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	<title>pikaia Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Jan 2019 11:43:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Creazionismo e Complottismo</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/creazionismo-e-complottismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2019 11:43:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[complotti]]></category>
		<category><![CDATA[creazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[pikaia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[simone clemente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato rilevato un legame insolitamente comune tra complottismo e creazionismo, secondo una ricerca pubblicata su Current Biology. Nonostante possano apparire diversi in prima istanza, entrambi questi pensieri condividono quello che viene chiamato bias congnitivo (una valutazione frutto di una di una interpretazione non logica delle informazioni in proprio possesso) legata al pensiero teleologico, la tendenza ad attribuire una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/creazionismo-e-complottismo/">Creazionismo e Complottismo</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/creazionismo-e-complottismo.html/sgieghimighe" rel="attachment wp-att-15663"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-15663" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/sgieghimighe.jpg" alt="" width="428" height="308" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/sgieghimighe.jpg 428w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/sgieghimighe-300x216.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/01/sgieghimighe-222x160.jpg 222w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /></a></p>
<p>È stato rilevato un legame insolitamente comune tra complottismo e creazionismo, secondo una ricerca pubblicata su <strong><a href="https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(18)30863-7?_returnURL=https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0960982218308637?showall=true">Current Biology</a></strong>. Nonostante possano apparire diversi in prima istanza, entrambi questi pensieri condividono quello che viene chiamato <em>bias congnitivo </em>(una valutazione frutto di una di una interpretazione non logica delle informazioni in proprio possesso) legata al <em>pensiero teleologico</em>, la tendenza ad attribuire una valore finalistico a tutti gli eventi naturali e storici. Esempi di <em>bias teleologici</em> sono, ad esempio, frasi del tipo: “il sole sorge per darci la luce”, o ancora “le api sono al mondo per darci il miele”. Un’impostazione di pensiero, agli antipodi del razionalismo scientifico, che seppur screditato fin dall’’800, è ancora presente in varie forme nelle società attuali.</p>
<p>In precedenti lavori, gli stessi autori hanno constatato che per i complottisti gli eventi del mondo sono guidati da basilari relazioni causa-effetto, sempre fabbricati ad arte per degli obiettivi precisi. Nell’arrivare a queste conclusioni hanno notato molte somiglianza con il pensiero creazionista; se in effetti i due pensieri condividono lo stesso <em>bias cognitivo</em>, riflettono, devono essere in qualche misura associati l’un con l’altro.</p>
<p>Per questo esperimento, gli autori hanno sottoposto un questionario a più di 150 studenti di diverse scuole superiori svizzere. All’interno del questionario erano presenti frasi contenenti bias teleologici, teorie del complotto, ed altre strumenti utili ai ricercatori per valutare la capacità analitica e di pensiero critico, oltre all’associazione con forme di esoterismo e altre teorie antiscientifiche. I risultati ottenuti mostrano un legame abbastanza marcato tra creazionismo e teorie del complotto.</p>
<p>Successivamente, per completare e guardare con maggiore precisione al fenomeno, un campione di 700 volontari è stato reclutato on line per lo stesso questionario, rafforzando ancora il legame tra teorie del complotto e mito della creazione. “Crediamo che il messaggio che il cospirazionismo sia una sorta di  creazionismo adattato al mondo sociale e politico possa aiutarci a chiarire alcune dei fenomeni più controversi dell’era della post-verità”, sostiene Sebastian Dieguesz, uno degli autori della ricerca.</p>
<p>I ricercatori sono adesso concentrati sulla quantificazione dell’efficacia dei metodi educativi di ragazzi ed adolescenti sulla natura delle teorie del complotto e altri tipi di disinformazione. A detta loro, lo scopo ultimo di questi lavori dovrebbe essere la piena comprensione dei fattori che portano alla formazione del pensiero complottista e cospirazionista, rilevante in molti aspetti del dibattito pubblico, dallo scetticismo sul g<em>lobal warming</em>, alle avversioni ai vaccini, scopo che li ha spinti a alla ricerca di un metodo che possa far emergerei fattori più significativi.</p>
<p>Questi lavori potrebbero portare a comprendere come mai certi tipi di disinformazione si diffondano con tanta facilità: “I contenuti espressi in forma teleologica potrebbero essere più facili da comprendere e da condividere, diffondersi così più velocemente dei contenuti espressi in forme differenti. Bisognerebbe testarlo su scala più ampia”, conclude Dieguez.</p>
<p><a href="http://pikaia.eu/il-pensiero-che-accomuna-complottisti-e-creazionisti/"><strong>Simone Clemente su Pikaia</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/creazionismo-e-complottismo/">Creazionismo e Complottismo</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Piccola storia ignobile</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/piccola-storia-ignobile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 06:12:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[arnaldo casali]]></category>
		<category><![CDATA[mazzetta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ma che piccola storia ignobile, mi tocca raccontare&#8230;&#8221; cantava il caro Francesco Guccini e se nella sua storia ignobile c&#8217;era il dramma umano dell&#8217;aborto e della condanna bigotta della donna, nella nostra non c&#8217;è neanche quello. C&#8217;è solo la frustrazione, il rancore e la disperazione del giornalista di provincia in perenne ricerca di scoop che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/piccola-storia-ignobile.html/elrond-faceplam" rel="attachment wp-att-14131"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-14131" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/04/elrond-faceplam-1024x772.jpg" alt="" width="391" height="295" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/04/elrond-faceplam-1024x772.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/04/elrond-faceplam-300x226.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/04/elrond-faceplam-768x579.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/04/elrond-faceplam-212x160.jpg 212w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/04/elrond-faceplam.jpg 1211w" sizes="(max-width: 391px) 100vw, 391px" /></a></p>
<p><em>&#8220;Ma che piccola storia ignobile, mi tocca raccontare&#8230;&#8221; </em>cantava il caro Francesco Guccini e se nella sua storia ignobile c&#8217;era il dramma umano dell&#8217;aborto e della condanna bigotta della donna, nella nostra non c&#8217;è neanche quello. C&#8217;è solo la frustrazione, il rancore e la disperazione del giornalista di provincia in perenne ricerca di scoop che si offende a morte quando gli fai notare i suoi errori.</p>
<p><strong>I fatti.</strong><br />
<a href="http://pikaia.eu/il-giornalino-cattolico-che-insegna-il-creazionismo-ai-bambini/">Leggiamo su Pikaia </a>che &#8220;Il giornalino&#8221; fumetto edito dalle Edizione Paoline e destinato ai bambini, racconta balle sull&#8217;evoluzione biologica e su Darwin.<br />
Ripubblicando l&#8217;articolo sulla nostra pagina facebook e condividendolo nella nostra personale, ci sentiamo in diritto di segnalare al sig. Arnaldo Casali (vecchia conoscenza) che un suo vecchio cavallo di battaglia, ovvero che non esistevano in Italia cattolici così tonti da attaccare Darwin, si rivela sbagliato.<br />
