{"id":10726,"date":"2012-07-22T16:38:01","date_gmt":"2012-07-22T16:38:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/?p=10726"},"modified":"2012-07-23T14:36:08","modified_gmt":"2012-07-23T14:36:08","slug":"discussione-sulla-filosofia-la-scuola-di-atene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/discussione-sulla-filosofia-la-scuola-di-atene\/","title":{"rendered":"Discussione sulla Filosofia  &#8211; La Scuola di Atene"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Il-Pensatore.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-10727\" title=\"Il-Pensatore\" src=\"http:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Il-Pensatore-219x300.jpg\" alt=\"\" width=\"219\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Il-Pensatore-219x300.jpg 219w, https:\/\/www.civiltalaica.it\/cms\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Il-Pensatore.jpg 439w\" sizes=\"auto, (max-width: 219px) 100vw, 219px\" \/><\/a>Premessa<\/strong>: La discussione nasce dalla mia curiosit\u00e0 di approfondire alcune tematiche filosofiche dopo un avvicinamento superficiale alla Filosofia. Per far questo mi sono rivolto all&#8217;insegnante (e non professore come ci tiene a sottolineare) Marcello Ricci.<\/p>\n<p>Le mie saranno domande non da addetto ai lavori, ma da semplice curioso, dove per curiosit\u00e0 si intende quella intellettuale.<\/p>\n<p>L&#8217;intenzione \u00e8 quindi quella di fare divulgazione attraverso la pubblicazione di una discussione nella quale uno dei due (io) interroga l&#8217;altro sulle tematiche di cui \u00e8 competente. In pratica \u00e8 la pubblicazione di una serie di \u201clezioni\u201d private che per\u00f2 non sono guidate dall&#8217;insegnante ma dall&#8217;allievo.<\/p>\n<p><!--more-->\u00a0<\/p>\n<p><strong>Filosofia dunque significa \u201camore per la sapienza\u201d, eppure il motto di uno dei padri di essa, Socrate, era \u201cso di non sapere\u201d. Non \u00e8 una contraddizione?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Amore del sapere e della conoscenza vuol dire desiderio di ricercare per capire tanto che Socrate afferma nell&#8217;<em>Apologia <\/em>che \u201cuna vita senza ricerca non \u00e8 degna di essere vissuta\u201d. Socrate ha ricercato per tutta la vita e ha capito che la caratteristica della condizione umana \u00e8 quella di non conoscere razionalmente quei concetti universali che ricercava come ad es. la giustizia, la bellezza, la santit\u00e0, l&#8217;amicizia ecc. allora dunque l&#8217;unica conclusione \u00e8 il \u201cso di non sapere\u201d, che non \u00e8 solo un fatto negativo, una non conoscenza, ma \u00e8 esso stesso una forma di conoscenza, l&#8217;unica forma di conoscenza possibile data dalla acquisita coscienza della propria e della altrui ignoranza. Dunque non c&#8217;\u00e8 contraddizione. Per\u00f2 chiediamoci: \u201csi pu\u00f2 ricavare qualcosa di positivo da questa forma di conoscenza all&#8217;apparenza cos\u00ec negativa?\u201d Dobbiamo rispondere di s\u00ec, infatti se non conosciamo quei valori assoluti che abbiamo ricercato vuol dire che la societ\u00e0 che dovremo costruire deve bandire ogni forma di assolutismo morale, religioso e politico, deve essere cio\u00e8 pluralista e democratica e deve rifiutare ogni forma di fondamentalismo e di integralismo religioso e politico. Ecco perch\u00e9 il \u201cso di non sapere\u201d \u00e8 il fondamento di ogni forma di libert\u00e0 e Socrate \u00e8 il padre della laicit\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Socrate interrogava i presunti sapienti dell&#8217;Antica Grecia, dimostrando che in realt\u00e0 essi non conoscevano l&#8217;essenza delle cose, ad esempio quando gli chiedeva \u201ccos&#8217;\u00e8 una sedia?\u201d, loro rispondevano che serviva per sedersi e lui gli faceva capire che gli avevano descritto l&#8217;uso ma non avevano risposto alla domanda \u201ccos&#8217;\u00e8 una sedia?\u201d. Per\u00f2 \u00e8 davvero cos\u00ec importante conoscere l&#8217;essenza vera della sedia quando sappiamo che serve per sedersi?