{"id":12097,"date":"2014-02-09T10:49:46","date_gmt":"2014-02-09T10:49:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/?p=12097"},"modified":"2014-02-09T10:49:46","modified_gmt":"2014-02-09T10:49:46","slug":"laicita-e-patti-lateranensi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/laicita-e-patti-lateranensi\/","title":{"rendered":"Laicit\u00e0 e Patti Lateranensi"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 a tutti nota l\u2019esistenza di accordi tra lo Stato Italiano e la Santa Sede, che vanno sotto il nome di Patti Lateranensi e di Accordo di modifica del 1984, ma spesso se ne parla senza avere la visione corretta e completa del loro contenuto. Si pensa genericamente che regolino i rapporti tra Stato Italiano e Chiesa, alla quale sono riconosciute condizioni di favore rispetto alle altre religioni. Si crede altres\u00ec che l\u2019Accordo del 1984 abbia modificato i Patti precedenti nel senso di riequilibrare i rapporti a favore dello Stato. <!--more--><br \/><a href=\"http:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/bandiera-croce1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-9809\" alt=\"bandiera-croce1\" src=\"http:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/bandiera-croce1.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a>Se si va per\u00f2 a leggere i documenti firmati dalle parti contraenti si coglie una realt\u00e0 diversa da quella disegnata da tanti luoghi comuni. Innanzitutto, si riceve l\u2019impressione di un contratto in cui le parti contraenti non sono su un piano di parit\u00e0: una parte, quella cattolica, che riceve riconoscimenti (frequenti nel testo le parole \u201cassicura\u201d, \u201criconosce\u201d, \u201cgarantisce\u201d, \u201cusufruisce\u201d, \u201cha facolt\u00e0\u201d a favore della Santa Sede) e un\u2019altra, lo Stato Italiano, che concede, riconosce, eroga, senza ricevere niente in cambio. Non appare esagerato definirlo un vero e proprio \u201cpatto leonino\u201d, senza che la parte debole, in questo caso lo Stato Italiano, abbia la possibilit\u00e0 di recedere dall\u2019Accordo, poich\u00e9 lo scioglimento \u00e8 vietato dall\u2019art. 7 della Costituzione italiana che impedisce la modifica dei Patti se non per volont\u00e0 concorde delle due parti. <br \/>Se ci riferiamo in particolare all\u2019Accordo del 1984 si nota che i quattordici articoli del testo mantengono la stessa impostazione dei Patti del 1929, con alcune differenze che lo rendono ben pi\u00f9 gravoso per lo Stato di quello precedente. L\u2019Accordo di revisione nacque con l\u2019intento dichiarato di elaborare nuove norme per regolamentare gli enti e i beni ecclesiastici e per rivedere i rapporti finanziari tra Stato e Chiesa, con la sostituzione il vecchio meccanismo della \u201ccongrua\u201d che consisteva in uno stipendio erogato mensilmente dallo Stato in favore dei Parroci cattolici. Il risultato dei lavori fu riversato in una legge (la n. 222 del 1985) che riconobbe tra l\u2019altro personalit\u00e0 giuridica alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei), agli Istituti per il sostentamento del clero e agli altri enti ecclesiastici, e introdusse un meccanismo di erogazione di fondi in favore della Chiesa cattolica, esteso successivamente alle altre confessioni religiose stipulanti un\u2019intesa con lo Stato (art. 8 cost.). <br \/>Il nuovo sistema ha previsto la possibilit\u00e0 per i cittadini di esprimere la propria preferenza in due modi: attraverso la detrazione fiscale di contributi volontari e con la scelta della destinazione di una quota dell\u20198 per mille dell\u2019Irpef da esercitare in sede di dichiarazione annuale dei redditi. Il contribuente ha facolt\u00e0 di scegliere se destinare la quota allo Stato &#8211; per scopi d\u2019interesse sociale e umanitario &#8211; oppure alla Chiesa cattolica per esigenze di culto, sostentamento del clero e interventi caritativi, o, infine, a una delle altre confessioni religiose che hanno stipulato l\u2019Intesa con il Governo Italiano. <br \/>Sotto l\u2019apparente lodevole previsione della facolt\u00e0 di scelta per il cittadino in uno