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	<title>cecilia calamani Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>La cultura che uccide</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-cultura-che-uccide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2016 22:27:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Drappi rossi alle finestre e flash mob per dire basta alla violenza sulle donne: l&#8217;hashtag #saranonsarà dilaga sui social mentre l&#8217;omicidio della studentessa romana diventa terreno di facile demagogia per le elezioni capitoline. Attenzione, le donne italiane sono in pericolo! La scoperta straordinaria non risparmia i media nostrani, quegli stessi che celebravano il brutale assassinio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/la-cultura-che-uccide.html/dsc_5136-2" rel="attachment wp-att-13654"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft  wp-image-13654" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-1024x685.jpg" alt="DSC_5136" width="593" height="397" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-1024x685.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/06/DSC_5136-1-239x160.jpg 239w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a>Drappi rossi alle finestre e flash mob per dire basta alla violenza sulle donne: l&#8217;hashtag <i>#saranonsarà</i> dilaga sui social mentre l&#8217;omicidio della studentessa romana diventa terreno di facile demagogia per le elezioni capitoline. Attenzione, le donne italiane sono in pericolo! La scoperta straordinaria non risparmia i media nostrani, quegli stessi che celebravano il brutale assassinio di Sara ritraendola accanto all&#8217;uomo che l&#8217;ha bruciata, stretti insieme <i>post mortem</i> quando lei non lo voleva vicino neanche da viva. E così, di colpo si ricordano che esiste la violenza sulle donne. Fioriscono i dossier sui numeri dei &#8220;femminicidi&#8221; mentre la notizia di un altro aguzzino che ha tentato di avvelenare la compagna incinta viene promossa dall&#8217;abituale cronaca alla prima pagina.<br />
Un allarme rosso destinato a durare qualche giorno, giusto il tempo che l&#8217;italiano medio sazi la sua morbosa curiosità attraverso la dovizia di particolari generosamente messi a disposizione e si chieda se è meglio la castrazione chimica, l&#8217;ergastolo o la pena di morte in un Paese in cui se ti danno vent&#8217;anni per omicidio, dopo dieci esci per buona condotta e magari ammazzi qualcun altro.</p>
<p>La protesta di piazza, reale o social, farà la stessa fine. Perché dire basta o dare la caccia al mostro non ha alcun potere taumaturgico. Di mostruoso, qui, c&#8217;è una cultura sessista millenaria che trova il suo aberrante acme nell&#8217;assassinio delle donne passando attraverso maltrattamenti e violenza, fisica o psicologica, che si consumano abitualmente nell&#8217;ordinarietà dei nuclei familiari o delle relazioni uomo donna e al di là dei riflettori della stampa e dell&#8217;opinione pubblica. È una cultura patriarcale e trasversale, perché donne e uomini concorrono nella stessa misura a perpetuarla con il linguaggio, il comportamento, gli insegnamenti stessi che danno ai loro figli. Ecco da dove vengono i mostri.</p>
<p>Perché se il vigile che ti fa una multa passa per stronzo, la vigilessa per troia; se un figlio cambia una ragazza al giorno è l&#8217;orgoglio dei genitori, se lo fa una figlia è una troia che va rieducata anche con la coercizione; se un uomo tradisce è solo una scappatella, se lo fa una donna è perché è troia; se un uomo fa carriera è perché è bravo o casomai raccomandato, viceversa una donna l&#8217;ha certamente &#8220;data&#8221; a qualcuno (e quindi torniamo al punto, è una troia). Le vite delle donne sono identificate, e stigmatizzate all&#8217;occorrenza, nelle loro relazioni con gli uomini. Non sono esseri a sé, non hanno la stessa indipendenza, non possono uscire fuori da un circuito relazionale che le vede prima fidanzate, mogli e madri e poi, solo dopo, persone. Humus fertile in cui il sessismo nostrano ha potuto crescere e pascersi per un paio di millenni, neanche a dirlo, il cattolicesimo. A iniziare da Eva che ci ha condannato alla vita terrena per la sua disubbidienza per finire alle suore di oggi, inferiori per diritto divino ai preti, la cultura di un modello femminile corrotto e subordinato a quello maschile è passato per le Sacre Scritture ed è approdato al più moderno Catechismo, che per molte generazioni ha costituito un passaggio obbligato. Miti di verginità e purezza come sinonimo di castità (tutta femminile, s&#8217;intende) inclusi.</p>
<p>E d&#8217;altronde il matrimonio riparatore che annullava gli effetti penali di una violenza sessuale ha cominciato a perdere piede solo dopo il 1965 quando Franca Viola, la prima ragazza italiana a rifiutarlo, divenne il simbolo dell&#8217;emancipazione femminile. Ma solo nel 1981 è stato abrogato per legge insieme al delitto d&#8217;onore che concedeva attenuanti a qualsiasi uomo (padre, fratello, marito) ammazzasse una donna perché arrecava, attraverso una condotta sessualmente disdicevole, danno alla sua onorabilità. Entrambi erano retaggi di quel Codice Rocco di mussoliniana memoria che relegava le donne all&#8217;umile ruolo di oggetti di proprietà.<br />
Da allora sono passati 35 anni. Tanti per una società che lavori istituzionalmente per promuovere la parità tra i sessi, il rispetto per l&#8217;altrui libertà, l&#8217;affettività come manifestazione paritaria e consenziente; pochi per chi, come l&#8217;Italia, è ancora oggi piegata allo spauracchio del &#8220;gender&#8221; e non riesce a liberarsi da quel vincolo pregiudiziale esercitato da un manipolo di bigotti che vedono nell&#8217;educazione affettiva e sessuale delle nuove generazioni l&#8217;incarnazione di Satana.</p>