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Socrate non ricercava l&#8217;essenza delle cose, questo \u00e8 Platone che le essenze le aveva poste nel mondo delle idee, essendo appunto le idee le essenze delle cose. Socrate ricercava i concetti morali universali ossia quei concetti come la giustizia, la santit\u00e0, l&#8217;amicizia, la bellezza ecc. la cui conoscenza condiziona il nostro comportamento pratico. Facciamo l&#8217;esempio del dialogo<em> Eutifrone, <\/em>nel quale Socrate interroga il sacerdote Eutifrone che aveva incontrato in piazza mentre tutto di fretta andava a denunciare il padre che aveva commesso un&#8217;azione empia cio\u00e8 un omicidio, avendo fatto morire uno schiavo. Allora Socrate prende l&#8217;occasione per chiedere al sacerdote di dire a tutti che cosa \u00e8 la santit\u00e0, doveva infatti conoscerla visto che giudicava empia, cio\u00e8 non santa, l&#8217;azione del padre. Il dialogo si conclude riconoscendo che il sacerdote non sapeva affatto che cosa era la santit\u00e0, ma che non lo sapeva neppure Socrate, la differenza stava per\u00f2 nel fatto che mentre Eutifrone era convinto di sapere Socrate invece era cosciente di non sapere. Nel corso delle sue confutazioni (si chiama confutazione la dimostrazione che le definizioni dei concetti suddetti sono tutte logicamente sbagliate) Socrate usa esempi tratti dalla vita di tutti i giorni per farsi capire e per far capire quanto la filosofia fosse alla portata di tutti, per\u00f2 non \u00e8 mai stato interessato all&#8217;essenza delle cose, ma solo ai concetti morali.<\/p>\n<p>\u00a0<strong>Socrate in realt\u00e0 non ha lasciato scritto niente di autografo. Come possiamo realmente conoscere quanto Platone c&#8217;\u00e8 in ci\u00f2 che ci \u00e8 arrivato di Socrate e quanto \u00e8 originale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0Questa \u00e8 la famosa questione socratica che affatica da pi\u00f9 di due millenni gli studiosi di filosofia. Socrate, come Ges\u00f9, non ha scritto nulla. Perch\u00e9?<strong> <\/strong>Perch\u00e9 concepiva la filosofia come dialogo vivo con un&#8217;altra persona, cio\u00e8 concepiva la filosofia non come ricerca solitaria, ma come ricerca che richiede la presenza dell&#8217;altro, che deve fornire le definizioni dei concetti ricercati e deve concedere durante il processo argomentativo altre affermazioni che Socrate usa all&#8217;interno del ragionamento logico. Facciamo un esempio: sempre nel suddetto dialogo Socrate chiede al sacerdote Eutifrone che cosa \u00e8 la santit\u00e0 e questi risponde che essa consiste in <em>ci\u00f2 che \u00e8 caro agli dei.<\/em> Socrate vuol verificare la giustezza o meno di questa definizione e chiede al sacerdote se gli Dei sono sempre d&#8217;accordo tra di loro, al che Eutifrone risponde che non sempre sono d&#8217;accordo anzi che spesso sono in contrasto tra di loro. Socrate ha subito buon gioco a concludere che allora la definizione \u00e8 sbagliata perch\u00e9 se gli dei contrastano tra di loro per alcuni sar\u00e0 cara una cosa per altri la cosa opposta e quindi non hanno un concetto unico di santit\u00e0. Da questo esempio si capisce perch\u00e9 Socrate ha bisogno del dialogo e perch\u00e9 la filosofia consiste nel dialogo stesso.<\/p>\n<p>Quanto al problema di conoscere ci\u00f2 che ha veramente detto il Socrate storico possiamo usufruire di molte fonti, ma la pi\u00f9 importante \u00e8 quella del suo allievo Platone che ci ha lasciato testimonianza nella <em>Apologia<\/em> e nei<em> Dialoghi giovanili. <\/em>La prima \u00e8 un resoconto del processo<em> <\/em>che lo Stato ateniese mise in piedi contro Socrate, accusandolo di non credere agli dei e di corrompere la giovent\u00f9, i secondi sono costituiti, molto probabilmente, dai dialoghi che Socrate faceva continuamente nella piazza nei quali ricercava i concetti etici e che si concludevano tutti con una professione di ignoranza: <em>so di non sapere<\/em>. Per\u00f2 Platone ha complicato le cose, ha fatto di Socrate il protagonista anche nei dialoghi della sua maturit\u00e0 filosofica, quando aveva gi\u00e0 sviluppato una filosofia molto diversa da quella del maestro, visto che affermava di conoscere ci\u00f2 che Socrate invece dichiarava di non sapere, e gli ha messo in bocca le sue idee: ad es. che l&#8217;anima \u00e8 immortale, che esiste un mondo nell&#8217;al di l\u00e0 (mondo delle idee), che l&#8217;anima si reincarna (metempsicosi). In tal modo alcuni studiosi hanno considerato di Socrate quello che invece \u00e8, a mio avviso, di Platone. Il ragionamento per poter distinguere \u00e8 semplice: nella <em>Apologia<\/em> Socrate si professa chiaramente agnostico circa gli dei e circa la immortalit\u00e0 dell&#8217;anima