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	<title>scuola pubblica Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Scuole paritarie: quale servizio pubblico?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/scuole-paritarie-quale-servizio-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2016 15:58:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/scuole-paritarie-quale-servizio-pubblico.html/vauro_scuole-pubbliche-e-private" rel="attachment wp-att-13496"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-13496" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/vauro_scuole-pubbliche-e-private.jpg" alt="vauro_scuole-pubbliche-e-private" width="381" height="346" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/vauro_scuole-pubbliche-e-private.jpg 381w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/vauro_scuole-pubbliche-e-private-300x272.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/vauro_scuole-pubbliche-e-private-176x160.jpg 176w" sizes="(max-width: 381px) 100vw, 381px" /></a>Sono passati 16 anni da quando l&#8217;allora ministro dell&#8217;Istruzione Luigi Berlinguer, con la legge 62 del 10 marzo 2000, definì i criteri per la parità tra scuola privata e scuola pubblica e battezzò l&#8217;insieme delle due &#8220;Sistema nazionale di istruzione&#8221;. In sostanza, una scuola privata per essere &#8220;paritaria&#8221; &#8211; e quindi poter rilasciare titoli di studio legali &#8211; deve rispettare norme e ordinamenti vigenti su offerta formativa e organi collegiali, accettare tutte le richieste di iscrizione senza discriminazioni e assumere docenti in possesso di abilitazione all&#8217;insegnamento. Qualora poi non ci siano fini di lucro, l&#8217;istituto accede ai finanziamenti pubblici stanziati annualmente, una cifra che si aggira intorno ai 500 milioni di euro l&#8217;anno. La dicitura «senza oneri per lo Stato» con la quale la nostra Costituzione all&#8217;articolo 33 autorizza l&#8217;istituzione di scuole private non ha, evidentemente, preoccupato il legislatore. Nulla invece viene stabilito sull&#8217;orientamento culturale e l&#8217;indirizzo didattico, anzi la stessa legge 62 garantisce agli istituti paritari «piena libertà». Motivo per cui quelli confessionali, che naturalmente hanno (e danno agli studenti) un preciso orientamento ideologico, fanno parte a pieno titolo del sistema.</p>
<p>Dall&#8217;entrata in vigore della legge le polemiche non sono mancate e riaffiorano ogni anno quando il governo si appresta ad approvare la legge di Stabilità, il mezzo deputato per lo stanziamento dei fondi agli istituti privati. In particolare, le varie associazioni che parlano a nome delle scuole paritarie rivendicano la totale equiparazione economica con gli istituti statali nel nome del principio di &#8220;libertà di scelta educativa&#8221; dei genitori. A sentir loro, le scuole paritarie non solo svolgono un servizio pubblico, ma consentono allo Stato di risparmiare una cifra che si aggira intorno ai sei miliardi di euro ogni anno anno (dossier 2012 dell&#8217;Associazione genitori scuole cattoliche). La realtà, a ben vedere, è molto diversa dagli slogan.</p>
<p><b>Le scuole paritarie non svolgono un servizio pubblico</b></p>
<p>Va da sé che un servizio è pubblico se è aperto a tutti. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione paritaria è condizionato da due fattori, di cui il primo e più evidente è di ordine economico e consiste nel pagamento di una retta che è tanto più alta quanto più l&#8217;istituto è prestigioso. Il secondo fattore è di tipo ideologico. Il 63 per cento delle 13.625 scuole paritarie sul territorio nazionale (dati dell&#8217;anno scolastico 2013/2014) è costituito da istituti cattolici e la percentuale sale se si escludono dal conteggio le scuole secondarie di secondo grado (solo 1710), in prevalenza laiche. Appare retorico chiedersi a quale tipologia di utenza siano rivolti tali istituti e come vengano selezionati i docenti. L&#8217;insegnamento in mano a una confessione religiosa, qualsiasi essa sia, non è libero e non è per tutti, non ci sarebbe neanche bisogno di rimarcarlo.<br />
Ma c&#8217;è un altro aspetto che merita attenzione. La legge 62, all&#8217;articolo 6, stabilisce che il ministero dell&#8217;Istruzione «accerta l&#8217;originario possesso e la permanenza dei requisiti per il riconoscimento della parità». Il che significa vigilare costantemente sul rispetto delle regole organizzative e didattiche ma anche sui titoli e sui contratti di assunzione dei docenti. Regola che vale sulla carta ma non nella realtà. E forse non è un caso che le indagini triennali Ocse <i>Pisa</i> (<i>Programme for International Student Assessment</i>) dipingono la scuola paritaria come una zavorra, dal punto di vista della preparazione degli studenti, del sistema di istruzione nazionale.</p>
<p>Perciò, anche escludendo un costo di accesso non sostenibile da tutti i cittadini, come può dirsi &#8220;pubblico&#8221; un servizio gestito da privati negli aspetti didattici, culturali e amministrativi senza controlli da parte dello Stato?</p>
<p><b>Conti <i>de iure</i>, conti <i>de facto</i></b></p>