<p>Le donne ammazzate in quanto donne (136 nel 2014, 128 nel 2015, 30 in questi primi cinque mesi del 2016), la gran parte per mano di attuali o ex mariti, compagni, fidanzati o amanti, sono solo la punta dell&#8217;iceberg dei quasi sette milioni che nell&#8217;arco della loro vita hanno subito violenza fisica o sessuale (dati Istat 2015). Ma questa furia violenta e disumana non risparmia neanche gli uomini che infrangono le implicite regole di possesso esclusivo di una donna da parte del suo partner. È già caduto nel dimenticatoio il caso del diciassettenne <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=122294&amp;typeb=0&amp;uomini-che-odiano-le-donne-ma-ammazzano-gli-uomini-" target="_blank">Ismaele</a>, sgozzato poco meno di un anno fa per aver mandato qualche sms alla ragazza del suo assassino. Per lui non si è alzata alcuna protesta indignata da parte delle donne, eppure è stato vittima della stessa cultura misogina e maschilista che ha ammazzato Sara.</p>
<p>Mettete i drappi rossi sul balcone, se volete. Dite basta. Scagliatevi contro il mostro di turno perché in un &#8220;raptus&#8221; ha ucciso la sua ex. Chiedete pene più severe. Ma sappiate che finché continueremo a chiudere i centri antiviolenza (notizia di questi giorni è la chiusura di diversi centri romani che hanno aiutato e ospitato decine di migliaia di donne vittime di abusi) e a eludere il dovere civile di portare l&#8217;educazione all&#8217;affettività e alla sessualità nelle scuole sarà tutto vano. Perché avremo sempre nuovi mostri pronti a considerare una donna roba di loro proprietà. Arrivando, se non bastano le molestie, a uccidere lei o chiunque osi avvicinarla.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125977&amp;typeb=0&amp;la-cultura-che-uccide">Cronache Laiche</a></b></p>
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		<title>Scuole paritarie: quale servizio pubblico?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/scuole-paritarie-quale-servizio-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2016 15:58:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passati 16 anni da quando l&#8217;allora ministro dell&#8217;Istruzione Luigi Berlinguer, con la legge 62 del 10 marzo 2000, definì i criteri per la parità tra scuola privata e scuola pubblica e battezzò l&#8217;insieme delle due &#8220;Sistema nazionale di istruzione&#8221;. In sostanza, una scuola privata per essere &#8220;paritaria&#8221; &#8211; e quindi poter rilasciare titoli di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/scuole-paritarie-quale-servizio-pubblico.html/vauro_scuole-pubbliche-e-private" rel="attachment wp-att-13496"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-13496" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/vauro_scuole-pubbliche-e-private.jpg" alt="vauro_scuole-pubbliche-e-private" width="381" height="346" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/vauro_scuole-pubbliche-e-private.jpg 381w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/vauro_scuole-pubbliche-e-private-300x272.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2016/02/vauro_scuole-pubbliche-e-private-176x160.jpg 176w" sizes="(max-width: 381px) 100vw, 381px" /></a>Sono passati 16 anni da quando l&#8217;allora ministro dell&#8217;Istruzione Luigi Berlinguer, con la legge 62 del 10 marzo 2000, definì i criteri per la parità tra scuola privata e scuola pubblica e battezzò l&#8217;insieme delle due &#8220;Sistema nazionale di istruzione&#8221;. In sostanza, una scuola privata per essere &#8220;paritaria&#8221; &#8211; e quindi poter rilasciare titoli di studio legali &#8211; deve rispettare norme e ordinamenti vigenti su offerta formativa e organi collegiali, accettare tutte le richieste di iscrizione senza discriminazioni e assumere docenti in possesso di abilitazione all&#8217;insegnamento. Qualora poi non ci siano fini di lucro, l&#8217;istituto accede ai finanziamenti pubblici stanziati annualmente, una cifra che si aggira intorno ai 500 milioni di euro l&#8217;anno. La dicitura «senza oneri per lo Stato» con la quale la nostra Costituzione all&#8217;articolo 33 autorizza l&#8217;istituzione di scuole private non ha, evidentemente, preoccupato il legislatore. Nulla invece viene stabilito sull&#8217;orientamento culturale e l&#8217;indirizzo didattico, anzi la stessa legge 62 garantisce agli istituti paritari «piena libertà». Motivo per cui quelli confessionali, che naturalmente hanno (e danno agli studenti) un preciso orientamento ideologico, fanno parte a pieno titolo del sistema.</p>
<p>Dall&#8217;entrata in vigore della legge le polemiche non sono mancate e riaffiorano ogni anno quando il governo si appresta ad approvare la legge di Stabilità, il mezzo deputato per lo stanziamento dei fondi agli istituti privati. In particolare, le varie associazioni che parlano a nome delle scuole paritarie rivendicano la totale equiparazione economica con gli istituti statali nel nome del principio di &#8220;libertà di scelta educativa&#8221; dei genitori. A sentir loro, le scuole paritarie non solo svolgono un servizio pubblico, ma consentono allo Stato di risparmiare una cifra che si aggira intorno ai sei miliardi di euro ogni anno anno (dossier 2012 dell&#8217;Associazione genitori scuole cattoliche). La realtà, a ben vedere, è molto diversa dagli slogan.</p>
<p><b>Le scuole paritarie non svolgono un servizio pubblico</b></p>
