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	<title>violenza sulle donne Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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	<language>it-IT</language>
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		<title>Quando c’era ancora un domani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/quando-cera-ancora-un-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2023 00:36:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[c'è ancora domani]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[paola cortellesi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paola Cortellesi debutta alla regia con un film praticamente perfetto. Con buona pace di qualche penna critica che soffre di stipsi emozionale fino al punto di scambiare le scene volutamente surrealistiche con “personaggi troppo caricati” (sic.) e qualche vecchia conoscenza del giornalismo on line[1] che non perde l’occasione di puntare il dito sugli aspetti totalmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Paola Cortellesi debutta alla regia con un film praticamente perfetto.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Con buona pace di <a href="https://www.barbadillo.it/111689-ce-ancora-domani-tutte-le-sbavature-nel-film-di-cortellesi/">qualche penna critica</a> che soffre di <b>stipsi emozionale </b>fino al punto di scambiare le scene volutamente surrealistiche con “personaggi troppo caricati” (sic.) e qualche vecchia conoscenza del giornalismo on line<sup>[1]</sup> <a href="https://www.linkiesta.it/2023/11/cortellesi-film-sposa-voto-donne-emancipazione-femminile/">che non perde l’occasione di puntare il dito sugli aspetti totalmente secondari e trascurabili</a> , l’opera rappresenta di certo uno dei migliori debutti alla regia negli ultimi decenni del cinema italiano.<br />
Personalmente lo accomuniamo nel 10/10 che avevamo assegnato, nell’altro secolo, all&#8217;opera prima di Luciano Ligabue, <b>Radiofreccia</b>. Con tutte le differenze del caso, ovviamente.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Abbiamo aspettato un po’ a parlarne perché, in primo luogo volevamo smaltire l’emozione iniziale (ebbene sì abbiamo pianto nel finale, non abbiamo mica problemi di emozioni costipate, noi!) per non farne una facile agiografia; e in secondo luogo perché non volevamo svelare il finale del film per coloro che non erano ancora andati al cinema. “Ma non è un thriller” direte voi! No, ma il <b>colpo di scena</b> finale è sorprendente quanto quello di Profondo Rosso.</span></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-27934" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg" alt="" width="420" height="600" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg 420w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina-210x300.jpg 210w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina-112x160.jpg 112w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il film è praticamente perfetto dicevamo. E la debuttante regista centra in pieno ogni scelta. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Gli <b>interpreti</b> in primo luogo, dove tutti fanno una bellissima figura. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La ricostruzione scenografica della <b>Roma post WWII</b>: dettagliata, precisa e accurata.<br />
La <b>colonna sonora</b>; perfetta anche quando la regista decide di mescolare le carte con pezzi e ritmi moderni quasi in distonia con le immagini.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ma in particolar modo è vincente la scelta di <b>non mostrare in modo cruento la violenza</b> che la protagonista, Delia (la stessa Paola Cortellesi) subisce per mano del marito Ivano (Valerio Mastandrea); il film sarebbe diventato drammatico e insostenibile per i ragazzi <b>under 14</b>. Invece così diventa è un film adatto ad ogni età, ed anzi ne andrebbe sollecitata la proiezione nelle scuole.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La violenza qui si intuisce nei lividi che appaiono fra i risvolti del vestito di Delia; appare per un attimo ma viene cancellata così come il sangue sul volto di lei dopo il pugno del marito e in quell&#8217;occasione la violenza, diventa poi un <b>surreale ballo</b> a cui lo spettatore assiste raggelato perché sa benissimo quello che “in realtà” sta succedendo.