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	<title>toni servillo Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>La grande bellezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2013 16:31:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo film di Paolo Sorrentino è difficilmente catalogabile, sul programma del cinema presso il quale siamo andati a vederlo sotto la voce “genere” c’era scritto “dramma”. Ma l’impressione che si ha usciti dalla sala non è certo quella di aver visto una storia drammatica. La vita di Jep Gambardella, scrittore e giornalista all’apice della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo film di Paolo Sorrentino è difficilmente catalogabile, sul programma del cinema presso il quale siamo andati a vederlo sotto la voce “genere” c’era scritto “dramma”.</p>
<p>Ma l’impressione che si ha usciti dalla sala non è certo quella di aver visto una storia drammatica.<span id="more-11500"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/grande-bellezza.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11501" alt="grande bellezza" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/grande-bellezza-209x300.jpg" width="209" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/grande-bellezza-209x300.jpg 209w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/grande-bellezza.jpg 649w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></a>La vita di Jep Gambardella, scrittore e giornalista all’apice della mondanità di una Roma che è difficile immaginare più decadente, non è certo un dramma.</p>
<p>Quella dei personaggi che ruotano attorno a lui può essere considerata drammatica solo nel senso in cui è un dramma la vita di chi vive di effimeri sogni, ma che comunque ha le spalle sufficientemente coperte (per fortuna o per bravura) per poter vivere fra le terrazze e i salotti romani.</p>
<p>La società decadente di Roma è rappresentata con un taglio amaro e onirico allo stesso tempo, fra discoteche, spettacoli di avanguardia, nobili a noleggio e cardinali che sono sempre presenti quando c’è un&#8217;occasione mondana. Il tutto è riportato a modeste dimensioni morali dall’arrivo della “Santa vivente”, suora che non può non far venire in mente Madre Teresa, che per non ben identificati motivi si ritrova a cena nella terrazza di Jep.</p>
<p>Difficile cogliere il messaggio che il regista vuole lanciare, speriamo che non sia quello banale lanciato da questa “Santa”.</p>
<p>In realtà queste scene finali sono forse le più convenzionali di tutto il film e sinceramente stonano con il resto della pellicola, sembra quasi che il regista aveva un’idea chiara che percorre tre quarti del film e poi si confonda.</p>
<p>Se il “messaggio” deve essere quello di abbandonare sesso droga e rock’n roll, o per meglio dire l’house music in questo caso, per riscoprire le proprie radici e i valori veri della vita Paolo Sorrentino ce lo poteva dire prima ed evitavamo due ore di decadenza romana per andarci a vedere Papa Francesco in televisione.</p>
<p>Dal regista napoletano questa svolta pseudo-moralistica e pseudo-mistica non ce l’aspettavamo, nei suoi film precedenti come “This must be the place”, “L’uomo in più” o “ Le conseguenze dell’amore” (questi ultimi due peraltro sempre interpretati dal bravissimo Toni Servillo) il regista si era sempre astenuto dal dar giudizi raccontando semplicemente storie. Cosa che poi è quello che ci piace del cinema, quando qualcuno vuole usare la cinepresa per far sermoni rischia sempre di risultare stucchevole.</p>
<p>Insomma ci sembra che il film di Sorrentino è troppo pretenzioso e probabilmente anche troppo attaccato a cliché anacronistici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>J. Mnemonic</b></p>
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