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	<title>lombardia Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Eluana aveva il diritto di morire in Lombardia, la regione deve risarcire Beppino Englaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2016 20:17:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Englaro non si è mai fermato. La sua battaglia è andata avanti. In silenzio. E ieri i giudici gli hanno dato ragione ancora una volta, condannando la Regione Lombardia a versargli 142mila euro come risarcimento danni. E ribadendo che la figlia Eluana, rimasta in stato vegetativo per 18 anni a seguito di un terribile incidente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/eluana-aveva-il-diritto-di-morire-in-lombardia-la-regione-deve-risarcire-beppino-englaro.html/campagna-iscrizioni-fb-b35" rel="attachment wp-att-13576"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13576" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/04/campagna-iscrizioni-FB-b35-1024x490.jpg" alt="campagna iscrizioni-FB-b35" width="612" height="293" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/04/campagna-iscrizioni-FB-b35-1024x490.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/04/campagna-iscrizioni-FB-b35-300x144.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/04/campagna-iscrizioni-FB-b35-768x367.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/04/campagna-iscrizioni-FB-b35-280x134.jpg 280w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/04/campagna-iscrizioni-FB-b35.jpg 1200w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></a>Englaro non si è mai fermato. La sua battaglia è andata avanti. In silenzio. E ieri i giudici gli hanno dato ragione ancora una volta, condannando la Regione Lombardia a versargli 142mila euro come risarcimento danni. E ribadendo che la figlia Eluana, rimasta in stato vegetativo per 18 anni a seguito di un terribile incidente stradale, aveva pieno diritto a morire in Lombardia. Lì avrebbero dovuto staccarle il sondino naso-gastrico che la alimentava e idratava artificialmente, senza costringere i genitori a sobbarcarsi un drammatico viaggio in ambulanza verso la clinica «La Quiete» di Udine, dove la donna morì la sera del 9 febbraio 2009. Non fu possibile, perché l&#8217;allora governatore Roberto Formigoni si oppose — nonostante il chiaro pronunciamento della Corte di Cassazione — facendo emanare al suo braccio destro Carlo Lucchina, direttore generale plenipotenziario dell&#8217;assessorato alla Sanità, una nota con la quale si vietava su tutto il territorio lombardo la sospensione delle terapie che tenevano in vita Eluana alla casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco.</p>
<p>Venne fuori un caso internazionale. Furibonde polemiche politiche, manifestazioni di piazza, fino alla simbolica deposizione delle bottigliette d&#8217;acqua sul sagrato del Duomo lanciata da Giuliano Ferrara. Sette anni dopo, ecco la decisione del Tribunale amministrativo della Lombardia, che ha riconosciuto a Beppino Englaro il risarcimento dei danni patiti per quella dolorosa vicenda: 142mila euro l&#8217;ammontare della somma che ora la Regione dovrà dargli (a meno che non impugni il verdetto). Così distribuiti: 12.965,78 euro di danno patrimoniale (647,10 per il trasporto della paziente in Friuli, 470 per la degenza e 11.848,68 per il piantonamento fisso), 30mila euro a titolo di «danno iure hereditatis per lesione dei diritti fondamentali della signora Eluana Englaro» e altri 100mila come danno non patrimoniale «da lesione di rapporto parentale». Calcoli che interessano pochissimo a Beppino Englaro.</p>
<p>Per lui, immaginiano, conterà il senso della decisione del Tar, che sta tutto in una frase: «Non è possibile — scrive il collegio presieduto da Alberto Di Mario — che lo Stato ammetta che alcuni suoi organi ed enti, qual è la Regione Lombardia, ignorino le sue leggi e l&#8217;autorità dei tribunali, dopo che siano esauriti tutti i rimedi previsti dall&#8217;ordinamento, in quanto questo comporta una rottura dell&#8217;ordinamento costituzionale non altrimenti sanabile». Tradotto dal legalese: Regione Lombardia avrebbe dovuto ottemperare al verdetto della Suprema Corte. Senza nascondersi, fanno capire i giudici, dietro motivi di coscienza. Perché, come ha sottolineato il Consiglio di Stato nel settembre del 2014, «a chi avanza motivi di coscienza si può e si deve obiettare che solo gli individui hanno una coscienza, mentre la coscienza delle istituzioni è costituita dalle leggi che le regolano».</p>
