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	<title>alessandra maiorino Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>27 gennaio 1945: la Memoria è ancora necessaria</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/27-gennaio-1945-la-memoria-e-ancora-necessaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jan 2013 10:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi dobbiamo ricordare. Ma cosa, e come? È sufficiente istituire una pur doverosa Giornata della Memoria per commemorare quel 27 gennaio del 1945, giorno in cui, ormai 68 anni fa, l&#8217;Armata Rossa abbatté i cancelli di Auschwitz e il mondo conobbe per la prima volta, fin nei più indicibili dettagli, l&#8217;orrore dei lager nazisti?  «La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi dobbiamo ricordare. Ma cosa, e come? È sufficiente istituire una pur doverosa Giornata della Memoria per commemorare quel 27 gennaio del 1945, giorno in cui, ormai 68 anni fa, l&#8217;Armata Rossa abbatté i cancelli di Auschwitz e il mondo conobbe per la prima volta, fin nei più indicibili dettagli, l&#8217;orrore dei lager nazisti? <span id="more-11126"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/27-gennaio-1945-la-memoria-e-ancora-necessaria.html/spianto" rel="attachment wp-att-11127"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11127" alt="spianto" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/spianto-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/spianto-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/spianto.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>«La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei [&#8230;]. Questa scarsa affidabilità dei nostri ricordi sarà spiegata in modo soddisfacente solo quando sapremo in quale linguaggio, in quale alfabeto essi sono scritti, su quale materiale, con quale penna: a tutt&#8217;oggi, è questa una meta da cui siamo lontani».</p>
<p>Così mette in guardia Primo Levi, al principio del primo capitolo &#8211; dal titolo <i>La memoria dell&#8217;offesa</i> -, nel suo libro <i>I sommersi e i salvati</i>, scritto nel 1986, a più di quaranta anni di distanza dalla sua esperienza nel lager di Auschwitz. Con toni pacati ma sguardo fermo, Levi ha scrutato i recessi più purulenti della «banalità del male», mostrandone il suo volto familiare, qualunque, camuffato da normalità e dovere. Timido testimone dell&#8217;orrore, egli ci ammonisce che no, commemorare istituzionalmente la Shoa non è sufficiente. «Anche in condizioni normali &#8211; infatti &#8211; è all&#8217;opera una lenta degradazione, un offuscamento dei contorni, un oblio per così dire fisiologico, a cui pochi ricordi resistono. È probabile che si possa riconoscere qui una delle grandi forze della natura, quella stessa che degrada l&#8217;ordine in disordine, la giovinezza in vecchiaia, e spegne la vita nella morte. È certo che l&#8217;esercizio (in questo caso, la frequente rievocazione) mantiene il ricordo fresco e vivo, allo stesso modo come mantiene efficiente un muscolo che viene spesso esercitato; ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in uno stereotipo, in una forma collaudata dall&#8217;esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna, che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese».</p>
<p>È sempre in altri tempi e in altri luoghi che si verificano i fatti più atroci, mai qui, mai ora. La nostra sensibilità è dotata di una vista siffatta che non sempre riesce a mettere a fuoco quel che è troppo vicino. Tenendo gli occhi fissi su quel punto lontano, scrutandolo e indagandolo, e avvertendo i brividi dell&#8217;orrore che fu, perdiamo di vista i segni che l&#8217;oggi ci manda, e lo scricchiolio delle pareti di casa nostra. Eppure, è oggi, è in questo particolare frangente storico che ripercorrere le faticose pagine dei libri di Levi e ascoltare il suo monito appare indispensabile, forse salvifico. Solo così si può sperare di allontanare la iattura di una tragica profezia: «Si affaccia all&#8217;età adulta [ricordiamo che il testo riportato è del 1986, ndr] una generazione scettica, priva non di ideali ma di certezze, anzi, diffidente delle grandi verità rivelate; disposta invece ad accettare le verità piccole, mutevoli di mese in mese sull&#8217;onda convulsa delle mode culturali, pilotate o selvagge. Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non previsto da nessuno. È avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.<br />
