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	<title>jfk Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>James Ellroy, Martin Scorsese e la distruzione del mito kennediano</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/jame-ellroy-martin-scorsese-e-la-distruzione-del-mito-kennediano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 11:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La vera Trinità di Camelot era Piacere, Spaccare il culo e Scopare. Jack Kennedy è stato la punta di diamante mitologica di una fetta particolarmente succosa della nostra storia. Spandeva merda in modo molto abile e aveva un taglio di capelli di gran classe. Era Bill Clinton senza l&#8217;onnipresenza dei media e qualche rotolo di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/jame-ellroy-martin-scorsese-e-la-distruzione-del-mito-kennediano/">James Ellroy, Martin Scorsese e la distruzione del mito kennediano</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/jame-ellroy-martin-scorsese-e-la-distruzione-del-mito-kennediano.html/irish-tabloid" rel="attachment wp-att-19617"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-19617" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/01/irish-tabloid.jpg" alt="" width="643" height="495" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/01/irish-tabloid.jpg 643w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/01/irish-tabloid-300x231.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/01/irish-tabloid-208x160.jpg 208w" sizes="(max-width: 643px) 100vw, 643px" /></a></p>
<p>“<i>La vera Trinità di Camelot era Piacere, Spaccare il culo e Scopare. Jack Kennedy è stato la punta di diamante mitologica di una fetta particolarmente succosa della nostra storia. Spandeva merda in modo molto abile e aveva un taglio di capelli di gran classe. Era Bill Clinton senza l&#8217;onnipresenza dei media e qualche rotolo di grasso.&#8221;</i></p>
<p>(American Tabloid. Dall&#8217;introduzione dell&#8217;autore)</p>
<p>Immaginate di pubblicare un romanzo in Italia in cui ricostruite complicità di alti funzionari statali nell&#8217;organizzare traffici di eroina per finanziare colpi si stato all&#8217;estero, in cui prendete di petto uno dei politici progressisti più amati nella storia del paese e lo descrivete come un affamato di sesso, drogato ed eletto grazie alle amicizie mafiose del padre che hanno fatto votare in suo favore anche i morti.</p>
<p>Immaginate le conseguenze delle cause legali che vi pioverebbero addosso e statene pur certi che non vi basterà vendere tre miliardi di copie per uscirne con qualche centesimo ancora in tasca. Ammesso che riusciate a restare liberi. E vivi.</p>
<p>Ma <b>l&#8217;America</b> è la <b>Terra delle Libertà</b> e quindi, a quanto sembra si può fare; tant&#8217;è vero che “American Tabloid” (1995) racconta (in estrema sintesi) proprio quanto appena detto del (falso) mito JFK. La sua ascesa non limpida e il suo assassinio dopo aver tradito la mafia nella vicenda della Baia dei Porci.</p>
<p>Complottismo allo stato puro? Beh, non proprio, visto che di riscontri ce ne sono molti e puntuali, a cominciare del ruolo dei “personaggi realmente esistiti” (cioè quasi tutti): <b>Howard Hughes, J. Edgar Hoover, Jimmy Hoffa i fratelli Kennedy e il loro papà Joe</b>. Poi c&#8217;è tutto quello che , ormai è appurato, ruotava intorno al famoso <b>fondo prestiti</b> del sindacato più potente degli Usa, quello dei <b>Teamster</b> di Jimmy Hoffa, quasi completamente infiltrato dalla mafia.<br />
Ci sono i riscontri della enorme divergenza di vedute fra Hoover che vedeva la mafia come un piccolo pericolo per il paese e finanche una risorsa tattica contro il <b>Grande Pericolo Comunista</b> e Robert Kennedy (il vero idealista della famiglia) che invece vedeva proprio la mafia come il più grande pericolo per la democrazia in Usa.</p>
