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	<title>thriller Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Nero, rosso, blu&#8230; poi il buio&#8230; e ora il viola.</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/nero-rosso-blu-poi-il-buio-e-ora-il-viola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 21:52:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Leggere i romanzi di Cristiana Astori che hanno come protagonista Susanna Marino rientra di certo nella cromoterapia. Che insieme al piacere di leggere gli ottimi passaggi quasi lirici dell&#8217;autrice torinese, forma uno dei rimedi più efficaci per ogni malattia dello spirito (e del corpo, visto che qui siamo in pieno esoterismo). Se avete avuto l&#8217;occasione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26771" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75.jpg" alt="" width="500" height="766" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75.jpg 500w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75-196x300.jpg 196w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75-104x160.jpg 104w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a><br />
Leggere i romanzi di <strong>Cristiana Astori</strong> che hanno come protagonista <strong>Susanna Marino</strong> rientra di certo nella cromoterapia. Che insieme al piacere di leggere gli ottimi passaggi quasi lirici dell&#8217;autrice torinese, forma uno dei rimedi più efficaci per ogni malattia dello spirito (e del corpo, visto che qui siamo in pieno esoterismo).</p>
<p>Se avete avuto l&#8217;occasione di seguire qualche presentazione dell&#8217;autrice saprete che è davvero impossibile non associare il personaggio dell&#8217;improbabile detective/cacciatrice di film scomparsi alla scrittrice stessa; del resto<strong> è lei la prima a mettersi in gioco in tal senso e</strong> questa volta lo fa anche in copertina del libro. I confini tra protagonista e scrittrice ad ogni capitolo della saga cromoterapeutica sembrano sempre più assottigliarsi.</p>
<p>Grazie alle avventure di Susanna la scrittrice condivide con i lettori la sua grande passione per il cinema. Questi hanno così la possibilità di conoscere affascinanti attori, registi, artisti, dipinti e pellicole che forse non sono mai arrivati ai fasti dei <strong>blockbuster hollywoodiani</strong> ma che hanno lasciato un segno indelebile del loro passaggio. Pensiamo ad esempio alla meravigliosa <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Soledad_Miranda">Soledad Miranda</a> in &#8220;Tutto quel nero&#8221; o all&#8217;inquietante <strong>Autuomo</strong> di &#8220;tutto quel blu&#8221;.<br />
In questo quinto capitolo il lettore farà la conoscenza, fra gli altri, di <a href="https://lorenzoalessandri.com/">Lorenzo Alessandri</a> e della sua inquietante e conturbante modella Angelika, nonché del misterioso film italiano &#8220;<strong>Sortilegio</strong>&#8220;&#8230; uno di quei film così maledetti che è meglio non nominare. (<strong>Superstizione? Noi non lo siamo, anche perché porta sfortuna essere superstiziosi.</strong>)</p>
<p>In bilico come sempre fra esoterismo, paranormale, spietati collezionisti e misteriosi incarichi, la Astori ci regala un&#8217;altra storia indimenticabile della sua Susanna, che resta a nostro avviso la detective (per quanto improbabile sia) più originale che ci sia mai capitato di conoscere.</p>
<p>Qualche anno fa si parlava spesso del  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/New_Italian_Epic"><strong>New Italian Epic</strong></a> definizione coniata da <strong>Wu Ming 1</strong> per definire non solo le opere del  collettivo omonimo ma in cui rientrano ad esempio molti romanzi di <strong>Valerio Evangelisti, Stefano Tassinari e Carlo Lucarelli</strong>.<br />
Dando un&#8217;occhiata alle<strong> regole-manifesto del genere</strong> pensiamo di poterle vedere rispettate nelle opere della scrittrice di origini piemontesi: metastorie, riferimenti storici precisi che il lettore può verificare con sopralluoghi o con i manuali di storia, punti di vista obliqui, narrazione non distaccata.</p>
<p>Non sappiamo a che punto sia la discussione intorno al New Italian Epic, ma questa incredibile cinquina di titoli che uniscono cinema e letteratura è senz&#8217;altro dentro ai suoi confini.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“I tormenti del Papa” nel nuovo libro di Alessandro Maurizi</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/i-tormenti-del-papa-nel-nuovo-libro-di-alessandro-maurizi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 13:36:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/i-tormenti-del-papa-nel-nuovo-libro-di-alessandro-maurizi.html/maurizi-papa" rel="attachment wp-att-17329"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-17329" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/maurizi-papa-194x300.jpg" alt="" width="274" height="424" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/maurizi-papa-194x300.jpg 194w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/maurizi-papa-104x160.jpg 104w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/06/maurizi-papa.jpg 324w" sizes="(max-width: 274px) 100vw, 274px" /></a></p>
<p>Le indagini del commissario Castigliego arrivano al loro secondo capitolo e siamo ragionevolmente certi di leggerne presto un terzo conoscendo la prolificità del loro autore.</p>
<p>Magari prima o poi vedremo anche una serie da lui ispirata vista la dinamicità degli eventi narrati che ben si prestano a questi adattamenti. Tuttavia il fatto che Manuel Castigliego vada a spulciare fra i vizi degli alti porporati (falsi esorcismi e abusi sessuali nel primo libro, guerre fra fazioni cardinalizie in questo) ci fa sospettare che sarà molto più probabile vedere storie meno scomode, in particolare sulle reti di “mamma Rai”.</p>
<p><strong>Alessandro Maurizi</strong> riprende in questo <em>Castigliego e i Tormenti del Papa</em> (Frilli Editore 2019, 240 pagine, 14,90€) il suo personaggio incontrato in <em>Roma e i figli del male, </em>romanzo pluripremiato in vari concorsi della penisola italiana. E non lo fa certo rimpiangere.</p>