Può accadere, e dappertutto. Non intendo né posso dire che avverrà; come ho accennato più sopra, è poco probabile che si verifichino di nuovo, simultaneamente, tutti i fattori che hanno scatenato la follia nazista, ma si profilano alcuni segni precursori. La violenza, &#8220;utile&#8221; o &#8220;inutile&#8221;, è sotto i nostri occhi: serpeggia, in episodi saltuari e privati, o come illegalità di stato, in entrambi quelli che si sogliono chiamare il primo e il secondo mondo, vale a dire nelle democrazie parlamentari e nei paesi dell&#8217;area comunista. Nel terzo mondo è endemica od epidemica. Attende solo il nuovo istrione (non mancano i candidati) che la organizzi, la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta e infetti il mondo».</p>
<p>La commemorazione della Shoah e di tutti gli eccidi compiuti nel furore di una pretesa superiorità identitaria ha troppo spesso la parvenza scialba del dovere e il gusto insipido di un avvenimento lontano, cristallizzato in un&#8217;epoca remota e irripetibile. Sappiamo dov&#8217;è Auschwitz e cosa accadde dentro quei recinti di filo spinato: non può mai più ripetersi. Levi però capovolge completamente questo rassicurante teorema e afferma: è già accaduto, quindi può accadere ancora. Auschwitz infatti non è un luogo fisico o un capitolo su un libro di storia. Auschwitz è una categoria mentale: la categoria della sopraffazione, dell&#8217;illegalità accettata, sostenuta o elevata a sistema, della tolleranza della limitazione delle libertà personali per comodo, dell&#8217;indifferenza di fronte alla negazione dei diritti delle minoranze di qualunque genere, dell&#8217;insensibilità davanti al dolore di un altro che &#8220;non è dei nostri&#8221;.<br />
Tanto io non posso farci niente: ecco dove (ri)comincia Auschwitz. Ecco quel che dobbiamo ricordare.</p>
<p><b>Alessandra Maiorino &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=48886&amp;typeb=0&amp;27-gennaio-1945-la-Memoria-e-ancora-necessaria">Cronache Laiche</a></b></p>
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		<title>Divorzio breve, parte terza</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/divorzio-breve-parte-terza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 19:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’agosto scorso ci eravamo occupati dell’anomalia italiana in fatto di divorzio: tempi lunghissimi, esborsi economici (ed emotivi) ingenti, insopportabili lungaggini legali per porre fine ad un’unione che ormai da tempo non è più tale. La legge attualmente vigente – e che risale al 1970 – impone infatti che i divorziandi siano sottoposti ad un periodo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’agosto scorso ci eravamo occupati dell’anomalia italiana in fatto di <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/08/divorzio-all%e2%80%99italiana/">divorzio</a>: tempi lunghissimi, esborsi economici (ed emotivi) ingenti, insopportabili lungaggini legali per porre fine ad un’unione che ormai da tempo non è più tale. La legge attualmente vigente – e che risale al 1970 – impone infatti che i divorziandi siano sottoposti ad un periodo di “decantazione” di tre anni, e che la comunione dei beni sia sciolta solo una volta che l’istanza di separazione è passata in giudicato. Effetto collaterale di questo relitto giuridico è, tra gli altri, l’insorgere di un nuovo trend turistico, quello “divorziale”: per aggirare i tempi (non casualmente) biblici della legge, gli italiani che possono permetterselo, si recano all’estero, ove le pratiche per ottenere lo scioglimento del vincolo sono invece a misura d’uomo.<span id="more-10435"></span></p>
<p>Qualcosa però si sta forse finalmente muovendo: il 23 febbraio scorso la <a href="http://www.camera.it/465?area=16&amp;tema=542&amp;Divorzio+breve#paragrafo2011">commissione Giustizia </a>della Camera ha approvato con voto bipartisan un testo unificato che <strong>riduce i tempi della separazione da tre a un anno</strong>, se non vi sono figli minori, e<strong> a due anni</strong> in caso vi siano. Inoltre esso anticipa lo <strong>scioglimento della comunione dei beni</strong> al momento in cui il giudice autorizza i coniugi a vivere separati, ossia in sede di udienza presidenziale.  È il “divorzio breve”, proposto dal senatore Maurizio Paniz (PdL) e nato da un compromesso che ha visto Lega e Radicali ai due estremi opposti: la prima, divenuta strenuo baluardo della ragion vaticana, chiedeva la soppressione delle norme di modifica, i secondi la soppressione totale dell’istituto della separazione, che, sia detto per inciso, all’interno dell’Unione europea è ancora vigente solo da noi, in Polonia, e in Irlanda del Nord.</p>
<p>Nonostante la soddisfazione espressa dalla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che lo ha definito un «<em>provvedimento di civiltà giuridica</em>», e da Gian Ettore Gassani, presidente dell’Ami (Avvocati matrimonialisti italiani), che ha parlato addirittura di «<em>rivoluzione</em>», è bene non farsi prendere da facili entusiasmi. Questo è infatti il <strong>terzo tentativo</strong> che si compie per adeguare la legge ai tempi: i precedenti due, risalenti al 2003 e al 2007, già si infransero sulla trasversale rocca del voto cattolico.</p>