<p>Va da sé che un servizio è pubblico se è aperto a tutti. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione paritaria è condizionato da due fattori, di cui il primo e più evidente è di ordine economico e consiste nel pagamento di una retta che è tanto più alta quanto più l&#8217;istituto è prestigioso. Il secondo fattore è di tipo ideologico. Il 63 per cento delle 13.625 scuole paritarie sul territorio nazionale (dati dell&#8217;anno scolastico 2013/2014) è costituito da istituti cattolici e la percentuale sale se si escludono dal conteggio le scuole secondarie di secondo grado (solo 1710), in prevalenza laiche. Appare retorico chiedersi a quale tipologia di utenza siano rivolti tali istituti e come vengano selezionati i docenti. L&#8217;insegnamento in mano a una confessione religiosa, qualsiasi essa sia, non è libero e non è per tutti, non ci sarebbe neanche bisogno di rimarcarlo.<br />
Ma c&#8217;è un altro aspetto che merita attenzione. La legge 62, all&#8217;articolo 6, stabilisce che il ministero dell&#8217;Istruzione «accerta l&#8217;originario possesso e la permanenza dei requisiti per il riconoscimento della parità». Il che significa vigilare costantemente sul rispetto delle regole organizzative e didattiche ma anche sui titoli e sui contratti di assunzione dei docenti. Regola che vale sulla carta ma non nella realtà. E forse non è un caso che le indagini triennali Ocse <i>Pisa</i> (<i>Programme for International Student Assessment</i>) dipingono la scuola paritaria come una zavorra, dal punto di vista della preparazione degli studenti, del sistema di istruzione nazionale.</p>
<p>Perciò, anche escludendo un costo di accesso non sostenibile da tutti i cittadini, come può dirsi &#8220;pubblico&#8221; un servizio gestito da privati negli aspetti didattici, culturali e amministrativi senza controlli da parte dello Stato?</p>
<p><b>Conti <i>de iure</i>, conti <i>de facto</i></b></p>
<p>Oltre ai circa 500 milioni di euro stanziati ogni anno dalla legge di Stabilità, gli istituti si avvalgono di finanziamenti regionali, provinciali e comunali che l&#8217;inchiesta &#8220;I costi della Chiesa&#8221; dell&#8217;Unione degli atei e degli agnostici razionalisti stima in almeno 800 milioni di euro per le sole scuole cattoliche. C&#8217;è poi, sempre per queste ultime, l&#8217;esenzione dal pagamento delle tasse sugli immobili. L&#8217;ambigua questione Ici-Imu, venuta alla ribalta lo scorso anno quando una sentenza di Cassazione &#8211; anche in virtù del richiamo Ue sugli indebiti aiuti di Stato alla Chiesa &#8211; ha imposto il pagamento dell&#8217;Ici a due scuole cattoliche di Livorno, è stata considerata superata dallo stesso ministro dell&#8217;Economia Padoan, il quale ha ribadito che «la controversia non riguarda l&#8217;Imu», dal quale le scuole paritarie senza fini di lucro sono esenti. Questione chiusa, dunque: gli istituti cattolici continueranno a non pagare tasse sugli immobili, il che aumenta di qualche altro centinaio di milioni di euro la posta. Arriviamo così a un esborso pubblico di almeno un miliardo e mezzo di euro l&#8217;anno, che riduce sensibilmente i presunti sei miliardi di euro che lo Stato risparmierebbe ogni anno grazie all&#8217;istruzione privata.</p>
<p>Ma per arrivare a dire che il calcolo dei sostenitori della scuola paritaria è senza fondamento occorre qualche altra considerazione. La prima è che i costi non sostenuti direttamente dallo Stato per gli studenti delle paritarie sono a carico delle famiglie, e sempre di denaro &#8220;pubblico&#8221; si tratta. La seconda è che un oggettivo aggravio per la collettività si verificherebbe solo se tutti gli studenti della scuola paritaria (circa un milione contro i nove milioni della pubblica) si trasferissero in blocco nella scuola statale. Anche ammettendo questa assurda possibilità, è difficile pensare che tale aggravio supererebbe il miliardo e mezzo di euro stanziati tutti gli anni. Quanti docenti possono essere assunti con questa cifra? E quanti edifici possono essere costruiti o riconvertiti in scuole? Per tacere sull&#8217;iniezione vitale che la scuola statale, martoriata da decenni di tagli, riceverebbe se solo le venissero destinati questi fondi.</p>
<p><b>La libertà di scelta educativa</b></p>
<p>Un&#8217;ultima osservazione merita il falso problema della libertà di scelta educativa. Se lo Stato non finanzia (maggiormente) le scuole paritarie lede la libertà di quei genitori che non possono permettersi di mandare il figlio nella scuola che desiderano: questo il mantra delle associazioni cattoliche che ogni anno ci ronza nelle orecchie. A dargli vigore negli ultimi tempi, le pretestuose rimostranze contro fantomatiche &#8220;teorie gender&#8221; che sarebbero oggetto di insegnamento nella scuola pubblica (statale).<br />
La questione è semplice. Lo Stato fornisce un&#8217;istruzione gratuita, libera e plurale &#8211; e quindi anche laica &#8211; a tutti gli studenti e i cittadini italiani la pagano con le proprie tasse. Nessuno vieta a un genitore di scegliere una scuola meglio orientata al suo sentire, ma non a spese della collettività. Che non dovrebbe pagare le pur legittime preferenze di pochi, ma solo i servizi destinati a tutti.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125175&amp;typeb=0&amp;scuole-paritarie-quale-servizio-pubblico-">Cronache Laiche</a></b></p>