<p>Oltre ai circa 500 milioni di euro stanziati ogni anno dalla legge di Stabilità, gli istituti si avvalgono di finanziamenti regionali, provinciali e comunali che l&#8217;inchiesta &#8220;I costi della Chiesa&#8221; dell&#8217;Unione degli atei e degli agnostici razionalisti stima in almeno 800 milioni di euro per le sole scuole cattoliche. C&#8217;è poi, sempre per queste ultime, l&#8217;esenzione dal pagamento delle tasse sugli immobili. L&#8217;ambigua questione Ici-Imu, venuta alla ribalta lo scorso anno quando una sentenza di Cassazione &#8211; anche in virtù del richiamo Ue sugli indebiti aiuti di Stato alla Chiesa &#8211; ha imposto il pagamento dell&#8217;Ici a due scuole cattoliche di Livorno, è stata considerata superata dallo stesso ministro dell&#8217;Economia Padoan, il quale ha ribadito che «la controversia non riguarda l&#8217;Imu», dal quale le scuole paritarie senza fini di lucro sono esenti. Questione chiusa, dunque: gli istituti cattolici continueranno a non pagare tasse sugli immobili, il che aumenta di qualche altro centinaio di milioni di euro la posta. Arriviamo così a un esborso pubblico di almeno un miliardo e mezzo di euro l&#8217;anno, che riduce sensibilmente i presunti sei miliardi di euro che lo Stato risparmierebbe ogni anno grazie all&#8217;istruzione privata.</p>
<p>Ma per arrivare a dire che il calcolo dei sostenitori della scuola paritaria è senza fondamento occorre qualche altra considerazione. La prima è che i costi non sostenuti direttamente dallo Stato per gli studenti delle paritarie sono a carico delle famiglie, e sempre di denaro &#8220;pubblico&#8221; si tratta. La seconda è che un oggettivo aggravio per la collettività si verificherebbe solo se tutti gli studenti della scuola paritaria (circa un milione contro i nove milioni della pubblica) si trasferissero in blocco nella scuola statale. Anche ammettendo questa assurda possibilità, è difficile pensare che tale aggravio supererebbe il miliardo e mezzo di euro stanziati tutti gli anni. Quanti docenti possono essere assunti con questa cifra? E quanti edifici possono essere costruiti o riconvertiti in scuole? Per tacere sull&#8217;iniezione vitale che la scuola statale, martoriata da decenni di tagli, riceverebbe se solo le venissero destinati questi fondi.</p>
<p><b>La libertà di scelta educativa</b></p>
<p>Un&#8217;ultima osservazione merita il falso problema della libertà di scelta educativa. Se lo Stato non finanzia (maggiormente) le scuole paritarie lede la libertà di quei genitori che non possono permettersi di mandare il figlio nella scuola che desiderano: questo il mantra delle associazioni cattoliche che ogni anno ci ronza nelle orecchie. A dargli vigore negli ultimi tempi, le pretestuose rimostranze contro fantomatiche &#8220;teorie gender&#8221; che sarebbero oggetto di insegnamento nella scuola pubblica (statale).<br />
La questione è semplice. Lo Stato fornisce un&#8217;istruzione gratuita, libera e plurale &#8211; e quindi anche laica &#8211; a tutti gli studenti e i cittadini italiani la pagano con le proprie tasse. Nessuno vieta a un genitore di scegliere una scuola meglio orientata al suo sentire, ma non a spese della collettività. Che non dovrebbe pagare le pur legittime preferenze di pochi, ma solo i servizi destinati a tutti.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125175&amp;typeb=0&amp;scuole-paritarie-quale-servizio-pubblico-">Cronache Laiche</a></b></p>
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		<title>Ogni limite ha una pazienza</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/ogni-limite-ha-una-pazienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 22:07:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
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		<category><![CDATA[messe in orario scolastico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parafrasando il Principe De Curtis viene da chiedersi: possibile che non ci sia un limite al senso del pudore degli integralisti religiosi nostrani? Va bene che è Pasqua e quindi il fanatismo religioso raggiunge l’apice con la riproposizione di immagini di martiri che farebbero rabbrividire anche il più fanatico dei film splatter, va bene che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parafrasando il Principe De Curtis viene da chiedersi: possibile che non ci sia un limite al senso del pudore degli integralisti religiosi nostrani?</p>
<p>Va bene che è Pasqua e quindi il fanatismo religioso raggiunge l’apice con la riproposizione di immagini di martiri che farebbero rabbrividire anche il più fanatico dei film splatter, va bene che girando per benedire case si mangia un uovo di qua e si beve un goccetto di là e si arriva a sera provati, ma davvero non se ne può più delle esternazioni delle gerarchie clericali.<span id="more-12969"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/04/Toto_1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12970" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/04/Toto_1-300x225.jpg" alt="Toto_1" width="300" height="225" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/04/Toto_1-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/04/Toto_1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La vicenda è quella nota della preside di Foligno che ha negato giustamente, e sottolineiamo giustamente sia dal punto di vista legale che da quello etico, la benedizione cattolica in orario scolastico alle classi del suo istituto.</p>
