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	<title>cinzia sciuto Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Le sacrosante pretese laiche nei confronti delle religioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2016 22:00:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[cinzia sciuto]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/le-sacrosante-pretese-laiche-nei-confronti-delle-religioni.html/eiffel-2" rel="attachment wp-att-13722"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-13722" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/08/Eiffel-685x1024.jpg" alt="Eiffel" width="388" height="580" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/08/Eiffel-685x1024.jpg 685w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/08/Eiffel-201x300.jpg 201w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/08/Eiffel-768x1147.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/08/Eiffel-107x160.jpg 107w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /></a></div>
<div>Dopo ogni attentato di matrice islamista si moltiplicano, da un lato, le richieste alla comunità islamica di dissociazione e, dall&#8217;altro, le reazioni di molti musulmani che, stanchi, rimandano al mittente questa richiesta, non sentendosi in dovere di dissociarsi più di quanto non debba fare qualunque altro cittadino. Un “balletto” di richieste e reazioni che sta diventando quasi stucchevole. E poi: che cosa si chiede esattamente ai musulmani? Di dissociarsi da cosa? Dalla violenza terrorista? Se è tutto qui, mi pare francamente una richiesta un po&#8217; scontata, alla quale sono certa che aderisca senza remore la stragrande maggioranza dei musulmani. Ma è anche una richiesta insufficiente.</div>
<div></div>
<div>Dopo l&#8217;agghiacciante uccisione di padre Hamel le comunità islamiche di Francia e di altri paesi europei, Italia inclusa, hanno fatto un passo in più: hanno invitato i loro fedeli a recarsi domenica a messa per testimoniare con la loro presenza la loro solidarietà e fratellanza. Un gesto di grande forza e impatto simbolico, e di questi tempi i simboli hanno una potenza straordinaria. Un gesto certamente apprezzabile dunque. Eppure.</div>
<div>Se c&#8217;è una cosa in cui concordo con papa Francesco è che questa non è una guerra di religione. Con l&#8217;uccisione di padre Hamel è la prima volta, in Europa, che viene esplicitamente colpito un bersaglio cattolico. Da Charlie Hebdo al Bataclan, dalla Promenade di Nizza all&#8217;aeroporto di Bruxelles, finora erano stati colpiti simboli delle società occidentali laiche, senza nessuna particolare connotazione religiosa, se non addirittura simboli della blasfemia e della miscredenza. Ed è a questa questa società laica che bisognerebbe esprimere – non a parole ma con i fatti – la propria solidarietà. È questa società laica che ha bisogno di essere difesa, sostenuta, rafforzata. Con l&#8217;aiuto di tutti, credenti e non. Perché è la nostra casa comune.</div>
<div></div>
<div>E allora, ben venga la partecipazione alla messa di domenica scorsa, ma quello che io, da cittadina laica, chiedo con forza a tutti i miei concittadini – qualunque sia la religione che professano – è di essere a loro volta laici, ossia di non pretendere che la convivenza civile venga regolata secondo le tradizioni, le norme, le prassi, della propria fede. Il che non significa ovviamente rinunciare ad essa, anche se può significare dover abbandonare alcune pratiche incompatibili con lo Stato laico.</div>
<div></div>
<div>Chiedo, per esempio, che le comunità religiose non si mettano di traverso quando si tratta di promulgare leggi che estendono i diritti civili, che non ostacolino l&#8217;applicazione di leggi dello Stato laico (come la 194), che non avanzino pretese assurde come l&#8217;introduzione del creazionismo nelle scuole (come in passato accaduto negli Usa), che non intralcino una seria educazione sessuale, che facciano sperperare soldi pubblici per fantomatici telefoni anti-gender. E ancora: che riconoscano senza se e senza ma la legislazione dello Stato in tutti gli ambiti, compreso (e anzi soprattutto) il diritto di famiglia, che si rifiutino di far ricorso a tribunali della sharia o di qualunque altra forma di giurisdizione parallela, che riconoscano pienamente e senza il minimo margine di incertezza la perfetta parità di uomo e donna, che rispettino l&#8217;autonomia, anche religiosa, delle bambine e dei bambini. Che non chiedano piscine separate, che non vietino ai medici maschi di visitare una donna. Che non impediscano alle bambine di avere una vita sociale come i bambini. Che non impongano a nessuno come deve vestirsi. E che magari, oltre a ritrovarsi in una chiesa, si ritrovino davanti ai parlamenti, con in mano le Costituzioni civili dei paesi in cui vivono per proclamarne la “sacralità”.</div>
<div></div>