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		<title>Santa Madre Scuola e la crociata contro il sesso</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/santa-madre-scuola-e-la-crociata-contro-il-sesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2015 10:37:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cecilia calamani]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver rassicurato il Nuovo centro destra &#8211; in occasione del voto di fiducia alla Buona Scuola &#8211; che «riferimenti alla teoria del gender non potranno essere oggetto di attività scolastiche extracurriculari» (così ha dichiarato Gaetano Quagliariello, coordinatore Ncd), il ministro dell&#8217;Istruzione Giannini torna sul tema con una nota ufficiale dal titolo &#8220;Piano dell&#8217;offerta formativa&#8221; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver rassicurato il Nuovo centro destra &#8211; in occasione del voto di fiducia alla Buona Scuola &#8211; che «riferimenti alla teoria del gender non potranno essere oggetto di attività scolastiche extracurriculari» (così ha dichiarato Gaetano Quagliariello, coordinatore Ncd), il ministro dell&#8217;Istruzione Giannini torna sul tema con una nota ufficiale dal titolo &#8220;Piano dell&#8217;offerta formativa&#8221; (Prot. n. 4321 del 06.07.2015). <span id="more-13134"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/12/no-scuola-privata.gif"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11997" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/12/no-scuola-privata.gif" alt="no-scuola-privata" width="300" height="268" /></a>La fantomatica &#8220;teoria del gender&#8221;, quella cioè che insegnerebbe ai ragazzi a masturbarsi, scambiarsi i vestiti tra maschi e femmine e mettere in discussione la loro appartenenza biologica, pervade il documento senza mai essere nominata. Ma il sottinteso è tanto evidente che <i>Avvenire</i>, gongolante, titola &#8220;Teoria del gender: a scuola consenso informato&#8221;.</p>
<p>La circolare ribadisce ciò che è già noto, e cioè: «Le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell&#8217;iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell&#8217;Offerta Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie».<br />
Tralasciando il giubilo dei soliti noti per una non-notizia (ma il disegno di legge l&#8217;hanno letto o hanno votato la fiducia per sentito dire?), c&#8217;è da chiedersi perché un ministro debba affrontare in modo così contorto un concetto tanto semplice. La &#8220;teoria del gender&#8221; non esiste, se non nella testa bigotta di chi vorrebbe impedire che nella scuola pubblica venga introdotto il dibattito sulla sessualità portando l&#8217;Italia fuori dai secoli bui dell&#8217;Inquisizione. Perché Giannini non l&#8217;ha detto a chiare lettere?</p>
<p>Sull&#8217;altro piatto della bilancia di una teoria immaginaria c&#8217;è l&#8217;ora di religione. Facoltativa, se può essere chiamato &#8220;facoltativo&#8221; un insegnamento per il quale i genitori devono dire sì o no all&#8217;iscrizione di ogni nuovo ciclo scolastico (non mi risulta che per i corsi di fotografia valga la stessa regola). Lì si insegna il contrasto alla diversità, cioè la discriminazione, il peccato insito nel sesso (che raddoppia nel caso di &#8220;contro natura&#8221;) e una serie di favolette mal riuscite che esaltano la verginità come virtù &#8211; naturalmente tutta femminile &#8211; mentre contraddicono scienza, coscienza e libertà. Il tutto a carico dello Stato, che paga di tasca sua (ovvero nostra) insegnanti scelti ogni anno dalla Curia.</p>
<p>A scuola, dunque, non si può parlare di &#8220;genere&#8221; se non nell&#8217;accezione punitiva e sessuofobica di Santa Madre Chiesa. E il ministro dell&#8217;Istruzione, invece di scusarsi con i genitori per uno scellerato patto che dal 1929 indottrina gli studenti insegnando una normalità che nei fatti non esiste, li rassicura garantendo che il sesso e i suoi derivati non arriveranno mai, se non come la Chiesa gradisce, sul tavolo dell&#8217;offerta formativa della scuola pubblica. Chapeau.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani</b> &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=121703&amp;typeb=0&amp;%3Cp%3E%3Cspan-class=-qfp_img-qfpi_qon--%3E%3C-span%3Esanta-madre-scuola-e-la-crociata-contro-il-sesso%3Cspan-class=-qfp_img-qfpi_qof--%3E%3C-span%3E%3C-p%3E">Cronache Laiche</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/santa-madre-scuola-e-la-crociata-contro-il-sesso/">Santa Madre Scuola e la crociata contro il sesso</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Chiesa e pedofilia: la Santa disinformazione di Bergoglio</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/chiesa-e-pedofilia-la-santa-disinformazione-di-bergoglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2015 16:45:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci risiamo. I media nostrani incensano nuovamente il papa &#8220;rivoluzionario&#8221;, questa volta per una missiva dei giorni scorsi alle Conferenze episcopali e agli Istituti di vita consacrata di tutto il mondo alla vigilia della prima riunione della Pontificia commissione per la tutela dei minori. «L&#8217;impegno contro la pedofilia prosegue senza sosta», chiosa Repubblica; «La priorità [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo. I media nostrani incensano nuovamente il papa &#8220;rivoluzionario&#8221;, questa volta per una missiva dei giorni scorsi alle Conferenze episcopali e agli Istituti di vita consacrata di tutto il mondo alla vigilia della prima riunione della Pontificia commissione per la tutela dei minori.<span id="more-12869"></span> <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/06/papa-francesco_h_partb.