<p>Il nuovo testo figlio del compromesso ha passato solo il primo step dell’iter procedurale: deve ora andare al vaglio delle altre commissioni di competenza e poi al Senato, dove l’ineffabile Maurizio Gasparri ha già promesso battaglia: «<em>Sarebbe una legge sbagliata</em> – ha affermato –  <em>e se dovesse arrivare al Senato faremo di tutto per non farla approvare</em>».</p>
<p>Non vi è motivo di dubitarne, tanto più che il <strong>giornale dei vescovi</strong>, attraverso la penna di Viviana Daloiso, ha già definito il testo «<em>dirompente per le conseguenze</em>» e, citando don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia, ha fatto sapere che esso non risolve il problema (dell’aumento dei divorzi?), che la vera sfida è «<em>sostenere le coppie nei loro momenti bui</em>» e che «<em>scegliere di donarsi a un altra persona sapendo che in un anno si può tornare indietro, è molto lontano dal “per sempre” insito nel <strong>sacramento</strong></em>». Mentre i laici compiono i propri scongiuri, sperando che qualcuno spieghi ai vescovi che il testo approvato non regolamenta “il sacramento”, ma l’istituto giuridico del matrimonio, e che i cattolici rimarranno liberi di non avvalersene, un’altra voce si è levata con tempismo perfetto. Durante il discorso tenuto alla Pontificia Accademia per la Vita lo scorso 25 febbraio, Benedetto XVI ha sentito l’urgenza di ribadire che «<em>il matrimonio costituisce l’unico luogo degno per la chiamata all’ esistenza di un nuovo essere umano</em>».</p>
<p>La battaglia è dunque ufficialmente aperta. E se nel centrosinistra si ostenta ottimismo e si fa sapere che «<em>ormai i tempi per accorciare il divorzio sembrano maturi</em>», ai cittadini non resta che augurarsi che altrettanto siano i loro rappresentanti.</p>
<div id="cercaAutore"><strong>Alessandra Maiorino</strong></div>
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		<title>L’Avvenire, Pisapia e la Costituzione: un triangolo made in Italì</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/lavvenire-pisapia-e-la-costituzione-un-triangolo-made-in-itali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 17:49:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci risiamo: gli strali di Avvenire si abbattono collerici – come il dio che la redazione crede evidentemente di rappresentare – su ogni timido accenno, da parte dell’inginocchiatissima classe politica italiana, ad aperture in senso laico e progressista. Questa volta, bersaglio delle sacre ire del giornale dei vescovi, per mezzo della penna di Francesco Riccardi, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo: gli strali di <em>Avvenire </em>si abbattono collerici – come il dio che la redazione crede evidentemente di rappresentare – su ogni timido accenno, da parte dell’inginocchiatissima classe politica italiana, ad aperture in senso laico e progressista.<span id="more-10383"></span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone" title="pisapia" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/Pisapia-Diavolo.jpg" alt="" width="284" height="178" />Questa volta, bersaglio delle sacre ire del giornale dei vescovi, per mezzo della penna di Francesco Riccardi, è il sindaco di Milano, <strong>Giuliano Pisapia</strong>, e  tutta la sua giunta comunale. Di quale peccato si è macchiata? La giunta milanese, nelle persone dell’assessore al Welfare, <strong>Pierfranceso Majorino</strong>, e di  quello del Lavoro, <strong>Cristina Tajani</strong>, che ne sono i firmatari, ha varato una delibera con la quale si mettono a disposizione dei milanesi che vivono al di  sotto di un determinato reddito i <strong>Fondi Anticrisi</strong> del comune. La nefandezza consiste nel fatto che a tali fondi potranno attingere persone «<em>sposate o coabitanti nello stato di famiglia per sussistenza di vincolo affettivo al primo gennaio 2012</em>». Quindi anche le coppie di fatto. Orrore. E quindi anche quelle dello stesso sesso. Mostruoso.</p>
<div id="attachment_35149">Tale macchia si va ad aggiungere ad un ben noto precedente: l’intento programmatico, espresso da Pisapia già in campagna elettorale e di recente  ribadito, di voler  istituire entro questo anno un registro delle Unioni Civili. Tanto basta per spiegare l’ira del quotidiano cattolico, il quale però, evita questa volta di brandire i soliti argomenti – vedi “sacralità-della-famiglia&amp;Co”, evidentemente percepiti démodé persino dagli stessi cattolici – per lanciarsi piuttosto in accuse nientemeno che di <strong>incostituzionalità del provvedimento</strong>. E sì, perché non è la Bibbia che sancisce che l’unione del matrimonio è solo quella (santificata da dio) tra un uomo e una donna, ma è la nostra stessa Carta Costituzionale. Così