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	<title>calcio Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Calcio, razzismo e ignoranza ora basta davvero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 17:32:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il disgusto che c&#8217;è intorno al calcio italiano, anche da parte di chi come noi l&#8217;ha praticato e seguito per anni, è sempre più giustificato e diffuso. Stadi vuoti anche nei casi di squadre neo promosse in serie A, partite delle serie inferiori inguardabili e spesso accomodate come hanno spesso dimostrato tante inchieste giudiziarie, giocatori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-14422" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-1024x768.jpg" alt="" width="443" height="332" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-1024x768.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-768x576.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/P1020987-213x160.jpg 213w" sizes="(max-width: 443px) 100vw, 443px" /></p>
<p>Il disgusto che c&#8217;è intorno al calcio italiano, anche da parte di chi come noi l&#8217;ha praticato e seguito per anni, è sempre più giustificato e diffuso.</p>
<p>Stadi vuoti anche nei casi di squadre neo promosse in serie A, partite delle serie inferiori inguardabili e spesso accomodate come hanno spesso dimostrato tante inchieste giudiziarie, giocatori strafottenti che promettono fedeltà ad una maglia solo fino a quando non arriveranno offerte migliori.<br />
In termini di titoli internazionali poi, <i>exploit</i> del 2006 a parte, negli ultimi venti anni il calcio italiano è riuscito a portare a casa solo 4 dei dei quaranta titoli assegnati fra Europa League e Champions League.</p>
<p>Curve sempre più piene di razzismo e violenza nonostante tutti i provvedimenti presi che hanno avuto solo l&#8217;effetto di allontanare le famiglie dagli stadi (forse l&#8217;unica eccezione riguarda lo stadio della Juventus ma anche in quella gestione i problemi non mancano di certo come testimonia la condanna del presidente Agnelli); il caso degli ultrà laziali che attaccano adesivi con Anna Frank ad indossare la maglia della Roma e le successive figuracce di Lotito sono solo la punta dell&#8217;iceberg.</p>
<p>Lo ha dimostrato l&#8217;allenatore della Unicusano (al secolo Ternana Calcio, ci scuserete se non ci va di associarci il nome della gloriosa società della città dell&#8217;acciaio) che probabilmente in preda a manie di grandezza ha annunciato al mondo quali sono i veri problemi del calcio italiano terrorizzato dal perdere la possibilità di giocarsi il mondiale in Russia nel 2018.</p>
<p>Beh, non ci crederete mai, ma i problemi sono (secondo lui) gli stranieri nelle squadre e il fatto che gli italiani “non menano più come un tempo”.</p>
<p>Cominciando dalla seconda affermazione questa può denotare solo una poca conoscenza dello sport in questione, visto che al di là delle varie leggende urbane che a noi italiani piace sempre raccontarci (ricordate Caccamo che parlava del suo amico “Tommaso &#8216;o pallonaro” di Mai Dire Gol?), chiunque conosca la storia del calcio sa che i giocatori nordici hanno sempre avuto un approccio molto più fisico del nostro a questo sport. Se non ci credete guardatevi pure il film “I<i>l maledetto United</i>” sulla storia di Brian Clough e il suo fortissimo Derby County che perse la semifinale di Coppa Campioni con la Juventus perché nella domenica precedente il Leeds United aveva massacrato tutti i suoi giocatori migliori. Oppure guardatevi i filmati dei trattamenti riservati ad Eusebio durante la coppa del mondo del 1966 dai giocatori inglesi, o ancora il film “<i>Pelè</i>” su cosa significava affrontare la Svezia in quegli anni.</p>
<p>L&#8217;Italia, club e nazionale, ha quasi sempre basato la sua forza in un mix di attaccanti dai piedi fantastici (Rivera, Donadoni, Baggio, Vialli) e centrocampisti e difensori dalla grande capaicità tattica. Peraltro i migliori (Baresi, Scirea, Cabrini, Maldini, Tardelli) sono stati fra i più corretti del mondo.</p>
<p>Ad ogni modo un allenatore che invoca il bisogno di “menare” l&#8217;avversario si qualifica da solo e non vale la pena spenderci altre parole.<br />
