Politica e temi laici, qualcuno batta un colpo

Dall’agenda locale a quella nazionale da qualche tempo a questa parte i “temi laici” sono semplicemente stati depennati da chi amministra il limbo “Italia”. Tanti i fronti aperti e nessuno che batta un colpo per farci sapere “a che punto è la notte”. La Corte di Cassazione aveva smosso le acque chiedendo il riconoscimento delle Coppie di Fatto, ma dal governo Monti non una sillaba è stata pronunciata, in un senso o nell’altro. Nel frattempo la vedova fantasma di Nassirya, Adele Parrillo, continua a scrivere lettere ai giornali per veder riconosciuta almeno la sua esistenza, visto che dei diritti che un paese che ha la pretesa di definirsi civile dovrebbe riconoscergli non se ne parla.

 Adele Parrillo, vale la pena di ricordarlo, era la compagna di Stefano Rolla, civile morto a Nassirya nell’attentato del 12/11/2003 mentre girava un documentario sulla vita dei militari italiani in Iraq, e per la sua abominevole (dobbiamo pensare che sia tale per il nostro Stato) di “convivente” e quindi non unita nel sacro vincolo del matrimonio, è stata esclusa da tutti i programmi di assistenza psicologica riservati ai familiari delle vittime, non gli è stato riconosciuto nessun diritto sul lungometraggio che Rolla stava girando e per di più è stata allontanata dalla “forza pubblica” ogni qualvolta ha provato ad avvicinarsi ad una cerimonia ufficiale di commemorazione delle vittime della strage. E qualcuno si domanda ancora perché non riteniamo l’Italia un paese civile.

 Niente si muove neanche sul fronte della tremenda legge Calabrò che vuole azzerare le possibilità di lasciare il testamento biologico nel nostro paese. L’unica notizia legata a questo fatto è la formazione di un intergruppo parlamentare cattolico che dovrebbe mandarla avanti contro la costituzione, contro il parere dei medici e contro ogni buon senso che dovrebbe avere chi ricopre incarichi di rappresentante dei cittadini italiani che a larghissima maggioranza vorrebbero un Testamento Biologico vincolante nel nostro paese.

Figuriamoci se può arrivare quindi qualche notizia di miglioramento della penosa e retrograda legge 40 sulla Fecondazione Assistita che pure è stata smontata quasi del tutto dalle sentenze giuridiche.

 Nel locale le cose non vanno di certo meglio, almeno in Umbria dove la presidentessa Catiuscia Marinie il suo staff ancora non hanno risposto ad un’interrogazione presentata dalla loro stessa maggioranza sull’aborto farmacologico da effettuarsi tramite RU-486. Le donne umbre ancora devono sapere se possono prendere la famigerata pillola in day hospital o devono ricoverarsi in modo coatto per qualche giorno. L’ASL dice che la Regione Umbria deve rispondere, la Regione Umbria dice che ha già fatto l’indirizzo, l’ASL dice che questo è incompleto e rimanda alla Regione, la Regione si barrica in un no-comment.

Viene da chiedersi se questa situazione così kafkiana sia il risultato degli sforzi delle sedicenti associazioni pro-vita ultracattoliche che hanno avuto molti incontri sul tema con i rappresentanti politici umbri.

Insomma dal locale a nazionale un silenzio di tomba sui temi laici che non fa presagire nulla di buono per il prossimo futuro. È sempre più urgente ricordare alle lucidi mente dei partiti politici che un voto laico vale quanto un voto cattolico e che le elezioni incombono.

Alessandro Chiometti

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