<p>Abbiamo preso in mano questo romanzo grazie a un consiglio in una discussione seguita dalla lettura di 22/11/&#8217;63 il fantasy di Stephen King in cui manda uno dei suoi protagonisti indietro nel tempo per salvare JFK. Inevitabilmente, quando si parla dell&#8217;assassinio di JFK si finisce sempre per chiedersi e chiedere “Ma tu ci credi davvero che Oswald abbia agito da solo?”<br />
Il nostro saggio amico ci disse di preferire un approccio più olistico e per l&#8217;appunto ci suggerì di leggere American Tabloid.</p>
<p>Il romanzo di Ellroy parte da <b>Los Angeles</b>, dai dossieraggi scandalistici tramite i tabloid che Howard Hughes faceva per affinità politica con J.E. Hoover per poi attraversare tutto il paese nordamericano, da Chicago, a Las Vegas, a New York fino alla Cuba rivoluzionaria.<br />
Racconta del continuo aumento dei disaccordi fra la mafia e Jimmy Hoffa a causa del supporto di questa <b>all&#8217;elezione come presidente Usa di JFK</b> (Hoffa si sentiva perseguitato dal fratello Robert che intentava contro di lui innumerevoli cause per dimostrare la presenza della mafia nel sindacato).</p>
<p>Ma la mafia si fidò delle famiglie amiche di Joe Kennedy, il padre dei due, con la promessa di supportare la deposizione di <b>Fidel Castro</b> affinché i mafiosi americani potessero riprendere a fare affari con i loro <b>Casinò e aziende agricole</b> a Cuba. Ma ciò non avvenne a causa del disastro della baia dei porci per l&#8217;appunto. In quella notte in cui furono annientate le truppe paramilitari degli esuli cubani organizzate dalla Cia (finanziando il tutto con il traffico di eroina cubana) spingersi oltre ed intervenire direttamente a supporto con degli aerei avrebbe significato una guerra aperta non solo con Cuba ma con l&#8217;Urss. JFK si tirò indietro, rimettendoci quasi tutta la sua credibilità ed evitando una guerra. Ma gli costò la vita; perché con la mafia i tradimenti si pagano.</p>
<p>Si ferma qui James Ellroy (non abbiamo ancora letto i due romanzi che completano la trilogia<b> Underworld &#8211; Usa </b>come viene chiamata, ovvero “Sei pezzi da mille”<b> </b>e “Il sangue è randagio”) ma per i pezzi che mancano a completare il puzzle Kennedy-Hoffa-Mafia ci ha pensato <b>Martin Scorsese</b> portando nel 2019 sul grande schermo le “memorie” di <b>Jack Sheeran</b>, il braccio destro di Jimmy Hoffa e che ha confessato post-mortem la sua colpevolezza per la sua uccisione e la successiva sparizione.</p>
<p>“<b>The Irishman” </b>rappresenta l&#8217;apoteosi di tutti i film di Scorsese sulla mafia americana: <b>Joe Pesci, Robert De Niro e Al Pacino</b> si riuniscono in un&#8217;eccezionale <i>last dance</i> in una storia che stavolta ha ben poco di inventato dal regista. Questa è infatti la trasposizione delle memorie di Jack Sheeran riportate nel saggio “<b>L&#8217;irlandese. Come ho ucciso Jimmy Hoffa”</b> a firma del giornalista <b>Charles Brandt,</b> pubblicate un anno dopo la morte di Sheeran e, guarda caso, si integrano perfettamente con “American Tabloid” ampliando e spiegando i rapporti di complicità e ambiguità fra Hoffa e la mafia.</p>
<p>Il giudizio artistico sul film (comunque ottimo) non può non rilevare alcune scelte discutibili; ad esempio quella di far interpretare agli stessi attori anziani, seppur truccati, le scene in cui sono giovani. I risultati sono molto discutibili. Molto spesso come spettatori si è spaesati, visto anche i continui saliti della linea temporale. “Ma qui è più anziano o più giovane?” ci si domanda inevitabilmente. Il trucco non può tutto e, con buona pace dei tre mostri sacri, sarebbe stato meglio cambiare l&#8217;attore.<br />
Tuttavia la bellezza e l&#8217;importanza del lungometraggio sono fuori discussione.</p>
<p>Al Pacino interpreta Jimmy Hoffa, Robert De Niro è nei panni di Jack Sheeran (l&#8217;irlandese, per l&#8217;appunto), e Joe Pesci, sempre inappuntabile, il capomafia Russel Bufalino.</p>