È il caso invece di esaminare il “problema” degli stranieri nelle squadre da calcio dei club. A parte il fatto che questa regola vale per tutti i club europei da più di venti anni e quindi non si capisce perché se questo fosse davvero un problema, alcune nazionali siano diventate fortissime (Spagna e Germania) e altre come la nostra si siano invece involute.</p>
<p>Il problema del calcio italiano invece è molto diverso e come spesso succede ha radici economiche. Quello che vedete nella foto è uno dei tanti campi di calcio che a Terni da vent&#8217;anni a questa parte sono stati riconvertiti a coltivazione di erbacce e defecazioni di cani.</p>
<p>In questa città, solo nel comprensorio comunale, fino alla fine degli anni &#8217;90 c&#8217;erano almeno dodici squadre di calcio (oltre alla Ternana ovviamente), che vantavano di avere tutti settori della scuola calcio, dai pulcini (o primicalci che dir si voglia) all&#8217;under 18. Poi ovviamente c&#8217;era la prima squadra che competeva nei campionati dilettantistici provinciali o regionali.</p>
<p>Allora mandare un ragazzo a giocare a pallone significava spendere intorno alle centomila lire all&#8217;anno.<br />
Oggi di squadre che hanno tutto il settore scuola calcio nella stessa città ce ne sono cinque (se qualcuna nel frattempo non è scomparsa dall&#8217;ultima volta che le abbiamo contate), e mandare un ragazzo a giocare a pallone può arrivare a costare oltre 100 euro al mese, ovvero 30 volte di più degli anni &#8217;90 alla faccia dell&#8217;inflazione ufficiale.</p>
<p>Il risultato è che il numero dei ragazzi che gioca a pallone (in modo organizzato, ovvero alal scuola calcio) è diminuito fino a dimezzarsi e cosa ancora più grave è diventato un gioco possibile solo per chi ha i soldi sufficienti.</p>
<p>Quello che succede a Terni succede in ogni parte del paese, e non è un caso se arriva in nazionale gente che prima non avrebbe calcato neanche gli stadi di serie B. Mancano i ragazzi. Manca il ricambio.</p>
<p>Il 2006 di Totti, Cannavaro, De Rossi, Del Piero, Camoranesi e Buffon è stato a tutti gli effetti il canto del cigno, e non perché “gli stranieri c&#8217;hanno rubbato i posti in squadra” come direbbe Mister Pochesci ma perché, anzi, non li abbiamo saputi sfruttare. Cosa che invece la Germania ha fatto benissimo (Khedira, Ozul, Boateng etc.).</p>
<p>Perché questo non è avvenuto? Perché sono stati tagliati i finanziamenti pubblici (prima bastava il totocalcio a far piovere soldi su tutti gli sport del paese) e lo sport nelle scuole in Italia  (a differenza di tutti gli altri paesi europei) non è mai stato curato.</p>
<p>La situazione odierna comporta che se oggi in Italia ci fosse il nuovo Diego Armando Maradona dell&#8217;età di dodici anni (italiano o immigrato che sia) probabilmente non lo scopriremmo mai. Soprattutto se la sua famiglia si trova oggi in condizioni economiche equiparabili a quelle della famiglia di Maradona allora.<br />
Il risultato è sotto agli occhi di tutti, anche quelli di un cronista Rai disperato che ripete venti volte durante Svezia-Italia: “Non possiamo non andare al mondiale” come se il nostro fosse un diritto di sangue. Invece la Svezia, casualità in meno casualità in più (i pali e le traverse da sempre fanno la differenza fra la gloria e il rimpianto, chiedere a Pinilla, Trezeguet e Di Biagio maggiori informazioni) si è dimostrata più forte di noi. E se domani non li battiamo a Milano ai mondiali non ci andiamo, punto e basta.</p>
<p>Ad ogni modo l&#8217;uscita del mister dell&#8217;Unicusano è un ulteriore evidenza che il calcio italiano è allo sbando, economico, politico e organizzativo. Siamo probabilmente siamo destinati a perdere il nostro ruolo di riferimento nel calcio mondiale.</p>
<p>L&#8217;ultima cosa che non rimpiangeremo della nostra storia calcistica però sono gli interventi criminali come quello di Benetti che distrusse la carriera di Liguori. E chi dice il contrario ha semplicemente sbagliato sport.</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