l’Avvenire sposta la polemica – stanca, retriva e spossante al punto che farebbe perdere la pazienza anche a Giobbe – sul piano del diritto e, Costituzione alla mano, cita: «<em>all’articolo 29 è inequivocabile nel riconoscere “i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. E all’articolo 31 impegna la Repubblica ad agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose</em>». Spiegando poi che: «<em>Porre sullo stesso piano coppie che – sposandosi civilmente o religiosamente – assumono un preciso impegno pubblico e persone che – per scelta, o per impossibilità – non rendono vincolanti i propri legami “affettivi”, significa violare la lettera e lo spirito della nostra Carta fondamentale</em>». Ma l’incontenibile Riccardi non si ferma qui, e per dribblare in anticipo le possibili accuse di discriminazione, parte anche in difesa preventiva: «<em>qui non ci sono discriminazioni da sanare, ma condizioni e scelte oggettivamente diverse. La peggiore ingiustizia, lo insegnava anche don Lorenzo Milani, è trattare in maniera uguale situazioni differenti</em>». Amen.</div>
<p>Ora, vorremmo ricordare al Riccardi e, se ci è consentito, ai vescovi, solo un paio di cose. La costituzionalità di un provvedimento è sacrosanta, siam d’accordo. Ma perché mai allora nessuno tra i vescovi o tra quanti ne fanno le (mediatiche) veci, insorge di fronte all’incostituzionalità dei centinaia di provvedimenti con i quali ogni giorno si elargisce denaro pubblico alle scuole confessionali? Non è forse un articolo dello stesso documento, ci pare il 33, che recita che «<em>Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, </em><em><em>senza oneri per lo Stato</em></em><em>»?</em> Ma forse alcuni articoli sono più costituzionali di altri, chissà.</p>
<p>Nell’assistere a questo estenuante teatrino delle parti, vien da chiedersi fino a quando i manovratori del pensiero debole pensano di riuscire ancora ad imporre agli italiani la logica dell’uno contro l’altro? Sposati contro conviventi, etero contro gay, e giù a recitare il mantra che l’estensione dei diritti civili ed economici porterebbe al collasso la famiglia tradizionale. Gli italiani non se la bevono più questa storia, e hanno capito ormai che certi steccati servono solo a difendere lo <em>status quo</em> e i privilegi di ben altre categorie, non certo quello di chi, sposato o convivente, etero o gay che sia, non ce la fa davvero più ad arrivare a fine mese. Tuttavia, se davvero ci fossero ancora degli italiani che ci credono, basterà che diano un’occhiata alla cartina dell’Europa – o a quella del mondo intero, se si sentono particolarmente in forma – per accorgersi che il “fattore Unioni Civili” non gioca alcun ruolo nella floridezza economica di un paese. Quale relazione esiste infatti tra l’economia di paesi come la Germania e la Spagna, il Portogallo e la Gran Bretagna, la Svezia e l’Irlanda? Oppure, al di fuori dell’UE, tra l’Australia e la Colombia, il Canada e il Messico, Uruguay e Israele? Sono tutti paesi in cui le unioni di fatto e/o dello stesso sesso sono riconosciute.</p>
<p>Estendere i diritti civili – e fiscali – alle coppie di fatto, siano esse etero o omosessuali, non manderà in bancarotta la famiglia “tradizionale” della porta accanto. Gli italiani l’hanno capito. E i vescovi si rassegnino: non potranno tenere ancora a lungo la storia e il progresso fuori dai confini di questo paese, la cui Carta Costituzionale ha stabilito essere <strong>laico</strong>.</p>
<div id="cercaAutore"><strong>Alessandra Maiorino &#8211; <a href="http://www.cronachelaiche.it/">Cronache Laiche</a></strong></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/lavvenire-pisapia-e-la-costituzione-un-triangolo-made-in-itali/">L’Avvenire, Pisapia e la Costituzione: un triangolo made in Italì</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Canada: vittime di abusi risarcite?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/canada-vittime-di-abusi-risarcite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 20:22:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra maiorino]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[pedofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.civiltalaica.it/cms/?p=10063</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ancora notizie di pedofilia clericale. Il rischio è che si sviluppi una sorta di assuefazione al fenomeno, che esso venga rubricato dall’opinione pubblica fra gli “inevitabili” fatti di cronaca da scorrere distrattamente, proprio alla stregua di quanto – a nostro avviso – è già accaduto per i cosiddetti femminicidi: marito/amante/compagno uccide una donna. Tragiche, inevitabili [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/canada-vittime-di-abusi-risarcite/">Canada: vittime di abusi risarcite?