<p>Lo scrittore viterbese ormai è per noi “<strong>il Dan Brown della Tuscia</strong>” precisando che il tanto vituperato fenomeno di vendite di qualche anno fa a noi non dispiace affatto, non solo per la sua verve anticlericale ma perché, al di la di alcune ragionevoli critiche, <em>Il Codice da Vinci</em> e <em>Inferno</em> sono ottimi thriller; <em>Angeli e Demoni</em> invece no, è proprio indifendibile Ad ogni modo leggiamo Maurizi fin dal suo esordio con <em>Il vampiro di Munch</em> e possiamo dire che migliora ad ogni romanzo che produce.</p>
<p>Il suo <strong>Manuel Castigliego</strong> acquista spessore riga dopo riga e diventa sempre più convincente anche in un contesto in cui è facile cadere nel “non-credibile”. Anche se questo giudizio tranchant che spesso viene usato nel demolire ogni vatican-thriller da Dan Brown per l’appunto fino alle recenti serie TV <em>Young Pope e New Pope</em>; o anche per cose molto più soft come l&#8217;<em>Habemus Papam</em> di Nanni Moretti, ci fa un abbastanza ridere visto che poi la realtà degli intrighi vaticani supera di gran lunga la fantasia. E senza stare a scomodare i complotti sulla fine di Giovanni Paolo I basta ricordare gli omicidi fra le guardie Svizzere, i buchi milionari in decine di diocesi sparse per il pianeta,<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Casi_di_pedofilia_all%27interno_della_Chiesa_cattolica#Il_caso_Inzoli"> le condanne a Don Inzoli e a decine di alti prelati per abusi sessuali</a> fino ad arrivare alle clamorosi<a href="https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/06/15/vaticano-scandalo-immobile-londra-scarcerato-broker-torzi_m54HPJhpkSCQTkF9qso6fN.html"> inchieste sui palazzi di Londra</a> che per ora vengono ancora raccontante dai giornalisti con abuso spregiudicato di verbi al condizionale per evitare cause legali ai giornali.</p>
<p>Però poi quando si va nella fiction chissà perché,<strong> i giochi politici vaticani</strong> vengono quasi sempre bollati come “non credibili”.</p>
<p>Tornando al libro in oggetto la narrazione di Alessandro Maurizi si fa più ardita della volta scorsa, e dopo aver portato il suo Castigliego ad indagare “intorno” al Vaticano in questo libro lo porta proprio dentro ai sacri palazzi. A colloquiare, perché certe persone non si possono mica interrogare, con cardinali il cui potere è “inimmaginabile”.</p>
<p>Ma il caso è troppo grave per essere ignorato e troppo “interno” per essere affidato alla gendarmeria vaticana che anch’essa può essere succube di una delle fazioni che giocano contro il nuovo papa appena eletto, Celestino VI.</p>
<p>Durante la sua elezione nel conclave infatti, quattro cardinali sono stati avvelenati e uno di loro è morto. E se ciò non bastasse ci sono altri delitti in giro per Roma che sembrano collegati a questo avvenimento. Per Celestino VI è troppo, la sua coscienza non può sopportare di essere arrivato alla poltrona papale al prezzo di assassini e infatti sta pensando alle dimissioni.</p>
<p>Manuel Castigliego è chiamato a indagare, o per meglio dire a dare una mano.<br />
Anzi diciamola tutta caro Commissario, ti hanno chiamato perché qualcuno vicino al santo padre ha chiesto aiuto,  ma tu sii furbo&#8230; dai un un’occhiata senza farti notare troppo. E se proprio devi fare delle domande cerca di non importunare i cardinali&#8230; e se proprio ci devi andare&#8230; non ci andare per dio!</p>
<p>Prudenza Castigliego. Prudenza.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-16678" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg" alt="" width="184" height="199" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 184px) 100vw, 184px" /></a></p>
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		<item>
		<title>About: Intrigo Italiano</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/about-intrigo-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2019 15:37:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carlo Lucarelli è di certo uno dei migliori giallisti italiani contemporanei, anche se la definizione di giallista per lui va molto stretta, vista la vastità e la varietà della sua produzione. Noto ai non più giovanissimi per il suo bellissimo programma su Rai 3, “Blu notte – Misteri d’Italia” in cui ripercorreva i delitti e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/about-intrigo-italiano/">About: Intrigo Italiano</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/about-intrigo-italiano.html/lucaintrigo" rel="attachment wp-att-16052"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-16052" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/05/lucaintrigo.jpg" alt="" width="586" height="422" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/05/lucaintrigo.jpg 586w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/05/lucaintrigo-300x216.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/05/lucaintrigo-222x160.jpg 222w" sizes="auto, (max-width: 586px) 100vw, 586px" /></a></p>
<p><strong>Carlo Lucarelli</strong> è di certo uno dei migliori giallisti italiani contemporanei, anche se la definizione di giallista per lui va molto stretta, vista la vastità e la varietà della sua produzione.</p>
<p>Noto ai non più giovanissimi per il suo bellissimo programma su Rai 3, “<strong>Blu notte – Misteri d’Italia” </strong>in cui ripercorreva i delitti e i misteri del nostro paese dal dopo guerra in poi e, più recentemente, per le trasmissioni su Radio Deejay (<strong>Dee Giallo</strong>) e su SkyArte (<strong>Muse Inquietanti</strong>) in cui si occupa sempre di “misteri” reali, Carlo Lucarelli è soprattutto uno scrittore molto prolifico di cui risultano sulla sua pagina di Wikipedia ben 46 libri di narrativa pubblicati (racconti contenuti in qualche antologia inclusi) e 17 saggi sulla criminalità e storici.</p>
