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	<title>teatro Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Se questo è giornalismo&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 11:31:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Nell’Italia del 2026 — quella guidata dal governo di Giorgia Meloni — una giovane attrice e regista, Rossella Fava, decide di portare in scena uno spettacolo d’élite su un tema scomodo e divisivo: la gravidanza per altri. Una scelta che nasce dall’incontro con coppie italiane che questo percorso lo hanno davvero affrontato, spesso costrette [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/2379b038-27e7-4bea-91df-fbcf1b685689.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-39648" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/2379b038-27e7-4bea-91df-fbcf1b685689.jpg" alt="" width="1125" height="1396" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/2379b038-27e7-4bea-91df-fbcf1b685689.jpg 1125w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/2379b038-27e7-4bea-91df-fbcf1b685689-242x300.jpg 242w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/2379b038-27e7-4bea-91df-fbcf1b685689-825x1024.jpg 825w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/2379b038-27e7-4bea-91df-fbcf1b685689-768x953.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/2379b038-27e7-4bea-91df-fbcf1b685689-129x160.jpg 129w" sizes="(max-width: 1125px) 100vw, 1125px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell’Italia del 2026 — quella guidata dal governo di Giorgia Meloni — una giovane attrice e regista, Rossella Fava, decide di portare in scena uno spettacolo d’élite su un tema scomodo e divisivo: la gravidanza per altri.<br />
Una scelta che nasce dall’incontro con coppie italiane che questo percorso lo hanno davvero affrontato, spesso costrette a recarsi all’estero. Da quei racconti personali prende forma uno spettacolo teatrale che, nel solco del metodo Stanislavskij, prova a restituire realtà e vissuti.<br />
Lo spettacolo si intitola M(other) — un inglesismo evocativo che richiama “Mother for Other” — ed è andato in scena dal 12 febbraio al Teatro della Cooperativa di Milano, diretto da Renato Sarti, con repliche fino al 22 febbraio.<br />
Non ho ancora avuto la possibilità di vederlo. Ed è proprio per questo che, da giornalista, mi limito a raccontare ciò che è verificabile: titolo, debutto, contesto e intenzioni dichiarate.</p>
<p>Quello che mi ha spinto a scrivere, invece, è un articolo apparso sul quotidiano La Verità, firmato da Patrizia Floder Reitter, che ha attaccato lo spettacolo e il teatro con toni estremamente duri.<br />
La questione non è il dissenso — sacrosanto — ma il metodo. Si può criticare uno spettacolo senza averlo visto? Si può attribuire un intento propagandistico senza aver verificato contenuti e messinscena?<br />
Il pezzo sostiene che lo spettacolo promuoverebbe la maternità surrogata, evocando perfino possibili sanzioni economiche. Ma senza la visione diretta dell’opera o prove circostanziate, il rischio è quello di trasformare un’ipotesi in una certezza narrativa. E quando il racconto precede la verifica, il confine tra informazione e opinione militante diventa sottile.<br />
Il titolo dell’articolo — <strong>“Soldi pubblici allo show sulla surrogata”</strong> — apre poi un altro tema: i finanziamenti pubblici alla cultura.<br />
Molti teatri italiani, come numerose realtà culturali, sopravvivono anche grazie a fondi statali. Ma attribuire finanziamenti specifici a una singola produzione richiede dati aggiornati e verificabili. Se le pubblicazioni ufficiali si fermano al 2024, affermare che fondi pubblici abbiano sostenuto direttamente lo spettacolo nel 2026 rischia di diventare una deduzione, non un fatto.</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/a7238212-594b-4e53-a157-b1b7f4db6aca-e1771154812882.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-39647" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/a7238212-594b-4e53-a157-b1b7f4db6aca-e1771154812882.jpg" alt="" width="610" height="338" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/a7238212-594b-4e53-a157-b1b7f4db6aca-e1771154812882.jpg 610w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/a7238212-594b-4e53-a157-b1b7f4db6aca-e1771154812882-300x166.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/a7238212-594b-4e53-a157-b1b7f4db6aca-e1771154812882-280x155.jpg 280w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /></a></p>