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">E ancora più vincente è la bravura della regista nel mostrare come la prevaricazione dell’uomo sulla donna nella famiglia (lo esplicitiamo per quelli che ancora oggi proprio <i>nun ce vonno sta</i>’: <b>leggasi patriarcato o società patriarcale</b>) non era una questione di censo. Le donne non dovevano avere una loro opinione ma solo quella che le consentiva il marito; così era per la povera Delia così era per le signore più benestanti a cui andava a prestare servizio, così come per la madre del ragazzo benestante a cui Ivano voleva dare in sposa la figlia. Il tutto nonostante le prime elezioni aperte alle donne erano incombenti (<strong>referendum Monarchia &#8211; Repubblica del 1946</strong>).</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Altro bellissimo passaggio del film, l&#8217;accorgersi da parte di Delia che la figlia Marcella viveva nella sua relazione gli stessi meccanismi in cui era caduta lei con il marito (anche qui esplicitiamo: la spirale della violenza) per cui il possesso ossessivo da parte dell&#8217;uomo sulla compagna diventa sempre più esplicito. Dal semplice &#8220;non ti devi vestire troppo carina al lavoro&#8221; al togliere il rossetto con forza perché &#8220;te devi trucca&#8217; soltanto per me!&#8221; </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Durante tutti questi passaggi il film resta leggero ed ironico e lo ripetiamo volutamente surreale. Si ride quasi sempre, fatta eccezione per le scene descritte. La Cortellesi ha appreso in pieno le lezioni che ci hanno lasciato Scola e Monicelli. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ma è la costruzione del finale il vero capolavoro. O per meglio dire il ceffone che Paola rifila a quasi tutti noi spettatori e ci fa accorgere di quanto, oggi, siamo “distratti” (per non dire di peggio).<br />
Tutti stavamo pensando che Delia stesse progettando, attraverso vari <i>escamotage</i>, a una fuga d&#8217;amore con il suo ex Nino (Vinicio Marchionni), che la invita esplicitamente a lasciare Ivano e a fuggire con lui verso il nord. Pensavamo che il “c’è ancora domani” del titolo si riferisse all&#8217;ultimo giorno a disposizione per raggiungere il suo amante, pensavamo che la lettera nascosta gelosamente era l&#8217;indirizzo di Nino dove poteva raggiungerlo, o comunque una lettera dove le dichiarava il suo amore. Ma quando la fuga avviene si scopre che quella lettera era il certificato elettorale e il pensiero di Delia era stato quello di poter fuggire il tempo necessario per andare ad esercitare il suo <b>diritto di voto</b>.<br />
E ci sembrava quasi di sentirla Paola Cortellesi, mentre scorrevano le immagini finali accompagnate dalla significativa canzone di Daniele Silvestri &#8220;<strong>A bocca chiusa</strong>&#8220;, con i suoi modi scanzonati guardarci e dirci: “Aho, ma non l’avevate capito che stavo a parla’ delle elezioni? Ma quanto siete scemi! Ve l’ho detto tutto il film che le donne stavano per vota&#8217; per la prima volta e voi stavate a pensa’ alla fuga d’amore? Ma che c’avete sulla testa? Ah fregnoni!” </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La lacrima ci è scesa, perché abbiamo realizzato di non aver capito quanto poco tempo è passato, relativamente parlando, in cui è stato concesso un diritto così importante. Perché ci rendiamo conto di aver perso la contezza dell’importanza dei diritti, del diritto di voto in particolare. E di tutti gli altri.<br />
Abbiamo perso tutti la testa in una società in cui <b>l’inutile è essenziale e l’essenziale è dato per scontato. </b>Ed è proprio per questo che si rischia di perderlo.</span></p>
<p>Potremmo ora iniziare una serie di considerazioni sulle necessità della difesa e della riscoperta dell&#8217;importanza dei nostri diritti e di quelli che ancora mancano; ma sinceramente adesso è solo il momento di alzarsi in piedi e tributare un lungo applauso a Paola Cortellesi dicendole grazie, per questo ceffone che, speriamo, risvegli qualche coscienza.<br />