<p>La vicenda ovviamente ha fatto arrabbiare tanti malinformati integralisti religiosi che in nome di ridicole tradizioni vorrebbero imporre il loro credo agli altri, purtroppo i lorsignori si dovranno prima o poi abituare a vivere in una società multiculturale, perché questo siamo che piaccia oppure no.</p>
<p>Quando abbiamo letto che il vescovo di Foligno esprimeva solidarietà alla preside ci siamo detti “meno male, un prete di buon senso” e invece basta leggere il comunicato per scoprire che in realtà la solidarietà è solo un pretesto per rincarare la dose di clericalume già dilagante. Infatti il presule dopo la solidarietà di facciata lancia tre messaggi a dir poco vergognosi.</p>
<p>Il primo: il frate che ha provato ad entrare a scuola per la benedizione ha fatto il suo dovere. Come dire, sappiamo che c’è la legge che ci vieta di far propaganda durante le ore scolastiche ma noi ci proviamo hai visto mai che c’è ancora qualche preside che non sa fare il suo lavoro?</p>
<p>Il secondo: la colpa è del laicismo che vuole impedire alla Chiesa di partecipare alla sfida educativa. Ovvero la legge c’è ma è sbagliata, è frutto delle lobby laiche e non del buonsenso che in una società multiculturale dovrebbe vedere la scuola neutra di fronte a chi ha diverse confessioni religiose e anche a chi non ne ha.</p>
<p>Terzo, il più fuori luogo di tutti: non va bene che a scuola venga insegnata la teoria del gender. Cosa che non solo è assurda perché è una teoria che non esiste se non nella macchina di disinformazione clerico-vaticana ma è assurdo che un presule voglia pretendere di dire cosa insegnare alla scuola pubblica e cosa no.</p>
<p>Egregio Vescovo Sigismondi, se c’è una cosa che nella Scuola (Pubblica) non ci dovrebbe essere è l’insegnamento della religione cattolica che costa un miliardo e mezzo di euro all’anno allo stato italiano. Per il resto la prossima volta si limiti alla solidarietà e non approfitti della situazione per fare (altra) propaganda clericale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Parità scolastica, il paradosso italiano</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/parita-scolastica-il-paradosso-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2014 17:09:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda dell&#8217;insegnante trentina alla quale una scuola cattolica non ha rinnovato l&#8217;incarico perché lesbica apre scenari che vanno al di là del semplice principio di non discriminazione sancito dalla nostra Costituzione. Il fatto: a contratto in scadenza, la docente viene convocata dalla madre superiora e direttrice dell&#8217;istituto parificato, il Sacro Cuore di Trento. Nel colloquio, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">La vicenda dell&#8217;insegnante trentina alla quale una scuola cattolica non ha rinnovato l&#8217;incarico perché lesbica apre scenari che vanno al di là del semplice principio di non discriminazione sancito dalla nostra Costituzione.<span class="Apple-converted-space"> <span id="more-12515"></span></span></span><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;"><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/07/bandiera-croce1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-9809" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/07/bandiera-croce1.jpg" alt="bandiera-croce1" width="300" height="200" /></a>Il fatto: a contratto in scadenza, la docente viene convocata dalla madre superiora e direttrice dell&#8217;istituto parificato, il Sacro Cuore di Trento. Nel colloquio, le viene chiesto di smentire la sua vociferata omosessualità pena il mancato rinnovo. «Chiaramente &#8211; commenta l&#8217;insegnante al<span class="Apple-converted-space"> </span></span><i style="text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; line-height: 20px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; font-variant: normal; font-weight: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">Fatto quotidiano</i><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;"><span class="Apple-converted-space"> </span>&#8211; mi sono rifiutata di rispondere: mi sono sentita offesa, per quella domanda che entra a gamba tesa dentro la vita privata di una persona. Lei però non ha desistito: sembrava che le bastasse una mia smentita in quella sede, ma alla fine ha detto che se non rispondevo era perché evidentemente le voci erano vere e se non dimostravo il desiderio di risolvere quel problema non c&#8217;erano possibilità d&#8217;intesa». E quindi contratto addio.<span class="Apple-converted-space"> </span></span><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">Nel putiferio di reazioni che l&#8217;episodio ha scatenato, il fronte cattolico difende la legittimità dell&#8217;operato della direttrice sostenendo che gli insegnanti di un istituto privato devono rispettare i valori professati dall&#8217;istituto stesso. Una persona omosessuale, in sintesi, non può insegnare in una scuola cattolica perché i suoi comportamenti privati ledono i principi del cattolicesimo sulla famiglia. Questa, almeno, la versione ufficiale, a cui però sarebbe bene aggiungere, almeno per onestà intellettuale, che il cattolicesimo continua a considerare l&#8217;omoaffettività un «disordine morale» e a condannarla in tutti i documenti dottrinali, Catechismo compreso.