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	<title>Mensili Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Il vizio dell’asimmetria [A]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 11:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Mensili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carlo Oliva su &#34;A(narchia)&#34; del Febbraio 2008 Le recenti uscite del cardinale Bertone e del suo predecessore Camillo Ruini in tema di pericolo &#34;laicista&#34; e di revisione della legge sull&#39;aborto confermano una caratteristica irrinunciabile della Chiesa Cattolica. Che è proprio un vizio. Chissà cosa è saltato in mente al cardinale Bertone, Segretario di Stato vaticano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-vizio-dell%e2%80%99asimmetria-a/">Il vizio dell’asimmetria [A]</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/">Carlo Oliva su &quot;A(narchia)&quot; del Febbraio 2008</a></p>
<p>Le recenti uscite del cardinale Bertone e del suo predecessore Camillo Ruini in tema di pericolo &quot;laicista&quot; e di revisione della legge sull&#39;aborto confermano una caratteristica irrinunciabile della Chiesa Cattolica. Che è proprio un vizio.</p>
<p><span id="more-583"></span><br />Chissà cosa è saltato in mente al cardinale Bertone, Segretario di Stato vaticano e responsabile, quindi, dei rapporti tra la chiesa cattolica e le istituzioni dello stato italiano, nell&#39;esprimere in una intervista di fine anno, accanto all&#39;auspicio che il Partito democratico non si lasci trascinare da una pericolosa &quot;deriva&quot; laicista, il rimpianto per i bei tempi in cui la chiesa non doveva nutrire siffatti timori nei confronti del partito comunista di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, di cui i democratici di oggi sono generalmente considerati gli sbiaditi continuatori. Allora sì, ha assicurato il porporato ai lettori di &quot;Famiglia Cristiana&quot;, che la chiesa godeva, a sinistra, del dovuto rispetto. A nessuno dei leader storici di quella grande, rimpianta organizzazione, sarebbe mai passata per la mente l&#39;idea di proporre, per dire, un registro delle unioni civili o di inserire in un decreto sulla sicurezza una norma antiomofobica. Avevano, costoro, una visione &quot;laica ma morale&quot; dei problemi, e non condividevano certo l&#39;atteggiamento di certi &quot;laicisti attuali&quot; che ritengono &quot;che un cattolico non possa avere un concetto positivo d laicità&quot;. Capivano che la posizione della Chiesa su certi argomenti &quot;non è partigiana, ma corrisponde al diritto naturale&quot;. E sul riconoscimento di questa verità fondavano una politica che alla chiesa, tutto sommato, andava benissimo.<br />Sul concetto stesso di diritto naturale, naturalmente, e sul suo adeguamento automatico al magistero ecclesiastico, si potrebbe discutere a lungo. Ma è vero, comunque, che i dirigenti del vecchio PCI hanno fatto a lungo oggetto la chiesa di cautele e premure di ogni tipo. Non forse Gramsci, la cui attività di segretario era stata in un certo qual modo ostacolata dall&#39;essere cacciato in galera a opera di quel regime con il quale la chiesa si apprestava a firmare il concordato del &#39;29, ma Togliatti, certamente, non amava l&#39;anticlericalismo di stampo ottocentesco e non vi ispirò mai la propria politica. È probabile che fosse spinto più che da considerazioni sul diritto naturale dalla sopravvalutazione di quanto fosse radicato l&#39;insegnamento chiesatico nelle masse popolari e della necessità di non mettere a repentaglio la posizione del suo partito offendendo dei valori riconosciuti &#8211; una posizione, se vogliamo dargli un nome, &quot;antigiacobina&quot;, che risentiva dell&#39;insegnamento del Cuoco e della riflessione idealistica sulla crisi della Rivoluzione francese &#8211; ma, quali che fossero le sue motivazioni, vi ci si attenne sempre con il massimo del rigore. Accettò, facendo votare ai suoi il controverso articolo 7, la quasi costituzionalizzazione dei patti lateranensi, non sollevò mai quei problemi di diritti civili (divorzio, aborto, e via dicendo) che sapeva sgraditi