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		<title>Copa do mundo 2014</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/copa-do-mundo-2014/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2014 06:20:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/06/urlo-di-tardelli.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12455" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/06/urlo-di-tardelli-150x150.jpg" alt="urlo-di-tardelli" width="150" height="150" /></a>Ci hanno provato in tanti a spiegare la passione che lega una parte della popolazione mondiale al fenomeno del calcio. Se non ci sono riusciti Hornby, Montalban, Benni e tanti altri a fare capire le ragioni di noi calciofili a chi continua a restare indifferente alla questione e la liquida con un superficiale “panem e circenses” ritirandosi a Capalbio (famoso fortino di intellettuali anticalcistici durante il delirio di Italia’90), non ci riuscirò certo io con questo breve pezzo da blog. <br />Infatti non è mia intenzione, si fa per parlare fra amici e stimolare magari la discussione.<br />Per come la vedo io, per quanto detesto parlare di categorie ma in certi casi è necessario, quando si parla di persone a cui non piace il calcio si deve distinguere fra due categorie. Quelli che detestano lo sport in generale e quelli che apprezzano lo sport ma non seguono il calcio.<span id="more-12454"></span><br />Di quest’ultimi poi si possono distinguere quelli a cui effettivamente non piace perché non lo capiscono, e quelli che lo detestano perché oscura tutti gli sport minori nei paesi in cui è predominante. Questa è a mio avviso effettivamente la critica più sensata che si può muovere al fenomeno calcio, perché non si capisce per quale motivo una promozione in serie B del Frosinone (non me ne vogliano gli amici ciociari, faccio esempi casuali) debba contare di più a livello di comunicazione e impatto mass mediatico di una vittoria storica della nazionale italiana di rugby sulla Francia o del successo della Schiavone al Roland Garros. Sarebbe bello che i media imparassero a rispettare gli sport minori dando il giusto peso a vittorie che di certo non sono costate meno sacrificio e meno impegno di quelle calcistiche.<br />Per quanto riguarda invece quelli che odiano lo sport in generale e tutt’al più lo considerano un dovere medico per non ingrassare ma comunque un peso di cui farebbero volentieri a meno, costoro, a mio insindacabile giudizio, sono persone che capiscono un poco meno anche la vita in generale, ovvero quel fenomeno biologico di cui lo sport è una costante e importante metafora. Dico questo perché, per parafrasare Al Pacino in un ruolo memorabile (Ogni maledetta domenica) in cui interpreta un allenatore di Football Americano, lo sport (come la vita) è una questione di centimetri e solo chi ha sudato per conquistare qualche centimetro in più nelle sue prestazioni, di qualunque tipo esso siano, sa quanto può valere un centimetro. Un centimetro fa la differenza fra un gol e un non gol, fra un net e un ace, fra una meta e una mischia. E nella vita i centimetri accumulati nel nostro cammino fanno la differenza fra una soddisfazione e una delusione.<br />Ogni sport praticato nella vita ti dona qualcosa, se scegli il nuoto ad esempio avrai per sempre due spalle enormi che ti costringeranno a comprare camicie di una taglia più grande del dovuto, se scegli la pallacanestro questa ti donerà per sempre una rapidità di azione e un coordinamento del corpo sopra la media, se scegli il rugby lo spirito di fratellanza e di squadra segnerà il resto della tua vita, il tennis ti darà la capacità di concentrazione, la pallavolo la reattività dei muscoli, l’atletica lo spirito di sacrificio e la tenacia nel raggiungere i risultati. <br />Cosa da il calcio a chi lo pratica? Bella domanda, verrebbe da dire un po’ di tutto perché è senz’altro uno degli sport più completi ma se proprio devo scegliere una cosa che più di ogni altro sport può regalare alla tua vita è la capacità di stare al posto giusto al momento giusto. E questo vale per gli attaccanti che devono buttare la palla nella rete avversaria e vale per il difensore che non deve perdere la zona o l’uomo. <br />I mondiali di calcio sono un evento che scandisce i tempi delle nostre vite, che ci piaccia o no. Anche chi li odia probabilmente si imbatterà in amici che sono a casa a vedere la partita, in eventi rimandati perché la nazionale ha passato il turno, in commenti frenetici sul luogo del lavoro su chi avrebbe dovuto prendere il posto di chi nel centrocampo degli azzurri.