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	<title>estinzione Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Se 30.000 specie vi sembrano poche</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/30000specie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2020 13:55:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono ben 30.178 le specie di animali e piante che potrebbero scomparire nel breve termine. Rischiano l’estinzione il 41% degli anfibi, il 25% dei mammiferi e il 13% degli uccelli valutati. Ma anche il 34% delle specie di conifere e il 33% dei coralli che formano le barriere coralline. Sono questi i numeri ufficiali comunicati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/30000specie.html/cigni-sottacqua" rel="attachment wp-att-16611"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-16611" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/01/cigni-sottacqua.jpg" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/01/cigni-sottacqua.jpg 960w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/01/cigni-sottacqua-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/01/cigni-sottacqua-768x512.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/01/cigni-sottacqua-240x160.jpg 240w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Sono ben 30.178 le specie di animali e piante che potrebbero scomparire nel breve termine. Rischiano l’estinzione il 41% degli anfibi, il 25% dei mammiferi e il 13% degli uccelli valutati. Ma anche il 34% delle specie di conifere e il 33% dei coralli che formano le barriere coralline. Sono questi i numeri ufficiali comunicati dall’unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN). Fondata nel 1948, la IUCN rappresenta la più autorevole organizzazione non governativa nel campo della tutela ambientale: conta circa 15.000 esperti e più di 1300 membri, inclusi Stati, agenzie governative e Ong.</p>
<p>Lo scorso 10 dicembre, in concomitanza con la conferenza sul clima di Madrid (COP25), <a class="GoogleAnalyticsET-processed" href="https://www.iucn.org/news/species/201912/species-recoveries-bring-hope-amidst-biodiversity-crisis-iucn-red-list">ha annunciato</a> l’ultimo aggiornamento delle liste rosse, il database che riporta la valutazione dello stato di conservazione delle specie animali e vegetali utilizzando rigorosi criteri scientifici. Con l’ultimo aggiornamento, il database comprende la valutazione dello stato di conservazione di 112.432 specie, <strong>il 27% delle quali è a rischio di estinzione</strong>.</p>
<h3>Gli effetti dei cambiamenti climatici</h3>
<p>Le cause di declino delle specie sono strettamente legate alle <strong>attività antropiche</strong>: tra queste, la perdita di habitat naturali dovuta alla deforestazione e all’urbanizzazione, l’introduzione di specie aliene invasive e la persecuzione diretta.</p>
<p>Crescono anche le prove dell’<strong>effetto negativo dei cambiamenti climatici</strong> che contribuiscono alla modificazione delle condizioni ambientali e provocano eventi metereologici estremi. Il 37% dei pesci d’acqua dolce in Australia rischia l’estinzione, e di questi il 58% è direttamente influenzato dai cambiamenti climatici, in particolare l’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni che portano al prosciugamento dei corsi d’acqua.</p>
<p>L’innalzamento delle temperature oceaniche minaccia la sopravvivenza dei coralli, provocando il fenomeno dello sbiancamento. La scomparsa dei coralli ha delle <strong>ripercussioni a catena</strong> sulle altre specie che dipendono dall’ecosistema creato dalle barriere coralline. Ad esempio, lo squalo nutrice coda corta, che vive nelle acque tropicali dell’Oceano indiano, un tempo specie “vulnerabile” secondo i criteri IUCN, è ora “in pericolo critico”, avendo subito una diminuzione dell’80% in 30 anni. Ma anche le specie che vivono sulla terra ferma sono minacciate dal cambiamento delle condizioni climatiche. Ad esempio, l’amazzone imperiale, pappagallo simbolo della Dominica, è stato letteralmente decimato dall’uragano Maria che ha avuto un impatto devastante sull’isola. Al momento, si stima esistano in natura meno di 50 amazzoni.</p>
