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	<title>resistenza Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 21 May 2020 13:44:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Review: C’eravamo tanto amati &#8211; Autopsia dei sogni e resistenza dei sognatori</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/review-ceravamo-tanto-amati-autopsia-dei-sogni-e-resistenza-dei-sognatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 13:32:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 75° anniversario della Liberazione d’Italia quest’anno è passato in sordina a causa delle ben note vicende legate alla pandemia della Covid19. Il che contribuirà ulteriormente alla rimozione dalla memoria collettiva degli eventi della Resistenza, ovvero uno dei pochi periodi storici di cui gli italiani (quelli per bene, non certo i neofascisti in tutte le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/review-ceravamo-tanto-amati-autopsia-dei-sogni-e-resistenza-dei-sognatori.html/ceravamo_tanto_amati" rel="attachment wp-att-17102"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-17102" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati-721x1024.jpg" alt="" width="504" height="715" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati-721x1024.jpg 721w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati-211x300.jpg 211w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati-113x160.jpg 113w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/05/ceravamo_tanto_amati.jpg 748w" sizes="(max-width: 504px) 100vw, 504px" /></a></p>
<p>Il 75° anniversario della Liberazione d’Italia quest’anno è passato in sordina a causa delle ben note vicende legate alla pandemia della Covid19.</p>
<p>Il che contribuirà ulteriormente alla rimozione dalla memoria collettiva degli eventi della Resistenza, ovvero uno dei pochi periodi storici di cui gli italiani (quelli per bene, non certo i neofascisti in tutte le loro sfumature) possono andar fieri.</p>
<p>Ad ogni modo arriverà il momento  per voi, ventenni o trentenni di oggi, in cui i vostri figli vi chiederanno: “Ma come mai l’Italia è così?”</p>
<p>Quel giorno avrete due strade, la prima è quella dell’<em>a-politically correct:</em> “Ma no che dici, l’Italia è stupenda guarda che bello il duomo/colosseo/arena e poi andiamo a prendere il sole al mare e ci facciamo una pizza al tramonto”. La seconda è ovviamente quella più difficile e comporta la conoscenza della Storia di questo paese.</p>
<p>Ma la Storia non è un entità astratta, è la somma di tante piccole storie umane la somma delle quali fa poi la Storia con la s maiuscola per l’appunto.</p>
<p>“C’eravamo tanto amati” è forse il miglior film che vi possiamo consigliare per cominciare ad avere una consapevolezza storica e politica sufficiente per rispondere alla futura domanda dei vostri figli.</p>
<p>Con la regia di Ettore Scola è di certo uno dei migliori film italiani di tutti i tempi; e nonostante il regista  non abbia mai nascosto le sue simpatie politiche per la sinistra, il film non può essere certo accusato di pomposa retorica di partito ne’ tantomeno di mitizzare la resistenza, anzi.</p>
<p>I tre attori protagonisti (anzi dei veri e propri <em>mattatori</em>) rappresentano anch’essi buona parte della storia  cinema italiano; parliamo di <strong>Nino Manfredi, Vittorio Gassman</strong> e <strong>Stefano Satta Flores</strong> che purtroppo è morto molto giovane.</p>
<p>Il film è presentato come una storia narrata in diverse linee temporali; inizia con Vittorio Gassman aka <strong>Gianni Perego</strong> impegnato in un atletico tuffo in piscina che però si ferma a mezz’aria. Stefano Satta Flores aka <strong>Nicola Palumbo</strong> ci informa, “sfondando la quarta parete” (come si dice quando gli attori si rivolgono direttamente al pubblico),  che per vedere la fine di quel tuffo dovremo aspettare la fine del film.</p>
<p>Dopo un flashback che mostra i tre protagonisti impegnati nella resistenza come partigiani, la storia si sposta nel dopoguerra dove <strong>Antonio</strong> aka Nino Manfredi è un portantino impegnato nel Partito Comunista e conosce la bella <strong>Luciana Zanon </strong>aka una splendida e bravissima<strong> Stefania Sandrelli </strong>che diventa la sua fidanzata (Ettore Scola ci mostra il loro corteggiamento con una splendida contaminazione film-teatro). I due però incontrano casualmente Gianni, avvocato tirocinante, in una cena presso un osteria popolare e la scintilla amorosa scatta nuovamente fra Luciana e Gianni e questo causerà l’allontanamento dei due amici ex partigiani.</p>