<p><strong>Nicola Palma su il Resto del Carlino <a href="http://eutanasialegale.it/articolo/i-giudici-risarciscono-pap%C3%A0-englaro">(articolo preso da Eutanasia Legale) </a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/eluana-aveva-il-diritto-di-morire-in-lombardia-la-regione-deve-risarcire-beppino-englaro/">Eluana aveva il diritto di morire in Lombardia, la regione deve risarcire Beppino Englaro</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Lombardia, regole più rigide per chi non si avvale dell’ora di religione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/lombardia-regole-piu-rigide-per-chi-non-si-avvale-dell%e2%80%99ora-di-religione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ceciliacalamani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 19:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
		<category><![CDATA[gelmini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Formalmente &#232; un&#8217;ora facoltativa, della quale gli studenti possono o meno&#160;avvalersi. Nella pratica, invece, una scelta diversa dall&#8217;ora di ora di religione cattolica viene sempre pi&#249; osteggiata. L&#8217;ultima trovata della Regione Lombardia sul tema &#232; un vero giro di vite per arginare le fughe dal &#8216;catechismo di Stato&#8217;: la scelta va fatta solo al momento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="entry">
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-3889" title="moratti_gelmini" style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt" height="255" alt="moratti_gelmini" width="285" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/moratti_gelmini.jpg" />Formalmente &egrave; un&rsquo;ora facoltativa, della quale gli studenti possono o meno&nbsp;avvalersi. Nella pratica, invece, una scelta diversa dall&rsquo;ora di ora di religione cattolica viene sempre pi&ugrave; osteggiata.</p>
<p>
</p>
<p><a target="_blank" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/11/giro-di-vite-sull-ora-di-religione.html">L&rsquo;ultima trovata della Regione Lombardia</a> sul tema &egrave; un vero giro di vite per arginare le fughe dal &lsquo;catechismo di Stato&rsquo;: la scelta va fatta solo al momento dell&rsquo;iscrizione nella prima classe. Non verr&agrave; quindi pi&ugrave; proposta, al contrario di ci&ograve; che &egrave; sempre stato fatto, negli anni successivi. I genitori dei ragazzi che dovessero cambiare idea nel corso degli studi dovranno presentare esplicita richiesta in segreteria, ma la variazione avr&agrave; effetto solo dall&rsquo;anno scolastico seguente.</p>
<p>
</p>
<p>&laquo;<em>Chiedere ogni anno ai ragazzi se desiderano seguire religione, come succede in molte scuole, <strong>rischia di essere un invito a non farlo</strong>. Sarebbe come domandare loro se vogliono essere in classe per il corso di matematica: la tentazione di disertare &egrave; forte</em>&raquo;, commenta Marco Moschetti, insegnante di religione e membro del direttivo dell&rsquo; Associazione nazionale insegnanti di religione. Ecco qui spiegata la direttiva lombarda. Per evitare che i ragazzi disertino l&rsquo;ora di religione, <strong>&egrave; meglio non ricordare loro che hanno la possibilit&agrave; di non frequentarla.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Questo metodo, che sottende una certa tendenza coercitiva, non fa altro che perseguire la linea governativa in sostegno della Cei, la quale trae dall&rsquo;ora di religione nelle scuole degli enormi ritorni in termini evangelici ed economici.&nbsp;I ministri dell&rsquo;Istruzione dei governi Berlusconi, <strong>Letizia Moratti e Mariastella Gemini</strong>, hanno sempre pi&ugrave; consolidato l&rsquo;ora religione a scapito delle altre discipline (alle quali si continuano a tagliare ore di didattica) e del diritto degli studenti non cattolici. L&rsquo;una e l&rsquo;altra hanno fatto l&rsquo;impossibile per stracciare quella pallida idea di equit&agrave; che anche una disciplina facoltativa &ndash; e anticostituzionale &ndash; come la religione cattolica potrebbe comprendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il vero colpo di mano &egrave; stato portato a segno da Letizia Moratti</strong> nel 2004 quando, con un concorso ad hoc (leggasi sanatoria), la maggioranza di loro &ndash; circa il 70% &ndash; &egrave; entrata a pieno titolo in ruolo nello Stato, sebbene la Curia di competenza mantenga il diritto di revoca dell&rsquo;incarico in ogni momento. Il che significa, se ci&ograve; si verificasse, che i docenti di religione andrebbero a coprire altro ruolo nella scuola pubblica. Basta solo che possiedano idoneo titolo di studio, il concorso &egrave; condonato.
