8 depositato il messaggio della nostra liberazione e della nostra salvezza; <em>le argomentazioni<\/em> dei custodi della inviolabilit\u00e0 delle origini. Ma queste tre procedure di difesa delle credenze sono intricate e piene di insidie. <em>Le argomentazioni persuasorie<\/em> dipendono dalla scaltrezza degli emittenti e dall&#39;ingenuit\u00e0 dei riceventi. Gli accertamenti storici quasi sempre sono accessibili solo se confermano l&#39;inviolabilit\u00e0 delle tradizioni e delle origini.&#160; Le testimonianze &#8211; come nei processi in tribunale &#8211; sono credibili in base all&#39;onest\u00e0 mentale del testimone e alla sua capacit\u00e0 di spogliarsi della <em>rielaborazioni<\/em> dei propri ricordi: una procedura che richiede una dedizione ferrea all&#39;imparzialit\u00e0.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Cos\u00ec, alla fine, scopriamo che soltanto <em>le argomentazioni logiche<\/em> sono immuni dalla tendenziosit\u00e0. Come possiamo verificare in due semplici esempi, accessibili al senso comune: la somma di due numeri dispari d\u00e0 sempre come risultato un numero pari; la somma degli angoli interni di un triangolo d\u00e0 sempre come risultato 180\u00b0 gradi. Purtroppo dobbiamo concludere che le argomentazioni logiche producono <em>certezze intellettuali<\/em>, ma non <em>rassicurazioni<\/em> contro i pericoli della nostra vita; se intanto abbiamo scoperto che le credenze non appartengono all&#39;universo della logica, potremmo rassegnarci a considerarle provvisorie e relative all&#39;educazione che abbiamo ricevuto; nei confronti della quale siamo stati per lungo tempo impotenti.&#160; E dunque il segreto delle credenze sta nel &quot;<em><strong>Potere<\/strong><\/em>&quot;.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Del potere facciamo esperienza ingenua e spontanea fin dall&#39;infanzia quando esploriamo i nostri rapporti con coloro ai quali siamo affidati e con le cose che ci circondano. E presto avvertiamo forze che ci resistono. Dapprima non sappiamo distinguere il potere di coloro che ci allevano da quello imposto dalla natura&#160; delle cose, e solo col tempo siamo costretti ad accettare che quest&#39;ultimo \u00e8 pi\u00f9 forte&#160; non solo delle nostre&#160; preferenze&#160; e dei nostri desideri&#160; ma anche del potere degli adulti. Quando ci\u00f2 non accade ci troviamo avviati&#160; sulla strada dell&#39;infelicit\u00e0 oppure su quella della prepotenza. Ci ribelliamo vanamente e costruiamo un&#39;immagine del mondo che sogna l&#39;onnipotenza. Ma i pi\u00f9 vivono mediocremente senza imparare a cogliere le distinzioni che contano nel corso dell&#39;esistenza.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Nasciamo, cresciamo, operiamo e moriamo entro <em>rapporti asimmetrici&#160; e gerarchici<\/em>: figli di fronte ai genitori, bambini e adolescenti di fronte agli adulti, malati di fronte ai sani, vecchi di fronte a donne e uomini&#160; in et\u00e0 lavorativa, dilettanti di fronte a specialisti, venditori delle nostre attitudini e delle nostre competenze di fronte a signori dei mercati del lavoro induriti dalla concorrenza.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160;<strong><em> Ma la presa di coscienza retrograda di queste dipendenze arriva sempre in ritardo<\/em><\/strong>. Quando scopriamo i nostri desideri, le nostre preferenze&#160; sono gi\u00e0 state orientate. Quando scopriamo i nostri gusti, la nostra sensibilit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 stata educata. Quando scopriamo la nostra curiosit\u00e0, la nostra immaginazione \u00e8 gi\u00e0 stata sfrondata. Quando scopriamo la nostra intelligenza, l&#39;orizzonte del nostro sapere \u00e8 gi\u00e0 stato segnato. Quando scopriamo la nostra solitudine, la nostra interiorit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 stata violata. Quando scopriamo la nostra <em>socievolezza<\/em>, la nostra solidariet\u00e0 \u00e8 diventata da tempo una virt\u00f9 domestica e di buon vicinato. Quando scopriamo la nostra <em>socialit\u00e0<\/em>, il nostro impegno \u00e8 da tempo castigato nel territorio delle azioni doverose e legali.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Cos\u00ec, se abbiamo successo e ne siamo felici, stiamo raggiungendo un adattamento perfetto a ci\u00f2 che gli altri volevano. Se al contrario siamo disadattati e insoddisfatti, perdiamo sicurezza e siamo pronti per i ruoli della rassegnazione, della vilt\u00e0 e dell&#39;impotenza. Faticosamente e confusamente arriviamo ad ammettere che <em>il potere sub\u00ecto<\/em> \u00e8 incomparabilmente maggiore di quello che riusciamo ad esercitare. E allora gli orizzonti di libert\u00e0 che le narrazioni religiose e quelle eroiche ci hanno educato ad amare ci appaiono angosciosamente ristretti.