Apriti cielo! Tuoni e fulmini piovono su di noi, su Pikaia e sull&#8217;autore dell&#8217;articolo (il blog Mazzetta) rei di essere &#8220;bufalari&#8221;. Il giornalino non si tocca, peraltro dice il Casali &#8220;mi ci sono formato sul giornalino&#8221; (estica&#8230;). Più volte fermato sulla nostra pagina facebook, il nostro eroe si sfoga sul sito del suo giornale pubblicando<a href="http://reteblu.altervista.org/pikaia-civilta-laica-e-la-bufala-del-giornalino-creazionista/"> un pezzo di fuoco</a> in cui siamo complici, più o meno, della rovina del mondo.<br />
Dopo essersi spremuto le meningi il prode Casali per parlare con accezione negativa di Civiltà Laica riesce a dire che &#8220;ci occupiamo un po&#8217; di tutto&#8221;. (estigranca&#8230;)</p>
<p>Alla fine leggendo e rileggendo il suo sproloquio non riusciamo a capire dove sta la bufala. Mah.</p>
<p>Che dire, oltre a segnalare l&#8217;articolo del prode Arnaldo a Pikaia e a Mazzetta, da lui definiti autori di bufale, non ci sentiamo di fare.</p>
<p>Per il resto: noi siamo costretti per dovere associativo a rispondere, per voi invece che passate di qua e capitate in queste polemiche di provincia,  che siano sempre valide le parole del sommo poeta (non Guccini, Dante): &#8220;.<em>..non ti curar di loro, ma guarda e passa</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/piccola-storia-ignobile/">Piccola storia ignobile</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 01:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[errori sull'evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 12 febbraio è l’anniversario della nascita di Charles Darwin e, come ogni anno, la ricorrenza è l’occasione per riaffermare pubblicamente l’attualità degli studi e dell’insegnamento dell’evoluzione attraverso gli eventi Darwin Day. I Darwin Day italiani sono segnalati dal portale dell’evoluzione Pikaia, mentre il sito dell’International Darwin Day Foundation mostra gli eventi in tutto il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione.html/p1010901bis" rel="attachment wp-att-14036"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-14036" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-1024x768.jpg" alt="" width="397" height="298" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-1024x768.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-768x576.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/P1010901bis-213x160.jpg 213w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></p>
<p>Il <strong>12 febbraio</strong> è l’anniversario della nascita di <strong>Charles Darwin</strong> e, come ogni anno, la ricorrenza è l’occasione per riaffermare pubblicamente l’attualità degli studi e dell’insegnamento dell’evoluzione attraverso gli eventi <strong>Darwin Day</strong>. I Darwin Day italiani sono segnalati dal <strong><a href="http://pikaia.eu/darwin-day-2017-in-tutta-italia/" target="_blank">portale dell’evoluzione Pikaia</a></strong>, mentre il sito dell’International Darwin Day Foundation mostra<strong> <a href="http://darwinday.org/events/" target="_blank">gli eventi in tutto il mondo</a></strong>.</p>
<p>Per gli obiettivi che si pone la celebrazione, questo Darwin Day è forse il più significativo degli ultimi anni: dopo l’elezione di Trump negli Usa si sono intensificati i tentativi di <a href="https://www.propublica.org/article/devos-education-nominees-code-words-for-creationism-offshoot-raise-concerns">indebolire l’insegnamento dell’evoluzione</a>, mentre anche in Europa, a lungo considerata relativamente immune a questo tipo di antiscienza, il <a href="https://www.scientificamerican.com/article/eurocreationism/">creazionismo continua ad avanzare</a>.</p>
<p>Eppure, se molto spesso fraintendiamo alcuni aspetti dell’evoluzione non è necessariamente colpa della propaganda creazionista (che di questi tempi qualcuno forse chiamare <em>post-verità</em>). Buona parte degli errori che facciamo sono molto probabilmente dovuti a come ragiona e comunica la nostra specie. Per esempio l’idea (errata) dell’<a href="https://www.wired.it/scienza/2014/02/07/migliori-bufale-evoluzione/">evoluzione come progresso</a>, che a volte ci fa paragonare gli organismi a tecnologie, è molto diffusa anche perché siamo naturalmente portati ad attribuire un fine a quello che ci circonda. In occasione del<strong> Darwin Day</strong> proviamo allora a raccontare altri <strong>5 errori comuni</strong> che facciamo sull’evoluzione.</p>
<p><strong>1. L’evoluzione NON spiega l’origine della vita<br />
Charles Darwin</strong> e <strong>Alfred Russel Wallace </strong>erano dei geni e la loro teoria, opportunamente aggiornata, è in grado di spiegare la <strong>diversità della vita sul nostro pianeta</strong>. Quello che non spiega, invece, è <em>come</em> sia nata la vita. Gli scienziati non hanno dubbi che i primissimi organismi terrestri siano stati immediatamente sottoposti ai meccanismi evolutivi, e che quello che vediamo intorno a noi sia il risultato di quella che Darwin chiamava <em>“discendenza con modificazioni”</em>. Ma senza la materia prima, l’<strong>evoluzione biologica</strong> non può avere luogo. Com’è nata allora la vita? La realtà è che ancora non lo sappiamo. In generale, gli scienziati parlano di <strong>abiogenesi</strong>: sulla Terra primordiale processi naturali hanno probabilmente portato ai composti chimici alla base della vita, e in centinaia di milioni di anni questi si sarebbero auto-organizzati in <strong>sistemi molecolari</strong> in grado di replicarsi e mantenere un metabolismo, cioè le prime forme di vita. Viene usato a questo proposito anche il termine <strong>evoluzione chimica</strong>, perché si può comunque immaginare un processo graduale, dove magari alcuni sistemi sono diventati predominanti, ma si tratta di qualcosa di ben distinto dall’evoluzione biologica di Darwin e Wallace: come detto l’origine della vita è un <strong>problema scientifico aperto</strong>.</p>
<p><strong>2. NON ci siamo evoluti per caso</strong><br />
Diversi creazionisti credono che secondo i biologi il cambiamento degli esseri viventi sia dovuto al <strong>puro caso</strong>, e spesso a loro supporto citano un esempio del celebre astronomo <strong>Fred Hoyle</strong>: se un tornado passasse sopra un deposito di rottami, quali sono le probabilità che il risultato sia un Boeing 747 perfettamente funzionante? In realtà l’esempio (<a href="http://rationalwiki.org/wiki/Hoyle's_fallacy">ampiamente demolito</a>) di Hoyle riguardava l’abiogenesi, ma argomenti di questo tipo risalgono addirittura ai tempi di Darwin. Il <strong>caso</strong> ha una grande importanza nell’<strong>evoluzione</strong>, ma dire che l’evoluzione è un <strong>processo casuale</strong> è errato; allo stesso tempo è errato affermare che è un processo dove il caso non conta nulla. Sì, le <strong>mutazioni</strong> del dna sono in genere definite casuali, nel senso che l’emergere di una certa mutazione non dipende dai <em>bisogni</em> dell’individuo o della specie. Ma la <strong>selezione naturale</strong> (come quella sessuale) è l’<strong>opposto del caso</strong>: l’adattamento è reso possibile da questo onnipresente <strong>filtro</strong> che nel tempo modificano il patrimonio genetico delle popolazioni. Non è affatto un caso se alcune delle (rare) mutazioni che permettono agli individui di lasciare più discendenti si diffondono.</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione.html/piediluco-026-bis" rel="attachment wp-att-14037"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14037" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-1024x643.jpg" alt="" width="376" height="236" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-1024x643.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-300x188.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-768x482.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis-255x160.jpg 255w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/02/piediluco-026-bis.jpg 1140w" sizes="auto, (max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a></p>
<p><strong>3. L’evoluzione È osservabile<br />