<p><strong> </strong><strong>Intrigo Italiano</strong> è una storia appartenente al ciclo del Commissario De Luca che indaga nei crimini italiani a cavallo della seconda guerra mondiale; quindi sia nel periodo fascista che in quello della prima Repubblica. Questa è ambientata nel 1954 e per i suoi trascorsi che si possono leggere nei romanzi precedenti De Luca è costretto ad indagare a Bologna sotto falso nome per sfuggire a chi ancora lo potrebbe riconoscere nella sua vita precedente.</p>
<p>In realtà, come descrive benissimo Lucarelli che sulla storia dell’Italia bellica e post bellica ormai non ha più molto da imparare, poco è cambiato rispetto a prima se non il fatto che se di “livello superiore” della Giustizia Italiana ai tempi del fascismo ce n’era uno ora nel dopoguerra ce ne sono due, di opposta fazione politica che non solo si combattono ma intralciano anche le indagini. E quando ci sono dimezzo i “livelli superiori” nulla è mai come sembra. Un delitto di gelosia non è di gelosia, un incidente on è un incidente, un ,musicista scavezzacollo non è un semplice musicista.</p>
<p>Nell’ambigua Bologna, con il bigottismo in parte in via di estinzione in parte no, in cui i bordelli erano ancora chiamati bordelli e gli alberghi non avevano i riscaldamenti in camera, in cui gli ex agenti nazisti che l’avevano scampata erano a fianco di chi voleva fermare i comunisti, e in mezzo a loro gli italiani volevano semplicemente tornare a vivere De Luca dovrà ricorrere più volte alla sua intelligenza per capire cosa sta succedendo.</p>
<p>“<em>Ma come? Non ci raccontate di più in questa recensione</em>?” Assolutamente no, perché Carlo Lucarelli ha scritto nella sua pagina facebook che non sopporta assolutamente gli spoiler sui suoi lavori, e quindi capiteci…  non vorremmo ritrovarcelo sotto casa di notte al buio avvolto in un classico trench da investigatore che spunta dall’oscurità e fissandoci ci dica: “Paura eh?”.</p>
<p><strong>J. Mnemonic</strong></p>
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		<title>About: Roma e i figli del male</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/about-roma-e-i-figli-del-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 May 2018 10:13:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Torniamo con piacere a leggere Alessandro Maurizi di cui avevamo già apprezzato qualche anno fa “Il vampiro di Munch”. Il suo nuovo thriller, lo diciamo subito, mostra una maturazione artistica dello scrittore non indifferente, i suoi personaggi sono più complessi e più strutturati e l&#8217;intera resa del romanzo è sopra al precedente che di certo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/about-roma-e-i-figli-del-male/">About: Roma e i figli del male</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/about-roma-e-i-figli-del-male.html/roma-figli-del-male" rel="attachment wp-att-15073"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15073" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/roma-figli-del-male-188x300.jpg" alt="" width="305" height="487" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/roma-figli-del-male-188x300.jpg 188w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/roma-figli-del-male-101x160.jpg 101w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/roma-figli-del-male.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 305px) 100vw, 305px" /></a></p>
<p>Torniamo con piacere a leggere Alessandro Maurizi di cui avevamo già apprezzato qualche anno fa “Il vampiro di Munch”.</p>
<p>Il suo nuovo thriller, lo diciamo subito, mostra una maturazione artistica dello scrittore non indifferente, i suoi personaggi sono più complessi e più strutturati e l&#8217;intera resa del romanzo è sopra al precedente che di certo non era da buttare.</p>
<p>“Roma e i figli del male – La notte del commissario Castiliego” (Frilli editore, 304 pag. € 12,90) è un thriller/noir in cui i crimini sono molto particolari, si parla infatti della pedofilia e degli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica e dell&#8217;uso scorretto degli esorcismi da parte di preti e vescovi senza scrupoli.</p>
<p>Argomenti quindi non solo scottanti ma al centro della cronaca internazionale (molto più che di quella nazionale, ma non entriamo in polemica); crimini particolarmente odiosi che gettano ombre su un ente  come la Chiesa Cattolica.</p>
<p>Sappiamo tutti che le organizzazioni cattoliche svolgono un ruolo meritevole nel sud del mondo per quel che riguarda la gestione delle adozioni internazionali, ma fra le tante persone per bene ci sono molti squali che trovano lì coperture e vittime per le loro perversioni.</p>
<p>Ancora più impenetrabile invece il caso dell&#8217;abuso delle pratiche di esorcismo che consentono a “santoni” cattolici e non di soggiogare ai loro persone convinte della loro buona fede. E se qualcuno pensa di essere al sicuro in quanto in possesso di razionalità ferrea che gli permette di scindere fra realtà e finzione, come Maurizi racconta attraverso il suo personaggio il commissario Castiliego, è fin troppo facile in situazione di tensione, di malattia o di angoscia cadere con tutti e due i piedi nella “trappola mistica”.</p>
<p>Anche questa volta Roma con le sue luci e i suoi cambiamenti di tempo che sembrano ricalcare i cambiamenti di umore del commissario (single per scelta che fugge non dai cattivi ma dalle relazioni impegnative) è al centro della narrazione dello scrittore. Ed anche questa volta come ne “Il vampiro di Munch” Alessandro Maurizi, nella “vita vera” sovrintendente capo della questura di Viterbo, accenna quasi in punta di piedi a un secondo livello di mistero in cui forze oscuri e complotti tramano alle spalle degli ignari protagonisti.</p>
<p>Ma, ne siamo certi, questa di sicuro è la parte “fiction” del libro.</p>
<p><b>J. Mnemonic</b></p>
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		<title>Review: Suspiria Vs Profondo Rosso</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/review-suspiria-vs-profondo-rosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 16:47:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  [attenzione: SPOILER INEVITABILI]  “Profondo Rosso” è il film di Dario Argento più apprezzato in Italia, “Suspiria” è quello che ha lanciato Dario Argento sul panorama mondiale. I due film ci hanno fatto riconciliare con il regista romano perché dobbiamo sinceramente ammetterlo il tornare a vedere, da adulti, altre sue pellicole non ci aveva convinto. [&#8230;]</p>