<span class="Apple-converted-space"> </span></span><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">Ora, non basta appellarsi alla nostra carta costituzionale, che sancisce la piena uguaglianza sociale di tutti i cittadini «davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Questo è solo l&#8217;aspetto più evidente della faccenda e potrà essere impugnato, se la docente lo riterrà opportuno, in sede giudiziaria. La riflessione che il mero fatto di cronaca dovrebbe aprire ha un respiro un po&#8217; più ampio. Le scuole cattoliche, se paritarie come quella di Trento, sono equiparate a tutti gli effetti a quelle pubbliche pur rispondendo a principi completamente diversi. E infatti educano gli studenti a una visione religiosa del mondo con tutto ciò che questa comporta, dall&#8217;insegnamento del creazionismo &#8211; per i più evoluti &#8220;disegno intelligente&#8221; &#8211; al &#8220;peccato&#8221; derivante dall&#8217;esercizio, in ambito sessuale, riproduttivo e affettivo della libertà personale. In più lo Stato italiano finanzia questi istituti per un totale annuo di circa 325 milioni, ai quali si aggiungono gli almeno 500 milioni di contributi che a vario titolo Comuni, Province e Regioni erogano in modo autonomo (inchiesta Uaar &#8220;</span><a style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #4f5ea4; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; text-decoration: underline; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" href="http://www.icostidellachiesa.it/" target="_blank">I costi della Chiesa</a><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">&#8220;). Tutti fondi sottratti all&#8217;istruzione pubblica, quella aperta a tutti e che non ammette discriminazioni ideologiche sia verso gli studenti sia verso i docenti perché, per principio costituzionale, laica.<span class="Apple-converted-space"> </span></span><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">In quest&#8217;ottica, la vicenda di Trento mette il dito in una piaga dolente comunque vada a finire. La discriminazione operata dalle scuole cattoliche non avviene solo<span class="Apple-converted-space"> </span></span><i style="text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; line-height: 20px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; font-variant: normal; font-weight: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">ex post</i><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">, come in questo caso, ma anche</span><i style="text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; line-height: 20px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; font-variant: normal; font-weight: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">ex ante</i><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;"><span class="Apple-converted-space"> </span>senza che ciò costituisca una violazione ai principi di uguaglianza fondanti del nostro ordinamento giuridico e scolastico. E, ciò che è ancor più grave, con il beneplacito e il sostegno economico dello Stato.</span><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">Il quadro è a dir poco schizofrenico: un Paese che si proclama laico e condanna per bocca dei suoi rappresentanti la violenza di stampo omofobico, non lesina nel riconoscere e per giunta finanziare chi semina discriminazione &#8211; ossia il germe di quella stessa violenza &#8211; nei cittadini di domani. Su queste basi, ogni istanza di progresso civile sui temi legati all&#8217;autodeterminazione della persona ha il sapore amaro dell&#8217;ipocrisia.<span class="Apple-converted-space"> </span></span><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><br style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;" /><b style="text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; line-height: 20px; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; word-spacing: 0px; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;">Cecilia M. Calamani</b><span style="font: 14px/20px Verdana, Geneva, Arial, Helvetica, sans-serif; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; word-spacing: 0px; float: none; display: inline !important; white-space: normal; background-color: #ffffff; -webkit-text-stroke-width: 0px;"><span class="Apple-converted-space"> &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=107139&amp;typeb=0&amp;Parita-scolastica-il-paradosso-italiano">Cronache Laiche</a></span></span></p>