<br />Può sembrare un discorso da fanatici ma ci sono momenti che non si dimenticheranno mai nel corso della vita. Tanto per fare un esempio banale, come diceva il giornalista Federico Buffa su un bellissimo programma in onda su Sky che nella storia umana si possono individuare tre “urli” quello di Munch, quello di Ginzberg e quello di Tardelli nella finale contro la Germania al Bernabeu nel Luglio 1982.<br />Esagerazione? Non tanto. <br />L’urlo di Tardelli con mio nonno che butta via il bastone e si alza in piedi, con mio padre e mia madre che una volta tanto si abbracciano invece di litigare, con Pertini che urla al Re di Spagna “non ci prendono più”, con il mio amico del piano di sotto che apre la porta e comincia a gridare nelle scale del palazzo… può sembrare retorica spicciola, ma quei mondiali nel 1982 li abbiamo vinti tutti, non solo gli undici in campo. Tutti noi che dopo trent’anni ancora ci portiamo dietro quei ricordi che hanno segnato la nostra vita. E lo stesso vale per quelli del 2006. <br />Questo non vuol dire che non esistano cose più importanti che meritano maggiore attenzione. Non smetterò di seguire la crisi in Ucraina in questi giorni, non smetterò di fare attenzione ai tagli di Renzi al welfare, non smetterò di informarmi sulla privazione dei diritti umani e civili nel nostro paese per alcuni cittadini. Sono conscio anche delle polemiche che, come in ogni sede del mondiale nella storia, ci sono per via dei soldi dirottati dal Brasile per la costruzione e la ristrutturazione delle sedi che ospitano il mondiale di calcio (e che ospiteranno anche le Olimpiadi del 2016). Cosa ne penso? Francamente da quel che posso ricordare, a parte forse Germania 2006 e Usa 94 polemiche del genere ci sono sempre state. <br />Ricordo che a Italia 90, a parte tutti gli scandali di appalti e subappalti che da li in breve diventeranno tangentopoli, si diceva che tre mesi prima del mondiale a Napoli non c’era più l’acqua potabile e che per evitare sommosse e disordini i poteri forti “dirottarono” lo scudetto della stagione 1989-90 a Napoli per imbonire i partenopei (lo scandaloso arbitraggio subito dal Milan di Sacchi a Verona nell’ultima giornata sarebbe una prova sufficiente secondo alcuni). Ricordo le polemiche legate all’assegnazione al Messico dei mondiali del 1986 che era reduce da un tremendo terremoto, tuttavia si disse anche che senza quei fondi per il mondiale difficilmente il paese ne sarebbe uscito. Anche per l’edizione del Sudafrica nel 2010 ci sono state proteste analoghe anche se di minore entità. <br />Sarebbe forse meglio assegnare le sedi mondiali solo a paesi ricchi come la Germania e l’Inghilterra o gli Stati Uniti? E coloro che dicono che è una possibilità di sviluppo per i paesi poveri forse non hanno ragione anche loro? Insomma gli scandali ci sono stati e ci saranno sempre, alzi la mano chi ha la verginità intatta sotto questo aspetto. Per il Brasile ospitare di seguito un mondiale e poi un olimpiade è un indubbio riconoscimento verso il grande lavoro svolto in questi anni nel tentativo di limare quelle diseguaglianze sociali che hanno sempre contrassegnato il gigante sudamericano. Certamente ci sono problemi nel gestire lavori mastodontici in una società con ancora gravi situazioni di povertà, tuttavia penso che se si usasse un po’ di buon senso le opportunità per la nazione sarebbero maggiori dei rischi. Tanto per intenderci il problema dell’Amazzonia e delle comunità Indios di questa non nasce certo oggi, il problema della delinquenza e della prostituzione a San Paolo o a Rio de Janeiro neanche. Condivido il fatto che i cittadini brasiliani chiedano più soldi per la sanità pubblica, per l’istruzione e per il welfare in generale, ci mancherebbe. Penso però, forse ingenuamente, che non sia il mondiale a portarglieli via ma che anzi questa possa essere comunque un opportunità di crescita del paese.</p>
