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	<title>mostri Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>About: la forma dell&#8217;acqua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2018 22:49:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
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		<category><![CDATA[la forma dell'acqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[voto 5,5/10] [attenzione spoiler] Non si può dire che il film vincitore dell&#8217;Oscar 2018 sia brutto. E non per rispetto verso l&#8217;accademy di cui, da tempo, delle sue scelte ci importa poco o niente (più o meno da quando non premiarono Pulp Fiction), ma perché, effettivamente, vuoi per la bravura degli attori, vuoi per la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/about-la-forma-dellacqua.html/the_shape_of_water" rel="attachment wp-att-14747"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-14747" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/03/The_Shape_of_Water.jpg" alt="" width="426" height="230" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/03/The_Shape_of_Water.jpg 637w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/03/The_Shape_of_Water-300x162.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/03/The_Shape_of_Water-280x151.jpg 280w" sizes="(max-width: 426px) 100vw, 426px" /></a></p>
<p>[voto 5,5/10]</p>
<p>[attenzione spoiler]</p>
<p>Non si può dire che il film vincitore dell&#8217;Oscar 2018 sia brutto. E non per rispetto verso l&#8217;accademy di cui, da tempo, delle sue scelte ci importa poco o niente (più o meno da quando non premiarono Pulp Fiction), ma perché, effettivamente, vuoi per la bravura degli attori, vuoi per la buona volontà della ricostruzione dell&#8217;America degli anni &#8217;50 non si può dire che lo sia.</p>
<p>Tuttavia è un film prevedibile, scontato, stereotipato e per di più molto banale.</p>
<p>La realtà è che Guillermo del Toro, racconta una storia di cui sappiamo tutto dopo cinque minuti dall&#8217;inizio del film.<br />
L&#8217;omaggio al “Mostro della laguna nera” è evidente anche se la creatura uomo-pesce assomiglia un po&#8217; troppo all&#8217;anfibio Abe del suo Hellboy.</p>
<p>Ad ogni modo, come dicevamo, film prevedibile. Infatti dal momento che la protagonista Elisa, una donna muta un addetta alle pulizie del misterioso laboratorio Occam (stereotipo della donna bruttina sfortunata nella vita e nell&#8217;amore) in cui viene portata una sventurata creatura anfibia (stereotipo del mostro buono torturato da mostri umani) incontra questa per la prima volta, lo spettatore può immaginarsi già tutto.</p>
<p>Lei si innamorerà di lui e lo farà scappare dai terribili militari sadici (stereotipo del militare cattivo) con l&#8217;aiuto di qualche amico (stereotipi della comunità nera e di quella omosessuale) e nonostante gli evidenti problemi di compatibilità specie -specifica vivranno dei momenti indimenticabili.</p>
<p>Ecco la storia è tutta qui, più o meno.<br />
C&#8217;è da dire che Michael Shannon nei panni del militare cattivo è particolarmente convincente, che la britannica Sally Hawkins  interprete di Elisa è bravissima e ci regala dei momenti convincenti (come quando fa lo spelling di “fottiti” al militare che non sa la lingua dei segni).</p>
<p>Da salvare anche la scena terribile in cui la “creatura” mangia un gattino, forse unico momento non banale e prevedibile di tutta la pellicola.</p>
<p>Il resto è zucchero in salsa gotica-retrò, utile per far salire i valori della glicemia e poco altro.</p>
<p>Certo, in questi giorni il film sarà (giustamente) sbandierato come trionfo dell&#8217;amore e dell&#8217;empatia per il diverso, un film antirazzista, un film che invita al superamento delle categorie e delle razze.<br />
Però nonostante tutto siamo ad anni luce dalla genialità del “Labirinto del fauno” che ha lanciato il regista. Ed anche all&#8217;infinitamente migliore “Edward Mani di Forbice” che sull&#8217;amore surreale per il diverso aveva già detto tutto.<br />
Ma del resto, lo sappiamo, per vincere l&#8217;oscar devi andare sul sicuro. Film melensi, comodi e che incitino all&#8217;amore universale in stile “One” degli U2.<br />
Probabilmente Guillermo del Toro per vincere l&#8217;Oscar non ha voluto aspettare quanto Martin Scorsese, però che noia!</p>
<p><b>J. Mnemonic</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/about-la-forma-dellacqua/">About: la forma dell&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>The Mist &#8211; La nebbia</title>
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					<comments>https://www.civiltalaica.it/cms/the-mist-la-nebbia/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 10:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[j mnemonic]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[stephen king]]></category>