scenario di pluralismo religioso, \u00e8 stato introdotto un meccanismo che nei fatti favorisce la religione cattolica attraverso una clausola che prevede l\u2019assegnazione delle quote per scelte non espresse in base alle preferenze espresse. In tal modo la Chiesa cattolica che, ad esempio, nella dichiarazione dei redditi del 2010 ha raccolto l\u201982% delle scelte espresse, (mentre il 18% residuo \u00e8 stato ripartito tra lo Stato e le altre religioni) si vede assegnato l\u201982% dell\u2019intero 8 per mille nonostante abbia raccolto la preferenza di solo il 35% del totale dei contribuenti (1). E\u2019 un meccanismo del tutto simile a quello del voto nelle elezioni politiche in cui c\u2019\u00e8 un numero totale di seggi che sono assegnati in base alle preferenze dei soli votanti. <br \/>Dai documenti emerge una circostanza poco conosciuta. Il meccanismo dell\u20198 per mille, al momento della sua introduzione, costituiva una novit\u00e0 e non si sapeva quali risultati avrebbe prodotto in termini finanziari. La Chiesa cattolica all\u2019epoca nutriva dei dubbi sulla congruit\u00e0 delle entrate che sarebbero affluite nelle sue casse e l\u2019allora Segretario di Stato di Stato Vaticano Agostino Casaroli manifest\u00f2 i suoi timori in un discorso ufficiale: \u201cIl nuovo sistema \u2026\u2026. stabilisce una diversa via per supplire alle insufficienze dei redditi dei beni della Chiesa, con il ricorso al libero e responsabile contributo dei fedeli\u2026&#8230; La nuova disciplina presenta obiettivi elementi di minor sicurezza, e comporter\u00e0 un notevole impegno di sensibilizzazione del popolo cristiano e di organizzazione a livello diocesano e nazionale\u201d (2). A proposito di questa dichiarazione non si pu\u00f2 fare a meno di rilevare lo stile del Segretario nel suo intervento che dichiar\u00f2 che si ricorreva al contributo dei fedeli, dando l\u2019impressione che si stesse parlando di offerte raccolte durante la Santa Messa, mentre in realt\u00e0 si trattava del trasferimento di una parte dell\u2019imposta Irpef di competenza dello Stato Italiano, gi\u00e0 pagata dai contribuenti ed entrata a far parte del bilancio statale. <br \/>Nonostante i timori, il nuovo metodo di finanziamento si rivel\u00f2 un successo per le finanze della Chiesa che ha visto negli anni triplicare, rispetto al passato regime concordatario del 1929, il contributo dello Stato Italiano, in precedenza limitato al solo sostentamento del clero. Per avere un\u2019idea delle cifre di cui si parla, possiamo riferirci a quanto la stessa CEI ha deliberato circa la destinazione dell\u20198 per mille assegnatole per il 2013. A fronte di un importo complessivo di \u20ac 1033 milioni la Cei ha stabilito di destinare al sostentamento del clero la somma di \u20ac 382 milioni (3). Se fosse stato in vigore il vecchio sistema della congrua, lo Stato Italiano avrebbe erogato per il clero una cifra non molto diversa da questa, con la conseguenza che avrebbe risparmiato circa \u20ac 650 milioni ogni anno. <br \/>Il nuovo sistema di finanziamento, oltre all\u2019anomalia costituita dalla clausola delle scelte non espresse che valgono come se fossero espresse, presenta altri due punti critici che ci limiteremo ad accennare: il primo relativo al fatto che, anche negli Accordi del 1984, il finanziamento aveva come \u201cfine primario\u201d il sostentamento del clero, cui \u00e8 destinato soltanto il 37% del gettito assegnato alla Cei, e ci\u00f2 fa sorgere qualche dubbio sulla legittimit\u00e0 di erogare la maggior parte del contributo per scopi diversi da quelle prefissati; il secondo aspetto critico, ben pi\u00f9 importante, \u00e8 che l\u2019erogazione di un importo cos\u00ec ingente a favore delle Chiese, si parla di oltre un miliardo l\u2019anno, fa sorgere qualche dubbio costituzionale sul rispetto del valore della laicit\u00e0 quale principio supremo dell\u2019ordinamento costituzionale italiano. Un dubbio che si esprime con la domanda: uno Stato che eroga direttamente ogni anno una simile quantit\u00e0 di denaro a favore delle religioni pu\u00f2 continuare a definirsi laico?