<p>C’è poi la questione delle fonti e del contraddittorio.<br />
In un articolo compare una sola voce politica: quella della <strong>Ministra per la Famiglia Eugenia Roccella.</strong> Non risulta invece il punto di vista della regista, della compagnia teatrale o delle persone direttamente coinvolte nel progetto artistico.<br />
Anche la presenza di posizioni istituzionali è legittima, ma un’informazione equilibrata dovrebbe includere più prospettive, soprattutto su temi complessi.<br />
Nel pezzo vengono riportate frasi e posizioni politiche già espresse in altre sedi — dalle dichiarazioni pubbliche alle prese di posizione internazionali, come gli interventi presso l’<strong>Organizzazione delle Nazioni Unite</strong> — senza però un approfondimento sulle storie reali delle coppie o delle gestanti.<br />
Eppure esistono contesti in cui queste esperienze sono state raccontate direttamente: ad esempio il convegno “<strong>Famiglie e diritti universali</strong>”, promosso nel 2024 da A<strong>ssociazione Luca Coscioni insieme a Famiglie Arcobaleno, tenutosi presso la Camera dei Deputati.</strong><br />
In quella sede — nella Sala Matteotti — hanno parlato coppie, gestanti e persone nate tramite questi percorsi. Voci che spesso restano ai margini del dibattito mediatico.<br />
Nel frattempo, il tema legislativo continua a essere centrale. Dopo l’approvazione della legge proposta dall’onorevole Carolina Varchi — che introduce il cosiddetto “reato universale” — il confronto pubblico si è irrigidito ulteriormente.<br />
Indipendentemente dalle posizioni personali, il rischio è che il dibattito degeneri in slogan contrapposti, lasciando poco spazio alla complessità delle esperienze umane e alle conseguenze sociali, anche per i figli e le figlie coinvolti.</p>
<p>Ed è qui che torna il nodo del giornalismo.<br />
Raccontare significa verificare, ascoltare più voci, distinguere fatti e opinioni. Non rinunciare al giudizio critico, ma fondarlo su conoscenza diretta o su fonti solide. Altrimenti il racconto diventa autoreferenziale, costruito per catturare click e alimentare polarizzazione — tra titoli acchiappapancia e discussioni da social, tra una serie su Netflix e una cena al sushi.<br />
La domanda finale resta semplice: vogliamo davvero un’informazione che si limiti a dirci come e cosa pensare? O preferiamo un giornalismo capace di mettere in discussione le proprie certezze, anche quando il tema è scomodo?<br />
Ho ancora una speranza: che l’Ordine dei Giornalisti continui a promuovere un dibattito serio sul metodo e sulla responsabilità dell’informazione. Non per censurare opinioni, ma per ricordare che la credibilità si costruisce con rigore, pluralità e rispetto dei fatti.</p>
<p><strong>Maria Sole Giardini</strong></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/maria-sole-rivista.jpg"><img decoding="async" class="alignnone  wp-image-39646" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/maria-sole-rivista.jpg" alt="" width="278" height="266" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/maria-sole-rivista.jpg 1402w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/maria-sole-rivista-300x287.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/maria-sole-rivista-1024x980.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/maria-sole-rivista-768x735.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/02/maria-sole-rivista-167x160.jpg 167w" sizes="(max-width: 278px) 100vw, 278px" /></a></p>
