L’enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto ormai conosciamo dell’indirizzo pastorale dell’attuale pontefice. Sorretta da un sostanziale impianto tomistico, è imperniata su quella concezione di umanesimo integrale che già aveva caratterizzato i predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II. Di che si parla? Di verità assoluta, di cristianesimo come “elemento indispensabile alla costruzione di una buona società”, di critica alla “tendenza a relativizzare il vero” e al “sincretismo”. Emblematica, in particolare, l’affermazione secondo cui libertà religiosa non significherebbe indifferentismo religioso. Detto altrimenti, secondo Joseph Ratzinger le religioni non sono tutte uguali. Non solo. “Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere […]

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