<p>Insomma cercando di concludere questa lunga dissertazione, alla domanda sul perché passerò tutte le sere (e le notti) dal 12 Giugno al 13 Luglio chiuso in casa a guardare “22 scemi in mutande che corrono dietro una palla” (a proposito di becero qualunquismo); non posso che rispondere semplicemente perché tra i tanti altri miei interessi c’è anche quello del calcio (e dello sport in generale). Forse non sarò radical chic, me ne farò una ragione.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Mi passi il maalox che è iniziato l’europeo?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/mi-passi-il-maalox-che-e-iniziato-leuropeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 15:52:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per essere sinceri quando arrivano i mondiali o gli europei ci piacerebbe una volta tanto prenderci un mese di vacanza dal pensare e apprezzare solo i gol, le traverse, i rigori e gli spunti più o meno atletici dei protagonisti in mutande che corrono dietro un pallone. Ma il fatto è che non c’è niente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per essere sinceri quando arrivano i mondiali o gli europei ci piacerebbe una volta tanto prenderci un mese di vacanza dal pensare e apprezzare solo i gol, le traverse, i rigori e gli spunti più o meno atletici dei protagonisti in mutande che corrono dietro un pallone. Ma il fatto è che non c’è niente di meglio che una fase finale di un importante competizione continentale o mondiale per svelare le ipocrisie di tutti: organizzatori, partecipanti, commentatori improvvisati.<span id="more-10636"></span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone" title="euro12" src="http://cdn.blogosfere.it/applemania/images/1339059257865Euro-2012.jpg" alt="" width="255" height="180" />Euro 2012 in tal senso resterà memorabile per i tanti episodi che ne connotano il carattere fortemente ipocrita che rende impossibile guardare le partite senza provare quell’insopportabile retrogusto amaro.</p>
<p>C’è solo l’imbarazzo della scelta sull’atteggiamento da stigmatizzare per primo. Non possiamo non cominciare dagli oltre<strong> ventimila randagi</strong> (cani e gatti) che in Ucraina sono stati abbattuti barbaramente a fucilate per strada onde evitare fastidi ai turisti. Nonostante tutte le denunce fatte e le promesse in tal senso nessuna squadra ha ritenuto opportuno neanche esporre il lutto in segno di protesta verso l’azione irresponsabile del governo ucraino che è evidentemente ignaro delle politiche di contenimento del fenomeno del randagismo.</p>
<p>Qualcuno dice che questo problema è stato tirato fuori per oscurare il dramma della prostituzione e degli orfanotrofi ucraini; sinceramente non capiamo perché i diritti degli animali debbano essere sempre contrapposti a quelli degli uomini.</p>
<p>Del resto che l’Ucraina sia un paese “<em>parzialmente libero</em>” non lo scopriamo noi ma lo dice da tempo insospettabile la <strong>Freedom House</strong>; se una protesta formale si voleva mettere in atto contro le torture subite in carcere dall’ex leader Tymoschenko non può essere certo blanda e con l’uso del ridicolo del “se” come quella fatta in questi giorni il ministro Gnudi che si accoda al misero boicottaggio istituzionale messo in campo da Francia e Inghilterra . «<em>Se incontreremo l’Ucraina sul campo non manderemo esponenti di governo alla partita</em>» a questa minaccia che fa tremare i polsi il ministro italiano ha aggiunto «<em>forse!</em>»”&#8230; si mormora che il governo Ucraino stia assoldando il grande capo Estiqatzee per rispondere con la giusta preoccupazione a questi boicottaggi.</p>
<p>Ma ovviamente poi c’è <strong>l’Uefa</strong> dalle mille belle parole e dai zero fatti concreti a fare la parte del leone. Ricordate le belle parole di Platini e dei suoi predecessori contro il razzismo nel calcio e con le millantate punizioni esemplari nei confronti di atteggiamenti razzisti dei tifosi? Ecco, ricordatele bene perché come al solito non sono applicate.</p>
<p>Nei giorni scorsi ultras polacchi hanno aggredito verbalmente i giocatori di colore dell’Olanda durante gli allenamenti, nella partita Russia – Rep. Ceca il giocatore ceco di origine etiope Gebre Selessie è stato oggetto di numerosi “buu” razzisti, i supporters croati hanno sparato tranquillamente ogni tipo di fumogeno durante la partita (e voi provate ad entrare allo stadio con un accendino se ne avete il coraggio). Il tutto sotto gli occhi attenti dei commissari Uefa che hanno dichiarato formalmente «<em>tutto va ben, madama la Marchesa</em>».</p>