Che, forse, domani c&#8217;è ancora.</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Alessandro Chiometti</b></span></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">[1] Dopo aver raggiunto il record nella specialità olimpica dell&#8217;essere fuori luogo appoggiando e promuovendo la cagnara contro ZeroCalcare che aveva il torto di parlare romano, Guia Soncini supera se stessa e per sminuire il film della Cortellesi giunge a porsi la fondamentale domanda: &#8220;ma come ha fatto la protagonista a parlare con l’americano di colore coordinando il fallimento del matrimonio della figlia se nelle scene precedenti lei non capiva l’inglese?&#8221; Al di la&#8217; degli indubbi complimenti per cogliere le vicende più importanti nella narrazione a cui si assiste, ci sentiamo di rimembrare alla Soncini tre semplici parole inglesi che compongono una regola cardine del cinema e della scrittura: &#8220;Show don&#8217;t tell&#8221;. Ovvero, quando la descrizione di un fatto è pressoché inutile alla trama e giustificabile in mille modi (come in questo caso&#8230; fra l&#8217;altro era passato diverso tempo dall&#8217;ultimo incontro con il soldato e l&#8217;amica di Delia l&#8217;inglese lo capiva benissimo tant&#8217;è vero che smerciava le loro sigarette), è meglio lasciar fluire la narrazione senza stare ad appesantirla. </span></span></p>
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		<item>
		<title>Franca e le altre</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/franca-e-le-altre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2017 14:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il numero 27 di Civiltà Laica è dedicato al triste fenomeno della violenza maschilista. Fenomeno che trova il suo apice in quell’odioso apice che è comunemente noto come femminicidio. Il termine, giustificato da un’enorme mole di dati che rivelano come quasi sempre l’autore della violenza sulle donne sia il marito/compagno/ex di questa e quasi mai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/franca-e-le-altre.html/attachment/246" rel="attachment wp-att-14469"><img decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-14469" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/12/246-1024x686.jpg" alt="" width="1024" height="686" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/12/246-1024x686.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/12/246-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/12/246-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/12/246-239x160.jpg 239w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2><a href="https://www.scribd.com/document/366035820/Civilta-Laica-numero-27">Il numero 27 di Civiltà Laica </a></h2>
<p>è dedicato al triste fenomeno della violenza maschilista.</p>
<p>Fenomeno che trova il suo apice in quell’odioso apice che è comunemente noto come femminicidio.</p>
<p>Il termine, giustificato da un’enorme mole di dati che rivelano come quasi sempre l’autore della violenza sulle donne sia il marito/compagno/ex di questa e quasi mai l’orco (possibilmente immigrato clandestinamente meglio se negro e magari ateo e comunista già che ci siamo) è un molestatore sconosciuto, fa storcere il naso a molti perché circoscrivere la violenza è sempre antipatico.</p>
<p>Tuttavia questo non giustifica l’atteggiamento di<a href="http://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/il-femminicidio-non-esiste/"> coloro che vogliono in ogni modo negare l’evidenza</a> sparando cifre decontestualizzate e grossolane.</p>
<p>Questi (quasi sempre riconducibili, guarda caso, ad ambienti di estrema destra e cattolici) vengono poi smentiti, per fortuna, <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2017/01/femminicidio-non-esiste-dice-negazionista/">da chi ha invece fatto del combattere la disinformazione una vera <em>mission</em> </a>e che ringraziamo sempre per fornire dati puntuali e ragionevoli a differenza della massa indistinguibile dei mass media italiani.</p>
<p>Seguendo le lezioni di quest’ultimi quindi possiamo dire che va bene condannare sempre e comunque la violenza di qualunque tipo. Tuttavia, bisogna analizzare i fatti e ricostruirli in modo scientificamente attendibile. Altrimenti succede che non si capisce il perché della violenza. Non si capisce la reazione alla violenza. E non si capisce in sintesi perché quei fatti sono successi.</p>
<p>Abbiamo scritto “capire” non “giustificare” che sono cose molto diverse.</p>
<p>Ad ogni modo ci ha fatto piacere conoscere le ragazze del Cav di Terni con cui abbiamo realizzato il numero, ed è stato importante (come spero lo sarà per voi) conoscere le loro attività.</p>
<p>Abbiamo cercato di mettere il più possibile da parte il nostro anticlericalismo (il quale comunque rivendichiamo) perché il messaggio di questo numero arrivi a tutti.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>p.s. il numero si chiama &#8220;Franca e le altre&#8221; in onore di Franca Viola, la prima donna siciliana a ribellarsi all&#8217;usanza della &#8220;<em>futina</em>&#8220;.</p>