<p>L&#8217;apice della tensione nel film avviene negli anni successivi all&#8217;assassinio di Kennedy, quando Hoffa, dopo essere stato in carcere a lungo senza mai fare i nomi delle famiglie mafiose che avevano beneficiato dei fondi del sindacato Teamster, cerca di riprendersi il suo ruolo.<br />
Ma non può, ci sono ormai al vertice del sindacato persone più vicine alla mafia e che danno più garanzie. Jack Sheeran che è sempre stato il suo “numero due” cerca di calmarlo in tutti i modi, fa da tramite con Bufalino che a sua volta è il referente sul campo delle “famiglie”; ma alla fine la decisione che Hoffa deve esser fatto sparire viene presa.</p>
<p>E come spesso succede nella mafia raccontata da Scorsese, se devono far fuori qualcuno chi preme il grilletto è quasi sempre quello che gli è più vicino. Magari uno così stretto da essere ormai quasi un fratello; in primo luogo perché l&#8217;altro non se lo aspetta e in secondo luogo e perché comunque devi dimostrare di essere fedele alla mafia e non a chi controlli per essa. Come potrebbero continuare a fidarsi di te se ti rifiuti?</p>
<p>Così ecco la scena clou: <b>Sheeran-DeNiro</b> supplica <b>Pacino-Hoffa </b>di ripensarci e stare al suo posto ma ottiene come risposta: “Non temere Jack ho troppi documenti scomodi per loro, non mi possono toccare”; lui lo guarda come se fosse un bambino di sei anni e gli dice: “Jimmy, hanno eliminato un presidente, tu chi pensi di essere?” il volto di Al Pacino prima si gela di paura e poi sorride in un ghigno a tranquillizzare il suo interlocutore. Sta scegliendo di andare incontro al suo destino.<br />
Beh, lo confessiamo, ci siamo commossi anche se sappiamo di star parlando di <b>Bravi Ragazzi, </b>nel senso “scorsese” del termine.</p>
<p>Sappiamo che poi ci sono stati numerosi studi che hanno smentito delle parti del racconto di Sheeran. Ad esempio la casa indicata per il luogo dell&#8217;uccisione del sindacalista non sarebbe stata quella; è stato sì rilevato del sangue dietro le pitture superficialia ma, sembra, non fosse quello di Jimmy Hoffa.</p>
<p>Ma a nostro avviso tutto questo ricercare i dettagli della verità dimostra solo, probabilmente, la voglia di non accettarla questa verità.</p>
<p>Giusto fare ogni accertamento, ma questo è compito del detective. Per chi vuol capire i fatti storici incaponirsi sui dettagli vuol dire perdere il quadro di insieme.</p>
<p>Lo sappiamo già che la mafia è una mare di menzogne e una montagna di merda, non ci caverai mai un ragno dal buco, un <strong>reo confesso</strong> può star coprendo il vero colpevole, un <strong>pentito</strong> può essere tale solo per convenienza o per intorbidire le acque.</p>
<p>Ma se invece di guardare il dettaglio cerchiamo di elevarci e diamo un&#8217;occhiata complessiva dall&#8217;alto le cose importanti risultano chiare.</p>
<p>Siamo ragionevolmente certi del fatto che Oswald non abbia agito da solo e che le cose siano andate diversamente da quella famigerata Versione Ufficiale della commissione Warren. Lo dimostra la relazione sul fucile Carcano fatta da chi l&#8217;ha costruito (<a href="https://www.johnkennedy.it/?p=25"><strong>chiarendo che NON poteva sparare quel numero di colpi</strong></a>) e lo dimostra oltre ogni nostro ragionevole dubbio il filmato di Zapruder.</p>
<p>Tuttavia leggere Ellroy e vedere The Irishman ci ha permesso di inquadrare la faccenda in un modo diverso e più corretto.<br />
Il “chi” e il “come” appartengono al gusto fetish dei dettagli macabri.</p>
<p>Nella Storia è capire il contesto e intuire il perché che conta.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg" alt="" width="243" height="264" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg 2363w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="(max-width: 243px) 100vw, 243px" /></a></p>
