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	<title>rivoluzione Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Giù la testa &#8211; Distruzione e rinascita del mito rivoluzionario</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/giu-la-testa-distruzione-e-rinascita-del-mito-rivoluzionario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 17:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[giù la testa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I film che appartengono alla tua storia, quelli con cui sei cresciuto, che ti hanno regalato emozioni forti, che hanno segnato la tua vita e sei comunque contento di aver visto si dividono in due categorie. Quelli che a rivederli oggi dici: &#8220;Mah, certo che è invecchiato male questo film, e pensare che mi piaceva [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/giu-la-testa-distruzione-e-rinascita-del-mito-rivoluzionario/">Giù la testa &#8211; Distruzione e rinascita del mito rivoluzionario</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/giu-la-testa-distruzione-e-rinascita-del-mito-rivoluzionario.html/giu_la_testa" rel="attachment wp-att-16977"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-16977" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/giu_la_testa-758x1024.jpg" alt="" width="582" height="786" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/giu_la_testa-758x1024.jpg 758w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/giu_la_testa-222x300.jpg 222w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/giu_la_testa-768x1038.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/giu_la_testa-118x160.jpg 118w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/giu_la_testa.jpg 900w" sizes="(max-width: 582px) 100vw, 582px" /></a><br />
I film che appartengono alla tua storia, quelli con cui sei cresciuto, che ti hanno regalato emozioni forti, che hanno segnato la tua vita e sei comunque contento di aver visto si dividono in due categorie.<br />
Quelli che a rivederli oggi dici: &#8220;Mah, certo che è invecchiato male questo film, e pensare che mi piaceva così tanto&#8230;&#8221; e quelli che ogni dannatissima volta che li rivedi esclami: &#8220;Capolavoro!&#8221;<br />
E  con questi non c&#8217;è nulla da fare o modo di resistere, anche se sono le due del mattino e li trovi appena iniziati su un canale qualunque&#8230; addio notte di sonno.</p>
<p>Ecco, praticamente tutti i film di <b>Sergio Leone</b>, rientrano in questa seconda categoria.</p>
<p>Inutile fare graduatorie di bellezza e di epicità, ogni spettatore ha nel cuore le sue battute preferite o le famose inquadrature &#8220;primissimo piano&#8221; marchio di fabbrica del regista (&#8220;Voglio una fottuta inquadratura alla <strong>Sergio Leone</strong>&#8221; sbotta spesso Quentin Tarantino con i suoi cameramen).<br />
Come dimenticare l&#8217;incredibile poesia contenuta in scene come quella del confronto fra <strong>Tuco</strong> e suo fratello <strong>Padre Ramirez</strong> ne <i>Il buono il brutto e il cattivo</i>? O quella in cui <strong>Noodles</strong> spiega a <strong>Max</strong> cosa significa essere amici in <i>C&#8217;era una volta in America? </i></p>
<p>Ogni film di Sergio Leone merita un saggio cinematografico. Tuttavia è indubbio che dal punto di vista politico <i>Giù la testa</i> sia il film più impegnato del regista romano.</p>
<p>Ambientato negli anni della lunghissima <strong>Rivoluzione Messicana,</strong> e nonostante alcuni anacronismi e incongruenze si può certamente definire un film storico.</p>
<p>Fin dalle prime scene risulta ben chiaro a chi, fra i <em>peones</em> e gli aristocratici, il regista vuol fare convergere le simpatie del pubblico e, non a caso, si apre con la lunga citazione di <strong>Mao Tse-Tung:</strong> &#8220;<em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La </span></span></span><a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Rivoluzione"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">rivoluzione</span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">non</span></span></span></em><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><em> è un pranzo di gala; non è un&#8217;opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza</em>.&#8221;, t</span></span></span>uttavia è tutt&#8217;altro che apologetico. Anzi, è uno spaccato cinico, disincantato e privo di retorica.</p>
