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	<title>michele bellone Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>La filogenetica del creazionismo furtivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 21:31:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
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		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2004, il distretto scolastico di Dover, in Pennsylvania, cambiò il programma di insegnamento della biologia per inserire un dettaglio non da poco: la cosiddetta teoria del disegno intelligente doveva essere presentata come un’alternativa alla teoria dell’evoluzione di Darwin. Una decisione che suscitò forti polemiche e che l’anno successivo portò al celebre caso Kitzmiller vs. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-filogenetica-del-creazionismo-furtivo/">La filogenetica del creazionismo furtivo</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/la-filogenetica-del-creazionismo-furtivo.html/evolution-day-2016-2" rel="attachment wp-att-13512"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-13512" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/evolution-day-2016.jpg" alt="evolution day 2016" width="619" height="875" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/evolution-day-2016.jpg 619w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/evolution-day-2016-212x300.jpg 212w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/evolution-day-2016-113x160.jpg 113w" sizes="(max-width: 619px) 100vw, 619px" /></a>Nel 2004, il distretto scolastico di Dover, in Pennsylvania, cambiò il programma di insegnamento della biologia per inserire un dettaglio non da poco: la cosiddetta teoria del disegno intelligente doveva essere presentata come un’alternativa alla teoria dell’evoluzione di Darwin. Una decisione che suscitò forti polemiche e che l’anno successivo portò al celebre caso <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Kitzmiller_v._Dover_Area_School_District">Kitzmiller vs. Dover Area School District</a></strong> (Pikaia ne ha parlato <strong><a href="http://pikaia.eu/quando-il-creazionismo-divento-intelligente/">qui</a></strong>, <a href="http://pikaia.eu/the-devil-in-dover/"><strong>qui</strong> </a>e <strong><a href="http://pikaia.eu/lid-vietato-a-dover-pennsylvania-2/">qui</a></strong>). Dopo tre mesi di dibattito, il giudice John E. Jones III – un repubblicano nominato da George W. Bush – dichiarò incostituzionale il tentativo di presentare una posizione non scientifica come il disegno intelligente come alternativa alla teoria dell’evoluzione.</p>
<p>La sconfitta non pose fine a simili tentativi ma costrinse i sostenitori del creazionismo a cercare nuove vie per portare avanti la loro battaglia ideologica, mascherandone gli elementi più controversi per adattarsi al panorama legislativo.</p>
<p>Una battaglia che prosegue da più di novant’anni e che ha attraversato diverse fasi. La prima iniziò negli anni 20, con la proibizione dell’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole pubbliche e il processo Scopes, e si concluse nel 1968, quando questa proibizione venne dichiarata incostituzionale. La seconda ebbe inizio subito dopo, quando i creazionisti iniziarono un’intensa attività di lobbismo per insinuare la loro dottrina nei programmi scolastici accanto alla teoria dell’evoluzione. In quest’ottica, si passò dal creazionismo biblico alla creation science fino ad arrivare al disegno intelligente, in un passaggio dall’antievoluzionismo (negare il concetto stesso di evoluzione) all’antidarwinismo (riconoscere l’evoluzione come un fatto ma negarne la spiegazione darwiniana). Dopo la sentenza del 2005, ebbe inizio la terza fase, la cui strategia consisteva nell’evitare qualsiasi riferimento esplicito al creazionismo.</p>
<p>Una vera e propria <strong><a href="http://pikaia.eu/creazionismo-e-antidarwinismo-in-usa-e-in-italia/">evoluzione</a></strong> per<strong> <a href="http://pikaia.eu/dal-processo-scopes-allintelligent-design-evoluzione-del-creazionismo/">adattamento</a></strong>, come dimostra lo studio pubblicato su <strong><a href="http://science.sciencemag.org/content/351/6268/28"><em>Science</em></a></strong> da Nicholas Matzke, ricercatore della Australian National University che collaborò con il<strong> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/National_Center_for_Science_Education">National Center for Science Education</a></strong> durante la preparazione del processo Kitzmiller. Matzke si è concentrato sulla terza fase – quella dello “stealth creationism” – raccogliendo 67 proposte di legge avanzate da governatori locali a partire dal 2004, tre delle quali sono diventate legge in Louisiana, Tennessee, e Mississippi.</p>