<p>Il sistema di classificazione delle liste rosse permette di valutare se nel tempo una specie modifica il suo stato di conservazione, con cambiamenti in negativo o in positivo. Sono 73 le specie che nell’ultimo aggiornamento hanno peggiorato il loro status, e otto le specie di uccello che sono <strong>ormai dichiarate estinte</strong>. Tra queste l’ara di Spix, una specie di pappagallo dall’elegante piumaggio azzurro, protagonista di “Rio”, il film di animazione del 2011, che un tempo popolava le foreste brasiliane. Cause dell’estinzione lo sfruttamento commerciale delle foreste e la cattura di questi pappagalli per il commercio come animali da compagnia. Oltre all’ara di Spix si sono estinte almeno altre 4 specie ornitiche brasiliane, incluso il <em>Glaucidium mooreorum</em>, un piccolo gufo alto circa 15 centimetri. La deforestazione sta provocando un rapido declino anche del colobo rosso orientale, un piccolo primate che vive solo nelle foreste a ridosso del fiume Tana, in Kenya.</p>
<h3>Storie di ripresa</h3>
<p>Per fortuna ci sono anche segnali positivi, sebbene il loro numero sia ancora molto esiguo. In tutto sono dieci i casi in cui si è riusciti a <strong>invertire una tendenza negativa</strong>, arrestando il declino delle popolazioni o evitandone l’estinzione. Il rallo di Guam è un uccello grosso più o meno come una gallina e incapace di volare, endemico dell’omonima isola del Pacifico. Un tempo abbondante nelle praterie e arbusteti, il rallo ha iniziato a diminuire drasticamente dagli anni &#8217;70. Tra le cause, l’introduzione per causa umana di ratti, gatti domestici e del serpente bruno arboricolo, un rettile originario della Papua Nuova Guinea. Si tratta di quelle che tecnicamente vengono definite “<strong>specie aliene invasive</strong>”, una delle principali minacce per la biodiversità: specie trasportate dall&#8217;uomo in modo volontario o accidentale al di fuori della loro area d&#8217;origine, e che una volta giunte in una nuova area vi si insediano con successo causando gravi danni alle specie e agli ecosistemi presenti.</p>
<p>Nel 1987 il rallo di Guam è stato dichiarato “estinto in natura”. Alcuni individui però, sono stati fatti riprodurre in cattività, e reintrodotti in natura nel 2016 dopo aver eradicato i potenziali predatori. E, in una piccola porzione dell’isola, la popolazione reintrodotta ha cominciato a dare segni di ripresa. Oggi, il rallo di Guam è ancora a rischio di estinzione, ma non è più considerato estinto in natura, grazie all’adozione di misure di conservazione vincenti.</p>
<p>È invece fuori pericolo il parrocchetto delle Mauritius, ultimo superstite delle specie di pappagalli delle isole Mascarene, che è passato dall’orlo dell’estinzione a una popolazione che conta più di 700 individui. Anche in questo caso i programmi di riproduzione in cattività, l’utilizzo di nidi artificiali, e il contrasto alle cause di minaccia hanno giocato un ruolo fondamentale per la salvaguardia della specie.</p>
<p>La storia del rallo di Guam e del parrocchetto delle Mauritius rappresentano “un barlume di speranza nel mezzo dell’attuale crisi della biodiversità”, secondo Grethel Aguilar, direttrice generale della IUCN. “Il risultato positivo di alcune azioni di conservazione dimostra che quando i governi, le organizzazioni per la conservazione e le comunità locali lavorano insieme si può invertire l’attuale trend di perdita di biodiversità” afferma Jane Smart, direttrice del Biodiversity Conservation Group della IUCN.</p>
<p>La IUCN ha l’obiettivo ambizioso di ampliare il database delle liste rosse raggiungendo 160.000 specie entro giugno 2020, nel corso del quale si terrà il <a class="GoogleAnalyticsET-processed" href="https://www.iucncongress2020.org/">congresso mondiale</a> dell’organizzazione. Scopo del congresso sarà <strong>individuare le priorità per la conservazione delle specie</strong> per dare un chiaro indirizzo alle future scelte politiche.</p>
<p>Nell’ottobre 2020 si riuniranno invece in Cina i governi dei Paesi che hanno aderito alla Convenzione sulla biodiversità (Convention on biological diversity, CBD). Uno degli <a class="GoogleAnalyticsET-processed" href="https://www.cbd.int/sp/targets/">obiettivi per il 2020</a> della CBD, il target 12, afferma infatti che “entro il 2020 l&#8217;estinzione delle specie minacciate conosciute è stato prevenuto e il loro status di conservazione, particolarmente di quelli maggiormente in declino, è stato migliorato e sostenuto”.</p>