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora notizie di pedofilia clericale. Il rischio è che si sviluppi una sorta di assuefazione al fenomeno, che esso venga rubricato dall’opinione pubblica fra gli “inevitabili” fatti di cronaca da scorrere distrattamente, proprio alla stregua di quanto – a nostro avviso – è già accaduto per i cosiddetti femminicidi: marito/amante/compagno uccide una donna.<span id="more-10063"></span> Tragiche, inevitabili fatalità, cui subito si aggiunge il consolatorio pensiero che si tratta in ogni caso di eccezioni, delle solite mele marce, e che la norma, per fortuna, sia un’altra.<br /> <br />Per quanto riguarda la pedofilia tale rischio è paradossalmente reso più concreto dalle recenti e, lo riconosciamo, inedite parole pronunciate da Benedetto XVI durante il suo viaggio in Germania, quando il pontefice affermò, tra gli osanna di molta stampa, di comprendere chi, disgustato da questi episodi, si allontana dalla chiesa cattolica.<br /> <br />Ma non possiamo permettere che l’assuefazione prenda il sopravvento. Per questo è necessario una rilettura di quanto in questi giorni sta accadendo, per esempio, in Canada, nella provincia del laicissimo Quebec, dove un ordine di religiosi che gestisce diversi istituti scolastici, ha preso la decisione di “indennizzare” le vittime degli abusi – protrattisi dal 1950 al 2001 – stanziando la somma di 18 milioni di dollari canadesi (corrispondenti a circa 13 milioni di euro).<br /> <br />La congregazione della Santa Croce, nella persona del dirigente provinciale, padre Jean-Pierre Aumont, ha ammesso di essere a conoscenza di 85 casi (ossia persone abusate nel corso della loro infanzia) e ha chiesto ufficialmente scusa: «Deploro sinceramente questi errori e, a nome della congragazione della Santa Croce, offro le mie scuse per le sofferenze e le umiliazioni inflitte alle vittime di questi abusi». La stampa canadese che ha coperto la notizia ha generalmente dato molta rilevanza all’entità del risarcimento – ritenuto il più elevato mai pagato nel paese –, meno alla vicenda che ha portato ad esso, ancor meno al contenuto dell’accordo privato che le vittime che vi acconsentiranno dovranno sottoscrivere.<br /> <br />La vicenda ha origine antiche, già nel 2004 il superiore generale a Roma, Hugh Cleary, inviava una missiva in cui, con riferimento al comportamento di un confratello in particolare, esortava i religiosi a fare attenzione «allo scandalo mediatico e alle possibili accuse che potrebbero avere effetti devastanti sulle risorse economiche dell’ordine, necessarie per compiere la sua missione». Stando a quanto riportato dalla Montreal Gazzette, altri documenti proverebbero inoltre che la vicenda fosse nota ai vertici vaticani e che il legale dell’ordine, Émile Perrin, aveva più volte allertato i religiosi circa il pericolo di bancarotta, conseguente all’emersione dello scandalo, definito una «bomba a orologeria».<br /> <br />Quel che a nostro avviso rimane più scioccante è, tuttavia, la natura dell’accordo stilato dalla congregazione per l’attribuzione del risarcimento: le vittime dovranno riempire un questionario di 30 pagine in cui dovranno fornire dettagli sulla natura e la frequenza dell’abuso o degli abusi subiti. Le indicazioni così fornite andranno al vaglio di esperti legali di ambo le parti e, a seconda della ritenuta gravità di quanto subito, la vittima potrà ricevere fino a un massimo di 250 mila dollari. Questo doloroso percorso a ritroso dovrà essere compiuto sotto la promessa di non rivelare l’identità del’aguzzino – o degli aguzzini. Che rimarranno così ignoti e sicuri, mentre le vittime saranno note, ma risarcite un tot ad abuso.<br /> <br />Ecco perché sempre di più le associazioni delle vittime della pedofilia esortano e incoraggiano quanti hanno vissuto questo incubo a non cedere, e a non scendere a patti con le organizzazioni religiose, a non rivolgersi al vescovo, ma piuttosto alle autorità civili.<br /> <br />Ecco perché le associazioni delle vittime della pedofilia clericale insistono nel richiedere la costituzione di una commissione indipendente composta da esperti, l’obbligo di denuncia della notizia di reato, la rimozione dallo stato clericale dei colpevoli e l’apertura degli archivi della Congregazione della dottrina della fede. Ricordiamo quindi che fino a quando nemmeno una di queste richieste verrà soddisfatta i risarcimenti alle vittime avranno l’amaro sapore del denaro offerto in cambio del loro silenzio. Le parole del papa potranno essere infatti storiche e inedite quanto si vuole, ma le linee guida in materia di pedofilia clericale sono e restano ancora quelle contenute nel Crimen Sollicitationis: la consegna del silenzio e lo spostamento del “fratello che sbaglia” di diocesi in diocesi, finché morte non ce ne liberi.<br /> </p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/">Alessandra Maiorino</a></p>
