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	<title>Morosini Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>La morte di Morosini  e il calcio totale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 13:40:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La morte di Piermario Morosini, ex centrocampista del Livorno, interrompe la routine del calcio e costringe al FIGC all&#8217;unico atto di rispetto possibile ovvero quello di interrompere i campionati professionisti italiani. Le reazioni, al di là del buonismo di facciata che devono ostentare tutti gli addetti ai lavori di un certo livello, non sono state [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La morte di <strong>Piermario Morosini</strong>, ex centrocampista del Livorno, interrompe la routine del calcio e costringe al FIGC all&#8217;unico atto di rispetto possibile ovvero quello di interrompere i campionati professionisti italiani. Le reazioni, al di là del buonismo di facciata che devono ostentare tutti gli addetti ai lavori di un certo livello, non sono state tutte positive <span id="more-10526"></span>e molti non sono in grado di comprendere che fermarsi per una pausa di riflessione (per quanto inutile) è l&#8217;unico gesto decente che la Federazione poteva fare per non perdere la faccia. <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/Calciomercato_logo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10527" title="Calciomercato_logo" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/Calciomercato_logo-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/Calciomercato_logo-300x222.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/Calciomercato_logo.jpg 414w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Valgano per tutti i vaneggiamenti di tale <strong>Gabriele Capasso</strong> sul sito di calcioblog.it che lamenta il rispetto per i vivi nel senso dei tifosi che già avevano organizzato il viaggio.</p>
<p>Il giornalista ha l&#8217;indiscutibile faccia tosta di non nascondersi dietro il buonismo di facciata e dar voce a quegli esaltati che pretenderebbero che “<em>the show must go on</em>” nonostante tutti e tutto.  E quindi che amici e colleghi di Morosini non abbiano il diritto di prendersi una giornata per stare vicini a chi sta soffrendo la perdita di una persona cara. Che uno debba giocare comunque con la morte nel cuore a meno di due ore dell&#8217;avvenuta scomparsa. Il tutto perché c&#8217;è chi ha pagato il biglietto.</p>
<p>Questo basta a dimostrare che il “sistema calcio”, vera religione italica, è completamente da rifondare e che si è persa l&#8217;umanità che dovrebbe essere necessaria quando si parla di sport. Il caso di Morosini in realtà è solo l&#8217;ultima di una lunga serie di <strong>drammi sportivi</strong> e al di là della consueta statistica che rilega il tutto a numeri piccoli rispetto l&#8217;enorme mole di calciatori professionisti in tutto il mondo, dovrebbe farci riflettere su quanto l&#8217;esasperazione di questo sport metta a rischia la vita di chi lo pratica.</p>
<p> È vero, cose strane nel mondo del calcio ci son sempre state, è inutile negarlo. Si cominciò forse con la famosa finale del 1954 dei campionati del mondo in cui la Germania Ovest superò incredibilmente la favoritissima <strong>Ungheria di Puskas e Hidegkuti</strong>, in cui i testimoni oculari dissero che non avevano mai visto dei giocatori di pallone correre tanto. Infatti il giorno dopo i <em>panzer</em> tedeschi erano quasi tutti ricoverati in ospedale per fortissimi, e misteriosi, dolori al fegato. Fu una delle prime volte che il fisico (e forse il doping) si imponeva sulla tecnica degli avversari, da allora l&#8217;aspetto atletico nello sport più popolare del mondo è andato sempre aumentando. <br />Poi ci sono stati gli strani casi dei giocatori della <strong>Fiorentina</strong> su cui sembra incombere una maledizione, fra SLA, tumori e malattie varie la lista dei giocatori morti o miracolosamente sopravvissuti è lunghissima. <br />Ovviamente parlando di infarti sul campo da gioco non si può non accennare ai casi di <strong>Renato Curi</strong> nel 1977 e<strong> Lionello Manfredonia</strong> nel 1989, il primo con esito nefasto il secondo per fortuna risoltosi positivamente.</p>
<p> Ma oggi la situazione è più grave non solo per i casi eclatanti di Morosini o di <strong>Muamba</strong> (avvenuto in Inghilterra pochi giorni prima) ma per il sempre maggiore numero di infortuni “misteriosi” che avvengono ai calciatori. Si può parlare di<strong> Cassano</strong>, di <strong>Gattuso</strong> o di <strong>Pato</strong> (tutti giocatori del Milan), ma anche di tanti fenomeni estemporanei che giocano una stagione o due a livelli incredibili e poi spariscono dietro banali infortuni o cali di forma inspiegabili che non gli consentono più di ripetersi a quei livelli o che, addirittura, li fan diventare delle vere e proprie schiappe, calcisticamente parlando. <strong>Torres, Krasic, Melo</strong> solo per far qualche nome.<br /> Il fatto è che il calcio di oggi consuma mente e fisico ad una velocità impensabile fino a due decenni fa. Le statistiche dicono che mentre <strong>Garrincha</strong> nel mondiale del 1958 aveva circa 4 secondi di tempo (in media) prima che un avversario gli fosse addosso, <strong>Del Piero e Totti</strong> nel 2006 ne avevano solo 0,5. La differenza in termini di contrasti, urti, lesioni ma anche di stress psicologico è abnorme.</p>
<p>Quando ci si avvicina allo sport da piccoli, si viene a contatto con la medicina sportiva: a volte i medici non accordano il permesso all&#8217;attività agonistica a dei ragazzi; ne conseguono pianti disperati e insulti rivolti ai medici da parte dei genitori che volevano avere il nuovo Maradona in famiglia. Poi se effettivamente il ragazzo è promettente il modo per andar avanti spesso si trova con la complicità di allenatori senza scrupoli e direttori sportivi: a volte con un medico meno zelante altre volte foraggiando chi di dovere.<br /> Se fino agli anni 80 questo portava a un piccolo segreto che non importava a nessuno, oggi dopo l&#8217;avvento del calcio totale (<strong>Zeman</strong> ha dimostrato che con giocatori ben allenati fisicamente si possono mettere in difficoltà squadre qualitativamente molto superiori, ma per far questo ne conseguono allenamenti massacranti più volte al giorno), e soprattutto dell&#8217;esigenza dello <em>show business</em>europeo di far giocare partite di altissimo livello ogni tre giorni o anche meno, è un segreto molto più difficile da nascondere e i nodi vengono al pettine più spesso. <br />Poi quando ci scappa il morto, ci si interroga. Giusto. Ma le risposte si conoscono già: campionati nazionali massimo a sedici squadre, stop nei periodi più freddi, coppe europee senza gironi ma ad eliminazione diretta per ridurre il numero delle partite. Il problema è, che ci si interroga a fare se le risposte non ci piacciono?</p>
<div><strong>Alessandro Chiometti</strong></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-morte-di-morosini-e-il-calcio-totale/">La morte di Morosini  e il calcio totale</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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