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		<title>(Il ricordo di) Giorgio Gaber è vivo e lotta insieme a noi!</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-ricordo-di-giorgio-gaber-e-vivo-e-lotta-insieme-a-noi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jan 2024 14:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La contingenza vuole che in questi giorni ci sia capitato di vedere sia il bel documentario &#8220;Io, noi e Gaber&#8221; di Riccardo Milani che il coraggioso e meritevole spettacolo teatrale &#8220;Il profeta scorretto&#8221; di Riccardo Leonelli che è in tour nel centro Italia. Le due opere arrivano dopo tanto silenzio sulla figura di Giorgio Gaber; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La contingenza vuole che in questi giorni ci sia capitato di vedere sia il bel documentario &#8220;<b>Io, noi e Gaber&#8221; di Riccardo Milani</b> che il coraggioso e meritevole spettacolo teatrale <b>&#8220;Il profeta scorretto&#8221; di Riccardo Leonelli</b> che è in tour nel centro Italia.</p>
<p>Le due opere arrivano dopo tanto silenzio sulla figura di Giorgio Gaber; di certo una delle più complesse e difficili da capire e apprezzare nella sua pienezza sia a per via della sua capacità di mostrare in prima persona, senza filtro, tutte le contraddizioni e le schizofrenie dell&#8217;uomo contemporaneo sempre in bilico fra<b> il sociale e l&#8217;antisociale</b> (citazione rubata ad un altro Sig. G.); sia per la quasi totale incapacità dei protagonisti odierni della scena politica e sociale italiana di fare i conti con il passato e <b>soprattutto con le voci critiche del passato</b>.</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/Il-docufilm-su-Gaber-di-Riccardo-Milani-768x823-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-28275" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/Il-docufilm-su-Gaber-di-Riccardo-Milani-768x823-1.jpg" alt="" width="768" height="823" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/Il-docufilm-su-Gaber-di-Riccardo-Milani-768x823-1.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/Il-docufilm-su-Gaber-di-Riccardo-Milani-768x823-1-280x300.jpg 280w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/Il-docufilm-su-Gaber-di-Riccardo-Milani-768x823-1-149x160.jpg 149w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></p>
<p>Questo secondo aspetto è ben mostrato nel documentario (involontariamente) da Pierluigi Bersani quando l&#8217;ex segretario del Pd esprime la sua contrarietà per le parole di &#8220;Io, se fossi Dio&#8221; (1982) rivolte ai politici di allora : &#8220;<i>Io se fossi Dio, Naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente, Nel regno dei cieli non vorrei ministri, Né gente di partito tra le palle Perché la politica è schifosa e fa male alla pelle [&#8230;] Dall&#8217;alto del mio trono, Vedrei che la politica è un mestiere come un altro, E vorrei dire, mi pare Platone, Che il politico è sempre meno filosofo, E sempre più coglione, È un uomo a tutto tondo, Che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo, Che scivola sulle parole, Anche quando non sembra o non lo vuole</i>&#8220;.</p>
<p>Il grigio Bersani imputa questo <i>j&#8217;accuse</i> a un <b>malessere esistenziale</b> interiore dell&#8217;artista e sostiene che Gaber non voleva proprio capire che la politica non può risolvere questo tipo di malesseri. Ci sarebbe da chiedersi cosa sia catalogabile come tale di fronte a delle accuse ben precise fatte ad ogni forza politica di quegli anni per le promesse non mantenute e per quelle tradite, ma soprattutto verrebbe da chiedersi se Bersani il pezzo l&#8217;ha ascoltato tutto, perché Gaber oltre a mettere &#8220;i puntini sulle i&#8221; su quel che pensava degli accordi fatti dai suoi ex compagni per pacificare il paese (&#8220;<i>Io se fossi Dio, Quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio, C&#8217;avrei ancora il coraggio di continuare a dire, Che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia cristiana, è il responsabile maggiore, Di vent&#8217;anni di cancrena italiana!</i>&#8220;; questo dopo aver specificato nello stesso pezzo ciò che pensa dei brigatisti, ovvero pazzi innominabili di cui non può parlare perché: &#8220;<i>Di noi posso parlare perché so chi siamo, E forse facciamo più schifo che spavento, Di fronte al terrorismo o a chi si uccide c&#8217;è solo lo sgomento</i>&#8220;) sul suo malessere esistenziale si condanna già da solo nell&#8217;ultima strofa: &#8220;<i>Ma in fondo tutto questo è stupido, Perché logicamente, Io se fossi Dio, La Terra la vedrei piuttosto da lontano, E forse non ce la farei ad accalorarmi, In questo scontro quotidiano, Io se fossi Dio, Non mi interesserei di odio e di vendetta, E neanche di perdono, Perché la lontananza è l&#8217;unica vendetta, È l&#8217;unico perdono, E allora, Va a finire che se fossi Dio, Io mi ritirerei in campagna, Come ho fatto io.</i>&#8221;</p>