<p>Tramite un’analisi testuale delle proposte basata sulla filomemetica, che usa gli strumenti della statistica filogenetica per studiare la trasmissione culturale, Matzke ha identificato le parti di testo che erano state copiate, passando dall’una all’altra, e le modificazioni che avevano riportato. Ripercorrendo a ritroso le tappe di questa “discesa con modificazioni” è quindi risalito a sette proposte di legge che hanno le maggiori probabilità di essere gli antenati comuni di tutte quelle successive. Ma soprattutto, ben 63 delle 65 proposte analizzate mostravano di avere un legame diretto, per via dei loro contenuti o dei loro promotori, al creazionismo.</p>
<p>La ricostruzione di Matzke ha anche evidenziato due principali linee di intervento legislativo: gli <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Academic_Freedom_bills">academic freedom acts (AFA)</a></strong> e i science education acts (SEA). I primi erano piuttosto diffusi soprattutto fra il 2004 e il 2005, e dovevano molto al <strong><a href="http://www.discovery.org/a/2037">modello base</a></strong> diffuso dal <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Discovery_Institute">Discovery Institute</a></strong>, una influente fondazione statunitense che sostiene la dottrina del disegno intelligente. Il caso Kitzmiller mise in crisi questo modello, costringendo i suoi supporter a cercare risorse che non fossero direttamente collegate al Discovery Institute, la cui matrice pseudocreazionista era ormai evidente.</p>
<p>L’approvazione del Louisiana science education act aprì la strada ai SEA, che rimpiazzarono quasi completamente gli AFA e che introdussero una nuova strategia retorica: fare riferimento alla necessità di un’analisi critica su temi presentati come controversi fra gli esperti. Non solo l’evoluzione ma anche il riscaldamento globale e la clonazione umana vengono tirati in ballo, sulla base di una <strong><a href="http://pikaia.eu/levoluzione-della-comunicazione-della-scienza/">distorta interpretazione del concetto di controversia scientifica</a></strong>. Questa tattica fa leva su due punti di forza: non riguarda in maniera specifica la teoria di Darwin, evitando così di apparire motivata da convinzioni religiose, e include nelle presunte controversie il riscaldamento globale, tanto malvisto quanto la teoria dell’evoluzione in certi ambienti politici conservatori. Questa innovazione retorica ha avuto un certo successo ed è stata ripresa in più di una dozzina di successive proposte di legge.</p>
<p>L’analisi di Matzke si rivela quindi un utile strumento per un paese come gli Stati Uniti, dove il creazionismo – in qualsiasi forma si presenti – continua a rappresentare una seria minaccia per l’insegnamento scientifico. Una minaccia che sta allargando il suo campo d’azione ad altri argomenti sgraditi in certi ambienti, a partire dal riscaldamento globale, e che rischia di trasformare inesistenti controversie scientifiche in materia di dibattito politico.</p>
<p>In Italia, per fortuna, la situazione è diversa. Il nostro paese non ha lo stesso background culturale degli USA. Loro hanno la <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Bible_Belt">Bible Belt</a></strong>, <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Creationist_museum">i <strong>musei creazionisti</strong></a> (Pikaia ne ha parlato <a href="http://pikaia.eu/cronaca-di-una-visita-allantimuseo-2/"><strong>qui</strong> </a>e <strong><a href="http://pikaia.eu/create-a-burger/">qui</a></strong>) e fondazioni che sovvenzionano la disinformazione creazionista. Il 46% della popolazione americana crede che Dio abbia creato l’uomo così com’è circa diecimila anni fa e che non ci sia stata evoluzione. Da noi la situazione non è così difficile. Una differenza, questa, di cui è bene tenere conto nelle strategie comunicative volte a contrastare le bufale e le distorsioni antidarwiniste.</p>