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		<title>La Scuola non è uguale per tutti</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-scuola-non-e-uguale-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2013 11:25:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«La coperta è corta», affermava qualche giorno fa Enrico Letta riferendosi alle manovre economiche previste dalla legge di Stabilità. E quando la coperta è corta, si sa, se la si tira troppo si scoprono i piedi. Nella legge di Stabilità sono rientrati magicamente i finanziamenti alle scuole paritarie che, è bene ricordarlo, sono per la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«La coperta è corta», affermava qualche giorno fa Enrico Letta riferendosi alle manovre economiche previste dalla legge di Stabilità. E quando la coperta è corta, si sa, se la si tira troppo si scoprono i piedi. Nella legge di Stabilità sono rientrati magicamente i finanziamenti alle scuole paritarie che, è bene ricordarlo, sono per la maggior parte cattoliche. Per la precisione, si tratta di 220 milioni di euro che sommati ai 260 previsti per il 2013 diventano in tutto 480 milioni di contributo pubblico. <span id="more-11874"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/01/250px-Euro_coins_and_banknotes.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-10351" alt="250px-Euro_coins_and_banknotes" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/01/250px-Euro_coins_and_banknotes.jpg" width="250" height="188" /></a></p>
<p>E mentre si accontentano le emanazioni educative di Città del Vaticano su territorio italiano, la coperta, sempre quella, scopre i piedi degli insegnanti pubblici, quelli in ruolo nello Stato per intenderci, i cui stipendi già fermi da anni verranno (ancora) bloccati per tutto il 2014. Nonostante ciò, il lamento della categoria &#8220;scuole paritarie&#8221; è unanime. I finanziamenti non uguagliano quelli dei tempi d&#8217;oro (540 milioni di euro solo nel 2007) e gli istituti rischiano la chiusura con enormi ripercussioni sul sistema scolastico pubblico, dicono. </p>
<p>Nessuno però nota che queste ripercussioni, ammesso e non concesso che siano realistiche, sarebbero solo positive. Lo Stato potrebbe dar lavoro a tanti docenti iscritti nelle graduatorie e l&#8217;istruzione sarebbe davvero pubblica, libera e svincolata da ideologie di parte. Non solo: senza il dazio alle paritarie potremmo finalmente investire sull&#8217;istruzione, quella di tutti e per tutti. Anche perché è difficile pensare che chi a oggi ha scelto per i propri figli un&#8217;educazione a pagamento vi rinunci solo per la mancanza di contributo statale. </p>
<p>Un governo serio saprebbe bene dove tirare la coperta corta del bilancio pubblico. Un governo serio, appunto.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani</b>  &#8211;<a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=89873&amp;typeb=0&amp;La-Scuola-non-e-uguale-per-tutti"> Cronache Laiche</a></p>
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		<title>Quando vincono le fionde</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/quando-vincono-le-fionde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2013 20:41:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sfida di Bologna era palesemente impari. Da una parte la triade dei partiti Pd-Pdl-Lega supportati apertamente e attivamente da una cosa che si chiama Chiesa Cattolica Apostolica Romana che dicono abbia una qualche influenza in questo paese, dall&#8217;altra un gruppo di ragazzi appoggiati da ciò che rimane della sinistra radicale, da pezzi del sindacato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sfida di Bologna era palesemente impari.</p>
<p>Da una parte la triade dei partiti Pd-Pdl-Lega supportati apertamente e attivamente da una cosa che si chiama Chiesa Cattolica Apostolica Romana che dicono abbia una qualche influenza in questo paese, <span id="more-11493"></span>dall&#8217;altra un gruppo di ragazzi appoggiati da ciò che rimane della sinistra radicale, da pezzi del sindacato e dal Movimento cinque stelle (che pure in queste elezioni amministrative è stato drasticamente ridimensionato dimostrando che non ha saputo sfruttare l&#8217;exploit delle politiche).</p>
<p>Fionde contro carri armati, così i Wu Ming avevano definito la sfida di Bologna.<a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/Fionda03.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11494" alt="Fionda03" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/Fionda03.jpg" width="300" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/Fionda03.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/Fionda03-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Il risultato del referendum bolognese è netto e incontrovertibile nonostante i clericalisti cerchino già di sfruttare l&#8217;astensione per ridimensionarlo; il 60% dei bolognesi che hanno votato hanno detto no all&#8217;uso di soldi pubblici per il finanziamento delle scuole private.</p>
<p>Il risultato, dato il fronte compatto Pd-Pdl-Chiesa Cattolica che è in pratica lo stesso schema attualmente al governo del nostro paese, ha ovviamente anche una valenza nazionale. Vuol dire che le ridicole argomentazioni dei clericalisti alla Umberto Folena sul beneficio della scuola privata che in realtà farebbe risparmiare soldi allo stato sono state respinte al mittente, mentre sono state recepite le argomentazioni dei seri costituzionalisti come Stefano Rodotà che ha appoggiato il comitato referendario “Articolo 33”.</p>
<p>Del resto come ripetevano i sostenitori di questo, se la battaglia di Bologna era “ideologica” vuol dire che era “ideologica” la costituzione che all&#8217;articolo 33, per l&#8217;appunto recita: “<i>Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato</i>”.</p>
<p>Se il Pd, che molti continuano a considerare nonostante tutto l&#8217;unica sinistra possibile di questo paese, ora vuole aprire gli occhi di fronte alle evidenze costituzionali e alla volontà della maggioranza dei cittadini che hanno espresso un parere si farebbe un grosso piacere.</p>