<p>Di quanto siamo lontani da questi obiettivi ne è prova anche il <a class="GoogleAnalyticsET-processed" href="https://www.scienzainrete.it/articolo/cop25-verso-32-gradi-di-aumento-perch%C3%A9-politica-fallisce/paolo-vineis/2019-12-16">fallimento degli accordi sul clima della COP25</a>. Eppure, come dice Aguilar, le dieci specie che hanno migliorato il loro stato di conservazione “dimostrano che <strong>la natura può ristabilirsi</strong>, se le si dà almeno una mezza possibilità di farlo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.scienzainrete.it/autori/scillitani/2264">Laura Scillitani</a> &#8211; Articolo originariamente pubblicato su <a href="https://www.scienzainrete.it/articolo/se-30000-specie-vi-sembran-poche/laura-scillitani/2019-12-27">Scienza in Rete</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/30000specie/">Se 30.000 specie vi sembrano poche</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Tifiamo Estinzione?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/estinzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2018 13:17:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/estinzione.html/estinzione" rel="attachment wp-att-15606"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-15606" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/estinzione-1024x683.jpg" alt="" width="412" height="274" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/estinzione-1024x683.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/estinzione-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/estinzione-768x512.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/estinzione-240x160.jpg 240w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></a></p>
<p>La “leggenda urbana” è ormai diffusa da tempo. Al momento della certezza che Donald Trump sarebbe diventato il nuovo presidente degli Usa, a Berkley (o comunque in qualche campo universitario americano) i c.d. “ecologisti radicali” avevano festeggiato. E alle prevedibili domande sul fatto se avessero capito bene il risultato elettorale rispondevano fieri che sì, l’avevano cpaito e che sì erano contenti. Perché? Perché così si sarebbe accelerato il processo di estinzione dell’uomo e questo sarebbe stato un grande bene per il pianeta.</p>
<p>Al di là della veridicità della storiella viene ormai da chiedersi se un atteggiamento del genere alla fine non sia il più razionale a nostra disposizione.</p>
<p>Siamo sempre stati dalla parte di Leopardi e Schopenauer, un unione degli uomini di buona volontà per contrastare una natura matrigna indifferente è, a nostro modo di vedere, l’unica soluzione possibile che ha l’essere umano per sopravvivere dignitosamente come uomo e evoluzionisticamente come specie.</p>
<p>Il salto concettuale che l’uomo ha cercato di fare in questi secoli, nello smettere di pensare a come salvare se stesso o tutt’al più la propria famiglia e di occuparsi di tutta la specie umana è stato bello, ma rimane ancora incompiuto, basta guardarsi intorno. E il precursore <em>leopardiano</em> del <em>gramsciano</em> “<em>ottimismo della volontà</em>” all’interno del “<em>pessimismo cosmico della ragione</em>” che ci ha sempre guidato non possiamo negare che è sempre più difficile portarlo avanti.</p>
<p>Certo la situazione culturale e politica del nostro paese non aiuta, ovvio. Ma a guardarsi intorno, isole felici del NordEuropa e qualche altra rara eccezione a parte, non è che poi il mondo sia messo molto meglio di noi.</p>
<p>Di Trump ormai è pleonastico aggiungere commenti o considerazioni. di Putin poi è letteralmente meglio tacere (visto che ancora noi non siamo messi così male da dar retta Fusaro), è oltremodo preoccupante vedere la sponda del negazionismo climatico di Trump nel neo-eletto Bolsonaro, che rischia di far tornare il Brasile agli anni bui della sua storia dopo essere stato a lungo una speranza per il futuro del pianeta.</p>
<p>Della Brexit che rischia di mandare sul lastrico l’Inghilterra (e tanto i sovranisti de noantri ancora non ne hanno abbastanza) e sarà forse ricordata come l’errore  più grande nella storia della ”Perfida Albione”, dice tutto il volto della povera May a cui manca solo di flagellarsi in piazza per averle fatte proprio tutte per tentare di addolcire il conto di questa follia.</p>
<p>Ma tutto ciò forse è la parte meno dolorosa. Quello che fa realmente male è vedere come tutta la popolazione italiana si è completamente disumanizzata e regala la sua violenza verbale a tutti gli utenti dei social network senza il minimo ritegno.</p>