<p>Ma conoscere la realtà culturale e legislativa in cui si combatte la propaganda creazionista negli Stati Uniti è comunque importante anche per noi, perché non siamo immuni a questa propaganda. Soprattutto quella più furtiva, che evita ogni riferimento esplicito a creazionismo e disegno intelligente salvo riciclarne le argomentazioni e le strategie retoriche. Che trasforma la lotta alla teoria dell’evoluzione in una presa di posizione ideologica, che prescinde dalla scienza ma non esista a deformarla pur di sostenere i propri argomenti. Abbiamo avuto anche noi i tentativi ministeriali di eliminare Darwin dalle scuole o i <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Evoluzionismo._Il_tramonto_di_una_ipotesi">convegni antidarwinisti</a></strong> parzialmente finanziati da istituzioni scientifiche pubbliche.</p>
<p>Conoscere il modo in cui si evolvono le strategie legislative antievoluzioniste e antidarwiniste ci può aiutare a difenderci meglio, casomai un domani ci trovassimo ad affrontarle.</p>
<p><strong>Michele Bellone &#8211; <a href="http://pikaia.eu/la-filogenetica-del-creazionismo-furtivo/">Pikaia</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-filogenetica-del-creazionismo-furtivo/">La filogenetica del creazionismo furtivo</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Le categorie servono?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/le-categorie-servono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2014 14:16:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che segue è uno scambio di opinioni, sotto forma di lettere aperte,  fra Alessandro Chiometti e Michele Bellone, relatore dell&#8217;ultimo Darwin Day di Terni. Caro Michele, ho letto e riletto spesso il tuo articolo che abbiamo pubblicato anche noi di Civiltà Laica “Questioni di tifo” ed anche la tua ultima critica a Corrado Augias [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/le-categorie-servono/">Le categorie servono?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quello che segue è uno scambio di opinioni, sotto forma di lettere aperte,  fra Alessandro Chiometti e Michele Bellone, relatore dell&#8217;ultimo Darwin Day di Terni.</em></p>
<p>Caro Michele, ho letto e riletto spesso il tuo articolo che abbiamo pubblicato anche noi di Civiltà Laica “Questioni di tifo” ed anche la tua ultima critica a Corrado Augias (che posso solo presumere che sia giusta dato che non ho guardato il programma in oggetto).<span id="more-12319"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/BERLINO2014-132.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12320" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/BERLINO2014-132-300x200.jpg" alt="BERLINO2014 132" width="300" height="200" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/BERLINO2014-132-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/BERLINO2014-132-1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Come è ovvio concordo nella gran parte delle questioni che tu sollevi però c&#8217;è un piccolo sassolino dalla scarpa che mi vorrei togliere.</p>
<p>In particolare leggendo questo tuo passaggio: “[&#8230;]<i>alcuni di loro non propongono spiegazioni alternative finalistiche, quindi non li si dovrebbe chiamare creazionisti. D’accordo, usano gli stessi argomenti della destra fondamentalista americana, anche nei rari casi in cui non se la prendono con Darwin, però non propongono una spiegazione basata su un creatore o un qualsivoglia disegno (in realtà non propongono nulla, ma questa è un’altra storia). Ergo, non sono creazionisti.” </i></p>
<p>Ci ho ragionato a lungo sopra ma non riesco a digerire il passaggio.</p>
<p>Per commentare l&#8217;atteggiamento delle persone da te citate non può non venirmi in mente il vecchio adagio di Groucho Marx “se una persona parla come un imbecille e si comporta come un imbecille non lasciatevi ingannare: è veramente un imbecille”.</p>
<p>Mi spiego meglio, ammesso che codeste persone non propongano una spiegazione finalistica dell&#8217;evoluzione ne&#8217; tanto meno un creatore che l&#8217;abbia diretta e magari si professano atee, se però portano avanti le classiche argomentazioni del creazionista ignorante e/o in malafede (mancanza di anelli di congiunzione, complessità irriducibile di organi complessi come l&#8217;occhio, tempo per il ripiegamento di una proteina etc.) perché dovrei giudicarli meno severamente di colui che per lo meno lo dichiara che lo fa per ragioni di fede?</p>