</p>
<p>Ci si aspetterebbe, come minimo,&nbsp;che anche l&rsquo;ora di didattica alternativa a quella di religione cattolica, prevista dall&rsquo;<a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Insegnamento_della_religione_cattolica_in_Italia#Nomina_degli_insegnanti">ultimo riferimento normativo in materia</a>,&nbsp; fosse a carico dello Stato. E invece no. Sono i singoli istituti, sempre pi&ugrave; strozzati dai ripetuti tagli che si abbattono sulla scuola pubblica come una mannaia, a dover far fronte alle eventuali spese con i propri fondi. Il risultato lo potrebbe immaginare anche un bambino: <strong>la maggioranza degli istituti italiani, di ogni ordine e grado, non prevede attivit&agrave; didattiche alternative.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Diretta conseguenza di ci&ograve; &egrave; che molte famiglie di non o diversamente credenti, per evitare che i propri figli siano esiliati in altre classi durante l&rsquo;ora di religione come sovente succede nelle scuole materne ed elementari, rinunciano al diritto di non avvalersene.</p>
<p>
</p>
<p>Per i pi&ugrave; grandi, invece, si profila come alternativa il corridoio o l&rsquo;uscita anticipata. Ma ecco intervenire un altro piccolo ricatto: a partire dal terzo anno di superiori, l&rsquo;ora di religione concorre a maturare credito scolastico in vista dell&rsquo;esame di Stato. E chi non la frequenta si trova, dunque, nell&rsquo;impossibilit&agrave; di maturare analogo vantaggio. Il meccanismo attira i ragazzi, a prescindere da cosa &nbsp;&#8211; e se &ndash; credano. Se la religione cattolica d&agrave; credito supplementare, perch&eacute; non frequentarla?</p>
<p>
</p>
<p>Ecco quindi spiegate le cifre della Cei sulla frequenza all&rsquo;ora di religione, che complessivamente vanta, nell&rsquo;anno scolastico 2008-2009, l&rsquo;adesione del 91% degli studenti delle scuole pubbliche.</p>
<p>
</p>
<p>Ciliegina sulla ricca torta ecclesiale, <a target="_blank" href="http://www.cronachelaiche.it/2010/01/scuola-ora-alternativa-addio/">i moduli</a> diramati dal ministero Gelmini per l&rsquo;iscrizione al prossimo anno scolastico non prevedono la scelta di attivit&agrave; didattiche e formative per chi non si avvale della religione cattolica. Le possibilit&agrave;, infatti, sono solo due: attivit&agrave; individuali o di gruppo con assistenza di personale docente e uscita dalla scuola.&nbsp;E&rsquo; prevista, ha precisato la ministra Gelmini tra i denti, l&rsquo;eventualit&agrave; che la scuola li personalizzi aggiungendo attivit&agrave; formative, ma alla fine questa &lsquo;dimenticanza&rsquo; fa solo tirare un sospiro di sollievo agli istituti, che possono evitare di porsi il problema di fornire un&rsquo;alternativa didattica. Non &egrave; contemplata neanche nei moduli ministeriali!</p>
<p>
</p>
<p><strong>In questo clima, l&rsquo;iniziativa della Regione Lombardia &egrave; ancora pi&ugrave; chiara</strong>. Mira a scoraggiare ulteriormente eventuali rinunce in corso d&rsquo;opera soprattutto alle superiori. Gi&agrave; nella sola Milano, il 30% degli iscritti al primo anno sceglie di non avvalersi della religione cattolica, e la percentuale sfiora il 50% nelle ultime classi.</p>
<p>
</p>
<p>Ricapitolando, non si forniscono alternative didattiche, si danno crediti scolastici (solo) ai ragazzi cattolici e ora non si informano neanche pi&ugrave; studenti e genitori dei loro diritti. Fare una scelta diversa da&nbsp;quella caldeggiata dalla Cei e supinamente recepita dai ministri della nostra Repubblica diventa sempre pi&ugrave; complicato e, soprattutto, meno conveniente per tutti. Passo dopo passo, si sta spianando il terreno per trasformare l&rsquo;ora di religione&nbsp;in materia curriculare, come la Gelmini&nbsp;ha auspicato in pi&ugrave; occasioni.&nbsp;E quando succeder&agrave;, probabilmente gli italiani neanche se ne accorgeranno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><em><strong>Cecilia M. Calamani &#8211; <a target="_blank" href="http://www.cronachelaiche.it">Cronache laiche</a></strong></em>
</p>
</div>