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		<title>22/11/63: di Nobel mancati, viaggi nel tempo e complotti</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/21-11-63-di-nobel-mancati-viaggi-nel-tempo-e-complotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 15:08:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[22 novembre 1963]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non vogliamo rimpolpare le polemiche ormai consuete che ad ogni assegnazione del premio Nobel per la letteratura puntualmente imperversano; però da tempo sosteniamo che continuare ad ignorare Stephen King faccia perdere di credibilità alla stessa accademia di Stoccolma. Di certo il premio non è una questione di copie vendute ma di qualità, ed è proprio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/21-11-63-di-nobel-mancati-viaggi-nel-tempo-e-complotti.html/sk-22-11-63" rel="attachment wp-att-16464"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-16464" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/sk-22.11.63.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/sk-22.11.63.jpg 200w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/sk-22.11.63-107x160.jpg 107w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p>
<p>Non vogliamo rimpolpare le polemiche ormai consuete che ad ogni assegnazione del premio Nobel per la letteratura puntualmente imperversano; però da tempo sosteniamo che continuare ad ignorare Stephen King faccia perdere di credibilità alla stessa accademia di Stoccolma.</p>
<p>Di certo il premio non è una questione di copie vendute ma di qualità, ed è proprio per questo che il più grande riconoscimento del mondo letterario il settantaduenne scrittore del Maine se lo sarebbe meritato da tempo. Se nel 1982 eravate distratti quando uscì la pazzesca raccolta di racconti lunghi “Stagioni Diverse”, se nel 1986 avete considerato “It” un libro di moda per adolescenti, se nel 1992 mentre “Dolores Claiborne” rilevava la bravura di Stephen King anche ai critici più scettici voi stavate guardando gli europei di calcio che ospitavate in casa è almeno dal 1996, dall’uscita de “Il miglio verde” che non avete più scuse.</p>
<p>Va bene, lo sappiamo…  sono tanti a scrivere voi dovete leggervi tutto il mondo. Ok, Fate un po’ quel che volete, ma a nostro parere se King non riceverà questo premio (un premio che come noto non si può assegnare postumo) sarà una macchia grande almeno quanto quelle dei mancati premi assegnati in passato a Isaac Asimov e J.R.R. Tolkien. E se ancora considerate il “fantastico” nell’insieme dei suoi tre sottogeneri fantasy, fantascienza e horror letteratura di serie B, forse semplicemente non siete adatti a gestire un premio così importante.</p>
<p>Ad ogni modo, 22/11/63 è di certo uno dei migliori romanzi del Re. Probabilmente il migliore della produzione del nuovo millennio insieme alla chiusura del ciclo de “La torre nera” e a “Notte buia, niente stelle”. Ci limitiamo a dire questo, visto che non è umanamente possibile fare una classifica dei 61 romanzi (di cui sette come Richard Bachman) e delle undici raccolte di racconti pubblicate dal Re.</p>
<p>Possiamo dire che ciò che ci ha convinto di meno forse è proprio la parte in cui SK dovrebbe essere più forte, ovvero il fantastico e la metafisica. La “soluzione” dei viaggi temporali e l’uso improprio  del cosiddetto “effetto farfalla” ci ha lasciato molto perplessi. Ed è solo per questo motivo che non lo mettiamo in quei quattro capolavori già citati per cui, a nostro modesto parere, ognuno di essi giustificherebbe un premio Nobel.</p>
<p>La semplicità della trama è invece il punto di forza del romanzo. King non si perde a giustificare la presenza di un varco temporale con le equazioni di Einstein-Rosen la magia nera o quant’altro. Semplicemente c’è un varco temporale nel retro di una tavola calda nella cittadina di Lisbons Falls nel Maine. Il titolare lo usa per andar a comprare la carne a basso costo nel 1958; infatti quando l’attraversi ti ritrovi nella stessa cittadina alle ore 11.58 del 9 settembre 1958. Quando viene riattraversato per tornare nel proprio tempo sono passati sempre e soltanto due minuti anche se si è rimasti anni in quella linea temporale. Però questa ha subito tutte le modifiche conseguenti alla presenza di estranei e delle azioni di questi in quel 1958; attenzione quando il varco viene attraversato di nuovo quelle modifiche si “azzerano” e il nuovo ritorno nel 2011 vedrà solo le modifiche nuove, non quelle dei viaggi temporali precedenti.</p>