<p>Queste persone sono nella discussione sull&#8217;evoluzione l&#8217;equivalente dei vari atei devoti come Marcello Pera o Giuliano Ferrara quando si parla di laicità dello stato, cioè persone in cui distinguere dove finisce la mancata comprensione della questione e dove inizia l&#8217;opportunismo politico è impossibile. E inutile aggiungo; perché mi devo stare a preoccupare di distinguere se Pera si professa ateo se dice le stesse cose di Ruini? Quello che dice mi basta per renderlo inadatto a ricoprire cariche istituzionali in un paese laico (che poi le abbia ricoperte per cinque tristi anni è purtroppo un dato di fatto).</p>
<p>Tornando a noi, se un professore di scienze di un qualunque liceo si professa ateo, o laico o comunque indipendente dalla Chiesa Cattolica ma tiene un suo sito in cui usa le argomentazioni classiche dei creazionisti (che come sappiamo non hanno niente di scientifico) per criticare l&#8217;evoluzione biologica tanto mi deve bastare per giudicarlo quantomeno poco adatto al ruolo che ricopre. E lo stesso dicasi per un professore di storia che nega l&#8217;olocausto ma si dichiara non nazista (o che neghi i gulag ma si dichiari non stalinista&#8230; visto che siamo in parcondicio).</p>
<p>Insomma, per concludere, è giusto, anzi giustissimo, indagare le varie sfaccettature del fenomeno dell&#8217;antievoluzionismo come fai tu e come ti prego di continuare a fare; però occorre essere chiari. L&#8217;evoluzione biologica è un dato di fatto, le prove a suo sostegno sono innumerevoli, le discussioni scientifiche che ci sono attorno ad essa non hanno mai invalidato (e a questo punto probabilmente non lo invalideranno mai) il nocciolo darwiniano da cui prende le fondamenta. Allora se qualcuno ha una sua rielaborazione da proporre lo deve fare nelle sede apposite e con i mezzi appositi. Se invece apre un blog per parlare di “complessità irriducibile” è a tutti gli effetti o un ignorante o in malafede. Indipendentemente dalla parrocchia a cui appartiene.</p>
<p>Poi, non vogliamo chiamarlo creazionista perché non propone il finalismo o l&#8217;Id? Ma come dovremmo chiamarlo se in pratica usa le stesse argomentazioni? Un non-evoluzionista? Un a-evoluzionista? E allora se qualcuno mi dice di essere per l&#8217;abolizione dei diritti dei lavoratori, per la cancellazione del welfare, e per l&#8217;autonomia del libero mercato e per la privatizzazione di ogni settore dello Stato, poi però aggiunge di non essere liberista&#8230; davvero mi devo preoccupare di creare una categoria per lui?</p>
<p>Un caro saluto.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/BERLINO2014-060.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12324" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/BERLINO2014-060-300x200.jpg" alt="BERLINO2014 060" width="300" height="200" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/BERLINO2014-060-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/BERLINO2014-060-1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Caro Alessandro,<br />Rispondo con piacere alla tua lettera, nella quale hai sollevato un punto molto importante; riferendoti a coloro che usano gli stessi argomenti dei creazionisti per criticare la teoria dell’evoluzione, mi hai chiesto “perché dovrei giudicarli meno severamente di colui che per lo meno lo dichiara che lo fa per ragioni di fede?”.<br />La mia risposta è che non devi, perché chi fa disinformazione scientifica sull’evoluzione va criticato duramente, ateo o credente che sia. Non mi pare di essere mai stato tenero nei confronti degli attivisti antidarwinisti “laici”, che anche a me ricordano molto gli “atei devoti” che tu hai citato. Penso anche di essere sempre stato chiaro nel dire che chi ha delle spiegazioni scientifiche alternative alla teoria dell’evoluzione deve proporle secondo le regole del dibattito scientifico, e non su un blog dove si riprendono le argomentazioni creazioniste e si citano a sproposito illustri scienziati. A quanto pare, però, la mia posizione è stata percepita come meno severa e più accondiscendente, e di questo mi dispiaccio.