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		<title>Lombardia, ovvero Ciellandia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 20:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[chiara paolin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le scuole private lombarde possono stare tranquille fino al 2015. Regnante Formigoni, non avranno problemi di bilancio: il giochino del &#34;buono scuola&#34; &#232; promosso a pieni voti. La Costituzione vieta di finanziare direttamente gli istituti privati, ma a Milano e dintorni si possono distribuire a piene mani i preziosi ticket che consentono di mandare i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/lombardia-ovvero-ciellandia/">Lombardia, ovvero Ciellandia</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Le scuole private lombarde possono stare tranquille fino al 2015. Regnante <strong>Formigoni</strong>, non avranno problemi di bilancio: il giochino del &quot;buono scuola&quot; &egrave; promosso a pieni voti. La Costituzione vieta di finanziare direttamente gli istituti privati, ma a Milano e dintorni si possono distribuire a piene mani i preziosi ticket che consentono di mandare i ragazzi dalle elementari al liceo sui banchi privati coi soldi pubblici.</p>
<p>Per la precisione, nell&rsquo;anno 2008/2009, il 9% degli scolari ha consumato l&rsquo;80% delle risorse assegnate allo studio, ovvero 47 milioni di euro finiti a pagare le rette di collegi e pie istituzioni per 98.392 ragazzi a fronte dei 12 milioni destinati al restante milione di studenti lombardi.</p>
<p>Un meccanismo spiegato dal <em>Rapporto 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia elaborato</em> dal Gruppo regionale di <em>Rifondazione Comunista</em> sulla base di un&rsquo;analisi rigorosa del database dell&rsquo;Assessorato all&rsquo;Istruzione. Indagine annuale che stavolta ha richiesto particolare impegno visto che i dati sensibili sono stati affidati alla societ&agrave; di servizi <em>Accor</em>, quella dei <em>ticket restaurant</em>, scelta per rendere ancor pi&ugrave; fluida l&rsquo;attribuzione. Infatti il sistema funziona benissimo, specie grazie a qualche regoletta da dieci e lode. Lo <em>status</em> patrimoniale del richiedente, ad esempio.</p>
<p>Mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato <em>Isee</em> per accedere a un piccolo contributo, i richiedenti la &quot;dote per la libert&agrave; di scelta&quot; (questo il romantico nome scelto per il bonus) godono di uno scivolo speciale, ovvero l&rsquo;indicatore reddituale, dove i limiti sono molto pi&ugrave; tolleranti e, soprattutto, non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare sia immobiliare. Cos&igrave; succede che oltre 4 mila beneficiari del ticket dichiarino al fisco un reddito tra i 100 mila e 200 mila euro annui: non proprio dei bisognosi. Altri risultano residenti nelle zone pi&ugrave; prestigiose di Milano, come la Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni, roba da 20 mila euro al metro quadro. Restando sui grandi numeri, soltanto il 25% dei beneficiari dichiara un reddito inferiore a 30 mila euro, mentre tutti gli altri, cio&egrave; il 75%, sta tra i 30 mila e i 198 mila euro.</p>
<p>Non &egrave; un aiuto per poveri, insomma. Scrive <strong>Enrico De Alessandri</strong>, dirigente regionale, nel suo libro <em>Comunione e liberazione, assalto al potere in Lombardia</em>: &quot;<em>Cl</em> &egrave;, notoriamente, l&rsquo;unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell&rsquo;ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia, attraverso un&rsquo;occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i posti chiave&quot;. Con relativi <em>budget</em> di spesa. Parole che sono costate al dipendente regionale un mese di sospensione dal ruolo con l&rsquo;accusa di aver tradito &quot;il rapporto di fiducia col proprio datore di lavoro&quot;. La Regione Lombardia. O <em>Cl</em>?</p>
<p>&quot;De Alessandri racconta la verit&agrave;, finanziare la scuola cattolica &egrave; un punto d&rsquo;onore per <em>Cl</em> &ndash; spiega il consigliere regionale <strong>Carlo Monguzzi</strong>, dei <em>Verdi</em> &ndash; Il meccanismo ormai &egrave; rodato. E il consenso popolare non manca. Una grossa parte dell&rsquo;elettorato vive una situazione di stabilit&agrave; ma teme qualsiasi cambiamento, quindi vota chi porta avanti lo status quo. Poi ci sono disoccupati, precari, sfiduciati dalla politica, quelli che non vanno neanche pi&ugrave; al seggio. Oppure si rivolgono alla Lega, sperando di esprimere un dissenso forte. Inrealt&agrave; l&rsquo;effetto &egrave; opposto: tutto quello che accade sotto il cielo di Lombardia &egrave; condiviso a pieno da <em>Lega</em> e <em>Pdl</em>. O da <em>Lega</em> e <em>Cl</em>, per meglio dire&quot;.</p>
<p>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 22 dicembre</p>
<p></p>
<p align="right"><strong>Chiara Paolin &#8211; <em><a target="_blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2405556&amp;yy=2009&amp;mm=12&amp;dd=22&amp;title=lombardia_i_buoni_scuola_vanno">antefatto.it</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/lombardia-ovvero-ciellandia/">Lombardia, ovvero Ciellandia</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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