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	<title>rosy bindi Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Ma Rosy Bindi la Costituzione l’ha letta?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/ma-rosy-bindi-la-costituzione-lha-letta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 14:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti omosessuali]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio gay]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Costituzione Italiana nomina in totale la parola “matrimonio” quattro volte. E precisamente nei suoi articoli 29 e 30 che riportiamo testualmente: «Art. 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull&#8217;eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.governo.it/governo/costituzione/costituzionerepubblicaitaliana.pdf">Costituzione Italiana</a> nomina in totale la parola “matrimonio” quattro volte. E precisamente nei suoi articoli 29 e 30 che riportiamo testualmente: «Art. 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull&#8217;eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell&#8217;unità familiare.»<span id="more-10797"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/rosy_bindi.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10798" title="rosy_bindi" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/rosy_bindi-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/rosy_bindi-300x234.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/rosy_bindi.jpg 350w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
«Art. 30: È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.»</p>
<p>Anche con l&#8217;ausilio dell&#8217;immaginazione più fervida non riusciamo a capire come si possa affermare che la Costituzione Italiana vieti il matrimonio omosessuale.<br />
Eppure Rosy Bindi, attuale presidente del Partito Democratico ed ex ministro della Repubblica, lo sta ripetendo in modo ininterrotto da mesi; praticamente ogni qualvolta deve sostenere un confronto con i movimenti per i diritti degli omosessuali ripete come un disco rotto la stessa manfrina.<br />
Non crediamo che il Partito Democratico possa permettersi che il suo presidente faccia figuracce a ripetizione, eppure ci sentiamo in dovere di chiedere lumi all&#8217;esponente teo dem che dopo la fuoriuscita della Binetti ha preso le redini dell&#8217;ala cattolcia del Pd. Ci potrebbe indicare esattamente quali passaggi costituzionali vietano il matrimonio gay?<br />
Goebbels diceva che bastava ripetere una bugia costantemente per farla diventare una realtà; non vogliamo credere che il presidente di un partito “democratico” metta in pratica gli insegnamenti nazisti, quindi le concediamo il dubbio, peraltro non essendo noi costituzionalisti.<br />
Ad ogni modo se si dimostrasse che la Costituzione non vieta i matrimoni gay, cosa che reputiamo abbastanza facile da fare, Rosy Bindi e il suo Pd avrebbero molti motivi di imbarazzo&#8230; forse organizzare nelle loro scuole di partito corsi di “studio della Costituzione” eviterebbe in futuro nuove fuoriuscite che potrebbero risultare inappropriate.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Pd e diritti: quali?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/pd-e-diritti-quali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 15:47:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[rosy bindi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo anni di lotte intestine sui diritti civili, che hanno visto i discendenti della Margherita accapigliarsi con quelli dei Ds o, nel caso migliore, abbracciare pubblicamente tesi contrastanti come se non facessero parte di un unico partito, dopo anni di mediazioni tra moderati e sinistrorsi a tentare una sintesi tra posizioni incompatibili mandando a ramengo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pd-e-diritti-quali/">Pd e diritti: quali?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo anni di lotte intestine sui <strong>diritti civili</strong>, che hanno visto i discendenti della Margherita accapigliarsi con quelli dei Ds o, nel caso migliore, abbracciare pubblicamente tesi contrastanti come se non facessero parte di un unico partito, dopo anni di mediazioni tra moderati e sinistrorsi a tentare una sintesi tra posizioni incompatibili mandando a ramengo anche le poche flebili proposte che riuscivano a uscire da un calderone mal assortito, il <strong>Pd</strong> pubblica il “<a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/06/PD-Documento-sui-diritti-civili-15-giugno-2012.pdf" target="_blank">Documento per una nuova cultura politica dei Diritti</a>”, redatto da una commissione presieduta da <strong>Rosy Bindi</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone" title="piddi" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/06/pierluigi-bersani.jpg" alt="" width="248" height="164" /></p>
<p><span id="more-10660"></span>Otto pagine – otto! – di belle parole e vaghe enunciazioni di principio: no alla violenza e alle discriminazioni, sì al riconoscimento della dignità della persona, auspicio allo sviluppo delle «<em>capacità di dialogo e di intesa</em>»  e alla «<em>distinzione tra il piano delle visioni etiche e culturali, il piano delle decisioni politiche e il piano delle scelte legislative, del diritto e dell’esperienza giuridica</em>». Tutto bello, tutto giusto pur rimanendo nella sfera delle <strong>sole chiacchiere</strong>. Ma poi, impercettibili ma neanche tanto, sparsi un po’ qui e un po’ lì, emergono riferimenti  che accendono la lampadina della diffidenza e fanno capire che il documento non è tutto fumo e niente arrosto. Qualche pezzetto di arrosto c’è, e non va certo nella direzione che ci si potrebbe augurare.</p>