alla gerarchia ecclesiastica e diede grande spazio e rilievo alla presenza nelle strutture del PCI di quei pochi dirigenti che ostentavano la propria fedeltà ideologica al cattolicesimo. I suoi successori, più o meno, si sarebbero adeguati alla stessa linea: ancora nel 1969, nel corso del dibattito parlamentare sul divorzio, la posizione del PCI era tutt&#39;altro che sicura e Giorgio La Pira, all&#39;epoca uno degli esponenti più noti del cattolicesimo aperturista (nel senso di disposto alle trattative con gli eredi di Togliatti), poteva scrivere a Berlinguer invitandolo a non votare in Senato per quella proposta &quot;socialdemocratica liberale&#8230; antiscientifica, tipicamente borghese, segno di una civiltà tramontata&quot;, argomentando lusinghiero che il PCI, astenendosi, avrebbe compiuto un vero &quot;atto rivoluzionario&quot;. &quot;Se Togliatti fosse vivo&quot; scriveva appunto l&#39;ex sindaco di Firenze &quot;farebbe (penso) così; Gramsci (penso) farebbe così&quot;. E poi, lasciandosi un po&#39; portare dall&#39;entusiasmo, &quot;Forse anche Lenin farebbe così&quot; (la lettera, prima non altrimenti nota, è stata recentemente pubblicata da Giambattista Sciré e si può leggere, in parte, su &quot;Repubblica&quot; del 6 dicembre 2007).</p>
<p>anche Camillo e don Peppone&#8230;</p>
<p>Berlinguer, che, con tutti i suoi difetti, era un politico serio, non si fece, naturalmente, incantare e il voto comunista sul divorzio, allora e &#8211; in seguito &#8211; al referendum, segnò un capitolo fondamentale dell&#39;evoluzione in senso laico della sinistra italiana, ma quella svolta dovette superare non poche, diffuse resistenze di tipo &quot;togliattiano&quot;. D&#39;altronde la coscienza di una sostanziale volontà di collaborazione dei comunisti con la chiesa era, prima di allora, diffusa persino a livello di cultura popolare. Chiunque abbia solo preso in mano i volumi del Mondo piccolo di Giovannino Guareschi, che oggi non saranno un best seller, ma lo sono stati a lungo (e hanno, anzi, rappresentato per anni l&#39;opera di narrativa italiana più letta nel mondo) sa che il sindaco Peppone ha sempre avuto per don Camillo il massimo rispetto e una certa filiale riverenza. I due personaggi si contrappongono regolarmente nell&#39;ordinario dai e prendi della vita della loro piccola comunità, ma sono sempre pronti a collaborare, più o meno apertamente, quando si tratti di opporsi a pressioni esterne sgradite o vengano messi in discussione i valori fondanti di quello che l&#39;uno e l&#39;altro considerano il vivere civile: entrambi, tipicamente, sono soprattutto attivi nel reprimere i bollori di eventuali elementi &quot;estremisti&quot; segnalati nel campo di propria competenza. In fondo, l&#39;unica vera rivalità che li divide è quella relativa agli exploit delle rispettive squadre di calcio.<br />Il rispetto di Peppone, tuttavia, era ricambiato, nel senso che don Camillo, pur deprecando regolarmente &quot;quella razza di idee&quot; che il primo cittadino, traviato dalla frequenza con i servi di Mosca, si era messo in testa, ne riconosceva le doti umane, la solidità etica e, in definitiva, la funzione sociale (in uno dei racconti di Don Camillo e il suo gregge arrivava persino a votare per lui). Di un&#39;analoga reciprocità invano si cercherebbe traccia nella realtà storica. All&#39;alleanza della chiesa con il fascismo nel primo dopoguerra fa riscontro l&#39;impegno anticomunista e la scomunica promulgata contro gli aderenti ai partiti marxisti nel secondo. Alla deferenza dimostrata verso il Vaticano dai vertici comunisti (non sempre, va detto, dalla base del partito, ma questa è un&#39;altra storia) corrispose, ai tempi di Pio XII, ma anche dopo, la volontà di servirsi comunque della religione come instrumentum regni e l&#39;appoggio senza condizioni alle politiche antipopolari del governo e, più in genere, della destra. Persino un cattolico di sicura fede antifascista come don Sturzo subì l&#39;onta di dare il suo nome a una &quot;operazione&quot; mirata a promuovere, al comune di Roma, l&#39;alleanza tra democristiani e neofascisti e la tendenza a organizzare operazioni del genere va considerata una costante dei vescovi italiani fino a tempi recenti. La politica religiosa di Togliatti può essere considerata, con un po&#39; di buona volontà, un&#39;utopia e, più concretamente, un errore: certo non lucrò mai i vantaggi che il suo propugnatore si aspettava. Ci sono voluti il naufragio delle ideologie alla fine del XX secolo e il frullatore della globalizzazione per portare gli eredi del PCI e quelli di una parte della DC nello stesso partito e uomini come il cardinale Bertone riescono ancora a preoccuparsene e a paventare chissà quali derive laiciste.