</strong>Si dice che l’evoluzione sia<strong> lenta e graduale</strong>, e che per questo non è possibile osservarla direttamente. In realtà è vero che l’evoluzione è graduale e molti cambiamenti avvengono nella scala dei tempi geologici, ma esistono molti casi nei quali è possibile osservare l’evoluzione in diretta, o quasi. Usando organismi che si riproducono molto velocemente, come i batteri, gli scienziati possono osservare in laboratorio la selezione naturale e le altre forze dell’evoluzione, come nel caso del <a href="http://myxo.css.msu.edu/ecoli/"><strong><em>E. coli Long-Term Evolution Experiment</em></strong></a> (Ltee) cominciato dal microbiologo <strong>Richard Lensky</strong> (Michigan State University) nel 1988. Rapidi adattamenti sono osservabili anche fuori dai laboratori: la resistenza dei <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2015/12/29/batterio-resiste-ultimo-antibiotico/">batteri agli antibiotici</a> è forse l’esempio più immediato, ma tutti i patogeni, dagli insetti ai funghi, sviluppano rapidamente <strong>ceppi resistenti</strong> a tutte le nostre contromisure. Anche i vertebrati <a href="http://aulascienze.scuola.zanichelli.it/2014/10/01/levoluzione-lampo-dello-spinarello/">possono cambiare</a> nel giro di pochi decenni, e in tutto il mondo stiamo già assistendo agli adattamenti dovuti al <a href="http://evolution.berkeley.edu/evolibrary/news/060701_warming">cambio climatico</a>.</p>
<p><strong>4. Gli esseri umani NON hanno smesso di evolversi<br />
</strong>Nel 2013 il divulgatore britannico <strong>David Attenborough</strong> ha affermato che, almeno nei paesi più sviluppati, l’<a href="https://www.theguardian.com/tv-and-radio/2013/sep/10/david-attenborough-human-evolution-stopped">evoluzione umana si sarebbe fermata</a>: medicina ed elevati livelli di benessere avrebbero eliminato la lotta per la sopravvivenza, e di conseguenza l’evoluzione. Non è chiaro come un divulgatore tanto preparato abbia potuto fare un tale scivolone, ma i biologi <a href="https://theconversation.com/sorry-attenborough-humans-still-evolve-by-natural-selection-18124">non hanno tardato a replicare</a>. Sì, indiscutibilmente la specie umana sta continuando a evolversi, anche nelle società dove quasi tutti raggiungono tranquillamente fino all’età riproduttiva. Non è infatti necessario che molti individui non sopravvivano <a href="https://ncse.com/blog/2015/02/misconception-monday-can-evolution-stop-0016202">perché l’evoluzione avvenga</a>: finché alcuni faranno più figli di altri, finché continueremo a scegliere (quindi in maniera non casuale) se e con chi riprodurci, e finché l’ambiente intorno a noi continuerà a mutare, il dna delle popolazioni continuerà a cambiare e l’<a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2013/sep/10/david-attenborough-humans-still-evolving">evoluzione continuerà la sua strada</a>.</p>
<p><strong>5. L’adattamento perfetto NON esiste</strong><br />
Quando volte guardando un documentario abbiamo sentito il narratore affermare che un certo organismo era <em>“perfettamente adattato”</em>? Sicuramente i risultati della selezione naturale possono farci rimanere a bocca aperta, ma i biologi sanno che la perfezione non è un concetto applicabile agli esseri viventi. Come spiega <strong>Marco Ferrari</strong> nel libro l’<em>Evoluzione è ovunque</em> (Codice, 2015) anche i più stupefacenti adattamenti sono frutto di <strong>compromessi</strong>, non c’è spazio per assoluti: <em>“Per diventare una macchina da predazione, l’evoluzione del ghepardo ha dovuto obbedire a numerosi compromessi che derivano da spinte evolutive differenti. Quelle che portano alla velocità evolverebbero strutture per farlo correre il più rapidamente possibile, ma “coabitano” con altre, come robustezza o capacità riproduttiva. Il risultato sono caratteristiche a metà strada tra le une e le altre. […] Non può esistere, quindi, un ghepardo velocissimo e fortissimo”. </em>Le stesse considerazioni sono valide per qualunque specie, anche la nostra. Basta pensare alla nostra postura eretta con andatura bipede, celebrata come un traguardo nella celebre (e antiscientifica) icona <em><a href="https://www.wired.it/scienza/2014/02/07/migliori-bufale-evoluzione/">La marcia del progresso</a></em>: rispetto alle altre scimmie gli umani hanno pelvi più strette, una caratteristica che rende il <strong>parto più rischioso</strong>, anche a causa della grandezza del nostro <strong>cervello</strong>. Un bacino ancora più stretto, spiega Ferrari, potrebbe faciliterebbe la corsa, ma renderebbe impossibile la riproduzione, quindi quello che osserviamo è il risultato di un compromesso tra diverse spinte evolutive.</p>
<p>Stefano Della Casa &#8211; <a href="http://pikaia.eu/5-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Pikaia</a></p>
<p><em>(foto di Alessandro Chiometti)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-errori-che-facciamo-sullevoluzione/">Cinque errori che facciamo sull&#8217;evoluzione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Cinque bufale su Darwin</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/cinque-bufale-su-darwin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 21:24:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il prossimo 12 febbraio sarà il duecentosettesimo anniversariodella nascita di Charles Darwin. Come ogni anno in tutto il mondosono in preparazione i Darwin Day, cioè eventi di divulgazione dedicati alla teoria scientifica che spiega la diversità dei viventi e allo scienziato che, assieme a Alfred Russell Wallace, per primo ce l’ha fatta conoscere. Dopo aver parlato degli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/cinque-bufale-su-darwin.html/berlino2014-132-2" rel="attachment wp-att-13471"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13471" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/BERLINO2014-132-1024x685.jpg" alt="BERLINO2014 132" width="703" height="470" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/BERLINO2014-132-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/BERLINO2014-132-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/BERLINO2014-132-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/BERLINO2014-132-239x160.jpg 239w" sizes="auto, (max-width: 703px) 100vw, 703px" /></a></p>
<p>Il prossimo <strong>12 febbraio</strong> sarà il <strong>duecentosettesimo anniversario</strong>della nascita di<strong> Charles Darwin</strong>. Come ogni anno in tutto il mondo<a href="http://pikaia.eu/darwin-day-2016-in-tutta-italia/" target="_blank">sono in preparazione i<strong> Darwin Day</strong></a>, cioè eventi di divulgazione dedicati alla teoria scientifica che spiega la diversità dei viventi e allo scienziato che, assieme a <strong>Alfred Russell Wallace</strong>, per primo ce l’ha fatta conoscere. Dopo aver parlato degli <a href="http://www.wired.it/scienza/2014/02/07/migliori-bufale-evoluzione/" target="_blank">errori più diffusi sull’evoluzione</a> e delle <a href="http://www.wired.it/scienza/ecologia/2015/02/06/5-bufale-creazionisti/" target="_blank">bufale più amate dai creazionisti</a> quest’anno sfatiamo qualche mito su <strong>Charles Darwin</strong> in persona e sulla sua famiglia.</p>
<p><strong>1. Tutto merito delle Galápagos</p>
<p></strong>Di tutti i luoghi che <strong>Darwin</strong> ha visitato tra il <strong>1831</strong> e il <strong>1836</strong> durante la spedizione del brigantino <strong>H.M.S. Beagle</strong>, l’arcipelago delle <strong>Galápagos</strong> è indubbiamente è quello che è rimasto più legato al suo nome. Moltissimi libri, di testo e divulgativi, indugiano sui famosi <em>fringuelli</em> di Darwin (che in realtà non sono fringuelli ma <strong>Traupidi</strong>), sulle tartarughe giganti che oggi sono un simbolo della conservazione (anche se Darwin se le mangiava) e sulle stupefacenti iguane marine, che però il giovane naturalista trovava piuttosto ripugnanti.</p>
<p>Queste isole sono tuttora un luogo straordinario, e leggendo Darwin è chiaro che avevano <strong>attirato la sua attenzione</strong>, ma è sbagliato implicare che all’arcipelago Darwin sia stato per così dire <em>folgorato sulla via Damasco</em>, comprendendo improvvisamente che le specie cambiavano e come succedeva.<br />
