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	<title>gianluca dotti Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>L’aborto è la prima causa di femminicidio? Decisamente no</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/15088/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2018 14:51:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla Marcia per la vita promossa a Roma dai movimenti pro-life, a una settimana dal 40esimo anniversario dell’introduzione in Italia della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e dal referendum irlandese sull’aborto, la nostra capitale è stata tappezzata di manifesti propagandistici dell’associazione spagnola Citizen Go. Così sulla via Salaria, per esempio, troneggia ora un enorme cartellone con la scritta, lapidaria, che “l’aborto è la prima causa di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/15088/">L’aborto è la prima causa di femminicidio? Decisamente no</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/15088.html/aborto_femminicidio" rel="attachment wp-att-15089"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-15089" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto_femminicidio.jpg" alt="" width="331" height="186" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto_femminicidio.jpg 1050w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto_femminicidio-300x169.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto_femminicidio-768x432.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto_femminicidio-1024x575.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto_femminicidio-280x157.jpg 280w" sizes="(max-width: 331px) 100vw, 331px" /></a></p>
<p>A pochi giorni dalla <strong>Marcia per la vita </strong>promossa a <strong>Roma</strong> dai movimenti pro-life, a una settimana dal <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/05/04/dati-aborto-italia/">40esimo anniversario dell’introduzione in Italia della <strong>legge 194</strong> sull’interruzione volontaria di gravidanza</a> e dal <a href="https://www.wired.it/attualita/politica/2018/05/07/u2-aborto-referendum-irlanda-ottavo-emendamento/">referendum irlandese sull’aborto</a>, la nostra capitale è stata tappezzata di manifesti propagandistici dell’associazione spagnola <strong><a href="http://www.citizengo.org/it">Citizen Go</a></strong>. Così sulla via Salaria, per esempio, troneggia ora un enorme cartellone con la scritta, lapidaria, che<em> “l’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”. </em>Con tanto di hashtag <strong>#stopaborto</strong>come invito alla condivisione sui social.</p>
<p>A stupire non è tanto la presenza di una <strong>campagna anti-aborto</strong>, peraltro in linea con altre battaglie della stessa associazione come quelle relative ai casi <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/07/13/charlie-gard-scelta-terapia/">Charlie Gard</a> e <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/04/24/alfie-evans-tappe/">Alfie Evans</a>, quanto la brutalità con cui sono stati accostati due temi caldi e non direttamente collegati quali le interruzioni di gravidanza e la violenza sulle donne. La stessa Citizen Go, dalla propria pagina Facebook, è parsa voler mettere le mani avanti <a href="https://www.facebook.com/CitizenGOItalia/photos/a.1662328180463608.1073741829.928073553889078/2172748616088226/?type=3&amp;theater">descrivendo</a> lo slogan come<em> “forte”</em> e <em>“provocatorio”</em>, quasi a voler giustificare con la scusa del marketing e della viralità un messaggio che, tanto a prima vista quanto dopo un’analisi più attenta, <strong>è davvero difficile da difendere</strong>.</p>
<p>Al di là delle <a href="https://www.huffingtonpost.it/2018/05/14/manifesti-choc-a-roma-laborto-e-la-prima-causa-di-femminicidio_a_23434141/">reazioni critiche multilaterali</a>, arrivate già nelle prime ore dopo l’affissione, e della possibilità che i manifesti <strong>siano presto rimossi</strong> poiché lesivi delle libertà individuali, esiste un fondamento <strong>scientifico</strong> – o perlomeno <strong>statistico</strong> – nell’affermazione stampata a caratteri cubitali per le vie di Roma?</p>