<p>Ma purtroppo per Bersani questo non assolve i politicanti di allora.</p>
<p>Nello stesso documentario <b>Mario Capanna</b>, chiamato a dare il parere della sinistra extra parlamentare, sembra molto più in sintonia con l&#8217;artista; però, anche lui alla fine si perde in un bicchiere d&#8217;acqua, cadendo nella banale critica fatta a Gaber quando pubblicò Destra e Sinistra; quella di essere diventato un qualunquista. Fortuna che nello stesso documentario Luporini, co-autore della canzone, spiega con veemenza ciò che dovrebbe essere chiaro fin dalla prima strofa della canzone: &#8220;<i>Tutti noi ce la prendiamo con la storia, Ma io dico che la colpa è nostra, È evidente che la gente è poco seria, Quando parla di sinistra o destra</i>&#8220;. Ovvero che la canzone <b>è la parodia di chi vede sinistra e destra nelle sciocchezze come il vestiario e non nell&#8217;economia o nella filosofia.</b></p>
<p>Il documentario si conclude in modo mesto e quasi liturgico perché lo sanno tutti, <b>la generazione di Gaber ha perso</b> come lui stesso dichiara in uno dei suoi ultimi album. Con buona pace di Bersani che prova a dire &#8220;Ma ce lo ricordiamo com&#8217;era prima ragazzi?&#8221;</p>
<p>Certo che ce lo ricordiamo, ma non è quello il punto.</p>
<p>Gaber anche a fine carriera continua a fare quello che ha sempre fatto negli anni precedenti: immagina il futuro, ironizza, prende in giro, provoca, spiazza sorprende, fa arrabbiare i benpensanti e i conformisti. Semplicemente lo fa con più amarezza, perché è consapevole che i tempi per <b>il mondo nuovo</b> non sono brevi come forse si pensava all&#8217;inizio degli anni &#8217;60.</p>
<p>E allora al fatto che la sua generazione abbia perso <b>ci può credere solo chi non lo conosce,</b> perché &#8220;Le uniche battaglie perse sono quelle non combattute&#8221; (tanto per citare un terzo sig. G.). E questo Giorgio Gaber lo sapeva benissimo tanto è vero che nello stesso album in cui dichiara la resa, ci sono i bellissimi versi: &#8220;<i>L&#8217;appartenenza, È un&#8217;esigenza che si avverte a poco a poco, Si fa più forte alla presenza di un nemico, Di un obiettivo o di uno scopo, È quella forza che prepara al grande salto decisivo, Che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti</i></p>
<p><i>In cui ti senti ancora vivo, Sarei certo di cambiare la mia vita, Se potessi cominciare a dire noi</i>&#8221;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/gaber-acquasparta.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-28274" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/gaber-acquasparta-1024x1024.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/gaber-acquasparta-1024x1024.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/gaber-acquasparta-300x300.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/gaber-acquasparta-150x150.jpg 150w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/gaber-acquasparta-768x768.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/gaber-acquasparta-160x160.jpg 160w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/01/gaber-acquasparta.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Venendo allo spettacolo <b>&#8220;Il profeta Scorretto&#8221;</b> è costruito in stile perfettamente coerente con l&#8217;artista omaggiato; Leonelli ha avuto l&#8217;ottima idea di porre sul palco un doppio interprete di Gaber. Uno inconsapevole di essere morto, vestito totalmente di bianco, interpretato dallo stesso regista; e uno più smaliziato, cinico e consapevole della propria morte,<b> </b>interpretato da <b>Emanuele Cordeschi Bordera</b>.</p>
<p>I due si integrano alla perfezione sul palco passandosi la palla in una narrazione di monologhi e canzoni; in particolare Riccardo Leonelli è impressionante per la somiglianza nel riprodurre i tic nervosi che Gaber metteva in scena al suo uomo contemporaneo, confuso e alienato.</p>