infatti afferma che non sa cosa c&#8217;\u00e8 dopo la morte e nei dialoghi giovanili dimostra come il vero sapere \u00e8 il <em>so di non sapere,<\/em> invece nel dialogo della maturit\u00e0 che \u00e8 il<em> Fedone <\/em>Platone mette in bocca a Socrate le prove dell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima e in altri dialoghi anche la teoria dell&#8217;esistenza di un mondo delle idee trascendente. \u00c9 dunque molto probabile che il Socrate storico si ritrovi nelle opere giovanili di Platone, quando quest&#8217;ultimo non aveva maturato un suo pensiero autonomo e dunque riportava pi\u00f9 fedelmente che in quelle della maturit\u00e0 il pensiero del maestro. Ho molto semplificato, la questione socratica \u00e8 molto pi\u00f9 complessa e probabilmente irrisolvibile.<\/p>\n<p>\u00a0<strong>Platone, allievo di Socrate, sviluppa a tal punto la ricerca dell&#8217;essenza del suo maestro da arrivare a ipotizzare che noi non possiamo conoscere la realt\u00e0 delle cose ma solo la loro \u201combra\u201d (il famoso esempio delle ombre proiettate sul muro della caverna dove tutti abitiamo). Arriva cos\u00ec a definire il mondo perfetto delle idee, a cui solo l&#8217;anima dell&#8217;uomo pu\u00f2 accedere prima di venire al mondo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tutto ci\u00f2 \u00e8 molto poetico, ma in realt\u00e0 questo non rappresenta una resa, una sconfitta? L&#8217;uomo deve ammettere di non poter venire a conoscenza della vera natura delle cose, sinceramente mi sembra molto triste?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0Da quanto gi\u00e0 detto \u00e8 chiara la differenza tra la filosofia di Socrate e quella di Platone. Questa differenza si vede chiaramente analizzando il mito della caverna contenuto nell&#8217;opera di Platone <em>La Repubblica <\/em>che in verit\u00e0 non \u00e8 proprio un mito irrazionale ma solo un&#8217;allegoria cio\u00e8 un travestimento simbolico di concetti filosofici. Platone vuol dimostrare come, partendo dalla conoscenza del mondo reale, si possa giungere alla conoscenza delle idee che sono le essenze delle cose ma che stanno in un mondo trascendente, appunto il mondo delle idee, un mondo spirituale e immateriale. Questa conoscenza si raggiunge attraverso una serie di gradi che vengono narrati per mezzo di un racconto fantastico e mitico: alcuni uomini sono prigionieri all&#8217;interno di una caverna con il viso rivolto verso il fondo, c&#8217;\u00e8 un fuoco all&#8217;imboccatura della caverna davanti al quale vengono fatte passare delle statue che proiettano la loro ombra sul fondo, gli uomini sempre stati in quella condizione credono che che le ombre siano la vera realt\u00e0, la caverna simboleggia la condizione umana di ignoranza della verit\u00e0. Successivamente con grande sforzo alcuni prigionieri riescono a voltarsi e a capire che non le ombre sono la vera realt\u00e0 ma le statue. Tradotti in termini filosofici questi rappresentano i primi due gradi della conoscenza ed esattamente della conoscenza sensibile, la quale per Platone \u00e8 conoscenza imperfetta che pu\u00f2 arrivare solo ad avere opinioni, perch\u00e9 del nostro mondo sensibile che \u00e8 in continuo mutamento non si possono avere conoscenze scientifiche stabili ma solo opinioni mutevoli. Poi il mito prosegue ad illustrare gli altri due gradi della conoscenza quella vera, scientifica che si pu\u00f2 avere solo del mondo delle idee che \u00e8 fisso e stabile: i prigionieri, sempre faticosamente perch\u00e9 il processo conoscitivo dalla ignoranza alla conoscenza non \u00e8 semplice per chi lo intraprende, escono fuori della caverna e si accorgono che la verit\u00e0 non sono le statue ma le cose reali che vedono riflesse nell&#8217;acqua e infine riescono a capire che la verit\u00e0 non sono le cose rilesse ma le cose reali fuori dall&#8217;acqua. Questi due ultimi gradi tradotti in termini filosofici rappresentano rispettivamente la conoscenza matematica e quella filosofica, conoscenza dunque scientifica che ci pu\u00f2 essere solo del mondo stabile e immutevole delle idee e che pu\u00f2 acquisire solo il filosofo. Solo quest&#8217;ultimo \u00e8 capace di conoscere quei concetti etici che Socrate non aveva trovato e in particolar modo il concetto di giustizia, si comprende allora perch\u00e9 per Platone lo Stato deve essere governato dai filosofi. Per rispondere dunque alla domanda non si pu\u00f2 dire che si conoscono solo le ombre, per Platone si conoscono le idee che sono le essenze delle cose, anche se la conoscenza \u00e8 riservata a pochi.