<p>Anzitutto va detto che la morte di una donna in seguito a un’interruzione di gravidanza <strong>non è – ovviamente – conteggiata tra i casi di femminicidio</strong>, a parte semmai quei rari casi in cui l’aborto fa da <strong>motivo scatenante</strong> per un omicidio volontario o preterintenzionale.</p>
<p>La morte per <strong>complicanze medico-sanitarie</strong>, infatti, non ha nulla a che vedere con il concetto di femminicidio, che invece è un’uccisione deliberata di una donna per motivi basati sul genere e dovuta a un’ideologia patriarcale. Accostare il termine femminicidio con l’aborto, in altri termini, significa <strong>confondere una gravissima forma di prevaricazione</strong> subita da una donna <strong>con una libertà</strong> che l’ordinamento giuridico italiano riconosce da quattro decennni.</p>
<p>Se qualcuno pensasse che le <strong>donne</strong> a cui si fa riferimento con il termine <strong><em>femminicidio</em></strong> possano essere i feti femmina anziché le gestanti, non è questo il caso:<strong> Citizen Go</strong> ha spiegato chiaramente che il riferimento è alle <strong>donne-madri</strong> e non alle eventuali <em>“bimbe soppresse”</em>. Nemmeno la questione degli aborti selettivi, dunque, sembra essere chiamata in causa dalla campagna contro l’aborto. E c’è di più: l’associazione ha detto che considera come femminicidi anche le donne <em>“uccise nella loro <strong>intimità psichica e fisica</strong>“</em>, ossia include (non si sa secondo quali dati, visto che il <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2014/04/15/la-psicologia-dopo-laborto/">tema è scientificamente controverso</a>) anche tutte coloro che hanno sofferto di <em>“traumi post-abortivi”</em>non meglio specificati.</p>
<p>Immaginando che tutto ciò possa comunque avere una qualche consistenza logica, districandosi tra metafore, allusioni e discutibili accostamenti lessicali, proviamo a mettere un po’ d’ordine con <strong>qualche numero</strong>. Le <a href="http://www.smallarmssurvey.org/about-us/highlights/highlight-rn14.html">stime globali</a> sul numero di omicidi parlano di circa <strong>66mila donne uccise ogni anno</strong>. Il numero di femminicidi è inferiore a questo dato, poiché devono essere escluse tutte le uccisioni non collegabili a una questione di genere. Per l’Italia, dove abbiamo a disposizione statistiche più accurate, <a href="https://www.agi.it/cronaca/femminicidinumeri_dati_statistiche_violenza_donne-3159160/news/2017-11-25/">si parla di circa<strong> 150 femminicidi</strong></a><strong> all’anno</strong>, con variazioni annue di qualche punto percentuale.</p>
<p>Per quanto concerne gli aborti, invece, ogni anno nel mondo perdono la vita in seguito all’interruzione di gravidanza <strong><a href="https://www.measureevaluation.org/prh/rh_indicators/womens-health/pac/number-of-deaths-related-to-unsafe-abortion">circa 70mila donne</a></strong> (68mila <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2709326/">secondo</a> il National Institute of Health), a cui si aggiungono quasi 5 milioni di donne che sviluppano disabilità temporanee o permanenti. Numeri così raccapriccianti trovano però spiegazione nelle angoscianti pratiche degli <strong>aborti clandestini</strong> eseguiti con <strong>tecniche frettolose o obsolete</strong> e in quelli praticati da <strong>personale non adeguatamente preparato</strong>, a cui sono da imputare la quasi totalità degli eventi avversi. Anche in questo caso la tesi di Citizen Go non regge, poiché non si può certo far rientrare nel dibattito sulla legge sull’aborto in Italia la questione delle <strong>operazioni chirurgiche fuorilegge</strong>, nonostante in taluni casi siano effettivamente associate a forme di abuso di genere. Si stima che globalmente <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/09/29/aborto-meta-interventi-no-sicuri/">quasi la metà degli aborti</a> (20 milioni su 42 milioni all’anno) sia praticata senza le condizioni minime di sicurezza sanitaria, ma si tratta di una questione totalmente diversa rispetto alla legge 194, tanto che mescolare due argomenti così diversi pare del tutto illogico. A maggior ragione, le stime riferiscono che nei Paesi occidentali gli aborti insicuri sono relativamente pochi (<strong>circa il 3%</strong>)<strong>, </strong>mentre nei Paesi in via di sviluppo la media è del 55%.</p>