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		<title>La cultura che uccide</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-cultura-che-uccide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2016 22:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Drappi rossi alle finestre e flash mob per dire basta alla violenza sulle donne: l&#8217;hashtag #saranonsarà dilaga sui social mentre l&#8217;omicidio della studentessa romana diventa terreno di facile demagogia per le elezioni capitoline. Attenzione, le donne italiane sono in pericolo! La scoperta straordinaria non risparmia i media nostrani, quegli stessi che celebravano il brutale assassinio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/la-cultura-che-uccide.html/dsc_5136-2" rel="attachment wp-att-13654"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13654" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-1024x685.jpg" alt="DSC_5136" width="593" height="397" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-239x160.jpg 239w" sizes="auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a>Drappi rossi alle finestre e flash mob per dire basta alla violenza sulle donne: l&#8217;hashtag <i>#saranonsarà</i> dilaga sui social mentre l&#8217;omicidio della studentessa romana diventa terreno di facile demagogia per le elezioni capitoline. Attenzione, le donne italiane sono in pericolo! La scoperta straordinaria non risparmia i media nostrani, quegli stessi che celebravano il brutale assassinio di Sara ritraendola accanto all&#8217;uomo che l&#8217;ha bruciata, stretti insieme <i>post mortem</i> quando lei non lo voleva vicino neanche da viva. E così, di colpo si ricordano che esiste la violenza sulle donne. Fioriscono i dossier sui numeri dei &#8220;femminicidi&#8221; mentre la notizia di un altro aguzzino che ha tentato di avvelenare la compagna incinta viene promossa dall&#8217;abituale cronaca alla prima pagina.<br />
Un allarme rosso destinato a durare qualche giorno, giusto il tempo che l&#8217;italiano medio sazi la sua morbosa curiosità attraverso la dovizia di particolari generosamente messi a disposizione e si chieda se è meglio la castrazione chimica, l&#8217;ergastolo o la pena di morte in un Paese in cui se ti danno vent&#8217;anni per omicidio, dopo dieci esci per buona condotta e magari ammazzi qualcun altro.</p>
<p>La protesta di piazza, reale o social, farà la stessa fine. Perché dire basta o dare la caccia al mostro non ha alcun potere taumaturgico. Di mostruoso, qui, c&#8217;è una cultura sessista millenaria che trova il suo aberrante acme nell&#8217;assassinio delle donne passando attraverso maltrattamenti e violenza, fisica o psicologica, che si consumano abitualmente nell&#8217;ordinarietà dei nuclei familiari o delle relazioni uomo donna e al di là dei riflettori della stampa e dell&#8217;opinione pubblica. È una cultura patriarcale e trasversale, perché donne e uomini concorrono nella stessa misura a perpetuarla con il linguaggio, il comportamento, gli insegnamenti stessi che danno ai loro figli. Ecco da dove vengono i mostri.</p>
<p>Perché se il vigile che ti fa una multa passa per stronzo, la vigilessa per troia; se un figlio cambia una ragazza al giorno è l&#8217;orgoglio dei genitori, se lo fa una figlia è una troia che va rieducata anche con la coercizione; se un uomo tradisce è solo una scappatella, se lo fa una donna è perché è troia; se un uomo fa carriera è perché è bravo o casomai raccomandato, viceversa una donna l&#8217;ha certamente &#8220;data&#8221; a qualcuno (e quindi torniamo al punto, è una troia). Le vite delle donne sono identificate, e stigmatizzate all&#8217;occorrenza, nelle loro relazioni con gli uomini. Non sono esseri a sé, non hanno la stessa indipendenza, non possono uscire fuori da un circuito relazionale che le vede prima fidanzate, mogli e madri e poi, solo dopo, persone. Humus fertile in cui il sessismo nostrano ha potuto crescere e pascersi per un paio di millenni, neanche a dirlo, il cattolicesimo. A iniziare da Eva che ci ha condannato alla vita terrena per la sua disubbidienza per finire alle suore di oggi, inferiori per diritto divino ai preti, la cultura di un modello femminile corrotto e subordinato a quello maschile è passato per le Sacre Scritture ed è approdato al più moderno Catechismo, che per molte generazioni ha costituito un passaggio obbligato. Miti di verginità e purezza come sinonimo di castità (tutta femminile, s&#8217;intende) inclusi.</p>