<div>Mi rendo perfettamente conto che alcune di queste richieste contrastano con alcuni precetti di diverse religioni ma la domanda è: sono le religioni che devono adeguarsi allo Stato laico o viceversa? Questa è la “guerra” in corso, ed è una guerra che non si combatte solo contro i terroristi, ma contro tutti i fondamentalisti di tutte le religioni che pretendono di farci fare passi indietro di secoli rinunciando al percorso di emancipazione che, con fatica, abbiamo fatto fin qui e che è ancora lungi dall&#8217;essere completato.</div>
<div></div>
<div><strong>Cinzia Sciuto &#8211;<a href="http://cinziasciuto.blogspot.it/2016/08/le-sacrosante-pretese-laiche-nei.html#more"> animabella</a></strong></div>
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		<title>Sessismo quotidiano</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/sessismo-quotidiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2016 20:25:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cinzia sciuto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza di genere]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/sessismo-quotidiano.html/emanuele_pallozzi_2-2" rel="attachment wp-att-13690"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-13690" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-1024x685.jpg" alt="Emanuele_Pallozzi_2" width="347" height="232" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/Emanuele_Pallozzi_2-1-239x160.jpg 239w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a></div>
<div></div>
<div>Da quando ho deciso di appuntarmi gli episodi di sessismo quotidiano per poi discuterli in questa sorta di “rubrica” ho messo in piedi una lista considerevolmente lunga&#8230; Trattandosi di episodi tratti dalla mia esperienza personale, è possibile che qualcuno si riconosca in quello che racconto: spero però che nessuno se la prenda, queste righe non vogliono essere un dito puntato contro qualcuno, ma una sorta di autoanalisi collettiva spero utile perché ciascuno di noi si renda conto delle insidie nascoste talvolta nei dettagli.</div>
<div></div>
<div>Primo episodio. Ero in macchina con mio figlio, sei anni, pioveva leggermente. Incontrando alcune ragazze con l&#8217;ombrello, mio figlio esclama: “Oh, queste femmine che non vogliono bagnarsi!”. Come potete immaginare, sono rimasta di stucco. “Queste femmine” è la base di ogni sessismo, di ogni generalizzazione (esattamente come, simmetricamente, “questi maschi”), è un&#8217;espressione che noi non useremmo mai e non ho la minima idea di dove l&#8217;abbia potuta sentire (o meglio, un&#8217;idea ce l&#8217;ho ma non è rilevante). Nel momento stesso in cui mio figlio ha pronunciato quella frase, si è materializzato nella mia mente il meccanismo di formazione degli stereotipi. La generalizzazione e la chiusura degli individui in categorie è esattamente il primo passo. E dedurre dall&#8217;appartenenza a una categoria (quella delle femmine in questo caso) un comportamento (non vogliono bagnarsi) è il secondo. Anticipo subito che non accetto commenti del tipo “beh, però è un po&#8217; vero che&#8230;”. Non me ne importa niente di discutere della eventuale più o meno parziale verità degli stereotipi. <b>La pericolosità degli stereotipi di genere non sta nel fatto che siano necessariamente falsi, ma che preordinano il comportamento degli individui. </b>Per cui chi non si adegua al comportamento previsto, è automaticamente escluso dalla categoria (una femmina diventa un “maschiaccio”, un maschio una “femminuccia”).</div>
<div></div>
<div>Secondo episodio. Cena con gli inquilini del palazzo dove viviamo a Francoforte. Sono presenti, oltre a noi, una coppia di quarantenni in attesa del loro primo figlio, una coppia di sessantenni con i figli ormai grandi e una donna quarantacinquenne felicemente single. A un certo punto della serata, mentre parlavamo dei nostri figli, il sessantenne chiede alla single: “e tu? Senza figli?”. Ora, a parte la totale mancanza di tatto visto che non è che si fosse proprio amici, mi sono subito chiesta: avrebbe mai fatto questa domanda se si fosse trattato di un uomo? Io credo proprio di no. È purtroppo ancora molto diffusa – anche in Germania, dove l&#8217;immagine dominante della donna è molto tradizionalista – che la realizzazione della donna sia necessariamente nella famiglia e una donna single, senza partner fisso e senza figli dopo i quarant&#8217;anni è spesso compatita se non addirittura giudicata.</div>
<div></div>