<br />Il quale cardinale Bertone deve essere un uomo di una certa età e lo si può perdonare se indulge, in sede non dommatica, alla nostalgia per una impostazione ideologica caratteristica dei suoi tempi più belli. L&#39;organizzazione di cui è dirigente, tuttavia, è ben ferma nella volontà di non recedere di un passo dalla sua verità e gli altri si grattino pure, vuol dire che non hanno ben compreso cosa è il diritto naturale. Alla intervista del cardinale Segretario di Stato ha fatto quasi immediatamente seguito l&#39;invito del collega Ruini affinchè sia modificata la legislazione sull&#39;aborto o, perlomeno, la prassi con cui la si applica, suscitando la consueta canea degli infiltrati e dei provocatori che non mancano mai tra i sostenitori della causa clericale. L&#39;opposizione al &quot;relativismo&quot;, così tipica, sul piano ideologico, dell&#39;attuale pontificato, comporta evidentemente che le ricorrenti richieste di rispetto e di ossequio non prevedano contropartite. Né si vede, d&#39;altronde, quale contropartita potrebbe offrire chi si considera depositario dell&#39;unica, possibile verità. Sarà per questo che l&#39;asimmetria resta uno dei vizi peggiori del clero.</p>
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		<title>La satira e il sacro [Vernacoliere]</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-satira-e-il-sacro-vernacoliere/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 30 Nov 2006 18:19:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Editoriale di Mario Cardinali sul numero del Dicembre 2006del mensile di satira (in) Livornese &#34;Il vernacoliere&#34;. Non può certo meravigliare che il Vaticano abbia infine manifestato diretta irritazione per certa satira radiotelevisiva sul papa e su qualche suo contorno, nella fattispecie il segretario Georg e il cardinal Ruini. Una satira invero bonaria &#8211; sia con [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Editoriale di Mario Cardinali sul numero del Dicembre 2006<br />del mensile di satira (in) Livornese &quot;<a href="http://www.vernacoliere.com" target="_blank">Il vernacoliere</a>&quot;.</p>
<p><em>Non può certo meravigliare che il Vaticano abbia infine manifestato diretta irritazione per certa satira radiotelevisiva sul papa e su qualche suo contorno, nella fattispecie il segretario Georg e il cardinal Ruini.</em></p>
<p><span id="more-581"></span><br />Una satira invero bonaria &#8211; sia con Fiorello che con Crozza che con la Littizzetto, porgitori ciascuno delle battute preparate dai rispettivi autori e già filtrate dall&#39;autocontrollo di sistema &#8211; ma la Chiesa ha pur da fare il suo mestiere: che è anche quello di richiamare i comici troppo irriverenti al rispetto della sacralità di cui essa s&#39;investe ed alla quale pretende il generale ossequio. Ridere va bene, insomma, ma non vi allargate troppo.<br />Nessuna meraviglia per cotanto richiamo vaticano al gioco delle parti, quindi.<br />Curiosa è semmai la diffusa invocazione &#8211; rivolta ai satirici da tanti fedeli ma anche da parecchia gente autoprofessante laicissimi pensieri &#8211; al dover per forza scherzare anche sull&#39;Islam e su Maometto, se non si vuole apparire vigliacchi a far satira solo sul papa e sulla sua religione. Ché per quello non c&#39;è rischio d&#39;esser condannati a morte.<br />Come ad ammonire che, se oggi ci fosse ancora il rogo per chi manca di rispetto al capo dei cristiani, ce lo sogneremmo di trattarlo senza alcun rispetto.