<p>In ogni caso, anche un aborto praticato in Italia nelle strutture sanitarie certificate porta con sé una <strong>minima dose di rischio</strong>, ma gli episodi sfavorevoli rappresentano una rarità e sono riconducibili a circostanze eccezionali (come l’assenza di <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/02/23/san-camillo-la-difficolta-garantire-aborto-obiezione-coscienza/">medici non obiettori</a>). Se l’interruzione di gravidanza avviene entro 10 settimane dal concepimento, la mortalità è circa di<strong> <a href="https://www.womenonweb.org/en/page/561/is-a-medical-abortion-dangerous">un caso ogni oltre 200mila pazienti</a></strong>, ossia meno della metà rispetto a quella dovuta all’uso di antibiotici. Per l’Italia si parla ogni anno di un numero di aborti compreso <a href="https://www.truenumbers.it/aborti-in-italia/">tra 80mila e 90mila</a> (erano <a href="https://www.istat.it/it/archivio/141802">100mila nel 2012</a>, e il trend è di <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/05/04/dati-aborto-italia/">progressiva diminuzione</a>), quindi in media dovremmo assistere a <strong>meno di una morte all’anno</strong>. I numeri sono così bassi che non ci sono statistiche di riferimento, e ogni singolo caso di morte in seguito a un aborto entra nelle cronache dei giornali, come accadde per Valentina Milluzzo, <a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/03/29/news/catania_la_donna_morta_di_parto_dopo_l_aborto_indagati_7_medici-192525033/">deceduta a Catania nell’ottobre del 2016</a>.</p>
<p>Per completezza, va poi aggiunto il dato della <strong>mortalità materna</strong>, che riguarda i decessi nei primi 42 giorni dopo il parto, dovuti soprattutto a trombo-embolie, disordini ipertensivi ed emorragie. Le <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Maternal_death#Measurement">stime a livello mondiale</a> parlano di 140-180 madri morte ogni 100mila parti, mentre in Italia <a href="http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&amp;menu=notizie&amp;p=dalministero&amp;id=2588">il numero di decessi</a> scende nettamente a poco meno di 9, in linea con la media Europea (negli Stati Uniti il valore è di circa 14). Dato che nel nostro Paese nascono <a href="https://www.ilfoglio.it/dati-e-statistiche/2017/05/17/news/istat-nuovo-minimo-storico-nascite-135022/">meno di mezzo milione</a> di bambini all’anno, <strong>il dato annuale della mortalità materna è compreso tra 35 e 45</strong>. Tra il 2006 e il 2012, ad esempio, sono morte in tutto 229 neo-mamme. Globalmente, invece, il numero di nascite annue è di circa 140 milioni (considerando un tasso di natalità mondiale di 18 nascite all’anno ogni mille abitanti), dunque perdono la vita a causa del parto <strong>oltre 200mila madri</strong>.</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/15088.html/aborto-presa-in-giro-provita" rel="attachment wp-att-15090"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-15090" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto-presa-in-giro-provita.jpg" alt="" width="384" height="512" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto-presa-in-giro-provita.jpg 720w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto-presa-in-giro-provita-225x300.jpg 225w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/05/aborto-presa-in-giro-provita-120x160.jpg 120w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></a></p>
<p>Comunque lo si voglia intendere, il confronto tra morti per aborto e femminicidi <strong>non sta in piedi</strong>, a maggior ragione se parliamo della situazione europea e italiana. Abusare fuori contesto di un termine pregno di significato come <em>femminicidio</em>, poi, significa <strong>voler mettere in secondo piano le vere cause del problema</strong>, svuotandole di senso. Soprattutto se, a sproposito, con quella parola si vogliono inglobare pure i <strong>presunti traumi psicologici</strong> successivi a un’interruzione di gravidanza. E se anche concedessimo questa chiave di lettura, allora dovremmo includere nel conteggio tutte le sofferenze umane dovute al mancato riconoscimento di un diritto come quello all’aborto. Insomma, seguendo la folle logica di Citizen Go, dovremmo parlare di “<em>femminicidio”</em> e di<em> “uccisione psichica”</em> anche per una donna che volesse abortire ma alla quale la legge del proprio Paese non garantisse questa libertà.</p>