		<category><![CDATA[the mist]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ah quanti ricordi! Era il lontano 1988 quando lessi &#8220;Scheletri&#8221;, ovvero una raccolta di racconti del &#8220;Re&#8221;, al secolo Stephen King, indiscusso dominatore dell&#8217;allora piccola libreria della mia stanzetta. Il primo racconto di quella raccolta era proprio &#8220;La nebbia&#8221;, capolavoro di suspence che mescolava gli orrori in puro stile H.P. Lovecraft alle consuete analisi psicologiche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">Ah quanti ricordi! Era il lontano 1988 quando lessi &ldquo;<a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scheletri">Scheletri</a>&rdquo;, ovvero una raccolta di racconti del &ldquo;Re&rdquo;, al secolo Stephen King, indiscusso dominatore dell&rsquo;allora piccola libreria della mia stanzetta.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">Il primo racconto di quella raccolta era proprio &ldquo;La nebbia&rdquo;, capolavoro di suspence che mescolava gli orrori in puro stile <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lovecraft">H.P. Lovecraft</a> alle consuete analisi psicologiche dei personaggi di King, gi&agrave; allora diventate un classico (&#8230;dopo Shining del resto come poteva essere altimenti?).<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">Il racconto metteva in luce come, anche di fronti ad indicibili &ldquo;orrori&rdquo; giunti da altre dimensioni (giganteschi ragni famelici, viscidi tentacoli appartenenti a non meglio descritti mostri, abnormi artropodi di cui non si riesce a cogliere neanche la fine) il vero pericolo per l&rsquo;uomo giungeva sempre e comunque dalla sua stessa natura.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">In particolare, in quella situazione assurda, prendeva potere nella piccola comunit&agrave; di superstiti asserragliati in un supermercato (piccolo omaggio, non so quanto volontario, al film culto &ldquo;<a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zombi_(film)">Zombi&rdquo; di George Romero del 1978</a>) una fanatica religiosa che vedeva in quanto stava succedendo l&rsquo;avverarsi delle profezie bibliche e mano a mano convinceva sempre pi&ugrave; persone che l&rsquo;unica soluzione per mettere fine all&rsquo;avvento dei mostri dell&rsquo;apocalisse era quella di offrire in sacrificio i bambini presenti.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">In questi giorni &egrave; uscita la versione cinematografica di questo racconto una volta tanto, lasciata con il titolo originale &ldquo;The mist&rdquo; (di certo meglio cos&igrave; che tradurlo in modi ridicoli come spesso accade). Il regista &egrave; Frank Darabont gi&agrave; autore di due delle trasposizioni cinematografiche meglio riuscite dei libri del &ldquo;Re&rdquo; (ovviamente sto parlando dei due capolavori &ldquo;<a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Le_ali_della_libert%C3%A0">Le ali della libert&agrave;</a>&rdquo; e &ldquo;<a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_miglio_verde_(film)">Il miglio verde</a>&rdquo;), che conferma di avere un debole per i suoi racconti. Fra l&rsquo;altro il regista dedica un omaggio nel film alla saga letteraria pi&ugrave; importante dello scrittore del Maine, &ldquo;La torre nera&rdquo;, ciclo di sette romanzi che Darabont vorrebbe portare sullo schermo ma sembra proprio che King da quell&rsquo;orecchio non ci voglia sentire (per adesso). <o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">Anche questa volta il regista americano riesce a comprendere appieno la filosofia del romanzo (a differenza di altri che le mistificano e le ribaltano completamente, vedi <a target="_blank" href="http://www.civiltalaica.it/documenti/rivista/5/CINQUE.pdf">quello che &egrave; successo con la trasposizione di &ldquo;Io sono leggenda&rdquo; di R. Matheson</a>), mettendo al centro delle vicende l&rsquo;assurdo fanatismo religioso di Mrs. Carmody e la &ldquo;resistenza&rdquo; verso di esso delle persone &ldquo;non impressionabili&rdquo;. <o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">Purtroppo, come spesso accade con i mostri di King, la loro versione cinematografica non gli rende giustizia. Come non ricordare in tal senso l&rsquo;apparizione nel film &ldquo;<a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/It_(film_1990)">It</a>&rdquo; del ragno gigantesco che rovin&ograve; quasi quattro ore di suspence perfetta? Almeno allora c&rsquo;era la giustificazione che non erano ancora arrivati i tempi in cui gli effetti speciali hanno reso possibile la &ldquo;visualizzazione&rdquo; sullo schermo della terribile &ldquo;Shelob&rdquo; del &ldquo;Signore degli anelli&rdquo;. Oggi presentare i ragni giganti e gli altri improbabili mostri di &ldquo;The mist&rdquo; in un modo grafico cos&igrave; approssimativo fa solo sorridere; va molto meglio quando questi rimangono sfocati nella nebbia.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">Ma il film vale comunque il prezzo del biglietto, il finale, diverso rispetto al racconto, &egrave; quanto di pi&ugrave; cattivo mente umana abbia mai concepito, evidentemente la lettura di Stephen King sta avendo una pessima influenza su Frank Darabont&#8230;<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><o:p><font size="2">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: right" align="justify"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="FONT-FAMILY: Tahoma"><font size="2">J. Mnemonic<o:p></o:p></font></span></strong></p>
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