<br />Il punto è che, secondo me, per difendere la teoria dell’evoluzione dalla disinformazione più o meno ideologica non c’è bisogno di tirare di mezzo la religione. Anzi. Bollare come creazionista qualunque critica non scientifica al darwinismo rischia di essere controproducente per chi fa divulgazione dell’evoluzione, un vero e proprio autogol comunicativo che riduce la questione a un muro-contro-muro fra chi crede e chi non crede. E in questo clima di conflitto gli attivisti antidarwinisti sguazzano felici, poiché consente loro di creare un nemico perfetto, incarnato da quello che chiamano il dogma darwinista, contro il quale loro, romantici ed eroici ribelli, si scagliano. Si tratta di una forma di narrazione molto efficace, soprattutto per quanto riguarda temi scientifici controversi.<br />È importante distinguere fra chi è attivista e chi non lo è. Rivolgersi ai primi è inutile, tanto non ascoltano. Ma per ogni attivista antidarwinista che fa propaganda, ci sono tanti potenziali ascoltatori – credenti, atei, agnostici – che cercano risposte alle loro domande ma che rischiano di venir messi di fronte a una scelta di campo. O di qua o di là. Come reagirebbero queste persone se i loro legittimi dubbi venissero bollati come creazionismo? Sono convinto che una comunicazione incentrata sul “o credi o ragioni” – tipo quella usata da Augias nella sua trasmissione dedicata a Darwin, per intenderci – non convinca nessuno; anzi, rischia di dare un’immagine semplificata e caricaturale del dibattito, per non dire ideologica. Su entrambi i fronti.<br />A me interessa che la disinformazione degli attivisti antidarwinisti non faccia proseliti. A me interessa che la teoria dell’evoluzione venga raccontata per quello che è, cioè la miglior spiegazione scientifica di cui oggi disponiamo di quell’intricato processo che è alla base della varietà e della complessità della vita, la nostra tanto quanto quella delle lucertole, dei ragni, delle amebe. A me interessa che questa spiegazione non venga distorta per fini che non hanno nulla a che vedere con la scienza.<br />Ecco perché ritengo sbagliato usare in maniera così disinvolta e assoluta l’etichetta di creazionista. Ecco perché ritengo importante preoccuparsi di “distinguere se Pera si professa ateo se dice le stesse cose di Ruini”, come hai scritto tu. Per evitare di accentuare un contrasto sul quale gli attivisti antidarwinisti stanno basando la loro strategia comunicativa, rischiando quindi di fare il loro gioco. Per non dar modo a questa gente, mossa da fervore ideologico, di raccogliere le simpatie di coloro che, mossi invece da sincera curiosità, sono interessati al tema. Lasciamo gli attivisti sulle loro barricate a combattere la loro guerra personale.<br />Un caro saluto,</p>
<p><strong>Michele Bellone</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Questioni di tifo</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Mar 2014 12:06:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un paio di settimane fa sono stato al Darwin Day di Terni, a parlare di antidarwinismo. È stato un bell’incontro, cui è seguito un dibattito vivace e stimolante. Avevo iniziato a scrivere un resoconto della giornata ma poi i pensieri hanno preso la strada che volevano loro e quindi eccomi qui a parlare di tifo. Quello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di settimane fa sono stato al <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/dieci-anni-di-darwin-day-a-terni.html">Darwin Day di Terni</a>, a parlare di antidarwinismo. È stato un bell’incontro, cui è seguito un dibattito vivace e stimolante. Avevo iniziato a scrivere un resoconto della giornata ma poi i pensieri hanno preso la strada che volevano loro e quindi eccomi qui a parlare di tifo. Quello da stadio, per intenderci.<span id="more-12220"></span></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/dialogo1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10793" alt="dialogo1" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/dialogo1-300x248.jpg" width="300" height="248" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/dialogo1-300x248.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/dialogo1.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Non sono un appassionato di calcio e ho sempre osservato da esterno le discussioni fra i tanti amici tifosi. Tifare vuol dire sentirsi parte di un gruppo, dimostrare lealtà e sostenersi a vicenda, anche quando si tratta di reclamare un fuorigioco o insultare un arbitro e tutta la sua stirpe andando a ritroso di parecchie generazioni. Niente di nuovo sotto il sole, dinamiche del genere sono studiatissime e, ovviamente, non si limitano al calcio. Sono molto diffuse, per esempio, anche in politica, dove chiunque abbia un colore politico anche solo minimamente diverso dal proprio ha spesso torto a prescindere.</p>