<br />Ebbene: ai tempi del rogo, qui almeno in occidente, non ci siamo più. Perché c&#39;è stato qualche cambiamento, da quei tempi. C&#39;è stato l&#39;illuminismo, tra le altre cose, c&#39;è stato l&#39;avvento della ragione che di tutto si vuol rendere conto e c&#39;è stato il principio del dubbio a metter tutto in dicussione, compresa la sacralità di ciò che i roghi imponevano come sacro. E non c&#39;è più un papa re, tra le altre cose.<br />C&#39;è invece una costituzione, qui in Italia, che garantisce la libera manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione.<br />Ed è in questo occidente, in quest&#39;Italia che si può far satira. Quand&#39;anche ce la lascino fare i giudici, soli depositari del diritto nostro a poterla fare. Ché non c&#39;è solo e soprattutto il vilipendio, a far limitare dalla legge penale la libera manifestazione del pensiero anche in campo religioso. C&#39;è anche il modo di concepirla e definirla, la satira, il diritto alla quale è in fin dei conti affidato alla sensibilità dei vari giudici di merito. Una sensibilità anche oscillante fra interpretazioni opposte.<br />Una Cassazione penale del 1992 ha per esempio sentenziato che &quot;la satira, l&#39;ironia, l&#39;umorismo per essere accettati come libera manifestazione del pensiero a norma dell&#39;art. 21 Cost., devono essere innocenti, innocui, sorridenti&quot;. Le barzellette sulle parole incrociate, insomma. Mentre l&#39;anno dopo la Corte d&#39;Appello di Firenze, assolvendo lo scrivente da un&#39;accusa d&#39;offesa alla religione mediante vilipendio del papa, stabiliva che neppure i fatti, i simboli, le cose e le persone pertinenti alla religione possono ritenersi immuni dall&#39;esercizio del diritto di critica e di satira, che costituisce &quot;un&#39;estrinsecazione tipica ed essenziale della libertà di manifestazione del pensiero&quot;.<br />Civiltà d&#39;un paese anche questa, infine.<br />Ma si ammonisce tuttavia, oggi e in questo paese, a far satira anche sull&#39;islam e sui suoi imam. Come se fossero costoro a volermi dettare qui in Italia il modo di vivere e di morire, di far l&#39;amore e di procreare, d&#39;abortire e di convivere con gli altri, di votare e di studiare, di pensare e di rispettare. Il rispetto che contro la satira irrispettosa oggi si torna di nuovo ad invocare qui da noi a scudo del &quot;sacro&quot;, ipocritamente sfidando a dissacrare un&#39;altra religione che non c&#39;impone qui in occidente i suoi divieti, che non ci detta qui le sue regole di vita come le detta ai suoi seguaci nelle loro terre.<br />E non ce le deve dettare. Ché se volessero imporle anche qui da noi, allora sì che dovremmo opporci, ma non tanto colla satira che è infine rivolta a chi la può capire, in un occidente fecondato dalla ragione critica. Coi discorsi seri e coi fatti soprattutto, ci dovremmo opporre, col richiamo alla dignità civile dell&#39;essere umano e della donna in particolare, che non ha da essere umiliata, tra l&#39;altro, coi veli che la nascondono alla vita. Perché il fondamentalismo religioso delle menti non si scalfisce con la satira, che è un particolare esercizio critico dell&#39;intelligenza bisognoso di sponde ricettive all&#39;uso dell&#39;intelligenza stessa.<br />Anche per i nostri fondamentalisti cattolici si potrebbe tornare ai roghi, se solo si potesse. Per questo ci sfidano a satireggiare sull&#39;islam dell&#39;intolleranza più feroce, come invocando una par condicio di paura. Ma ai roghi da noi non si può tornare, fortunatamente. Grazie anche ad una satira che può essere capita, in questo nostro mondo intriso di pensiero dissacrante. Dove al massimo i fondamentalisti della fede possono brigare per portarti in tribunale. Che può essere anch&#39;esso, tuttavia, un luogo di ragionevole pensiero.</p>
<p>Mario Cardinali</p>