Non è un caso che la <strong>genesi ventennale della teoria di Darwin</strong> sia stata definita “<a href="http://pikaia.eu/un-lungo-ragionamento/" target="_blank"><em>un lungo ragionamento</em></a>“, e infatti fu solo dopo essere tornato che lo scienziato cominciò, per così dire, a <strong>unire i puntini</strong>. A dirla tutta, Darwin alle<strong>Galápagos</strong> inizialmente era stato più colpito dalle differenze tra i <strong>tordi beffeggiatori</strong> (o mimi) che dagli uccelli che <a href="http://media.pearsonitalia.it/0.535303_1408436393.pdf" target="_blank">ora sono ricordati come i <em>suoi</em> fringuelli</a>, e di questi ultimi sbagliò anche la classificazione. Fu solo dopo che il celebre ornitologo <strong>John Gould </strong>stabilì<strong> </strong>che Darwin aveva campionato <strong>13 specie</strong> di un’<strong>unica famiglia</strong> che lo scienziato cominciò a vedere una possibile conferma delle idee evolutive che stava cuocendo a fuoco lento…</p>
<p><strong><br />
2. Emma Darwin, la moglie bigotta del genio<br />
</strong><br />
Se non ci fossero state le Galápagos, Darwin avrebbe comunque sconvolto il mondo con la sua <strong>teoria</strong>, ma avrebbe potuto farlo senza la sua <strong>famiglia</strong> e gli <strong>amici eccezionali</strong> di cui si era circondato? Per il fondamentale viaggio sul<strong>Beagle</strong>, per esempio, dobbiamo ringraziare suo zio <strong>Josiah Wedgwood II</strong>, mentre la persona più importante della vita di Darwin è stata senza dubbio la moglie, <strong>Emma Wedgwood Darwin</strong>. Di lei si ricorda sempre quanto fosse <strong>fortemente credente</strong> e che, per questo, era piuttosto preoccupata per le <strong>idee del marito</strong>.</p>
<p>Sembrerebbe quindi che, dal punto di vista scientifico, il genio di Darwin fosse limitato dalle paure di una moglie bigotta. La realtà non potrebbe essere più diversa e si trova raccontata nel libro <em><a href="http://www.emmadarwin.it/emma_wedgwood_darwin/Home.html" target="_blank">Emma Wedgwood Darwin</a></em> di <strong>Chiara Ceci</strong>(Sironi, 2013). Per cominciare Emma, come tutte le Wedgwood, aveva potuto contare su un’<strong>educazione di altissimo livello</strong>, normalmente inaccessibile alle donne in quei tempi. Si trattava quindi di una persona di<strong>enorme cultura</strong>, che per Darwin fu una <strong>compagna di vita</strong>, anche dal punto di vista intellettuale. Emma non seppe solo creare intorno al marito la <strong>tranquillità</strong> che gli era necessaria per completare i suoi studi, ma era anche una delle prime persone a cui Darwin faceva leggere i suoi <strong>manoscritti</strong>, dei quali curava anche le <strong>traduzioni</strong> grazie alla sua grande conoscenza delle lingue.</p>
<p>Sì, <strong>Emma era credente</strong> e, con la morte della <strong>sorella Fanny</strong> e della<strong>figlioletta Annie</strong>, aveva trovato un grande conforto nella convinzione che esistesse <strong>una vita dopo la morte</strong>. Bisogna però specificare che tutti i Wedgwood erano<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Unitarianism" target="_blank"><strong>unitariani</strong></a>, quindi non solo consideravano la <strong>razionalità</strong> e le <strong>scienze</strong> complementari alla fede, ma erano<strong>essenzialmente laici</strong>. Emma, come si evince chiaramente da una <a href="http://www.lettersofnote.com/2011/08/many-times-i-have-kissed-and-cryed-over.html" target="_blank">lettera del <strong>1839</strong></a>, non temeva tanto l’effetto che avrebbero avuto i libri del marito sulla società, ma piuttosto le ripercussioni sulla loro <strong>famiglia</strong>:</p>
<blockquote><p>“Sento che finché tu agisci con coscienza e cerchi con desiderio sincero di trovare la verità, non puoi essere nell’errore. […] Ma quello che riguarda te riguarda anche me, e sarei disperata se pensassi che tu e io non possiamo appartenerci per l’eternità”</p></blockquote>
<p><strong>Charles Darwin</strong> aggiunse una nota alla lettera, e la conservò sempre con sé fino a consumarne i bordi:</p>
<blockquote><p>“Quando sarò morto, sappi che molte volte ho baciato e pianto su questa tua lettera”</p></blockquote>
<p><strong>3. Marx voleva dedicare<em> Il Capitale</em> a Darwin</strong></p>
<p>I creazionisti adorano la bufala secondo cui <strong>Karl Marx</strong> avrebbe voluto dedicare il suo libro più famoso al <strong>naturalista inglese</strong>. Per loro, sarebbe uno dei tanti <strong>fili rossi</strong> che collegano la teoria dell’evoluzione a un’<strong>ideologia politica</strong>. Per altri, la dedica proposta da Marx a Darwin è invece qualcosa da <strong>ricordare con onore</strong>, poiché dimostra quanto il filosofo avesse compreso la grandezza delle idee dello scienziato. Ma la proposta di dedica <strong>non è mai esistita</strong>.</p>
<p>Il mito nasce, nel <strong>1931</strong>, con la pubblicazione di una <strong>biografia di Marx</strong> in Unione sovietica, nella quale era riportata una lettera di Darwin in cui declinava la proposta di dedica. La lettera non nomina <em><strong>Il Capitale</strong></em>, ma era stata trovata tra le carte di Marx, quindi venne dato per scontato che il libro fosse quello. Nel 1978<strong>Margharet Fay</strong> (University of California)<a href="http://friendsofdarwin.com/articles/marx/" target="_blank">scoprì che non era così</a>. Darwin nella lettera si riferiva a <em>The Students’ Darwin</em>, un libro sull’ateismo scritto da <strong>Edward Aveling</strong>, al quale era stata indirizzata la lettera. Aveling è stato per molti anni il compagno di<strong>Eleanor Marx</strong>, la più giovane delle figlie del filosofo, ed è in questo modo che la lettera è stata erroneamente archiviata tra le carte dell’autore de<strong> Il Capitale</strong>.</p>
<p>Marx inviò comunque una <strong>copia del suo libro a Darwin</strong>, per il quale aveva davvero una profonda ammirazione. Darwin ringraziò per il dono con molta cortesia, ma sappiamo che <strong>non lo lesse mai</strong>: alla sua morte le pagine del vecchio libro sono ancora da separare.</p>
<p><strong><br />
4. Darwin ha rubato l’idea a Wallace</strong></p>
<p>Nel 2013, è stato celebrato il <a href="http://www.editfiume.com/lavoce/prima-pagina-online/52-la-voce-del-popolo/scienza/2750-alfred-russel-wallace-l-altro-genio-dell-evoluzione" target="_blank">centenario dalla morte di <strong>Alfred Russel Wallace</strong></a>, un altro genio che scoprì indipendentemente da Darwin il principio della selezione naturale. Per l’occasione è stata prodotto <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt2968430/" target="_blank"><strong>Bill Bailey’s Jungle Hero</strong></a></em>, una mini-serie dove il comico<strong>Bill Bailey</strong> celebra <strong>Wallace</strong> come un eroe ingiustamente dimenticato. Il problema è che il documentario, per altri versi molto godibile, non può fare a meno di presentare <strong>Darwin</strong> come il cattivo della situazione, arrivando a suggerire che abbia rubato l’idea della selezione naturale da <strong>Wallace</strong>.</p>
<p>Dalle carte e dalla corrispondenza gli storici sanno molto bene come sono andate le cose, e <strong>Wallace</strong> è stato sempre trattato con il rispetto che meritava. Quando mandò a Darwin il suo saggio dove descriveva la <strong>selezione naturale</strong>, lo scienziato ci stava già lavorando da diversi anni. Nel <strong>1858</strong> i manoscritti di <strong>Darwin</strong> e<strong>Wallace</strong> furono presentati alla<strong>Linnean Society</strong>, assicurando a entrambi la paternità della geniale intuizione. In seguito Darwin pubblicò <em>L’origine delle specie</em>, e Wallace divenne uno dei più grandi difensori del pensiero darwiniano.</p>
<p><strong><br />
5. Darwin il razzista<br />
</strong><br />