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<p><strong>[attenzione: SPOILER INEVITABILI]</strong></p>
<p><strong> </strong>“Profondo Rosso” è il film di Dario Argento più apprezzato in Italia, “Suspiria” è quello che ha lanciato Dario Argento sul panorama mondiale.</p>
<p>I due film ci hanno fatto riconciliare con il regista romano perché dobbiamo sinceramente ammetterlo il tornare a vedere, da adulti, altre sue pellicole non ci aveva convinto.</p>
<p>I due film hanno in comune una colonna sonora strepitosa, in entrambi i casi realizzata da Claudio Simonetti e i suoi <strong>Goblin</strong>, che in entrambi i casi fa guadagnare molti punti.</p>
<p><strong>Profondo Rosso </strong>(1975)  è un thriller-horror che riesce a inchiodare lo spettatore alla sedia senza ricorrere mai all’uso del paranormale, ma soprattutto è il film in cui forse c’è il colpo di scena più geniale della storia del cinema. Quando David Hemmings realizza che “il quadro mancante” nella casa del delitto non era un quadro ma la sua visione dell’assassino nello specchio è veramente uno di quei momenti in cui lo spettatore vorrebbe complimentarsi di persona con il regista.</p>
<p><strong>Suspiria</strong> (1977) invece è stato definito il <em>cocaine-film</em> definitivo per i colori fantastici realizzati grazie ad una pellicola Kodak a bassissimi Asa che con la giusta combinazione di luce esaltano il rosso e il blu e alteran la profondità di campo. Lo spettatore ha per tutto il film la sensazione di stare sognando il che rende plausibili anche le scene più deboli del film. Questo è poi un horror classico con tanto di demonio che possiede un intera scuola di danza tedesca. A detta di quasi tutti gli appassionati i primi dieci minuti del film sono da scuola del cinema.</p>
<p>I <strong>punti deboli</strong> di Profondo Rosso sono invece alcune sequenze degli omicidi in cui Dario Argento ripropone (cosa che fa spesso ma non in Suspiria) non il punto di vista della vittima e neanche quello dell’assassino; bensì quello dell’oggetto contundente. Non sappiamo a chi mai si sia ispirato per quelle assurde scene in cui il movimento del coltello (ad esempio) fa spostare tutta l’inquadratura. Qualche fan le riterrà pure scene memorabili ma a noi ci sono sempre sembrate ridicole.</p>
<p>Suspiria invece come abbastanza noto non ha una trama memorabile, del resto le critiche (italiane) appena uscito battevano proprio su quello, e cioè sul fatto che Argento si era limitato ad una serie di sequenze horror senza molto senso. In realtà non è proprio così, la trama per quanto semplice c’è ma bisogna ammettere che non è certo molto elaborata. Una scuola di danza posseduta da un demone che verrà affrontato e sconfitto da una ballerina dal cuore puro.  Insomma, non è che ci aveva lavorato a fondo su questo plot il buon Dario  e questo si nota anche in alcune “uscite” dei personaggi che lasciano il tempo che trovano; ad esempio il cieco che minaccia tutti con “ricordatevi che io ci sento anche se non vi vedo” o complicità più o meno velate e non svelate nel finale di alcune ballerine allieve della scuola di danza posseduta dal demone.</p>
<p>Su <strong>Imdb</strong> i due film presentano due voti simili 7,7/10 per Profondo Rosso e 7,5/10 per Suspiria ma mentre il primo è stato giudicato da ventiquattromila persone il secondo da cinquantacinquemila.</p>
<p>Su <strong>MyMovies</strong> invece la situazione è opposta, è Suspiria ad avere il voto più alto 4,07/5 contro il 3.96/5 di Profondo Rosso ma con la metà delle recensioni.</p>
<p>E noi? Se proprio dobbiamo scegliere fra i due film</p>
<p>Vi consigliamo di vederli entrambi, rappresentano di certo due degli apici del cinema horror italiano, al loro livello forse solo “La casa delle finestre che ridono” di Pupi Avati e “Non si sevizia un paperino” di Lucio Fulci.</p>
<p><strong>J. Mnemonic</strong></p>
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		<title>Paola Barbato al Terni Horror Fest #3</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/paola-barbato-al-terni-horror-fest-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 09:09:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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<p>Durante la terza edizione del <em>Terni Horror Fest</em>, festival dedicato all’orrore (e che infatti si tiene nei giorni intorno ad Halloween, dal 28 ottobre al 1 novembre) tra le varie iniziative c’è stata la possibilità di parlare con l’autrice Paola Barbato del suo ultimo romanzo, già recensito in un precedente articolo su questo sito, e della sua esperienza con la Bonelli. L’intervista è stata gestita da me e dallo scrittore e Presidente dell’<em>Associazione Civiltà Laica </em>che cura la direzione artistica del festival, Alessandro Chiometti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A.</strong>: “‘<em>Non Ti Faccio Niente</em>’ è il quarto romanzo di Paola, che inizia come sceneggiatrice di <em>Dylan Dog</em>, e l’ho conosciuta come autrice del fumetto. Poi ho scoperto che pubblicava anche dei bellissimi libri, ed io ho iniziato a leggerla con ‘<em>Il Filo Rosso</em>’, anche se questo mi è piaciuto di più e credo che sia, senza piaggeria, il miglior thriller italiano degli ultimi dieci anni. La struttura di questo romanzo è molto complessa, dato che si sviluppa su due linee temporali distanziate da vent’anni, e questo ricorda un altro classico dell’horror, ‘<em>It</em>’ di Stephen King. La cosa particolare è nell’idea di partenza, ovvero: c’è una persona negli anni ’80 che rapisce i bambini in modo seriale, ma non è una persona cattiva. Li rapisce per dargli la possibilità di vedere che c’è un mondo migliore rispetto a quello che hanno conosciuto. […] Come è venuta questa idea, Paola?