<p>Se invece vuole continuare a inseguire le porpore oltreteverine e continuare a dare giustificazioni ridicole come quelle del suo massimo esponente bolognese che ha già detto che non terrà conto dell&#8217;esito di questo referendum, continui pure a farsi del male da solo. Non sempre ci sarà un Ignazio Marino che continua a portar voti nonostante tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
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		<title>Bologna, una sfida da un milione di euro</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/bologna-una-sfida-da-un-milione-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 16:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 26 Maggio 2013 a Bologna si terrà un’importantissima consultazione referendaria che chiamerà i cittadini bolognesi ad esprimersi sul seguente quesito: Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/04/AC483_Bologna.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11374" alt="AC483_Bologna" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/04/AC483_Bologna-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Il 26 Maggio 2013 a Bologna si terrà un’importantissima consultazione referendaria che chiamerà i cittadini bolognesi ad esprimersi sul seguente quesito:</p>
<p><i>Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia?<br />
a) utilizzarle per le scuole comunali e statali<br />
b) utilizzarle per le scuole paritarie private<span id="more-11373"></span><!--more--></i></p>
<p>La questione oltre a decidere sul destino di oltre un milione di euro annui che il Comune di Bologna regala alle scuole private in barba all’art. 33 della Costituzione (non a caso il comitato promotore del referendum si chiama proprio art. 33) ha un’importanza che valica i confini della città emiliana ed assume rilievo nazionale.</p>
<p>Le polemiche sulla destinazione di fondi pubblici alla scuola privata, resa possibile grazie alla legislatura Prodi-D’Alema-Amato imperversata dal 1996 al 2001 (una legislatura sinistra sotto ogni punto di vista tranne quello politico), non sono stati infatti mai sopite nonostante l’allegro accordo delle forze politiche di centrodestra e centrosinistra che sulla questione non vogliono sentir ragioni.</p>
<p>Recentemente Curzio Maltese prima e l’Uaar poi hanno stimato che il costo pubblico della sovvenzione pubblica alle scuole private in oltre ottocento milioni di euro annui, di cui la maggiorparte derivante proprio dalle amministrazioni locali. Il tutto nonostante la scuola pubblica riceva sempre meno soldi dallo Stato e dalle suddette amministrazioni.</p>
<p><span style="font-size: 13px;">Non stiamo a ricordare le giustificazioni piovute prima da oltretevere e poi riprese fin nei minimi dettagli dal politicume italico sul cui livello etico, amministrativo e logico si può solo stendere il più classico dei veli pietosi.</span></p>
<p>Del resto stando a quanto ci raccontano <a href="http://www.internazionale.it/opinioni/wu-ming/2013/04/09/fionde-contro-carri-armati/">i Wu Ming sul loro blog ospitato da “Internazionale”</a> il livello delle argomentazioni con cui Pd e Pdl stanno inondando i cittadini bolognesi cercando di convincerli a mantenere il finanziamento ai privati non è di certo molto diverso. Si va dall’abuso della parola laicismo al solito ribaltamento della frittata dove chi rivendica dei diritti è accusato di ideologia.</p>
<p>Non sappiamo se il comitato promotore riuscirà a portare a casa la vittoria referendaria nonostante il dispiego di forze corazzate impiegato dai filo-clericali di destra e sinistra, di certo una vittoria l’ha già ottenuta ed è quella di far parlare del problema e di smuovere le sonnolente acque della politica italiana che relega la laicità sempre all’ultimo posto delle tematiche da affrontare.</p>
<p><b style="font-size: 13px;">Alessandro Chiometti</b></p>
<p>p.s. si può sottoscrivere il supporto al Comitato promotore del referendum <a href="http://referendum.articolo33.org/firma-lappello/">QUI!</a></p>
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		<title>Finanziamenti alle paritarie: c’è chi dice no</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/finanziamenti-alle-paritarie-c%e2%80%99e-chi-dice-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 20:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola privata]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credendo di mettere una toppa alle sue recenti esternazioni sulla scuola pubblica, Berlusconi ha aperto, senza rendersene conto, un altro baratro. &#171;Io non ho mai attaccato la scuola pubblica &#8211; ha dichiarato sabato scorso in collegamento telefonico con la convention di Noi Riformatori di Avezzano &#8211; ho solo detto, parlando a dei cattolici, che bisogna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/finanziamenti-alle-paritarie-c%e2%80%99e-chi-dice-no/">Finanziamenti alle paritarie: c’è chi dice no</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><img decoding="async" alt="" src="http://comitatoscuolapubblica.files.wordpress.com/2010/02/scuola_privata.gif" style="width: 474px; height: 349px" /></p>