<p>E d&#8217;altronde il matrimonio riparatore che annullava gli effetti penali di una violenza sessuale ha cominciato a perdere piede solo dopo il 1965 quando Franca Viola, la prima ragazza italiana a rifiutarlo, divenne il simbolo dell&#8217;emancipazione femminile. Ma solo nel 1981 è stato abrogato per legge insieme al delitto d&#8217;onore che concedeva attenuanti a qualsiasi uomo (padre, fratello, marito) ammazzasse una donna perché arrecava, attraverso una condotta sessualmente disdicevole, danno alla sua onorabilità. Entrambi erano retaggi di quel Codice Rocco di mussoliniana memoria che relegava le donne all&#8217;umile ruolo di oggetti di proprietà.<br />
Da allora sono passati 35 anni. Tanti per una società che lavori istituzionalmente per promuovere la parità tra i sessi, il rispetto per l&#8217;altrui libertà, l&#8217;affettività come manifestazione paritaria e consenziente; pochi per chi, come l&#8217;Italia, è ancora oggi piegata allo spauracchio del &#8220;gender&#8221; e non riesce a liberarsi da quel vincolo pregiudiziale esercitato da un manipolo di bigotti che vedono nell&#8217;educazione affettiva e sessuale delle nuove generazioni l&#8217;incarnazione di Satana.</p>
<p>Le donne ammazzate in quanto donne (136 nel 2014, 128 nel 2015, 30 in questi primi cinque mesi del 2016), la gran parte per mano di attuali o ex mariti, compagni, fidanzati o amanti, sono solo la punta dell&#8217;iceberg dei quasi sette milioni che nell&#8217;arco della loro vita hanno subito violenza fisica o sessuale (dati Istat 2015). Ma questa furia violenta e disumana non risparmia neanche gli uomini che infrangono le implicite regole di possesso esclusivo di una donna da parte del suo partner. È già caduto nel dimenticatoio il caso del diciassettenne <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=122294&amp;typeb=0&amp;uomini-che-odiano-le-donne-ma-ammazzano-gli-uomini-" target="_blank">Ismaele</a>, sgozzato poco meno di un anno fa per aver mandato qualche sms alla ragazza del suo assassino. Per lui non si è alzata alcuna protesta indignata da parte delle donne, eppure è stato vittima della stessa cultura misogina e maschilista che ha ammazzato Sara.</p>
<p>Mettete i drappi rossi sul balcone, se volete. Dite basta. Scagliatevi contro il mostro di turno perché in un &#8220;raptus&#8221; ha ucciso la sua ex. Chiedete pene più severe. Ma sappiate che finché continueremo a chiudere i centri antiviolenza (notizia di questi giorni è la chiusura di diversi centri romani che hanno aiutato e ospitato decine di migliaia di donne vittime di abusi) e a eludere il dovere civile di portare l&#8217;educazione all&#8217;affettività e alla sessualità nelle scuole sarà tutto vano. Perché avremo sempre nuovi mostri pronti a considerare una donna roba di loro proprietà. Arrivando, se non bastano le molestie, a uccidere lei o chiunque osi avvicinarla.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125977&amp;typeb=0&amp;la-cultura-che-uccide">Cronache Laiche</a></b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-cultura-che-uccide/">La cultura che uccide</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Le donne provocano&#8230; e Pontifex?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 19:29:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Merita un analisi accurata riga per riga l&#8217;ultimo sforzo di Bruno Volpe sul suo pontifex.roma.it perché la produzione è di altissimo interesse.L&#8217;attacco è di quelli duri: «Proseguiamo nella nostra analisi su quel fenomeno che i soliti tromboni di giornali e Tv chiamano &#8220;femminicidio&#8221;.» e rimpiangiamo già di aver perso le puntate precedenti di un&#8217;analisi che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/le-donne-provocano-e-pontifex/">Le donne provocano&#8230; e Pontifex?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Merita un analisi accurata riga per riga l&#8217;ultimo sforzo di Bruno Volpe sul suo pontifex.roma.it perché la produzione è di altissimo interesse.<br />L&#8217;attacco è di quelli duri: «<em>Proseguiamo nella nostra analisi su quel fenomeno che i soliti tromboni di giornali e Tv chiamano &#8220;femminicidio&#8221;</em>.» e rimpiangiamo già di aver perso le puntate precedenti di un&#8217;analisi che resterà nella storia della psichiatria, ci ripromettiamo di perdere anche le seguenti per proteggere il nostro esofago dai conati vomito. <span id="more-11027"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/no-violenza-sulle-donne.