<p>Poi ci sarebbe il solito Stormfront, sito nazifascista italiano, che nei giorni scorsi ha tirato fuori l’invidiabile scoop che i genitori adottivi di Balotelli erano ebrei e per questo motivo lui si è trovato bene ad Aushwitz&#8230; ma per stimolare il vomito basta già la strage dei randagi.</p>
<p>Buon europeo e non dimenticate il maalox.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti </strong></p>
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		<title>La mano della provvidenza sullo scudetto</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-mano-della-provvidenza-sullo-scudetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 21:28:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche i più disinteressati al calcio avranno avuto notizia che domenica scorsa la Juventus ha vinto il suo ventottesimo (qualcuno dice trentesimo, a dimostrazione che è tutto relativo) scudetto. Quello che la maggior parte dei miscredenti indifferenti alla prima religione italica (ovvero il calcio) non sanno è che lo ha vinto grazie al diretto interessamento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone" title="conte" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/05/antonio_conte__foto_sky_-300x188.jpg" alt="" width="263" height="170" />Anche i più disinteressati al calcio avranno avuto notizia che domenica scorsa la <strong>Juventus </strong>ha vinto il suo ventottesimo (qualcuno dice trentesimo, a dimostrazione che è tutto relativo) scudetto. Quello che la maggior parte dei miscredenti indifferenti alla prima religione italica (ovvero il calcio) non sanno è che lo ha vinto grazie al diretto interessamento del sommo fattore venerato dalla seconda religione italica (cioè il cattolicesimo).<span id="more-10565"></span></p>
<p>Lo afferma senza la minima paura di smentite <strong>Andrea Monti</strong> sulla <em>Gazzetta dello Sport</em> di lunedì 7 maggio. Riportiamo l’intero paragrafo perché ne vale antropologicamente la pena: «<em> [&#8230;]<strong>neppure il più distratto degli agnostici può fingere di non vedere la mano della provvidenza in questa metafora beffarda</strong>: dopo la lunga tenzone sulle ceneri non ancora spente di Calciopoli i duellanti sorridono entrambi. Separatamente, si intende. Ma nello stesso identico momento: domenica 6 maggio, ore 22.41, fischio finale a San Siro e a Trieste</em>.»</p>
<p>Riassumendo per gli agnostici distratti che non hanno seguito le vicende calcistiche dal 2006 a oggi, il buon dio avrebbe operato in modo che il signor<strong> Luciano Moggi</strong> e la sua combriccola intrattenessero rapporti fuori dal codice etico e deontologico di chi opera nello sport, facendo pressioni illecite, arrivando a minacce fisiche e verbali nei confronti degli arbitri e dei giocatori che non stavano alle sue regole, causando così un danno enorme alla credibilità internazionale del calcio italiano e in secondo luogo anche alla stessa squadra che lui dirigeva (tutti riconoscono che gli scudetti tolti erano, sul campo, indiscutibilmente meritati) per far sì che sei anni dopo quest’ultima, tornando alla vittoria, dovesse ringraziare proprio gli odiati rivali dell’Inter, ossia coloro che hanno giovato di più delle penalizzazioni juventine in questi sei anni.</p>
<p>Scusi buon dio… <em>e di tutti gli altri nun glie ne po’ frega’ de meno? </em>Visto che è in grado di organizzare cotanto spettacolo, uno scudettino alla Roma che non è neanche stata sfiorata dallo scandalo Calciopoli glielo poteva far vincere invece di farla arrivare sempre seconda dietro l’Inter no? E’ pure la squadra di Roma, un occhio di riguardo ogni tanto…</p>
<p>Facile ironia di cui ci scusiamo, ma il fatto è che le esternazioni di questi<strong> improvvisati teologi</strong> sulle pagine della <em>rosa</em> (che più di una volta ha già dato prova delle sue simpatie pontificie) possono lasciare il tempo che trovano nelle nostre alte discussioni teoretiche, ma continuano ad esser propagandate con la grancassa per il popolino. E questo ci fa arrabbiare come un <em>ultras</em>, perché è una letterale presa in giro. Si continuano a far incontri divulgativi di come il cattolicesimo stia cambiando e di come trovino sempre più spazio i teologi alla Mancuso che cercano di ripetere in tutti i modi che dio non interviene nel mondo e poi dobbiamo leggere il primo Andrea Monti che passa, il quale vede la mano di dio nello scudetto juventino?  Guardate che “o<em>gni limite ha una pazienza</em>” come direbbe Totò!</p>