<p><strong><a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/05/15/aborto-causa-femminicidio/">Gianluca Dotti &#8211; Wired</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/15088/">L’aborto è la prima causa di femminicidio? Decisamente no</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Aumentano le diagnosi di autismo ma i vaccini non c&#8217;entrano</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/aumentano-le-diagnosi-autismo-vaccini-non-centrano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2017 14:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca dotti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il tema della prevalenza dell’autismo tra i più giovani è tornato al centro dell’attenzione negli Stati Uniti dopo che il presidente Donald Trump ha affermato, qualche giorno fa, che si sta assistendo a “un enorme aumento dell’incidenza dell’autismo nei bambini”. Limitandosi alle diagnosi, l’affermazione è corretta e confermata dalle valutazioni statistiche di molte università [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/aumentano-le-diagnosi-autismo-vaccini-non-centrano/">Aumentano le diagnosi di autismo ma i vaccini non c&#8217;entrano</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/aumentano-le-diagnosi-autismo-vaccini-non-centrano.html/berlino1" rel="attachment wp-att-14305"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-14305" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/08/berlino1-1024x685.jpg" alt="" width="363" height="242" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/08/berlino1-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/08/berlino1-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/08/berlino1-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/08/berlino1-239x160.jpg 239w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/08/berlino1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tema della prevalenza dell’autismo tra i più giovani è tornato al centro dell’attenzione negli Stati Uniti dopo che il presidente Donald Trump ha affermato, qualche giorno fa, che si sta assistendo a “un enorme aumento dell’incidenza dell’autismo nei bambini”. Limitandosi alle diagnosi, l’affermazione è corretta e confermata dalle valutazioni statistiche di molte università (tra cui quella di Penn State in Pennsylvania), che hanno notato un inesorabile aumento dei casi certificati dal 2000 in poi. In meno di vent’anni si è passati dallo 0,3% all’1,5% di casi certificati, prendendo come riferimento l’età di 8 anni. Oggi si stima che nelle scuole circa 1 bambino ogni 66 abbia ricevuto una diagnosi di autismo, con una prevalenza molto più alta nei maschi.</p>
<p>Il numero di diagnosi è però l’effetto combinato di una serie di fattori, che vanno dagli aspetti di natura clinica a quelli burocratici, amministrativi e sociali. Un’analisi più approfondita delle dinamiche di questo fenomeno ha portato a concludere che una buona – se non la maggior – parte dell’aumento dei casi non è da attribuire a una reale crescita dell’incidenza dell’autismo.</p>
<p>Ecco alcuni punti da tenere presenti per affrontare la complessità della questione.</p>
<p>1. L’autismo include un ampio spettro di sintomi<br />
Quando si parla di autismo o di disturbi dello spettro autistico si include un ampio ventaglio di possibilità, che vanno dalle difficoltà nell’interazione sociale ai deficit nella comunicazione, dai difetti di concentrazione ai problemi nello svolgimento di compiti ripetitivi.</p>
<p>Inoltre è molto variabile la gravità di questi sintomi, che può andare da un lieve disturbo fino ai casi più gravi. A volte vengono considerati sintomi dell’autismo anche il nervosismo dovuto a un cambio della routine quotidiana, la lentezza nella costruzione delle frasi e la povertà di competenze linguistiche. Il solo conteggio dei casi, dunque, fornisce una fotografia molto parziale dell’attuale situazione.</p>