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11028" title="P" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/no-violenza-sulle-donne-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/no-violenza-sulle-donne-244x300.jpg 244w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/no-violenza-sulle-donne-833x1024.jpg 833w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/no-violenza-sulle-donne.jpg 1240w" sizes="auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px" /></a><br />«<em>Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi?</em>» Aborti, sig. Volpe, sono aborti, cosa che capita in natura spontaneamente circa al 33 percento del totale delle gravidanze senza che il suo dio faccia niente. Del resto anche San Tommaso e Sant&#8217;Agostino sostenevano che l&#8217;anima entrava nel corpo solo dopo che l&#8217;embrione avesse assunto forma umana.<br />«<em>Notoriamente, l&#8217;aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi.</em> » Scarsetto in giurisprudenza il nostro Volpe, l&#8217;aborto in Italia è un diritto della donna, quanto all&#8217;infantile uso del “sono molti di più” data l&#8217;assenza di citazioni statistiche rimaniamo laicamente nel dubbio. Anche perché sappiamo bene quante siano le violenze sulle donne non denunciate.<br />Ma veniamo al primo capolavoro lessicale del Volpe: «<em>Una stampa fanatica e deviata, attribuisce all&#8217;uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza. In alcuni casi, questa diagnosi può anche essere vera. Tuttavia, non è serio che qualche psichiatra esprima giudizi, a priori e dalla Tv, senza aver esaminato personalmente i soggetti interessati. Non sarebbe il caso di analizzare episodio per episodio, senza generalizzare e seriamente, anche per evitare l&#8217;odio nei confronti dei mariti e degli uomini?</em>» Allora la stampa fanatica e deviata dice cose che in alcuni casi sono vere (parole testuali del Volpe), il che fa presumere che altre volte invece siano false, cosa che in realtà il Volpe si guarda bene dal dire. Ma il bello è senz&#8217;altro l&#8217;invito a “qualche psichiatra” di esaminare i casi episodio per episodio&#8230; evidentemente il Volpe l&#8217;ha fatto perché deve sapere qualcosa che i psichiatri non sanno per contestare le loro affermazioni. Proseguiamo la lettura, chissà che Pontifex non ci illumini la conoscenza. <br />«<em>Domandiamoci. Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell&#8217;arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti.</em>»<br />Quindi non è l&#8217;uomo ad impazzire, anzi, se una moglie “si crede autosufficiente” è giusto che venga picchiata e malmenata, e invece di sporgere denuncia è meglio che stia zitta perché è lei che ha esasperato l&#8217;uomo. Non ci stiamo inventando niente, è il sig. Bruno Volpe che scrive cose che erano assurde anche per il codice di Hammurabi.<br />«<em>Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera&#8230; Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise.</em>» E seguendo questo ragionamento la donna che vede il marito giocarsi ai videopoker i soldi dell&#8217;università del figlio, o spendere la pensione per qualche massaggio thailandese che cosa dovrebbe fare? La scritta in maiuscolo non salva minimamente il Volpe, anzi lo colpevolizza perché evidenzia che il tale è consapevole di stare scrivendo assurdità e se aggiunge la frase in maiuscolo è solo per evitarsi qualche noia legale.<br />«<em>Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti?</em>» E quindi? Se la masturbazione non gli basta l&#8217;egregio Volpe può sempre farsi castrare chimicamente se non vuole essere rinchiuso in galera per molestie sessuali.<br />«<em>Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera?</em><br /><em>Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva anche alla violenza o all&#8217;abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza: &#8220;forse questo ce lo siamo cercate anche noi&#8221;?</em>»<br />Gli esami di coscienza dovrebbe farseli chi fa tanto il moralista e poi giustifica violenze, stupri e finanche femminicidi, e (lo ribadiamo) non basta aggiungere fra parentesi piccole precisazioni per camuffare una vergognosa giustificazione delle violenze sulle donne.<br />«<em>Basterebbe, per esempio, proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l&#8217;immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio. Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo, davanti al commercio, proprio non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano</em>.»<br />Ecco, gli uomini, a volte, esagerano. Esagerano: non picchiano, violentano, uccidono. Esagerano, questo è il problema.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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