<p>Vi sentite confusi? Parliamo di viaggi nel tempo del resto, normale.</p>
<p>Dunque, cosa si può fare di buono per l’umanità tornando nel 1958? Le guerre mondiali sono passate, l’11 settembre 2001 è lontano ma un “momento spartiacque” della storia su cui intervenire c’è. “John Fitzgerald Kennedy può salvarsi” come esclama uno dei protagonisti.</p>
<p>Lasciamo la scoperta della deliziosa storia nel passato a voi che non avete i pregiudizi degli accademici di Stoccolma, vi diciamo solo che nel raccontare questa storia e l’umanità dei personaggi che la vivono il Re è ai suoi massimi livelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che ci lascia perplessi invece è il fatto che SK sposi (al 95% come ricorda lui) la versione della famigerata Commissione Warren sull’omicidio di JFK, ovvero che Lee H. Oswald agì da solo.</p>
<p>Ora al di là del fatto che King è un genio a nascondere gli indizi sulle sue reali opinioni storiche e politiche nelle sue storie (ma ci sono un paio di spunti non male riguardo alla bontà del lavoro della commissione), nelle note ci dice una cosa fondamentale ovvero: basta guardare il fotogramma 313 del filmato di Zapruder per avere le idee chiare sulla vicenda.</p>
<p>Beh, non sappiamo cosa pensi SK di quel fotogramma ma per noi le cose sono apparse sempre abbastanza chiare, film di Oliver Stone o meno. La testa di JFK viene colpita nella sua parte anteriore destra e viene spinta indietro da destra verso sinistra. Segno evidente di una traiettoria di un proiettile che va quanto meno parallelo al terreno (o in leggera ascesa, quindi dal basso verso l’alto) e quindi sparato da una posizione davanti a Kennedy e sulla sua destra. Sicuramente non dalla posizione al quarto piano di un edificio a ottanta metri di distanza dietro l’auto presidenziale.</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/21-11-63-di-nobel-mancati-viaggi-nel-tempo-e-complotti.html/zapruder313" rel="attachment wp-att-16463"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-16463" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/zapruder313.jpg" alt="" width="360" height="240" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/zapruder313.jpg 360w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/zapruder313-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/zapruder313-240x160.jpg 240w" sizes="auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
<p>E questo è quanto. Ogni tentativo di negare una realtà così evidente (vuoi per pallottole magiche, vuoi per eccesso di razionalità anticomplottista come fanno Attivisismo e Polidoro del Cicap) ci sembra veramente voler negare l’evidenza.</p>
<p>Poi c’è un’altra bazzecola di cui qualcuno sembra sempre dimenticarsi, ovvero che il PMAL di Terni (ex Fabbrica d’armi), dove è stato prodotto il fucile Carcano che secondo la commissione Warren Oswald ha usato per uccidere JFK e dove è tutt’ora esposto, ha prodotto una relazione per cui sia i danni causati sia i tempi di sparo non sono compatibili con quel fucile.</p>
<p>E se lo dicono anche i militari dovrebbe essere un discorso chiuso. O no?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Complottista è chi il complotto fa” direbbe Forrest Gump, e al di là del fluoro nelle acque non è che possiamo berci proprio tutto. E poi via, un complotto contro Stephen King a Stoccolma c’è di sicuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/21-11-63-di-nobel-mancati-viaggi-nel-tempo-e-complotti/">22/11/63: di Nobel mancati, viaggi nel tempo e complotti</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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