<p>2. La diagnosi dell’autismo non è basata su parametri clinici quantificabili<br />
Fino a oggi i ricercatori non sono riusciti a trovare un aspetto neurologico, genetico o un sintomo che sia univocamente associabile all’autismo. Analisi del sangue, screening cerebrale o altre indagini cliniche non permettono di stabilire la presenza o l’assenza del disturbo. Sono in corso tentativi più o meno promettenti di diagnosi clinica, ma la prudenza è ancora d’obbligo. Di conseguenza, la diagnosi si basa sul buon senso, sull’esperienza e sulla soggettività del medico che si occupa della valutazione, con il solo aiuto dei criteri guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che definiscono in linea generale che cosa si debba intendere con autismo.</p>
<p>Non solo medici diversi possono giungere a conclusioni opposte, ma uno stesso medico potrebbe compiere valutazioni differenti da un anno all’altro a causa del continuo aggiornamento delle già citate linee guida internazionali. Citando uno dei dati raccolti da FactCheck.org, quasi il 60% dei bambini visitati dieci anni fa e dichiarati non autistici ora riceverebbe una diagnosi positiva.</p>
<p>3. Oggi c’è più consapevolezza sull’autismo<br />
Medici e famiglie hanno via via acquisito consapevolezza dell’esistenza e delle caratteristiche di questo disturbo. Si tratta di un aspetto culturale indubbiamente positivo, che potrebbe però essere la causa principale dell’aumento dei casi registrati. Se in passato l’autismo era poco considerato, è naturale che i casi riconosciuti fossero in numero inferiore. A sostegno di questa tesi, alcuni studi scientifici hanno dimostrato una correlazione tra il numero di casi di autismo e altri fattori sociali quali il grado di istruzione della popolazione, il numero di pediatri e la sinergia tra scuole e ospedali.</p>
<p>4. C’è una progressiva ri-catalogazione delle diagnosi<br />
Il dato sull’autismo, da solo, racconta solo una parte della storia. Statistiche alla mano, l’aumento dei casi di autismo è andato di pari passo con la diminuzione delle diagnosi di altri disturbi, quali la disabilità intellettiva e il ritardo mentale. Il calo di queste diagnosi sarebbe sufficiente a giustificare almeno i due terzi dell’aumento dei casi di autismo. I disturbi citati condividono buona parte dei sintomi, quindi spesso la catalogazione dei pazienti è a discrezione del medico che si occupa della diagnosi.</p>
<p>5. L’aumento dei casi, in parte, potrebbe essere reale<br />
Nonostante le numerose spiegazioni che giustificherebbero l’aumento delle diagnosi come effetto di fattori sociali e burocratici, secondo gli scienziati è comunque plausibile che i pazienti autistici siano davvero in crescita. Alcuni studi hanno infatti dimostrato un legame tra l’incidenza dell’autismo e l’età dei genitori. I dati sui papà non permettono di affermare con certezza che ci sia un invecchiamento, mentre per quanto riguarda le mamme l’aumento dell’età media al momento del parto è senza dubbio aumentata negli ultimi vent’anni, per lo meno tra Europa e Stati Uniti.</p>
<p>6. Non esiste alcun legame con le vaccinazioni<br />
Qui su Wired è già stato scritto a più riprese, ma ancora una volta vale la pena di ribadire che le teorie sulla correlazione tra vaccini e autismo sono del tutto infondate e basate su una frode scientifica da parte del medico inglese Andrew Wakefield nel 1998. Anche se il legame con le procedure vaccinali è stato molte volte smentito, Donald Trump ha spesso ventilato l’idea di una responsabilità dei vaccini nell’aumento dei casi di autismo. Tra le tante spiegazioni possibili, questa è senz’altro una bufala.</p>
<p><a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/02/28/diagnosi-autismo-aumento-incidenza/"><strong>Gianluca Dotti &#8211; da Wired</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/aumentano-le-diagnosi-autismo-vaccini-non-centrano/">Aumentano le diagnosi di autismo ma i vaccini non c&#8217;entrano</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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