<p>In secondo luogo, non  meno importante, da agnostici razionalisti e amanti del calcio e dello sport siamo abituati a vedere ogni tipo di superstizione portata in campo; ci mancherebbe altro, ognuno è libero di fare quel che ritene più opportuno per concentrarsi e raggiungere il suo top. Così<strong> Conte</strong> è libero di baciare tre volte l’acqua santa, <strong>Cavani</strong> di recitare il rosario a braccia larghe mentre entra in campo, segni della croce, sale alle spalle eccetera eccetera. Ma tirare in ballo la provvidenza per la vittoria di uno scudetto significa sminuire il lavoro umano fatto di sudore e rinunce nei lunghi allenamenti da luglio a maggio ogni anno; e dato che è un lavoro che fanno tutti, chi vince e chi retrocede, i disegni divini sarebbero davvero una clamorosa ingiustizia. Ci pensino alla <em>Gazzetta</em> prima di coprirsi teologicamente di ridicolo.</p>
<div><strong>Alessandro Chiometti</strong></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-mano-della-provvidenza-sullo-scudetto/">La mano della provvidenza sullo scudetto</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>La morte di Morosini  e il calcio totale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 13:40:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La morte di Piermario Morosini, ex centrocampista del Livorno, interrompe la routine del calcio e costringe al FIGC all&#8217;unico atto di rispetto possibile ovvero quello di interrompere i campionati professionisti italiani. Le reazioni, al di là del buonismo di facciata che devono ostentare tutti gli addetti ai lavori di un certo livello, non sono state [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La morte di <strong>Piermario Morosini</strong>, ex centrocampista del Livorno, interrompe la routine del calcio e costringe al FIGC all&#8217;unico atto di rispetto possibile ovvero quello di interrompere i campionati professionisti italiani. Le reazioni, al di là del buonismo di facciata che devono ostentare tutti gli addetti ai lavori di un certo livello, non sono state tutte positive <span id="more-10526"></span>e molti non sono in grado di comprendere che fermarsi per una pausa di riflessione (per quanto inutile) è l&#8217;unico gesto decente che la Federazione poteva fare per non perdere la faccia. <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/Calciomercato_logo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10527" title="Calciomercato_logo" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/Calciomercato_logo-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/Calciomercato_logo-300x222.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/Calciomercato_logo.jpg 414w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Valgano per tutti i vaneggiamenti di tale <strong>Gabriele Capasso</strong> sul sito di calcioblog.it che lamenta il rispetto per i vivi nel senso dei tifosi che già avevano organizzato il viaggio.</p>
<p>Il giornalista ha l&#8217;indiscutibile faccia tosta di non nascondersi dietro il buonismo di facciata e dar voce a quegli esaltati che pretenderebbero che “<em>the show must go on</em>” nonostante tutti e tutto.  E quindi che amici e colleghi di Morosini non abbiano il diritto di prendersi una giornata per stare vicini a chi sta soffrendo la perdita di una persona cara. Che uno debba giocare comunque con la morte nel cuore a meno di due ore dell&#8217;avvenuta scomparsa. Il tutto perché c&#8217;è chi ha pagato il biglietto.</p>
<p>Questo basta a dimostrare che il “sistema calcio”, vera religione italica, è completamente da rifondare e che si è persa l&#8217;umanità che dovrebbe essere necessaria quando si parla di sport. Il caso di Morosini in realtà è solo l&#8217;ultima di una lunga serie di <strong>drammi sportivi</strong> e al di là della consueta statistica che rilega il tutto a numeri piccoli rispetto l&#8217;enorme mole di calciatori professionisti in tutto il mondo, dovrebbe farci riflettere su quanto l&#8217;esasperazione di questo sport metta a rischia la vita di chi lo pratica.</p>