<br \/>Tornando ai timori del Segretario di Stato Agostino Casaroli sulla congruit\u00e0 del finanziamento, questi non caddero nel vuoto e trovarono d\u2019accordo lo Stato Italiano per inserire nell\u2019Accordo una clausola di salvaguardia che prevedeva la nomina, a far tempo dal 1992, di una commissione paritetica che ogni tre anni avrebbe dovuto valutare il gettito Irpef e predisporre eventuali modifiche. La commissione, dopo oltre un ventennio, non \u00e8 ancora stata convocata. E\u2019 ragionevole prevedere che ove il gettito si fosse rivelato per la Chiesa insufficiente la commissione sarebbe stata prontamente nominata, ma di fronte al successo dell\u2019iniziativa la Chiesa non ha alcun interesse a sollecitarne la nomina, imitata in questo anche dallo Stato italiano che, pur avendo interesse alla revisione di un meccanismo cos\u00ec gravoso per le finanze pubbliche, si \u00e8 ben guardato dal prendere l\u2019iniziativa. <br \/>L\u2019onerosit\u00e0 dell\u2019impegno assunto dallo Stato in conseguenza della revisione del 1984 spinge a interrogarsi sull\u2019interesse avuto dall\u2019Italia a rivedere i Patti lateranensi del 1929. In realt\u00e0 sarebbe convenuto non modificare il Concordato poich\u00e9 non si \u00e8 ottenuto alcun vantaggio dalla sua revisione, mentre la Santa Sede ha migliorato la sua posizione rispetto al precedente accordo, rinunciando solo a veder definito il proprio credo come religione di Stato e a rendere facoltativit\u00e0 l\u2019ora di religione nella scuole. A ben guardare la Chiesa ha rinunciato a due privilegi che non sarebbero stati pi\u00f9 sostenibili perch\u00e9, in seguito, sia l\u2019anacronistica condizione di religione di Stato sia l\u2019obbligatoriet\u00e0 dell\u2019ora di religione per tutti gli studenti sarebbero state dichiarate anticostituzionali poich\u00e9 lesive del principio di eguaglianza tra cittadini di cui all\u2019art. 3 della Costituzione. <br \/>Il sistema multi confessionale disegnato dall\u2019Accordo del 1984 che ha aperto a tutte le religioni introducendo un elemento di \u201cconcorrenza\u201d con il Cattolicesimo ha disegnato di fatto una struttura di cui la Chiesa cattolica continua a occupare saldamente il vertice. In questo modo l\u2019Accordo ha contribuito ad alimentare l\u2019immagine di una Chiesa cattolica pluralista che consente democraticamente la presenza sul territorio di altre religioni, senza inficiare per questo una posizione monopolistica nei rapporti con lo Stato italiano, le cui scelte in materia religiosa ed etica sono effettuate tenendo presenti gli interessi ed i principi del Cattolicesimo. Permettere poi alle altre confessioni religiose di stipulare intese con lo Stato ha avuto in qualche modo l\u2019effetto di \u201cmimetizzare\u201d i vantaggi concessi al solo Cattolicesimo.<br \/>Ci pare di poter concludere che nonostante il Papa dichiari che oggi la religione viene offerta e non pi\u00f9 imposta, la Chiesa cattolica continua ad essere il soggetto privilegiato di un sistema legislativo di tipo semi-confessionale in cui a una religione \u00e8 consentito di imporre a tutti, credenti e non credenti, i suoi balzelli e le sue verit\u00e0 attraverso le mille pieghe della vita quotidiana.<\/p>\n<p><strong>Dagoberto Frattaroli<\/strong><\/p>\n<p>(1) Citato nella Delibera assunta nel corso della 65^ Assemblea generale della Cei tenutasi a Roma dal 20 al 24 maggio 2013.<br \/>(2) Discorso del Segretario di Stato, Agostino Casaroli, al Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano, l\u2019on. Bettino Craxi, in occasione della firma del protocollo d\u2019approvazione delle norme formulate dalla Commissione paritetica per le Istituzioni Ecclesiastiche in Italia &#8211; Villa Madama &#8211; Gioved\u00ec, 15 novembre 1984.<br \/> (3) Delibera Cei gi\u00e0 citata<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 a tutti nota l\u2019esistenza di accordi tra lo Stato Italiano e la Santa Sede, che vanno sotto il nome di Patti Lateranensi e di Accordo di modifica del 1984, ma spesso se ne parla senza avere la visione corretta e completa del loro contenuto. 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