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		<title>Welby e gli altri [Vernacoliere]</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/welby-e-gli-altri-vernacoliere/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 30 Nov 2006 18:19:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Editoriale di Mario Cardinali sul numero del Gennaio 2007del mensile di satira (in) Livornese &#34;Il vernacoliere&#34;. Questo articolo è stato scritto prima che Piergiorgio Welby morisse. Lo pubblichiamo ugualmente, poiché tratta un tema che riguarda anche tante altre persone. Darsi una patta, si dice a Livorno. Levarsi dal mondo. Suicidarsi. Finir di patire pene strazianti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Editoriale di Mario Cardinali sul numero del Gennaio 2007<br />del mensile di satira (in) Livornese &quot;<a target="_blank" href="http://www.vernacoliere.com">Il vernacoliere</a>&quot;.</p>
<p><em>Questo articolo è stato scritto prima che Piergiorgio Welby morisse.<br />
Lo pubblichiamo ugualmente, poiché tratta un tema che riguarda anche<br />
tante altre persone.<br /></em><em /></p>
<p><span id="more-582"></span><br />Darsi una patta, si dice a Livorno. Levarsi dal mondo. Suicidarsi. Finir di patire pene strazianti, di corpo e di mente. Pene tanto più inutili quanto più un male inesorabile &#8211; per esempio &#8211; ti porta alla morte atrocemente.<br />E c&#39;è chi preferisce darsela, quella patta che ti anticipa la fine comunque ineluttabile. Per non aspettarla con troppa sofferenza. Ma bisogna potersela dare, la patta. Per convinzione mentale e per possibilità pratica. Di buttarsi di sotto o di spararsi o di comunque farla finita.<br />Ma uno come Welby come fa? E come fanno tanti altri come lui? Non possono muovere un dito, immobilizzati nella paralisi della malattia, non ce la fanno nemmeno a parlare. E se ti fanno ugualmente capire di voler morire, di volerla finire colla pena d&#39;una vita solo prolungata artificialmente &#8211; l&#39;artificio spietato d&#39;una tecnica che trionfa di se stessa &#8211; ecco tutti a dir la loro. Sulla vita degli altri. A rendertela indisponilbile, la tua vita. Lo Stato e la Chiesa soprattutto. Negando a chiunque il pietoso aiuto che ti faccia morire senza più soffrire. Di quella sofferenza che le leggi statali e quelle religiose considerano inscindibile dalla vita. Dalla nostra vita.<br />Curioso, lo Stato. Magari dispone di farti morire mandandoti in guerra, magari ti nega l&#39;esistenza facendoti crepare solo e abbandonato in qualche anfratto da barboni. Ma t&#39;impone leggi e deontologie inneggianti alla vita se a togliertela vuol essere qualcuno che tu invochi a farti finir le pene atroci.<br />E curiosa anche la Chiesa. T&#39;aiuta a vivere magari con la carità, ma la carità di farti morire meno crudelmente te la nega. In nome d&#39;una sofferenza divinamente necessaria, voluta dagli dei. I suoi dei. Anche se tu non ci credi. Non credi che un dio, se c&#39;è, t&#39;imponga di soffrir pene d&#39;inferno immeritate.<br />E tutti gli altri, di corteggio. Medici e psicologi, politici e tuttologi. Tutti a voler disporre della vita tua. A importene la fine come voglion loro, secondo coscienza. La loro, chiaramente. La tua, di coscienza, non conta. Non conta la tua sofferenza. Anzi no, conta. Ma per lasciartela tutta fino in fondo, al massimo alleviandola in ultima pietà con la sedazione d&#39;agonia.<br />Perché nessun singolo può disporre della vita altrui. Solo lo Stato ne dispone, fisicamente, e la Chiesa moralmente. Non per lasciarti andar via con una morte meno atroce &#8211; come tu vuoi &#8211; ma per allungare fino all&#39;ultimo la tua sofferenza. Come voglion loro.<br />E ci sarebbe da vederli, loro, al posto dei tanti come Welby, o di chi comunque non ha più da sperare in alcuna possibilità umana né carità divina. O vederli, costoro che rappresentano stati e chiese, al posto dei familiari di quei moribondi all&#39;ultimo respiro.<br />Io ho accompagnato mia madre, mano nella mano, nell&#39;ultimo viaggio. Un viaggio sofferto atrocemente. Cinque ore d&#39;agonia, un affannoso lungo soffocamento tanto più crudele quanto più previsto, dopo anni d&#39;immobilità a letto, paralizzata da un ictus cerebrale. Al medico infine arrivato chiesi se poteva darle qualcosa per scorciare tanta ultima inutile sofferenza. Non si può, mi disse pietoso, come pietoso mi accarezzò la testa il prete che avevo fatto chiamare per l&#39;estrema unzione, in rispetto della fede della moribonda. Gli altri familiari di là, a piangere in un&#39;altra stanza, straziati di quell&#39;ultimo strazio. E all&#39;ultimo fiato di quella povera donna, da me amatissima, fui io a respirare per lei. Liberato anch&#39;io dall&#39;ultima sofferenza. Atroce. Disumana.<br />Per questo, anche per quella esperienza di ventisett&#39;anni fa mi permetto oggi di dire qualcosa su quest&#39;argomento. Senza niente proporre e nulla consigliare. Ma solo ricordando, insieme all&#39;antica agonia di mia madre, l&#39;ancor più antica socratica cicuta.</p>