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Ho iniziato questo libro nel 2013: lo avevo proposto, in dodici pagine, ma lo avevano rifiutato perché poco interessante, mi avevano addirittura detto che era banale e già sentito. Dunque non ricordo bene come sia nata l’idea. So che allora sono partita in quarta ma sono stata raffreddata dalla reazione degli editor e sono passata ad altro fino all’anno scorso, quando mi sono ricapitate per caso queste dodici pagine cristallizzate e ho deciso di riprenderlo in mano. È un libro che parla delle buone intenzioni, a cui non sempre corrisponde un risultato positivo: moltissime delle buone intenzioni del romanzo portano ad eventi negativi, e tutti i personaggi, positivi e non, hanno delle motivazioni di cui sono profondamente convinti, quindi in un certo senso tutti sono spinti da buone intenzioni. Dunque c’è molto da valutare su quali siano le ombre dei personaggi. Il protagonista è un criminale. È un rapitore seriale di bambini, non importa se è un criminale bianco che non fa del male. C’è da chiedersi cosa significa essere una brava persona e cosa essere una persona deprecabile. I bambini rapiti sono 32, una cifra enorme, tanto che alla fine del romanzo ho aggiunto una lista con le indicazioni dei nomi, dei luoghi, delle date e della durata dei rapimenti. Sono così tanti per due ragioni: la prima è che mi sono documentata, e le sparizioni negli anni ‘80 erano veramente <strong>moltissime</strong>, e spesso non venivano denunciate, poiché si imputavano le cause a situazioni di disagio in famiglia, a piccole fughe. Quando venivano fatte le denunce, passavano 3 giorni prima di completare l’iter burocratico. Una follia! In quei 3 giorni, il rapitore non sarebbe stato cercato, e dunque non ci sarebbero state conseguenze. E poi all’epoca c’era una concezione completamente diversa dell’infanzia: oggi i genitori sono sempre angosciati e iperprotettivi; all’epoca, ero una bambina anch’io, alle 3 e mezza il bambino usciva di casa e non rientrava prima dell’orario di cena, e basta. Dove andava? Era con gli amici? In bici, a piedi? Bo! ‘<strong><em>Qualcuno l’avrebbe guardato</em></strong>’, era questo il concetto della società. In realtà non era così automatico come si sperava. Il fatto è che gli anni ’80 erano seguiti agli anni ’70, anni pesanti, che avevano richiesto sempre un enorme impegno, in tutte le cose. Negli anni 80 si è cercata un po’ di leggerezza. Forse un po’ <strong>troppa</strong>. E infatti i quarantenni di oggi raccontano il mare magno di molestie subite in quegli anni nei quali anche solo la parola pedofilia era tabù e non se ne parlava, c’era solo ‘Il Maniaco’, ‘<em>stai attento al maniaco che viene da fuori arriva ti prende e ti porta via!</em>’ si diceva. Poi si è iniziato a capire che forse il maniaco invece vive nella casa affianco e sono cambiati i parametri.”</p>
<p><strong>I.</strong>: “Leggendo il libro ho notato tantissimi personaggi messi più o meno tutti sullo stesso piano, e mi chiedevo come fosse possibile riuscire a gestirne così tanto senza sminuirne nessuno.”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Eh, non lo so! Io non sono una scrittrice che riesce a lavorare in maniera schematica, scrivo <em>in progress.</em> Fondamentalmente non scrivo di un personaggio se non mi interessa, non lo creo proprio se non mi incuriosisce, lo seguo solo nel caso contrario. Va sottolineato che mi incuriosiscono anche dei personaggi che non mi piacciono [&#8230;]. Mi incuriosiscono molto <strong>i deboli</strong>, gli ignavi, quelli che non sanno mai prendere posizione, come Mariangela o Daniele […]. E siccome queste persone <strong>esistono</strong> e sono la maggioranza (non esistono il bianco e il nero, il grande eroe e il super cattivo, sono tutti grigi, sfumati). I grigi sono molto interessanti; anche se non condivido quello che fanno e spesso non capisco quello che fanno, queste non sono buone ragioni per non metterli in scena per quello che sono. È troppo facile mettere in scena un poveraccio e dopo o bastonarlo o fargli venire il moto di eroismo. Uno può essere poveraccio dall’inizio alla fine e avere comunque la sua dignità di personaggio, ed è una cosa per cui mi batto tantissimo, perché gli stereotipi mi hanno stancata. Preferisco avere dei personaggi di cui posso dire ‘<em>Ehi! Guarda quello come somiglia al moroso della Francesca!</em>’. Quelli sono i personaggi che <strong>ci sono</strong> nella vita di tutti, sempre.”</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/paola-barbato-al-terni-horror-fest-3.html/dsc_0055" rel="attachment wp-att-14442"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14442" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-1024x687.jpg" alt="" width="506" height="339" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-1024x687.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-768x516.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-238x160.jpg 238w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" /></a></p>
<p><strong>I.</strong>: “Il protagonista invece è molto atipico; questo fatto del rapitore buono è venuto da indagini psicologiche oppure è venuto proprio da una tua idea?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Sì, probabilmente è una delle mie teorie. Quando dico che negli anni ’80 i bambini venivano guardati troppo poco lo dico a ragion veduta. […] Il fatto è che […] l’essere umano ha perso quasi completamente la sua parte animale e istintiva che tanto ci faceva bene. […] Una delle nostre capacità rimaste è la <strong>paura</strong>, l’istinto di autoconservazione. […] La paura è uno dei nostri ultimi istinti, ed è salvifica in piccole dosi, ci consente di essere prudenti e tutelarci. Quel po’ di paura che il rapitore mette addosso ai genitori dei bambini, avrebbe fatto bene a tanti genitori degli anni ’80.”</p>