<p>Neanche il mondo scientifico è immune dalla sindrome delle tifoserie, soprattutto su quei temi controversi che vanno a coinvolgere aspetti etici, filosofici, politici e religiosi. Cioè tutti quegli elementi che, spesso, <a href="http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/18/perche-non-riesci-a-crederci-e-scienza/">hanno la meglio</a> nell’influenzare le nostre decisioni. Proviamo ora a immaginare un osservatore esterno, che assista a uno di questi dibattiti: egli vedrà due schieramenti scontrarsi con vigore, esibendo dati e citando scienziati in un turbinio di numeri, parole tecniche e prestigiosi virgolettati. Il nostro povero osservatore, che di scienza non capisce molto, si farà l’idea che gli scienziati stessi sono divisi sul tema in questione e che entrambe le posizioni sono quindi credibili dal punto di vista scientifico. Tutto ciò rappresenta un serio problema per chi fa comunicazione della scienza, poiché non sempre le evidenze scientifiche sono distribuite equamente – sia in termini di quantità che, soprattutto, di qualità – ai due lati della barricata.</p>
<p>Il che ci riporta all’antidarwinismo.</p>
<p>L’antidarwinismo esiste fin da quando Darwin ha pubblicato <i>L’origine delle specie</i> e da allora ha subito, ironia della sorte, una vera e propria evoluzione. Creazionismo hardcore (cioè quelli che credono che la Bibbia vada interpretata <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Young_Earth_creationism">più</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Old_Earth_creationism">meno</a> letteralmente), <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Theistic_evolution">evoluzionismo teistico</a>,<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Intelligent_design">intelligent design</a>, neoantidarwinismo (di cui ho parlato <a href="http://www.arpa.umbria.it/Resources/docs/micron%2026/micron_26_56.pdf">qui</a>); nella nebulosa antidarwinista c’è spazio per tutti. Le argomentazioni sono sempre le stesse, come pure le strategie retoriche. Una delle più sfruttate è quella che consiste nel mettere alla sbarra un darwinismo spesso ipersemplificato, distorto, radicale, rigidamente riduzionista e, soprattutto, impregnato fino al midollo di ateismo militante (qualcuno ha detto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Dawkins">Richard Dawkins</a>?), sostenendo che tutti i darwinisti sono così e che hanno dato vita a un dogma inattaccabile che condiziona tutta la ricerca in biologia. Partendo da qui, la critica antidarwinista si muove quindi su due binari: da un lato si contesta chi usa la teoria di Darwin per supportare filosofie materialistiche e atee, e per dimostrare scientificamente che non esiste alcun dio; dall’altro si sostiene che la stessa teoria darwiniana non è scienza ma filosofia. In pratica, un’opinione.</p>
<p>Ora, sul primo punto si potrebbe anche essere d’accordo. Darwin ha dimostrato che la scienza non ha bisogno di una divinità per spiegare i fenomeni del mondo naturale. Non ha dimostrato l’inesistenza di una qualsiasi divinità. Anche perché una dimostrazione simile non ha senso, da un punto di vista scientifico. La scienza non si occupa di divinità.</p>
<p>Il secondo punto, invece, è una <strong>bufala</strong>. Il problema è che questa bufala è sostenuta anche da alcuni scienziati. Pochi, non sempre molto competenti in biologia, a volte condizionati da posizioni religiose (ma ce n’è anche qualcuno ateo), spesso convinti che la vera scienza sia solo quella che può essere testata in laboratorio, il che significa che siccome non si può riprodurre in un esperimento l’evoluzione di una rana in una lucertola, allora la biologia evolutiva non è scienza.</p>