<p>	Credendo di mettere una toppa alle sue recenti <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/03/a-scuola-di-emancipazione/" target="_blank">esternazioni sulla scuola pubblica</a>, Berlusconi ha aperto, senza rendersene conto, un altro baratro. &laquo;<em>Io non ho mai attaccato la scuola pubblica</em> &ndash; ha dichiarato sabato scorso in collegamento telefonico con la <em>convention</em> di Noi Riformatori di Avezzano &ndash; <em>ho solo detto, parlando a dei cattolici, che bisogna riconoscere alle <strong>famiglie cattoliche</strong> che mandano i figli alla scuola pubblica il diritto a non vedere insegnati ai loro figli valori diversi da quelli in cui credono</em>&raquo;.</p>
<p>	Gi&agrave;. Appare disdicevole che nei corsi di scienze si insegnino teorie mistificatorie sull&rsquo;evoluzione della specie o sulla fisiologia dell&rsquo;apparato genitale. Fosse mai che poi qualche ragazzo creda che non discendiamo da Adamo ed Eva o metta in dubbio che il sesso sia stato &ldquo;pensato&rdquo; ad esclusivo uso riproduttivo? Ma i pericoli vengono anche dai libri di storia. Perch&eacute; un ragazzo cattolico dovrebbe conoscere la violenza sanguinaria delle Crociate o i crimini orrendi di cui si &egrave; macchiata la Santa Inquisizione?</p>
<p>	Ma c&rsquo;&egrave; un altro punto sul quale il premier non ha lesinato la sua sensibilit&agrave; di uomo giusto: &laquo;<em>Bisogna aiutare queste famiglie, magari con un <strong>buono scuola</strong>, perch&eacute; anche quelle meno abbienti possano mandare i figli alla scuola che vogliono</em>&raquo;. &nbsp;Ecco, siamo finalmente arrivati al punto. Pi&ugrave; che un aiuto alle famiglie meno abbienti, per le quali qualche centinaio di euro non far&agrave; certo la differenza, il premier deve aiutare se stesso e il Pdl per le prossime tornate &nbsp;elettorali.</p>
<p>	Intanto, grazie alla <em>longa manus</em> della Finanziaria estiva 2008, per il prossimo anno sono previste <strong>20mila cattedre e 14mila posti in meno</strong> per il personale non docente. Traducendo,&nbsp; (ancora) meno ore di lezione, migliaia di precari disoccupati, diminuzione del numero di classi con conseguente aumento del numero di alunni per classe. Ma anche meno bidelli, tecnici di laboratorio e dipendenti amministrativi.</p>
<p>	In questo clima di polemica persistente, tra chi si indigna e chi lancia manifestazioni di protesta per difendere la scuola pubblica, c&rsquo;&egrave; chi fa qualcosa di concreto sul territorio, presentando una proposta di referendum cittadino sui <strong>finanziamenti comunali alle scuole private paritarie</strong>. Succede a Bologna, dove 330 cittadini hanno costituito un Comitato promotore dal nome <strong><a href="http://referendum.articolo33.org/">Articolo 33</a></strong> che, ispirandosi all&rsquo;omonimo articolo della Costituzione (&laquo;<em>Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato</em>&raquo;), raccoglie il sostegno di otto associazioni del territorio (Assemblea genitori e insegnanti di Bologna, associazione Per la sinistra Bologna, circolo Uaar di Bologna, comitato bolognese Scuola e costituzione, Comitato genitori nidi e materne, Federazione lavoratori della conoscenza della CGIL, Rete laica Bologna, USB Bologna).</p>
<p>	Il 4 marzo scorso il Comitato ha depositato in Comune la proposta di <strong><a href="http://referendum.articolo33.org/quesito-e-relazione-illustrativa/">referendum consultivo</a></strong> per chiedere ai cittadini se preferiscono, per migliorare la qualit&agrave; della scuola dell&rsquo;infanzia, destinare tutti i fondi disponibili alle scuole comunali o devolverne parte anche alle scuole paritarie. Entro un mese il Comune dovr&agrave; convocare il Comitato dei garanti e, se il referendum sar&agrave; ritenuto accettabile, partir&agrave; la raccolta delle firme (ne servono 9mila) per indirlo.</p>
<p>	A Bologna, come in tante citt&agrave; d&rsquo;Italia, la carenza di posti nelle scuole dell&rsquo;infanzia si fa sentire.&nbsp; Croniche liste di attesa che obbligano i genitori a iscrivere i figli in scuole private dimostrano, senza ombra di dubbio, che la <strong>richiesta di scuola pubblica</strong> non viene soddisfatta. In tutto ci&ograve; il Comune, invece di potenziare la rete delle sue scuole, elargisce fondi alle paritarie per un totale di <strong>oltre un milione di euro l&rsquo;anno</strong>.</p>
<p>	Ma Bologna &egrave; solamente uno dei troppi comuni italiani in cui ci&ograve; avviene. Le politiche economiche di questo governo e delle amministrazioni di uguale (e a volte anche di opposta) bandiera&nbsp; stanno affossando la nostra ricchezza intrinseca, ossia l&rsquo;<strong>istruzione pubblica laica, democratica, pluralista e gratuita.</strong> E allora, perch&eacute; non seguire l&rsquo;esempio del Comitato bolognese per promuovere analoghe iniziative comunali e, a scalare, regionali e nazionali per impedire il finanziamento pubblico delle scuole paritarie?</p>
