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	<title>ignazio marino Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Libertà Vs Coercizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 20:49:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dispiace dover sentire certe dichiarazioni da chi si è sempre distinto per onestà intellettuale e capacità critica. Dopo la notizia del suicidio assistito di Lucio Magri in Svizzera, il senatore Ignazio Marino si è lasciato sfuggire una frase che è sintomo del livello di inquinamento raggiunto dal dibattito su questi temi. «Non dividiamoci tra ‘pro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dispiace dover sentire certe dichiarazioni da chi si è sempre distinto per onestà intellettuale e capacità critica. Dopo la notizia del suicidio assistito di <strong>Lucio Magri</strong> in Svizzera, il senatore <strong>Ignazio Marino</strong> si è lasciato sfuggire una frase che è sintomo del livello di inquinamento raggiunto dal dibattito su questi temi. «Non dividiamoci tra ‘pro vita’ e ‘pro morte’», ha detto, «il tifo da stadio non è giustificabile di fronte alla fragilità umana».</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" title="prigione" src="http://brucofalla.altervista.org/wp-content/uploads/2011/03/prigione2.jpg" alt="" width="234" height="168" /></p>
<p><span id="more-10287"></span>Accettare questa impostazione, queste etichette totalmente prive di un legame con l’oggetto che vorrebbero designare, significa che abbiamo già <strong>perso la battaglia</strong>, almeno sul piano culturale. Nel mondo anglosassone – dove il fondamentalismo dei ‘pro-life’ giunge a dei livelli di odio personale che sfocia persino nell’omicidio – i sostenitori della libertà di scelta si chiamano, con invidiabile rigore logico, <strong>‘pro choice’</strong>. Il ‘partito della morte’ non è una categoria descrittiva, è un’arma retorica impugnata dai vari Sacconi, Roccella, Binetti e compagnia bella per attaccare chi sostiene, semplicemente, la libertà di ciascuno di decidere sulla propria vita (e, di conseguenza, sulla propria morte). E sarebbe un’arma ridicola e spuntata, se solo dall’altra parte – da questa parte  – non si fosse così schiavi di un pesante retaggio culturale che impedisce di rivendicare apertamente e orgogliosamente la propria scelta per la libertà e l’autonomia.</p>
<p>Non esiste alcun <strong>tifo da stadio</strong>, almeno da parte di chi, con grande rispetto e spesso con profondo dolore, accetta le scelte di ciascuno come la manifestazione della <strong>sovranità di ogni individuo su se stesso</strong>, l’unica accettabile su questa terra. E l’unica che consente a chi poi vuole ‘delegarla’ ad altri – la medicina, la scienza, Dio – di farlo in piena libertà. Per questo la metafora dello stadio e dei tifosi è del tutto fuori luogo: allo stadio si fronteggiano due gruppi simmetrici, parimenti candidati alla vittoria. Qui siamo invece di fronte a un confronto del tutto asimettrico, tra chi difende la libertà di ciascuno (quindi anche del credente, persino della Binetti) e chi pretende di sapere e soprattutto di imporre cosa è giusto per ciascuno. Non c’è partita.</p>
<p><a href="http://cinziasciuto.blogspot.com/" target="_blank">Cinzia Sciuto</a> &#8211;<a href="http://cinziasciuto.blogspot.com/2011/11/liberta-vs-coercizione.html"> AnimaBella</a></p>
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