<p><strong>I.</strong>: “Sei un’autrice già affermata, eppure hai scelto di scrivere su <em>Wattpad</em>. Queste piattaforme ormai sono moltissime, non riusciamo più nemmeno a contarle. Come mai proprio <em>Wattpad</em>?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Mi è capitata quella: l’anno scorso, a luglio, mi scrisse un’amica dicendomi che aveva ritrovato delle poesie di sua mamma e che voleva pubblicarle, e mi chiese un consiglio ‘<em>Wattpad o WordPress?</em>’ e io ho risposto ‘<em>eh!?</em>’. Non avevo idea di cosa fosse <em>Wattpadd</em>,<em> WordPress</em> vagamente. Poi ho scoperto che su <em>Wattpad</em> ognuno può pubblicare ciò che vuole. Io non avevo più un editore, avevo scritto tanta roba mi sono detta ‘<em>perché no?</em>’. Considero <em>Wattpad</em> <strong>l’approdo</strong> <strong>degli incipit perduti</strong>. Io avevo cinque romanzi che non erano andati avanti, ho aperto la mia pagina e ho deciso di pubblicarli lì. Mi è ricapitato questo incipit, il più bello, e ho pensato che era un peccato non andare avanti. […] In 67 giorni ho scritto tutto. Erano molti anni che non mi dedicavo così esclusivamente a un romanzo e ne avevo proprio bisogno, è stato disintossicante, mi sono trovata così bene (anche nel rapporto coi lettori) che ne sto scrivendo un altro, sempre su <em>Wattpad</em>.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo aver letto i due incipit del romanzo, si riparte con le domande.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A.</strong>: “La <strong>paperella</strong> è una cosa particolare: uno potrebbe pensare che sia il segno del rapitore che vuole farsi ritrovare. Ma in questo libro delle paperelle <strong>non importa niente a nessuno</strong>, c’è solo un poliziotto che ha preso un vago appunto. Il rapitore sa che è il proprio simbolo e capisce che c’è qualcosa che non va quando lo rivede nella seconda linea temporale, ma gli investigatori non ne tengono conto. A me è sembrata una presa in giro di quei gialli secondo cui basta guardare in giro e gli investigatori trovano le firme sempre più particolari.”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Sì, è un po’ una presa in giro, ma in realtà deriva da una cosa che lessi moltissimi anni fa: quando venne liberato, Cesare Casella scrisse, insieme a un giornalista, un libro in cui raccontava del suo rapimento. E quando i rapitori lo costrinsero a scrivere una lettera ai genitori dettandogli cosa doveva scrivere, Casella, siccome aveva visto un sacchetto della spesa con il nome di un paese che secondo lui era vicino ma in realtà era lontanissimo, scrisse alcune parole maiuscole, componendo il nome di questo paese. E alla fine dei saluti aggiunse ‘<em>maiu</em>’. Su questo <em>maiu</em>, che per lui era la contrazione di ‘<em>maiuscolo</em>’, gli investigatori si interrogarono tantissimo, arrivando alla conclusione che probabilmente era una ragazza che lui aveva frequentato e che chiamava così, ma che non conosceva nessuno. Tutto questo sforzo titanico che lui ha fatto per cercare di far capire il nome di questo paese quindi, non è servito a niente. Non perché gli investigatori siano stupidi, è che <strong>queste cose funzionano nei romanzi</strong>. Non è automatico nemmeno nel mio romanzo, perché le paperelle vengono lasciate dal rapitore per una sua motivazione personale. […] Lascia la prima paperella per sbaglio, perché la voleva usare per attirare un bambino, poi trova un uccellino che funziona meglio allo scopo e quando se ne va vede la paperella nello specchietto retrovisore. Nella sua mente si crea una sovrapposizione: la papera è in pericolo, il bambino è salvo, e gli pare cosa buona e giusta. Dato che è un ossessivo, comincia a farlo tutte le volte, con la speranza che qualcuno lo noti. <strong>Non se ne accorge nessuno</strong>, solo in due si fanno qualche domanda. Alla fine diventa un simbolo molto forte per i lettori e per il protagonista. C’è ma è come se non ci fosse, come effettivamente credo che capiti in molti casi, suscitando anche la frustrazione del criminale in questione.”</p>
<p><strong>A.</strong>: “Prima mi dicevi che hai una specie di staff che ti aiuta a mantenere la credibilità e la verosimiglianza della trama, mi dicevi del gps, che non rimanda un segnale, lo acquisisce e basta. La gente ormai è convinta che da una macchia di sangue si possano avere milioni di informazioni, quando non è vero. Invece in ‘<em>Non ti faccio niente</em>’ si trova una costruzione fantastica, i thriller più belli sono quelli credibili. Le cose che ci sono, sono <strong>verosimili</strong>. Quanto questi tuoi amici ti aiutano?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Moltissimo. Ci sono due anatomopatologhe, uno che lavora coi RIS, e un becchino (cosa da non sottovalutare, perché i corpi si decompongono in maniera diversa a seconda dei posti, del tempo, e di tanti altri fattori, e se scrivi di queste cose non puoi ignorarlo. Il tufo può cambiare un intero romanzo!)”</p>
<p><strong>A</strong>.: “Quante ricerche ci vogliono per un romanzo così?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Quelle che servono, anche quelle banali. Le due anatomopatologhe mi hanno svelato, ad esempio, l’esistenza del tecnico di obitorio, un ruolo di cui ignoravo completamente la presenza e la funzione. Ma anche solo se un personaggio va da Genova a Pordenone, io devo sapere quanto ci mette, e se ci vogliono due ore e un quarto ma il personaggio è in stato di shock, ci metterà di più. Non devo farmi fare l’obiezione né da un anatomopatologo né da un camionista che mi legge. […] Sono banalità, ma ti può leggere chiunque e dunque devi essere preciso per tutti i tuoi possibili lettori.”</p>
<p>Anche il pubblico, durante la presentazione, si è dimostrato molto coinvolto e partecipativo, tanto che sono state fatte importantissime domande sul finale e sulla struttura dei personaggi. La Barbato ha risposto dicendo che spesso la prima cosa che scrive è proprio il finale (è il caso di “Mani Nude”, di cui l’ultima frase corrisponde alla prima scritta dall’autrice), e per quanto riguarda i personaggi afferma che, sebbene non faccia schemi, riesce a tenere ben presente il personaggio in testa e a gestirlo in maniera coerente. Poi sono state fatte delle domande inerenti al lavoro come sceneggiatrice per Dylan Dog.</p>