<p>Iniziamo con il riferimento ai «<strong><em>temi eticamente sensibili</em></strong>», parafrasi – cattolica – che vuol dire tutto e niente se non opportunamente declinata (e il documento naturalmente non lo fa). Quali sarebbero questi temi?  E poi, «<em>sensibili</em>» per chi? In ogni caso su questi argomenti non meglio definiti<em> (</em>aborto? Testamento biologico? Eutanasia?<em>)</em> che si appellano alla coscienza, «<em>va fatto ogni sforzo per raggiungere la massima convergenza</em>». Non si capisce se all’interno del Pd stesso o nell’ambito del parlamento, e la differenza non è proprio un “di cui”. E mentre si continua a parlare di tutto e di niente cade come un inequivocabile macigno la frase: «<em>Dove, infine, inderogabili ragioni di coscienza, seriamente motivate, dovessero costringere ad assumere posizioni differenziate, tali scelte devono comunque trovare rispetto e possibilità di espressione</em>».  L’<strong>obiezione di coscienza</strong> per i medici (e magari anche per i farmacisti “seriamente motivati”) aleggia come un fantasma, ma guai a citarla: in tutto il documento <strong>non se ne fa menzione</strong>. E anzi, laddove si citano le donne si preferisce parlare solo di  violenza sessuale e discriminazione mentre non una parola viene spesa per gli attacchi sempre più  virulenti alle legge 194 sull’interruzione di gravidanza, per il dilagare dell’obiezione di coscienza negli ospedali che rende impossibile la stessa applicazione della legge, per la demonizzazione dell’aborto e finanche della contraccezione di emergenza, per il ruolo dei consultori. In sostanza, nessun accenno al <strong>diritto della donna di autodeterminare la propria maternità</strong>.</p>
<p>Andando avanti, un guizzo di speranza si accende quando si legge che «<em>la lotta contro la disuguaglianza deve accompagnarsi al riconoscimento della differenza, in particolare di quella di genere</em>». Ma l’entusiasmo decade immediatamente alle righe che seguono. La «<strong><em>differenza di genere</em></strong>», per la commissione del Pd, riguarda unicamente le donne. Le <em>diverse</em> sono solo loro, e non gli omosessuali, i bisessuali, i transessuali e tutto quel mondo recepito ancor più <em>diverso</em> delle donne stesse. Su di esso solo un fuggevole accenno quando si parla di riconoscere «<em>legami differenti da quelli matrimoniali</em>», ai quali gli esperti del Pd aggiungono, bontà loro, «<em>ivi comprese le unioni omosessuali</em>». Come e in quale forma è chiedere troppo. Forse il massimo, su questo tema, il documento lo dà quando prima di un tedioso panegirico socio-storico-culturale definisce la  <strong>famiglia</strong> come «<em>primaria</em>» tra le forme sociali. A quale famiglia si faccia riferimento, anche qui, non è dato sapere, ma emerge con chiarezza che questa “famiglia primaria” è<strong> ben diversa</strong> dalle altre «<em>forme di convivenza</em>».</p>
<p>Ma ecco arrivare la stoccata sull’<strong>autodeterminazione della persona</strong> (già abbiamo detto che quella della donna non viene neanche accennata) in materia di fine vita: «<em>Il convincimento libero e la volontà individuale di chi è curato non debbono subire prevaricazioni o pregiudizi; mentre va assicurato il diritto ed il dovere del medico di non impartire al paziente stesso, il quale pure solleciti o acconsenta, trattamenti finalizzati a sopprimere la vita, tenendo sempre fermo il principio che l’ultima parola sull’intrapresa dei trattamenti e sulla loro prosecuzione è di chi li sopporta</em>». Frase più brillante per dire tutto e il suo contrario non la si poteva davvero trovare: il medico non può dare la morte neanche su richiesta del paziente, al quale però spetta l’ultima parola. Neanche Veltroni avrebbe saputo esprimerlo meglio.</p>
<p>In sintesi: proposte zero, imbarazzante ambiguità sui <strong>diritti concreti, </strong>quelli che dovrebbero essere definiti al netto delle belle chiacchiere di uguaglianza e non discriminazione, inaccettabile silenzio sui temi caldi che infiammano i cittadini laici e bloccano il Paese al di sotto della soglia della civiltà. Quanto basta a far capire che il Pd non ha fatto un solo passo in avanti da quella confusione originaria derivante dall’aver compresso in un unico contenitore ex comunisti ed ex democristiani, che tirano la manica chi verso la sinistra radicale chi verso il centro crociato di Casini. Il documento sui diritti, ancora una volta, lascia aperte entrambe le strade. Non si dica che il Pd abbia scelto, finalmente, cosa farà da grande.</p>
<div id="cercaAutore"><strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/2012/06/pd-e-diritti-quali/">Cecilia Maria Calamani &#8211; Cronache Laiche</a></strong></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pd-e-diritti-quali/">Pd e diritti: quali?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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