<p>L’ultimo episodio che ha visto la famiglia del povero Meghelizi, il ragazzo italiano morto a Strasburgo nell’ultimo attentato di matrice islamica, insultata dai fanatici del sovranismo italico perché hanno commesso il grave errore di coprire il feretro con la bandiera europea invece che con quella italiana, segna un ennesimo punto di minimo della nostra decenza.</p>
<p>Intendiamoci, come diciamo sempre, non è facebook o il qualsivoglia social il problema. Il problema è che abbiamo permesso alle coscienze di arrivare a questo punto senza che nessuno abbia mai detto niente.</p>
<p>Anche Michela Murgia è stata vittima della violenza verbale a causa del suo ultimo libro “istruzioni per diventare fascisti”. Il fanatismo di condanna questa volta non solo è stato bipartisan ma è anche arrivato da pseudo intellettuali e non solo dall’uomo della strada. Il grave peccato della Murgia è stato, non solo di aver ricordato che ognuno di noi spesso ha posizioni e appoggia pensieri ur-fascisti (ricordando quindi quanto questa parola sia attuale)  ma anche di aver diffuso on line il c.d. fascistometro. Così ovviamente chi ha voluto evitare la fatica di leggere un libro (che non sia mai, troppo tempo rubato a facebook) ha potuto massacrarla solo guardando le domande on line. Il fascistometro in realtà sarebbe il gioco “leggero” nell’ultima parte di un libro geniale che illustra perfettamente, come il fascista in doppiopetto riesce ad aggirare le regole democratiche e a prendere i voti “democratici” presentandosi come “alternativo al sistema” e “contro i poteri forti”.</p>
<p>Ben lungi dal leggere il libro i  maestri di pensiero italici (destricoli, sinistrati e rossobruni vari) hanno ben pensato di crocifiggerla un istante dopo aver risposto alle domande e scoperto che, ohibò, un po’ fascisti sono anche loro.</p>
<p>Erano strane o inadeguate le domande della Murgia? Assolutamente no. Niente che non ricada nelle definizioni di Umberto Eco dell’Ur-fascismo (vi dobbiamo davvero spiegare che se ritenete il sistema del suffragio universale sopravvalutato un po’ fascisti lo siete?)  . Ma il problema è proprio questo… non abbiamo più persone dell’autorevolezza di Eco che di fronte a tale sfoggio di saccenza possa prendere per un orecchio il Gramellini del Corsera, il quale il giorno prima si lamenta per essere stato definito sul test della Murgia un “protofascista” e il giorno dopo scrive che la volontaria italiana rapita in Kenia avrebbe fatto bene a starsene a casa.</p>
<p>Così dato che “<em>nel paese dei ciechi l’uomo con un occhio solo è il re</em>” nel paese dell’informazione omologata, controllata e appiattita verso il basso uno che ha un’editoriale su un quotidiano diventa un intellettuale. Se poi il quotidiano è il Corsera allora diventa da prendere in considerazione anche se la traduzione in “parla come mangi” di quello che scrive è sempre “<em>Che roba, Contessa!” </em></p>
<p>Ora vorremmo anche raccontarvi di Katowice dove è definitivamente fallito in questi giorni l’accordo “Cop21” di Parigi stilato nel 2015. Era il penultimo treno per salvare il pianeta, l’ultimo sarà nel 2025 e per tenere l’anomalia termica a livelli “compatibili” con la vita così come la conosciamo, occorrerà prendere in questi otto anni misure molto più drastiche di quelle che gli Stati non hanno voluto applicare a Katowice. Vi viene già da ridere a pensarci? Ecco… vedete che cominciate a capire la posizione degli ecologisti radicali di Berkley?</p>
<p>“<em>Hemingway diceva che il mondo è un bel posto e vale la pena combattere per esso. Io sono d’accordo con la seconda parte</em>”. Diceva Morgan Freeman nei panni del detective Somerset nel finale di Seven dopo tutto quello che aveva visto accadere. Era il 1995. Oggi sinceramente cominciamo a dubitare dei motivi per cui vale la pena combattere non per salvare il mondo, ma l’umanità.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Homo Sapiens, la mostra</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/homo-sapiens-la-mostra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2013 22:19:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[estinzione]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Curata da Luigi Luca Cavalli Sforza e da Telmo Pievani la mostra “Homo Sapiens – la grande storia della diversità umana” è in questi giorni a Novara dopo essere stata per lungo tempo a Roma.Speriamo che quella di Novara sia solo la prima tappa di un tour che consenta a più persone possibile di ammirarla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/homo-sapiens-la-mostra/">Homo Sapiens, la mostra</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Curata da Luigi Luca Cavalli Sforza e da Telmo Pievani la mostra “Homo Sapiens – la grande storia della diversità umana” è in questi giorni a Novara dopo essere stata per lungo tempo a Roma.