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	<title>divorzio breve Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Divorzio breve, parte terza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 19:52:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandra maiorino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’agosto scorso ci eravamo occupati dell’anomalia italiana in fatto di divorzio: tempi lunghissimi, esborsi economici (ed emotivi) ingenti, insopportabili lungaggini legali per porre fine ad un’unione che ormai da tempo non è più tale. La legge attualmente vigente – e che risale al 1970 – impone infatti che i divorziandi siano sottoposti ad un periodo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’agosto scorso ci eravamo occupati dell’anomalia italiana in fatto di <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/08/divorzio-all%e2%80%99italiana/">divorzio</a>: tempi lunghissimi, esborsi economici (ed emotivi) ingenti, insopportabili lungaggini legali per porre fine ad un’unione che ormai da tempo non è più tale. La legge attualmente vigente – e che risale al 1970 – impone infatti che i divorziandi siano sottoposti ad un periodo di “decantazione” di tre anni, e che la comunione dei beni sia sciolta solo una volta che l’istanza di separazione è passata in giudicato. Effetto collaterale di questo relitto giuridico è, tra gli altri, l’insorgere di un nuovo trend turistico, quello “divorziale”: per aggirare i tempi (non casualmente) biblici della legge, gli italiani che possono permetterselo, si recano all’estero, ove le pratiche per ottenere lo scioglimento del vincolo sono invece a misura d’uomo.<span id="more-10435"></span></p>
<p>Qualcosa però si sta forse finalmente muovendo: il 23 febbraio scorso la <a href="http://www.camera.it/465?area=16&amp;tema=542&amp;Divorzio+breve#paragrafo2011">commissione Giustizia </a>della Camera ha approvato con voto bipartisan un testo unificato che <strong>riduce i tempi della separazione da tre a un anno</strong>, se non vi sono figli minori, e<strong> a due anni</strong> in caso vi siano. Inoltre esso anticipa lo <strong>scioglimento della comunione dei beni</strong> al momento in cui il giudice autorizza i coniugi a vivere separati, ossia in sede di udienza presidenziale.  È il “divorzio breve”, proposto dal senatore Maurizio Paniz (PdL) e nato da un compromesso che ha visto Lega e Radicali ai due estremi opposti: la prima, divenuta strenuo baluardo della ragion vaticana, chiedeva la soppressione delle norme di modifica, i secondi la soppressione totale dell’istituto della separazione, che, sia detto per inciso, all’interno dell’Unione europea è ancora vigente solo da noi, in Polonia, e in Irlanda del Nord.</p>
<p>Nonostante la soddisfazione espressa dalla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che lo ha definito un «<em>provvedimento di civiltà giuridica</em>», e da Gian Ettore Gassani, presidente dell’Ami (Avvocati matrimonialisti italiani), che ha parlato addirittura di «<em>rivoluzione</em>», è bene non farsi prendere da facili entusiasmi. Questo è infatti il <strong>terzo tentativo</strong> che si compie per adeguare la legge ai tempi: i precedenti due, risalenti al 2003 e al 2007, già si infransero sulla trasversale rocca del voto cattolico.</p>
<p>Il nuovo testo figlio del compromesso ha passato solo il primo step dell’iter procedurale: deve ora andare al vaglio delle altre commissioni di competenza e poi al Senato, dove l’ineffabile Maurizio Gasparri ha già promesso battaglia: «<em>Sarebbe una legge sbagliata</em> – ha affermato –  <em>e se dovesse arrivare al Senato faremo di tutto per non farla approvare</em>».</p>
<p>Non vi è motivo di dubitarne, tanto più che il <strong>giornale dei vescovi</strong>, attraverso la penna di Viviana Daloiso, ha già definito il testo «<em>dirompente per le conseguenze</em>» e, citando don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia, ha fatto sapere che esso non risolve il problema (dell’aumento dei divorzi?), che la vera sfida è «<em>sostenere le coppie nei loro momenti bui</em>» e che «<em>scegliere di donarsi a un altra persona sapendo che in un anno si può tornare indietro, è molto lontano dal “per sempre” insito nel <strong>sacramento</strong></em>». Mentre i laici compiono i propri scongiuri, sperando che qualcuno spieghi ai vescovi che il testo approvato non regolamenta “il sacramento”, ma l’istituto giuridico del matrimonio, e che i cattolici rimarranno liberi di non avvalersene, un’altra voce si è levata con tempismo perfetto. Durante il discorso tenuto alla Pontificia Accademia per la Vita lo scorso 25 febbraio, Benedetto XVI ha sentito l’urgenza di ribadire che «<em>il matrimonio costituisce l’unico luogo degno per la chiamata all’ esistenza di un nuovo essere umano</em>».</p>
<p>La battaglia è dunque ufficialmente aperta. E se nel centrosinistra si ostenta ottimismo e si fa sapere che «<em>ormai i tempi per accorciare il divorzio sembrano maturi</em>», ai cittadini non resta che augurarsi che altrettanto siano i loro rappresentanti.</p>
<div id="cercaAutore"><strong>Alessandra Maiorino</strong></div>
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