Da oltre 150 anni i biologi procedono lungo la <strong>strada tracciata da Darwin e Wallace</strong>, eppure a qualcuno ancora non va giù: visto che è impraticabile contestare l’evoluzione a colpi di pubblicazioni scientifiche, si può sempre cercare di<strong>attaccare Darwin</strong> stesso. Una delle accuse più frequenti è che Darwin fosse <strong>razzista</strong>, la prova è nelle frasi usate nei suoi manoscritti: tra <em>selvaggi</em>, e <em>razze favorite </em>è facile per <a href="https://archive.is/qUEyk" target="_blank">certi siti</a> presentare lo scienziato come un<strong>mostro</strong>, addirittura un <strong>degno ispiratore di Adolf Hitler</strong>.</p>
<p>A parte l’assurdità di giudicare (e da quali pulpiti…) una persona nata nel 1809 con gli standard attuali, Darwin <a href="http://pikaia.eu/recensione-di-la-sacra-causa-di-darwin/" target="_blank">era un convinto antischiavista</a>, tanto che il sanguigno capitano del Beagle <strong>Fitzroy</strong>lo<strong> bandì dalla sua tavola dopo una discussione</strong> su questo argomento. Inoltre, Darwin riconobbe che tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro colore e dalla loro cultura, facevano parte di <strong>un’unica specie</strong> che si era differenziata solo in superficie, e identificò correttamente la <strong>culla dell’umanità</strong> nel continente africano. Come spiega inoltre Stephen Jay Gould in<em><strong>Intelligenza e pregiudizio</strong></em>, sulla civilizzazione Darwin era “<em><a href="https://books.google.it/books?id=xsq4QFebBoUC&amp;pg=PA357&amp;lpg=PA357&amp;dq=migliorista+darwin&amp;source=bl&amp;ots=wIi5FgPkw5&amp;sig=wgiZ9r-hu9rh8OY_IHgoqN0fru4&amp;hl=en&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjhwsWbntzKAhWDhQ8KHbERAswQ6AEIHzAA#v=onepage&amp;q=migliorista%20darwin&amp;f=false" target="_blank">migliorista nella tradizione paternalista</a></em>“, cioè non vedeva i cosiddetti <em>selvaggi</em>inferiori in quanto biologicamente tarati, ma pensava che potessero <em>progredire</em> (ovvero, <strong>per Darwin</strong>, diventare più simili agli occidentali) se si fossero trovati in un altro contesto ambientale e sociale.<br />
Rispetto a noi (ok, diciamo molti di noi…) l’etica di Darwin era <strong>certamente arretrata</strong>, ma <strong>chi adesso è antirazzista</strong>, forse, deve ringraziare anche il <strong>contributo di persone come lui</strong>.</p>
<p><strong>Stefano Dalla Casa</strong>, da <strong><a href="http://www.wired.it/play/cultura/2016/02/05/5-bufale-charles-darwin/">Wired</a> (<a href="http://pikaia.eu/5-bufale-su-charles-darwin/">ripreso da Pikaia</a>)</strong></p>
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		<title>Terremoto nell’evoluzione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/terremoto-nellevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2016 17:22:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[pikaia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/terremoto-nellevoluzione.html/scanno1" rel="attachment wp-att-13410"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-13410" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-1024x681.jpg" alt="scanno1" width="647" height="430" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-1024x681.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-300x199.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-768x511.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/01/scanno1-241x160.jpg 241w" sizes="auto, (max-width: 647px) 100vw, 647px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La determinazione dei tempi di azione dei processi evolutivi è da sempre stato limitato dall’estrema difficoltà nel stabilire datazioni precise: le datazioni basate sulla geologia del punto di rinvenimento, nel caso dei fossili, o di tipo radiometrico, su dei resti organici, possono reputarsi estremamente precise quando riescono a limitare l’errore a poche migliaia di anni. Per questo motivo, un imponente evento naturale, avvenuto in epoca storica e precisamente datato, si presenta come un’occasione imperdibile se ha creato le condizioni per suddividere popolazioni naturali un tempo unite. Un caso di questo genere si è presentato nel 1964 quando, a causa di un imponente terremoto, in alcune isole al largo dell’Alaska nuovi speroni di roccia emersa hanno separato tratti di acque costiere dal mare aperto. Come conseguenza, la salinità dei nuovi specchi d’acqua è rapidamente diminuita creando di fatto dei nuovi habitat.</p>
<p>Emily A. Lescak dell’Università dell’Alaska, insieme a colleghi delle università dell’Oregon e dell’Illinois, si domandavano da tempo se i cinquanta anni trascorsi dal terremoto fossero stati un tempo sufficiente per produrre differenze, morfologiche o genetiche, tra le popolazioni marine di spinarello (<em>Gasterosteus aculeatus</em>) e le nuove popolazioni della specie che con ogni probabilità dovevano aver colonizzato i nuovi ambienti. Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2011, i ricercatori hanno svolto varie misurazioni sulle popolazioni di <em>Gasterosteus aculeatus</em> individuate su tre isole la cui costa era stata modificata dal terremoto.</p>
<p>I risultati della ricerca, che hanno ampiamente superato le aspettative dei ricercatori, sono state <strong><a href="http://www.pnas.org/content/112/52/E7204.abstract">pubblicati</a></strong> di recente sulla rivista <em>PNAS</em>. Grazie alle analisi morfologiche e genetiche si è infatti potuto determinare che gli spinarelli marini hanno fenotipi differenti da quelli che vivono in acque dolci, ma che esistono marcate differenze morfologiche anche tra differenti popolazioni di acqua dolce. Gli autori hanno determinato che simili differenze tra le popolazioni esaminate si riscontrano non solo a livello fenotipico ma anche genetico. Ma nonostante le pronunciate variazioni nelle forme fisiche, le differenze genetiche tra ogni popolazioni dei neo-formati specchi d’acqua dolce e quella oceanica non superavano mai il 5%, indicando un’origine recente delle prime a partire dalla seconda. Le differenze genetiche tra coppie di diverse popolazioni d’acqua dolce, anche sulla stessa isola, sono invece assai superiori a quelle di ogni coppia lago-mare, indicando che ogni specchio d’acqua dolce ha una sua propria popolazione evolutasi a partire da quella oceanica dopo il terremoto. Nonostante le differenze morfologiche, inoltre, i gruppi di spinarelli esaminati non sono arrivati a separarsi in vere e proprie specie, dal momento che i dati genetici indicano uno scambio di materiale genetico non molto intenso, ma continuo, avvenuto anche in seguito al distacco fra le popolazioni.</p>
<p>Come ulteriore controllo, i ricercatori hanno confrontato i soggetti della ricerca con i pesci presenti nell’unico lago sulle tre isole che era già popolato prima del terremoto. Questi pesci, con una morfologia più marcatamente adattata alle acque dolci dei soggetti di studio, sono una popolazione geneticamente distinta tanto dai soggetti dello studio che dagli spinarelli dei laghi del Canada continentale, da cui provengono le trote liberate sulle isole per motivi di pesca sportiva.</p>
<p>Pur non avendo prodotto vere e proprie specie, soli 50 anni di evoluzione separata sono bastati a creare quelle che possono essere considerati a tutti gli effetti come differenti morfotipi di spinarello, guidati sia dall’adattamento locale che dalla deriva genetica. L’evoluzione, a volte, pare operare in tempi molto più rapidi di quanto comunemente si pensi.</p>
<p><strong><a href="http://pikaia.eu/terremoto-nellevoluzione/">Daniele Paulis &#8211; Pikaia</a></strong></p>
<p><em>(foto: Alessandro Chiometti)</em></p>
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		<title>Come evolve la teoria dell&#8217;evoluzione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/come-evolve-la-teoria-dellevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2015 10:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