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		<title>I FEEL CUD</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/i-feel-cud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 19:47:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandra maiorino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bisogna ammetterlo, questa volta la Chiesa cattolica ha superato le aspettative di fedeli e detrattori, spiazzandoli entrambi. Onore al merito: la strategia messa in atto per far fronte alla crisi di donazioni &#232; degna di un genio del marketing. Di cosa si parla? Ma della campagna ifeelCUD, &#232; ovvio. Fumosa quanto basta, al punto da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" alt="" src="http://image.forumfree.it/2/5/3/5/7/6/2/1284386369.jpg" style="width: 350px; height: 300px" /></p>
<p style="text-align: justify">	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px">Bisogna ammetterlo, questa volta la Chiesa cattolica ha superato le aspettative di fedeli e detrattori, spiazzandoli entrambi. Onore al merito: la strategia messa in atto per far fronte alla crisi di donazioni &egrave; degna di un genio del marketing.</p>
<p>	Di cosa si parla? Ma della campagna <strong><em>ifeelCUD</em></strong>, &egrave; ovvio. Fumosa quanto basta, al punto da non nominare il vero beneficiario della raccolta, lo slogan del concorso recita: &laquo;<em>Per aiutare l&rsquo;8xmille e volare a Madrid per la Giornata Mondiale della Giovent&ugrave; 2011 bastano cinque mosse</em>&raquo;. Aiutare l&rsquo;8 per mille? Ma l&rsquo;8 per mille mica si aiuta, semmai &egrave; esso stesso un aiuto che si pu&ograve; scegliere di destinare a una determinata confessione religiosa o, in (apparente) alternativa, allo Stato. E dunque? Il promotore dell&rsquo;iniziativa si cela dietro pi&ugrave; di un click: il <a href="http://www.ifeelcud.it/">sito</a> del concorso, infatti, non lo specifica. Vi &egrave; solo un piccolo logo, apposto in basso a destra della pagina. Cliccando si &egrave; reindirizzati al <a href="http://www.8xmille.it/">sito</a> dell&rsquo;<strong>8&times;1000</strong> (quello per antonomasia), dove finalmente si pu&ograve; leggere distintamente &ldquo;<strong>copyright CEI</strong>&rdquo;, Conferenza Episcopale Italiana, <em>of course</em>.</p>
<p>	Analisti del marketing potrebbero scrivere interi trattati su questa campagna, a cominciare&nbsp; dal nome, accattivante e grottesco, <em>ifeelCUD</em>, che rif&agrave; il verso al noto motivo di James Brown, lo stellare successo <em>I feel good</em>, buono per ogni stagione. Un pubblico giovane, per&ograve;, coglier&agrave; anche l&rsquo;assonanza con l&rsquo;aggettivo inglese <em>cool</em>, che indica tutto ci&ograve; che &egrave; &ldquo;fico&rdquo; e di tendenza. Quindi, <strong>sostenere la Chiesa cattolica &egrave; <em>cool</em></strong>. Chi ha visto il film <em>Dogma</em> con il suo immenso <strong>Ges&ugrave; Compagnone</strong> avr&agrave; sen&rsquo;altro fiutato l&rsquo;analogia e fatto un balzo sulla sedia. Non vorremmo sbagliare, ma pare che la strada intrapresa sia proprio quella.</p>
<p>	Accuse di blasfemia a parte, il meccanismo del concorso &egrave; davvero diabolico. In sostanza, la CEI invita i giovani (dai 18 ai 35 anni) a raccogliere i Cud dei pensionati della propria parrocchia dopo essersi debitamente accertati che questi abbiano apposto la firma sulla casella giusta: quella della Chiesa cattolica. Da notare che questo passaggio nella campagna &egrave; definito &ldquo;aiuto alla compilazione&rdquo;. Una volta raccolti quanti pi&ugrave; Cud possibile, i giovani dovranno consegnarli ai Caf Acli, e quelli che si saranno distinti in questa caritatevole opera di <strong>dolce persuasione</strong>, <a href="http://www.ifeelcud.it/Premi.aspx">vinceranno</a> dei pacchetti viaggio a Madrid, dove quest&rsquo;anno si terr&agrave; la giornata mondiale della giovent&ugrave;.</p>
<p>	Il capolavoro indiscusso della campagna tuttavia &egrave; costituito senz&rsquo;altro dai video realizzati per pubblicizzarla, di cui si consiglia caldamente la visione. Il pi&ugrave; notevole (accessibile <a href="http://www.ifeelcud.it/GetVideoEm.aspx?id=8bd2fa40-4465-4927-b6b7-37815020eae3">qui</a>) &egrave; quello che inscena un gruppo di giovinastri dall&rsquo;accento marcatamente dialettale mentre &nbsp;ascoltano musica dallo stereo di una macchina parcheggiata e ballano in un piazzale come fossero in discoteca. Passa una dolce vecchina incappottata di rosa che inizia a scherzare con loro, prende il cappello dalla testa del fellone pi&ugrave; alto, fa un giro di walzer, prende la borsa dalla sbarbina l&igrave; accanto, e sempre piroettando come una libellula si infila nella loro macchina e parte a tutto gas, lasciandoli con un palmo di naso. Nella scena successiva, la vecchina, con lo sguardo acuto di chi la sa lunga, infila il proprio Cud nella borsa rubata alla squinzia, torna sul luogo del misfatto e svela, in stile <em>candid camera</em>, il motivo del suo gesto: consegnare loro il suo Cud. Grandi risate, baci e abbracci.</p>
