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	<title>setfenao della casa Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 01:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[errori sull'evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 12 febbraio è l’anniversario della nascita di Charles Darwin e, come ogni anno, la ricorrenza è l’occasione per riaffermare pubblicamente l’attualità degli studi e dell’insegnamento dell’evoluzione attraverso gli eventi Darwin Day. I Darwin Day italiani sono segnalati dal portale dell’evoluzione Pikaia, mentre il sito dell’International Darwin Day Foundation mostra gli eventi in tutto il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione.html/p1010901bis" rel="attachment wp-att-14036"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-14036" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-1024x768.jpg" alt="" width="397" height="298" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-1024x768.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-768x576.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-213x160.jpg 213w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></p>
<p>Il <strong>12 febbraio</strong> è l’anniversario della nascita di <strong>Charles Darwin</strong> e, come ogni anno, la ricorrenza è l’occasione per riaffermare pubblicamente l’attualità degli studi e dell’insegnamento dell’evoluzione attraverso gli eventi <strong>Darwin Day</strong>. I Darwin Day italiani sono segnalati dal <strong><a href="http://pikaia.eu/darwin-day-2017-in-tutta-italia/" target="_blank">portale dell’evoluzione Pikaia</a></strong>, mentre il sito dell’International Darwin Day Foundation mostra<strong> <a href="http://darwinday.org/events/" target="_blank">gli eventi in tutto il mondo</a></strong>.</p>
<p>Per gli obiettivi che si pone la celebrazione, questo Darwin Day è forse il più significativo degli ultimi anni: dopo l’elezione di Trump negli Usa si sono intensificati i tentativi di <a href="https://www.propublica.org/article/devos-education-nominees-code-words-for-creationism-offshoot-raise-concerns">indebolire l’insegnamento dell’evoluzione</a>, mentre anche in Europa, a lungo considerata relativamente immune a questo tipo di antiscienza, il <a href="https://www.scientificamerican.com/article/eurocreationism/">creazionismo continua ad avanzare</a>.</p>
<p>Eppure, se molto spesso fraintendiamo alcuni aspetti dell’evoluzione non è necessariamente colpa della propaganda creazionista (che di questi tempi qualcuno forse chiamare <em>post-verità</em>). Buona parte degli errori che facciamo sono molto probabilmente dovuti a come ragiona e comunica la nostra specie. Per esempio l’idea (errata) dell’<a href="https://www.wired.it/scienza/2014/02/07/migliori-bufale-evoluzione/">evoluzione come progresso</a>, che a volte ci fa paragonare gli organismi a tecnologie, è molto diffusa anche perché siamo naturalmente portati ad attribuire un fine a quello che ci circonda. In occasione del<strong> Darwin Day</strong> proviamo allora a raccontare altri <strong>5 errori comuni</strong> che facciamo sull’evoluzione.</p>
<p><strong>1. L’evoluzione NON spiega l’origine della vita<br />
Charles Darwin</strong> e <strong>Alfred Russel Wallace </strong>erano dei geni e la loro teoria, opportunamente aggiornata, è in grado di spiegare la <strong>diversità della vita sul nostro pianeta</strong>. Quello che non spiega, invece, è <em>come</em> sia nata la vita. Gli scienziati non hanno dubbi che i primissimi organismi terrestri siano stati immediatamente sottoposti ai meccanismi evolutivi, e che quello che vediamo intorno a noi sia il risultato di quella che Darwin chiamava <em>“discendenza con modificazioni”</em>. Ma senza la materia prima, l’<strong>evoluzione biologica</strong> non può avere luogo. Com’è nata allora la vita? La realtà è che ancora non lo sappiamo. In generale, gli scienziati parlano di <strong>abiogenesi</strong>: sulla Terra primordiale processi naturali hanno probabilmente portato ai composti chimici alla base della vita, e in centinaia di milioni di anni questi si sarebbero auto-organizzati in <strong>sistemi molecolari</strong> in grado di replicarsi e mantenere un metabolismo, cioè le prime forme di vita. Viene usato a questo proposito anche il termine <strong>evoluzione chimica</strong>, perché si può comunque immaginare un processo graduale, dove magari alcuni sistemi sono diventati predominanti, ma si tratta di qualcosa di ben distinto dall’evoluzione biologica di Darwin e Wallace: come detto l’origine della vita è un <strong>problema scientifico aperto</strong>.</p>
<p><strong>2. NON ci siamo evoluti per caso</strong><br />
Diversi creazionisti credono che secondo i biologi il cambiamento degli esseri viventi sia dovuto al <strong>puro caso</strong>, e spesso a loro supporto citano un esempio del celebre astronomo <strong>Fred Hoyle</strong>: se un tornado passasse sopra un deposito di rottami, quali sono le probabilità che il risultato sia un Boeing 747 perfettamente funzionante? In realtà l’esempio (<a href="http://rationalwiki.org/wiki/Hoyle's_fallacy">ampiamente demolito</a>) di Hoyle riguardava l’abiogenesi, ma argomenti di questo tipo risalgono addirittura ai tempi di Darwin. Il <strong>caso</strong> ha una grande importanza nell’<strong>evoluzione</strong>, ma dire che l’evoluzione è un <strong>processo casuale</strong> è errato; allo stesso tempo è errato affermare che è un processo dove il caso non conta nulla. Sì, le <strong>mutazioni</strong> del dna sono in genere definite casuali, nel senso che l’emergere di una certa mutazione non dipende dai <em>bisogni</em> dell’individuo o della specie. Ma la <strong>selezione naturale</strong> (come quella sessuale) è l’<strong>opposto del caso</strong>: l’adattamento è reso possibile da questo onnipresente <strong>filtro</strong> che nel tempo modificano il patrimonio genetico delle popolazioni. Non è affatto un caso se alcune delle (rare) mutazioni che permettono agli individui di lasciare più discendenti si diffondono.</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione.html/piediluco-026-bis" rel="attachment wp-att-14037"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-14037" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-1024x643.jpg" alt="" width="376" height="236" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-1024x643.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-300x188.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-768x482.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-255x160.jpg 255w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis.jpg 1140w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a></p>