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11524" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/06/papa-francesco_h_partb-300x179.jpg" alt="papa-francesco_h_partb" width="300" height="179" /></a>«L&#8217;impegno contro la pedofilia prosegue senza sosta», chiosa <i>Repubblica</i>; «La priorità della Chiesa è di tutelare le vittime e riparare ai torti commessi», fa eco il <i>Corriere</i>. <br />Vediamo di cosa si sta parlando. Bergoglio, nel <a href="http://media2.corriere.it/corriere/pdf/2015/lettera-papa-B0092-XX.01.pdf" target="_blank">testo</a>, spiega le motivazioni che lo hanno spinto lo scorso anno a istituire la<a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=100096&amp;typeb=0&amp;Chiesa-e-pedofilia-a-cosa-serve-la-Commissione-di-Bergoglio-" target="_blank">Commissione</a> ed esorta le Conferenze episcopali, le diocesi e tutti gli istituti ecclesiastici ad attenersi a quanto previsto nella <a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20110503_abuso-minori_it.html" target="_blank">Lettera circolare</a> emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede il 3 maggio 2011. Insomma, la notizia semplicemente non c&#8217;è. Ma ci sono due passaggi interessanti, che letti in funzione della Lettera cui si riferisce Bergoglio, aprono qualche spunto di riflessione. </p>
<p>Il primo: «Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura». Ci si aspetterebbe che la Chiesa sia la prima a denunciare alla Giustizia i rei di abuso su minori, e invece no. La Lettera circolare spiega molto bene quali sono i passi da seguire nel caso di segnalazione di violenza. Prima intervengono i vescovi e, se l&#8217;accusa viene ritenuta da loro stessi fondata, il caso passa alla Congregazione per la dottrina della fede (ex Santa Inquisizione, uno dei principali dicasteri della Santa Sede). La quale, in caso di condanna, interviene con due tipi di provvedimenti: la restrizione del ministero pubblico e le pene ecclesiastiche, «fra cui la più grave è la <i>dimissio </i>dallo stato clericale». Seguono fumosi riferimenti alla collaborazione con le autorità civili «nell&#8217;ambito delle rispettive competenze», ma da nessuna parte è sancito <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=100560&amp;typeb=0&amp;Chiesa-e-pedofilia-i-vescovi-italiani-non-denunciano-nessuno" target="_blank">l&#8217;obbligo di denuncia</a>. Se la pedofilia clericale continua a essere considerata un fatto interno alla Chiesa, con quale «piena fiducia» le famiglie dovrebbero rivolgersi ad essa? </p>
<p>Il secondo: «Non c&#8217;è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori». Abbiamo appena visto che la retrocessione allo stato laicale non è un obbligo ma solo la pena più grave. Questo perché, come dice sempre la Lettera citata da Bergoglio, l&#8217;abuso su minore è un delitto contro il sesto comandamento («Non commettere atti impuri») e come tale va trattato. La violenza su un bambino, cioè, viene ancora paragonata a un qualsiasi atto sessuale consenziente tra un prete e un adulto. Ma ancora, la Lettera ci regala un&#8217;altra chicca: il «ritorno del chierico al ministero pubblico» deve essere escluso «se detto ministero è di pericolo per i minori o di scandalo per la comunità». Avete letto bene, &#8220;se&#8221;. Il che significa esattamente il contrario di ciò che Bergoglio ha scritto. </p>
<p>Il tutto, filtrato e capovolto ad arte dalla stampa, arriva al lettore nel modo che sappiamo: pugno duro contro la pedofilia, tolleranza zero, papa coraggioso e innovatore. D&#8217;altronde, come diceva Göbbels, una bugia ripetuta cento, mille, un milione di volte diventa una verità. E lui di propaganda se ne intendeva. </p>
<p><b>Cecilia M. Calamani</b> </p>
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		<title>Contraccezione, le donne italiane sotto attacco del fondamentalismo cattolico</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/contraccezione-le-donne-italiane-sotto-attacco-del-fondamentalismo-cattolico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 18:27:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A distanza di qualche anno dal via libera alla sua commercializzazione in Italia, si riaccende il dibattito sulla pillola dei cinque giorni dopo, alias Ellaone, un contraccettivo di emergenza da assumere entro 120 ore da un rapporto sessuale a rischio. Vale la pena fare un rapido excursus. Dopo un iter burocratico a dir poco travagliato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di qualche anno dal via libera alla sua commercializzazione in Italia, si riaccende il dibattito sulla pillola dei cinque giorni dopo, alias Ellaone, un contraccettivo di emergenza da assumere entro 120 ore da un rapporto sessuale a rischio. <span id="more-12810"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/12/democrazia-italia_530X0_90.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12738" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/12/democrazia-italia_530X0_90-300x198.jpg" alt="democrazia-italia_530X0_90" width="300" height="198" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/12/democrazia-italia_530X0_90-300x198.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/12/democrazia-italia_530X0_90.jpg 530w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />Vale la pena fare un rapido excursus. Dopo un iter burocratico a dir poco travagliato &#8211; tre anni di rimpalli tra commissioni parlamentari, Consiglio superiore di sanità e Agenzia italiana del farmaco (Aifa) -, nell&#8217;aprile 2012 la pillola arriva finalmente nelle farmacie italiane. Ma quello che può sembrare un successo, nonostante il clamoroso ritardo rispetto alle decine di Paesi in cui è già in uso, cela un inghippo a scapito della salute delle donne: sarà possibile acquistarla con prescrizione medica, recita il verdetto finale dell&#8217;Aifa, solo dopo aver effettuato un test di gravidanza ematico con esito negativo. Questo, in sostanza, il dazio da pagare a quell&#8217;ala parlamentare che, supportata dal Vaticano e dalle varie associazioni di medici prolife, accusa Ellaone di essere un farmaco abortivo e non anticoncezionale nonostante il suo principio attivo (ulipristal acetato) abbia l&#8217;effetto di ritardare o inibire l&#8217;ovulazione. Si arriva così all&#8217;assurdo di rendere quasi inutile la sua entrata in commercio. Più è tempestiva l&#8217;assunzione della pillola, maggiore è la sua efficacia, ma i tempi tecnici che intercorrono tra il rapporto a rischio e l&#8217;acquisto del farmaco vengono allungati dal test (e dalla ricerca di un medico non obiettore), scoraggiando qualsiasi donna a ricorrervi. Va anche notato che l&#8217;Italia è l&#8217;unico Paese al mondo in cui l&#8217;acquisto di un contraccettivo di emergenza viene subordinato all&#8217;esclusione di una gravidanza.</p>