<span id="more-11447"></span><br /><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/hsapiens.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11448" alt="hsapiens" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/hsapiens.jpg" width="275" height="183" /></a>Speriamo che quella di Novara sia solo la prima tappa di un tour che consenta a più persone possibile di ammirarla nel nostro paese, ce n&#8217;è realmente bisogno per vari motivi.<br />Il primo di questi è che stiamo parlando davvero di una bellissima mostra, nata da un&#8217;idea originale e curata scientificamente nei minimi dettagli; che non tralascia nessuna delle scoperte più recenti della biologia e affronta la “diversità umana” sia dal punto di vista biologico che da quello etnologico.<br />Il lungo percorso delle del genere Homo che da qualche milione di anni è comparso su questo pianeta, e precisamente nel continente chiamato Africa, è estremamente affascinante. Dai primi passi dell&#8217;umanità impressi sulla cenere di un eruzione vulcanica, alle migrazioni fuori dall&#8217;Africa che hanno portato alla colonizzazione di tutto il pianeta, all&#8217;incontro con i “cugini” neanderthaliani, fino ai primi manufatti umani e le sfide di colonizzazione degli ambienti più estremi come l&#8217;Artico, la mostra curata in ogni dettaglio colpisce in primo luogo per la mole impressionante di informazioni che riesce a fornire al visitatore. È estremamente educativa e da molti spunti di riflessione, scientifici e filosofici. <br />Partendo ad esempio dal punto forse più controverso della nostra evoluzione, la coabitazione nel pianeta con altre specie Homo, la domanda a cui si cerca di dare una risposta oggi è “che fine hanno fatto tutti quanti?” Fino a 40.000 anni fa condividevamo il pianeta con altre quattro specie Homo, poi “improvvisamente” siamo rimasti solo noi Sapiens a diffonderci sul pianeta. Perché? Riferendosi in particolare all&#8217;Uomo di Neanderthal gli organizzatori della mostra mettono in evidenza la riflessione di John Darnton «Era più forte. Era intelligente come noi. È vissuto attraverso gli orrori dell&#8217;era glaciale, in ogni parte dell&#8217;Europa e dell&#8217;Asia Occidentale per circa 200.000 anni, poi è scomparso. Perché noi siamo qui e lui è sparito? Per citare Jack Nicholson in L&#8217;onore dei Prizzi “se era cosi maledettamente in gamba, com&#8217;è che è irrimediabilmente morto?”».<br />La questione non è di poco conto tenendo presente anche che gli ultimi studi genetici ci dicono che l&#8217;Homo Sapiens odierno è, probabilmente, ibridato con il Neanderthal.<br />Insomma una storia, quella della diversità umana, tutta da scoprire e da ammirare come fosse un film. E per continuare a giocare con le citazioni cinematografiche ricordiamo che Telmo Pievani paragona l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo al film “Sliding doors”, dove un semplice evento (il riuscire a entrare nelle porte del treno della metropolitana che si chiudono o il dover aspettare il treno successivo) mostra due storie completamente diverse dei protagonisti. Ecco, l&#8217;evoluzione (non solo quella umana) è una serie interminabile di sliding doors dove ad ogni bivio le cose sarebbero potute andare in maniera completamente differente e oggi il pianeta Terra poteva ritrovarsi come specie dominante un sauro-sapiens o un aracno-sapiens.<br />Questo ovviamente non deve far altro che farci apprezzare ancora di più la nostra particolarità e responsabilizzarci maggiormente a trattare con rispetto tutti i nostri compagni di viaggio nella strada del nostro futuro. Senza però cadere nel gioco di divinizzare la natura e ricordando sempre una citazione di David Raup anch&#8217;essa messa ben in evidenza nella mostra: “se l&#8217;estinzione fosse un gioco del tutto leale, noi non saremmo qui”.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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