<p>	I protagonisti dello spot, a dire il vero,&nbsp;tutto sembrano tranne che devoti parrocchiani dediti a strimpellar chitarre al ritmo di &ldquo;<em>Tu sei la mia vita, altro io non ho</em>&rdquo;. Vestono fashion, ascoltano musica techno e parlano lo slang delle periferie. Nella vita vera, questi ragazzi ci stanno sul serio nei piazzali e nei cortili di borgata, ma a farsi le canne cercando di ammazzare il tempo e non a raccogliere i Cud dei parrocchiani. E proprio questo &egrave; un altro nodo geniale della pubblicit&agrave;: l&rsquo;iniziativa servir&agrave; anche a recuperare questi giovani un po&rsquo; sbandati impegnandoli in azioni caritatevoli, rese attraenti dalla prospettiva di un viaggio gratis a Madrid. O almeno questo &egrave; il messaggio che dovrebbe passare.</p>
<p>	Quanto alla vecchina che infila con l&rsquo;inganno il proprio Cud nella borsa altrui, l&rsquo;espediente &egrave; studiato ad arte per fugare sul nascere l&rsquo;odioso dubbio che l&rsquo;azione dei giovani possa rappresentare motivo di disturbo per la collettivit&agrave;: niente di pi&ugrave; falso, tant&rsquo;&egrave; vero che sono gli stessi pensionati a fare a gara per consegnar il loro prezioso certificato dei redditi.</p>
<p>	Rimane, a questo punto, solo un ultimo aspetto da considerare: il motivo che ha spinto la CEI a intraprendere questa tragicomica guerra all&rsquo;ultimo Cud. Negli ultimi anni si &egrave; registrato un drastico calo delle donazioni, come conferm&ograve; lo stesso monsignor Crociata a margine dell&rsquo;assemblea dei vescovi tenutasi nel maggio del 2010: &laquo;<em>Dobbiamo registrare con preoccupazione per il secondo anno consecutivo un calo percentuale delle firme dei contribuenti a favore della Chiesa cattolica</em>&raquo;. I rilievi erano quelli pertinenti al triennio 2006-2008. Frattanto, almeno <strong>tre nuovi fattori</strong> potrebbero provocare un&rsquo;ulteriore drammatica disaffezione dei contribuenti alla Chiesa cattolica: <strong>la piaga della pedofilia</strong>, che, sebbene ormai tacitata dalla stampa, ha toccato profondamente la sensibilit&agrave; dei cittadini; una pi&ugrave; capillare e <strong>corretta informazione sul <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/04/otto-per-mille-la-posta-in-gioco/">meccanismo dell&rsquo;8 per mille</a></strong>, resa possibile grazie agli sforzi di alcune associazioni laiche (prima fra tutte l&rsquo;<a href="http://www.uaar.it/uaar/campagne/occhiopermille">Uaar</a>) che hanno fatto s&igrave; che anche i pi&ugrave; seguiti programmi tv si occupassero finalmente dell&rsquo;argomento; infine, la <em>new entry,</em> il <strong>Bunga Bunga Gate</strong>, sul quale la Chiesa ha tenuto e tiene un <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/01/pornografia-in-prima-serata-la-cei-non-ha-nulla-da-dire/">contegno </a>che molti cattolici ritengono inammissibile.</p>
<p>	Se ci&ograve; non bastasse, si potrebbe aggiungere il numero sempre crescente di <strong>contribuenti di origine straniera</strong> che non hanno il minimo interesse ad apporre la propria firma per la Chiesa cattolica, e le preoccupazioni dei vescovi risulteranno quanto mai fondate. Non ci resta che far loro i nostri pi&ugrave; sentiti auguri, naturalmente laici.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/03/ifeelcud-la-chiesa-cattolica-e-lo-spirito-santo-del-marketing/" target="_blank"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><strong><span style="color: #006699"><em>Alessandra Maiorino &#8211; Cronache Laiche</em></span></strong></span></span></a></p>
<p></p>
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		<title>Maestro Monicelli: l’ultima lezione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/maestro-monicelli-l%e2%80%99ultima-lezione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 08:45:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandra maiorino]]></category>