<p> È vero, cose strane nel mondo del calcio ci son sempre state, è inutile negarlo. Si cominciò forse con la famosa finale del 1954 dei campionati del mondo in cui la Germania Ovest superò incredibilmente la favoritissima <strong>Ungheria di Puskas e Hidegkuti</strong>, in cui i testimoni oculari dissero che non avevano mai visto dei giocatori di pallone correre tanto. Infatti il giorno dopo i <em>panzer</em> tedeschi erano quasi tutti ricoverati in ospedale per fortissimi, e misteriosi, dolori al fegato. Fu una delle prime volte che il fisico (e forse il doping) si imponeva sulla tecnica degli avversari, da allora l&#8217;aspetto atletico nello sport più popolare del mondo è andato sempre aumentando. <br />Poi ci sono stati gli strani casi dei giocatori della <strong>Fiorentina</strong> su cui sembra incombere una maledizione, fra SLA, tumori e malattie varie la lista dei giocatori morti o miracolosamente sopravvissuti è lunghissima. <br />Ovviamente parlando di infarti sul campo da gioco non si può non accennare ai casi di <strong>Renato Curi</strong> nel 1977 e<strong> Lionello Manfredonia</strong> nel 1989, il primo con esito nefasto il secondo per fortuna risoltosi positivamente.</p>
<p> Ma oggi la situazione è più grave non solo per i casi eclatanti di Morosini o di <strong>Muamba</strong> (avvenuto in Inghilterra pochi giorni prima) ma per il sempre maggiore numero di infortuni “misteriosi” che avvengono ai calciatori. Si può parlare di<strong> Cassano</strong>, di <strong>Gattuso</strong> o di <strong>Pato</strong> (tutti giocatori del Milan), ma anche di tanti fenomeni estemporanei che giocano una stagione o due a livelli incredibili e poi spariscono dietro banali infortuni o cali di forma inspiegabili che non gli consentono più di ripetersi a quei livelli o che, addirittura, li fan diventare delle vere e proprie schiappe, calcisticamente parlando. <strong>Torres, Krasic, Melo</strong> solo per far qualche nome.<br /> Il fatto è che il calcio di oggi consuma mente e fisico ad una velocità impensabile fino a due decenni fa. Le statistiche dicono che mentre <strong>Garrincha</strong> nel mondiale del 1958 aveva circa 4 secondi di tempo (in media) prima che un avversario gli fosse addosso, <strong>Del Piero e Totti</strong> nel 2006 ne avevano solo 0,5. La differenza in termini di contrasti, urti, lesioni ma anche di stress psicologico è abnorme.</p>
<p>Quando ci si avvicina allo sport da piccoli, si viene a contatto con la medicina sportiva: a volte i medici non accordano il permesso all&#8217;attività agonistica a dei ragazzi; ne conseguono pianti disperati e insulti rivolti ai medici da parte dei genitori che volevano avere il nuovo Maradona in famiglia. Poi se effettivamente il ragazzo è promettente il modo per andar avanti spesso si trova con la complicità di allenatori senza scrupoli e direttori sportivi: a volte con un medico meno zelante altre volte foraggiando chi di dovere.<br /> Se fino agli anni 80 questo portava a un piccolo segreto che non importava a nessuno, oggi dopo l&#8217;avvento del calcio totale (<strong>Zeman</strong> ha dimostrato che con giocatori ben allenati fisicamente si possono mettere in difficoltà squadre qualitativamente molto superiori, ma per far questo ne conseguono allenamenti massacranti più volte al giorno), e soprattutto dell&#8217;esigenza dello <em>show business</em>europeo di far giocare partite di altissimo livello ogni tre giorni o anche meno, è un segreto molto più difficile da nascondere e i nodi vengono al pettine più spesso. <br />Poi quando ci scappa il morto, ci si interroga. Giusto. Ma le risposte si conoscono già: campionati nazionali massimo a sedici squadre, stop nei periodi più freddi, coppe europee senza gironi ma ad eliminazione diretta per ridurre il numero delle partite. Il problema è, che ci si interroga a fare se le risposte non ci piacciono?</p>
<div><strong>Alessandro Chiometti</strong></div>
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