Unioni Civili: quale confronto con la chiesa?

Su la Repubblica del 22 luglio leggiamo nell’articolo di Oriana Liso che la Curia di Milano, alla vigilia dell’arrivo in Consiglio comunale della delibera proposta dal sindaco Pisapia che riconosce pari diritti nell’accesso ai servizi comunali per tutte le famiglie, anche omosessuali, ha dichiarato che trattasi di una “Iniziativa inefficace, probabilmente questa Giunta in qualche modo deve saldare alcuni debiti verso una parte di elettorato che l’ha sostenuta” e che “non è dato sapere quanto costerà ai cittadini“. Il Sindaco Pisapia ha risposto “Rispetto le opinioni diverse dalla mia, ma intendo anche rispettare l’impegno che ho preso con i cittadini milanesi”, mentre il Comune di Milano ha dichiarato che “Il registro è a costo zero”.
Sulla stessa pagina di Repubblica si legge un’intervista di Andrea Montanari a Massimo Cacciari, il quale mentre riconosce che “Il senso della famiglia col tempo si è radicalmente mutato” e va affrontato con “l’approccio della misericordia …anche quando si discute di bioetica” per cui la “Chiesa non dovrebbe avere l’atteggiamento di chi giudica, ma quello di chi vuole comprendere e aiutare”, contestualmente dichiara che “Decisioni come queste non si risolvono approvando delle delibere comunali o firmando delle ordinanze…ma occorre avviare un dibattito e cercare il confronto, come ad esempio feci io da Sindaco quando Scola era Patriarca di Venezia”.

In proposito ci sia consentito alcune osservazioni.

La dichiarazione della Curia di Milano ricorda stranamente la circolare emanata nel 2010 dai Ministri Maroni, Fazio e Sacconi del Governo Berlusconi contro l’istituzione dei registri comunali dei testamenti biologici, il cui senso era: sono di competenza della legge e costano. Si trattava di due ragioni infondate, in quanto l’autenticazione dei testamenti biologici rientra nei compiti normali delle amministrazioni comunali le quali provvedono quotidianamente alla autenticazione delle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà ai sensi dell’art. 76 del DPR n. 445/2000.
Altrettanto dicasi per la registrazione delle Unioni civili. Se sono “inefficaci”, come sostiene la Curia di Milano, per quale motivo se ne preoccupa? Perché la Curia si intromette nel programma elettorale del sindaco Pisapia, approvato dai milanesi? Forse lo Stato laico si è mai permesso di entrare nel merito delle iniziative che uno Stato con diramazioni mondiali come quello del Vaticano adotta continuamente? O il principio “Libera Chiesa in libero Stato” deve valere soltanto a senso unico? 
Per quanto concerne le dichiarazioni di Massimo Cacciari, che condividiamo nelle premesse, ci permettiamo soltanto di ricordare che la ricerca del confronto può produrre un accordo o almeno un compromesso soltanto se le parti sono disponibili a modificare, sia pure in parte, le rispettive tesi. Quando una delle parti, la Chiesa cattolica, non è disponibile e non vuole modificare le sue posizioni perché dettate da un Essere superiore, il metodo del confronto diventa alla lunga un strumento per impedire qualsiasi accordo. Come dimostrato dallo stesso Cacciari quando era sindaco di Venezia.

Giampietro Sestini - Libera Uscita

  • Raffaela Trequattrini

    Non vedo per quale ragione si debba venire ad un accordo con i cattolici, dal momento che le loro motivazioni sono di carattere religioso e che secondo l’art. 20 della Costituzione Italiana: “… … … il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative………”

    • AlexJC72

      bentornata Raffa

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