		<category><![CDATA[mario monicelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ha fatto. Ha varcato quella soglia alla quale i pi&#249; non hanno neanche il coraggio di pensare. Ha preso la rincorsa e si &#232; lanciato fuori dall&#8217;esistenza. Mario Monicelli si &#232; ucciso precipitandosi dal quinto piano dell&#8217;ospedale romano dove era ricoverato da qualche giorno per un tumore. Nella notte, le notizie sul web si rincorrono. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">L&rsquo;ha fatto. Ha varcato quella soglia alla quale i pi&ugrave; non hanno neanche il coraggio di pensare. Ha preso la rincorsa e si &egrave; lanciato fuori dall&rsquo;esistenza. Mario Monicelli si &egrave; ucciso precipitandosi dal quinto piano dell&rsquo;ospedale romano dove era ricoverato da qualche giorno per un tumore.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">Nella notte, le notizie sul web si rincorrono. Increduli, si apprende che a 95 anni ci si pu&ograve; ancora suicidare e, inaspettatamente, <strong>ci si sente sollevati</strong>: il Maestro non &egrave; morto stanco, inebetito dalla senilit&agrave; o sconfitto da una malattia che a poco a poco ti cancella la mente e ti priva del bene pi&ugrave; prezioso: l&rsquo;identit&agrave; irripetibile del tuo essere unico.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">Non conosciamo gli intimi&nbsp;motivi che l&rsquo;hanno spinto ad accomiatarsi dalla comunit&agrave; dei viventi e a entrare d&rsquo;un balzo nell&rsquo;empireo della memoria di una nazione; a pensarci ora, per&ograve;, si comprende come il gesto compiuto sia in perfetta armonia con tutto il suo modo di stare al mondo, e che sarebbe un torto immane al suo genio giudicare la sua uscita di scena come un cedimento alla debolezza, alla resa o alla disperazione.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">Solo chi spera, pu&ograve; morire disperato; e lui lo aveva detto a chiare lettere: &laquo;<em><strong>La speranza &egrave; una brutta parola</strong>, non la si deve usare. La speranza &egrave; una trappola inventata dai padroni, da quelli che dicono di stare buoni, stare zitti: pregate, che avrete la vostra ricompensa e il vostro riscatto nell&rsquo;Aldil&agrave;. Andate a casa, state buoni, abbiate speranza</em>&raquo;.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">A 95 anni, Monicelli aveva l&rsquo;integrit&agrave; morale, la passione intellettuale e la grinta forsennata di un ragazzo non ancora violato dal compromesso, dalla fascinazione delle comodit&agrave;, dalle lusinghe del quieto vivere.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">La sua carriera artistica ha regalato all&rsquo;Italia (e al mondo intero) un&rsquo;infinita serie di specchi in cui guardarsi; la sua <a href="http://www.mariomonicelli.it/filmografia.htm">filmografia</a> &egrave; costellata di successi indimenticabili: riflessi spesso scomodi, irritanti, in cui avremmo forse preferito non guardare per non vedere la deformit&agrave; di quell&rsquo;immagine. Ma cinico, contrariamente a quanto i commentatori improvvisati affermano, non lo &egrave; mai stato; cinici erano i personaggi cui ha affidato la narrazione di questo Paese, con la sua piccineria, la sua ignavia mentale, la sua insana aspirazione alla schiavit&ugrave; e alla dipendenza da un padrone, secolare o ecclesiastico, che gli dica cosa fare, come pensare, cosa sia bene e cosa sia male. Lui, il Maestro, era invece pieno di compassione nel senso etimologico e alto del termine: <em>sentire insieme</em>; e sentiva soprattutto insieme ai giovani, ponti tesi su un futuro migliore, a fianco dei quali ha combattuto negli ultimi anni tutte le battaglie. Sempre in prima linea sui palchi di ogni <a href="http://www.youtube.com/watch?v=M3aab1t0X28&amp;feature=player_embedded">manifestazione</a>, per i giovani ha avuto sempre e solo parole di incoraggiamento alla lotta, alla resistenza, alla fiducia (che &egrave; cosa ben diversa dalla speranza), e alla <strong>rivolta</strong>, anche violenta se necessario. Per il viscidume di tanta parte dell&rsquo;attuale classe politica, invece, che sguazza nel pantano morale e nella pochezza intellettuale in cui ha trascinato la bella Italia, terra di arte e cultura, ha avuto parole sprezzanti, che pochi hanno avuto la coerenza di pronunciare.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif">Dall&rsquo;alto della sua statura di intellettuale laico e disincantato, mai commiserevole neppure con s&eacute; stesso, il Maestro Mario Monicelli ha deciso da s&eacute; quando era ora di andarsene, e lo ha fatto in modo teatrale, inequivocabile, definitivo, <strong>tirando un altro schiaffo</strong>, l&rsquo;ultimo, sul volto protervo del potere, che vorrebbe imporci non solo come vivere, ma anche come morire.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify">	<a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/11/maestro-monicelli-l%e2%80%99ultima-lezione/" target="_blank"><span style="font-size: 14px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><strong><span style="color: #006699"><em>Alessandra Maiorino &#8211; Cronache Laiche</em></span></strong></span></span></a></p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/maestro-monicelli-l%e2%80%99ultima-lezione/">Maestro Monicelli: l’ultima lezione</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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