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	<title>razze Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Intervista al Prof. Guido Barbujani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-al-prof-guido-barbujani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2010 13:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[guido barbujani]]></category>
		<category><![CDATA[marco carniani]]></category>
		<category><![CDATA[razze]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da una constatazione: le razze umane esistono? No e s&#236;. No: dal punto di vista biologico &#232; chiaro ormai da cinquant&#8217;anni che nell&#8217;uomo non esistono gruppi distinti, simili a quelli che in altre specie chiamiamo razze. Possiamo raggruppare gli umani in tanti modi (per esempio mettendo insieme quelli che hanno la pelle di colore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Partiamo da una constatazione: le razze umane esistono? </p>
<p></strong>No e s&igrave;. No: dal punto di vista biologico &egrave; chiaro ormai da cinquant&#8217;anni che nell&#8217;uomo non esistono gruppi distinti, simili a quelli che in altre specie chiamiamo razze. Possiamo raggruppare gli umani in tanti modi (per esempio mettendo insieme quelli che hanno la pelle di colore simile, o quelli che hanno lo stesso gruppo sanguigno), ma questa classificazione non ci permette di prevedere poi come si raggrupperanno se consideriamo altri caratteri (per esempio la tendenza a diventare calvi, o la capacit&agrave; di digerire il latte da adulti). Non siamo tutti uguali, anzi. Ma siamo cos&igrave; diversi che non riusciamo a suddividere l&#8217;umanit&agrave; in gruppi distinti e non arbitrari. Ma anche s&igrave;: le razze esistono e sono nella nostra testa: nel modo in cui guardiamo e classifichiamo il nostro prossimo. </font></font></p>
<p></p>
<p align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Quindi oggi c&#8217;&egrave; chi fa ricorso a categorie, ad etichette che richiamano la classificazione in razze? Questo modo di guardare il mondo persiste anche all&#8217;interno della comunit&agrave; scientifica?</p>
<p></strong>S&igrave;, queste categorie dimostrano di essere molto persistenti in certe aree della scienza. Per esempio, negli Stati Uniti si parla di medicina razziale, indicando la tendenza di certi medici a tener conto della razza del paziente nel fare le diagnosi e nel prescrivere le terapie. Ma questa &quot;razza del paziente&quot;, come dicevamo, &egrave; una convenzione, nella quale convergono considerazioni biologiche e sociali. Pensiamo a Barack Obama: tutti lo consideriamo il primo presidente nero nella storia degli USA, ma sua madre &egrave; bianca, del Kansas. In che modo un medico possa tener conto del complesso cocktail di fattori ereditari che i nostri tanti antenati ci hanno trasmesso &egrave; un mistero. I risultati di un tale pasticcio non possono che essere pasticciati. </font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><span lang="it-IT"><strong>Tra gli esseri umani prevale ci&ograve; che ci differenzia o ci&ograve; che ci unisce? </p>
<p></strong></span><span lang="it-IT">Oltre 98 per cento del nostro DNA &egrave; identico a quello degli scimpanz&egrave;, e quindi le differenze fra noi umani stanno in una parte (circa la met&agrave;) di quel 2% che resta. Noi umani siamo molto simili fra noi, circa tre volte di pi&ugrave; di quanto non lo siano fra loro gli scimpanz&egrave;. E le nostre differenze stanno soprattutto all&#8217;interno delle popolazioni. </span></font></font></p>
<p><font size="2"></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify">
<p><font face="Tahoma"></font></font></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>C&#8217;&egrave; quindi molta differenza con un qualsiasi vicino di casa? E se questa persona fosse immigrata, potremmo dire lo stesso?</p>
<p></strong>Se poniamo pari a 100 le differenze genetiche fra noi e una persona di un continente molto lontano, quelle fra noi e un altro membro della nostra popolazione sono, in media, pari a 85, quindi poco meno. Quindi, mediamente, gli immigrati sono un po&#8217; pi&ugrave; diversi di noi dei nostri vicini, ma solo di un po&#8217;, al massimo di un 15%. Non tutti i continenti sono per&ograve; uguali: in Africa c&#8217;&egrave; molta pi&ugrave; variabilit&agrave; che altrove, e di recente &egrave; uscito un articolo che dimostra come fra i DNA due Khoisan della Namibia ci siano differenze pi&ugrave; grandi che fra loro e un europeo o un asiatico. Questo &egrave; uno dei dati (non l&#8217;unico) che interpretiamo come prova del fatto che l&#8217;umanit&agrave; si &egrave; evoluta e differenziata in Africa, e poi piccoli gruppi di africani sono usciti, circa 60 mila anni fa, e hanno rapidamente colonizzato tutto il pianeta.</p>