<p>Il confronto fra il <em>peon</em> <strong>Juan Miranda</strong> (<b>Rod Steiger) </b>e il misterioso dinamitardo irlandese <strong>Sean Mallory</strong><b> (James Coburn), </b>che è passato dalla rivoluzione irlandese a quella messicana &#8220;credendo solo nella dinamite&#8221;, è un continuo spunto di riflessione politica. E se era attuale nel <strong>1971</strong> è ancora più attuale oggi.</p>
<p>Esplicativa in tal senso la scena in cui Sean legge il manuale rivoluzionario di <strong>Bakunin</strong> e spiega a Juan che dovrebbe essere contento di essere diventato, grazie a lui, un &#8220;grande eroe della rivoluzione&#8221;. Sean sorride scanzonatamente come è solito fare ma, per tutta risposta, gli arriva un arrabbiatissimo monologo: &#8220;<em><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione [&#8230;] Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: &#8216;Qui ci vuole un cambiamento!&#8217; e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzione&#8230; E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente&#8230; tutto torna come prima!&#8221;</span></span></span></em></p>
<p>L&#8217;irlandese resta quasi stordito dal flusso di parole di Juan, il suo sorriso scompare poco a poco, quindi guarda il libro di Bakunin e lo butta via. In quel momento ci sembra di sentire finanche i pensieri inespressi del rivoluzionario irlandese che guarda il messicano esterrefatto. &#8220;<strong>Come può un semplice <em>peon</em> dare a me delle lezioni sulla rivoluzione?</strong>&#8221; Ma istantaneamente, come Sean del resto, ci vergogniamo del nostro pensiero. &#8220;Perché mai non potrebbe farlo? Perché è un povero contadino? E che rivoluzionari saremmo allora?&#8221; L&#8217;amara lezione è evidente: se si vuole che una rivoluzione funzioni coloro che leggono i libri e la teorizzano dovrebbero ascoltare di più le persone in nome di cui la rivoluzione pretenderebbe di essere fatta.</p>
<p>La distruzione del mito rivoluzionario arriva al suo apice quando il comandante dei rivoluzionari di Mesa Verde, dove le vicende del film si svolgono, il <strong>dottor Villega</strong> (<b>Romolo Valli</b>), tradisce i suoi compagni indicando ai soldati messicani i rivoluzionari da fucilare. Sean Mallory, nascosto fra la gente, lo vede a fianco del temutissimo <strong>Gunther Reza</strong>. Villega aveva subito evidenti torture ma ciò non lo può assolvere agli occhi dell&#8217;irlandese che per una situazione analoga aveva ucciso il suo migliore amico in Irlanda.</p>
<p>Tuttavia Giù la testa non nega la necessità della Rivoluzione. Anzi: <b>la rivoluzione è un dovere</b>.<br />
<strong>Lo capisce Villega</strong>: tornato in libertà incontra Sean che chiede il suo aiuto in una missione suicida nel guidare una locomotiva contro il treno con cui stanno arrivando i soldati messicani. Salito a bordo capisce che Sean l&#8217;ha scelto perché sapeva del suo tradimento, ammette di aver tradito per le torture ma giura che le sue idee non sono cambiate: allora nonostante non sia obbligato dall&#8217;irlandese sceglie di perire nell&#8217;esplosione della locomotiva purché il mito della rivoluzione non vada sporcato dal suo tradimento.</p>
<p>Sean lo sa dall&#8217;inizio. E anche se ormai crede solo nella dinamite, anche se soffre per tutto ciò che gli è costato, ogni sua azione è volta solo al fine rivoluzionario.</p>
<p>E per ultimo lo capisce anche <strong>Juan</strong> che la rivoluzione è un dovere, nell&#8217;apoteosi finale, <strong>epica e drammatica</strong> <strong>ma anche ironica al tempo stesso </strong>(cosa ricorrente nei film di Leone) la sua faccia smarrita e perplessa ce lo ricorda: <strong>é indubbiamente una fregatura la rivoluzione, ma non farla è un alternativa peggiore.</strong></p>
<p>Qualche curiosità.<br />
Sergio Leone per la quarta volta non avrebbe voluto girare &#8220;un altro western&#8221;. Dopo il successo di <i>Per un pugno di dollari</i> (1964) girò <i>Qualche dollaro in più </i>(1965) solo per uscire dalla stasi creativa e per fare un dispetto alla sua vecchia casa di produzione come dichiarò spesso.</p>