<p>Oltre ai dovuti applausi e complimenti, e ovviamente a consigliare a tutti la visione di questo spettacolo, ci sentiamo di fare solo due osservazioni sulla sua costruzione.<br />
La prima è che, per la scelta fatta dei monologhi e delle canzoni da interpretare sul palco, la figura di Giorgio Gaber che ne esce è quella di un anarchico individualista. E Gaber di certo non lo era.</p>
<p>Gaber era un convinto collettivista; era un persona che &#8220;<i>credeva di poter essere libero e felice solo se lo erano anche gli altri</i>&#8220;.</p>
<p>È vero che si era &#8220;ritirato in campagna&#8221; e non si riconosceva più in nessuna forza politica, ma questo era per l&#8217;appunto il suo cruccio e il suo rammarico. Gaber sferzava le forze politiche in cui aveva creduto perché avevano concordato su un obiettivo di progresso che non era quello promesso, ma che avrebbe portato solo ad un mondo con più nevrosi, schizofrenie e solitudine interiore. E la critica gaberiana era feroce verso i politici e anche verso gli intellettuali che si erano allineati.</p>
<p>&#8220;<i>Libertà è partecipazione</i>&#8221; è un passaggio obbligato del Gaber-pensiero, per quanto ripetuto e abusato ma la chiave è lì: &#8220;<i>La libertà non è starsene su un albero e non è neanche il volo di un moscone.</i>&#8221;<br />
Relegare il pezzo chiave ad un accenno fatto nei bis, trascurare anche l&#8217;indimenticabile monologo &#8220;Qualcuno era comunista&#8221; che è il suo testamento politico e la monumentale, terribile e indimenticabile &#8220;Io, se fossi Dio&#8221;; è una scelta che rende l&#8217;immagine dell&#8217;artista troppo simile, a nostro giudizio, a quella di un anarchico egoista e saccente che rifiuta a prescindere qualunque tipo di attività politica collettiva.</p>
<p>La seconda osservazione che ci sentiamo di fare invece è doppia e totalmente soggettiva.<br />
In primo luogo non crediamo che Gaber oggi sarebbe stato così &#8220;assolutorio&#8221; rispetto alla Chiesa Cattolica; insomma, le parole: &#8220;<i>E vedo anche una Chiesa, Che incalza più che mai,  Io vorrei che sprofondasse, Con tutti i Papi e i Giubilei</i>&#8221; sono del 2001, periodo di piena idolatria di papa Woityla.<br />
In secondo luogo siamo rimasti perplessi nella critica finale, feroce, al <b>politicamente corretto</b> odierno. Per carità, che Giorgio Gaber fosse contrario ad ogni tipo di censura è lapalissiano; tuttavia, per l&#8217;appunto, bisogna intendersi se la richiesta di usare un certo tipo di linguaggio consono ad alcune occasioni sia censura oppure una regola necessaria al civile convivere democratico.<br />
Comprendiamo la rabbia e la frustrazione di chi, soprattutto nel settore dello spettacolo, si trova di fronte a richieste fatte da chi magari se ne frega dei diritti civili e mira ad ingraziarsi alcune categorie sociali; però <b>non è quello di cui si parla. </b>Se è vero che le parole sono importanti allora bisogna inquadrare anche il contesto. E in un momento storico in cui ci sono occupanti degli scranni istituzionali che si dichiarano &#8220;fieramente razzisti&#8221;, sindaci sceriffo che vorrebbero sparare ai barboni e ai clandestini, ministri che vorrebbero affogare gli immigrati in mare, no.<br />
Scusateci, ma riteniamo che la prima necessità sia quella di diventare un paese civile, poi potremo parlare anche dell&#8217;abuso del politicamente corretto.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ITIS Galileo</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/itis-galileo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 16:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uno spettacolo teatrale su Galileo Galilei in tempi di revisionismo storico dilagante? Diciamo la verit&#224;, pochi oltre a Marco Paolini avrebbero avuto tanto ardire, ma per colui che &#232; il pi&#249; grande interprete italiano del &#8220;teatro civile&#8221; questa &#232; solo una delle tante sfide (vinte) della sua carriera. Uno spettacolo su Galileo dunque, o per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><img decoding="async" alt="" src="http://blogs.discovermagazine.com/intersection/files/2009/06/galileo-4050.jpg" style="width: 400px; height: 369px" /></p>