<p></font></font></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Per quale motivo allora si fa ancora ricorso al termine razzismo? Chi sono i razzisti?</p>
<p></strong>I razzisti sono molti di noi, e forse tutti, sia pure in maniera differente. Siamo razzisti quando non consideriamo le persone per quello che sono, individui, ma come appartenenti a un gruppo (gli albanesi; gli arabi; i terroni) su cui il giudizio &egrave; dato per scontato, senza tenere conto che anche fra loro esistono tantissime differenze: nel DNA, nell&#8217;aspetto fisico, ma anche nel carattere, negli stili di vita, nel tifo calcistico. Razzismo &egrave; un termine ancora usato perch&eacute; ce n&#8217;&egrave; in giro tantissimo.</font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Il richiamo all&#8217;identit&agrave; come appartenenza ad un gruppo (noi contro loro, quindi l&#8217;uso del pregiudizio) potr&agrave; portare ad una differenziazione per razze? Guardando in profondit&agrave; alla storia dell&#8217;umanit&agrave;, cosa emerge?</p>
<p></strong>No, non &egrave; certo il richiamo all&#8217;identit&agrave; che impedisce ai maschi della nostra specie di accoppiarsi con femmine della nostra specie, indipendentemente dalla loro origine, producendo bambini allegramente ibridi. E questo &egrave; quello che &egrave; successo per decine di migliaia di anni. Il richiamo all&#8217;identit&agrave;, piuttosto, ci appiattisce e ci isola dal resto del mondo. Identit&agrave; definisce il complesso di caratteristiche che ci contraddistinguono, quando non addirittura ci definiscono (es.: carta d&rsquo;identit&agrave;). &Egrave; uguale al singolare e al plurale, il che provoca equivoci. Alcuni pensano che l&rsquo;identit&agrave; sia una cosa sola, e addirittura si radichi in un preciso luogo geografico, che &egrave; poi quello di nascita, che &egrave; poi quello dove da sempre sarebbero vissuti gli antenati: sangue e suolo, come dicevano i nazisti che di queste cose se ne intendono. Scivolando sempre pi&ugrave; nell&rsquo;equivoco, questo suolo ove affonderebbero tutte le radici dell&rsquo;identit&agrave; (al singolare) determinerebbe infallibilmente filosofie di vita, gusti gastronomici e musicali, stili di guida, perversioni dell&rsquo;eros, passioni sportive, credenze religiose, tendenze criminali, valori etici ed etilici, vezzi lessicali e bizzarrie dell&rsquo;abbigliamento: tutti coerenti l&rsquo;uno con l&rsquo;altro. Ma non &egrave; vero, perch&eacute; non stavano certo tutti nello stesso posto i nostri sedici trisavoli, i nostri trentadue quadrisavoli, e men che meno i nostri 1024 antenati di trecento anni fa. Per non parlare di quello che apprendiamo dagli altri nel corso della vita, e che non dipende certo dalla nostra genealogia. &Egrave; perci&ograve; evidente che ciascuno di identit&agrave; ne ha tante, e costringere dentro a un&rsquo;unica definizione una persona, o peggio ancora un gruppo di persone, &egrave; operazione insensata. Scrive Amartya Sen: &laquo;La stessa persona pu&ograve; essere, senza la minima contraddizione, di cittadinanza americana, di origine caraibica, con ascendenze africane, cristiana, progressista, donna, vegetariana, maratoneta, storica, insegnante, romanziera, femminista, eterosessuale, sostenitrice dei diritti dei gay e delle lesbiche, amante del teatro, militante ambientalista, appassionata di tennis&raquo;. </font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font size="2"><font face="Tahoma"><strong>Tante identit&agrave;, dunque, e non una sola?</p>
<p></strong>Esatto.</font></font></p>
<p></p>
<p lang="it-IT" style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="right"><font face="Tahoma" size="2"><strong>Guido Barbujani</strong> intervstato da <strong>Marco Carniani</strong></font></p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-al-prof-guido-barbujani/">Intervista al Prof. Guido Barbujani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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