<p>Ma veniamo a oggi. L&#8217;Unione europea, dietro parere dell&#8217;Agenzia europea del farmaco, ha decretato in questi giorni che Ellaone può essere acquistato in farmacia senza prescrizione medica. Il che, tradotto in Italia, elimina anche il test di gravidanza. La reazione, oggi come ieri, non si è fatta attendere: alle invettive della Pontificia accademia per la vita si sono unite le associazioni di medici e farmacisti cattolici che gridano all'&#8221;aborto facile&#8221; (in sostanza all&#8217;omicidio) e annunciano una causa legale minacciando anche di fare obiezione di coscienza. C&#8217;è da scommettere che, come tre anni fa, tutto ciò approderà in parlamento, come se fosse competenza della politica discutere le evidenze scientifiche. <br />Perché è chiaro che non può esistere una &#8220;medicina cattolica&#8221; il cui nome è già un ossimoro. La medicina ufficiale non può essere mediata dal dogmatismo, altrimenti perde l&#8217;attendibilità oggettiva che contraddistingue ogni branca della scienza. Lo sanno bene gli oscurantisti nostrani, che pretestuosamente le attribuiscono un valore etico che non ha. Il fine, come sempre, è quello di limitare la libertà di autodeterminazione dell&#8217;individuo &#8211; e nel caso in particolare della donna &#8211; sulla base dei &#8220;principi non negoziabili&#8221; stabiliti dalla loro chiesa. Non ci sarebbe neanche bisogno di ricordare, in un Paese normale, che più è diffusa e accessibile la contraccezione di emergenza, minore è il numero dei ricorsi all&#8217;interruzione di gravidanza, a tutto vantaggio della salute fisica e psichica delle donne.</p>
<p>Niente di cui stupirsi in Italia, ma in questi giorni segnati dall&#8217;orrore per il sanguinario attacco fondamentalista a <i>Charlie Hebdo</i> poteva aleggiare la speranza che i cattolici oltranzisti nostrani, improvvisati sostenitori della libertà al grido &#8220;Je suis Charlie&#8221;, avessero almeno letto l&#8217;invettiva del suo fondatore, François Cavanna, contro i proseliti di tutte le religioni: «Voi, oh, tutti voi non rompeteci i coglioni! Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna e chiudete bene la porta». Libertà non è solo quella di pensiero e di parola. Libertà è poter decidere della propria vita. E chi dice di sostenerla condannando le stragi nel nome di un dio altrui mentre nega il diritto di scelta nel nome del proprio, mente.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=114595&amp;typeb=0&amp;Contraccezione-le-donne-italiane-sotto-attacco-del-fondamentalismo-cattolico">Cronache Laiche</a></b></p>
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		<title>Le parole che uccidono. Ma mica tutte</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2014 12:02:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È meritevole la campagna &#8220;Anche le parole possono uccidere&#8221; lanciata da 190 testate della Federazione italiana settimanali cattolici, con in testa Avvenire e Famiglia cristiana, e patrocinata da Camera e Senato. Il fine è stigmatizzare l&#8217;uso discriminatorio del linguaggio: «Uomini e donne in fuga dalle guerre bollati come &#8220;clandestini&#8221; &#8211; scrive nel suo lancio Avvenire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È meritevole la campagna &#8220;Anche le parole possono uccidere&#8221; lanciata da 190 testate della Federazione italiana settimanali cattolici, con in testa <i>Avvenire </i>e <i>Famiglia cristiana</i>, e patrocinata da Camera e Senato. Il fine è stigmatizzare l&#8217;uso discriminatorio del linguaggio: «Uomini e donne in fuga dalle guerre bollati come &#8220;clandestini&#8221; &#8211; scrive nel suo lancio <i>Avvenire </i>&#8211; Onesti lavoratori guardati di traverso perché musulmani quindi &#8220;terroristi&#8221;. <span id="more-12694"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/dialogo1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10793" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/dialogo1-300x248.jpg" alt="dialogo1" width="300" height="248" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/dialogo1-300x248.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/dialogo1.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>O più semplicemente &#8220;negri&#8221;. Etnìe emarginate da secoli come i rom, condannati in blocco come &#8220;ladri&#8221;. Adolescenti che non corrispondono ai cliché estetici televisivi sbeffeggiati come &#8220;ciccioni&#8221;. L&#8217;imbarbarimento della lingua comincia con la politica, rimbalza sui giornali, si diffonde come un virus tra la gente comune. E col sospetto crescono la paura, il disprezzo, la xenofobia». </p>