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		<category><![CDATA[telmo pievani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ottobre 2014 Nature aveva pubblicato un articolo (Pikaia ne ha parlato qui) in cui due gruppi contrapposti di evoluzionisti discutevano se un ripensamento della teoria dell’evoluzione fosse necessario oppure no, dati gli sviluppi delle scienze biologiche post Sintesi Moderna, all’incirca dagli anni ’60 del Novecento ad oggi: teoria neutrale dell’evoluzione molecolare, equilibri punteggiati, biologia dello sviluppo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ottobre 2014 <i>Nature </i>aveva pubblicato un articolo (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/due-fazioni-luna-contro-laltra-armate/"><strong>qui</strong></a>) in cui due gruppi contrapposti di evoluzionisti discutevano se un ripensamento della teoria dell’evoluzione fosse necessario oppure no, dati gli sviluppi delle scienze biologiche post Sintesi Moderna, all’incirca dagli anni ’60 del Novecento ad oggi: teoria neutrale dell’evoluzione molecolare, equilibri punteggiati, biologia dello sviluppo, costruzione di nicchia, epigenetica, plasticità fenotipica, ecc.<span id="more-13212"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-13213" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee-300x201.jpg" alt="yellow bee" width="300" height="201" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/10/yellow-bee.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Un <a href="http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3"><strong>articolo</strong> </a>pubblicato per <i>Evolutionary Biology</i> a firma del filosofo della biologia Telmo Pievani analizza con cura la rilevanza del dibattito, proponendo un’interessante chiave di lettura capace di mettere ordine nel polverone sollevato da riformisti e conservatori, ovvero, rispettivamente, i sostenitori di una Sintesi Estesa (Evolutionary Extended Synthesis – EES) e i difensori dell’ortodossia neo-darwiniana della Sintesi Moderna (Standard Evolutionary Theory – SET), secondo i quali l’<i>explanandum </i>principale della biologia evoluzionistica rimane l’adattamento e le sue basi genetiche.</p>
<p>Che in letteratura si stiano accumulando ricerche intorno ai temi portati all’attenzione dai sostenitori della EES (biologia dello sviluppo o evo-devo, costruzione di nicchia, una visione ampliata dell’ereditarietà includente l’epigenetica, plasticità fenotipica) è certamente vero; tuttavia, la proposta dei riformisti sembra ancora mancare di una struttura coerente: somiglia più a un elenco di processi osservati e tenuti insieme dalla radicale opposizione al riduzionismo genetico. Inoltre, la EES non sembra dedicare interesse a fattori e processi macroevolutivi, risultando in qualcosa di simile a un “riduzionismo organismico”.</p>
<p>La stessa decisione della rivista <i>Nature </i>di presentare il dibattito intorno all’aggiornamento della teoria evoluzionistica come nettamente diviso in due fazioni risulta discutibile, in quanto all’interno della comunità scientifica sono invece presenti molteplici sfaccettature teoriche: un esempio non considerato è il mutazionismo di Masatoshi Nei.</p>
<p>Tuttavia, non vi sono solo contrapposizioni tra riformisti e conservatori: entrambi i gruppi, nello studiare meccanismi di variazione e selezione, sono darwiniani senza prefissi (neo-, post-). La contesa sembra lasciar invariato questo nucleo fondamentale del programma di ricerca evoluzionistico. In questi termini non si può parlare di uno slittamento di paradigma o di rivoluzione scientifica come la intendeva Thomas Kuhn. Per comprendere come stia evolvendo la teoria evoluzionistica, sembra più opportuno adottare l’architettura del programma di ricerca scientifico proposta dal filosofo della scienza Imre Lakatos, composto da un nucleo contenente gli assunti teorici e metodologici condivisi dalla comunità scientifica e da una cintura protettiva in cui integrazioni e assunzioni ausiliarie, capaci di ampliare il potere esplicativo del programma di ricerca, vengono soppesate dalla comunità scientifica.</p>
<p>Ma quali sono gli elementi che compongono il programma di ricerca evoluzionistico? Pattern evolutivi (<i>evolutionary patterns</i>) è la proposta di Pievani. L’evoluzione è un processo storico non predeterminato, ma nemmeno del tutto casuale; nel suo dispiegarsi, alcune regolarità e schemi ricorrenti sono identificabili. Di questo si occupa la biologia evoluzionistica: individuare tali regolarità e stabilire le loro interrelazioni. Oggi, la complessità dei fenomeni che questa disciplina si trova a trattare è aumentata al punto che occorre mettere ordine tra gli strumenti interpretativi a sua disposizione, e il concetto di pattern è proprio ciò che fa al caso nostro. Un pattern evolutivo è uno schema di processi ed eventi storici ripetuti, non è una legge universale (come la gravitazione in fisica), ma qualcosa di più <i>soft</i>, una regolarità <i>law-like</i>, ovvero che si verifica date certe condizioni.</p>
<p>Così, munendosi del concetto di pattern evolutivo, è possibile fornire una struttura coerente al dibattito attorno al ripensamento della teoria evoluzionistica neo-darwiniana tra riformisti e conservatori. Il piano descrittivo delle evidenze fattuali dell’evoluzione resta invariato: discendenza comune con modificazioni, continuità del cambiamento evolutivo, unità filogenetica di tutti gli esseri viventi, organismi come portatori di variazioni e unità fondamentali dell’evoluzione. Il livello esplicativo invece è arricchito da una pluralità di strumenti esplicativi, riuniti da Pievani in 4 fondamentali raggruppamenti:</p>
<p>1-<b>Pattern variazionali</b>: molteplici fonti di variazione ereditabile, cioè genetica ed epigenetica, ereditarietà di nicchia ecologica e trasmissione culturale; plasticità fenotipica e di sviluppo; trasferimento genetico orizzontale.<br />
2-<b>Pattern selettivi</b>: selezione naturale a livello individuale, selezione sessuale, selezione di parentela, selezione di gruppo, selezione artificiale, competizione spermatica, effetti retroattivi come costruzione di nicchia, co-adattamenti.<br />
3-<b>Pattern neutralistici</b>: deriva genetica, contingenze storiche, effetti strutturali non selettivi dovuti a vincoli della forma, vincoli di sviluppo, canalizzazione.<br />
4-<b>Pattern macroevolutivi</b>: pattern di speciazione, di co-evoluzione, <i>turnover pulses</i>, radiazioni adattative, estinzioni di massa,<i> </i>transizioni evolutive fondamentali, simbiogenesi.</p>
<p>Il nucleo del programma di ricerca evoluzionistico sembra mostrare un’anima pluralista: la variazione non è più un’esclusiva del solo livello genetico, ma è espressa da una pluralità di pattern variazionali (genetici, epigenetici, ecologici, culturali). Lo stesso dicasi per i processi selettivi (selezione a livello individuale, sessuale, di parentela, a livello di gruppo). Pluralità significa anche non mutua esclusione: modificazioni genetiche ed epigenetiche forniscono insieme materiale variazionale da sottoporre al filtro dei processi selettivi (selezione naturale, sessuale, di parentela, ecc.) e non selettivi (deriva genetica, contingenze storiche, ecc.).</p>
<p>Attorno al nucleo esplicativo, una varietà di problemi aperti possono venir discussi all’interno della comunità scientifica e collocati nella cintura protettiva della nostra architettura concettuale, come ad esempio i ritmi (graduali o punteggiati) dei cambiamenti evolutivi. A ben vedere, il nucleo neo-darwiniano pluralista proposto da Pievani sembra capace di includere i quattro pattern che secondo i riformisti rivoluzionerebbero la teoria evoluzionistica. Al contempo, il nucleo appare considerevolmente ampliato rispetto al minimalismo difeso dai conservatori (variazione e selezione).</p>
<p>La proposta di Pievani tuttavia non si ferma qua. Come già evidenziato, i riformisti tendono ad appiattire la loro analisi al livello intermedio dell’organismo, quando invece una teoria evoluzionistica aggiornata dovrebbe saper tenere insieme tutti i livelli della gerarchia biologica, essendo in grado di conciliare l’indipendenza dei processi microevolutivi e macroevolutivi, e non estrapolando semplicemente i secondi dai primi.</p>