<p><strong>A.</strong>: “Io ti conosco per la <em>Sergio Bonelli</em>. In particolare, per il numero 200, che raccontava del passato di Dylan Dog, quando era un alcolista, e per il ventennale, una delle storie doppie, ‘<em>Xabaras</em>’ e ‘<em>Il nome del padre</em>’, dove riprendi due personaggi che stanno molto a cuore ai lettori, tra cui il gatto nero Cagliostro. Mi ha colpito molto, per quanto riguarda il ventennale, il fatto che tu sia entrata in una storia già esistente (di Sclavi), ma hai svelato dei lati oscuri di Xabaras senza modificare la storia precedente e riuscendo a far tornare tutto. È stato molto difficile o sbaglio?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Sì, e poi queste cose le chiedono sempre a me! Mi è stato chiesto anche di riscrivere ‘<em>Il Lungo Addio</em>’. Non ho toccato la storia originale, ma ho cercato di inserirmi nelle anse lasciate tra un pezzo e l’altro. È difficile, sì, ma non puoi imbrogliare, devi poterti muovere negli spazi vuoti. È la grande lezione che Stephen King ci ha dato con ‘<em>Misery</em>’, dove l’antagonista spiegava allo scrittore che se in una storia lui aveva fatto morire la protagonista, non poteva imbrogliare, doveva farla morire e poi riportarla in vita. Il lettore non è un imbecille, bisogna essere molto liquidi e sapersi incastrare.”</p>
<p><strong>A.</strong>: “Secondo te che impatto ha avuto ‘<em>Dylan Dog</em>’ sulla letteratura in generale?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Al di là del ribaltamento del punto di vista di Sclavi (che si mette dalla parte dei mostri, che spesso hanno dignità maggiore rispetto a chi dovrebbe rappresentare la nostra umanità), ha creato <strong>l’eroe debole</strong>. Perché Dylan non fa altro che sbagliare, avere deduzioni non realistiche, fare il contrario di ciò che dice e questo ha consentito un avvicinamento enorme tra lettore e personaggio. Dylan non si mette sul piedistallo, ma dice ‘<em>sono a terra tanto quanto te, se allunghi la mano mi tocchi</em>’. Prima i personaggi a fumetti e non venivano messi in una posizione per cui il lettore doveva limitarsi ad osservarli. Il paradosso è che lo stesso effetto l’ha avuto Tex, che è l’esatta antitesi. I lettori si sono divisi in due posizioni: chi vuole qualcuno da ammirare e chi vuole qualcuno con cui identificarsi.”</p>
<p><strong>Ilaria Alleva</strong></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/paola-barbato-al-terni-horror-fest-3.html/dsc_0065" rel="attachment wp-att-14443"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14443" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-1024x687.jpg" alt="" width="501" height="337" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-1024x687.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-768x516.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-238x160.jpg 238w" sizes="auto, (max-width: 501px) 100vw, 501px" /></a></p>
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		<title>About: Split</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/about-split/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 16:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[voto 7,9/10] – [attenzione spoiler] Ci abbiamo sempre sperato, l&#8217;autore di capolavori come “Il sesto senso”, “The Village” e “Unbreakable” non poteva aver per sempre perso il suo tocco magico. Certo, la sua crisi è stata pesantissima, dopo “Lady in the water” e “L&#8217;ultimo dominatore dell&#8217;aria” che già erano polpettoni inguardabili abbiamo veramente temuto di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/about-split.html/split-x-sito" rel="attachment wp-att-14046"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-14046" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/split-x-sito-1024x381.jpg" alt="" width="403" height="150" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/split-x-sito-1024x381.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/split-x-sito-300x112.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/split-x-sito-768x286.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/split-x-sito-280x104.jpg 280w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/split-x-sito.jpg 1339w" sizes="auto, (max-width: 403px) 100vw, 403px" /></a></p>
<p>[voto 7,9/10] – [attenzione spoiler]</p>
<p>Ci abbiamo sempre sperato, l&#8217;autore di capolavori come “Il sesto senso”, “The Village” e “Unbreakable” non poteva aver per sempre perso il suo tocco magico.</p>
<p>Certo, la sua crisi è stata pesantissima, dopo “Lady in the water” e “L&#8217;ultimo dominatore dell&#8217;aria” che già erano polpettoni inguardabili abbiamo veramente temuto di averlo perso per sempre dopo il terribile “After Earth” che molti giudicano il peggior film di sempre. Ben 14 “Razzie Awards” (gli anti-oscar, ovvero i “premi” per i peggiori film della stagione) nella sua bacheca dal 2006 al 2013 che rischiavano di oscurare per sempre l&#8217;oscar per “Il sesto senso”.</p>
<p>Poi il timido risveglio dello scorso anno con “The visit”, di certo non memorabile, ma che per lo meno (al di là di terribili leggerezze nella trama) lo riportava un poco in auge.</p>
<p>Ora “Split” lo fa tornare ad altissimi livelli, degni del terzetto di film del suo periodo d&#8217;oro.</p>
<p>Il film è inquietante e ottimamente interpretato da James Mc Avoy che per questa sua impresa recitativa meriterebbe un oscar per ognuna delle personalità del protagonista che ha portato sullo schermo.</p>
<p>Si parla infatti di un rapimento di tre ragazze in una città americana da parte di uno psicopatico affetto da disturbi dissociativi dell&#8217;identità. In particolare il tizio in questione Kevin Crumb ha ben ventitré identità diverse che la sua psichiatra Karen Fletcher conosce benissimo e grazie ad un sapiente lavoro è riuscita a farle coesistere facendo assumere il comando ad una di loro che corrisponde a quella di uno stilista effeminato di nome Barry.</p>
<p>Le ventitré personalità in questione sono così diverse fra di loro che alcune di loro soffrono di allergie e altre no, una di loro e soltanto quella ha il diabete, una è quella di un razzista (anche quella una brutta malattia), e così via in un patchwork in cui il Kevin Crumb originale è scomparso. A causa degli abusi subiti da piccolo da una madre troppo autoritaria.</p>
