RADIOFRECCIA di Luciano Ligabue

Non è facile per me essere obiettivo quando parlo di questo film, non per il nome del regista che apprezzo molto come cantante, ho oramai passato quell'età in cui si ha "fede cieca in poveri miti".

È difficile perché la prima volta che l'ho visto mi è piaciuto così
tanto che sono tornato a vederlo al cinema anche le due sere seguenti.
Ho quindi paura di lasciarmi andare a commenti troppo entusiasti su un
film che molti di coloro che non l'hanno visto lo considereranno un
film fatto per spennare soldi ai fan del "Liga".
Per cercare di
dimostrare la mia imparzialità dico subito che "Da zero a dieci"
secondo film di Ligabue mi ha fatto pena. Ecco… ora spero che
possiate accettare meglio i miei giudizi.
È un film che racconta molto bene la vita degli anni '70 in un paesino di provincia.
È
un film che parla di amicizia, della passione per la musica e per le
radio libere, di droga e anche d'amore che a volte è peggio di una
droga, di tipi "strani" come ci sono normalmente in tutti i paesi di
provincia e di "normali" strane storie di provincia
Così come il
paesino in cui è ambientato è lontano dalle grandi città dove si fa la
storia, il film è lontano dall'impegno politico e sociale de "La meglio
gioventù" o di "Lavorare con lentezza" o da quello ancor più
introspettivo di "Paz" … insomma è un film sugli anni '70 diverso da
tutti gli altri film sugli anni '70.
È difficile credere che è un
film scritto e girato da un regista alla sua prima esperienza con la
macchina da presa. Non ha niente da invidiare a un qualunque film di
registi più conclamati.
La colonna sonora merita una nota di merito
particolare, dai Creedence Clearwater Revival a Lou Reed non manca
proprio niente della storia del Rock.
Il protagonista è Stefano
Accorsi che è stato lanciato proprio da questo film prima di essere
consacrato da "L'ultimo bacio" ed impersona "Freccia", uno dei ragazzi
di provincia a cui la vita riserva quelle sorprese quotidiane a cui si
fatica a star dietro.
Una notte, Freccia, mentre sta cercando di
dormire nei locali vuoti di Radio Raptus (radio libera "inventata" e
tirata avanti dal suo amico Bruno) è troppo preso dai pensieri, allora
si alza, accende il microfono e va in onda per condividere con gli
ascoltatori i pensieri che gli passano per la testa in quel momento…
dice di essere seccato dal sentirsi dire che la sua generazione non
crede più a niente e allora racconta a tutti in cosa crede lui…
"Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo
che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai
più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera
diversa.
Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in
qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi
sa che crederò prima o poi in qualche dio.
Credo che se mai avrò una
famiglia sarà dura tirare avanti con trecentomila al mese, però credo
anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente
cambieranno le cose.
Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche
che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche
soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo
buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese
con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te
stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri."

Radiofreccia
di Luciano Ligabue

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