<p>È per questo che la migliore “meta-teoria” capace di render conto di questo pluralismo di pattern e di livelli, in una struttura integrata e coerente, è ritenuta essere la Teoria Gerarchica proposta dal paleontologo Niles Eldredge. Alla delineazione di questa stimolante proposta sta lavorando ‘<i>The Hierarchy Group</i>‘ (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/parte-lavventura-di-hierarchy-group-online-il-primo-sito-dedicato-alla-teoria-gerarchica-dellevoluzione/"><strong>qui</strong></a>), un gruppo internazionale di ricerca composto da biologi, paleontologi, antropologi, storici e filosofi con sede operativa al dipartimento di biologia dell’università di Padova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://pikaia.eu/come-evolve-la-teoria-dellevoluzione-una-pluralita-di-pattern-esplicativi/">Francesco Suman &#8211; Pikaia</a></strong></p>
<p>Riferimenti:<br />
Pievani T. (2015) How to rethink evolutionary theory: a plurality of evolutionary patterns, <i>Evolutionary Biology</i>, (<a href="http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3">http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11692-015-9338-3</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/come-evolve-la-teoria-dellevoluzione/">Come evolve la teoria dell&#8217;evoluzione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Dalla “culla dell’umanità” una nuova specie del genere Homo</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/dalla-culla-dellumanita-una-nuova-specie-del-genere-homo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2015 05:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione dell'uomo]]></category>
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		<category><![CDATA[homo naledi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Homo naledi, che in lingua sotho significa “stella”, è una nuova specie di ominidi ritrovata in una cavità profonda, la camera Dinaledi, all’interno di un sistema di grotte a 50 Km da Johannesburg, Sud Africa. Complice la composizione geologica calcarea e a brecce, questo sito di 474 km2 ha restituito numerosi esemplari ominidi fin dall’inizio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Homo naledi</em>, che in lingua sotho significa “stella”, è una nuova specie di ominidi ritrovata in una cavità profonda, la camera Dinaledi, all’interno di un sistema di grotte a 50 Km da Johannesburg, Sud Africa.</p>
<p><span id="more-13181"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/09/Darwins_first_tree.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13182" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/09/Darwins_first_tree-300x300.jpg" alt="Darwins_first_tree" width="492" height="492" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/09/Darwins_first_tree-300x300.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/09/Darwins_first_tree-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 492px) 100vw, 492px" /></a>Complice la composizione geologica calcarea e a brecce, questo sito di 474 km<sup>2</sup> ha restituito numerosi esemplari ominidi fin dall’inizio del secolo scorso (esemplari di <em>A. africanus</em> come Mrs Ples e il bambino di Taung) e continua a custodirne innumerevoli, al punto da aver meritato il nome di “culla dell’umanità” e la custodia dell’Unesco dal 1999.</p>
<p>La scoperta, effettuata dal team di Lee Berger dell’Università Witwatersrand, che dal 2013 con il sostegno della National Geographic Foundation e il National Research Foundation del Sud Africa esplora il sistema di grotte Rising Star (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/rising-star-expedition/"><strong>qui</strong></a>; <a href="http://voices.nationalgeographic.com/blog/rising-star-expedition/?order=asc"><strong>qui</strong> </a>alcuni video della spedizione), ha risvolti sorprendenti. La nuova specie è testimoniata da ritrovamenti afferenti a 15 diversi individui con piani scheletrici analoghi. Il più grande raduno di ominidi fossili mai scoperto in Africa, di cui, però, non è ancora possibile stabilire con esattezza la datazione, sebbene le somiglianze di <em>H.</em> <em>naledi</em> ai membri precedenti di <em>Homo,</em> tra cui <em>H.</em> <em>habilis, H.</em> <em>rudolfensis, e</em> H. <em>erectus,</em> suggeriscano che questa specie possa risalire alla fase iniziale di diversificazione del nostro genere (<a href="http://news.nationalgeographic.com/content/dam/news/rights-exempt/nat-geo-staff-graphics-illustrations/2015/09/Arrowsbig.png?15"><strong>qui possibili scenari</strong></a> sulla sua collocazione filogenetica).</p>
<p>In ogni caso, appena scoperta, questa specie ominide è già la più conosciuta. La collezione morfologicamente omogenea che comprende 1413 campioni di ossa e 137 resti dentali isolati non lascia dubbi: non è possibile attribuire questi reperti a nessuna specie nota finora.</p>
<p>Consolidato in una matrice di argilla fine, l’olotipo di <em>H. naledi</em> (DH1), quello su cui si basa la descrizione ufficiale della specie, è un cranio con mascella parziale e mandibola completa di sesso maschile. La mandibola è piuttosto gracile rispetto al <em>Paranthropus</em>, sebbene incisivi e canini appaiano in proporzioni analoghe, ma di dimensioni decisamente ridotte. La morfologia del cranio e la mandibola è prevalentemente coerente con il genere<em> Homo,</em> ma la dimensione del cervello di <em>H.</em> <em>naledi</em> cade all’interno della gamma del genere <em>Australopithecus</em>. Il piede e la caviglia sono gli elementi più simili all’uomo moderno che Damiano Marchi, antropologo dell’Università di Pisa nel team di Berger, sta indagando con ipotesi e modelli di locomozione di prossima pubblicazione. I polsi, le dita, e le loro proporzioni sono comuni al genere<em>Homo,</em> ma le falangi manuali intermedie sono marcatamente curve, anche in misura maggiore rispetto a qualsiasi<em>Australopithecus. </em>Le spalle sono configurate in gran parte come quelle degli australopitechi, mentre le vertebre sono più simili ai membri pleistocenici del genere <em>Homo</em>, da cui però <em>H. naledi</em> si distingue per la cassa toracica ampia e distale come in <em>A.</em> <em>afarensis.</p>
<p>H. </em><em>naledi</em> presenta, pertanto, una diversa combinazione di tratti (<a href="http://www.nationalgeographic.it/scienza/2015/09/09/foto/scoperta_in_sudafrica_una_nuova_specie_di_homo-2757856/1/#media"><strong>qui</strong> </a>una galleria fotografica). Questa specie ha una dimensione del corpo e una statura umanoide con un cervello dalle dimensioni più vicine a quelle di un australopiteco; presenta caratteristiche della spalla e della mano adatte per l’arrampicata ma una mano e un polso adatti per la manipolazione; esibisce una meccanica dell’anca simile a quella di australopitechi ma con adattamenti terrestri del piede e dell’arto inferiore simili a quelli dell’uomo moderno; è fornito di piccola dentatura ma con proporzioni dentali primitive. Insomma, questa scoperta mostra prove che, come raramente accade, provengono da campioni scheletrici completi che riflettono tutta la complessità di queste ramificazioni antiche del genere Homo. Alla luce di questo fatto, forse, si dovrebbe abbandonare l’aspettativa che ogni piccolo frammento di anatomia sia in grado di fornire una visione unica delle relazioni evolutive degli ominidi fossili. Questa è una lezione che si aggiunge all’attenzione richiamata ultimamente da altri antropologi sull’esigenza di ripensare il genere <em>Homo</em> (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/ripensare-il-genere-homo/"><strong>qui</strong></a>).</p>
<p>A queste considerazioni di tipo morfologico, si aggiungono anche ulteriori ipotesi sul versante comportamentale che rendono questa scoperta piena di interrogativi. Il ritrovamento è stato condotto a 30 metri di profondità, in un’area di difficile accesso. Circostanza che ha aperto diverse ipotesi su come un gruppo ominide disomogeneo per età possa aver raggiunto la cavità. Dal possibile crollo di una parete calcarea, al trascinamento dovuto all’acqua fino ad un’ipotesi più temeraria avanzata dai ricercatori: la possibilità che quel luogo fosse deputato alla sepoltura, pratica rituale simbolica fino ad ora attribuita solo a <em>H. sapiens </em>e <em>H. neanderthalensis</em> (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/sepolture-da-neanderthal/"><strong>qui</strong></a>).</p>