<p>Mario Cardinali</p>
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		<title>la Pagina</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-pagina/</link>
		
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2006 09:46:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il mensile in distribuzione gratuita nella città di Terni(ma con appassionati distributori volontari in altre zone)ospita da qualche numero anche contributi di soci diCiviltà laica. Per il 2006, hanno deciso di produrre anche un originalecalendario&#160;(circa 1 MB), comprensivo di alcune etimologie,fra le quali,&#160;coerentemente, quella della parola &#34;calenda&#34;. Questo il suo sito, in via di &#34;ri-creazione&#34;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-pagina/">la Pagina</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mensile in distribuzione gratuita nella città di Terni<br />(ma con appassionati distributori volontari in altre zone)<br />ospita da qualche numero anche contributi di soci di<br />Civiltà laica.</p>
<p>Per il 2006, hanno deciso di produrre anche un originale<br /><a href="../../../documenti/lapagina/PDF_CALENDARIO.pdf" target="_self">calendario</a>&#160;(circa 1 MB), comprensivo di alcune etimologie,<br />fra le quali,&#160;coerentemente, quella della parola &quot;calenda&quot;.</p>
<p><a href="http://www.lapagina.info/" target="_blank">Questo</a> il suo sito, in via di &quot;ri-creazione&quot;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-pagina/">la Pagina</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>PERA [Vernacoliere]</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/pera-vernacoliere/</link>
		
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2005 23:34:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Mensili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>*&#160;Federico Sardelli Nomen omen: il povero Pera, ex filosofo di rara mediocrità,non riesce a sfuggire alla condanna del suo nome che locostringe, giocoforza, a pronunziare discorsi a pera.Quello sui meticci, o l&#39;affannosa ostinazione sulle radicicristiane, di cui come ateo non gliele importa chiaramenteuna mazza, ma basta cavalcare i sentimenti e le paurepiù torbide per galleggiare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>*&#160;Federico Sardelli</p>
<p><em>Nomen omen</em>: il povero Pera, ex filosofo di rara mediocrità,<br />non riesce a sfuggire alla condanna del suo nome che lo<br />costringe, giocoforza, a pronunziare discorsi a pera.<br />Quello sui meticci, o l&#39;affannosa ostinazione sulle radici<br />cristiane, di cui come ateo non gliele importa chiaramente<br />una mazza, ma basta cavalcare i sentimenti e le paure<br />più torbide per galleggiare al potere.<br />Mi ricordo quando detti con lui l&#39;esame di storia della<br />scienza: l&#39;esame più facile e superficiale di tutto il corso<br />di filosofia, con 2 soli librini banali da imparare a mente<br />per sciorinargli tre nomi di antichi scemziati ed io 30 era<br />assicurato. Era l&#39;esame jolly, che tutti facevano per rimediare<br />un voto sicuro con poco sforzo.<br />Ora eccolo lì, il Pera, a elargire le solite superficialità e<br />viatici facili ai forzisti che hanno bisogno del suo 30 per<br />galleggiare al potere.</p>
<p>Dal <a href="http://www.vernacoliere.com/" target="_blank">Vernacoliere</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pera-vernacoliere/">PERA [Vernacoliere]</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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