<p>Quello che non sa la dottoressa è che da qualche tempo è una personalità forte, autoritaria e fobica di nome Dennis a gestire la situazione imitando la personalità Barry quando va alle sue sedute. Perché questo sia successo lo scopriamo nel corso dei racconti alla stessa dottoressa, un trauma sul lavoro aveva rovinato il fragile equilibrio consentendo a Dennis, Patricia (una personalità femminile molto ambigua) e Hedwig (la personalità di un problematico bambino di nove anni) di aver messo a tacere tutte le altre che riescono a controllare il corpo solo per pochi secondi e mandare mail disperate alla dottoressa.</p>
<p>Ma perché il rapimento delle tre sventurate ragazze? Perché c&#8217;è una nuova personalità che la dottoressa non ha mai incontrato, è quella della “Bestia” che, racconta Dennis non è umana ma è l&#8217;evoluzione degli umani. Ha la pelle durissima, è fortissima ed è anche in grado di arrampicarsi sui muri grazie alla sua particolare epidermide. A questa bestia dovranno essere sacrificate le ragazze perché lei prenda il controllo del corpo di Kevin e si riveli al mondo.</p>
<p>La dottoressa non crede che questa personalità sia reale ma che sia solo un trucco di Dennis e Patricia per tenere gli altri sotto controllo; pagherà caro questo errore di sottovalutazione. Infatti la ventiquattresima personalità esce allo scoperto e fa una strage prima di scappare per la città.</p>
<p>Nel finale in un affollato bar della città le tv cominciano a riferirsi al fuggitivo con il nome de “L&#8217;orda” e qualcuno comincia a ricordare di un altro caso spaventoso per la stessa città di qualche anno prima ma non si ricorda il nome del criminale&#8230; quindi appare Bruce Willis (ovvero il David Dunn di Umbreakable) che suggerisce il nome “L&#8217;uomo di vetro” mentre pone al banco il suo caffè e capisce che deve ricominciare a fare gli straordinari.</p>
<p>Il film funziona benissimo nonostante un paio di forzature evitabili, di fronte alle quali non possiamo che chiederci “ma sono gli americani a essere scemi o sono i registi americani che hanno così scarsa considerazione dei loro compatrioti?”. L&#8217;ardua sentenza a chi li conosce meglio di noi.</p>
<p><b>J. Mnemonic</b></p>
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		<title>Il gioco di Sid</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-gioco-di-sid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2015 19:37:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo andrea maucci]]></category>
		<category><![CDATA[federico piccirillo]]></category>
		<category><![CDATA[il gioco di sid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un gruppo di amici affiatati. L’immancabile presenza della femme fatale, che rappresenta l’oggetto del desiderio di tutti i maschi del gruppo, in particolare del protagonista Snake. Ad un certo punto l’equilibrio di questo gruppo viene sconvolto dall’omicidio di uno dei componenti. Sullo sfondo di una Roma cupa e trasfigurata, Carlo Andrea Maucci, ambienta questo thriller [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Un gruppo di amici affiatati. L’immancabile presenza della </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>femme fatale</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">,</span></span><i> </i><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">che rappresenta l’oggetto del desiderio di tutti i maschi del gruppo, in particolare del protagonista Snake. </span></span><span id="more-13234"></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/doublesun.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13235" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/doublesun.jpg" alt="doublesun" width="432" height="288" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/doublesun.jpg 960w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/doublesun-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 432px) 100vw, 432px" /></a>Ad un certo punto l’equilibrio di questo gruppo viene sconvolto dall’omicidio di uno dei componenti. Sullo sfondo di una Roma cupa e trasfigurata, Carlo Andrea Maucci, ambienta questo thriller psicologico “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il gioco di Sid”</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> (CIESSE EDIZIONI 2015, 144 pagine, €14.00, ebook disponibile a € 3.00). La suspense e la curiosità sul come finirà la vicenda, che si accumula mano a mano nella lettura, sempre più avvincente, ruotano intorno all’ambigua figura di Sid, l’amico di Snake. L’amico che non piace a nessuno del suo gruppo, ma che è l’unico con cui Snake riesce ad essere se stesso. Ma chi è Sid?</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">E, soprattutto, cosa c’entra Sid con l’omicidio che ha sconvolto la vita della comitiva di amici?</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Nessuna di queste domande troverà risposta, se non alla fine, quando tutto sarà nero su bianco.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Un romanzo breve che, attraverso la narrazione intricata delle vicende di un gruppo di persone apparentemente normale, va a toccare temi sociali e psicologici tutt’altro che banali come il bullismo sui più deboli, l’eterna lotta tra la nostra ragione e le nostre pulsioni, il grande interrogativo inerente la nostra capacità di sceglierci in nostro destino e l’inevitabilità di sottometterci ad un “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>gioco</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">”, per l’appunto, che ha già deciso per noi.<br />
Una lettura densa d’azione, d’avventura, di mistero e di brivido. </span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Federico Piccirillo</b></span></span></p>
<p><em>Carlo Andrea Maucci con il suo &#8220;Il gioco di Sid&#8221; aprirà il Festival Horror di Terni, Venerdì 30 Ottobre 2015 alle ore 17.00</em></p>
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