L’imprevedibilità alla fine della resilienza

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Finalmente, dopo molto tempo siamo riusciti a vedere il documentario di Fisher Stevens “Before The flood” (Punto di non ritorno). Leonardo Di Caprio su incarico dell’Onu ha girato per due anni per il pianeta raccogliendo le prove per mostrare a tutti gli effetti già presenti del cambiamento climatico.

Piccolo inciso: l’abbiamo visto su You Tube perché in Italia il film è introvabile attraverso i comuni canali (nonostante le ripetute richieste al National Geographic che nel 2016 l’ha mandato una sola volta sul suo canale Sky).  Non è in commercio nella versione italiana, non è stato distribuito al cinema e per di più in nessuna delle versione straniere reperibili on line ci sono sottotitoli in Italiano. Complotto? Transeat.

Leonardo Di  Caprio mostra quello che sta succedendo al pianeta senza usare mezzi termini, la scomparsa  nel circolo polare artico di uno strato di ghiaccio misurabile in decine di metri; Miami Beach che ha dovuto alzare di due metri le strade perché ormai le inondazioni sono all’ordine del giorno anche quando non piove da settimane, con il sindaco disperato che deve fronteggiare anche il negazionismo climatico del governatore della Florida; i fiumi indiani che hanno divorato chilometri e chilometri di terre fertili; la già avvenuta scomparsa della barriera corallina a causa dell’acidificazione degli oceani.

Inoltre mostra senza pietà la connessione fra i negazionisti delle ragioni antropiche del cambiamento climatico (non c’è più quasi nessuno che si dichiara negazionista del cambiamento climatico tout court)  e le grandi compagnie petrolifere.

Basterà far vedere questo documentario per far capire al popolo la necessità dei drastici provvedimenti che dovranno essere presi a breve e che cambieranno le nostre vite? Probabilmente no, ma comunque questi dovranno pur essere presi. Parliamo del divieto di produzione di nuovi motori a scoppio, il divieto dell’uso dei mezzi privati se non per evidente necessità, l’aumento vertiginoso dei prezzi di aerei e traghetti.

Se le nostre vite non saranno modificate in tal senso, dovranno cambiare comunque e dovremo fare i conti con 400 milioni di profughi climatici dal sudest asiatico (le poche centinaia di migliaia dal Nord Africa di oggi vi mettono in difficoltà per caso?) e temperature del Mediterraneo come quelle del Sahara.

Ad ogni modo, perché molte persone occidentali non si riescono a convincere della necessità di cambiare stile di vita? Una delle cause a nostro avviso è da ricercare nel fatto che non siamo abituati a ragionare in base alla variabilità imprevedibile dei sistemi complessi, in cui è praticamente impossibile prevedere con precisione quali conseguenze avranno variazioni anche piccole al di fuori del campo di resilienza di un sistema.

Facciamo un esempio che magari riuscirà a penetrare l’indifferenza di qualche “incerto”.

Le Soluzioni Tampone sono dei sistemi non certo complessi come il pianeta Terra ma possono servire al nostro scopo.

Dando per scontato che chi legge sappia che il pH di una soluzione acquosa misura il suo grado di acidità (pH = 0 molto acido, pH = 14 molto basico) e che questo varia quando alla soluzione aggiungo acidi o basi,  sappiate che esistono in natura dei sistemi salini che possono contenere le variazioni di pH di fronte a queste aggiunte. Un classico esempio è il sistema tampone dell’acetato che può tamponare le variazioni di pH comprese fra i valori 3.75 e 5.75.

Graficamente parlando quest’immagine mostra come varia di poco il pH di una soluzione acquosa di acetato di fronte all’aggiunta di una base forte come l’NaOH.

Quello che è interessante vedere è che quando finisce il potere tampone dell’acetato la variazione non segue più la pendenza avuta fino a quel momento ma ha una rapida impennata.

Ecco, noi dovremmo cominciare ad immaginare il nostro pianeta (e per inciso anche i nostri corpi e i biosistemi dove viviamo) un insieme molto complesso di sistemi “tamponi” volti a mantenere i valori delle varie componenti che influenzano la vita (temperatura, umidità, pH, radiazioni, concentrazioni inquinanti, etc)  in un certo range dove per l’appunto la vita è permessa.

In quel range le piccole variazioni sono riassorbite, smaltite e il sistema ripristinato. Ovvero per usare una parola di moda oggi, il sistema è resiliente. Al di fuori di quel range c’è la rottura del sistema.

Quando i valori di uno o più parametri andranno “fuori” di quel range è impossibile prevedere con esattezza cosa potrebbe succedere, si potrebbe arrivare anche a un punto dove il “butterfly effect”[1] diventi una realtà.

Ovvero, in sintesi, il mancato rispetto degli accordi Cop21 di Parigi che vorrebbero mantenere l’anomalia termica entro i 2.0 °C mostra degli scenari già di per se abbastanza inquietanti. Ma non è detto che siano quelli realistici, perché le cose potrebbero anche andar peggio (“potrebbe piovere”, come direbbe il fido Igor assistente di Frankenstein Jr.)

E qualcuno, perennemente ottimista, dirà: “ma potrebbero anche andar meglio però!”.

Su questo punto, invece di fare una lunga serie noiosa di considerazioni sul perché è difficile che vadano meglio, vogliamo chiudere tonando a “Before the flood”.  Leonardo di Caprio sale sull’elicottero e comincia a sorvolare la foresta boreale al confine fra Usa e Canada. La bellezza degli abeti infiniti toglie il fiato per qualche secondo ma poi improvvisamente finisce, lasciando spazio ad un infinito panorama marrone con sfumature di nero petrolio, colonne di vapori acquei che si alzano, tir solitari che l’attraversano fino a dove l’occhio si perde.

“Siamo a Mordor?” chiede Di Caprio.  No, siamo nel punto dove qualcuna delle “grandi sorelle” ha deciso di distruggere la foresta boreale per pompare vari gas nel sottosuolo e far affiorare le cosiddette “sabbie bituminose” dalle quali con varie estrazioni e purificazioni si otterranno i vari combustibili per trasporti e riscaldamenti.

Questi nuovi e geniali processi (se su “geniali” non avete colto l’ironia avete qualche problema) hanno contribuito a tener basso il prezzo del barile e a non far avverare le previsioni di Rifkin che prevedeva la fine del petrolio in poco tempo.

Sintetizzando, per consentire ai proprietari di Suv (scusate se parliamo di voi ma continuiamo a ad essere convinti che fra le 127 dei nostri padri e i mostri che girano oggi dovevamo fermarci in un’opportuna via di mezzo) di non spendere troppo in benzina o diesel per parcheggiare sopra i marciapiedi del centro urbano, abbiamo deciso di cancellare una foresta boreale.

Di fronte a questo sperare nella botta di culo cosmica pur di arrivare in centro puntuali all’ora del campari non possiamo che chiederci: siamo deficienti o no?

Alessandro Chiometti

[1] La nota teoria  per cui un battito d’ali di una farfalla crea un uragano a Singapore e viceversa. Teoria non plausibile proprio perché i “sistemi complessi” del pianeta annullano quasi tutte le piccole variazioni, fino per l’appunto alla fine del potere resiliente dei sistemi stessi. Al di là delle estrapolazioni usate per rendere l’idea, il concetto, anche piuttosto semplice da capire, è che dovremmo essere molto più coscienti ed informati su quello che sta succedendo al pianeta Terra.

20 aprile 2018   |   articoli, filosofia e scienza   |   Tags: , , , , , ,