<p>Nicola Palumbo intanto vive emarginato a Nocera Inferiore (“Nocera è inferiore per colpa di gente come voi” urla ai democristiani che criticavano, per aver infangato l’Italia, il capolavoro di De Sica “Ladri di biciclette” perché “I panni sporchi si lavano in famiglia, come dice un promettente ragazzo del nostro partito”), proprio a causa delle sue scomode posizioni politiche anarcoidi è costretto a cercare fortuna a Roma dove viene ospitato da Antonio.</p>
<p>Nel frattempo Gianni ha lasciato Luciana preferendole una comoda vita con <strong>Elide Catenacci</strong> aka <strong>Giovanna Ralli</strong> (splendida anche lei e soprattutto bravissima nel difficile ruolo che ricopre) figlia di uno dei più grandi palazzinari di Roma, <strong>Romolo Catenacci</strong> aka <strong>Aldo Fabrizi. </strong>Palazzinaro e nostalgico fascista.</p>
<p>Le vicende della vita portano Luciana Antonio e Nicola a incontrarsi e scontrarsi più volte in un quasi triangolo amoroso che però rimane incompiuto. Sempre con il rimpianto dei giorni in cui sembrava tutto possibile dopo aver cacciato i tedeschi dal paese. In questo la bellissima canzone <em>E io ero Sandokan,</em> che sembra provenire direttamente dai canti partigiani ma che in realtà è stata scritta appositamente per il film da Armando Trovajoli, ritorna sempre quasi fosse la coscienza dei protagonisti.</p>
<p>Mentre nel film appaiono nel ruolo di loro stessi anche Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Federico Fellini e Vittorio De Sica arriva il finale inevitabilmente dolceamaro in cui Gianni, ormai rimasto solo per la strana morte della moglie Elide è accompagnato nella solitudine della sua vita dal ghignante Romolo Catenacci a cui ha fatto interdire il figlio per evitare la bancarotta dell’azienda. L’ex palazzinaro ormai costretto sulla sedia a rotelle ed esautorato dalle decisioni aziendali lo canzona sempre dicendogli “Tu sei come me e sei solo come me, e io nun moro! Io nun moro!”.</p>
<p>Ma Gianni interromperà la solitudine rincontrando i suoi amici Antonio e Nicola, portando così a compimento uno di quegli strani cerchi che la vita chiude a modo suo.</p>
<p>Al di la della immensa bravura degli attori, qui tutti al loro apice e della cura per ogni dettaglio del regista, il film rappresenta in modo perfetto l’Italia nel trentennio post bellico. Con le sue contraddizioni e i suoi piccoli protagonisti che rispecchiano perfettamente i grandi protagonisti della nostra storia.</p>
<p>Il rinnegamento dei propri ideali in cambio del potere e di una vita agiata (Gianni), la resistenza quotidiana di chi continua a credere in quegli ideali ma con quel pragmatismo che gli consente di andare avanti nonostante il prezzo pagato (Antonio) e infine chi invece ha idealizzato troppo il tutto e si ritrova ad essere un intellettuale inutile che presta la sua penna ad altri (Nicola). Queste tre storie, insieme alle altre che attraversano si uniscono nella Storia di un paese che dal ‘45 al ‘74 non ha mai fatto i conti con il passato (e tutt’ora continua a non farli), rinnegandolo oppure idealizzandolo e ponendolo su un altare.</p>
<p>Che è quasi peggio che rinnegarlo, in fin dei conti.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg" alt="" width="212" height="230" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a></p>
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		<title>25 Aprile, rigurgiti fascisti e ignoranza varia</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/25-aprile-rigurgiti-fascisti-e-ignoranza-varia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 10:23:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ultime notizie dalla rossa umbria. A Todi il sindaco di destra toglie all’Anpi il patrocinio per festeggiare il 25 aprile perché, è una festa “di parte”. Ad Amelia la sindaca di destra vieta alla banda cittadina di cantare Bella Ciao nella commemorazione del 25 aprile. Le due notizie che sono una novità per la nostra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/25-aprile-rigurgiti-fascisti-e-ignoranza-varia.html/rosso-2" rel="attachment wp-att-15039"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-15039" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/04/rosso-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/04/rosso-300x199.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/04/rosso-768x511.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/04/rosso-1024x681.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/04/rosso-241x160.jpg 241w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Ultime notizie dalla rossa umbria.</p>
<p>A Todi il sindaco di destra toglie all’Anpi il patrocinio per festeggiare il 25 aprile perché, è una festa “di parte”.</p>
<p>Ad Amelia la sindaca di destra vieta alla banda cittadina di cantare Bella Ciao nella commemorazione del 25 aprile.</p>
<p>Le due notizie che sono una novità per la nostra regione ma non certo per la penisola italica dove l’ignoranza veleggia indisturbata (47% di analfabetismo funzionale, ricordiamolo sempre), non giungono certo a ciel sereno ma sono il frutto della sapiente operazione di rimozione della memoria storica operata in questi anni.</p>