<p>La campagna ricorda una <a href="http://www.fedevangelica.it/arch_nev/articoli/NEV_FCEI_777000501.html" target="_blank">analoga iniziativa</a> del 2010 della Chiesa valdese, ma con qualche differenza di merito e di metodo. Il progetto valdese mirava a condannare ogni tipo di discriminazione. Nei cartelloni pubblicitari, confezionati e affissi utilizzando i fondi dell&#8217;otto per mille, campeggiavano diversi tipi di slogan: «Ci chiamate negri, zingari, clandestini. Siamo della stessa razza. Umana», «Siamo precari, poveri, disoccupati. Siamo tuoi fratelli. In Italia», «Ci chiamate schiave, prostitute, trans. Siamo come voi. Persone». Le differenze saltano agli occhi. Nella iniziativa cattolica i discriminati sono solo alcuni dei &#8220;diversi&#8221;, e precisamente quelli che per origine etnica, appartenenza religiosa, caratteristiche fisiche o posizione sociale non rispondono a presunti standard identitari. Silenzio invece su altri tipi di vittime ossia quelle, citate viceversa dalla Chiesa valdese, il cui orientamento sessuale non è compatibile con la dottrina. Eppure, nello slogan pubblicitario si legge «Anche le parole possono uccidere. L&#8217;altro è come me». Forse dipende da quale «altro»? Non sono «altro» gli omoaffettivi, non sono «altro» le donne. Ma subiscono lo stesso tipo di violenza. </p>
<p>Nessuno stupore per chi ancora considera l&#8217;omoaffettività una malattia e le donne indegne di accedere all&#8217;istituto sacerdotale. Stupisce invece che questa iniziativa sia sbarcata in parlamento come «campagna di civiltà», per usare le parole della presidente della Camera Boldrini. La civiltà non si misura scegliendo quali discriminazioni stigmatizzare e quali dimenticare. Qualcuno insegni ai cattolici, e ai plaudenti parlamentari, che gli «altri», tutti gli «altri», meritano lo stesso rispetto e la stessa tutela. E che tra le «parole che uccidono» non possono sceglierne solo alcune: &#8220;frocio&#8221;, &#8220;culattone&#8221; e &#8220;mignotta&#8221; hanno la stessa violenta matrice di &#8220;sporco negro&#8221;. Le cronache insegnano. </p>
<p><b>Cecilia M. Calamani &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=111875&amp;typeb=0&amp;Le-parole-che-uccidono-Ma-mica-tutte">Cronache Laiche</a></b></p>
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		<title>Coppie gay, più dell&#8217;onor potè la Chiesa</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/coppie-gay-piu-dellonor-pote-la-chiesa/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2014 18:25:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con un tempismo da orologio atomico, ecco arrivare l&#8217;annuncio di Renzi: entro fine mese sarà pronta la proposta del governo sulle unioni civili. Che poi il termine corretto sarebbe &#8220;unioni omoaffettive&#8221;, visto che il governo vuole normare solo le coppie dello stesso sesso. Ma cosa è successo in questi giorni da spingere il presidente del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un tempismo da orologio atomico, ecco arrivare l&#8217;annuncio di Renzi: entro fine mese sarà pronta la proposta del governo sulle unioni civili. Che poi il termine corretto sarebbe &#8220;unioni omoaffettive&#8221;, visto che il governo vuole normare solo le coppie dello stesso sesso. Ma cosa è successo in questi giorni da spingere il presidente del Consiglio ad accelerare il passo se fino a un paio di settimane fa procrastinava laconicamente la questione dei diritti civili al termine del programma dei Mille giorni?<span id="more-12648"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/12/download.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11991" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/12/download.jpg" alt="download" width="181" height="278" /></a>È semplice: è iniziato il Sinodo dei vescovi sulla famiglia e probabilmente &#8211; a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina, diceva qualcuno &#8211; Renzi ha preso per buone le sbandierate (ma pur sempre <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=110892&amp;typeb=0&amp;La-presunta-apertura-della-Chiesa-sui-diritti-delle-persone-omosessuali-" target="_blank">presunte</a>) aperture sugli omosessuali al punto da considerarle come un via libera a una legislazione in merito. Già, perché alcuni vescovi, pur ribadendo la centralità dell&#8217;istituto matrimoniale riservato solo a un uomo e una donna, hanno, bontà loro, riconosciuto che i gay «hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana» ma «senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali». Detto, fatto. Renzi l&#8217;efficiente cavalca l&#8217;onda e partorisce un istituto adatto solo a coppie dello stesso sesso. Le altre si sposino, lo dice anche la Chiesa. </p>
<p>Dopo anni di sterili discussioni parlamentari su Pacs, DiCo, DiDoRe, Cus, tutti affossati perché il papa lanciava anatemi e il parlamento cattolicamente si prostrava, arriva dunque l&#8217;era di Renzi e Bergoglio, che più o meno a braccetto concertano i diritti civili della popolazione italiana. Che i Paesi evoluti già prevedano il matrimonio per le persone dello stesso sesso non li scalfisce neppure: loro devono salvare la famiglia «naturale» formata da un uomo e una donna rigorosamente uniti in matrimonio, ma sono talmente magnanimi da concedere agli omoaffettivi di potersi volere bene. Sempre peccatori rimangono, ma la Chiesa è misericordiosa. Il governo anche.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=110904&amp;typeb=0&amp;Coppie-gay-piu-dell-onor-pote-la-Chiesa">Cronache Laiche</a></b></p>