<p><strong>3. L’evoluzione È osservabile<br />
</strong>Si dice che l’evoluzione sia<strong> lenta e graduale</strong>, e che per questo non è possibile osservarla direttamente. In realtà è vero che l’evoluzione è graduale e molti cambiamenti avvengono nella scala dei tempi geologici, ma esistono molti casi nei quali è possibile osservare l’evoluzione in diretta, o quasi. Usando organismi che si riproducono molto velocemente, come i batteri, gli scienziati possono osservare in laboratorio la selezione naturale e le altre forze dell’evoluzione, come nel caso del <a href="http://myxo.css.msu.edu/ecoli/"><strong><em>E. coli Long-Term Evolution Experiment</em></strong></a> (Ltee) cominciato dal microbiologo <strong>Richard Lensky</strong> (Michigan State University) nel 1988. Rapidi adattamenti sono osservabili anche fuori dai laboratori: la resistenza dei <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2015/12/29/batterio-resiste-ultimo-antibiotico/">batteri agli antibiotici</a> è forse l’esempio più immediato, ma tutti i patogeni, dagli insetti ai funghi, sviluppano rapidamente <strong>ceppi resistenti</strong> a tutte le nostre contromisure. Anche i vertebrati <a href="http://aulascienze.scuola.zanichelli.it/2014/10/01/levoluzione-lampo-dello-spinarello/">possono cambiare</a> nel giro di pochi decenni, e in tutto il mondo stiamo già assistendo agli adattamenti dovuti al <a href="http://evolution.berkeley.edu/evolibrary/news/060701_warming">cambio climatico</a>.</p>
<p><strong>4. Gli esseri umani NON hanno smesso di evolversi<br />
</strong>Nel 2013 il divulgatore britannico <strong>David Attenborough</strong> ha affermato che, almeno nei paesi più sviluppati, l’<a href="https://www.theguardian.com/tv-and-radio/2013/sep/10/david-attenborough-human-evolution-stopped">evoluzione umana si sarebbe fermata</a>: medicina ed elevati livelli di benessere avrebbero eliminato la lotta per la sopravvivenza, e di conseguenza l’evoluzione. Non è chiaro come un divulgatore tanto preparato abbia potuto fare un tale scivolone, ma i biologi <a href="https://theconversation.com/sorry-attenborough-humans-still-evolve-by-natural-selection-18124">non hanno tardato a replicare</a>. Sì, indiscutibilmente la specie umana sta continuando a evolversi, anche nelle società dove quasi tutti raggiungono tranquillamente fino all’età riproduttiva. Non è infatti necessario che molti individui non sopravvivano <a href="https://ncse.com/blog/2015/02/misconception-monday-can-evolution-stop-0016202">perché l’evoluzione avvenga</a>: finché alcuni faranno più figli di altri, finché continueremo a scegliere (quindi in maniera non casuale) se e con chi riprodurci, e finché l’ambiente intorno a noi continuerà a mutare, il dna delle popolazioni continuerà a cambiare e l’<a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2013/sep/10/david-attenborough-humans-still-evolving">evoluzione continuerà la sua strada</a>.</p>
<p><strong>5. L’adattamento perfetto NON esiste</strong><br />
Quando volte guardando un documentario abbiamo sentito il narratore affermare che un certo organismo era <em>“perfettamente adattato”</em>? Sicuramente i risultati della selezione naturale possono farci rimanere a bocca aperta, ma i biologi sanno che la perfezione non è un concetto applicabile agli esseri viventi. Come spiega <strong>Marco Ferrari</strong> nel libro l’<em>Evoluzione è ovunque</em> (Codice, 2015) anche i più stupefacenti adattamenti sono frutto di <strong>compromessi</strong>, non c’è spazio per assoluti: <em>“Per diventare una macchina da predazione, l’evoluzione del ghepardo ha dovuto obbedire a numerosi compromessi che derivano da spinte evolutive differenti. Quelle che portano alla velocità evolverebbero strutture per farlo correre il più rapidamente possibile, ma “coabitano” con altre, come robustezza o capacità riproduttiva. Il risultato sono caratteristiche a metà strada tra le une e le altre. […] Non può esistere, quindi, un ghepardo velocissimo e fortissimo”. </em>Le stesse considerazioni sono valide per qualunque specie, anche la nostra. Basta pensare alla nostra postura eretta con andatura bipede, celebrata come un traguardo nella celebre (e antiscientifica) icona <em><a href="https://www.wired.it/scienza/2014/02/07/migliori-bufale-evoluzione/">La marcia del progresso</a></em>: rispetto alle altre scimmie gli umani hanno pelvi più strette, una caratteristica che rende il <strong>parto più rischioso</strong>, anche a causa della grandezza del nostro <strong>cervello</strong>. Un bacino ancora più stretto, spiega Ferrari, potrebbe faciliterebbe la corsa, ma renderebbe impossibile la riproduzione, quindi quello che osserviamo è il risultato di un compromesso tra diverse spinte evolutive.</p>
<p>Stefano Della Casa &#8211; <a href="http://pikaia.eu/5-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Pikaia</a></p>
<p><em>(foto di Alessandro Chiometti)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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