<p>Il punto è che tanto la figura storica di Darwin quanto la teoria dell’evoluzione si ritrovano al centro di una battaglia nella quale la scienza rischia di essere l’unica a perderci. Fin da quando pubblicò <i>L’origine delle specie</i>, lo scienziato inglese si sforzò di non farsi coinvolgere nel dibattito fra atei e credenti. Sono passati più di 150 anni e la situazione non è cambiata, il che ci riporta alla sindrome delle tifoserie: scienza versus fede, ennesimo round. Siccome ora ci sono anche antidarwinisti che prendono le distanze da qualsiasi forma di creazionismo (incluso quello criptico che si cela dietro all’intelligent design), il rischio è che il dibattito venga visto – dal nostro solito osservatore esterno e digiuno di scienza – come uno scontro fra una scienza darwiniana dogmatica, atea e intollerante da un lato, e una scienza antidarwiniana aperta e non dogmatica dall’altro.</p>
<p>Come fare per uscire da questo inghippo?</p>
<p>Tanto per cominciare, per contrastare gli antidarwinisti bisogna conoscerne l’evoluzione. Per esempio, alcuni di loro non propongono spiegazioni alternative finalistiche, quindi non li si dovrebbe chiamare creazionisti. D’accordo, usano gli stessi argomenti della destra fondamentalista americana, anche nei rari casi in cui non se la prendono con Darwin, però non propongono una spiegazione basata su un creatore o un qualsivoglia disegno (in realtà non propongono nulla, ma questa è un’altra storia). Ergo, non sono creazionisti. Inutile criticarli quando generalizzano – “tutti i darwinisti la pensano come Dawkins” – se poi si è i primi a farlo.</p>
<p>Altra cosa: bisogna raccontare meglio l’evoluzione e la teoria che la spiega, per esempio sfatando le <a href="http://www.wired.it/scienza/2014/02/07/migliori-bufale-evoluzione/">bufale</a> che la riguardano, spiegando che si è fatto <a href="http://philpapers.org/rec/PIGET">qualche passo avanti</a> rispetto al neodarwinismo degli anni ’30, e facendo molta più attenzione <a href="http://silviabencivelli.it/2012/darwin-non-lha-mai-detto-storia-di-una-bufala-con-morale/">alle parole che si usano</a>. Per fare questo è necessario migliorare la qualità sia dell’informazione nei mass media sia dell’istruzione, anche per non dover più vedere certi titoli sui giornali o certe immagini sui libri di testo.</p>
<p>Oltre a ciò, penso sia veramente giunto il momento di lasciar fuori la religione dal dibattito. Che senso ha usare Darwin per dimostrare che dio non esiste? Scientificamente parlando, nessuno. Qualcuno obietterà dicendo “però ci sono religiosi che pretendono di addomesticare la scienza”. È vero, e quindi? Si risponde cercando di fare la stessa cosa? La scienza non si occupa degli dei, quindi lasciamoli dove sono e togliamo agli antidarwinisti uno dei loro argomenti preferiti.</p>
<p>C’è poi la questione dei termini. Personalmente, “darwinismo” non mi piace, sa un po’ di ideologia. Anche per questo sono contento che la versione più recente della teoria dell’evoluzione si chiami Sintesi Estesa (la versione precedente si chiamava Sintesi Moderna ma anche neodarwinismo, quindi siamo sempre lì). Lasciamo l’ideologia agli “anti”, la scienza non ne ha bisogno. E neanche la laicità.</p>
<p>Infine, mi piace l’idea, accennata anche all’inizio dell’incontro di Terni e già messa in pratica in alcuni casi, di cambiare nome al Darwin Day per chiamarlo Evolution Day. Il che non significa dimenticarsi del buon vecchio Charles, bensì rendere giustizia alla sua natura di scienziato scettico e poco incline a farsi tirare la giacchetta nel dibattito fra credenti e non credenti. Trasformandolo in una bandiera lo si rende solo un facile bersaglio per chi critica la scienza per motivi che di scientifico hanno ben poco; si rischia quindi di innescare la sindrome delle tifoserie e di trasformare lo scienziato inglese in un simbolo disturbante per chiunque creda in una qualsiasi divinità. Il modo migliore per celebrare Darwin è sbugiardare le falsità che gli antidarwinisti raccontano su di lui e la sua teoria, non sbatterlo in prima linea in una battaglia che lui per primo non avrebbe voluto combattere.</p>
<p><strong>Michele Bellone &#8211; <a href="http://www.lineegrigie.it/2014/03/questioni-di-tifo/">Linee grigie</a></strong></p>
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