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		<title>La famiglia che non c&#8217;è (più)</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-famiglia-che-non-ce-piu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2014 15:53:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Famiglia, dal punto di vista grammaticale, è un sostantivo astratto, ossia un termine che indica un concetto. Al pari di felicità oragionamento, ognuno può declinarlo secondo la sua cultura o la sua personale percezione. Possono &#8220;sentirsi&#8221; famiglia delle persone che si amano, delle sorelle, un nonno e i nipoti o degli amici di vecchia data, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Famiglia</i>, dal punto di vista grammaticale, è un sostantivo astratto, ossia un termine che indica un concetto. Al pari di <i>felicità</i> o<i>ragionamento</i>, ognuno può declinarlo secondo la sua cultura o la sua personale percezione. Possono &#8220;sentirsi&#8221; famiglia delle persone che si amano, delle sorelle, un nonno e i nipoti o degli amici di vecchia data, solo per fare alcuni esempi.<span id="more-12548"></span> <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/09/simpsonaddams.gif"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12549" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/09/simpsonaddams-263x300.gif" alt="simpsonaddams" width="263" height="300" /></a>L&#8217;unico fattore comune a tutte le possibili accezioni è il legame affettivo tra i suoi componenti. Ne consegue che cercare di ingabbiare un concetto come <i>famiglia</i>dentro vincoli legislativi che ne limitano a priori le caratteristiche porti a qualche forzatura.</p>
<p>La Costituzione italiana definisce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio». Il che, nel 1948, era più che giustificato. La famiglia &#8220;tipo&#8221; era costituita da un uomo e una donna regolarmente coniugati e dall&#8217;eventuale prole. Erano i tempi in cui l&#8217;omosessualità era ancora considerata una malattia e nascosta come un disonore peggiore solo a quello attribuito a una &#8220;ragazza madre&#8221;, mentre i nuclei ricostituiti al di fuori di un matrimonio rappresentavano realtà socialmente deprecabili. I miti cattolici sulla sessualità, l&#8217;indissolubilità del sacramento matrimoniale, il «disordine morale» attribuito ai rapporti omoaffettivi erano strettamente connessi all&#8217;etica pubblica e anzi coincidevano con essa. D&#8217;altronde il Cattolicesimo era, fino alla riforma concordataria del 1984, religione di Stato.</p>
<p>Ad eccezione della recente (dicembre 2013) equiparazione di tutti i figli a prescindere se nati fuori o dentro al matrimonio, è dagli anni Settanta, portatori della legge sul divorzio e della revisione del Diritto di famiglia, che la nostra legislazione in materia è ferma al palo. Eppure, un&#8217;inarrestabile evoluzione sociale inchioda da tempo la famiglia &#8220;tradizionale&#8221; al suo ruolo di testimone del passato. Basterebbe una rapida occhiata all&#8217;andamento negli anni dei dati Istat inerenti a separazioni e divorzi (in crescita), matrimoni (in calo) e coppie di fatto accertate (in crescita) per capire che la famiglia basata sul vincolo matrimoniale non è più rappresentativa della società e, di conseguenza, una fetta consistente e in continuo aumento della popolazione è senza tutele giuridiche per ciò che riguarda le sue scelte affettive. L&#8217;eredità, la reversibilità della pensione, l&#8217;assistenza sanitaria e penitenziaria, le celebrazioni funebri, gli assegni familiari, il subentro nei contratti di affitto sono diritti riconosciuti ai soli coniugi. E mentre le coppie eterosessuali possono supplire a questa mancanza sposandosi, per gli omosessuali e tutti i conviventi il cui rapporto non sia riconducibile a quello di una coppia non c&#8217;è attualmente nulla da fare.</p>
<p>C&#8217;è da chiedersi quale sia il motivo di un ritardo legislativo che più passa il tempo e più diventa imbarazzante, relegandoci a pieno titolo tra i Paesi sottosviluppati. La questione è puramente ideologica, come dimostrano le lunghe discussioni parlamentari inerenti ai vari disegni di legge sulle unioni di fatto, a oggi tutti affossati, o i tanti<i>niet</i> al matrimonio omosessuale.<br />Il legislatore di un Paese laico dovrebbe prendere atto dei cambiamenti sociali e cercare di normarli nel modo più &#8220;leggero&#8221; possibile estromettendo valutazioni morali che non gli competono, sempre che il riconoscimento di un diritto non ne leda un altro. E in effetti una legge sulla famiglia che prescinda dal tipo di rapporto tra i contraenti e dal loro sesso estenderebbe la tutela giuridica a un maggior numero di cittadini senza recare alcun danno ai nuclei già riconosciuti. Ma la logica dell&#8217;innalzamento dei diritti come fattore di progresso sociale si scontra con una mentalità dura a morire in un Paese che ancora troppo spesso fa fatica a distinguere il peccato dal reato e con una classe politica che, a prescindere dal colore, si guarda bene dal pestare i piedi al Vaticano.</p>
<p>Perché agevolare il naturale cambiamento sociale sarebbe davvero semplice. Basterebbe, ad esempio, adottare la definizione di famiglia anagrafica: «Per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune» (Regolamento anagrafico del 30 maggio 1989, art. 4). Semplice, chiaro e inclusivo della libertà di tutti. Ma non è che manchino le formule; quel che manca è l&#8217;onestà di capire che è impossibile ostacolare la naturale evoluzione dei costumi se non attentando al concetto stesso di democrazia che è, per sua stessa definizione, rappresentazione delle istanze di tutti i cittadini.</p>
<p><b>Cecilia M. Calamani &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=109019&amp;typeb=0&amp;La-Famiglia-che-non-c-e-piu-">Cronache Laiche</a></b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-famiglia-che-non-ce-piu/">La famiglia che non c&#8217;è (più)</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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