Sconfitti, tutti

Sulla manifestazione di sabato scorso a Roma è stato già scritto tutto e forse anche troppo. A parte la stima dei danni a persone e cose che sarà più precisa nelle prossime ore e l’incremento della lista degli arrestati grazie alle registrazioni video che nessuno si è degnato di vedere quando potevano essere davvero utili, cosa altro aggiungere ai fatti e alle analisi di ogni colore e fazione che abbiamo letto e sentito in questi giorni su tutti i media? Nulla, se non che da questo sabato “indignato”  usciamo tutti perdenti.

Ne escono perdenti i manifestanti, ai quali un pugno di teppisti ha tolto la voce, quella voce di pacifica protesta alla quale non è stato dedicato un solo titolo di giornale. Ne escono perdenti i romani, che hanno subito la devastazione di spazi e beni pubblici e privati  (quando non danni fisici). Ne escono perdenti gli italiani, che si sono confrontati con la civiltà delle manifestazioni gemelle promosse nella stessa giornata in tutto il mondo. Ne esce perdente la polizia, che si è mossa male e tardi con quei pochi mezzi che ancora sopravvivono ai tagli. Ne escono perdenti le istituzioni, ossia l’amministrazione capitolina e il governo, che hanno giocato una partita sporca sul filo del “se qualche disordine succede abbiamo tutto da guadagnare”, senza fare i conti con la lezione di civiltà che nelle stesse ore arrivava dalle omologhe manifestazioni sparse per il mondo, dove forze di polizia ben guidate e organizzate hanno isolato sin dal principio ogni possibile elemento sospetto per permettere lo svolgimento pacifico della protesta. Infine, ne escono perdenti gli stessi fantomatici black bloc (ammesso che il termine, strumentalmente utilizzato per identificare un capro espiatorio, abbia ancora un senso), che hanno dimostrato anche a chi ancora attribuiva loro qualche vaga ideologia di essere semplici sfascisti, gente che si muove singolarmente o in gruppo per pura sete di violenza senza guardare in faccia nulla e nessuno.

La strada, ora, è una sola. Prendere insegnamento da questo sabato romano. Capire che non è più il tempo di pagare con la salute dei cittadini e il bene pubblico (e privato) becere tattiche da dittatura mediorientale per salvare la faccia di un governo alla frutta. La democrazia avanza, pacifica e dignitosa, in tutto il mondo. Mette i diritti della collettività al di sopra di ogni sporco giochetto di consenso politico e li preserva dalla violenta sopraffazione di qualche spaccatutto. Abbiamo perso questo treno per dimostrarlo. Il prossimo potrebbe non passare più da qui.

Cecilia Maria Calamani

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