<p>Dalle vie intitolate a qualche centinaio di “martiri delle foibe” che vorrebbero cancellare centinaia di migliaia di slavi trucidati dalla pulizia etnica italo-fascista, passando per lo sdoganamento dei repubblichini di Salò che sono equiparati ai partigiani (come se combattere a fianco di Hitler e Mussolini o contro di essi fosse stato lo stesso), ai ridicoli libri di Pansa e suoi emuli locali che guardano la storia dal buco della serratura avventandosi come avvoltoi su episodi senza la contestualizzazione dei fatti.</p>
<p>Verrebbe da dire che stiamo arrivando alla resa dei conti.</p>
<p>Non si può intanto  non sottolineare la pochezza degli amministratori delle suddette città umbre.</p>
<p>È lapalissiano  il fatto che il 25 Aprile è una festa di parte, ovvero di quella parte che ha dato ad Antonino Ruggiano la possibilità di fare politica e candidarsi a sindaco di Todi e vincere l’elezione senza avere in tasca obbligatoriamente la tessera fascista (tessera che forse  lui avrebbe preso con gioia ma questo è un altro discorso), ovvero di quella parte che ha posto fine alla dittatura nel nostro paese cacciando fascisti e l’esercito occupante nazista dal territorio italiano (certo con l’aiuto anglo-americano e quindi?); ovvero di quella parte che ha scritto una delle Costituzioni più avanzate dle pianeta che non è mai stata, purtroppo, pienamente applicata, soprattutto per la parte che proibiva la riorganizzazione in ogni forma del Partito Fascista.</p>
<p>Quindi, dando per scontato tutto questo, proprio non capiamo proprio cosa c’è di male nell’essere una festa di parte e quindi partigiana e quindi italiana e quindi pienamente legittima.</p>
<p>Ancora più ridicolo da parte della sindaca Laura Pernazza (chissà se la su amministrazione è stata in questo consigliata dal loro consulente Vittorio Sgarbi)  il divieto verso Balla Ciao. La canzone in oggetto, pensate un po’ , era stata scelta nel dopoguerra come simbolo unificatrice del paese proprio perché canzone della Resistenza non comunista.</p>
<p>È noto (non certo ai sindaci di destra, la cui cultura viene da altre fonti) che l’inno dei partigiani comunisti era “Fischia il vento” scritta sulla base della sovietica “Katiuscia”. O in alcune zone “ i ribelli della montagna” in cui si nominava il sol dell’avvenire. Bella Ciao invece, era un canto di lavoro delle mondine tramutato in canzone della resistenza senza riferimenti a fedi politici o a partiti.</p>
<p>Vietare oggi “Bella Ciao” significa davvero fare una scelta di parte, ovvero scegliere quella parte  che nel 1943  era schierata a fianco di Mussolini e dalla sua Repubblica di Salò.  Lo stesso vale per il mancato patrocinio tuderte all’Anpi.</p>
<p>Intendiamoci, la colpa non è certo solo della destra che approfitta solo del fecondo clima di revisionismo storico fomentato dai cari “moderati”, per cui è sempre bene concludere un periodo storico con “<em>chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato scurdammoce ‘o passato ecco i tarallucci e vino e state bene attenti a non spaventare il ventre molle della nazione”  .</em></p>
<p>Viene da chiedersi, guardandosi attorno se siamo ancora in tempo a recuperare la situazione.</p>
<p>Se la risposta è no, già sapete come funziona. Ci vedremo in montagna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Una mattina mi son svegliato,</em></p>
<p><em>o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!</em></p>
<p><em>Una mattina mi son svegliato,</em></p>
<p><em>e ho trovato l&#8217;invasor.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>O partigiano, portami via,</em></p>
<p><em>o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!</em></p>
<p><em>O partigiano, portami via,</em></p>
<p><em>ché mi sento di morir.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>E se io muoio da partigiano,</em></p>
<p><em>o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!</em></p>
<p><em>E se io muoio da partigiano,</em></p>
<p><em>tu mi devi seppellir.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Mi seppellirai lassù in  montagna,</em></p>
<p><em>o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!</em></p>
<p><em>E seppellire lassù in  montagna</em></p>
<p><em>sotto l&#8217;ombra di un bel fior.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>E le genti che passeranno</em></p>
<p><em>o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!</em></p>
<p><em>E le genti che passeranno</em></p>
<p><em>Ti diranno «Che bel fior!»</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>«È questo il fiore del partigiano»,</em></p>
<p><em>o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!</em></p>
<p><em>«È questo il fiore del partigiano</em></p>