<p>Certo, si tratta di ancora di ipotesi che ne aggiungeranno altre, rendendo questo rompicapo sulle tracce di <em>Homo</em>avvincente e sempre più influente sulla rappresentazione che riusciremo a dare del nostro genere.</p>
<p><strong><a href="http://pikaia.eu/dalla-culla-dellumanita-una-nuova-specie-del-genere-homo/">Pikaia.eu</a></strong><br />
<strong>Riferimenti:</strong><br />
<strong>Lee Berger at al. <em>Homo naledi</em>, a new species of the genus <em>Homo</em> from the Dinaledi Chamber, South Africa, <a href="http://elifesciences.org/content/4/e09560"><em>eLife</em>2015;4:e09560</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/dalla-culla-dellumanita-una-nuova-specie-del-genere-homo/">Dalla “culla dell’umanità” una nuova specie del genere Homo</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Quando il creazionismo diventò intelligente</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/quando-il-creazionismo-divento-intelligente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2015 09:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[pikaia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 20 dicembre prossimo saranno trascorsi dieci anni dal giorno in cui a Harrisburg, in Pennsylvania, il giudice federale John E. Jones III, con la sentenza Kitzmiller v. Dover Area School District, stabilì che il consiglio scolastico pubblico di Dover aveva violato il Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che, oltre a garantire la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/quando-il-creazionismo-divento-intelligente/">Quando il creazionismo diventò intelligente</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 dicembre prossimo saranno trascorsi dieci anni dal giorno in cui a Harrisburg, in Pennsylvania, il giudice federale John E. Jones III, con la sentenza <em>Kitzmiller v. Dover Area School District</em>, stabilì che il consiglio scolastico pubblico di Dover aveva violato il Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che, oltre a garantire la libertà di culto, sancisce il divieto di istituire una religione ufficiale.<span id="more-13152"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/02/darwinsx.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-12911" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2015/02/darwinsx.jpg" alt="darwinsx" width="193" height="262" /></a></p>
<p>L’anno precedente il consiglio aveva reso noto un comunicato in cui si affermava che gli studenti dovevano essere informati delle lacune e dei problemi della teoria di Charles Darwin e dell’esistenza di altre teorie come quella dell’<em>Intelligent Design</em>. A coloro che avessero voluto «esplorare questa visione», come recitava il comunicato, si consigliava la lettura di un manuale, <em>Of Pandas and People</em>. Questo libro è stato protagonista di una storia curiosa che illustra molto bene la genesi del movimento del disegno intelligente nel contesto di quella “controversia creazione-evoluzione” che da diversi decenni si intreccia con la storia culturale e politica degli Stati Uniti.<br />
Nel 1987 la Corte Suprema emise la sentenza <em>Edwards v. Aguillard</em>, che decretava l’incostituzionalità delle leggi con cui alcuni stati avevano introdotto la corrente creazionista biblica della <em>Creation science </em>nelle scuole pubbliche, accanto alla teoria dell’evoluzione. Mentre la corte esaminava il caso, la conservatrice Foundation for Thought and Ethics, che fin dai primi anni ’80 aveva in cantiere la pubblicazione di un manuale di biologia di orientamento creazionista, stava curando la bozza di <em>Of Pandas and People</em>. Nella prima versione del testo abbondavano le parole “creazione”, “creazionismo” e “creazionisti”, ma nei mesi successivi alla sentenza della Corte suprema, che aveva reso ormai inutilizzabile il termine “creazionismo”, gli autori del manuale prepararono una seconda versione in cui quelle parole furono sostituite con espressioni come “disegno intelligente”, “teoria del disegno”, e “sostenitori del disegno” (<em>design proponents</em>), mentre il resto del contenuto rimaneva pressoché identico. Da questa versione fu tratta la prima edizione di <em>Of Pandas and People</em>e fu solo dopo la sua pubblicazione, nel 1989, che l’espressione “disegno intelligente” iniziò a diventare di uso comune presso molti creazionisti. Nel 2005 al processo di Harrisburg Barbara Forrest, una docente di filosofia della Southeastern Louisiana University, portò all’esame della corte le diverse versioni della bozza del manuale, evidenziando come fossero state cambiate di proposito proprio in seguito alla sentenza <em>Edwards v. Aguillard. </em>La dimostrazione della matrice creazionista dell’<em>Intelligent Design</em> provava che esso doveva essere considerato una religione, non una scienza, e che dunque non poteva essere una alternativa da affiancare alla teoria dell’evoluzione nelle scuole pubbliche. In un passaggio della seconda versione venne scoperto un errore, <em>cdesign proponentsists</em>, frutto di un maldestro copia-incolla con cui l’espressione <em>design proponents </em>doveva sostituire <em>creationists</em>. Alcuni, ironicamente, hanno affermato che <em>cdesign proponentsists </em>può essere considerata la forma di transizione nell’“evoluzione” del creazionismo in disegno intelligente. Così, il libro che sancì la genesi dell’<em>Intelligent Design</em> ne provocò anche la caduta.</p>
<p>L’idea di un disegno era condivisa anche dai creazionismi precedenti ma ora questa diventò il pilastro su cui rifondare un neocreazionismo che parlasse un linguaggio diverso, senza espliciti riferimenti religiosi. Se il termine “creazione” era ormai compromesso, “intelligenza” avrebbe potuto essere più efficace. Ma per quanto l’identità di questa intelligenza rimanesse poco definita e ambigua, non era difficile cogliervi i tratti del Dio biblico. Gli sforzi vennero concentrati ora sulla critica all’evoluzione, definita una «teoria in crisi». Il cavallo di battaglia diventò la “complessità irriducibile”, una riesumazione, di fatto, del celebre argomento teleologico e dell’analogia dell’Orologiaio. Meccanismi biochimici come quello della coagulazione del sangue o strutture come il flagello con cui, grazie al suo moto rotatorio, riescono a muoversi alcuni batteri, sarebbero esempi di sistemi complessi che, come una “trappola per topi” (secondo l’analogia proposta dai sostenitori del disegno intelligente), non possono essere scomposti nei loro singoli elementi senza pregiudicarne il funzionamento. Perciò la loro origine e formazione si spiegherebbero meglio invocando un progetto, piuttosto che un meccanismo evolutivo come la selezione naturale. Il biologo Kenneth Miller, che fu invitato a testimoniare come esperto al processo, ha smontato la tesi della “complessità irriducibile”, dimostrando come sistemi presunti “irriducibili” possano essersi evoluti da sistemi più semplici ma perfettamente funzionali. Alcuni componenti di un sistema complesso possono svolgere funzioni anche in altri sistemi biochimici o strutture cellulari. Le diverse parti possono essere state selezionate nel corso dell’evoluzione, che può anche servirsi di elementi già esistenti per reclutarli per nuove funzioni.</p>
<p>La vicenda dell’<em>Intelligent Design</em>, perciò, ha rappresentato anche un’occasione per illustrare la solidità teorica e sperimentale della teoria dell’evoluzione, benché, c’è da crederci, i suoi critici non smetteranno di cercare di minare il suo status di teoria fondamentale della biologia.</p>
<p>da: <a href="http://pikaia.eu/quando-il-creazionismo-divento-intelligente/">PIKAIA</a></p>
<p><em>Con l&#8217;occasione segnaliamo anche questa bella pagina di Le Scienze che smonta le argomentazioni crazioniste/disegnointelligentiste/nonsisacosamadarwinnonvabene: </em></p>
<p><a href="http://www.lescienze.it/news/2015/07/18/news/evoluzione_confutazione_obiezioni_creazioniste_creazionismo-2694916/">QUINDICI RISPOSTE AL NON SENSO CREAZIONISTA</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/quando-il-creazionismo-divento-intelligente/">Quando il creazionismo diventò intelligente</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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