<p>	Uno spettacolo teatrale su Galileo Galilei in tempi di revisionismo storico dilagante?</p>
<p>	Diciamo la verit&agrave;, pochi oltre a Marco Paolini avrebbero avuto tanto ardire, ma per colui che &egrave; il pi&ugrave; grande interprete italiano del &ldquo;teatro civile&rdquo; questa &egrave; solo una delle tante sfide (vinte) della sua carriera.</p>
<p>	Uno spettacolo su Galileo dunque, o per meglio dire una vera e propria esegesi galileiana che parte dai suoi primi studi all&rsquo;universit&agrave; di Pisa e arriva fino alla sua morte, sezionando minuziosamente quasi ogni scelta fatta dal &ldquo;padre della scienza&rdquo; nel corso della sua lunga vita.</p>
<p>	Ma non solo questo. Lo spettacolo consta di una lunga introduzione che &egrave; necessaria in questi tempi ormai quasi antiscientifici (lo dimostrano le lunghe code alle ricevitorie del lotto e l&rsquo;ossessionante spazio concesso in ogni dove agli oroscopi) per riportare lo spettatore al clima di speranza che c&rsquo;era attorno alle nuove materie tecniche che cercavano di portare luce in un mondo avvolto dalle tenebre da lunghi secoli. In effetti, spiega il Paolini, Galileo allora era l&rsquo;equivalente di un meccanico, uno che si cimentava con le materie &ldquo;basse&rdquo; e non con l&rsquo;alta filosofia o con l&rsquo;ancor pi&ugrave; alta teologia. Uno che oggi sarebbe dell&rsquo;Istituto Tecnico Industriale insomma, non certo dei licei.</p>
<p>	Ma la storia di Galileo non &egrave; una storia a se stante, &egrave; la conseguenza di Copernico e Giordano Bruno, &egrave; l&rsquo;intreccio con Giovanni Keplero e Tommaso Campanella e, ovviamente, &egrave; lo scontro con Bellarmino e le istituzioni ecclesiastiche.</p>
<p>	Il tutto raccontato con lo stile inconfondibile di Marco Paolini, che fa ragionare lo spettatore e lo coinvolge nelle sue riflessioni e nel suo racconto.</p>
<p>	Se risulta chiaro, nel corso dello spettacolo, che la differenza tra la scienza del nuovo mondo e la magia del vecchio sta nel fatto che mentre quest&rsquo;ultima mostrava i risultati ottenuti avvolgendoli in una corte di oscurit&agrave; la prima vuole svelare in primo luogo i meccanismi che portano a quel risultato, un&rsquo;altra domanda resta invece in sospeso alla fine della meravigliosa performance dell&rsquo;artista veneto; una domanda legata alla figura di Giordano Bruno che Galileo (come tutti i suoi contemporanei) non pu&ograve; ignorare perch&eacute; &ldquo;l&rsquo;odore di bruciato si sente ancora&rdquo;. Ovviamente parlo della differenza etica ma soprattutto pratica fra: &ldquo;<i>Avete pi&ugrave; paura voi di pronunciare questa sentenza che non io nell&rsquo;ascoltarla</i>&rdquo; del filosofo nolano e l&rsquo;altrettanto famosa abiura dell&rsquo;astronomo toscano.Per quanto io ci ragioni sopra non riesco a decidere quale dei due atteggiamenti merita pi&ugrave; rispetto.</p>
<p>	Se intellettualmente parlando la posizione di Giordano Bruno &egrave; ineccepibile, viene inevitabilmente da chiedersi quanto il mondo avrebbe perso senza &ldquo;Discorsi e dimostrazioni matematiche&rdquo;, ovvero l&rsquo;opera conclusiva di Galileo (e forse la migliore) stampata nove anni dopo l&rsquo;abiura e che non avrebbe potuto veder la luce se l&rsquo;astronomo avesse scelto di difendere le sue idee fino alle estreme conseguenze.</p>
<p>	La posizione di Paolini riguardo al tema si capisce nel corso dello spettacolo: pur sottolineando pi&ugrave; volte la grandezza della figura e del lavoro di Bruno, l&rsquo;attore la pensa come i contemporanei del nolano. Bruno ha sbagliato, con la sua mancanza di prudenza ha messo in pericolo tutti.</p>
<p>	Ma questa risposta non pu&ograve; essere ovviamente condivisa da tutti.</p>
<p>	Ad ogni modo ben vengano gli spettacoli che fanno riflettere e ci lasciano con molto materiale sui cui riflettere, onore a Marco Paolini e al teatro civile. Di questi tempi, un simbolo di speranza.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0cm">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">&nbsp;<b>J. Mnemonic</b></span></span></p>
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