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160; Inevitabilmente, l&#39;esercizio della nostra libert\u00e0 inizia sempre con una verifica dei nostri poteri inter-personali e intra-personali, ma <em>si ritrova sempre impegnato a gestire comportamenti di ruolo<\/em>. Ruoli dell&#39;infanzia, dell&#39;adolescenza e dell&#39;et\u00e0 adulta. Ruoli parentali e ruoli sociali. Ruoli affettivi e ruoli cognitivi. Ruoli dell&#39;apprendimento, del lavoro e del divertimento. Ruoli pubblici e privati. Ruoli dell&#39;amicizia, dell&#39;amore e dell&#39;intelligenza. Ruoli della vecchiaia e della morte annunciata. E quasi manca il tempo di chiederci che cosa della nostra esistenza veramente ci appartiene. E quando finalmente ci accorgiamo di essere attori sociali di drammi banali e dimenticati, scopriamo la differenza incolmabile tra la vita e il palcoscenico.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160; Ma il disagio che ci procurano tutte queste ricognizioni pu\u00f2 portarci ad una simulazione pi\u00f9 realistica delle nostre interazioni sociali. Finalmente siamo costretti a riconoscere che la libert\u00e0 \u00e8 un potere minore, non di rado minimo, per molti inesistente, che si annida nel corpo di un Potere maggiore: <em>la Forza e insieme l&#39; Autorit\u00e0 di far fare, far agire, far parlare e finalmente far sentire e pensare; e dunque anche di impedire tutte queste&#160; cose<\/em>. Pi\u00f9 grande del <em>Potere<\/em> esiste soltanto la <em>Forza della Natura<\/em>, che non ha altra <em>autorit\u00e0<\/em> all&#39;infuori di quella che riceve dal riconoscimento degli uomini. Senza di questo essa si presenta come <em>pura violenza<\/em>. Predazione e competizione sessuale. Vita e morte indissolubilmente congiunte. Trasformazione impersonale e senza scopo della materia e dell&#39;energia.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; In fondo <em>il Potere \u00e8 il volto umano della Violenza Naturale<\/em>. Maschera quest&#39;ultima e la distribuisce con un&#39;iniquit\u00e0 regolata. Pone argini al caso e simula la necessit\u00e0. Esercita un <strong><em>arbitrio<\/em><\/strong> e instaura una suo <strong><em>arbitrato<\/em><\/strong>. Privilegia alcuni individui, ma controlla la societ\u00e0.&#160; <em>Legittima alcune violenze e ne esclude altre<\/em>. Per questo il rito del <em>Sacrificio (sacrum-facere)<\/em> fonda le culture scegliendo&#160; arbitrariamente le vittime che dovrebbero garantire la sopravvivenza in una <em>Natura benigna<\/em>. Dunque, <strong><em>l&#39;origine di tutte le nostre credenze \u00e8 arbitraria<\/em><\/strong> e non possiamo illuderci che il potere della ragione trovi facile il transito <em>dalla credenza alla non-credenza<\/em>. Invece dobbiamo prendere atto che questo percorso \u00e8 tentato solo da pochi, ai quali la perseveranza del loro coraggio concede la forza di dichiarare pubblicamente la <em>non-credenza<\/em> in prima persona: <strong><em>non credo<\/em><\/strong>. Purtroppo <strong><em>le ragioni del potere sono pi\u00f9 forti del potere della ragione<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160; Allora non dobbiamo stupirci se <em>l&#39;origine del Potere coincide sempre con l&#39;origine del Sacro, che poi&#160; si perpetua nelle tradizioni religiose<\/em>. E non dobbiamo stupirci se <em>in origine tutti gli arbitrati sono crudeli<\/em> e legittimano pi\u00f9 o meno esplicitamente la <em>schiavit\u00f9<\/em>, cio\u00e8 lo sfruttamento dell&#39;uomo sull&#39;uomo. Dobbiamo ricordarci che prima di&#160; essi c&#39;\u00e8 stata una plurimillenaria competizione dell&#39;uomo con le altre specie viventi. Alla padronanza della sua differenza specifica &#8211; cio\u00e8 della sua capacit\u00e0 di produrre strumenti mediante precedenti strumenti indefinitamente &#8211; <em>Homo Sapiens<\/em> \u00e8 giunto come un competitore vincente, pronto a trasferire all&#39;interno della propria specie la competizione tra le diverse culture, che egli aveva prodotto nel corso degli insediamenti distribuiti nei luoghi pi\u00f9 differenti del pianeta Terra.<\/p>\n<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; E dunque, inevitabilmente, tutte la nostre ribellioni si consolidano nell&#39;<strong><em>arbitrariet\u00e0 di un Contro-Potere<\/em><\/strong> <em>che maschera anch&#39;esso la violenza della Natura<\/em>. Cos\u00ec, nonostante le seduzioni epiche delle nostre culture, i<strong><em>l Potere ha sempre l&#39;ultima parola; anche nel suo esercizio oppositivo<\/em><\/strong>. E il percorso che ci potrebbe liberare da credenze illusorie e crudeli per renderci disponibili ad <em>arbitrati puramente umani <\/em>&#8211; che almeno riducano l&#39;iniquit\u00e0 della giustizia accumulata nei millenni sotto alla protezione del Sacro e delle istituzioni religiose che lo hanno instaurato nella storia delle nostre culture &#8211; insomma <em>il percorso del <strong>disincanto della ragione<\/strong> \u00e8 una lunga marcia dentro queste ultime per liberarci gradualmente dalla violenza del loro incantesimo<\/em>.&#160; &#160;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;Credere&quot; \u00e8 un verbo di vasta estensione, diffuso confusamente nel linguaggio comune senza restrizioni riferite a vincoli cognitivi. 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