<\/p>\n<p>\u00a0<strong>Aristotele (allievo di Platone) in un certo senso chiude il cerchio dei suoi predecessori. Rivaluta l&#8217;apparenza delle cose perch\u00e9 questo apparire comunque \u00e8 funzione del loro essere (della loro essenza). C&#8217;\u00e8 chi dice che ancora oggi i filosofi si dividono in due grandi famiglie: quelli che ritengono che l&#8217;apparenza delle cose non conti nulla e quelli che ritengono che l&#8217;apparenza \u00e8 importante in quanto funzione dell&#8217;essenza delle cose. Io, lo ammetto, non ho le idee ben chiare su quale posizione sposare, e tu?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0Aristotele, allievo di Platone produce una filosofia completamente diversa da quella del maestro, quanto Platone aveva svalutato il mondo sensibile, quello cio\u00e8 che ci \u00e8 reso accessibile con i nostri sensi, tanto Aristotele lo rivaluta eliminando il mondo delle idee. E se le idee erano le essenze delle cose, che fine fanno le essenze? Aristotele molto semplicemente ci dice che le essenze delle cose non possono stare fuori, nel mondo delle idee, ma devono stare all&#8217;interno delle cose stesse e possono essere conosciute attraverso processi logici che partono tutti dall&#8217;esperienza sensibile cio\u00e8 da ci\u00f2 che ci appare, per arrivare a formare i concetti che corrispondono alle essenze delle cose . Aristotele non ammette l&#8217;esistenza di idee innate cio\u00e8 di idee che abbiamo gi\u00e0 dalla nascita ma per lui quando nasciamo la nostra mente \u00e8 vuota e tutto il sapere deriver\u00e0 dall&#8217;esperienza. Facciamo un esempio:i nostri sensi in questo caso gli occhi, vedono cento gatti attraverso un processo logico che si chiama induzione astraggo gli elementi comuni a tutti i gatti che ho visto e mi formo il concetto di gatto che esprime l&#8217;essenza del gatto, che sta dentro ciascun gatto e non nel mondo delle idee. Nel corso della storia della filosofia questa convinzione di Aristotele e di molti altri filosofi \u00e8 stata criticata da coloro che vedono invece i concetti non come espressione di essenze che non esistono ma come semplici convenzioni utili alla vita pratica.<\/p>\n<p>Rispetto a Platone in Aristotele risulta rivalutata pienamente la nostra realt\u00e0 anche se Aristotele non \u00e8 un materialista in quanto ammette l&#8217;esistenza di un Dio puro spirito che d\u00e0 il movimento all&#8217;universo. Credo che tu per apparenza intenda ci\u00f2 che i nostri sensi percepiscono della realt\u00e0. Durante tutta la storia della filosofia si sono susseguite svalutazioni e rivalutazioni della nostra realt\u00e0, spiritualisti e materialisti, semplifico molto, si sono affrontati per secoli, ma anche filosofi non materialisti hanno spesso considerato non pienamente vera la nostra realt\u00e0 rispetto ad un&#8217;altra realt\u00e0 invisibile, che per alcuni \u00e8 conoscibile per via mistica per altri resta inconoscibile. La mia scelta? Io sono un razionalista critico, cio\u00e8 uno che crede con Kant che la ragione alla fine debba essere la misura della verit\u00e0 e che la ragione \u00e8 limitata e fallibile per cui ha ragione Socrate quando dichiara che possiamo solo di sapere di non sapere, cos\u00ec possiamo evitare assolutismi, intolleranze, razzismi. Sono un agnostico non solo nel senso che con la ragione non possiamo arrivare a nessuna conclusione circa l&#8217;esistenza di un Dio, ma anche nel senso che il problema \u00e8 assolutamente irrilevante perch\u00e9 anche se esistesse non avremmo spiegato niente, sorgerebbe infatti per chi non vuol rinunciare alla filosofia l&#8217;altra domanda: \u201cPerch\u00e9 questo Dio?\u201d Sono comunque convinto che la nostra ragione \u00e8 capace di fondare valori universali come i diritti umani, che sono il dono pi\u00f9 bello che la filosofia ha fatto agli esseri umani.<\/p>\n<p>\u00a0<strong>Alessandro Chiometti<\/strong> (domande) e <strong>Marcello Ricci<\/strong> (risposte)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa: La discussione nasce dalla mia curiosit\u00e0 di approfondire alcune tematiche filosofiche dopo un avvicinamento superficiale alla Filosofia. 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