<p>Avrebbe poi voluto cambiare decisamente genere ma la <b>UA</b> fece un&#8217;offerta &#8220;che non si può rifiutare&#8221; quindi nacque <i>Il buono il brutto e il cattivo </i>(1966).</p>
<p>Concentrato su quel che era &#8220;il progetto di una vita&#8221;, ovvero una storia sulla malavita newyorchese di inizio secolo (lo realizzerà solo nel 1984)<i> </i>arrivavano sempre e soltanto offerte per nuovi western che regolarmente rifiutava, ma quando la <b>Paramount</b><i> </i>mise sul piatto<i> </i><b>Henry Fonda</b>,  il suo attore preferito che aveva sempre sognato di dirigere, capitolò e realizzò <i>C&#8217;era una volta il West </i>(1968).</p>
<p>Sergio Leone e il suo gruppo di lavoro  non stavano con le mani in mano e producevano progetti anche per altri registi (come lo diventeranno <i>Il mio nome è nessuno,</i> di Tonino Valerli o <i>Un genio due compari e un pollo</i>, di Damiano Damiani). Di loro produzione il soggetto-sceneggiatura di <i>Giù la testa</i> era pronto e messo a disposizione di <b>Sam Peckimpah </b>ma questa volta l&#8217;aut aut fu dato dagli attori. Coburn e Steiger volevano essere diretti da Leone o non se ne sarebbe fatto nulla. Ed eccolo di nuovo dietro la macchina da presa a dirigere un western.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/giu-la-testa-distruzione-e-rinascita-del-mito-rivoluzionario.html/steiger-gillespie" rel="attachment wp-att-16975"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-16975" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/steiger-gillespie.jpg" alt="" width="246" height="305" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/steiger-gillespie.jpg 306w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/steiger-gillespie-242x300.jpg 242w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/steiger-gillespie-129x160.jpg 129w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/giu-la-testa-distruzione-e-rinascita-del-mito-rivoluzionario.html/steiger-juan" rel="attachment wp-att-16976"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-16976" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/steiger-juan.jpg" alt="" width="319" height="237" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/steiger-juan.jpg 512w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/steiger-juan-300x223.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/04/steiger-juan-216x160.jpg 216w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /></a></p>
<p>A proposito degli attori.<br />
Rod Steiger aveva voluto Leone ma Leone non voleva Rod Steiger&#8230; fin da quando pensava di lasciare il film in mano altrui infatti non era certo lui la prima scelta di Leone che avrebbe ripreso volentieri <b>Eli Wallach, </b> il quale ci rimase molto male nonostante le scuse del regista. Steiger comunque, anche se di origini tutt&#8217;altro che messicane, ha qui dato una delle sue migliori prove di adattabilità: è quasi irriconoscibile rispetto al ruolo dello sceriffo razzista di &#8220;<em>La calda notte per l&#8217;ispettore Tibb</em>s&#8221; con cui aveva vinto l&#8217;Oscar due anni prima.</p>
<p>James Coburn invece era stato scelto da Sergio Leone al posto di sua maestà <b>John Wayne</b> preferito dalla produzione americana, che però evidentemente si rese conto che <i>Il Duca</i> nei panni di un rivoluzionario ci sarebbe stato proprio male.</p>
<p>Dopo questo film passeranno tredici anni per l&#8217;uscita del nuovo film con Sergio Leone regista, parliamo ovviamente di <i>C&#8217;era una volta in America. </i>Come dicevamo &#8220;il progetto di una vita&#8221; per il regista romano; tanto atteso, desiderato, e studiato in ogni scena con una pignoleria che rasentava la follia, sarà l&#8217;unico mezzo flop al botteghino nella carriera di Sergio Leone e raccoglierà pessime critiche soprattutto in Usa. Poi divenne un mito.</p>
<p>Ma questa è un altra storia.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg" alt="" width="275" height="298" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/giu-la-testa-distruzione-e-rinascita-del-mito-rivoluzionario/">Giù la testa &#8211; Distruzione e rinascita del mito rivoluzionario</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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