<p>	Questo governo ha ormai dimostrato che la piazza non &egrave; pi&ugrave; uno strumento di protesta efficace. Servono i <strong>fatti</strong>. Serve contarsi, e dire no. O almeno provarci.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/03/finanziamenti-alle-paritarie-c%e2%80%99e-chi-dice-no/" target="_blank"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><strong><span style="color: #006699"><em>Cecilia M. Calamani &#8211;&nbsp; Cronache Laiche</em></span></strong></span></span></a></p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/finanziamenti-alle-paritarie-c%e2%80%99e-chi-dice-no/">Finanziamenti alle paritarie: c’è chi dice no</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Lombardia, ovvero Ciellandia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 20:33:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le scuole private lombarde possono stare tranquille fino al 2015. Regnante Formigoni, non avranno problemi di bilancio: il giochino del &#34;buono scuola&#34; &#232; promosso a pieni voti. La Costituzione vieta di finanziare direttamente gli istituti privati, ma a Milano e dintorni si possono distribuire a piene mani i preziosi ticket che consentono di mandare i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Le scuole private lombarde possono stare tranquille fino al 2015. Regnante <strong>Formigoni</strong>, non avranno problemi di bilancio: il giochino del &quot;buono scuola&quot; &egrave; promosso a pieni voti. La Costituzione vieta di finanziare direttamente gli istituti privati, ma a Milano e dintorni si possono distribuire a piene mani i preziosi ticket che consentono di mandare i ragazzi dalle elementari al liceo sui banchi privati coi soldi pubblici.</p>
<p>Per la precisione, nell&rsquo;anno 2008/2009, il 9% degli scolari ha consumato l&rsquo;80% delle risorse assegnate allo studio, ovvero 47 milioni di euro finiti a pagare le rette di collegi e pie istituzioni per 98.392 ragazzi a fronte dei 12 milioni destinati al restante milione di studenti lombardi.</p>
<p>Un meccanismo spiegato dal <em>Rapporto 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia elaborato</em> dal Gruppo regionale di <em>Rifondazione Comunista</em> sulla base di un&rsquo;analisi rigorosa del database dell&rsquo;Assessorato all&rsquo;Istruzione. Indagine annuale che stavolta ha richiesto particolare impegno visto che i dati sensibili sono stati affidati alla societ&agrave; di servizi <em>Accor</em>, quella dei <em>ticket restaurant</em>, scelta per rendere ancor pi&ugrave; fluida l&rsquo;attribuzione. Infatti il sistema funziona benissimo, specie grazie a qualche regoletta da dieci e lode. Lo <em>status</em> patrimoniale del richiedente, ad esempio.</p>
<p>Mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato <em>Isee</em> per accedere a un piccolo contributo, i richiedenti la &quot;dote per la libert&agrave; di scelta&quot; (questo il romantico nome scelto per il bonus) godono di uno scivolo speciale, ovvero l&rsquo;indicatore reddituale, dove i limiti sono molto pi&ugrave; tolleranti e, soprattutto, non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare sia immobiliare. Cos&igrave; succede che oltre 4 mila beneficiari del ticket dichiarino al fisco un reddito tra i 100 mila e 200 mila euro annui: non proprio dei bisognosi. Altri risultano residenti nelle zone pi&ugrave; prestigiose di Milano, come la Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni, roba da 20 mila euro al metro quadro. Restando sui grandi numeri, soltanto il 25% dei beneficiari dichiara un reddito inferiore a 30 mila euro, mentre tutti gli altri, cio&egrave; il 75%, sta tra i 30 mila e i 198 mila euro.</p>
<p>Non &egrave; un aiuto per poveri, insomma. Scrive <strong>Enrico De Alessandri</strong>, dirigente regionale, nel suo libro <em>Comunione e liberazione, assalto al potere in Lombardia</em>: &quot;<em>Cl</em> &egrave;, notoriamente, l&rsquo;unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell&rsquo;ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia, attraverso un&rsquo;occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i posti chiave&quot;. Con relativi <em>budget</em> di spesa. Parole che sono costate al dipendente regionale un mese di sospensione dal ruolo con l&rsquo;accusa di aver tradito &quot;il rapporto di fiducia col proprio datore di lavoro&quot;. La Regione Lombardia. O <em>Cl</em>?</p>
<p>&quot;De Alessandri racconta la verit&agrave;, finanziare la scuola cattolica &egrave; un punto d&rsquo;onore per <em>Cl</em> &ndash; spiega il consigliere regionale <strong>Carlo Monguzzi</strong>, dei <em>Verdi</em> &ndash; Il meccanismo ormai &egrave; rodato. E il consenso popolare non manca. Una grossa parte dell&rsquo;elettorato vive una situazione di stabilit&agrave; ma teme qualsiasi cambiamento, quindi vota chi porta avanti lo status quo. Poi ci sono disoccupati, precari, sfiduciati dalla politica, quelli che non vanno neanche pi&ugrave; al seggio. Oppure si rivolgono alla Lega, sperando di esprimere un dissenso forte. Inrealt&agrave; l&rsquo;effetto &egrave; opposto: tutto quello che accade sotto il cielo di Lombardia &egrave; condiviso a pieno da <em>Lega</em> e <em>Pdl</em>. O da <em>Lega</em> e <em>Cl</em>, per meglio dire&quot;.</p>
<p>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 22 dicembre</p>
<p></p>
<p align="right"><strong>Chiara Paolin &#8211; <em><a target="_blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2405556&amp;yy=2009&amp;mm=12&amp;dd=22&amp;title=lombardia_i_buoni_scuola_vanno">antefatto.it</a></em></strong></p>
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