<div>Il terzo non è un episodio specifico ma un&#8217;osservazione più generale. Mi capita, ahimè, abbastanza spesso di confrontarmi <i>obtorto collo</i> su questi temi con amici/colleghi “intellettuali di sinistra” che generalmente tendono a minimizzare ricorrendo, anche se non esplicitamente, alla trita e ritrita distinzione marxiana fra struttura e sovrastruttura. Ossia, il sessismo c&#8217;è ma è una discriminazione diciamo di secondo grado che si innesta su quella di primo grado che è quella di classe (o comunque determinata da fattori socioeconomici). Per cui insomma, non è che avete torto, ma abbiamo cose più importanti di cui occuparci e vedrete che, risolte le disuguaglianze economiche, anche quelle di genere magicamente spariranno. Questo approccio sottovaluta enormemente le capacità creative originarie degli apparati culturali. Linguaggio, tradizioni, immaginario collettivo, simboli, religioni hanno una loro capacità autonoma di incidere nella storia e, sebbene non siano ovviamente indipendenti dalle variabili socioeconimiche, non ne sono neanche una mera emanazione. A voler essere maliziosa, spesso ho la sensazione che minimizzare il peso che i comportamenti quotidiani hanno nella costruzione delle relazioni e degli stereotipi di genere sia la <b>via intellettuale al sessismo.</b> “Compagni nella lotta, fascisti a letto” gridavano le vecchie femministe degli anni Settanta, proprio a sottolineare come anche nelle fila di coloro che lottavano contro le disuguaglianze sociali sulla base di una specifica formazione intellettuale e politica, i rapporti fra i generi erano ancora dominati da dinamiche patriarcali che non venivano messe in discussione. E ho la sensazione che quello slogan continui ad avere senso anche oggi.</div>
<div></div>
<div><strong>Cinzia Sciuto</strong>  &#8211; dal suo blog personale Animabella</div>
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		<title>Libertà Vs Coercizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 20:49:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[cinzia sciuto]]></category>
		<category><![CDATA[ignazio marino]]></category>
		<category><![CDATA[lucio magri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dispiace dover sentire certe dichiarazioni da chi si è sempre distinto per onestà intellettuale e capacità critica. Dopo la notizia del suicidio assistito di Lucio Magri in Svizzera, il senatore Ignazio Marino si è lasciato sfuggire una frase che è sintomo del livello di inquinamento raggiunto dal dibattito su questi temi. «Non dividiamoci tra ‘pro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dispiace dover sentire certe dichiarazioni da chi si è sempre distinto per onestà intellettuale e capacità critica. Dopo la notizia del suicidio assistito di <strong>Lucio Magri</strong> in Svizzera, il senatore <strong>Ignazio Marino</strong> si è lasciato sfuggire una frase che è sintomo del livello di inquinamento raggiunto dal dibattito su questi temi. «Non dividiamoci tra ‘pro vita’ e ‘pro morte’», ha detto, «il tifo da stadio non è giustificabile di fronte alla fragilità umana».</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" title="prigione" src="http://brucofalla.altervista.org/wp-content/uploads/2011/03/prigione2.jpg" alt="" width="234" height="168" /></p>
<p><span id="more-10287"></span>Accettare questa impostazione, queste etichette totalmente prive di un legame con l’oggetto che vorrebbero designare, significa che abbiamo già <strong>perso la battaglia</strong>, almeno sul piano culturale. Nel mondo anglosassone – dove il fondamentalismo dei ‘pro-life’ giunge a dei livelli di odio personale che sfocia persino nell’omicidio – i sostenitori della libertà di scelta si chiamano, con invidiabile rigore logico, <strong>‘pro choice’</strong>. Il ‘partito della morte’ non è una categoria descrittiva, è un’arma retorica impugnata dai vari Sacconi, Roccella, Binetti e compagnia bella per attaccare chi sostiene, semplicemente, la libertà di ciascuno di decidere sulla propria vita (e, di conseguenza, sulla propria morte). E sarebbe un’arma ridicola e spuntata, se solo dall’altra parte – da questa parte  – non si fosse così schiavi di un pesante retaggio culturale che impedisce di rivendicare apertamente e orgogliosamente la propria scelta per la libertà e l’autonomia.</p>
<p>Non esiste alcun <strong>tifo da stadio</strong>, almeno da parte di chi, con grande rispetto e spesso con profondo dolore, accetta le scelte di ciascuno come la manifestazione della <strong>sovranità di ogni individuo su se stesso</strong>, l’unica accettabile su questa terra. E l’unica che consente a chi poi vuole ‘delegarla’ ad altri – la medicina, la scienza, Dio – di farlo in piena libertà. Per questo la metafora dello stadio e dei tifosi è del tutto fuori luogo: allo stadio si fronteggiano due gruppi simmetrici, parimenti candidati alla vittoria. Qui siamo invece di fronte a un confronto del tutto asimettrico, tra chi difende la libertà di ciascuno (quindi anche del credente, persino della Binetti) e chi pretende di sapere e soprattutto di imporre cosa è giusto per ciascuno. Non c’è partita.</p>
<p><a href="http://cinziasciuto.blogspot.com/" target="_blank">Cinzia Sciuto</a> &#8211;<a href="http://cinziasciuto.blogspot.com/2011/11/liberta-vs-coercizione.html"> AnimaBella</a></p>
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