<p><em>morto per la libertà!»</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>I partigiani non c&#8217;erano</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/i-partigiani-non-cerano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2015 20:34:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[germano rubbi]]></category>
		<category><![CDATA[j mnemonic]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello di Germano Rubbi (Dalia Edizioni) è un racconto storico sulla resistenza. I nomi dei protagonisti sono stati cambiati, i luoghi no. I fatti narrati quindi si sono svolti realmente a Calvi dell’Umbria nei mesi successivi all’8 settembre 1943 e antecedenti al 25 Aprile 1945. L’opera compie un ottimo lavoro di ricostruzione senza cadere nelle opposte [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Quello di Germano Rubbi (Dalia Edizioni) è un racconto storico sulla resistenza. I nomi dei protagonisti sono stati cambiati, i luoghi no. I fatti narrati quindi si sono svolti realmente a Calvi dell’Umbria nei mesi successivi all’8 settembre 1943 e antecedenti al 25 Aprile 1945. </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">L’opera compie un ottimo lavoro di ricostruzione senza cadere nelle opposte trappole della mitizzazione di Stato e la conseguente istituzionalizzazione dell’azione partigiana e del becero revisionismo in certa di scoop e guadagni facili. </span></span><span id="more-13104"></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/07/I-PARTIGIANI-NON-CERANO.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-13105" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/07/I-PARTIGIANI-NON-CERANO.png" alt="I-PARTIGIANI-NON-CERANO" width="269" height="413" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/07/I-PARTIGIANI-NON-CERANO.png 269w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/07/I-PARTIGIANI-NON-CERANO-195x300.png 195w" sizes="auto, (max-width: 269px) 100vw, 269px" /></a>Il titolo dell’opera “<i>I partigiani non c’erano</i>” a nostro giudizio può sottolineare, come si capisce leggendo il libro, due aspetti storici delle azioni militari allora contrapposte, quella partigiana e quella nazifascista. </span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Da un lato la difficoltà di quest&#8217;ultima nello stanare i partigiani sulle montagne e quindi il colpire per rappresaglia, seguendo una strategia terrorista e vigliacca i civili, dall’altro l’impossibilità dell’azione partigiana di correre in aiuto di questi per fermare le stragi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">In questo senso il libro colpisce perfettamente nel segno e rende benissimo l’idea della confusione che regnava in quei mesi, in cui si approfittava di vecchi rancori per delazionare anche l&#8217;incolpevole vicino e saldare così i conti una volta per tutte. Giorni in cui le linee di comando erano talmente confuse che neanche gli stessi militari tedeschi sapevano chi prendeva gli ordini da chi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">I personaggi del libro sono ben descritti e ben definiti sotto tutti i profili, l’insieme è convincente e ben strutturato. </span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Unico appunto da fare all&#8217;autore, ci sarebbe davvero piaciuto conoscere tutti i “finali” dei protagonisti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Ad ogni modo l’opera va comunque meritoriamente inserita nell’ottica del lavoro che diversi autori portano avanti (primi fra tutti i Wu Ming) sul dovere di raccontare storie sulla resistenza, per mantenere viva la memoria, per far capire quello che è successo in quei mesi confusi, per capire le origini della nostra Repubblica. Senza cadere come dicevamo nei tranelli revisionisti o dell’equiparazione delle responsabilità dovuti al sempre troppo abusato motto “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordammoce ‘o passato</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">”, ne’ tanto meno di mitizzare e far diventare eroi perfetti senza macchia quelle persone che hanno fatto la scelta di fare qualcosa senza aspettare inermi la manna angloamericana. Come sosteneva Italo Calvino: “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>non è detto che fossimo santi, l’eroismo non è sovraumano</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Occorre capire il contesto in cui si svolgono le storie, non per giudicare ma per comprendere quello che è successo. I libri come quello di Rubbi aiutano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><b>J. Mnemonic</b></span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/i-partigiani-non-cerano/">I partigiani non c&#8217;erano</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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